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Appunti Logica Lolli 3

Appunti Logica Lolli 3

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06/25/2012

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Il teorema di completezza
La storia della scienza ha diversi caratteri irritanti, per chi deve raccontarla;uno `e il fatto che il succedersi dei risultati collegati `e un ordine solo parzia-le, molto ramificato, non ben fondato e denso
1
; un altro `e che la direzionereale `e quasi sempre diversa da quella che viene presentata nelle esposizioniistituzionali.Entrambi questi caratteri sono presenti nella nostra storia. Il teorema diowenheim-Skolem nei corsi e nei manuali `e sempre ottenuto come corolla-rio del teorema di completezza di G¨odel: si dimostra che se un enunciato`e deduttivamente non contraddittorio ha un modello, nella dimostrazione sicostruisce il modello, e se il linguaggio `e numerabile
2
il modello risulta nu-merabile. Quindi, dopo aver esteso il teorema a insiemi di enunciati
, siottiene anche come corollario il teorema di compattezza, osservando che inuna deduzione (di una contraddizione ad esempio) possono intervenire soloun numero finito di enunciati di
; ne segue che se ogni sottoinsieme finitodi
ha un modello, anche
ha un modello.Di fatto, il teorema di L¨owenheim-Skolem `e stato dimostrato prima e,come vedremo, nella forma in cui lo present`o Skolem nel 1928 implica, o
`e
ilteorema di completezza. Abbondano le discussioni storiografiche se Skolemabbia dimostrato il teorema di completezza, o perch´e non lo abbia dimostrato,e con lui Herbrand, comunque dopo, e indipendentemente, da G¨odel.Ma anche l’altro carattere della storia viene a complicare l’esposizione,costringendoci ad abbandonare momentaneamente il filone dell’algebra dellalogica e a prendere in esame altri contributi, in particolare quelli di Emil Post(1897-1954). Si pu`o dire che la scelta consapevole ed esplicita di un livellometamatematico di analisi si trova per la prima volta in Post.
1
Se si volesse costruire un modello matematico del tempo, la struttura dovrebbe esseredi questo tipo: per ogni evento di sono predecessori e predecessori dei predecessori incatene di lunghezza finita arbitraria (quindi per il lemma di K¨onig una infinita), e tradue di essi sempre qualcuno di nuovo; se si volesse seguire il percorso che da un eventoconduce a uno successivo si avrebbe una catena ascendente senza fine, seppure limitatasuperiormente; e cos`ı via.
2
Non enunciamo il teorema nella forma generale che tiene conto della cardinalit`a del-l’alfabeto. Siccome gli elementi del modello sono termini del linguaggio, se l’alfabeto `enumerabile i termini sono, come successioni finite di simboli, un’infinit`a numerabile.
99
 
Nella sua tesi di dottorato alla Columbia University, nel 1920
3
, Post presecome sistema di riferimento i
Principia Mathematica 
di Russell e Whitehead.Egli riconosceva l’influenza di Clarence I. Lewis (1883-1964) che rappresen-tava una divergenza dal filone Frege-Russell e aveva insistito sul caratterepuramente formale dei sistemi matematici e sulla mancanza di contenutodelle leggi logiche
4
:Un sistema matematico `e un qualunque insieme di stringhe disegni riconoscibili nel quale alcune delle stringhe sono assunteall’inizio e le altre sono derivate da quelle per mezzo di opera-zioni eseguite secondo regole che sono indipendenti da qualsiasisignificato attribuito ai segni.Post anche considerava i
PM
una costruzione formale, da studiare con qual-sivoglia strumento matematico. Caratterizzava la propria analisi esplicita-mente come una indagine metalogica:Vorremmo sottolineare che i teoremi di questo articolo sono
sulla 
logica delle proposizioni ma
non sono inclusi 
in essa.Trovava anche, seguendo Lewis, che in Schoder “logica formale e logicainformale sono inestricabilmente intrecciate [...] al punto da impedire alsistema come tale di essere completamente determinato”.Post si limit`o allo studio della logica proposizionale individuata come unframmento dei
PM
. Per questo sistema era possibile mettere a confronto ilprocesso deduttivo con le tavole di verit`a
5
. Post presentava, emendati, gliassiomi e le regole di inferenza di Russell indicando con
la derivabilit`a ol’asserzione di proposizioni in base a regole. Riusciva cos`ı a dimostrare laprima propriet`a di completezza logica
6
, con il “Teorema fondamentale”:
3
Un estratto della tesi fu pubblicato nel 1920, prima di “Introduction to a generaltheory of elementary propositions” (1921), cit.
4
C. I. Lewis,
A Survey of Formal Logic
, cit., p. 355. Lewis `e anche l’inventore deisistemi di logica modale S1-S5 e dell’implicazione stretta.
5
Nella seconda parte del lavoro sono studiati vari insiemi di connettivi, con i corri-spondenti assiomi che assicurano la completezza. Sono anche studiate funzioni di verit`aa pi`u valori. Nell’enunciato del teorema, sotto,
`e l’insieme dei connettivi scelti. Postchiamava completi gli insiemi di connettivi che ora si chiamano adeguati.
6
Un’altra dimostrazione, in verit`a precedente ma non nota a Post, era stata ottenutada Paul Bernays nella sua
Habilitationsschrift 
del 1918, ma pubblicata solo in P. Barnays,“Axiomatische Untersuchgungen des Aussage-Kalkuls der ‘Principia Matematica’ ”,
Ma-thematische Zeitschrift 
, 25 (1926), pp. 305-20. Dichiar`o di non aver prima pubblicato isuoi risultati perch´e all’epoca i lavori di logica non erano molto considerati.
100
 
Una condizione necessaria e sufficiente perch´e una funzione di 
sia asserita come risultato dei postulati II, III, IV `e che tutti suoi valori di verit`a siano
+.Un pregio della sua dimostrazione, secondo Post, era che per ogni proposi-zione sempre vera forniva “in effetti
un metodo per scrivere immediatamen-te una derivazione formale della sua asserzione per mezzo dei postulati dei 
Principia”.In effetti in Post le tavole di verit`a non erano concepite come una analisidella verit`a, o come una semantica, ma come un processo di manipolazionesistematica che forniva un metodo di decisione per la provabilit`a formale. Ilcorollario del suo teorema era infatti che ogni formula proposizionale divienedimostrabile se si aggiunge come primitiva una formula non dimostrabile,cio`e una nozione formale, non semantica, di completezza (la completezzaalla Post).La speranza di Post era quella di estendere il suo metodo a tutta la teoriadella quantificazione dei
Principia 
, in modo da “trovare un metodo finito perdeterminare per ogni enunciazione se essa sia una asserzione [dimostrabile]nel sistema”. Verso la fine del 1921 si era convinto che non potesse esistereun tale metodo e che “una logica simbolica completa `e impossibile”.A partire dai primi anni venti anche Hilbert si era dedicato alla defini-zione di sistemi di logica e alla raccolta dei risultati metalogici disponibili,che confluiranno nel manuale del 1928. L’interesse di Hilbert era tuttaviarivolto a costruire un quadro teorico per il suo programma, in particolare perla dimostrazione della non contraddittoriet`a dell’aritmetica, alla quale eranoindirizzate le ricerche e i risultati parziali dei suoi collaboratori; non c’era uninteresse specifico per la logica, se non nel senso di definire un sistema di lo-gica che fosse pi`u preciso e maneggevole di quello di Russell, rispetto al qualel’entusiasmo iniziale di Hilbert, intorno al 1917, era presto scemato, ancheforse per l’influenza di Bernays, che aveva invece una fine sensibilit`a logica
7
.Si trover`a nel testo del 1928 la chiara distinzione, rimasta poi abituale, tralogica proposizionale, logica del primo ordine, chiamata calcolo funzionaleristretto, e logiche di ordine superiore, con la presentazione per ciascuna diesse dei risultati conosciuti.Per questa ragione, rimandiamo la considerazione del lavoro della scuoladi Hilbert a quando prenderemo in esame il rinnovato programma di Hilbert,
7
Abbiamo gi`a ricordato la sua dimostrazione della completezza della logicaproposizionale.
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