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Salvatore Quasimodo e Il Teatro Greco

Salvatore Quasimodo e Il Teatro Greco

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Published by Danilo Ruocco
Salvatore Quasimodo recensore di spettacoli e traduttore di Teatro Greco
Salvatore Quasimodo recensore di spettacoli e traduttore di Teatro Greco

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Categories:Types, Speeches
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Salvatore Quasimodo e il Teatro Greco
Salvatore Quasimodo e il Teatro Greco
1
DiDanilo Ruocco Nel 1948 Salvatore Quasimodo divenne titolare della rubrica di criticadrammatica
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del settimanale “Omnibus”. Proprio in quell’anno, spintodalla curiosità di ascoltare la traduzione di Manara Valgimigli della trilogiaeschilea
3
, decise di affrontare un viaggio non facile nell’Italia postbellica esi recò a Siracusa per assistere agli spettacoli che si svolgevano al TeatroGreco.Di quelle rappresentazioni, il poeta-critico ci ha lasciato una testimonianzagustosa quanto particolareggiata di come il pubblico vi prendeva parte. Vanotato come Quasimodo, nel suo ruolo di critico, fosse attento non solo alvalore del testo, della traduzione, della regia e dell’interpretazione degliattori, ma anche alle reazioni del pubblico e, diversamente da quantoavviene per solito, per lui le reazioni degli spettatori avevano importanzanon solo al momento del calar del sipario, ossia al momento degli applausio dei fischi, ma anche prima che lo spettacolo avesse inizio. Vale la pena,quindi, trascrivere la descrizione quasimodiana quasi per intero:Gli spettacoli cominciavano alle 18.30; ma già durante le oremeridiane, e anche nella mattinata, folti gruppi di spettatorisedevano sulle gradinate, contenti di avere un posto privilegiato dalquale potere udire e vedere Oreste, Elettra e Cassandra e gli altrifamiliari personaggi della trilogia. Uomini e donne compravanoall’ingresso cappelli di paglia per resistere al dritto sole siciliano:cappelli autentici di mietitori o altri più gentili con strisce azzurre orosse. Là consumavano il pasto e la merenda e qualcuno si sdraiavafacendo la siesta sulle pietre cocenti o con la testa appoggiata suicuscini mercenari. Forse anche gli antichi aspettavano così l’iniziodello spettacolo, e un lembo della tunica o del peplo serviva perdifendere il capo dalla calura. Soprattutto donne e uomini delpopolo si impadronivano del luogo sacro ore e ore prima dellerappresentazioni […] I venditori di ceci abbrustoliti (
‘a calia
), disemi di zucca, di arachidi e di gazzose giravano cautamente da un
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Relazione presentata al convegno
Poesia nel Paesaggio
svoltosi a Siracusa il 16 marzo2012.
2
Per l’attività di critico drammatico di Salvatore Quasimodo Cfr. Danilo Ruocco,
Quasimodo critico teatrale
, pubblicato l’1 gennaio 2009 nel sito dedicato a SalvatoreQuasimodo, url: www.salvatorequasimodo.it/2009/01/quasimodo-critico-teatrale.html.
3
Cfr. Salvatore Quasimodo,
 Agamennone - Coefore - Le Eumenidi 
, in Id,
Il poeta ateatro
, Milano, Spirali, 1984, p. 34.
 
Salvatore Quasimodo e il Teatro Greco
settore all’altro della cavea. Ragazzi che s’erano avventurati neiprimi giorni ad annunziare di lontano la loro merce, avevanoricevuto strisci di ben calzati piedi da qualche dormiente risvegliatosull’«a» o sull’«o» dell’acuto richiamo vocale. Il vento, dal mare odagli aranceti vicini, veniva ogni tanto a muovere l’aria del teatro[...] Sabato, 22 maggio, mentre il sole attenuava un po’ la suafuria, davanti a una folla di circa quindicimila persone che a poco apoco, a ondate, si raccoglieva in silenzio, gli attori cominciarono(ahimè, col tono di tanti e tanti anni fa, e a nulla è valsa latraduzione in prosa di Valgimigli) la recitazione urlatadell’ 
 Agamennone
.Il teatro di Siracusa ha un’acustica sorprendente, che, anche fuoridai limiti della cavea, permette una chiara percezione delle parolepronunciate dagli attori: non abbiamo, quindi, capito tutte quellegole spalancate più del necessario.
4
 Il finale della citazione, più che agli spettatori, è dedicato agli attori ealla traduzione; i primi accusati di recitare in modo non consono (ovverourlandolo) il testo tradotto in prosa da Valgimigli. La recensione, però,non termina in tal modo, ma prosegue descrivendo cosa accadde il giornoseguente, e l’attenzione del poeta ritorna di nuovo sull’antico «luogosacro»
5
 
ri 
-vissuto dagli spettatori moderni.Il giorno dopo per
Le Coefore
e
Le Eumenidi 
, con sole più secco,sulle gradinate e sulla collina una folla di almeno trentamilapersone parlava aspettando le «portatrici di libami» sulla tomba delmorto re. All’apparire di Oreste e di Pilade sulla scena non è statopossibile ottenere il silenzio. Lo spettacolo era lì, nella cavea, suglistrapiombi delle latomie, su ogni sasso. [...] La folla non taceva:gl’inviti al silenzio non facevano che aumentare il mormorio diquella immensa conchiglia. Si udiva a tratti qualche «Ahi, ahimè»(i ragazzi ripetevano «ahi, ahi» tenendosi il ventre con le mani).E poi si distinsero le prime parole di Elettra e finalmente il silenziodi trentamila bocche fu pieno, «calante il sole». [...] avevo visto ilpopolo dell’antica Grecia a una festa dionisiaca.
6
 Tale attenzione alle azioni e reazioni del pubblico siracusano del TeatroGreco, tradotta dal poeta in una lunghissima descrizione, fa sospettareche essa vada, in qualche modo, letta anche come una critica indiretta
4
 
Ibidem
, p. 35.
5
Come si è visto Quasimodo, correttamente, definisce il Teatro Greco un «luogosacro», ricordando, in tal modo, il fatto che, per gli antichi greci, assistere a unarappresentazione equivaleva a partecipare a un rito.
6
Salvatore Quasimodo,
 Agamennone - Coefore - Le Eumenidi 
, op. cit., p. 36.
 
Salvatore Quasimodo e il Teatro Greco
all’operato degli attori in scena che, nonostante la loro recitazioneurlata (a «gole spalancate»), non sempre seppero catturare l’attenzionedegli spettatori, alcuni dei quali, i più giovani, non si peritarono dalloscimmiottarli, fingendo dolori al ventre. Una recitazione poco modernache il critico sospetta non essere più in grado di coinvolgere il pubblico.Non è da sottovalutare, però, anche il parallelo che il recensore compietra l’antico popolo della Magna Grecia e i moderni isolani. Non sfuggono,infatti, i riferimenti alla tunica e al peplo usati nell’antichità per ripararsidal sole (sostituiti da moderni cappelli di paglia) e quello alle Festedionisiache, riecheggiate, in qualche modo, nel presente. Parallelo, quellotra il mondo dell’antica Grecia e la contemporaneità, che Quasimodo,poeta e uomo «siculo greco»
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, rinnova spesso nella sua produzione e acui tiene in modo particolare, tanto che, è noto, arrivò “poeticamente” adirsi nato a Siracusa, piuttosto che a Modica, città in cui effettivamentenacque.La descrizione quasimodiana del comportamento dei siracusani, a pareredi chi scrive, non va letta come un tentativo di svilire le capacità dicomprensione artistica degli spettatori. Quasimodo conosce il pubblicoe lo giudica in grado di distinguere una buona rappresentazione, difattura moderna, da una ormai troppo antiquata. Prova ne sia quantodal poeta scritto nel 1953, presente a Siracusa come recensore delsettimanale “Tempo”.Il Teatro della Latomia dei Cappuccini [...] ha affrontato il giudiziodei siracusani con
Le Troiane
di Euripide: giudizio di chi è abituatoalla critica del pensiero greco, di chi sta attento alle parole dei poeticome a un peso di pietre preziose.
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 Opinione sul pubblico siracusano, come si vede, del tutto positiva che, inun’epoca di bassa scolarizzazione e conseguente analfabetismo diffuso,può sorprendere. La convinzione espressa da Quasimodo che il pubblicosapesse riconoscere la poesia era già presente nella recensione del 1948
7
Salvatore Quasimodo,
Micene
, poesia di
La terra impareggiabile
, in Id,
Poesie e discorsi sulla poesia
, Milano, Mondadori, 1996
10
, p. 216.
8
Salvatore Quasimodo,
Le Troiane
, in Id,
Il poeta a teatro
, op. cit., p. 219.

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