• Embed Doc
  • Readcast
  • Collections
  • CommentGo Back
Download
 
©
Massimo Ghimmy
ronstadtk
periodico mensileNumero 28Mercoledì 6Novembre 2006
Spesso capita che ci vengano achiedere perché acciamo Kron-stadt, e soprattutto chi ce lo aare: così sprechiamo iumi diparole sul ruolo dell’inormazio-ne nel mondo contemporaneo esugli strumenti che vorremmoorire per la lettura di esso; suirilessi di logiche globali sul no-stro territorio; sulla palestra peri ragazzi che vogliano intrapren-dere la strada del giornalismo;eccetera eccetera.Per carità ci crediamo proonda-mente a tutto quel che diciamo,altrimenti perché sbattersi tan-to e gratis in una città dove nes-suna buona azione rimane im-punita?Però se andiamo a grattare più aondo, oltre le pompose sociolo-gie, e esploriamo le motivazionipsicologiche, be’ direi che ci pia-ce da matti. Aspettate: non pro-prio tutto del nostro lavoro, co-me le tirate ino alle cinque dinotte per mandare il giornale intempo in tipograia (oddio, a cer-tuni dei nostri matti piace anchequesto) o il tempo che sottraia-mo a studio/relazioni sentimen-tali/interessi personali/lavoro.Se si dovesse quindi indicare lamotivazione proonda, il piace-re ultimo che ci spinge a arequel che acciamo, credo che sipossa trovare nel piacere del vi-vere la relazione che s’instaurara noi che scriviamo e voi cheleggete. Il piacere di poter con-dividere sentimenti, emozioni,aspirazioni, conoscenze. Il pia-cere e l’ansia un po’ morbosa daprestazione che sentiamo quan-do componiamo le nostre righe,sperando che il lettore possa, ol-tre ad interessarsi delle nostretesi, provare un po’ di empatia,capire ciò che ci ha spinto a scri-vere.Chiamiamola anche vanità, inmancanza di termini adeguati.Per l’apertura della nostra quar-ta annata vi abbiamo preparatoun menù davvero vario e denso,ed eccezionalmente su otto pa-gine. Una ormidabile serie diarticoli che spaziano dal localeal globale (appunto, la vanità);dalle grandi tematiche dell’eco-logia, delle religioni, della scien-za, della politica, ai meschiniclientelismi locali, passando perle produzioni artistiche dal bas-so, per stralci di vita universita-ria e stralci (o stracci) di vita pa-vese.È stato il solito piacere - un po’morboso e vanesio dicevamo -costruire questo numero e spe-riamo che proverete un piacerealtrettanto intenso nel leggerlo.Godetevelo.Domenico Santoro
Ci mancavatetutti
Sono stati distribuiti più di unmilione di euro per il Festivaldei Saperi.Di questi, solo 25.000 sono sta-ti destinati ad associazioni loca-li. Perché?Forse le associazioni pavesi nonhanno partorito idee interessan-ti e realmente legate alla cresci-ta culturale del territorio?O, più probabilmente, la concre-ta proposta delle associazioniha intimorito gli organizzatoridel estival, che si sono trova-ti a scontrarsi con una dinami-ca realtà culturale che ha la vo-glia, e le capacità, di emergere.E trasormare Pavia in una cittàveramente ricca di proposte cul-turali alternative.Il nostro contributo alla discus-sione sul Festival consiste nelpubblicare un estratto della pro-posta di progetto presentata inComune da una rete di 16 real-tà culturali pavesi. L’estratto è apagina 6 di questo numero, l’in-tero documento è reperibile suwww.kronstadt.it.Condiamo nel atto che il Co-mune riveda la sua politica neiconronti delle reti associativelocali.
Francesca Paru
Nei primi anni ’20 del secoloscorso Marcel Mauss, il grandesociologo e antropologo rance-se, ormulava il concetto di “at-to sociale totale”.Il “atto socia-le totale” è un evento proprio diuna società, o di un tipo di so-cietà, a deinire il quale inter-vengono tutti gli aspetti dellasocietà stessa, economici, politi-ci, sociali, psicologici, tanto cheil sociologo-antropologo osser-vando quel “atto” speciico puòcomprendere l’intera società cuiappartiene e di essa deve tene-re conto per capirlo appieno. Ta-le era il kula, lo scambio ritualedelle isole Trobriand, per Mali-nowski, e il “dono”, lo scambionon commerciale, per lo stessoMauss.L’attuale atteggiamento italia-no nei conronti della iscalitàpuò essere interpretato sotto ilsegno del “atto sociale totale”,cioè dice della società italianamolto più di quanto non sia ilsuo contenuto esplicito.Che non ci si renda conto del-la pericolosità eversiva dell’an-nuncio della liceità di non paga-re le tasse, e dell’illiceità delloStato a pretenderle, espresso daalcuni esponenti politici è un se-gno importante. In questo mo-do si dà legittimità alle istanzepiù individualiste di una partedella società civile immettendoil loro discorso impronunciabilenell’universo del discorso con-diviso, del discorso possibile, alpunto da rendere oggetto di di- battito ciò che ne dovrebbe esse-re escluso per il bene della col-lettività.E che lo si riprenda surrettizia-mente da parte dei media cavil-lando sul atto che sia o menoun urto, chiamando a testimo-ni presunti principi del liberali-smo, è un segnale orte della per-dita del sentimento di comunitàe del riconoscimento collettivoin un orizzonte epistemologico-valoriale condiviso che aliggela società italiana. In una gra-ve crisi epistemologica le parolesi svuotano di signiicato e pos-sono signiicare qualunque co-sa. Qualsiasi equazione è vali-da: anche quelle “tasse = urto”e “evasione = diesa dei diritti”che stanno solleticando partedel paese che si sente persegui-tato da provvedimenti (per laverità modesti) di controllo e re-distribuzione del reddito che inaltri paesi sembrerebbero nor-mali in uno stato di diritto.E le maniestazioni dei notai ealtri liberi proessionisti, il ti-more di alcuni politici di “per-dere il polso” di un enigmati-co ceto medio, la pubblicazionedi studi dai quali emerge che ilgioielliere guadagnerebbe me-no di un maestro elementa-re danno l’idea che il nodo del-le tasse è davvero cruciale percomprendere l’Italia di oggi nel-le sue strutture di potere, nel-le sue sperequazioni, nelle suepulsioni proonde. Che poi si ap-plichi un principio realistico dicontrollo dell’evasione là dove èoggettivamente possibile, nel la-voro autonomo, e che sia vissutocome una vendetta dei dienso-ri dei dipendenti pubblici an-nulloni contro “l’Italia che lavo-ra e produce” è il sintomo di unacontraddizione orte che percor-re il paese non solo a livello psi-cologico.Matteo Canevari
mi raccomando
Le tasse come atto sociale totaleIl Festival deiSapevi
 
     k
2
 Bsh bsh impag 
periodico mensileNumero 28Mercoledì 6Novembre 2006
Francia: Il 19 settembre 2006viene pubblicato nella paginadei dibattiti sul Figaro un arti-colo in cui Robert Redeker, do-cente di losoa in un liceo diTolosa, aerma esplicitamentee senza mezzi termini ciò chepensa dell’Islam, di Maometto edel Corano, denendo quest’ul-timo “un libro di violenza inau-dita” in cui emerge la gura delProeta Maometto come quel-la di “un guerraondaio, sen-za pietà, predatore, massacrato-re di ebrei e poligamo”. “L’Islamsta cercando di obbligare l’Euro-pa ad adeguarsi alla sua visionedel mondo”, prosegue Redeker,“presentandosi come alternativaal mondo occidentale e, propriocome il deunto comunismo,considerando la generosità, latolleranza, le libertà delle don-ne, la libertà dei costumi ed i va-lori democratici come segni didecadenza”.L’articolo ha l’eetto di un ce-rino in un pagliaio: accresce lepolemiche, i dissensi, i dibat-titi e dà origine al tempo stes-so ad una vera e propria atwanei conronti del docente di -losoa, che diviene bersaglio dicontinue e crescenti minacce dimorte da parte di un gruppo diislamisti radicali, ed è costrettoa cambiare domicilio ogni duegiorni, ad abbandonare l’inse-gnamento a tempo indetermi-nato, a vivere in sostanza seque-strato e nella paura.È indubbio che Redeker, militan-te della sinistra radicale ed in-carnazione di quello spirito in-cendiario e pamphlettista voltoa diendere il mondo dagli abu-si di ogni sorta, sia stato “duro escomodo”, che le sue opinioni,come d’altronde tutte le opinio-ni umane, siano espressione diun giudizio discutibile, orse vo-lutamente polemico; ma si puòanche dire che egli esercitavaun diritto garantito dalle costitu-zioni di tutte le democrazie oc-cidentali: la libertà di pensiero edi parola, quale diritto inaliena- bile della coscienza intellettualedi ciascun uomo. Papa Benedet-to XVI nel discorso di Ratisbo-na la denisce “un’eredità del-la tradizione cristiana da un latoe della ragione illuministica dal-l’altro”. A questo diritto, il ministro ran-cese della cultura, Gilles de Ro- bien, ha risposto introducendoun distinguo, una linea di con-ne, tra la diesa della libertà diespressione ed il richiamo al-la “prudenza”, cui sarebbe tenu-to un unzionario pubblico, co-me il proessor Redeker, che, nelqual caso, avrebbe dovuto mo-strare una maggiore moderazio-ne nell’esprimere le proprie opi-nioni. La questione è delicatae non di così acile risoluzione:se è vero che, come insegnante,Redeker avrebbe il dovere mo-rale di adottare prudenza in ciòche dice, è altrettanto vero che,in qualità di cittadino, in un pae-se come la Francia, in cui la bla-semia non è considerata un rea-to, egli avrebbe tutti i diritti diesprimersi liberamente su ungiornale. Anche se, nel arlo, de-cidesse di adottare un registrolinguistico “poco prudente” o discrivere un articolo volutamen-te provocatorio.
Federica Biasio
Redeker: chi e’ costui?
All’indomani dell’articolo incriminato
Contro tutte le bandiere
Lars von Trier: l’arroganza del perdono
La Direzione Generale per la Ri-cerca della Commissione Euro-pea ha pubblicato nel 2006 l’ag-giornamento di uno studio, perla prima volta eettuato nel2003, e interamente dedicato al-la situazione delle donne all’in-terno del mondo accademico escientico in particolare. Il rap-porto mostra che le donne conti-nuano ad essere una minoranzaall’interno della comunità dei ri-cercatori europei, ma il loro nu-mero sta aumentando con unavelocità doppia rispetto all’au-mento delle presenze maschili.Questo trend positivo non deveingannare sul atto che le donnesiano comunque poco rappre-sentate nella scienza, special-mente nelle posizioni di vertice.E questo enomeno è molto piùaccentuato nei settori “tecnolo-gici” che in quelli biomedici. Undato allarmante è che ra i lau-reati in discipline scientiche il59% sono donne, ma se si passaad analizzare il numero di don-ne nelle posizioni di vertice al-l’interno del mondo scientico,si scende subito al di sotto del15%.Le ragioni di questa discrepanzanon sono così ovvie, non si puòrisolvere il problema riducendo-ne le cause ad una mera discri-minazione sessuale. Il problemaè ben più complesso, perché ali-mentato da un intreccio di ra-gioni culturali che da sempre siperpetuano, mutano e trovanovigore, sin dall’apparizione del-le prime comunità socialmenteorganizzate. Di conseguenza, laquestione non è di acile e im-mediata risoluzione. Ma il pro- blema persiste, ed è reale, gra-ve.È stata l’apertura delle univer-sità alle donne, avvenuta per laprima volta nel 1860 a Zurigo,a segnare una svolta, indicandoil momento in cui il contributoemminile alla ricerca scienti-ca ha potuto estendersi in tut-te le direzioni, anche se in molticasi era già troppo tardi perchéle scienziate potessero interve-nire nell’elaborazione dei on-damenti teorici delle discipline.Emblematico è il atto che anco-ra nel 1965, dopo la nascita del-la moderna biologia molecolare,James Bonner abbia pubblica-to un trattato sull’embriogene-si in cui, a proposito dello svi-luppo dell’embrione, ne collocail programma genetico all’inter-no dello spermatozoo, sostenen-do che l’ovulo osse solo un re-cipiente inerte. Dopo duemila epassa anni, Bonner prende an-cora per buona la tesi che Eschi-lo, nelle Eumenidi, attribuiscead Apollo: “Non è colei che hapartorito, la madre del bambinoche si dice sia stato da lei stes-sa generato: ella ha solo nutritoil seme che le è stato insediato.Vero creatore è colui che ha co-sparso il seme” .Bonner aveva cancellato l’am- biente, cioè l’ovulo e il corpomaterno: aermazione scienti-camente quantomeno avventa-ta, ma culturalmente devastan-te.Curiosamente, nell’ottobre 2000è apparsa una lettera sulla rivi-sta Nature che aceva notare co-me i necrologi (di solito dedica-ti a personalità eminenti dellascienza) apparsi negli ultimi 40sulla rivista scientica ingle-se e sulla sua analoga america-na Science, in pochissimi casi ri-guardassero donne, cosa questaincomprensibile alla luce dellaconsolidata presenza di donnequalicate, specialmente in al-cune discipline. L’autore conclu-de spiritosamente, dunque, chele donne scienziate non muoio-no, e che varrebbe la pena inda-gare i geni che le predispongonoall’immortalità! A parte l’umorismo, ai giorni no-stri molto è cambiato, ma mol-to rimane ancora da are. Da unpunto di vista del benessere so-ciale, i dati illustrati nel rappor-to devono allarmarci: in un con-testo in cui l’economia è semprepiù basata sulla conoscenza, nonci si può permettere di perderele capacità proessionali ed in-tellettuali delle neo-laureate. Iltema delle donne nella scienzae della loro valorizzazione impo-ne subito una rifessione scien-tica e politica (seria), per indi-viduare e mettere in atto azionicorrettive e di promozione dellepari opportunità a tutti i livellidelle gerarchie scientiche.
Alessio Vagnoni _ Londra
Gli studi pubblicati si possono scaricarecollegandosi ai seguenti links:http://ec.europa.eu/research/science-
society/pdf/she_gures_2006_en.pdf 
http://ec.europa.eu/research/science-so-
ciety/pdf/wist_report_nal_en.pdf 
Donne e Scienza. Anno Domini 2006
La Gaia scienza
Siamo negli anni della Depres-sione: nella sperduta cittadinadi Dogville arriva, preceduta dauna serie di spari, una ragazza dinome Grace.È inseguita da un gruppo di gan-gster ed ha bisogno di nascon-dersi. Su proposta di Tom, giova-ne - e presunto - scrittore locale,la comunità accetta di nascon-dere la bella uggitiva ed in cam- bio lei si presta a lavorare per imembri della cittadina. Dopoun breve periodo di armonia,l’equilibrio s’incrina quando lacaccia alla ragazza sembra ar-si più serrata: essendo aumenta-to il rischio, gli abitanti decido-no di pretendere qualcosa di piùin cambio della protezione e perGrace inizia un periodo costella-to da violenze di ogni genere.La giovane donna però è cu-stode di un segreto pericoloso:nel momento in cui viene sve-lato, Dogville si troverà a rim-piangere di aver approttato dilei. I personaggi si muovono inuna location articiale e moltoteatrale, priva di strutture (i pe-rimetri delle case sono disegna-ti a terra); agiscono con studia-ta lentezza, parlano con vocefautata, hanno gesti misurati:la violenza sembra non apparte-nere alla natura di queste perso-ne, pare connata ai colpi d’ar-ma da uoco iniziali.Poi, piano piano, Dogville mo-stra i denti: gli uomini abusanosessualmente di Grace, le donnela umiliano e la colpiscono nel-le cose più care (la rottura dellestatuine è uno dei momenti piùcrudeli del lm).L’apice della crudeltà viene rag-giunto quando gli amabili citta-dini incatenano Grace in modoche non possa uggire.Nonostante tutto, secondo il re-gista, nessuno dei personaggiè cattivo, ma reagisce alle ten-tazioni come ogni altro essereumano. Proprio sulla natura dialcuni aspetti dell’animo uma-no, cioè l’accettazione ed il per-dono, vengono oerti spunti dirifessione losoca.Il punto è la concezione del per-dono in quanto atteggiamentoarrogante, perché chi è arrogan-te si sente superiore e perdona.La protagonista inatti subisce,giusticando le violenze comereazione istintiva dell’uomo.Il cittadino che risulta più vio-lento è colui che dice di amar-la ma resta immobile di ronteai soprusi di cui si sente la vit-tima. L’America, Terra delle Li- bertà e delle Opportunità, svelail suo vero volto: sotto le spoglied’una apparente democrazia, vi-ge la sopraazione dei deboli,l’irrisione per il diverso.Il regista, parlando della sua ope-ra (primo capitolo di una trilo-gia): “Non intendevo rassicurarenessuno, ma piuttosto risveglia-re l’attenzione sull’obbligo, an-che istituzionale, di educare lacollettività alla pietà ed al rispet-to di ogni individuo. Credo chela società abbia il dovere, pro-prio perché ideale collettivo, diagire con maggior coscienza delsingolo. Questo è un lm chenasce dal cuore, ma mi aspettoche lo apprezzino in pochi”.
Marta e Kavida
Digit@l point
RILEGATURA TESI DI LAUREASTAMPA DIGITALE
 via S. Agostino n.427100 PAVIA Tel. 0382.309568info@digitalcentersrl.it
@
 
k3
 Allora Facciamo Anch& i Gadani!
periodico mensileNumero 28Mercoledì 6Novembre 2006
Il mondo dell’arte contempora-nea è sempre stato avvolto da unascino che molti denirebberomagico ma che tantissimi altripotrebbero dire incomprensibi-le. Gli interessati spesso spiega-no molti eventi di tale ambientecon ragionamenti nel miglio-re dei casi banali, altri magarisi convincono appassionati main realtà loro stessi sanno benedi non capire quasi niente deimeccanismi, delle regole e del-l’innità di eccezioni che carat-terizza il mondo dell’arte.I motivi di tale disordine genera-le sono tanti, ma in primo pianovanno riportati: la totale e cao-tica mescolanza tra artisti aer-mati, con esperienza, tanto o po-co amosi e quelli improvvisati,poco più che dilettanti e senzanessun tipo di idea che non siail surrogato malriuscito di azzar-di e paradossi recenti di nomiperò consolidati. Un altro esem-pio sono le proposte, anche adalti e altissimi livelli, di opere di-scutibili, incomprensibili, diso-rientanti appunto, e di artisti co-struiti, giovani e non più giovaniche compaiono dal nulla ma giàin alto. Il pubblico non può area meno di essere conuso.Più volte anche gli operato-ri del settore si lasciano guida-re da suggerimenti di critiche erecensioni; i galleristi, soprat-tutto quelli di seconda catego-ria, orse stanchi di doversi in-teracciare con una moltitudinedi giovanissimi alla loro primaesperienza, orse interessati so-lo alla sicurezza economica (co-me biasimarli se si considera laloro una mera “attività” basatasul commercio?) sempre più di-cilmente aprono le porte a chiconsiderano un “nessuno”.Ma in un mondo in cui qualsiasicosa può (e sembra) esser (stata)proposta, chi sono gli enti che sipropongono di are e di proes-sare cultura?Chi sono gli artisti da notare, sti-mare e studiare, e secondo qua-li criteri giudicare la loro storia ela loro opera? Chi invece si com-porta in modo scorretto e ap-protta della conusione, dellamancanza di critiche oggettiveche comprendano quindi anchepareri negativi o semplicemen-te più limpidi? Questa rubricanasce con il proposito di parlaredel mondo e del mercato dell’ar-te, nella speranza di are chia-rezza su alcuni punti ondamen-tali per chi si interessa e coltivauna passione legata a tale am- biente. Per are ciò è preeribiletrattare tanti piccoli argomenti,ssare idee e cardini di pensie-ro che toccano losoa, etica,ambizioni, gusti e sentimento,ma anche regole e atti e avve-nimenti oggettivi che non pos-sono non essere presi in consi-derazione da qualsiasi scuola dipensiero che si accia rispettare.Chi scrive è Nicola Zinni, giova-ne pittore, e vi ricorda che
Chivinse scrisse la storia; ora chi puòcomprarla, vi entra.
www.zinni.it www.zinnisiincazza.splinder.com
Zinni si incazza
Arte: il mondo del caos
Camminavo per le strade di Pa-via una domenica d’ottobre…la gente, i caè, i bambini… vi-ta che scorre su di una stradapietrosa… improvvisa e dolcel’immaginazione mi costrinsea sedermi, e a scrivere di quelmondo antastico, ma reale. A quanti capita di provare il de-siderio inaspettato di comunica-re i propri sentimenti e pensie-ri?L’immaginazione è il “bisogno” ela “spinta” a scrivere, dipingere,otograare, ma anche a scopri-re il unzionamento sico di unoggetto, a risolvere un dilemmamatematico. Il termine, che oggiha un signicato ormai lontanodal senso originario, è presentein quasi tutti i loso a partireda Platone. La prima denizio-ne si a risalire ad Aristotele, se-condo cui l’immaginazione è “laacoltà di trattenere l’immagi-ne di cose sensibili o intelligibiliassenti”(Aristotele,
 De Anima
).Egli suggerisce l’aspetto sogget-tivo, individuale dell’immagina-re, distinguendo la sera razio-nale della losoa dalla seraaettiva dell’arte.Proprio questa distinzione inon-de al concetto di immaginazioneun’ambiguità strutturale, la qua-le si realizza nella doppia naturadel termine: immaginazione èsia componente della costituzio-ne umana, sia possibilità di tra-valicare i conni della mente edei sensi. Ecco dunque che l’im-maginazione viene a coinciderecon la antasia o con l’utopia, an-che se la prima è acoltà assai di-versa dalle altre due. A partireda Cartesio, il discorso si spostasull’analisi della unzione ripro-duttiva e produttiva dell’imma-ginazione. Se per Leibnitz que-sta ha un potere costruttivo, perKant essa può “sboccare nei con-cetti” (si parla in tal caso di “un-zioni che potrebbero trovareposto in un mondo possibile”),oppure no (si tratta di “produ-zioni contraddittorie”che tendo-no “naturalmente ad andare -no all’estremo”).Ciò che il losoo della ragionenon riesce a concepire dell’im-maginazione è il suo procedere“senza regole” e “senza reni”.Il concetto viene però analizzatoanche in campo letterario.Nella
Teoria del piacere
, GiacomoLeopardi aerma che la “acoltàimmaginativa, la quale può con-cepire le cose che non sono… èla prima onte della elicità uma-na”; da essa derivano le illusionie la speranza.L’uomo dunque è tale perché ca-pace di immaginare, ovvero dicreare immagini nuove, o ruttodi una rielaborazione dei ricor-di. Questa capacità, scrive leo-pardi, non è peculiare solo degliartisti, ma di tutti gli esseri uma-ni. L’immaginazione è “il poteredella mente di ragionare al di làdelle mere evidenze empiriche[...] appartiene alla natura uma-na [...] ci guida alla conoscenza”(Charles Peirce,
Semiotica cogni-tiva
).Quel desiderio, quel bisogno,quella capacità di espressioneche, talvolta, colpisce i nostrisensi è dovuta all’intrinseca ca-ratteristica dell’uomo di valicarei conni del nito.
Fabiana Fazzi
Immaginazione: capacità di travalicare iconfni della fnitezza umana
L’autobiograa recentemente li-cenziata dalla Sidgwick & Jack-son (per conto della Macmillan:www.panmacmillan.com) con-sente, come mai prima d’ora, dievidenziare con orza quanto ilpercorso Adam Ant (classe ‘54,all’anagrae Stuart Leslie God-dard) si sia generato in una co-stante ricerca culturale votataalla sperimentazione sonora evisiva (quest’ultima mai letta ocompresa sino in ondo e con-nata nel calderone delle tenden-ze anni ‘80 associate al
new ro-mantic
). Già prima dell’avventoembrionale dei Bazzoka Joe ilnostro era dedito all’arte graca,teatrale (il
 ace painting 
origina-rio s’ispirava al teatro kabuki, co-sì quanto quello kubrickiano diSiouxsie) e pittorica; spazi di ri-cerca in cui sia l’espressionismoche il uturismo (
 Animals And  Men
) seppero amalgamarsi conl’habitat sessuale e transgeni-co dell’estetica sadomasochista,adattandosi istantaneamentenel dadaismo realista del punk.Coincidenze che s’intrecciaro-no presto con la provocazione
 Pop Art 
di Vivienne Westwoode Malcom McLaren, la parteci-pazione nel lm-maniesto
 Ju-bilee
di
Derek Jarman
insiemea
Siouxsie And The Banshees
 e
Toyah
, ergo con la nevralgica
boutique
 
SEX 
e la musa ispiratri-ce Jordan.La danza dada-surreale, in bili-co tra
 glampunk
e proto dark wa-ve, di
 Dirk Wears White Sox
ula sintesi di un viaggio che sep-pe evolversi rapidamente in se-no alle rievocazioni napoleoni-che (le giubbe) ed etno tribalidel successivo
 Kings O The Wild  Frontier 
(l’inatuazione guerre-sca verso gli indiani d’americae la brillante incursione dellapoliritmia aricana nel dettamerock occidentale). Prassi sonorache imporrà il tribale sull’interascena post punk, anticipando in-consapevolmente il calco
crosso-ve
r (i padri
Killing Joke
segui-rono non a caso tali intuizioni).
 Prince Charming 
, in pieno uroremediatico, chiuse la commediaamalgamando nel postmodernoavolista tracce popolari di cubi-smo, commedia dell’arte,
 pira-ti n(d)ei Caraibi
, antascienza espaghetti western conditi in pa-rodie rivoluzionarie rancesi.Seppe porsi ben oltre nelle in-tenzioni il buon Adam (incon-trando un destino altalenantenon dissimile dai suoi stati de-pressivi, specialmente in unacarriera solista inadeguata a reg-gerne il mito salvo
 Friend Or Foee Wonderul
), ed è un atto rile-vabile nella
 grandeur 
musicaleodierna spesso soggetta ad ena-tizzare orme espressioniste ra-dicali e neo dandy; le stesse checonsapevoli del tracciato glamrock (David Bowie, Roxy Music,T. Rex, il nero dei Velvet Under-ground e la sicità animalescadi Iggy Pop) rievocano con orzail senso rituale, mistico, trasgu-rante dello scambio perormati-vo. Tributi espliciti sia nell’odier-na trama occidentale (pensiamoal
tribale
riadattato da
MarilynManson
, agli omaggi provviden-ziali di
Trent Reznor
, alla corpo-rea provocazione dell’estetica
 e-tish
rintracciabile nelle attualidivulgazioni gotiche à la
Lon-don Ater Midnight 
, o ancorala sardonica ligrana brit pop di
Suede
,
Pulp
e
Gene
) che nelleaudaci posture asiatiche del
Vi-sual Kei
(l’estetica neo settecen-tesca di
act 
quali
Malice Mizer
e
Lareine
, così quanto l’industria-le dei
D’EspairsRay
). Sito onli-ne: www.adam-ant.net.
Steano Morelli
STAND & DELIVER
Scosse Tribali in Visuali Afnità(ovvero l’eco
bohémien
degli Adam & The Ants)
 Aladino Foto 
Foto di laureaSviluppo e stampa in 30 minutiServizi matrimonialiFoto digitali in 30 minuti
Corso Cavour, 16A 27100 PaviaTel/Fax 0382/33866
of 00

Leave a Comment

You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...
You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...