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Ritorno in 1aA

Ritorno in 1aA

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Published by Tiziana Pannunzio
Una giornata immersa nei ricordi
Una giornata immersa nei ricordi

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Published by: Tiziana Pannunzio on Jun 06, 2012
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06/06/2012

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© 2000 Tiziana Pannnunzio
Ritorno in 1
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A
Primo classificato al concorso Club Poeti 2000 sez. narrativa
L'aria è piacevolmente calda in questa domenica di fine aprile. Neapprofitterò per fare due passi e raggiungere così il seggio elettorale, dopotante ore passate sui libri. Sì, penso proprio che una passeggiata non puòfarmi che bene.Però! Una bella salita! Non me la ricordavo così lunga. Sarà che la facevosempre di corsa, con la cartella che mi picchiava sulle spalle ad ogni passo,il fiocco che mi tormentava il viso ed i calzettoni di cotone che scendevanoinesorabilmente nelle scarpe: una tortura. Sempre in ritardo, tutti i santigiorni. Ancora adesso, per quanti sforzi faccia, non riesco mai ad esserepuntuale. Ricordo che la maestra mi lasciava la porta socchiusa, perchétrovassi il coraggio di entrare, ed io sgattaiolavo veloce al mio posto,cercando di non far rumore, mentre lei faceva finta di non accorgersi dinulla, per non sgridarmi.Ecco qua il cortile spazioso, con tutti gli alberi e le aiuole fiorite. Hannomesso davanti alle scale principali una di quelle orride sculturepostmoderne, un ammasso di ferro sghembo e bucherellato, che stride conla dolcezza un pò appassita del vecchio edificio. Chi sa mai chi ha avuto labella idea di piazzarla proprio nel prato centrale, in modo che non vi siascampo: ovunque volgi lo sguardo lei è lì, che sembra contorcersi sotto ilsole.Finalmente sono nell'androne. Un brivido mi corre sulla pelle, mi fatrasalire. Sarà stato lo sbalzo di temperatura, il brusco passaggio dal caldodella strada alla fresca penombra dell'interno. Oppure è il silenzio irreale incui è avvolto l'edificio, solo un brusio sommesso che viene dalle scale. Fauno strano effetto. È come se la mia mente si aspettasse da un momentoall'altro il suono liberatorio della campanella e lo sciamare festoso deibambini.Salgo le scale lentamente e mi dirigo verso il seggio. Ecco fatto, imbuco leschede nell'urna e filo via. Adesso voglio salire al secondo piano e tornarenella mia vecchia aula. È la prima volta che si vota qui, tutti gli altri anni iseggi erano allestiti nella vicina scuola media. E da quando ho finito leelementari non sono mai più entrata nella mia classe: un quarto di secolofa, roba da archeologia.Ecco l'aula: "1° A". Come tutto sembra piccolo! Gli attaccapanni ad unpalmo da terra, le sedioline basse, i banchi striminziti... Mi aggiro, novelloGulliver, facendo attenzione a non travolgere nulla, in cerca di qualcosa difamiliare. Non è possibile! Alle pareti della classe ci sono ancora i nostriquadri: ecco i cavalli di Flaminia, i paesaggi di Susanna, di Betta... el'albero disegnato da me! La maestra aveva fatto incorniciare i disegni piùriusciti per rendere più allegra l'aula e per premiare il nostro impegno.Ricordo ancora la soddisfazione provata nel vedere il mio nome far bella

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