COMUNITA’ ROM
Milioni di europei di origine Rom sono vittime di discriminazione ed esclusione sociale; il 77% degli europeiafferma che essere un Rom equivale ad essere un escluso (Rapporto EUROBAROMETRO). Per contrastarequesto stato di cose, l’Unione europea si è dotata di un quadro legislativo molto dettagliato e di strumentifinanziari e di coordinamento che, sfortunatamente, non sono utilizzati appieno dalle istituzioni italiane (siveda, per esempio, l’utilizzo del Fondo sociale europeo). Anche se la responsabilità per le politiche a favoredei Rom è per la maggior parte di pertinenza degli Stati membri, il MAC/inclusione potrebbe essere unostrumento importante per coordinare gli sforzi e trasferire le buone pratiche tra Stati membri in questosettore. Come dimostrano i fatti di cronaca della scorsa primavera, c’è urgente bisogno nel nostro paese disviluppare politiche anti-discriminatorie e di sensibilizzare l’opinione pubblica affinché cambi la percezioneche il cittadino italiano medio ha dei Rom.Queste attività avranno luogo a Roma dove operano molte organizzazioni che lavorano con/per i Rom.MINORI. Secondo un rapporto UNICEF1, la povertà minorile coinvolge più del 15% dei bambini italiani, la cuimaggioranza (90%) risiede nel Mezzogiorno. I bambini poveri, è provato, diventano adulti con problemi disalute, hanno problemi di apprendimento e quindi non raggiungono risultati apprezzabili a scuola, le ragazzediventano madri troppo giovani, tutti rischiano di diventare adulti disoccupati. Se vogliamo costruire unasocietà più giusta e più coesa, in grado di dare a tutti le stesse opportunità di partenza e garantire un altolivello di mobilità sociale, è essenziale mettere i bambini al centro di tutte le politiche, è importante impararedalle esperienze positive fatte negli altri Stati membri e saper utilizzare il MAC/inclusione anche in questosettore, come, per esempio, avvenuto con un buon margine di successo nel Regno Unito.Questa attività si svolgerà a Catanzaro dove la povertà minorile è più alta2 ma dove sono state attivatealcune buone pratiche che, attraverso il MAC/inclusione, potrebbero esser ulteriormente sviluppate.
PERSONE IN POVERTA’.
Il concetto che le persone in povertà devono essere ascoltate e che il loro punto di vista deve essere presoin considerazione quando si decidono politiche ed azioni che influiranno sulla loro vita sta facendo, almeno inItalia, ancora ai primi passi. Grazie al coinvolgimento nella preparazione e organizzazione nazionale degliIncontri europei delle persone in povertà3, il CILAP EAPN Italia, la rete nazionale della Rete europea di lottaalla povertà (EAPN), è stata una delle prime associazioni italiane ad affrontare questo tema, costituendo alsuo interno un apposito gruppo di lavoro al quale partecipano attivamene persone che vivono in condizioni dipovertà. Le attività del progetto mirano a migliorare il livello di partecipazione delle persone in povertà, asensibilizzare le organizzazioni che lavorano con/per i poveri e le istituzioni nazionali e locali sull’importanzadi questa partecipazione, studiando insieme le modalità più idonee per attuare il MAC/inclusione per quantoconcerne “la partecipazione di tutte le parti in causa, persone in povertà incluse”.Questa attività avrà luogo a Bologna dove si registrano buone pratiche in materia e dove uno dei partner delprogetto (IRESS) lavora coinvolgendo nelle proprie ricerche e lavoro sul campo le persone in povertà
ACCESSO AI SERVIZI DI INTERESSE GERALE.
L’accesso ai beni e ai servizi per tutti è uno degli obiettivi della strategia europea per l’inclusione attiva ma,benché l’Italia abbia un quadro legislativo di buon livello (non ultima la legge 328/2000), siamo ancora lontanidall’aver raggiunto un accesso adeguato o livelli di assistenza standardizzati valevoli su tutto il territorionazionale. La discussione sulla privatizzazione del servizi di interesse generale tarda a diventare patrimoniocomune e l’impressione è che i vari governi cambiano le regole di accesso o discutono e attuanoprivatizzazioni solo in funzione della necessità di “fare cassa”. Per quanto attiene più specificamente aiservizi sociali, c’è una generale mancanza di informazioni, una poca conoscenza dei propri diritti, unaburocrazia che rallenta all’infinito l’accesso, una disorganizzazione di molti servizi territoriali, una mancanzadi fondi che peggiora di anno in anno, a mano a mano che i governi tagliano i trasferimenti agli enti locali per riuscire a pareggiare i conti dello Stato. La mancanza di livelli essenziali di assistenza da applicarsi in tutto ilpaese fa sì che l’accesso ai servizi dipenda sempre più da dove si ha la fortuna o sfortuna di risiedere.Il Piemonte è la regione coinvolta in questa attività anche perché la provincia di Torino ha lanciato nel 2005“Fragili orizzonti”, un programma triennale per combattere la vulnerabilità sociale e perché la regione hasviluppato una serie di buone pratiche che, attraverso il MAC/inclusione, possono essere meglio studiate etrasferite.
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