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COS'È L'ENTROPIA
Roberto RenzettiII principio di conservazione dell'energia (o 1° principio dellatermodinamica) fu per la prima volta enunciato in forma completa e chiara dalfisico tedesco Helmholtz nel 1847.Se solo si pensa che ci troviamo a ben 150 anni dalla formulazionedella meccanica di Newton, ci si rende conto della grande difficoltà che ilproblema comportava. Alla meccanica newtoniana erano estranei i concetti dilavoro ed energia, concetti che invece diventeranno "tecnologicamente" moltoimportanti in connessione con la seconda rivoluzione industriale.L'introduzione nei processi produttivi di una grande quantità di ritrovatitecnici poneva interrogativi sempre più pressanti: si trattava di sottoporre atrattamento teorico i problemi che si ponevano, si trattava di capire perottimizzare i rendimenti delle varie macchine. Non ci si poteva più accontentaredi quanto sostenuto da Newton: ogni perdita di "movimento" che si hanell'Universo viene reintegrata da Dio.Sulla strada aperta dagli studi di suo padre (Lazare) sulle macchineidrauliche, Sadi Carnot, già nel 1824, aveva capito e dimostrato che unamacchina termica, anche se funzionante in modo ideale, ha sempre unrendimento inferiore al 100% (per il funzionamento di una tale macchina, partedel calore deve necessariamente e letteralmente essere scaricato nell'ambienteesterno).Alla base della non esatta comprensione del principio di conservazionedell'energia c'era proprio questo tipo di complicazione sorta in connessione aglistudi sulle macchine a vapore. Questa difficoltà derivava dal fatto che vi è unqualche cosa di asimmetrico nella trasformazione dell'energia: mentre tuttal'energia meccanica può trasformarsi in calore senza alcun residuo, l'oppostonon si verifica mai; così quando si fornisce del calore ad una macchina avapore, solo una parte di questa energia può essere impiegata per far girarel'albero ed un residuo inevitabile deve essere scaricato sotto forma di caloreperduto nel condensatore della macchina.Vi era poi un altro problema: occorreva capire che il calore èmovimento. La cosa era già stata intuita da Galileo ma soltanto con Rumford(1800) si cominciò a lavorare su questa ipotesi.L'enunciazione del primo principio non aiutava comunque a capirel'asimmetria cui abbiamo accennato. A questa asimmetria, con opportunasistemazione, si è dato il nome di secondo principio della termodinamica. Ilprimo enunciato di questo secondo principio è dei primi anni della seconda
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metà dell'Ottocento ed è dovuto a Clausius:"È impossibile realizzare una trasformazione il cui unico risultatosia quello di far passare del calore da un corpo più freddo ad uno più caldo"A questo enunciato ne sono seguiti vari altri, tutti equivalenti tra loro etutti in completo accordo con quanto già trovato da Carnot.Il fatto che il secondo principio ci dica che il calore passa dai corpi caldia quelli freddi o che una macchina termica non funziona se non dispone di duesorgenti a diverse temperature, non ci aiuta a capire l'origine dell'asimmetria:semplicemente si prende atto di un dato dell’esperienza.Fu ancora Clausius (con vari contributi di Maxwell, Boltzmann, Kelvin,...) che ricorrendo alla teoria cinetico molecolare e cioè al punto di vistamicroscopico riuscì ad aprire la strada ad una più completa comprensione del2° principio. Nelle trasformazioni del calore in altre forme di energia egli ebbecura di distinguere tra la frazione di calore che può apparire sotto forma dienergia meccanica e quella che deve essere scartata come calore perso. Lafrazione di calore che si trasforma in energia meccanica la chiamò energialibera
 
, mentre chiamò entropia la frazione di calore che non si trasforma e chepertanto risulta persa (rimanendo nel sistema a temperatura più bassa).Capire cos'è entropia è capire il 2° principio (e non solo, come vedremo).Per far ciò occorre rifarsi al punto di vista microscopico andando a vederecosa succede ai singoli atomi che costituiscono un dato sistema termodinamicoquando si effettua una trasformazione di lavoro in calore e viceversa.Consideriamo due esempi: l'energia meccanica di un proiettile che,andando quest’ultimo ad urtare su di una lastra d'acciaio, diventa calore el’energia meccanica delle ruote di un treno che, quando vengono frenate, siriscaldano. Seguiamo con le figure 1 e 2 (fortemente esagerate) ilcomportamento degli atomi dei due sistemi prima che essi vadano ad urtare ofrenare (quando hanno solo energia meccanica) e subito dopo l’urto o frenata(quando hanno solo energia termica). Risulta evidente che, fintantoché c’èenergia di movimento, tutti gli atomi seguono ordinatamente quel movimento;quando il movimento cessa e si trasforma in calore, tutti gli atomi si muovonodisordinatamente in tutte le direzioni (si noti che il fenomeno interessa anche lalastra d'acciaio e la rotaia e, più in generale, ogni volta che si produce un datofenomeno naturale esso e' sempre accompagnato dal riscaldamento di tutti glioggetti interessati al fenomeno). Se ora pensassimo di scaldare e il proiettileschiacciato
 
 
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Figura1 Figura 2
 
e la ruota frenata, cosa vi aspettereste ? A questo punto non è più possibilepensare che il proiettile si rimetta in marcia all'indietro e neanche che la ruotasi rimetta a camminare. Qual è l'effetto del riscaldamento, allora, degli oggettidi figura 1 e 2 ? Riscaldare significa fornire energia cinetica (movimento) aisingoli atomi e pertanto questi ultimi si muoveranno con maggiore velocità intutte le direzioni e, se possibile, più disordinatamente.Facciamo un esempio macroscopico per capire meglio questo aspetto.
 
Supponiamo di avere una tazza con dentro un mucchietto di zucchero a destraed un mucchietto di cacao a sinistra. Prendiamo un cucchiaino e giriamocinquanta volte in verso orario dentro la tazza (avendo cura di muovere ilcucchiaino piano piano e sempre radente al bordo della tazza). Che cosaabbiamo ottenuto ? Un miscuglio omogeneo di zucchero e cacao.
 
Figura 3Prendiamo ora questo miscuglio ed operiamo su di esso in modoesattamente inverso: giriamo il cucchiaino cinquanta volte in verso antiorariodentro la tazza (avendo cura di muoverlo piano piano e sempre radente albordo della tazza). Che cosa abbiamo ottenuto ? Se qualcuno si aspettava unmucchietto di zucchero a destra ed uno di cacao a sinistra si sbaglia: quello cheabbiamo è, se possibile, un miscuglio ancora più omogeneo.Quanto stiamo dicendo può essere semplicemente spiegato ricorrendo aiconcetti di reversibilità ed irreversibilità.Le trasformazioni che abbiamo preso in considerazione sono tipichetrasformazioni irreversibili ed i tentativi che noi facevamo per ricostruire lasituazione precedente partivano dal presupposto, che esse, invece, fosseroreversibili. Una trasformazione è reversibile quando essa si svolge in modo taleche, alla fine del processo, sia il sistema sia tutto ciò che ha avuto relazione conesso durante la trasformazione possono essere riportati alle condizioni iniziali,senza modificare nulla in tutto il resto dell'universo (una trasformazione èreversibile solo quando avviene lentissimamente e non è accompagnata daeffetti dissipativi, quali attriti e cose del genere). Ci vuol poco a convincersi che
 
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