Gli abruzzesi sono stati salvati da un lavoro senza sosta che nega ogni luogo comunesull'italianità pigra o sull'indifferenza al dolore. Ma il prezzo da pagare per questa regione potrebbe essere altissimo, ben oltre le centomila lire del povero padre di Benedetto Croce. Ilterrore di ciò che è accaduto all'Irpinia quasi trent'anni fa, gli sprechi, la corruzione, il monopolio politico e criminale della ricostruzione, non riesce a mitigare l'ansia di chi sa cosa è il cemento,cosa portano i soldi arrivati non per lo sviluppo ma per l'emergenza. Ciò che è tragedia per questa popolazione per qualcuno invece diviene occasione, miniera senza fondo, paradiso del profitto. Progettisti, geometri, ingegneri e architetti stanno per invadere l'Abruzzo attraverso unostrumento che sembra innocuo ma è proprio da lì che parte l'invasione di cemento: le schede dirilevazione dei danni patiti dalle case. In questi giorni saranno distribuite agli uffici tecnicicomunali di tutti i capoluoghi d'Abruzzo. Centinaia di schede per migliaia di ispezioni. Chi avràin mano quel foglio avrà la certezza di avere incarichi remunerati benissimo e alimentati da unsistema incredibile."Più il danno si fa grave in pratica, più guadagni", mi dice Antonello Caporale. Arrivo inAbruzzo con lui, è un giornalista che ha vissuto il terremoto dell'Irpinia, e la rabbia daterremotato non te la togli facilmente. Per comprendere ciò che rischia l'Abruzzo si deve partire proprio da lì, dal sisma di 29 anni fa, da un paese vicino Eboli. "Ad Auletta - dice il vicesindacoCarmine Cocozza - stiamo ancora liquidando le parcelle del terremoto. Ogni centomila euro dicontributo statale l'onorario tecnico globale è di venticinquemila". Ad Auletta quest'anno ilgoverno ha ripartito ancora somme per il completamento delle opere post sisma: 80 milioni dieuro in tutto. "Il mio comune ne ha ricevuti due milioni e mezzo. Serviranno a realizzare leultime case, a finanziare quel che è rimasto da fare". Difficile immaginare che dopo 29 anniancora arrivino soldi per la ristrutturazione ma è ciò che spetta ai tecnici: il 25 per cento delcontributo. Ci si arriva calcolando le tabelle professionali, naturalmente tutto è fatto a norma dilegge. Costi di progettazione, di direzione lavori, oneri per la sicurezza, per il collaudatore. Sisale e si sale. Le visite sono innumerevoli. Il tecnico dichiara e timbra. Il comune provvede soloa saldare.Il rischio della ricostruzione è proprio questo. Aumenta la perizia del danno, aumentano i soldi,gli appalti generano subappalti e ciclo del cemento, movimento terre, ruspe, e costruzioniattireranno l'avanguardia delle costruzioni in subappalto in Italia: i clan. Le famiglie di camorra,di mafia e di 'ndrangheta qui ci sono sempre state. E non solo perché nelle carceri abruzzesi c'è ilgotha dei capi della camorra imprenditrice. Il rischio è proprio che le organizzazioni arrivino aspartirsi in tempo di crisi i grandi affari italiani. Ad esempio: alla 'ndrangheta l'Expo di Milano, ealla camorra la ricostruzione in subappalto d'Abruzzo.L'unica cosa da fare è la creazione di una commissione in grado di controllare la ricostruzione. Il presidente della Provincia Stefania Pezzopane e il sindaco de L'Aquila Massimo Cialente sonochiari: "Noi vogliamo essere controllati, vogliamo che ci siano commissioni di controllo...". Qui irischi di infiltrazioni criminali sono molti. Da anni i clan di camorra costruiscono e investono. E per un bizzarro paradosso del destino proprio l'edificio dove è rinchiusa la maggior parte di bossinvestitori nel settore del cemento, ossia il carcere de L'Aquila (circa 80 in regime di 416 bis) èrisultato il più intatto. Il più resistente.I dati dimostrano che la presenza dell'invasione di camorra nel corso degli anni è enorme. Nel2006 si scoprì che l'agguato al boss Vitale era stato deciso a tavolino a Villa Rosa di
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