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Massimo Ghimmy
ronstadtk
periodico mensileNumero 31Mercoledì 21Marzo 2007
Costruiamo una nuova lotta contro la dittatura del presente
 Il prodotto estetico del mattino, offerto oggi, dopodomani sarà fondo di scarto non più commerciabile e da trasferire in archi-vio: in attesa del momento favorevole per tirarlo fuori ancora unavolta, magari fra dieci anni, a titolo di “ritorno” sentimentale.(…) Educando all’avanguardia la clientela che vuole essere ser-vita con “le ultime novità” e che reclama il futuro come un be-ne di consumo, si realizza il principio della non-contemporaneitàdel contemporaneo.
(Questioni di dettaglio, H. M. Enzensber-ger, PEM, 1998).
Il ‘900 è stato un secolo che ha saputo più volte ricostruire unapropria identità. Non sono mancati conlitti che hanno prodottodeterminanti motivazioni in tal senso.La risposta alla domanda del titolo è pre-sto data: perchè veniamo da decenni ditale rilusso morale, sociale, politico eintellettuale a livello collettivo che il ri-chiamo all’avanguardia non so se è piùuna necessità o una speranza. Ma perparlare del senso dell’avanguardia nellaconteporaneità dobbiamo subito sgom- brare il campo da un rischio: la ripetizio-ne epigonale dei modelli avanguardisticidel passato. Nulla arebbe più orrore aipadri nobili delle avanguardie novecen-tesche, se potessero venirne a conoscen-za, che vedere la loro opera divenire unascolastica. Le avanguardie artistiche, let-terarie, ilosoiche, politiche, tutto posso-no aver rappresentato eccetto il tentativodi ondare nuove, rigide scuole ormali.Il manierismo avanguardista, la ripre-sa pedissequa dei modelli, la trasorma-zione della spinta sovversiva in retoricacompositiva, della ricerca instancabile ineetto, la riduzione della novità in stile,dello scandalo in senso comune, hannosempre rappresentato il massimo rischiodi degenerazione delle avanguardie, laloro morte cerebrale, la loro soppravvi-venza parodistica in stato comatoso. Sesi vuole are avanguardia oggi si devepartire da una pietosa eutanasia di que-sti ipercorpi vegetativi. È orse, questo, ilprimo gesto d’avanguardia oggi.Ma non basta solo questo. Ad esso si ac-compagnano altri due elementi. Il primoè la riattualizzazione dello spirito inter-pretativo, analitico, caustico, sovversivo,parodistico, che è stato delle avanguar-die storiche, rivolto su tutto, senza timo-ri reverenziali. Anche contro i veneratimaestri dell’avanguardia stessa per ciòche in essi, nel sentimento comune, èdivenuto vuota maniera, design social-mente accettato, mercato dell’arte. Unarivolta non ingenua, ma ondata sullaconoscenza approondita, sulla prepara-zione assidua, sull’abilità provata, per lomeno come aspirazione di ondo. Picas-so non ha orse decostruito la pittura ri-nascimentale pezzo a pezzo, prospetti-va su prospettiva? Sì certo, ma a partiredal atto che sapeva dipingere come Ra-aello. Perchè tenere di partenza la bar-ra più bassa? Si a sempre in tempo a ri-toccarla al peggio. Ciò che più è inutile èl’improvvisazione ingenua. Non innove-rà un bel nulla. In secondo luogo, l’avan-guardia oggi sarà tale se saprà guarda-re alla sua società, come ecero al lorotempo le avanguardie storiche, indagar-la nelle sue modalità di costituzione, in-terrogarla sulle sue contraddizioni, sta-narla nelle sue reticenze, spronarla nellasua coscienza e soprattutto penetrarne,appropriarsi, storpiarne e trasromar-ne le modalità comunicative attraversole quali si orma l’immaginario colletti-vo. Si tratterà di interpretare, di illumi-nare, di anticipare, se ne sarà capace, diindirizzare le sue esigenze, che potreb- bero anche prendere una direzione inat-tesa, orse persino contraria alla retori-ca avanguardista. Se non saprà correrequesto rischio, se non sarà questo, nonsarà nulla.Matteo Canevari
merda
 
che artista
Perché l’avanguardia oggi
...continua a pag. quattro
900 Avanguardie qui ed ora
Parlare di avanguardie in poco più dimezza pagina è impresa tanto arduaquanto inutile.Così come arlo in otto pagine otto risul-terebbe quantomeno arrogante e preten-zioso; ragion per cui, il succoso nume-ro di kronstadt che vi imbratta le mani,lungi dal voler risultare summa, pano-ramica esaustiva di un’onda d’urto le cuiconseguenze sgargianti ancora oggi sipossono intravedere nelle intercapediniaperte dall’arte sulla quotidianità, risco-pre il piacere sovversivo di stravolgerela dogmaticità di una scaletta ordinata,atta di pagine uno e di pagine due, dicriteri organizzativi e perché no, di pun-ti di virgole di delicati silenzi appesi allependici di ciò che più ci garba…In altre parole, se qualcuno o qualcosasi sorzasse troppo di dissuadere sé stes-so da qualsiasi pretesa di ovvietà senzametterne in conto la necessità ed ancorprima le inevitabili incongruenze…par-ta dal presupposto che in questo nume-ro milioni di anni di percorso evoluti-vo verranno bellamente, candidamente buttati nel cesso, accattivante sintesitecnologica tra la ontana di Duchamped il riiuto postorganico di un paven-tato, oggettivamente pregnante ritornoall’umano.In altre parole: come si svolge l’amoretra persone intelligenti nel momento incui la tecnologia recluta interessi a ca-saccio? Viviamo continuamente il depe-rimento di un’identità sempre meno sta- bile, in cui viene meno il dogma (Dio,mi riempie proprio la bocca…) dell’ana-tomia intesa come destino (se la gen-te riscoprisse Rettore, Freud verrebbecancellato con orrore da qualsiasi guidaMichelin), ma accarezziamo comunquela prospettiva seducente del transuma-nesimo luccicante bibbidi bobbidi bu…echi e ritorni?Probabilmente, anche se a ragion delvero, Marinetti concepiva la veloci-tà in termini di pochi chilometri orari,Schwartzkogler si tagliò le palle duran-te la sua ultima perormance (e non insenso igurato, volià pourquoi u la suaultima perormance), ed Hermann Nit-sch iniziò a conondere il recupero deldionisiaco con un pruriginoso, subdolotentativo di sedurre l’industria delle car-ni in scatola… e via ino al mio passatoocculto di segretaria d’azienda, quandouna decina buona di anni a incontraisul mio libro di propedeutica alla datti-lograia l’esercizio “AMMASSA LA MAS-SA DADA”.In altre parole, se qualcuno o qualcosasi sorzasse troppo di dissuadere sé stes-so da qualsiasi pretesa di ovvietà, si ri-cordi che mai e poi mai una rivista si a-iderebbe ad un editoriale privo di sensichiosando “QUESTO NON è ROCK ANDROLL: QUESTO è GENOCIDIO!”.Di meglio, il caro e vecchio Cocteau ri-marcherebbe “gli specchi dovrebbero ri-lettere un istante, prima di rilettere leimmagini”, o orse no?Paolo Bertazzoni
Identità mutantied entitàcagionevoli
pavi
HARD
poetry
20, 21, 22, 23 Marzo 2007Ore 18:00, Osteria SottoventoSiete tutti invitati al più grandecontest di poesiaa sondo erotico-pornografcoNon MancateMaggiori inormazioni a pagina 2
 
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se non si è capito siete di ronte a un numero tematico
periodico mensileNumero 31Mercoledì 21Marzo 2007
 Agli inizi del XX secolo mece-nati e collezionisti ebbero unenorme inusso su varie cor-renti artistiche, contribuendoad allargare il mercato dell’ar-te che, dopo essere stato persecoli legato a una committen-za prettamente aristocratica, siera aperto alla borghesia. Fece-ro inoltre crescere il valore diartisti e di singole opere d’arte,ma soprattutto si impegnaro-no moltissimo per ar conosce-re artisti sconosciuti, stimolan-do e fnanziando i loro protetti.È il caso di due grandi donne,Gertrude Stein e Peggy Gug-genheim. Fu anche grazie aloro se nel corso del Novecen-to avanguardie e movimentiebbero modo di maturare e im-porsi come punti di rierimen-to per le successive correntiartistiche.Gertrude Stein nacque nel1874, da una benestante ami-glia di origini ebraiche, giova-nissima si traserì con il ratelloLeo a Parigi dove si stabilironoal 27 di rue de Fleurus. Appas-sionata di arte sin da giovane,Gertrude divenne punto di ri-erimento per gli squattrinatiartisti parigini che ogni saba-to sera aollavano il suo salot-to per discutere di arte, lettera-tura o politica (o, secondo i piùmaliziosi, per i panini prepara-ti da Gertrude). Dal sobrio pa-lazzo di Montparnasse passa-rono Picasso, Matisse, Braquee Rousseau, solo per ricordar-ne alcuni, e u qui che il mo-vimento cubista, di cui la Steinu musa e fnanziatrice, ebbemodo di crescere e sviluppar-si per diventare una delle piùnote correnti artistiche del No-vecento. Grandi urono i meri-ti della magnate americana; seda un lato, grazie alla sua intra-prendenza, permise a numero-si esordienti di arsi conoscereal grande pubblico, dall’altro,la consistenza e la requenzadei suoi aiuti si maniestò po-sitivamente anche sulla produ-zione artistica dei suoi protetti,gettando le basi di alcune tra leprincipa-li correnti artistiche del XX se-colo.Come Gertrude Stein, PeggyGuggenheim ebbe un ruolodi primo piano come mecena-te e flantropa. Numerosi sonoi punti in comune tra questedue grandi donne, entrambeebbero a disposizione ingen-ti ortune che permisero lo-ro di vivere a stretto contattocon questo mondo che le atti-rava, urono fgure aascinantie ricche di carisma: battaglieraemminista e lesbica dichiara-ta la Stein, eccentrica predatri-ce di uomini la Guggenheim.La loro orte personalità lasciòuna proonda impronta nellastoria dell’arte.Margareth Guggenheim nac-que a New York nel 1898, anchelei proveniente da una riccaamiglia ebrea. Fu una picco-la ortuna, ereditata all’età di21 anni, che le permise di tra-serirsi a Parigi, di viaggiare inEuropa e di stringere amiciziacon numerosissimi intellettua-li ed artisti del periodo; i salot-ti delle sue case urono tra lepiù importanti ucine di ideepolitiche e culturali del perio-do tra le due guerre. Il rappor-to tra la Guggenheim e l’arteu segnato dalla sua eccentri-cità che, unita ad una grandedisponibilità economica,le permise di entrare aar parte di vari esclusi-vi circoli di artisti. Peg-gy non si limitava a f-nanziare e promuovere“i suoi artisti”: con molti di lorou in intimi rapporti, arrivandoa sposare lo scultore dadaistaLaurence Vail nel 1922, e poi ilsuo avorito, il tedesco Max Er-nst, nel 1942. Non indierenteu la sua competenza come ta-lent scout. emblematico in talsenso è il caso di Jackson Pol-lock, pittore sconosciuto fnoagli anni ’50; u proprio lei adaiutarlo e, più di tutto, a crede-re in lui. Sin dagli anni ’40 lofnanziò con un vitalizio men-sile e gli organizzò ben quattromostre personali presso la suagalleria di New York. Dal ’60in poi, Peggy, raccolse le ope-re da lei acquistate nel suo pa-lazzo di Venezia, costituendo ilnucleo principale della onda-zione a lei dedicata.
Alessandro PellegrinoAlice Tassan
Arte, stravaganza, mecenatismo
Gertrude Stein e Peggy Guggenheim
Recentemente un noto criticoe giornalista italiano che navi-ga da ben 40 anni a pieno re-gime nel campo dell’arte, inun suo dialogo/intervista conun economista specializzatosul mercato di opere, ha aer-mato tra una riga e l’altra che“negli ultimi anni (
 periodo ab-bastanza generico, n.d. Zinni
)tutti, ma davvero tutti hannoatto i soldi con l’arte. Alcuniaddirittura hanno riscosso mi-lioni di euro”.Nonostante si debba ricono-scere a tale critico che sia sem-pre stato disponibile al dialogocon i giovani e con chi aves-se dei dubbi o semplicementequalcosa da dire, non è difci-le ma nemmeno ovvio soste-nere che tal aermazione siauna sporca e vergognosa men-zogna. All’interno di ogni ge-nerazione esiste un numeronotevole, grande o grandissi-mo di artisti che tra mille sa-crifci, nonostante le difcoltàeconomiche e di gestione, so-no riusciti in qualche modo aportare avanti una meritevo-le attività artistica e cultura-le, i cui contenuti per assurdosono spesso di gran lunga piùinteressanti di quelli apparte-nenti alle opere rutto di dia-triba e compromesso tra arti-sti e altri operatori.La gravità di questa dichiara-zione aumenta in grande mi-sura se consideriamo il attoche tale uscita sia stata orgo-gliosamente pubblicata al gior-no d’oggi in un articolo di unadelle testate d’arte, ahimè, piùdistribuite d’Italia. Perchè con-tinuare ad ostentare con que-sto arrogante perbenismo che“Va tutto bene”? Se dei luri-di maiali si sono impossessatidi un sistema non bisogna di-menticare di chiedersi cosa èstato atto o meno per evitar-lo.Un attore determinante cheha portato prima l’America, esubito di seguito l’Europa, al-la rivoluzione dei gusti dal do-poguerra in avanti è
la caren- za o la totale mancanza di un pubblico attivo ed inuente
. Sein altri settori artistici, musicain primis, per tutto il 900, (pri-ma con il jazz poi con il rock)i consumatori sono stati più omeno sempre attivi e schie-rati, in nome di ideali, scelte,prese di posizione ecc., con-tribuendo al vertere del gusto,alla sua evoluzione, alla nasci-ta di generi e sottogeneri nuo-vi ma soprattutto all’aerma-zione degli stessi prodotti, inarte fgurativa invece il pub- blico in poco tempo è diven-tato umile ed attonito, silentee timoroso e in alcuni casi ad-dirittura obico di non avere lasensibilità necessaria per capi-re l’opera.Tanta gente dice, seppur sotto-voce, di non amare per nulla leprovocazioni e le esagerazionidell’arte, che però imperver-sano e comunque, nonostantequesto, attraggono inevitabil-mente. Soprattutto se esse so-no proposte a livelli molto alti(tanto per essere attuali: tene-te presente DADADA di Boni-to Oliva proprio a Pavia).Non si deve spiegare il eno-meno della mancanza di uninteresse inuente del pubbli-co giustifcandolo come con-seguenza del atto che l’artesia stata proposta e consolida-ta con successo come prodottodi “culturalmente elevati” per“culturalmente elevati”. Alla fne della fera, manca pe-rò all’appello chi compra. Pos-sibile che il collezionista siarealmente circuìto con efca-cia per mezzo del amoso
di-scorso dell’investimento
? Pos-sibile che tutti abbiano deigusti estremi dediti all’alter-nativo puro, al concettuale, al-l’inormale esplicito? Oppureper avere i soldi è condizio-ne necessaria (ma non suf-ciente) NON avere gusto cri-tico? Un’ipotesi ben più realepotrebbe essere questa: consi-derando il sistema internazio-nale esiste un mercato domi-nante che impone le scelte atutti gli altri. Ancora una voltal’America, oltre a consumaregravemente il nostro cervelloe quello della nuova genera-zione avvicinandosi al mono-polio delle produzioni cine-matografche e dei suoi ormattelevisivi, ci impone prodottie gusti in tanti settori e quellodell’arte non è escluso.Chi vi scrive è Nicola Zin-ni, giovane pittore e vi ricor-da che
chi vinse scrisse la sto-ria; chi la compra vi entra
. Macon un po’ di necessaria ironiavi dice anche che Francis Ba-con ai suoi tempi era sì l’uni-co omosessuale e masochista britannico che si dichiarava didestra, ma disse anche che
la grande arte è quella che in unmodo o nell’altro riconduce al-l’uomo. Un’arte che non acciaquesto, prima o poi ricade inevi-tabilmente nel decorativismo
.
www.zinni.it www.zinnisiincazza.splin-der.com
ZINNI SI INCAZZA
La mancanza dell’attivo interesse- prima parte -
Come l’anno scorso, in occasio-ne del 21 marzo, decretato dal-l’UNESCO Giornata Mondialedella Poesia, all’osteria sotto-vento si svolgerà uno “slampoetry”.La gara si articolerà su tre eli-minatorie ed una fnale, dal 20al 23 marzo.Ogni autore avrà 5 minuti e unmassimo di 5 componimen-ti rigorosamente propri, peresporsi al giudizio di una giu-ria popolare estratta a sorte du-rante ogni serata.Le poesie dello “slam” sarannoinfne raccolte in un libretto epubblicate in vari siti.Lo “slam”,quest’anno, comesi evince dal titolo “PaviHAR-DPoetry”, ha un suo specifcotema: l’erotico, l’osceno, il por-nografco.Perché questa scelta?Riteniamo che in questo pe-riodo di sensi assopiti, di ve-re oscenità mediatiche, disesso venduto in compres-se blu, sia necessario rico-minciare a parlare dei nostricorpi,riscoprendo il nostro“primitivo”, testimoniato damolte, antichissime, novellecosmogoniche.Infne pensiamo che, malgra-do ciò che viene propaganda-to dai vari osservatori romani,scoprire i tanti lati, anche quel-li più turpi, del nostro relazio-narci tra corpi sia liberatorio esoprattutto molto divertente.Vi invitiamo a scoprire da voitutti gli altri innumerevoli mo-tivi per cui vale la pena parlar-ne.Per iscriversi alla gara poeti-ca:0382-26350 (Sottovento), ti-toxy@libero.it; www.mupa.it;www.arepoesia.it, oppure pas-sare direttamente al sottoven-to in via siro comi 8. Al vincitore, come tradizione,verrà dato vino, un salame diVarzi ed un pecorino.Organizzano: Sottovento,O.m.p., Farepoesia, La Gil-da Dei Vagabondi, Radio Aut,Kronstadt.
Che cos’è la slam ?
La slam poetry è sostanzial-mente una gara di poesia incui diversi poeti leggono sulpalco i propri versi e competo-no tra loro, valutati da una giu-ria composta estraendo a sortecinque elementi del pubblico,sotto la direzione dell’Emcee(Master o Cerimony), comedicono in America, mutuandoil termine dallo slang HipHop.Ma lo slam è poi, in verità,molto di più, ed è in questo ‘dipiù’ che sta la ragione del suodilagante successo in America,Canada, Inghilterra, Germaniaed ora anche in Italia.Lo slam è un modo nuovo e as-solutamente coinvolgente diproporre la poesia ai giovani,una maniera inedita e rivolu-zionaria di ristrutturare i rap-porti tra il poeta e il ‘pubblicodella poesia’. Lo slam è sport einsieme arte della perorman-ce, è poesia sonora, vocale;lungi dall’essere un salto oltrela ‘critica’, lo slam poetry è uninvito pressante al pubblico aarsi esso stesso critica viva edinamica, a giudicare, a sce-gliere, a superare un atteggia-mento spesso tanto passivoquanto condiscendente, e dun-que superfciale e ondamen-talmente disinteressato, neiconronti della poesia.
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Chi vive da maiale deve morire da salsiccia
periodico mensileNumero 31Mercoledì 21Marzo 2007
Scrostatasi di proposito a orzada DADA e Surrealismo, l’In-ternazionale Situazionista rive-ste un ruolo peculiare, se nonunico, all’interno del panora-ma delle Avanguardie nove-centesche.Didatticamente parlando sa-rebbe necessario arne di-scendere la ormazione dallausione del movimento nor-deuropeo C.O.B.R.A (AntonNieuwenhuys Constant) conil progetto dell’internazionaleLettrista (Isidore Isou).Poichè l’accesso al nozioni-smo pare ormai alla portata dichiunque, non mi tratterrò sul-la storiografa degenere di que-sto movimento, rimandandol’eventuale curiosità persona-le agli ambienti preposti (perun’inarinatura di genere con-siglio sempre quel mostro sa-cro di “super Wiki”).Questo semplicemente per-chè preerisco porre l’attenzio-ne sulla peculiarità di nicchiache i movimenti di Avanguar-dia si sentono spesso intrinse-camente di dover considera-re. Per defnizione, anche se incontroversa ma palese antino-mia. L’epitome della questioneè ben rappresentata dall’IS.Cominciando dalla Psicogeo-grafa e dall’ Urbanismo Uni-tario, muovendo verso l’astra-zione rivoluzionaria deltempo libero, con questo gaioma chiuso circolo culturale, siricostruirono i fni universa-li di ogni movimento artisti-co: l’arte come mezzo ruibi-le dalle masse nella creazionepartecipativa di comuni attivi-tà ludico produttive, una rivi-sitazione del lavoro intellettua-le in senso collettivo per unarivalutazione sociale dell’ope-ra stessa.Punto peculiare la defnizionecaratteriale dello Stato SocialeStudentesco come culla di ogninatura rivoluzionaria, essendoquesto l’unico ancora non in-taccato dalle logiche del capi-tale, nella consumistica socie-tà del “dopo avere per essere,apparire per essere”.Come non confgurare nei mo-vimenti “sessantottini” e “del‘77” l’attuazione di tali teorie:situazionisti sono inatti mol-ti degli esponenti nascosti del-la prima ondata ribellistica, si-tuazionisti sono gli slogan dellamassa studentesca (“L’immagi-nazione al potere” davvero sumoltissimi altri).Una mandria di “pro-situ”, co-me ironizzato dal padre-padro-ne Guy Deborde, tentò così diconciliarsi con il movimen-to ispiratore: il Consiglio Cen-trale, sommerso di domandedi adesione, intaccato nel suospirito prioritaro, abdicò sen-za remore alcune, in manieraistantanea e irrevocabile. Il Si-tuazionismo abortì se stesso.Signifcativa durante la storial’espulsione o l’autoepurazio-ne di chiunque riscontrasse unsuccesso artistico economica-mente signifcativo. Primi tratutti il ondatore Asger Jorn el’italiano Pinot Gallizio.
“Siamo assaliti da simpatizzan-ti sciocchi ed imbecilli desidero-si di ar parte di un movimentoche non esiste. È una chiara di-mostrazione di disonestà [....] ac-cusare l’IS di costituire un’orga-nizzazione dominante quando cisiamo sempre sorzati di rende-re pressoché impossibile il dive-nire membro dell’IS [....] non ab-biamo mai commerciato con ilnostro “prestigio intellettuale” per  requentare circoli borghesi o in-tellettuali [....] o tentato di com- petere con le sette della sinistra per il controllo o l’ammirazionedel miserabile pubblico studente-sco. [...] In realtà è proprio per-ché shockiamo alcune personerifutandoci di contattarle o con-siderarle ammissibili, che venia-mo accusati di essere un elité!” 
La verità ultima è che ormaii membri dell’Elité Situazio-nista: “
sono dappertutto e i loroscopi ovunque...
Matteo Bertani
L’era del diritto & l’elite culturale situazionista
“Sono convinto che le opere del-l’avanguardia d’oggi siano il rut-to avvelenato di un degrado spi-rituale, con tutte le conseguenzedi una tragica perdita d’amore per la vita”.
Pietro Annigoni - pittore di a-ma mondiale nato a Milanonel 1910 e scomparso a Firen-ze nel 1988. Anche a causa del sensaziona-lismo di cui si a regio l’attua-le sistema dell’inormazione, ilmondo dell’arte si sta trasor-mando in modo sempre piùpreoccupante. Da temere è in-atti la corsa srenata verso la bizzarria. La ricerca del “bel-lo” tende sempre più a ridursia ricerca dello “stupeacente”,e ne consegue una drastica esacciata caduta dei contenuti.Guardando all’attuale pano-rama dell’arte, pare che abbiapiù successo l’artista che stu-pisce, che gioca, che osa per ilpuro gusto di arlo, rispetto aquegli artisti che, oltre all’este-tica, hanno in primis qualco-sa da dire. Chi “muove le leve”ed i soldi, nel settore dell’artecontemporanea, vuole impor-re un tipo di arte che per parcondicio dovrebbe essere sem-plicemente tollerata e oggetti-vamente etichettata per quel-lo che è: un estremismo, chein quanto tale spesso presen-ta caratteristiche negative: (1)estrema acilità di concepi-mento, (2) acilità di realizza-zione, (3) mancanza di conte-nuti elevati. Per capirci: siamosicuri che solo un genio del-la sensibilità artistica conce-pirebbe certe opere? Si sappiache, negli ultimi anni, nel mer-cato dell’arte sono stati consi-derati, presentati e venduti percire alte o addirittura astrono-miche (in milioni di dollari oeuro):- Animali o parti di essi conser-vati in ormalina o impagliati.- Oggetti
 Ready-made
di ognigenere (un opera
 Ready made
 è per defnizione un sempliceoggetto di qualsiasi tipo, spessoun articolo commerciale, quin-di precedentemente prodottoin serie, distribuito e vendu-to, semplicemente estratto dalsu contesto e presentato su unpiedistallo)- Opere deperibili (con compo-nenti alimentari o comunque biologiche)- Opere dichiaratamente pro-dotte in serie da terzi (artistianonimi pagati come operai) esolo successivamente frmatedall’autore in causa.Nel 2004 la amosa casa d’asteSotheby’s ha battuto per2.080.000 dollari un cavallo im- balsamato, opera di uno dei vi-venti italiani attualmente piùamosi. Il valore artistico chea di questi oggetti opere d’ar-te dal valore inestimabile sa-rebbe contenuto nel modo per-sonalizzato di presentarle o dirielaborarle e di installarle nelluogo dedito alla mostra o allaperormance.Grazie a questa tendenza lasituazione è degenerata ne-gli ultimi decenni, anche sel’avanguardismo è sempre sta-to protagonista del novecento.L’artista aermato e quotatosempre più raramente dimo-stra capacità rare, uniche, per-sonali, caratteristiche o co-munque lodevoli, ma il suogesto viene comunque vendu-to come genio; si accentua an-cora di più la sua fgura comepersonaggio di spettacolo. Èl’avvento di quello che primaera l’espressionismo astratto,l’inormale, il DADA, la nostra-na arte povera insieme a tan-tissime altre avanguardie (piùrecenti il minimalismo e l’arteconcettuale). Si rileva un com-portamento assurdo: quell’artedi rottura, provocatoria, che ir-rompe con are rivoluzionarioe che in nome della libertà in-range le regole, resta poi pre-sentata, oerta e imposta (daicritici) con are accademico eormale, fno a soocare altritipi di arte che spesso non tro-vano più spazio.Ma perché elevare un’opera al-ternativa e alcune volte esa-geratamente provocatoria, oaddirittura completamentegratuita, seguendo un otticaaccademica? Semplice: per isoldi. Per il denaro, per il cashow. Per convincere ancorapiù a ondo il pubblico, che nelrattempo è seriamente diso-rientato e conuso sull’idea del bello e completamente in ba-lìa di chi si propone di consi-gliarlo.Perché nelle proposte concet-tuali lo spettatore deve sentir-si da meno per preparazionee capacità? E il mito dell’ope-ra stessa deve essere preroga-tiva dell’artista, che dall’altodella sua genialità si concedespiegando i meccanismi asso-lutamente suoi, personali, perconvincere del presunto valoreintrinseco dell’oggetto mostra-to? Come non rendersi contoche chiunque può approftta-re di tale situazione (si ripen-si agli esempi citati poche ri-ghe a)?Si deve difdare vivamente dichi vuole ar credere che l’artecontemporanea permetta l’a-ermazione di autori dotati peril mero valore del proprio ope-rato. Non esiste menzogna piùgrave. Signifcherebbe rifuta-re di vedere la onte prima deiproblemi all’interno della con-temporanea.
Nicola Zinni,Enrico Bacciardi
Quando l’avanguardia passa per il portaoglio, l’arte passa per lo scarico del cesso
L’arte contemporanea ed il pratico sistema per vendere a prezzi colossali “opere” realizzabili e concepibili da chiunque
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