k 3
KRONTADT, per l’ennesima volta, ricorda: NON FATEVI PRENDERE DAL PANICO!!!
periodico mensileNumero 32Lunedì 30 Aprile 2007
Il ciclo dei Rohr, una creazionedel celebre scrittore statunitense H.R. Simonsen, è uno dei classi-ci di social science fction deglianni sessanta del secolo scorso. Il protagonista dell’estratto che presentiamo è Randall il Viag- giatore, l’eterno viandante deglispazi cosmici. Il Viaggiatore èuna delle fgure chiave di que-sto ciclo di romanzi, nonché un personaggio ricorrente nell’inte-ra produzione antascientifca diSimonsen.
Tratto da
La rivincita dei Rohr
,di H.R. Simonsened. Cosmos, pag. 147Erano vicini, non c’era biso-gno di utilizzare il telescopio.Con una manata terse l’oblòdalla condensa del loro respi-ro. Non era la prima volta chepassava da lì, ma lo spettacoloera sempre in grado di scon-volgerlo.La terra era nera e dura, ridot-ta ad un esteso mare di ghiaia.Non c’erano più veri e proprioceani, ma solo grandi paludivaporose, caratterizzate da unsinistro scintillio arancione.Non c’erano più monti, gole,cascate, umi, laghi; non c’eraalcun tipo di vegetazione, diauna, di vita. Solo un’innita,uniorme pianura, saltuaria-mente interrotta da mostruo-si agglomerati di metallo; mala nera sabbia stava estenden-do il suo dominio ad ogni co-sa. Non era più un pianeta, erasolo un guscio d’uovo rotto evuoto. Uno scheletro, un neroteschio che vagava per lo spa-zio.Il Viaggiatore trasalì. Una ma-no si era posata sulla sua spal-la. Era la mano di Wii, la ragaz-za-sogno. La sua sempiternanavigazione ormai non erapiù solitaria, per la prima vol-ta. Non si era ancora abituatoalla nuova situazione.- Cos’è successo a questo pia-neta? - chiese Wii con gli oc-chi lucidi.- È morto.- Cosa lo ha ucciso? Guerre? Asteroidi?- No, Antrac non ha mai cono-sciuto la guerra. Lo hanno uc-ciso loro. Gli antrachiani.- Perché? Come può una razzaare qualcosa del genere? Co-me può essere così stupida eassassina?- Gli antrachiani non eranostupidi. Avevano dato vita aduna delle civiltà più evolute diquesta galassia. Avevano rag-giunto il massimo splendorenelle arti, nelle scienze, nellapolitica.- Com’è potuto accadere allo-ra? Perché si sono suicidati?- Non è acile da spiegare. Avolte delle scelte, che sem- brano razionali e giusticate...delle scelte individuali suppor-tate da convinzioni diuse, dauna visione limitata delle cosedell’universo, possono portareall’autodistruzione. Senza chenessuno abbia una vera col-pa o la possibilità di renderse-ne conto. Per quel che ne so,e credo di saperne più di tan-ti, nessuna razza è mai riusci-ta a suggire alle trappole del-l’egoismo.- Hai detto che la civiltà di An-trac era molto avanzata. Seneanche loro sono riusciti adevitare questo triste destino,quale speranza c’è per gli altripopoli dell’universo?Il Viaggiatore si produsse inun gesto improvviso ed impre-vedibile, scaturito da un sen-timento che non conosceva,che non aveva mai atto partedel suo essere. Prese la testa diWii e se la portò al petto, persoocare le sue lacrime. Dopoqualche secondo disse:- Hai amiliarità con il concet-to di entropia?
D.S.
[...]
Beve come una spugna, vistoche tanto c’è da bere gratis: e-sta studentesca dov’è capitatoper caso. Ubriaco, dunque. Va-gamente s’accorge che gli al-tri lo prendono per il culo, maormai non è più lui, dunquenon gliene ne importa mol-to. Dovrebbe star zitto, e inve-ce parla e argomenta discorsisconclusionati; l’ironia è chesta tentando, proprio con queidiscorsi, di convincere gli al-tri della sua sobrietà e di ave-re ancora la situazione sottocontrollo.Si ritrova a litigare gratui-tamente con qualche ami-co, invocando pateticamentei demoni che lo aollano dadentro; le porte della perce-zione ce le ha spalancate dav-vero, sì, ma le porte che dan-no verso l’interno, verso le budella, e i piccoli torti quo-tidiani gli salgono dall’esoagocome i miasmi d’uno stomacosovraccarico; li ricorda tutti,i piccoli sgarri subiti, li sentevenire su a braccetto coi ran-cori e le delusioni che lo rodo-no giorno per giorno. Così al-la ne se ne va barcollando emandando tutti quanti a quelpaese.Troppo tardi capisce d’esser-si perso. La città un labirinto.No riesce a ocalizzare la stra-da per andare... la strada per...per dove? Non lo sa. Non sadove andare. Così camminaper non morire nell’aria red-da nché, vinto da se stesso,non crolla a terra.Quando si alza è sporco. Lamattina gli è tutto intorno;per ortuna s’è addormenta-to in un punto riparato, dietroun bidone per la raccolta di-erenziata, e nessuno l’ha vi-sto. Cammina senza aver benchiaro il da arsi. Ha reddo.Sta male. Trova una ermatadel numero 3 e s’accorge divoler tornare a casa. Aspettaseduto per terra e poi sale sul bus insieme ad una massa vo-ciante di ragazzini. Andrannoa scuola, loro. Dopo qualchecurva, pur sorzandosi di trat-tenersi, vomita. Pensa: pacein terra agli uomini di buonavolontà. Bile per lo più, nulladi consistente.Un tizio chiama l’autista e hadice: “Autista! C’è un signoreche sta male!”Lui, le mani premute sullostomaco, la bocca storta, dice:“Cazzo vuoi, tu? Lasciami ar-rivare alla mia ermata”, e poiguarda il tizio. Il tizio desistedal chiamare l’autista una se-conda volta e lui se ne com-piace. In quel preciso momen-to s’accorge di non essere piùun ragazzo. Rifette. Ha sen-tito la parola signore, propriocosì. Un signore che sta male.Non un ragazzo. Capisce di es-sere invecchiato. Si sente con-sistente, nalmente. Un si-gnore, un uomo, dunque!
Enrico Bacciardiwww.enricobacciardi.it
Dalla “dichiarazione program-matica delle Storielle da Feb-bre”: Siamo le Storielle da Feb-bre (…) noi, progenie breve dichi solitamente si sflaccia per pagine e pagine. (…) nemmenonoi sappiamo chi siamo e per-ché siamo al mondo; destino, ilnostro, tra l’altro condiviso datutti ogni altro essere vivente
http://www.enricobacciardi.it/pagina.php?pag=20
Storiella da Febbre numero ventidue
Crescita.
Caro Ecologista Pavese,
Tu che diendi la balena, l’ota-ria, la oca monaca (ma le zan-zare... quelle... dovrebbero mo-rire tutte)Tu che ti chini a raccogliere di-gnitosamente il rutto della di-gestione del tuo cane (ma ilmozzicone... quello... giacciapure a terra come capsula deltempo; testimonianza per legenerazioni uture del tabagi-smo dei propri avi).Tu che la domenica senza au-to è cosa buona e giusta (mail lunedì, martedì, mercoledì,giovedì, venerdì... quelli... cimancherebbe, si lavora! E il sa- bato... quello... c’è la spesa daare).Tu che “lo Stato è un maialeperchè non da’ le sovvenzio-ni per i pannelli solari” (male tasse... quelle... non devonoaumentare).Tu che lotti contro lo spre-co dell’acqua (ma la doccia...quella... la ai cantando tutto ilRigoletto e ogni tanto concedipure il bis).Tu che lotti contro lo sprecodi energia elettrica (ma la tv...quella... ti a tanta compagnia,anche se è nell’altra stanza).Tu che “evviva i carburanti al-ternativi” (ma quali siano...quello... non si sa).Tu che esplodi in invettive con-tro “Dio, l’America e la manca-ta rma del protocollo di Kyo-to” (ma cosa esso sia... quello...non si sa).Tu che non compri le pellic-ce (ma dei polli in batteria...di quelli... in ondo sono solopolli).Tu che “tanto non sono io a a-re la dierenza”.Tu che compri la verdura in va-schette sigillate.Tu che pulisci, asciugi, deter-gi, netti qualunque cosa bastausare lo Scottex.Tu che ai la raccolta dieren-ziata soggettiva.Ecco, tu, lo sapevi che ci so-no ottime probabilità che, nel2036, un meterorite dal nome Apophis si abbatterà sulla ter-ra?(Questa è l’inormazione).Spero che ti si schianti sulla te-sta.(E questo è l’augurio).
P.E.
Lettera all’ecologista pavese(l’inormazione e l’augurio)
Leave a Comment