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Dall'Uscita Dall'Euro Solo Sciagure

Dall'Uscita Dall'Euro Solo Sciagure

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Secondo Bruno Maria Parigi, docente di Economia politica a Padova, un ritorno alla lira non ridarebbe competitività al sistema Italia
Secondo Bruno Maria Parigi, docente di Economia politica a Padova, un ritorno alla lira non ridarebbe competitività al sistema Italia

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Published by: Daniele Mont d'Arpizio on Jul 05, 2012
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 www.unipd.it/ilbo 1
Dall'uscita dall'euro solo sciagureSecondo Bruno Maria Parigi, docente di Economia politica, un ritorno alla lira non ridarebbecompetitività al sistema Italia
4 luglio 2012
«Non voglio nemmeno prendere in considerazione che l’Italia possa uscire dall’euro: si tratterebbe di una
sciagura su tutta la linea, con costi enormemente superiori a possibili benefici»: è netta la posizione diBruno Maria Parigi, docente di di economia
politica dell’Università di Padova, al solo sentir parlare di questa
eventualità.
Oggi qualcuno dice che sarebbe meglio recuperare la sovranità monetaria.
 Chi sta parlando di questa possibilità cerca a mio avviso un consenso facile e immediato, capitalizzando sul
malcontento generato dalla crisi. In realtà ci sarebbero conseguenze drammatiche. In particolare l’Italia haun debito pubblico enorme, denominato in euro. La “nuova” lira si svaluterebbe sicuramente rispetto al
cambio di 1.936,27 contro 1 euro, e andremmo quindi incontro a un default del debito pubblico italiano.Alcuni stanno dicendo che dovremmo sostanzialmente cercare di non pagare più i nostri debiti, ma questosignificherebbe tagliare la possibilità di finanziarci sui mercati, senza parlare degli effetti che avrebbe
sull’economia europea e mondiale il fallimento di un’economia come quella italiana. Salterebbero l’euro e,probabilmente, l’intera costruzione europea.
 
Eppure c’è chi sta considerando questa opzione.
 
Un conto è l’uscita dall’euro della Grecia, che è una realtà molto più periferica. In questo caso lo shock c’èstato e in parte è già stato assorbito: anche se uscisse dall’euro non credo che ci sarebbero cataclismi. La
vera frontiera adesso è in Spagna, che ha le banche in crisi e inoltre grosse difficoltà a contenere il deficit. Ilproblema in questo caso viene dalla struttura quasi federale, dove le comunità autonome hanno grosse
capacità di spesa ma non corrispondenti capacità di finanziarsi. Poiché nella periferia c’è un problema di
consenso non si riesce a tagliare le spese regionali come si dovrebbe. Per giunta la Spagna ha un
businessmodel 
 
fortemente polarizzato sul turismo e sull’edilizia: quando questi due settori sono entrati in crisi, il
paese si è trovato in grossa difficoltà.
Cosa accadrebbe in un paese che uscisse dall’euro?
 Se malauguratamente avvenisse, tutto accadrebbe in un fine settimana. Un venerdì sera, a mercati chiusi,sarebbero bloccati tutti i sistemi di pagamento, a parte i contanti: conti correnti, anche online, bancomat ecarte di credito. Tutti i conti bloccati sarebbero poi ridenominati nella nuova moneta: nel weekend lo statosostituirebbe le banconote, oppure apporrebbe un timbro indelebile che sancirebbe il passaggio alla nuovamoneta. Inutile dire che la nuova valuta sarebbe immediatamente svalutata. Il problema è che operazionidel genere vanno organizzate per tempo, e quindi le notizie trapelerebbero inevitabilmente. Giorni primaquindi la gente inizierebbe a ritirare i depositi: è quello che sta succedendo in Grecia e in parte anche in
 
 www.unipd.it/ilbo 2Spagna. Si tratta di uno degli eventi più drammatici che possano accadere, anche perché tende ad
autoalimentarsi. In generale l’operazione si risolverebbe in un generale impoverimento ben peggiore anche
di quello che del 2009, che ci è costato il 5-6% del Pil.
Ci sarebbero per lo meno dei benefici per l’industria?
 Nel settore manifatturiero ci potrebbe essere un piccolo beneficio per le esportazioni. Bisogna però
considerare anche altri fattori, come il crollo del potere d’acquisto e l’esplosione della bolletta energetica,che nel caso dell’Italia costa circa 70 miliardi di euro l’anno. Già oggi inoltre le imprese italiane soffrono diun maggior costo del credito, che con l’uscita dall’euro senza dubbio salirebbe ulteriorment
e. In realtà
l’Italia nei decenni passati ha già effettuato diverse svalutazioni competitive: si tratta di un giochetto che ci
ha fatto galleggiare per qualche tempo nel mercato globale, ma che non ha portato nel lungo periodovantaggi sostanziali alla nostra industria. I problemi sono altri, a cominciare dalla produttività e
dall’eccessivo peso dello Stato nell’economia.
 
Quali effetti avrebbe l’uscita dalla moneta unica per chi ha contratto un mutuo per la casa?
 Bisognerebbe innanzitutto vedere se il debito rimarrebbe in euro oppure se verrebbe ridenominato nella
nuova moneta. Nel primo caso, l’utente vedrebbe praticamente aumentare a dismisura quanto deve allabanca. Nel secondo caso il cerino rimarrebbe in mano all’istituto di credito, ma solo apparenteme
nte. Lebanche infatti si finanziano in euro, sia con la Banca Centrale Europea che con gli altri strumenti finanziari:non potrebbero certo vedere i loro crediti dimezzati senza andare incontro al fallimento. In ogni caso suimutui con tasso variabile i t
assi schizzerebbero verso l’alto.
 
Insomma una catastrofe su tutti i fronti. Ancora possibile?
 
Sono convinto che il crollo dell’euro non convenga a nessuno, nemmeno alla Germania che ha un’economiafortemente concentrata sul manifatturiero e sull’export: a
chi venderebbe un domani i suoi prodotti? Èvero che da tempo molte industrie tedesche, ad esempio la Siemens, hanno preso a produrre e a vendere iloro prodotti direttamente in oriente; il mercato cinese è però ancora lontano dalle dimensioni di quelloeu
ropeo. Questo non significa che la fine dell’euro, ancorché assurda da un punto di vista economico, non
sia possibile.
Pensa che alla fine si troverà una soluzione?
 È ovvio che la Germania e il Fondo Monetario internazionale sono restii a pagare debiti contratti da altri; i
paesi debitori d’altra parte hanno paura degli effetti di una politica di austerity troppo pesante. Il pericolo
può venire dal fatto che tutti si impegnino in un tiro alla fune guardando solo ai propri interessi, perdendodi vista in que
sto modo l’interesse generale. Un’escalation della crisi potrebbe portare a un risultato che
alla fine nessuno vuole e che va contro gli interessi di tutti. È quello che è successo ad esempio con loscoppio della prima guerra mondiale, e a questo riguardo
suggerirei la lettura del libro “I cannoni d'agosto”,
di Barbara Wertheim Tuchman. Voglio però ancora ribadire che a mio avviso questo non succederà: credo,spero che si troverà un accordo.

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