La vecchiaia.
Fedro: le favole di Fedro
Fedro,vissuto tra il 15 a. C. e il 50 d.C., è per noi quasi uno sconosciuto: le poche notizie cheabbiamo sulla sua vita si ricavano dalle sue opere. Portato a Roma come schiavo dalla Tracia, ancora
bambino, ricevette un’educazione letteraria. Fu poi assegnato alla familia di Augusto, cioè al complessodei servi dell’imperatore; buon conoscitore della lingua g
reca ebbe compiti di pedagogo, cioè diinsegnante. Per i suoi meriti fu liberato dalla condizione di schiavo e visse come liberto nella casaimperiale anche sotto Tiberio, Caligola e Claudio , avendo assunto il prenome e il nome del suo padrone:Caius Iulius Phaedrus .
Visse quindi nell’età imperiale che va da Tiberio a Claudio (19
-45 d.C.) quando, morto Augusto, ci siavvia verso un ordinamento politico sempre più vicino alla monarchia assoluta. Gli ideali civili dellaRomanità, la profondità del pensiero e la stessa letteratura vengono a trovarsi in una condizione di crisi,con perdita della libertà e interventi repressivi nei confronti degli intellettuali.
In questo periodo Fedro scelse la strada della protesta, piuttosto che quella dell’adulazione del
principee
lo strumento della sua opposizione divenne la favola
, che permetteva una espressione dissenziente,
ma allusiva attraverso l’uso dell’
allegoria
. La
denuncia morale
nelle sue favole non nasce da motivi
personali, ma dall’interesse per la natura dell’uomo; il fine della sua opera è quello di fare riflettere sui
costumi e sui comportamenti umani, non di singoli individui.
I personaggi delle favole di Fedro sono animali che parlano il linguaggio degli uomini
deltempo: rappresentano le tendenze e i
difetti degli uomini: “
il leone
incarna la forza e la prepotenza,
lavolpe
l’astuzia e la bassa ipocrisia,
lo sparviero
la rapacità,
il lupo
l’ingordigia infida,
l’agnello
lamansuetudine perseguitata,
l’asino
la rassegnata sottomissione,
il cane
( più simile alla varia indole
umana ) ora la fedeltà ora l’ingordigia ora la servilità contenta di sé” ( P. Frassinetti ).
La
morale
nelle favole di Fedro investe sia l’ambito della sfera
privata
, sia quello della vita
pubblica
, a volte ben distinti, a volte intrecciati in una stessa favola.Troviamo elementi legati alla
morale privata nelle favole:
“ Il cervo alla fonte “ (bellezza e bontà non sempre coincidono ),
“ Il cane e il pezzo di carne “ ( l’ingordigia ),
“La volpe e la cicogna “ ( chi la fa l’aspett
i ),
“ La volpe e l’uva “ ( chi non può mostra di non volere ), ecc.
Temi a carattere più politico
o privato che sfocia nel
pubblico
ritroviamo nelle favole:
“ L’aquila e la cornacchia “ ( non c’è scampo dai potenti ),
“ Il lupo e il cane” ( Il valore dell
a libertà ),
“ Il lupo e l’agnello “ (oppressori e oppressi ),
“ La rana e il bue “ ( i ceti sociali ), ecc.
E’ autore di cinque libri di favole; i primi due furono pubblicati sotto Tiberio ( imperatore dal 14
d.C. al 37 d.C.). In essi Fedro, richiamando
si apertamente all’autore greco Esopo, spiega le
caratteristiche della favola. La favola conta per il suo contenuto, per la sua saggezza e perché permette didire indirettamente ciò che in certe condizioni non sarebbe facile dire apertamente.Il ricorso
al mondo animale è dettato anche dall’esigenza di comunicare messaggi che in maniera
esplicita non potevano essere diffusi in periodi storici caratterizzati da regimi totalitari, come nella Romaimperiale.