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IL MESSAGGIO DI ZANOTELLI
Domenica 1 Febbraio presso il salone terzo millennio, una platea infantile, giovane e adultarimane in silenzio per due ore per ascoltare Padre Alex Zanotelli, missionario combonianoimpegnato da decenni all’interno delle baraccopoli Africane.Il suo pensiero comincia comunicando tutta la preoccupazione per il momento che stiamovivendo. In primo luogo si richiama alla guerra, sottintendendo la gravità in sé dell’evento maesplicitando la menzogna delle sue motivazioni. Infatti Alex spiega come le armi di distruzionedi massa ancora non esistano, come il legame Saddam-Al Quaeda sia oggi ufcialmente negatoda tutti gli organi di stampa e riporta inne una frase di O’Neal (membro del Gabinetto USA)secondo il quale Bush avrebbe parlato di guerra in Iraq alla prima riunione del Gabinetto, nelgennaio 2001, nove mesi prima dell’11 settembre.In secondo luogo Padre Zanotelli parla dell’Italia, della proprietà dei media (il 90% circa, se-condo dati OCSE, appartengono ad uno stesso gruppo), deducendo la situazione monopolisticaattuale e futura, citando Karl Popper che alcuni decenni fa disse: “con questa televisione non cipuò essere democrazia”.In ultimo la situazione europea, nata comegrande sogno di equilibrio e giustizia e che stasfociando in una Costituzione che non raccoglieil riuto della guerra ma prevede un fondo perl’armamento comune e gli attacchi preventivi.Secondo Padre Alex l’idea di guerra non esisteneanche lontanamente perché essa non fa parte dell’umanità e se oggi è diventata un acca-dimento normale in ragione di lusinghe materiali, teniamoci pronti a diventarne schiavi e amorirne in quanto “o viviamo tutti o non vivrà nessuno”.Nella seconda parte del suo intervento, Zanotelli racconta la vita che conduce ormai da moltianni: abitare nell’inferno di Korogocho. I poveri non esistono più, dice, esistono gli impoveriti.La situazione dei suoi coinquilini è paradossale: 200.000 persone vivono sardinizzate in uno baraccopoli equivalente all’1,5% del territorio di Nairobi, volutamente situata sotto la linea dellafogna, con un cesso ogni 1000 persone e dove l’80% della popolazione paga l’aftto all’ammi-nistrazione della città. Appare chiaro come l’inesistenza di possibilità di vita (un lavoro o sem-plicemente cibo e acqua) porti ad un forte degrado sico, igienico, ad un azzeramento mentalee quindi umano; non si può più parlare di vita, solo non è ancora morte: vivere nella violenzamorale come chi è cosciente di non avere prospettive neanche interiori, nella violenza sicacome chi uccide o viene ucciso per una coperta, come chi stupra o viene stuprato per dispera-zione, come chi usa l’alcool e la droga per non pensare, come chi non si può più preoccuparedi prendere l’AIDS. Ciò che provoca situazioni come Korogocho è lo stesso sistema economicoche indirizza le nostre vite al di qua del muro e mantenendoci nel nostro splendido isolamentonon si cura di essere un genocidio della popolazione mondiale.Padre Alex Zanotelli conclude affermando la necessità di rimettere in discussione il sistemaeconomico mondiale e la politica delle armi: se per mangiare, bere e vivere umanamente devopossedere, il sistema di gestione del mondo va cambiato. Per riuscire in questo NOI possiamoparlare maggiormente della situazione generale, comunicare la verità e riscoprirci come voltiunici ed irripetibili, dobbiamo assolutamente uscire dalla logica dell’impotenza; NOI siamo ingrado di cambiare lo stato delle cose associandoci in reti lillipuziane sempre più tte, diventan-do una Società Civile Organizzata che abbatta prigioni per ottenere effetti.Il compito può apparire molto difcile, ma unicamente perché siamo così abituati a questomondo che esso ci appare come l’unico spontaneo mondo possibile. Per questo bisogna alzarsiin piedi di scatto ed imporre una rivoluzione culturale e spirituale, in nome di tutti.Giulio Rossi
Numero Speciale 4Mercoledì 4 febbraio 2004
Informarci è giusto
Diamo un altro giro di vite. Nell’editorialedel secondo numero speciale si leggeva: c’èuno spazio immenso, là fuori, da riempire, perché ce n’è bisogno. La questione è abba-stanza antica, ma pur sempre appassionante. E mi appare una delle più nobili e storichetrincee del libero pensiero. E non deve stupireche solo oggi, a Pavia come altrove, torni amolti la voglia di riabitare la trincea. Questavoglia è un moto necessario che supera levecchie distanze tra tutti noi. Un esempio? Atutti deve ripugnare la presenza in città (non parlo di Milano o Parigi o New York, ma di Pavia), deve risultarci sgradevole e ripugnan-te la presenza in città dineofascisti che ostentanosimboli e atteggiamentioffensivi della memoriadei morti, oltre che giu-ridicamente perseguibili:niente di più e nientedi meno. La trincea ri-chiede un abbigliamentoadeguato: niente di piùe niente di meno. Prego,signori, accomodiamocie ambientiamoci, presen-tiamoci, contaminiamoci,tocchiamoci - ma chi gira vestito in mimetica biascicando sloganmuffosi non si impermalisca se gli si ride in faccia, non dica “non gioco più”. Perché, niente paura, non si chiede a nessuno di imbracciarealtra arma che una penna per scrivere, e il proprio cervello per pensare, la propria ima- gerie per osservare e descrivere: niente di più,niente di meno. Se riusciamo in questo sarà già tantissimo. Non è più il tempo di scanda-lizzarsi e scomunicare. Diceva Canetti: “pos-sibile che mai, neanche per un momento, si possa vivere senza sentirsi costretti a esecrarequalcuno?” Spesso mi viene da credere chel’esecrazione sia soltanto un caso limite dellacondivisione di un codice di comportamento,di un costume sociologico. Troppa cattiveria?Troppo cinismo? Troppo vero? Non ci stiamodentro?Una volta dentro la trincea, signori, bastaalzare un po’ la testa per vedere che cosacombinano gli avversarî. Alzatela pure deltutto, questa benedetta testa. Non c’è quasi più pericolo, pare: hanno nito i calibri più grossi, sembra: le piazze insanguinate, lebombe nei musei, nelle stazioni, sopra e sottoi treni, dentro e fuori di noi. Per ora. O per sempre. Perché, se sbirciate le trincee avverse,vedrete che le loro armi sono nuove, più intel-ligenti. Certo, non siamo poi nel terzo mondo,siamo al contrario uno degli stati-satellite piùimportanti dell’impero. Le nuove armi: Bolza-neto, i muri di Genova, Gerusalemme, Cipro,la nuova normativa sulla droga, la mediaticaneogotica, la trascendenza dell’estetica e del-l’immagine. Non sono armi nuovissime, ineffetti. Se ben ricordo, Tacito ne paventava gli effetti; se non sbaglio, Seneca ne rideva;Chomsky è un ottimo scolaro. Ma tutti e trehanno ragionato, hanno tentato di spiegarsiliberamente come e perché il potere giungaad assumere forme tanto tremende. Fuori edentro di noi. Ecco, dobbiamo accantonare iluoghi comuni che giusticano etramandano i nostri amati elita-rismi mentali, come bombonieredi matrimoni ormai dissolti edimenticati. Dobbiamo crescere. Dobbiamo piantarla di bamboc-ciare coi concetti generali, con le grandi scale. Cosa mi serve saperesolo ciò che mi è distante? Non èmolto più importante sapere cheuna troupe di Italia1 sta usandola città in cui vivo come scenarioe strumento di diffamazione politi-ca? O sono masochista al punto di godere all’idea che nalmente qualcuno, pur ferendomi, si stia occupando di me? Il mondo fuori è immenso e complesso: sarà complessodescriverlo, necessariamente. Un altro giro divite. Informarci è giusto.
Carlo Pirola
il caso CorrierEconomia
Sulle pagine dell’Osservatorio Hi-Tech,collocate all’interno del supplemento “Cor-riere Economia” del Corriere della Sera,appaiono dei servizi in un contesto chiara-mente e indiscutibilmente pubblicitario:1) 16 dicembre 2002. Intervista a VincenzoNovari, numero uno di H3g. L’intervistaè incastonata a pagina 11 tra due inser-zioni pubblicitarie di H3g in cima e infondo alla pagina, la pagina 14 ospitauna inserzione di H3g di una pagina.2) 31 marzo 2003. Intervista all’ammini-stratore delegato della Siemens FaustoPlabani: due piccole inserzioni Siemensin cima e una pubblicità su 9 colonnein fondo alla pagina 21. Una pagina dipubblicità Siemens a pagina 24.3) 14 aprile 2003. Quattro pagine (21, 22,23 e 24) dedicate alla BenQ con seiinserzioni pubblicitarie (una di una pa-gina e un’altra di mezza pagina). Inter-vista a Giorgio Bagnoli, amministratoredelegato di BenQ Italia.4) 16 giugno 2003. Intervista a Enrico Mer-canti, responsabile marketing di BenQ Italia. Pubblicità BenQ alle pagine 21,22 (metà pagina) e 23 (pagina intera).Edoardo Segantini è il responsabile della re-dazione del supplemento “Corriere Econo-mia”; in fase di istruttoria ha dichiarato chegli argomenti trattati venivano scelti da luiin piena autonomia, e che poi le inserzionivenivano collocate dall’ufcio marketing/pubblicità in perfetta sintonia con i temigiornalistici trattati; al riguardo ha afferma-to: “neanche a me piace questa cosa qua.Non mi piace per niente. Cioè avrei preferi-to che ci fossero più investitori, che ci fossenon so la pubblicità della Nutella”.Recita la Carta dei doveri dei giornalisti: “Icittadini hanno il diritto di ricevere un’in-formazione corretta, sempre distinta dalmessaggio pubblicitario e non lesiva degliinteressi dei singoli”, mentre l’articolo 44del contratto collettivo nazionale dei gior-nalisti afferma: “Allo scopo di tutelare ildiritto del pubblico a ricevere una correttainformazione, distinta e distinguibile dalmessaggio pubblicitario e non lesiva degliinteressi dei singoli, i messaggi pubblicitaridevono essere chiaramente individuabilicome tali e quindi distinti, anche attraversoapposita indicazione, dai testi giornalistici”.Poiché Segantini non ha fatto nulla perimpedire che gli episodi “spiacevoli” siripetessero, è stato sanzionato con l’avver-timento.Il consiglio dell’ordine dei giornalisti di Mi-lano è andato oltre, affermando che esisteuna strategia precisa degli editori secondola quale la pubblicità deve presentarsicome informazione e/o frammista all’in-formazione. Questo comportamento vieneconsiderato lesivo per la gura del giornali-sta, dell’ordine e della professione e che siaquindi tale da generare una responsabilitàcivile da parte dell’editore del “Corrieredella Sera”.Replica RCS, editore del Corriere dellaSera, contestando la decisione dell’Ordinerivendicando “la lealtà e la correttezza conla quale vengono accuratamente tenuteseparate tra loro informazione e pubblici-tà”. Si fa sentire anche il CdR del Corriere,esprimendo piena solidarietà a Segantini. Igiornalisti del Corriere della Sera denuncia-no piuttosto il contesto generale, denitoallarmante.Il caso CorrierEconomia è un esempio dellacommistione tra pubblicità e informazione.Bisognerà vedere se l’Ordine dei Giornalistiavrà la forza per denunciare tutti gli abusiche vengono commessi, o se invece non sene farà nulla, per paura di una serrata dimassa da parte degli editori.Egiziano di Leo
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