II.La storia di Alejandra é forse una delle più conosciute di questo stillicidio di donne, ormai rico-nosciuto come femminicidio, neologismo coniato da chi, in questi anni, ha studiato il fenomenoed ha cercato di venirne a capo. Son soprattutto le madri - e qualche altra persona solidale conloro - coloro che si danno da fare perché si faccia chiarezza, si spieghi, ma soprattutto si ritrovinole figlie, le madri, le sorelle, le donne che da oltre quindici anni scompaiono e muoiono, qui, aCiudad Juárez, alla frontiera tra Messico e Stati Uniti, tra sud e nord del mondo, tra tragica realtàe realtà virtuale.Come molte, troppe, son state e sono le donne sinora scomparse e ritrovate morte a Juárez, cosìmolte e troppe sono le ipotesi che cercano di spiegare - e in alcuni casi insabbiare - le ragioni diquesto fenomeno che oggi non appartiene più soltanto a Juárez, ma che qui, in questa valle semi-desertica, ha trovato le peculiari condizioni per svilupparsi. Tra queste, le ben note ipotesi della presenza di serial killer, magari provenienti d’oltre confine, rifiuti della società nordamericana,che qui, da questa parte del mondo, trovano impunità e protezione; la presenza di una rete di traf-ficanti d’organi; l’esistenza di macabri registi che sfruttano il non poco lucrativo circuito del vi-deo snuff; l’esigenza di “carne fresca” per le ritualità di gruppi - soprattutto narcotrafficanti - cherealizzerebbero cerimonie iniziatiche soli o con la presenza di autorità di vario grado e origine; ela lista delle ipotesi formulate in questi anni potrebbe allungarsi...ma lo spazio è poco tra queste pagine, così come è poca la l’utilità di queste ipotesi. Perché seppur veridiche e in taluni casi cer-te, quel che è vero che tutte son ipotesi circostanziali (González Rodríguez, 2002) che non per-mettono di osservare il fenomeno in un contesto di maggior respiro.Si dice, con certa aderenza al vero, che esistono alcune caratteristiche che accomunano le vittimee i corpi delle stesse: donne giovani, di carnagione scura, cappelli neri e lunghi, generalmente povere, magari migranti, lavoratrici in quasi tutti i casi, quasi sempre delle industrie di assem- blaggio; corpi mutilati, violentati, trasformati in oggetti da gettare tra la spazzatura ai lati dellestrade. Quel che si dice poco, però, è che vi è un’altra caratteristica che senza dubbio le acco-muna tutte: Ciudad Juárez, ed in particolare la presenza di una industria, la cosiddetta industria
maquiladora
, che ha trasformato il tessuto sociale juarense e ha creato le condizioni - pur non
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