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se non si è capito siete di ronte a un numero tematico
periodico mensileNumero 31Mercoledì 21Marzo 2007
Agli inizi del XX secolo mece-nati e collezionisti ebbero unenorme inusso su varie cor-renti artistiche, contribuendoad allargare il mercato dell’ar-te che, dopo essere stato persecoli legato a una committen-za prettamente aristocratica, siera aperto alla borghesia. Fece-ro inoltre crescere il valore diartisti e di singole opere d’arte,ma soprattutto si impegnaro-no moltissimo per ar conosce-re artisti sconosciuti, stimolan-do e fnanziando i loro protetti.È il caso di due grandi donne,Gertrude Stein e Peggy Gug-genheim. Fu anche grazie aloro se nel corso del Novecen-to avanguardie e movimentiebbero modo di maturare e im-porsi come punti di rierimen-to per le successive correntiartistiche.Gertrude Stein nacque nel1874, da una benestante ami-glia di origini ebraiche, giova-nissima si traserì con il ratelloLeo a Parigi dove si stabilironoal 27 di rue de Fleurus. Appas-sionata di arte sin da giovane,Gertrude divenne punto di ri-erimento per gli squattrinatiartisti parigini che ogni saba-to sera aollavano il suo salot-to per discutere di arte, lettera-tura o politica (o, secondo i piùmaliziosi, per i panini prepara-ti da Gertrude). Dal sobrio pa-lazzo di Montparnasse passa-rono Picasso, Matisse, Braquee Rousseau, solo per ricordar-ne alcuni, e u qui che il mo-vimento cubista, di cui la Steinu musa e fnanziatrice, ebbemodo di crescere e sviluppar-si per diventare una delle piùnote correnti artistiche del No-vecento. Grandi urono i meri-ti della magnate americana; seda un lato, grazie alla sua intra-prendenza, permise a numero-si esordienti di arsi conoscereal grande pubblico, dall’altro,la consistenza e la requenzadei suoi aiuti si maniestò po-sitivamente anche sulla produ-zione artistica dei suoi protetti,gettando le basi di alcune tra leprincipa-li correnti artistiche del XX se-colo.Come Gertrude Stein, PeggyGuggenheim ebbe un ruolodi primo piano come mecena-te e flantropa. Numerosi sonoi punti in comune tra questedue grandi donne, entrambeebbero a disposizione ingen-ti ortune che permisero lo-ro di vivere a stretto contattocon questo mondo che le atti-rava, urono fgure aascinantie ricche di carisma: battaglieraemminista e lesbica dichiara-ta la Stein, eccentrica predatri-ce di uomini la Guggenheim.La loro orte personalità lasciòuna proonda impronta nellastoria dell’arte.Margareth Guggenheim nac-que a New York nel 1898, anchelei proveniente da una riccaamiglia ebrea. Fu una picco-la ortuna, ereditata all’età di21 anni, che le permise di tra-serirsi a Parigi, di viaggiare inEuropa e di stringere amiciziacon numerosissimi intellettua-li ed artisti del periodo; i salot-ti delle sue case urono tra lepiù importanti ucine di ideepolitiche e culturali del perio-do tra le due guerre. Il rappor-to tra la Guggenheim e l’arteu segnato dalla sua eccentri-cità che, unita ad una grandedisponibilità economica,le permise di entrare aar parte di vari esclusi-vi circoli di artisti. Peg-gy non si limitava a f-nanziare e promuovere“i suoi artisti”: con molti di lorou in intimi rapporti, arrivandoa sposare lo scultore dadaistaLaurence Vail nel 1922, e poi ilsuo avorito, il tedesco Max Er-nst, nel 1942. Non indierenteu la sua competenza come ta-lent scout. emblematico in talsenso è il caso di Jackson Pol-lock, pittore sconosciuto fnoagli anni ’50; u proprio lei adaiutarlo e, più di tutto, a crede-re in lui. Sin dagli anni ’40 lofnanziò con un vitalizio men-sile e gli organizzò ben quattromostre personali presso la suagalleria di New York. Dal ’60in poi, Peggy, raccolse le ope-re da lei acquistate nel suo pa-lazzo di Venezia, costituendo ilnucleo principale della onda-zione a lei dedicata.
Alessandro PellegrinoAlice Tassan
Arte, stravaganza, mecenatismo
Gertrude Stein e Peggy Guggenheim
Recentemente un noto criticoe giornalista italiano che navi-ga da ben 40 anni a pieno re-gime nel campo dell’arte, inun suo dialogo/intervista conun economista specializzatosul mercato di opere, ha aer-mato tra una riga e l’altra che“negli ultimi anni (
periodo ab-bastanza generico, n.d. Zinni
)tutti, ma davvero tutti hannoatto i soldi con l’arte. Alcuniaddirittura hanno riscosso mi-lioni di euro”.Nonostante si debba ricono-scere a tale critico che sia sem-pre stato disponibile al dialogocon i giovani e con chi aves-se dei dubbi o semplicementequalcosa da dire, non è difci-le ma nemmeno ovvio soste-nere che tal aermazione siauna sporca e vergognosa men-zogna. All’interno di ogni ge-nerazione esiste un numeronotevole, grande o grandissi-mo di artisti che tra mille sa-crifci, nonostante le difcoltàeconomiche e di gestione, so-no riusciti in qualche modo aportare avanti una meritevo-le attività artistica e cultura-le, i cui contenuti per assurdosono spesso di gran lunga piùinteressanti di quelli apparte-nenti alle opere rutto di dia-triba e compromesso tra arti-sti e altri operatori.La gravità di questa dichiara-zione aumenta in grande mi-sura se consideriamo il attoche tale uscita sia stata orgo-gliosamente pubblicata al gior-no d’oggi in un articolo di unadelle testate d’arte, ahimè, piùdistribuite d’Italia. Perchè con-tinuare ad ostentare con que-sto arrogante perbenismo che“Va tutto bene”? Se dei luri-di maiali si sono impossessatidi un sistema non bisogna di-menticare di chiedersi cosa èstato atto o meno per evitar-lo.Un attore determinante cheha portato prima l’America, esubito di seguito l’Europa, al-la rivoluzione dei gusti dal do-poguerra in avanti è
la caren- za o la totale mancanza di un pubblico attivo ed inuente
. Sein altri settori artistici, musicain primis, per tutto il 900, (pri-ma con il jazz poi con il rock)i consumatori sono stati più omeno sempre attivi e schie-rati, in nome di ideali, scelte,prese di posizione ecc., con-tribuendo al vertere del gusto,alla sua evoluzione, alla nasci-ta di generi e sottogeneri nuo-vi ma soprattutto all’aerma-zione degli stessi prodotti, inarte fgurativa invece il pub- blico in poco tempo è diven-tato umile ed attonito, silentee timoroso e in alcuni casi ad-dirittura obico di non avere lasensibilità necessaria per capi-re l’opera.Tanta gente dice, seppur sotto-voce, di non amare per nulla leprovocazioni e le esagerazionidell’arte, che però imperver-sano e comunque, nonostantequesto, attraggono inevitabil-mente. Soprattutto se esse so-no proposte a livelli molto alti(tanto per essere attuali: tene-te presente DADADA di Boni-to Oliva proprio a Pavia).Non si deve spiegare il eno-meno della mancanza di uninteresse inuente del pubbli-co giustifcandolo come con-seguenza del atto che l’artesia stata proposta e consolida-ta con successo come prodottodi “culturalmente elevati” per“culturalmente elevati”. Alla fne della fera, manca pe-rò all’appello chi compra. Pos-sibile che il collezionista siarealmente circuìto con efca-cia per mezzo del amoso
di-scorso dell’investimento
? Pos-sibile che tutti abbiano deigusti estremi dediti all’alter-nativo puro, al concettuale, al-l’inormale esplicito? Oppureper avere i soldi è condizio-ne necessaria (ma non suf-ciente) NON avere gusto cri-tico? Un’ipotesi ben più realepotrebbe essere questa: consi-derando il sistema internazio-nale esiste un mercato domi-nante che impone le scelte atutti gli altri. Ancora una voltal’America, oltre a consumaregravemente il nostro cervelloe quello della nuova genera-zione avvicinandosi al mono-polio delle produzioni cine-matografche e dei suoi ormattelevisivi, ci impone prodottie gusti in tanti settori e quellodell’arte non è escluso.Chi vi scrive è Nicola Zin-ni, giovane pittore e vi ricor-da che
chi vinse scrisse la sto-ria; chi la compra vi entra
. Macon un po’ di necessaria ironiavi dice anche che Francis Ba-con ai suoi tempi era sì l’uni-co omosessuale e masochista britannico che si dichiarava didestra, ma disse anche che
la grande arte è quella che in unmodo o nell’altro riconduce al-l’uomo. Un’arte che non acciaquesto, prima o poi ricade inevi-tabilmente nel decorativismo
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ZINNI SI INCAZZA
La mancanza dell’attivo interesse- prima parte -
Come l’anno scorso, in occasio-ne del 21 marzo, decretato dal-l’UNESCO Giornata Mondialedella Poesia, all’osteria sotto-vento si svolgerà uno “slampoetry”.La gara si articolerà su tre eli-minatorie ed una fnale, dal 20al 23 marzo.Ogni autore avrà 5 minuti e unmassimo di 5 componimen-ti rigorosamente propri, peresporsi al giudizio di una giu-ria popolare estratta a sorte du-rante ogni serata.Le poesie dello “slam” sarannoinfne raccolte in un libretto epubblicate in vari siti.Lo “slam”,quest’anno, comesi evince dal titolo “PaviHAR-DPoetry”, ha un suo specifcotema: l’erotico, l’osceno, il por-nografco.Perché questa scelta?Riteniamo che in questo pe-riodo di sensi assopiti, di ve-re oscenità mediatiche, disesso venduto in compres-se blu, sia necessario rico-minciare a parlare dei nostricorpi,riscoprendo il nostro“primitivo”, testimoniato damolte, antichissime, novellecosmogoniche.Infne pensiamo che, malgra-do ciò che viene propaganda-to dai vari osservatori romani,scoprire i tanti lati, anche quel-li più turpi, del nostro relazio-narci tra corpi sia liberatorio esoprattutto molto divertente.Vi invitiamo a scoprire da voitutti gli altri innumerevoli mo-tivi per cui vale la pena parlar-ne.Per iscriversi alla gara poeti-ca:0382-26350 (Sottovento), ti-toxy@libero.it; www.mupa.it;www.arepoesia.it, oppure pas-sare direttamente al sottoven-to in via siro comi 8. Al vincitore, come tradizione,verrà dato vino, un salame diVarzi ed un pecorino.Organizzano: Sottovento,O.m.p., Farepoesia, La Gil-da Dei Vagabondi, Radio Aut,Kronstadt.
Che cos’è la slam ?
La slam poetry è sostanzial-mente una gara di poesia incui diversi poeti leggono sulpalco i propri versi e competo-no tra loro, valutati da una giu-ria composta estraendo a sortecinque elementi del pubblico,sotto la direzione dell’Emcee(Master o Cerimony), comedicono in America, mutuandoil termine dallo slang HipHop.Ma lo slam è poi, in verità,molto di più, ed è in questo ‘dipiù’ che sta la ragione del suodilagante successo in America,Canada, Inghilterra, Germaniaed ora anche in Italia.Lo slam è un modo nuovo e as-solutamente coinvolgente diproporre la poesia ai giovani,una maniera inedita e rivolu-zionaria di ristrutturare i rap-porti tra il poeta e il ‘pubblicodella poesia’. Lo slam è sport einsieme arte della perorman-ce, è poesia sonora, vocale;lungi dall’essere un salto oltrela ‘critica’, lo slam poetry è uninvito pressante al pubblico aarsi esso stesso critica viva edinamica, a giudicare, a sce-gliere, a superare un atteggia-mento spesso tanto passivoquanto condiscendente, e dun-que superfciale e ondamen-talmente disinteressato, neiconronti della poesia.
paviHARDpoetry
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