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Ferraris Su Repubblica 8.6.12

Ferraris Su Repubblica 8.6.12

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Repubblica 8.6.12 A scuola da Francoforte da Adorno alle banche Ascesa e declino di una saga filosoficadi Maurizio Ferraris
Francoforte non è solo la sede della Banca Centrale Europea, o la città dove ogni ottobre si tienela fiera del libro, ma ha anche legato il suo nome a una delle più famose scuole filosofiche delNovecento, l' Istituto per la ricerca sociale. La sede, un edificio in stile razionalista,è dalle partidella Fiera. Il direttore, dal 2001, è Axel Honneth (nato nel 1949), esponente della terzagenerazione della scuola e autore di una teoria del riconoscimento in cui confluiscono ladialettica di Hegel, la psicologia di Winnicott e di Mead e la biopolitica di Foucault. Con unaparticolare apertura nei confronti delle ricerche di Luc Boltanski, con cui condivide l' interessesui paradossi del capitalismo, che si presenta, insieme, come società della conoscenza moltoaccogliente e come forza creatrice di progressive forme di esclusione. Così, i temi di ricerca vanno dalla disuguaglianza sociale alla sociologia e psicologia della famiglia, dalla teoria dellasocietà alla sociologia del diritto, dalla teoria del lavoro a quella dei media e dell' estetica. Mi ècapitato di vedere i due gruppi al lavoro a Sofia, nel 2010, in un convegno internazionale sulfuturo della teoria critica, e mi è parso di assistere allo happy ending di una storia filosoficaspesso caratterizzata da forti incomprensioni tra Germania e Francia. Ma conviene fare qualchepasso indietro ponendosi due interrogativi elementari. Che continuità c' è tra l' istituto attuale equello fondato nel 1923 da Felix Weil (18981975) e poi diretto dal 1930 da Max Horkheimer(1895-1973), su cui hanno riportato l' attenzione due libri usciti in Francia, intitolati entrambi L'Ecole de Francfort di JeanMarc Durand Gasselin e di PaulLaurent Assoun? E, a parte lacoincidenza cronologica e tematica, che forse avrebbe suscitato qualche riflessione a Theodor Wiesegrund Adorno (1903-1969, che entra nell' Istituto nel 1938) sull' industria culturale e lasua tendenza alla standardizzazione, che cos' è questo movimento (di cui si potrà trovare unaeccellente presentazione di Enrico Donaggio, La scuola di Francoforte, Einaudi)? Intanto, sonoper l' appunto tre generazioni, decisamente meno della scuola di Atene, ma comunque molto,89 anni. Con l' ascesa al potere di Hitler l' istituto deve emigrare a Ginevra, di qui a Parigi einfine in America, prima alla Columbia University (dove viene coniata l' espressione "teoriacritica" per non dire "marxismo"), poi in California. Alcuni suoi componenti non torneranno,come Marcuse catturato fascino californiano di La Jolla. Altri non ci arriveranno nemmeno,come Walter Benjamin (la cui appartenenza allo "inner circle" della scuola è ancoracontroversa), suicida nel 1940 in Catalogna, per timore di essere consegnato ai tedeschi. Altri,come appunto Horkheimer e Adorno, ritorneranno nel dopoguerra, dopo aver scritto nell' esilioamericano un libro epocale, la Dialettica dell' illuminismo, che fa da pendant al Doctor Faustusdi Thomas Mann, vicino di casa di Adorno a Pacific Palisades. Già nella prima generazione ledifferenze erano grandi. Horkheimer (che nel dopoguerra sarà rettore a Francoforte) era un boss, fumava sigari e comandava a bacchetta Adorno, mi ha raccontato Gadamer tanti anni fa,ricordando che quando loro (lui, Karl Löwith e altri), da Friburgo dove studiavano conHeidgger, andarono per un convegno a Francoforte, si sentirono una massa di provinciali. Laquestione del "provincialismo" dei friburghesi è forse la via migliore per accedere allacaratteristica fondamentale della scuola di Francoforte. Heidegger aveva scritto nel 1934 untesto intitolato "Perché restiamo in provincia", in cui si vantava di avere rifiutato una chiamataa Berlino. Già poco inclini alla provincia, i francofortesi furono condannati a un ben più ampiocosmopolitismo dall' emigrazione. Il filo conduttore che tiene insieme tutte le tendenze ecaratteri dispersi nello spazio e nel tempo della scuola di Francoforte è proprio il fatto ilriflettere l' anima estroflessa della Germania, quella della civiltà europea contrapposta al sanguee suolo. Il che significa anche una apertura al giornalismo e al saggismo. Habermas (nato del1929), l' esponente più illustre della seconda generazione, collabora da sessant' anni esatti allaFrankfurter Allgemeine Zeitung, in cui nei primi anni Cinquanta pubblicava non solo articolisugli esperimenti di Huxley con la mescalina, ma soprattutto, nel 1953, condannavaapertamente gli aspetti inquietanti di Heidegger negli anni Trenta. Ed è a un allievo di Adorno

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