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STORIA
 
DI
 
STORIE
 
SUL
 
PROGETTO
B
OOSTER
 
A
P
ESCARA
di Alberto Cottica
Versione 3.0 del 23 aprile 2007
Indice
1. Introduzione................................................................................................................................32. Prime fasi: stallo e scollamento (luglio 2006)...............................................................................53. Raccontare il progetto: azione strumenti integrata e costituzione dello staff di comunicazione(luglio-settembre 2006)....................................................................................................................64. Booster nel territorio: incontri e progettazione esecutiva dei corsi (ottobre-novembre 2006).......95. Una strategia per lo sviluppo sul canale informale: atlante della creatività musicale e projectwork (novembre 2006-gennaio 2007).............................................................................................116. Sei consigli per concludere.........................................................................................................14Nota a margine 1: tradizione hacker e musica a Pescara..............................................................16Nota a margine 2: gli strumenti internet di Booster.........................................................................16
www.thehubweb.net
 
Voi siete qui 3.odtQuesto documento è un prodotto del progetto Booster (IT-G2-ABR-033),finanziato dall'iniziativa comunitaria Equal. E' stato scritto con il contributoinsostituibile di Marco Colarossi, Elisa Petaccia, Roberto Marrone, AntonioFebo, Paolo Verri e tutto lo staff di comunicazione, la rete territoriale e lapartnership di sviluppo del progetto Booster. Anna Natali e Tommaso Fabbrihanno letto una versione iniziale del documento e mi hanno dato preziosiconsigli; ringrazio in particolare Tommaso per le sue erudite spiegazioni delleimplicazioni metodologiche dei miei modesti sforzi. Ovviamente laresponsabilidi errori e omissioni (assai probabili, vista la dimensionesoggettiva della narrazione) è soltanto mia.Milano, 23 aprile 2007Pagina 2 di 18
 
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1. Introduzione
Nel luglio del 2006 mi trovavo a collaborare a un progetto di sviluppo – insenso sia creativo che economico e sociale – della scena musicale dell'areametropolitana di Pescara, battezzato Booster e finanziato dal programmaEqual del Fondo Sociale Europeo. Ne erano partners i tre enti di formazioneprofessionale dei sindacati confederali in Abruzzo (Enfap-UIL, capofila; Smile – CGIL; IAL-CISL); Pixel, una società di Roma guidata da un pescarese; eThe Hub, la mia società, con sede a Milano. Io ero l'unico a avereconsuetudine con il settore della musica: tutti gli altri partners fanno parte delmondo della formazione professionale. Per diversi motivi, e sotto molti aspetti,il progetto non andava bene: sostanzialmente invisibile, molto carente dirapporti con altri soggetti, sembrava destinato a non avere alcun impatto sulterritorio.Oltre ai nostri limiti personali e a quelli delle organizzazioni cherappresentiamo (debolezze culturali e tecniche, mancanza di un linguaggiocomune, scollamento, scarsa attitudine a collaborare), avevamo anche ilproblema di accreditarci. All'avvio delle attività (luglio 2005), infatti, non solonoi non conoscevamo il territorio (almeno relativamente alla sua scenamusicale e creativa), ma il territorio non conosceva noi. Non disponevamo diun marchio conosciuto, e nemmeno rientravamo in una categoria chiaramentecomprensibile. Eravamo un progetto Equal; ma i nostri interlocutori naturali –musicisti, promoter, locali, etichette – non erano per nulla abituati ad avere ache fare con progetti FSE, e trovavano alquanto strano che un gruppo dipersone che non fosse emanazione diretta di qualche istituzione pubblicaproponesse un'agenda per il cambiamento. Di più: a Pescara come, aquanto pare, in gran parte del Mezzogiorno
1
– è diffuso un atteggiamentopiuttosto cinico nei confronti delle iniziative di sviluppo locale, vissute piùcome un modo di distribuire denaro che come una risorsa per influenzare ilfuturo comune.Per coinvolgere questi soggetti e diventare per loro un interlocutore credibileabbiamo messo in campo una strategia che ha dato risultati molto superiorialle nostre aspettative - e comunque
diversi 
da esse. Credo che il tratto piùinteressante di questa storia sia che, vivendola, noi che ci siamo occupati delprogetto abbiamo cambiato la composizione del gruppo, i ruoli al suo interno, irapporti interni ed esterni, gli obiettivi e perfino i luoghi in cui ci trovavamo aoperare. In modo ancora più spettacolare, sono cambiate le nostre
storie(narratives),
cioè i termini in cui pensiamo a ciò che stiamo facendo e allepersone con cui interagiamo. Quest'esperienza, insomma, non ha avuto il
look and feel 
dell'applicazione di una tecnica, dell'implementazione riuscita diuna strategia decisa in precedenza. La sensazione era piuttosto che, manmano che procedevamo nel percorso, venisse mutando il quadro nel quale cimuovevamo, aprendo nuove opportunità in grado di allargare lo spazio delleazioni e dei risultati possibili. Retrospettivamente mi sembra che il progettoabbia dato prova di quella che Lanzara
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chiama “capacità negativa”; che, cioè,
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Studiare sviluppo, 2006,
Lo sviluppo ai margini – Due anno sul campo a sostegno di progetti integrati in aree periferiche del Mezzogiorno,
Ministero dell'Economia e delle Finanze Dipartimento Politiche per lo Sviluppo, rapporto di ricercahttp://www.dps.mef.gov.it/documentazione/docs/2006/1865_Losviluppoaimargini.pdf 
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Lanzara, G.F., 1996,
Capacità negativa – Competenza progettuale e modelli di intervento
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