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Valerio Fiandra
 A CENA CON I PRINCIPI 
Trio in Re Minore
in
Quattro Movimenti, un Intermezzo e una Coda
 Allegro ma non troppoScherzo, un poco addolorato Andante esplicativoPresto con moto Andante, graveTempestoso
Trieste, 17 dicembre 2008 / Primo gennaio 2009BaoTzeBaoEditore
 
Primo Movimento
(
 Allegro ma non troppo
) Il mondo non era ancora cambiato. Il Duca Orsino raggiunse in carrozza il castello dovesi sarebbe dovuto tenere l’incontro segreto. Pioveva forte. Per l’occasione aveva un abitonuovo, fatto su misura dal sarto che – rivedendolo dopo anni di assenza – aveva capitotutto con uno sguardo solo.-
Misure di una volta, eh ? 
 Orsino, inseguito dall’adolescenza da quel diminutivo ironico, vista la sua corporatura,aveva finto di ignorare la bonaria esattezza del piccolo uomo dal metro al collo.-
Mi servirebbe una giacca di tweed, ma ho premura, cosa si può fare ? 
Il sarto depose sul portacenere la cicca della senza filtro. Sorrise alzandosi dallosgabello e si avviò, seguito dal Duca, verso la stanza delle pezze di tessuto. 
- Un tweed, subito –
canticchiava
– un tweed, e magari con le toppe di pelle ai gomiti,eh ? 
-
Sarebbe l’ideale ,
ammise Orsino, abbozzando
.- E già stropicciata un poco, immagino… -
gli disse l’omino fermandosi per cercare atentoni l’interruttore mentre lo guardava di sottecchi. Colto nel segno, Orsino avrebbe voluto arrossire.-
Non mi prenda troppo in giro, signor Masetti, sia gentile. Cos’ha che mi può fare in pochi giorni, mi serve per una cena improvvisa, sono stato invitato e sa, non ho di che damettermi che sia, sia accettato
- E che cena sarà mai, la invita il Re? - Quasi, un principe.
 Orsino aveva risposto di getto, senza nemmeno rendersi conto, fino al momento precisoin cui lo disse, che in effetti di un principe in senso letterale si trattava. Erano gli anni in cui Orsino lavorava ancora, con una certa qual continuità. Gli piacevaquel mestiere fra l’artigianato e il mercato, sapeva di aver le capacità e il gusto per farlobene. Quel che gli mancava era il danaro. Non ne aveva abbastanza per comprarsi iltempo per sostenere il progetto culturale che aveva bene chiaro dentro di sé, né quello per comprarsi un valido aiuto commerciale e finanziario. Quello che aveva, invece, era unsocio di maggioranza. Anche lui senza danaro, ma non lo sapeva. O forse no, lo sapevama non lo lasciava capire. Oppure, meglio ancora: si sarebbe potuto capire benissimo, eOrsino lo aveva infatti capito, solo che non
voleva
capirlo. Cosicc- non potendoliquidare il socio, e volendo invece tentare in ogni modo di continuare a fare bene il suomestiere - il Duca Orsino aveva accettato, che dico: aveva addirittura fatto di tutto per essere
invitato a corte
. Quella sera avrebbe dunque potuto incontrare - e parlare con la
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calma che una cena riservata e ristretta consentiva - uno dei maggiori professionisti delmestiere, un uomo bello, ricco e famoso, noto per l’eleganza dei modi, il coraggio e lalungimiranza culturale. Un principe di nome e di fatto. E se fosse riuscito a trovare leparole e i modi adatti, chissà…I tentativi di trovare in provincia i danari per il suo scopo erano andati a battere contro ilmuro di inadeguatezza e miopia della città di Orsino. Né lui, va detto, era un portento nellerelazioni pubbliche: indisciplinato ed estroso, era stimato, forse - ma certamente anchetemuto per la sua indipendenza di giudizio. Il Duca non sapeva chiedere, parlava spesso etroppo: sin a quel momento aveva ricevuto soltanto dei ‘No, grazie’. Fu così che - venutoa sapere da un amico suo e del Principe che l’alta eccellenza sarebbe venuta dallaCapitale, per una riunione d’affari in città, e che aveva ancora libera la cena - avevaproposto un incontro. L’amico di Orsino, uno fra i pochi ad averlo fattivamente quantoinutilmente aiutato a trovare gli aiuti cercati, era riuscito a combinare per quel venerdì sera- pioggia battente, umidità livida - quello che abbiamo lasciato in cima a questo raccontoveridico ed elusivo al tempo stesso, per ragioni di stile più che di rispetto.
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