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R_Cult.06.05

R_Cult.06.05

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L'inserto culturale della domenica di Repubblica
L'inserto culturale della domenica di Repubblica

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DOMENICA 6 MAGGIO 2012
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senza Internet le fan fictionper come si intendono ogginon esisterebbero. Paradisodegli incontri non gerarchici,tempio globale della religioneche abolisce autorità e dirittod’autore, nella rete tutti siamouguali e tutto è di tutti. In que-sta anarchia estetica, dentro laquale sono stati cassati qual-siasi timore reverenziale e pu-dore rispetto alla competen-za, chiunque diventa autoresenza particolare vergogna.Queste maldestre prove lette-rarie, che proposte a un edito-re volerebbero dalla finestra inun attimo, vengono custoditein siti specializzati e divorateavidamente da quel tipo dipersona che compra su eBay la chewingum masticata diBritney Spears. Un’audienceimmensa, totalmente deriva-ta dalla notorietà dell’origina-le a cui si riferisce. Sia esso ungruppo rock, un fumetto giap-un contenuto molto più eroti-co dell’originale. Sono divisiin specialità, a seconda delpubblico al quale sono rivolti.Omosessuali, etero, lesbo. C’èuna categoria particolarmen-te curiosa e assai conosciutache sono gli Yuri e Shojo-ai:pur raccontando storie gay con protagonisti maschi, so-no rivolti a un pubblico fem-minile. Donne che trovano ec-citante il sesso tra ragazzini.I
dojinshi 
sono a tutti gli ef-fetti delle fan fiction. Così co-me lo sono le storie ispirate aidivi della musica. Il mondo delpop-rock è per antonomasia illuogo dell’ossessività fanati-ca. L’agiografia di gente comeJustin Bieber, Miley Cyrus iBackstreet Boys intasa i siti In-ternet. Ma non solo i teen idol,anche i Pearl Jam, i Nirvana, iQueen e i Pink Floyd sono pro-tagonisti di storie inventatedai loro fan. È evidente che
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concetto di fan fiction esisteda sempre in letteratura. Èquello che accade quando unpersonaggio si rivela talmentepotente che un libro non bastapiù. Orlando, per esempio. Ilracconto delle sue avventure,di secolo in secolo, si dispiegacome un’immensa opera pro-teiforme, scritta a chissàquante mani. Di volta in voltaè poema, romanzo, cunto deipupari nelle piazze. Stesso de-stino per don Giovanni, dive-nuto un esercizio di stile pernarratori, ispirazione per mu-sicisti, persino una patologia.Si potrebbero fare decine diesempi. Alcuni di grande valo-re, altri puri giochi letterariche rispondono alla domanda
what if 
... cosa accadrebbe se...Ulisse si tuffasse in mare con lesirene, Otello si innamorassedi Jago, Buck fosse trasforma-to in un chiwawa. Nuovi epi-sodi, nuovi ostacoli, un altrofondale. Quello che però oggisi intende per fan fiction è unvero e proprio genere para-letterario, esploso con Inter-net ma che ha le sue radici nel-la contemporanea ossessionedel fan rispetto al suo idolo.Opere amatoriali, omaggi,senza altra ambizione chenon quella di esprimere unadevozione. Per capire le mo-derne fan fiction, bisogna te-nere in testa due date: 1975
Rocky HorrorPicture Show 
,1977
Guerre Stellari 
. Due sto-rie che si trasformano di colpoin fenomeni di costume, di-ventano stili di vita, modi dipensare. Impongono osses-sioni, paure, sogni, ma anchetrucchi, costumi. E soprattut-to sopravvivono al tempo del-la loro rappresentazione. I ci-nema che proiettano il
Rocky HorrorPicture Show 
diventa-no palcoscenici, nelle plateecantano e ballano personaggispeculari a quelli che si muo-vono sullo schermo. Le saledove viene programmato ilfilm di George Lucas sonopiantonate da cavalieri Jedi, ePadawan che incrociano spa-de laser in attesa di essere rim-patriati nel pianeta Naboo.Il fan diventa un clone, siidentifica totalmente col suoeroe, veste come lui e si com-porta come immagina si com-porterebbe lui, o lei, in circo-stanze che vanno dall’ordina-re un hot dog o essere interro-gato in trigonometria fino a in-contrare altri personaggi co-me lui, fuoriusciti da qualchealtra storia. Questa abitudinea mascherarsi ha un nome, sichiama cosplay – contrazionedelle parole inglesi costume eplay (recitare) – ed è una prati-ca molto diffusa tra i giovanigiapponesi. Conciati da per-sonaggi dei manga o di video-giochi o da capitano Kirk e al-tri compagnucci dell’equi-paggio dell’Enterprise, questidevoti partecipano a giochi di
Da Twilight a Harry Potter 
i personaggidiventanoprotagonistidi nuove opere
Fatte spessodai loro
“tifosi letterari”
 
Bisogna ricordare duedate per capire: 1975,“Rocky Horror PictureShow” e 1977, “Guerre“Stellari”, narrazioniche creano stili di vita
Stili di vita
CULT
   I   L   L   U   S   T   R   A   Z   I   O   N   E   D   I  :   E   M   I   L   I   A   N   O   P   O   N   Z   I
RISCRIVONOLE STORIESE I LETTORIFAN FICTION
ELENA STANCANELLI
I
ruolo, raduni, passeggianoogni domenica a Harajuku, unquartiere di Tokyo, ad uso dituristi entusiasti. Sempre aTokyo, due volte l’anno si tie-ne una fiera del fumetto ama-toriale che si chiama Comiket.È la più grande manifestazio-ne al mondo e vi partecipanocentinaia di migliaia di perso-ne. Al Comiket, dove è comu-ne incontrare cosplayer che siaggirano estatici tra gli standvestiti da Dragonball, i pro-dotti più venduti sono i
dojin-shi 
, riviste pubblicate daglistessi autori, amatoriali ap-punto. Si trovano quasi esclu-sivamente in quella occasioneperché hanno tirature limita-te e la loro diffusione è per con-tagio, tra appassionati. I
dojinshi 
contengono soprat-tutto fumetti, ispirati ai più ce-lebri manga, il più famoso esaccheggiato dei quali è
Sailor  Moon
. Molti di questi hanno
 
Misery non moriràdavvero, semmaiall’inferno finiràper andarciil suo autore,o direttamenteStephen King,che è l’autoredi entrambi
L
a protesta di Alice correper la Rete, anima le ta-stiere, attraversa i ta-blet e gli smartphone investe di app, si ramifica in pre-quel e sequel, si cristallizza in e-book, cava erotismo dalle rape,detronizza autori e narratologi,resuscita gli attanti morti, ucci-de l’eroe e si fa l’eroina. Dopoaver raccontato una storia,Lewis Carroll diceva: «Il resto, laprossima volta», e fingeva di ad-dormentarsi, lì per lì, durante laquieta gita in barca, sul Tamigi.È allora che Alice – ascoltatrice eassieme protagonista – prote-stava: «È
questa
, la prossima vol-ta» (cose che piacevano tanto aGilles Deleuze). Altro cheOxford: ammutinamento! Ascoltatori e personaggi, dannol’assalto ai posti di comandi e lastoria, ora, la raccontano loro.Oggi i fan fan da sé. Quando ilnarratore cerca di scampare di-cendo «Ma questa è un’altra sto-ria», Alice dice: «L’altra storia è
questa
». E quando Italo Calvinocuce assieme undici incipit e ti-toli di romanzi interrotti per ar-rivare a chiedersi «Quale storia,laggiù attende la fine» il Lettore ela Lettrice, Alici honoris causa, sirivolgono e rivoltano a lui: Fine?Chi ha parlato di finire?Da un certo punto di vista èsempre stato così. Dai tempi diOmero il rapsodo piega le storiealle proprie intenzioni consa-pevoli o inconsce, voleri, ca-pricci, convinzioni o lapsus chesiano. Può essere che occorradare all’Impero romano unafondazione divina e mitica osemplicemente convincere unseienne che senza spinaci nep-pure Ercole o Ibrahimovicavrebbero mai combinato ungran che. Nei due casi il narra-tore sa che ogni storia è un ca-novaccio in cui si possono av-volgere e con cui si possono ri-vestire oggetti molto diversi. Sache ogni ascoltatore è un bam-bino tirannico e incantato cheda Alice ha imparato a ordinare:«Ancora! Ancora!». E adora,quel pubblico bambino, le sto-rie seriali il cui titolo è il nomedell’eroe abbinato a una circo-stanza, come
Totò e Peppino di-visi a Berlino
o
Harry Potter e laCamera dei Segreti 
: nella lorosintassi c’è la promessa che cisia sempre un «e (punti di so-spensione)» che prolunghi ilsuo piacere. I fan non sono i so-li a detestare la morte, ma il loroè un odio attivo, cordialissimo,propositivo.Oggi, ed è questa la differen-za cruciale, la tecnologia e la so-ciologia delle reti offrono stru-menti di produzione e modalitàdi compartecipazione un po’diversi dal gioco in cortile, dovesi dice «facciamo che eri Zorro,facciamo che ero Tarzan». AmoPinocchio? Posso disegnarlo,arredarlo, musicarlo, sceneg-giarlo, renderlo porno (comenella canzone di Elio e le Storietese,
Burattino senza fichi 
).Multimedialità, arredamentocompleto del mondo di riferi-mento, proiezione (ancora vir-tuale ma non più solo mentale esolipsistica) delle proprie im-maginazioni su una storia efuori di essa: ce ne si è accorti, aproposito di Harry Potter, pro-prio quando nacquero i primisiti in cui era possibile
 giocare 
aQuidditch, lo sport delle scopevolanti e dei boccini con le ali,realizzato con simulazioni ani-mate. Buffo, non è vero? Il giocoimmaginato, trasportato sullaRete, resta un gioco ma diventaun gioco reale, con regole, pun-teggi, vincitori e vinti.Tutto questo finisce per esse-re molto più un omaggio ai per-sonaggi che ai loro autori. Nes-suna Misery morirà più. All’in-ferno, casomai, ci andrà il suoautore, o direttamente StephenKing, l’autore di entrambi. Quisi appura quanto ha ragioneUmberto Eco quando dice chenoi possiamo dubitare del fattoche Napoleone Bonaparte siamorto il 5 maggio di 191 anni fa,e la ricerca storica può semprecorreggere dati che per defini-zione sono falsificabili; ma in-vece se c’è qualcosa di certo èche Anna Karenina è morta sot-to un treno, e qui non ci sono di-scussioni. L’autore come so-vrano assoluto dell’universo dalui creato, universo che vive diregole proprie che non posso-no essere revocate se non dal-l’autore medesimo (o dai suoieredi, quando lui non c’è più): ifan contestano tale tirannia sa-crale dell’autore, e come alchi-misti musicali dell’hip hopcampionano i suoi romanzi e liriproducono in modo distorto.Ma essendo fan, avranno biso-gno poi di altri autori da detro-nizzare. Se fosse per J. K. Row-ling non ci sarebbero siti in cuigiocare a Quidditch: ma se nonfosse per lei, non sarebbe nep-pure mai esistito il Quidditch.Riuscirà mai la fan fiction a eso-nerarsi dal feticcio di un palin-sesto da grattare e riscrivere?
L’analisi
 Attraverso i social network e la multimedialiclassici e bestseller non finiscono più Se Alice rinasce sui tablet, la Rete rende “vere” le partite a Quidditch di Harry Potte
ponese, o un romanzo.
Twili- ght 
e gli altri libri della saga diStephenie Meyer, Harry Pot-ter in tutte le sue apparizioni o
Il signore degli anelli 
sono lestorie più sognate e quindi piùrinventate. Ovvio che questomare magnum faccia gola aglieditori a caccia del successo-ne. Raro fin quasi all’impossi-bile – è una legge pressochéesatta che non si produca duevolte un miracolo utilizzandola stessa formula – il caso di
Fifty Shades of Grey 
, di E. L. Ja-mes (ora ai primi posti, in car-taceo e digitale, nella classificadel
 New York Times 
). Sceltoentusiasticamente dai lettoriin almeno tre diverse incarna-zioni: gratis sul sito di fan fic-tion di
Twilight 
(postato dal-l’autrice con lo pseudonimodi Snowqueens Icedragon) ine-book pubblicato da una pic-cola casa editrice australiana(The Writers’ Coffee Shop) e
Così la tecnologia ci permettedi giocare con i nostri eroi
Questo mare magnumfa gola agli editoria caccia del successone,però quanto accadutoa “Fifty Shades of Grey”di E. L. James è raro
Il caso
 ANTONIO GNOLI
L’
anno in cui esce in Francia
Il tradimento dei chierici 
di JulienBenda (ora in una nuova edizioneEinaudi), in Germania compare
Essere e Tempo
di Martin Heidegger. È il 1927. Trannela data, fra i due libri non ci sono somiglianze.Heidegger ripensa radicalmente la metafisica,Benda mette sotto accusa il ruolo e la figuradell’intellettuale: ovvero quel “chierico”(l’espressione non concede nulla all’istanzareligiosa) che, in nome di interessi di parte,avrebbe tradito la sua missione universale.
I valori che un tempo l’intellettuale avevadifeso erano l’astrattezza, il disinteresse, larazionalità. Ora invece si lascia coinvolgeredalla tumultuosità delle passioni politiche,scopre il pensiero dinamico e la forzadell’impegno. Da un lato la staticità,dall’altro la mobilitazione.Ironia della sorte, si può vedere in
Essere e Tempo
un esempio di quello che Bendaintende per autenticità del chierico. Maproprio Heidegger – con la sua adesione alnazismo – tradirà in seguito quella missionedel dotto cui sembrava volersi interamentevotare. Gli anni del pamphlet di Benda sonogli stessi in cui si affermano i totalitarismi.Sono numerosi gli intellettuali che mettonole proprie idee al servizio del potere. Bendasi spinge al punto da considerare untradimento perfino l’impegno politico emorale contro il potere. Ha in mente, è già il1945, Sartre e la sua teoria dell’
engagement 
.Ma oggi che la figura dell’intellettuale tendead assumere forme impensabili in passatoche ne è del tradimento? Più che un viziodeplorevole da condannare sembral’occasione per chi, come Achille BonitoOliva (ne
L’ideologia del traditore 
) ne hafatto una categoria più che dello spirito,dello spettacolo.
Sottotesto
Il tradimentodegli intellettualiieri era un viziooggi è una virtù
© RIPRODUZIONE RISERVATA
nel cartaceo di Vintage books.Piccolo apologo che dimostracome le vie dei libri sono infi-nite, e carta digitale e gratuitàstanno in una relazione anco-ra tutta da esplorare.Talvolta, quando presentoil mio ultimo libro, qualcunomi domanda: ma Davide e An-na (i due protagonisti) stannoancora insieme? Oppure: mache tu sappia, il motorinogliel’ha rubato lui o no? Eroabituata a rispondere: e io chene so? Davide e Anna non esi-stono... Ma anche questo, for-se, è troppo semplice. Forsec’è davvero un angoletto, unastringa, dove si nascondono ipersonaggi, un limbo che sta ametà tra l’immaginazionedell’autore e il desiderio dellettore, dove sono possibili al-tre cose. D’ora in poi rispon-derò: dimmelo tu. Anzi, scrivi-lo. Hai visto mai...
© RIPRODUZIONE RISERVATA© RIPRODUZIONE RISERVATA
Un’illustrazione di “Alice”
STEFANO BARTEZZAGHI
 
RCULT
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DOMENICA 6 MAGGIO 2012
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 ANGELO AQUARO
 
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che diavolo servono i presidenti? E già: ache diavolo servono. L’uomo salito allaCasa Bianca sull’onda della speranza edel cambiamento, Barack Obama, è lì che lottaper la rielezione come l’ultimo degli sfidanti, esul giornale più glorioso d’America, il
 New York Times 
, è proprio Bill Clinton a chiederselotestuale: «A cosa diavolo serve unapresidenza?». L’affondo dell’ex non sembriblasfemo: nessuno più di lui, tra i vecchi big, sista spendendo per la riconferma del datore dilavoro di sua moglie Hillary. Mister Clinton stasoltanto riportando l’esclamazione di unpredecessore, Lyndon B. Johnson, che cosìrispose al consigliere che gli suggeriva di nonutilizzare l’immenso potere finito nelle suemani con l’assassinio di John F. Kennedy.Proprio sfruttando lo shock e lo sbandamentodel paese L. B. J. riuscì invece a far passare leleggi più importanti d’America: a partire daquella che mise fine alla segregazione dei neri.«A cosa diavolo serve una presidenza?». E percarità: è storia di mezzo secolo fa. Ma comenon leggere un evidente riferimento ai giorninostri? La recensione di Clinton a questonuovo capitolo della monumentale biografiadi Johnson,
The Passage of Power 
, firmata dalgrande Robert Caro, è tutta giocata sui duetempi. Come del resto quella che David Frumha invece affidato a
 Newsweek 
. Tutti vedonoObama come il nuovo J. F. K. ma il presidentedovrebbe (o avrebbe dovuto?) mostrare piùartigli: proprio come L. B. J. Da cui il disperatotitolo strillato sul sito del magazine: “Obama,leggi questo libro!”.
Le critiche degli altri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La biografiadi Johnsonche Obamadovrebbe leggere
IRENE BIGNARDI
Il romanzo
GIUSEPPE DIERNA
Il ritorno di Gogolcon la nuova traduzione
I racconti
DUE STORIE PIETROBURGHESI
di Nikolaj Gogol’
 Voland, trad. di Cesare. G. De Michelis, pagg. 144, euro 10
DA DOVE VENGONO I SOGNI
di David Vann
Bompiani, trad. di Sergio Claudio Peroni, pagg. 322, euro 18,50
© RIPRODUZIONE RISERVATA© RIPRODUZIONE RISERVATA
Un gelido matrimoniosull’isola deserta
A
llegria, verrebbe voglia di augurare leggendo questolibro di David Vann, che rielabora da un’angolaturalievemente diversa e in una versione più adulta deipersonaggi l’ossessione della sua vita: il suicidio di suo padre,che nel suo primo, lodatissimo romanzo,
L’isola di Sukkwan
, Vann aveva raccontato nella prospettiva spezzettata didiversi punti di vista. Lo sfondo, qui, è lo stesso, amato eodiato dall’autore, la brutale, affascinante natura dell’Alaska.E ritornano alcuni dei personaggi, anche se a volte in unruolo diverso. Soprattutto ritroviamo gli umori, la cupezzadisperata di chi si è lasciato alle spalle, per ideologia, pernevrosi o per una svolta del destino, una vita più facile,tentando l’avventura della libertà, per pentirsene. È laceranteil ritratto dell’infelicità coniugale di Gary e Irene, costrettadalla nevrosi del marito ad affrontare la durezza della vitasulla deserta Caribou Island dove, insieme, costruiscono,odiandosi e rischiando la vita, una capanna di tronchi. E doveil libro finisce in una tragedia annunciata, forse troppoannunciata, da una scrittura e una suspense angoscianti.
A
rrivano la primave-ra e l’estate, si ani-mano anche i luo-ghi sperduti, le loca-lità alpine o appen-niniche fuori dai circuiti turisticiprincipali. Guardiamo le diversetonalità della terra, il modo in cuii colori assecondano l’altitudineche varia, l’alternanza dei fiorisbocciati, i profumi dell’erba diun verde inaspettato, gli animalial pascolo e i loro occhi liquidi etranquilli, e più in alto comincia-no le rocce, per un istante sem-bra che si possa davvero soppor-tare tutto lo splendore senza ne-cessità di evadere, siamo quasi inarmonia con l’universo, tanto dapensare, e se vivessimo per sem-pre in questo luogo? Già, orasembra facile, le giornate sonopiù lunghe, la luce sazia lo sguar-do, il riarmo di una motosega sialterna al rumore del ruscello. Equando resta soltanto il ruscello? Ad agosto i primi iniziano a par-tire, altri li seguono a settembre,all’apertura delle scuole, e dopofuggono i pensionati al principiodell’autunno. Vanno via quasitutti, atterriti dall’eventualità diintristirsi, rassicurati dalle op-portunità – vere o spesso presun-te – del vivere quotidiano altrove,magari nella grande città, chesalva dalle foglie morte. Eppurec’è chi resiste. Una che rimane alnostro posto – ed è impossibilenon volerle bene anche per que-sto – è Janina Duszejko, la prota-gonista del romanzo di OlgaTokarczuk,
Guida il tuo carro sul-le ossa dei morti 
(nottetempo,traduzione di Silvano De Fanti,pagg. 350, euro 16,50).Janina è una donna anzianama ha una tale vitalità da rende-re inutile qualsiasi classificazio-ne anagrafica. Ex ingegnere, si èritirata a Lufcug, una piccola fra-zione di montagna al confine traPolonia e Repubblica Ceca. Quisi dedica all’astrologia e riceve levisite settimanali di un tradutto-re di William Blake. Da Lufcug scende con la sua vecchia autoverso il paese, dove insegna «l’in-glese, i lavori manuali e la geo-grafia» a una classe di bambininei primi anni delle elementari.
ILLIBRO DIGIORGIO FALCOGUIDA IL TUO CARRO SULLE OSSA DEI MORTI
ILLIBROOGGETTO
GIORGIO FALCO
C
erto dev’essere piacevole, per uno studioso del calibrodi Cesare G. De Michelis, prendersi lo sfizio di ritradurredue delle più belle prose di N. Gogol’, estrapolate dai
Racconti di Pietroburgo
, composizioni «disperate esgomentevoli» (come le definì Tommaso Landolfi, il piùillustre fra i traduttori precedenti), e divertirsi poi a glossare latraduzione con annotazioni pratiche o erudite, per cui oltre auna minuziosa ricostruzione dei luoghi dell’azione, rimandi aletterati e finanche a sarti in attività, veniamo informati anchesulla rispettabilità o meno delle vie frequentate daipersonaggi. Nella nuova versione – che reintegra brani cassatidalla censura – scompare anche il bizzarro calco che avevaintrodotto da noi il toponimo “Prospettiva Nevskij”, a indicarequello che ora torna ad essere (meno magicamente) il “CorsoNevskij”, mentre l’altro racconto, abitualmente noto come “Ildiario di un pazzo”, viene qui reso con “Brandelli dalmemoriale d’un matto”, che però forse un po’ offusca la piùnetta assonanza con le successive dostoevskiane
 Memorie del sottosuolo
, peraltro appena ripubblicate proprio da Voland.
I
n futuro –
 forse 
– alcuni testi let-terari prospereranno sugli abitie sugli accessori, versi alessan-drini incastonati nell’interno diun gioiello, lungo la sgambata di unostivale, o nelle istruzioni per il lavag-gio di un capo particolarmente deli-cato. Il dialogo tra la moda e la lette-ratura è invece nella realtà attualeabbastanza disastrato e marginale,e purtroppo nessuno degli stilistimecenati ha ancora fatto ciò che sa-rebbe meraviglioso facesse – pub-blicare la più bella rivista del mondo,in tre lingue, come le grandi
Com-merce 
e
Botteghe Oscure 
che Mar-guerite Caetani mandava alle stam-pe negli anni Trenta e Cinquanta,con un’idea viva e internazionale dicultura (che coinvolse anche Gior-gio Bassani), scoprendo i miglioriautori italiani e stranieri del tempo,ponendoli soprattutto sul medesi-mo piano.
Un piano tutt’altro che tristo e sfor-tunato, lo sappiamo bene – perché adifferenza della Morte dell’operetta diLeopardi – «conosciamo la potenzadella Moda». E la conosce Patrizia Ca-valli, poetessa italiana contempora-nea, definita da Giorgio Agamben inun saggio di qualche anno fa come ti-tolare di una «sapienza prosodica stu-pefacente». È facile riconoscerla an-che in
Flighty Matters 
, un ampio e sot-tilissimo
album bianco
firmato Quod-libet in un’edizione sostenuta dallaDeste Foundation for Contemporary  Art, istituzione greca (
sic 
, Quodlibet!)che da diverse stagioni chiede ad arti-sti e autori di confrontarsi con il cosmoabbigliato. Dopo il fotografo JuergenTeller, i
 graphic designers 
pariginiM/M, lo stilista Helmut Lang, il com-pito di “cantare la moda” è toccato aPatrizia Cavalli, che ha scritto per l’oc-casione sei testi in poesia e in prosa,accompagnati da diciotto tavole cheriproducono disegni e
collage 
. Neiquali giustappone la calligrafia deiversi e di appunti appena presi a im-magini di sfilate di Viktor & Rolf, giac-chette avanguardiste e cappelli dadonna che farebbero credere a un vec-chio cardinale di assomigliare alla sa-lita del Guggenheim di New York. C’èanche un breve racconto intitolato
Dancing Shoes 
, ispirato a un paio dicalzature di Issey Miyake, cromatichee medievali, quasi estremità di un pag-gio di corte.Patrizia Cavalli racconta come sonodiventate le scarpe per “occasioni spe-ciali”, che “a vederle sembrano nuo-ve”, e narra una vicenda di fraintendi-mento, errore e privilegio accaduta inun negozio di New York – un dono, uncommesso impreciso, un oggettodoppio che «fa muovere i piedi a festa»e definisce lo spazio tra chi l’ha regala-to e chi l’ha ricevuto. «D’altronde è del-l’umano il lusso del superfluo», sanci-sce in chiusura del volume la sua voce.
GIANLUIGI RICUPERATI
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La poesia della moda secondo Patrizia Cavalli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
STEFANO BARTEZZAGHI
P
rendi le iniziali di unautore, inseriscile neltitolo di una sua opera.Cosa ottieni? Nel caso di William Shakespeare, un
Re Lewsar 
, ben poco sensato. Inlibreria, invece, trovate
Il barone rampicante 
(a cura diGrandi & Associati, Sperling &Kupfer). Nel titolo del libro,veramente le due lettere ICsono evidenziate, con uncolore diverso. Sono le duelettere in cui consiste lastorpiatura, da
Il barome rampante 
a
Il barone rampicante 
, ma forse nessunosi è accorto che sono anche leiniziali di Italo Calvino.Dovete stare attenti a come lorichiedete al libraio, perché illibro contiene tutti glistrafalcioni che vengonoperpetrati in libreria, delgenere «Avete
La morte di Ibrahimovic 
di Tolstoj?» o«Può darmi il
Feretro
diPlatone?». Uno stupidario,insomma, ma per fortunasenza intenzioni di dileggioperché come non si è coltipoiché si conoscono i titolidelle opere, così non si èignoranti per il solo fatto diricordarseli male. Allagenuinità di alcuni esempi sipuò faticare a credere, comenel caso di
Dionigi l’Aerofagita
,che è anche una vecchiabattuta liceale. Però è uncampo in cui la realtàinconscia supera la fantasiaconsapevole. Giusto che illibro contenga la richiesta fattaun commesso: «Scusi, dovetrovo il reparto psichiatrico»?
Fate attenzionequando parlatecol vostro libraio
Fuori di testo
 Il romanzo dell’autrice polacca Olga Tokarczuktra delitti e strani personaggi di un piccolo paese
Se la vita nei boschici mette di fronteai guasti del mondo
L’OPERA 
“FlightyMatters”di PatriziaCavalli(Quodlibet,pagg. 48,euro 18)

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