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Questa deve essere la nostra sfida e la sfida dei riformisti europei.Il nostro principale campo di gioco, infatti, si chiama Europa.
Non è un’idea fuori moda.
Occorre tornare al coraggio e alla visione dei padri fondatori per capire la grandezza del disegno.
L’obiettivo di una piena integrazione politica, di un’Europa che decide a maggioranza anche su politica
estera e difesa, che interviene nel momento della crisi sui settori più deboli, che decide di più dove serve e
un po’ meno dove non serve più, quello è il nostro obiettivo.
E ovunque sia stato nel mondo, fuori dall’Europa, dove lo Stato confinante è ancora percepito come una
minaccia potenziale, dove in una capitale vicina si può ancora andare a combattere invece che come inEuropa a visitare un museo, studiare per un programma Erasmus, fidanzarsi, là ho capito la grandezza delprogetto europeo.E far ripartire la crescita su binari nuovi dovrebbe essere anche il compito di un'Europa che vuole tornare adessere protagonista nella ridefinizione del modello di crescita globale.E invece l'Europa rischia di restare confinata in un ruolo secondario, non solo perché è politicamente debolema perché le manca una missione collettiva.E, non a caso, le elezioni europee hanno messo in evidenza, nel Vecchio Continente, una tendenza politicaassai diversa rispetto a quella che tante speranze ha suscitato nel mondo.Le due più grandi democrazie del pianeta, di fronte alla crisi economica, si sono affidate ai riformisti: aidemocratici americani di Obama o ai progressisti indiani di Sonia Gandhi.In Europa hanno invece vinto i partiti di centrodestra e le elezioni hanno anche fatto registrare un inquietanterafforzamento delle formazioni populiste o xenofobe.Dinanzi alla crisi, insomma, Stati Uniti e India si aprono, l'Europa si difende e si arrocca.E' la paura che vince.Paura della crisi, paura dell'immigrazione e delle società multietniche, paura del futuro che spinge unasocietà che invecchia a cercare chi offre più conservazione, chi punta tutto sulla protezione individuale,esaltando e rendendo assoluto il valore della libertà, a scapito della coesione sociale.
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