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Addio operaio
hai lavorato come un asinoe un tozzo di pane ti ha ripagatonessuno si ricorderà di teche non hai lasciato nomein una catena di montaggiocostruita a bella postasvanirai nella storia econ te la tua famigliaseppellirà il tuo ricordoe il tuo mattone forse verrà abbattuto per un muro antisismico
barbarah
terza pagina
Lore
Sarebbe stata un’altra giornata di pioggia evento. Il cielo era grigio e le grosse pietredella piazza erano già bagnate. I gabbianivolavano fermi nell’aria.Dentro c’era anche Lore, in uno dei tavo- lini in fondo, accanto alla vetrina di ne-strelle piccole. Stavano facendo colazionee parlavano già del tempo. Erano i discorsidi poche parole che fanno quelli che sononati sul mare.Nel cestino erano rimasti dei panini bian-chi e piccoli, quelli del sabato mattina edelle grosse fette di pane scuro. Il burrogiallo e morbido era quasi nito, ma dimarmellate ce ne era ancora parecchia.Lore stava mangiando. Non seguiva i no-stri discorsi sul mare e sul vento. Si portavapiccoli pezzi di pane imburrati alla boccacon il dorso della mano slanciato in alto.Gli occhi ssavano il cielo sul mare oltrei vetri della brasserie. La bocca aspettavasocchiusa i bocconi di pane.Mi tolsi il giaccone e mi versai del caffè. Miunii alla conversazione. No. Non saremmousciti in mare oggi. Almeno non al matti-no. Magari verso sera.La guardavo bevendo il mio caffè. I suoiocchi chiari, i capelli castani tirati indietrocon una pinza, la sciarpa di seta grezzaazzurra, il maglioncino leggero blu sullacamicia bianca.No, non mi avrebbe portato fuori con lasua deriva. Non mi avrebbe fatto lezionein acqua. Avremmo fatto meteo, proba- bilmente. Ci saremmo fermati sulle carte,forse.Non le avrei dato una mano a tirare a riva la barca e a mettere nel sacco la vela. Nonmi avrebbe stretto il braccio, sorriso di ap-provazione o squadrato con rimprovero.Guardai fuori, verso l’orologio del muni-cipio nella piazza. Erano le nove menoventi.Emanuele
Numero Speciale 5Giovedì 12 febbraio 2004
Come si scrive un articolo per “Kronstadt”
ovvero: la poesia minore di Aldo Zanzi
It is time to away nowJ.JoyceEgregia redazione di “Kronstadt”,mi sono decisa a partecipare al fervido laboratorio culturale della vostra neonata testa-ta, un pochino per disperazione (esperienze passate assai negative di concorsi poeticiognora truccati), un po’ invece nella speranza mai doma che inne a qualcuno torni ilghiribizzo di compilare e curare un periodico che veicoli più cultura che inchiostro. Arompere i miei tardivi indugi fu procuo per me il notare che usate correttamente l’at-tributo
mitteleuropeo
invece del più trivio
mitteloiropeo
, e che ad oggi avete strenuamenteresistito dall’editare articoli commossi sul dispotico Montale, o intorno a quella stranaprimadonna del meteorismo quale fu F. Marinetti.Quale primo contributo a “Kronstadt”, visegnalo in questa breve nota la riscopertadi un poeta locale rimasto per quasi cin-quant’anni nell’ombra, nel segreto degliscaffali delle librerie: Aldo Zanzi. Aldo Zanzi (1) nasce a Borgo Negri il ven-tinove febbraio del milleottocentonovan-tasei, e ivi trascorre l’infanzia e gli annidella prima istruzione. Poi viene iscritto alGinnasio di Pavia dove, diplomatosi, studiaGiurisprudenza. Si laurea nel novecento-ventinove (2) e dopo una pausa di due anniprende dimora a Trieste, città in cui svolge la professione di perito legale per lo StudioWolff (3). Quando, verso la ne del 1934manda alle stampe il suo primo romanzo
Lakai
, storia dell’arrampicata sociale di unex-garibaldino che nisce per innamorarsidel fratello naturale dedito all’assenzioe al gioco d’azzardo, e perdere così ognipresentabilità nella buona società di Sali-sburgo, gli ambienti letterari ignorano lapubblicazione dell’opera. Chi la recensiscesulla stampa periodica fa notare che il tedesco che del Zanzi non è dei più uenti, oltre acriticare la materia assai scabrosa del romanzo. Deciso a non perdere il posto da perito, ilzanzi promette alla moglie Sissi di non prendere più in mano una penna per scrivere let-teratura, e solo nascostamente utilizza la macchina per scrivere dell’ufcio per compor-re, negli ultimi anni della vita, la raccolta di poesie
Notti serene
, questa volta in lingua ita- liana. Nel 1952, ossia dopo la pubblicazione del detto canzoniere, il Zanzi viene chiamatoin causa legale per plagio letterario dagli eredi di A. Graf e da un poeta pavese con cui fuin relazione d’amicizia, accusato di avere imitato oltre il possibleda
Dopo il tramonto
delprimo e da
Albe serene
del secondo. La mattina del cinque doi agosto del cinquantadue, Aldo Zanzi viene trovato defunto nel suo letto, a causa di un attacco di cuore.Note(1) Zamai M.,
Alba tragica del poeta Aldo Zanzi
, tesi di laurea, 1986.(2) Zanzi A.,
Mercato estero del frumento “Mussolini III”: prospettive giuridiche e deriva ideo-logica
, tesi di laurea, 1929.(3) Zamai M.,
Svevo dai Wolff
, Borgo Neffa, 1989.Margherita Zamai
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