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L'ospite invitante (Nichilismo). Liceo B. Russell, Cles

L'ospite invitante (Nichilismo). Liceo B. Russell, Cles

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L'OSPITE INVITANTE
Introduzione
Nichilista è la tendenza della ragione volta al dubbio, in linea con la quale ragionaresignifica giungere a negare la conoscibilità e la stessa esistenza della Verità.
1 
S’intende argomentare l'ineludibilità del confronto del pensiero razionale con il
nichilismo, dovuta alla naturale predisposizione dell'uomo per la conoscenza
2
e laricerca di principi fondanti un sapere certo e condiviso.
 
 Nello sviluppo dell’argomento,
 si prendono in considerazione le origini storiche chedeterminarono il conflitto logico insito nella stessa ricerca gnoseologica, che sembranecessariamente approdare al nichilismo.
 
La riflessione è quindi contestualizzata anche storicamente: si considera infatti
l’origine del concetto all’interno dell’evoluzione del pensiero occidentale, e si discuteun’even
tuale possibilità di superamento del nichilismo.
S’intraprende la ricerca richiamandosi al metodo cartesiano:
 
 Rigettare come assolutamente falso tutto ciò in cui potevo sospettare anche ilminimo dubbio, per vedere se dopo mi restava ancora nella mente qualche cosadi veramente indubitabile
3
.
 
Inevitabilità logica del nichilismo
La ragione ha in sé in potenza
4
il nichilismo, giacché esso, prodotto della stessaestesasi in volontà di conoscenza ai limiti estremi della conoscibilità
5
, si scontra conil fatto che:
 Il senso del mondo dev'essere fuori di esso. Nel mondo tutto è come è, e tuttoavviene come avviene; non v'è in esso alcun valore - né, se vi fosse, avrebbe unvalore
6
.
 
La verità è cioè fuori dal mondo e di conseguenza è inconoscibile dall’interno. Insenso prettamente logico, s’
intende che, una proposizione data in un sistema logico,non può affermare la propria falsità o veridicità. Questo risulta possibile soltanto adun ipotetico
giudice esterno
allo stesso sistema logico, situato cioè all'esterno delle
1 
Viene qui fatto uso della maiuscola per riferirsi al concetto stesso di Verità, non ad una verità particolare.
 2 
Cfr.
Aristotele
 , Metafisica
, libro I.
 3 
R. Descartes
,
 Discorso sul metodo
, UTET, Torino 1968, a cura di G. M. Bonazzi e G. Cairola.
 4 
Qui inteso appunto come “avere” in potenza, non “essere” in potenza, quindi non in senso strettamente aristotelico.
 5
Limiti chiaramente presenti, riscontrabili sia da un punto di vista storico, che, come vedremo, logico.
6 
L. Wittgenstein
,
Tractatus Logico-philosophicus
, prop. 6.41, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 2010.
 
 
regole di inferenza del sistema.
 
Distinguiamo due varianti di nichilismo:
 parziale
, verso determinati domini ontici, e
totale,
come annichilimento completo dell'idea stessa di valore.
 
Limiti del nichilismo, cioè verità innegabili
Ad eccezione della ragione, di cui il nichilismo come detto è frutto, poiché non puòessere negata se non presupponendola, tutto può essere messo in dubbio e annichilito,cioè privato del suo valore. Infatti, per sviluppare la tendenza dubitativa nichilistanella ragione, si fa uso della ragione stessa, quindi questa non può essere annichilita
se non da se stessa. Questo determina un’aporia di fondo, dovuta al fatto che una
proposizione non può falsificare se stessa.
7 
Risulta a questo punto come unica certezza innegabile la ragione, benché si debbariconoscere che il nostro atteggiamento razionalistico è dettato da «una fedeirrazionale nella ragione»,
8
irrazionale inteso come
extra-razionale.
9 
Breve excursus storico
 Nel suo “
Poema sulla Natura
” Parmenide dà inizio al
 pensiero formale
, introducendoindirettamente il principio di non-contraddizione e applicandolo in ambitoontologico. In particolare si riferisce al rapporto essere - non essere, il suo pensiero è
espresso dall’aforisma «L'essere è e non può non essere e il non essere non è e non
può essere».
10
Ammettere il divenire implicherebbe quindi il non-essere, perciò è
negata con fermezza la possibilità del divenire. Quest’affermazione lo porta ad
affermare il non essere delle cose sensibili, le quali sarebbero illusione.
 
Gorgia compie un passo ulteriore. Secondo il filosofo infatti:
1) nulla esiste; 2) se anche alcunché esiste, non è comprensibile all’uomo; 3) se
 pure è comprensibile, è per certo incomunicabile e inspiegabile agli altri
11
.
La riflessione sul senso dell'essere, che influenza maggiormente il pensierooccidentale, è tracciata da Platone: egli svaluta la realtà sensibile, in funzione di un
assoluto “superiore”
 
trascendente, causa e ragion d’essere della realtà sensibile.
 
Questo pensiero, interpretato tramite la moderna categoria del nichilismo, può essere
7 
A questo riguardo risulta “chiarificatore” il paradosso del mentitore, attribuito a
Epimenide di Creta (VI sec. a.C.).
 
Il paradosso può essere formulato nella seguente forma “Io mento sempre”. La risoluzione di questo, occupò alcune tra
le più brillanti menti, fino a giungere alla questione dell'autoreferenzialità. Per una trattazione più approfondita si
rimanda a “Il paradosso del bugiardo” di Pierre Bayard edito in traduzione italiana nel 2007 per BOL.
 
8 
K. Popper
,
 La società aperta e i sui nemici
, XXIV, 2, cit. tratta da
E. Severino
,
 La tendenza fondamentale delnostro tempo
, Adelphi, Milano 1988.
 9
Risulta comunque una fede di carattere particolare, essendo questa innegabile e addirittura assimilabile alla ragionestessa. Assumiamo, per esempio, di voler affermare la fallacità della razionalità rispetto ai sensi. Questa affermazionepuò essere fatta solamente tramite un osservazione critica propria della ragione e quindi il compimento della scelta.
10 
N. Abbagnano e G. Fornero
,
 Itinerari di filosofia
, Paravia, Pioltello (MI) 2002.
 11 
Fr. 82 B 3 DK (
Sesto Empirico
,
Contro i matematici
, VII, 65-87) .
 
 
considerato come nichilista di carattere negativo; come lo stesso Nietzsche afferma,«il platonismo è, agli occhi di Nietzsche, più che una dottrina un atteggiamento disvalutazione del mondo sensibile»
12
.
 
La speculazione Scolastica, è volta alla dimostrazione dell’
esistenza di una veritàassoluta e inconfutabile, identificata con Dio, una filosofia orientata alla ricerca dellecertezze, dando il primato alla fede rispetto alla ragione. La tradizione medioevaleconsidera Dio come garante dei valori presenti nella società, valori senza i quali
l’uomo sarebbe privo di certezze e la sua esistenza come «
ζ
ον πολιτικόν
»
13
sarebbeminata alle fondamenta. Questo pensiero nel suo ruolo ideologico di fondamentodella società, assume una forte connotazione teologica.
 
In questo modo la società assume valori assoluti e ideologie assolute, su cui edificarela propria struttura. Ci troviamo ancora in una fase di ricerca delle certezze che siritengono conoscibili e necessarie, giammai nella fase di costruzione delle stessetramite la ragione umana.Guglielmo da Ockham contesta le dimostrazioni scolastiche dell'esistenza di Dio,scindendo in modo netto la teologia e la speculazione puramente razionale. Il cherende vacillante lo status logico - ontologico del concetto di Dio, mina le basi stessedella metafisica e pone problematiche logiche che aprono la strada allo scetticismosuccessivo, criticando il concetto di sostanza e di causa. Appare evidente la rotturacon la tradizione platonico - aristotelica, che difficilmente può trovare una soluzione.Il primato della fede è messo in discussione dalla filosofia razionalista, il cuiesponente di primo piano è Descartes.È possibile riscontrare nel pensiero cartesiano - con l'inquietante figura dello spiritoingannatore -
un’esplicitazione del dubbio nichilista e l’affacciarsi alla completa
caduta delle certezze. Anch'egli, tuttavia, attraverso anche il già contestato argomentoontologico
, vuole dimostrare l’esistenza del Divino. Dio era necessari
o garante delpensiero umano, quindi salvatore dagli esiti nichilisti del dubbio iperbolico. Va peròosservato che Descartes si avvicina notevolmente al nichilismo moderno, sebbenequesto venga più volte rifiutato fino al pensiero nietzscheano.In concomitanza alla corrente razionalista si sviluppa quella empirista. Comeesponente centrale, per quanto riguarda l'esito scettico, si ritiene sia rilevanterichiamare Hume e il suo pensiero. Nel momento in cui egli afferma, a proposito delrapporto di causa-effetto, «Non vi è oggetto che implichi l'esistenza di un altro, seconsideriamo questi oggetti in se stessi e non guardiamo al di là delle idee che di essici formiamo»
14
è evidente che egli mette fortemente in dubbio la validità dellarelazione di causa - effetto e quindi di qualsiasi conoscenza scientifica.
 12 
F. Vercellone
,
 Introduzione a IL NICHILISMO
, Edizioni Laterza, Bari 2009.
 13 
Aristotele
,
Politica
, BUR, Arezzo 2002.
 14 
D. Hume
,
Trattato sulla natura umana
, Edizioni Laterza, Bari 1982.
 

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