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Roberto Saviano nelle zone del sisma: l'invasione dellacamorra degli ultimi annirende alto il pericolo di speculazioni. E l'orgoglioso popolod'Abruzzo chiede: "Controllateci"
La ricostruzione a rischio clanecco il partito del terremoto
di ROBERTO SAVIANO
Roberto Saviano con i vigili del fuoco a Onna
L'AQUILA
- "Non permetteremo che ci siano speculazioni, scrivilo. Dillo forte che qui nondevono neanche pensarci di riempirci di cemento. Qui decideremo noi come ricostruire la nostraterra...". Al campo rugby mi dicono queste parole. Me le dicono sul muso. Naso vicino al naso,mi arriva l'alito. Le pronuncia un signore che poi mi abbraccia forte e mi ringrazia per essere lì.Ma la sua paura non è finita con il sisma.La maledizione del terremoto non è soltanto quel minuto in cui la terra ha tremato, ma ciò cheaccadrà dopo. Gli interi quartieri da abbattere, i borghi da restaurare, gli alberghi da ricostruire, isoldi che arriveranno e rischieranno non solo di rimarginare le ferite, ma di avvelenare l'anima.La paura per gli abruzzesi è quella di vedersi spacciare come aiuto una speculazione senza limitinata dalla ricostruzione.Qui in Abruzzo mi è tornata alla mente la storia di un abruzzese illustre, Benedetto Croce, nato proprio a Pescasseroli che ebbe tutta la famiglia distrutta in un terremoto. "Eravamo a tavola per la cena io la mamma, mia sorella ed il babbo che si accingeva a prendere posto. Ad un trattocome alleggerito, vidi mio padre ondeggiare e subito in un baleno sprofondare nel pavimentostranamente apertosi, mia sorella schizzare in alto verso il tetto. Terrorizzato cercai con losguardo mia madre che raggiunsi sul balcone dove insieme precipitammo e io svenni". BenedettoCroce rimase sepolto fino al collo nelle pietre. Per molte ore il padre gli parlava, prima dispegnersi. Si racconta che il padre gli ripeteva una sola e continua raccomandazione "offricentomila lire a chi ti salva".
 
Gli abruzzesi sono stati salvati da un lavoro senza sosta che nega ogni luogo comunesull'italianità pigra o sull'indifferenza al dolore. Ma il prezzo da pagare per questa regione potrebbe essere altissimo, ben oltre le centomila lire del povero padre di Benedetto Croce. Ilterrore di ciò che è accaduto all'Irpinia quasi trent'anni fa, gli sprechi, la corruzione, il monopolio politico e criminale della ricostruzione, non riesce a mitigare l'ansia di chi sa cosa è il cemento,cosa portano i soldi arrivati non per lo sviluppo ma per l'emergenza. Ciò che è tragedia per questa popolazione per qualcuno invece diviene occasione, miniera senza fondo, paradiso del profitto. Progettisti, geometri, ingegneri e architetti stanno per invadere l'Abruzzo attraverso unostrumento che sembra innocuo ma è proprio da lì che parte l'invasione di cemento: le schede dirilevazione dei danni patiti dalle case. In questi giorni saranno distribuite agli uffici tecnicicomunali di tutti i capoluoghi d'Abruzzo. Centinaia di schede per migliaia di ispezioni. Chi avràin mano quel foglio avrà la certezza di avere incarichi remunerati benissimo e alimentati da unsistema incredibile."Più il danno si fa grave in pratica, più guadagni", mi dice Antonello Caporale. Arrivo inAbruzzo con lui, è un giornalista che ha vissuto il terremoto dell'Irpinia, e la rabbia daterremotato non te la togli facilmente. Per comprendere ciò che rischia l'Abruzzo si deve partire proprio da lì, dal sisma di 29 anni fa, da un paese vicino Eboli. "Ad Auletta - dice il vicesindacoCarmine Cocozza - stiamo ancora liquidando le parcelle del terremoto. Ogni centomila euro dicontributo statale l'onorario tecnico globale è di venticinquemila". Ad Auletta quest'anno ilgoverno ha ripartito ancora somme per il completamento delle opere post sisma: 80 milioni dieuro in tutto. "Il mio comune ne ha ricevuti due milioni e mezzo. Serviranno a realizzare leultime case, a finanziare quel che è rimasto da fare". Difficile immaginare che dopo 29 anniancora arrivino soldi per la ristrutturazione ma è ciò che spetta ai tecnici: il 25 per cento delcontributo. Ci si arriva calcolando le tabelle professionali, naturalmente tutto è fatto a norma dilegge. Costi di progettazione, di direzione lavori, oneri per la sicurezza, per il collaudatore. Sisale e si sale. Le visite sono innumerevoli. Il tecnico dichiara e timbra. Il comune provvede soloa saldare.Il rischio della ricostruzione è proprio questo. Aumenta la perizia del danno, aumentano i soldi,gli appalti generano subappalti e ciclo del cemento, movimento terre, ruspe, e costruzioniattireranno l'avanguardia delle costruzioni in subappalto in Italia: i clan. Le famiglie di camorra,di mafia e di 'ndrangheta qui ci sono sempre state. E non solo perché nelle carceri abruzzesi c'è ilgotha dei capi della camorra imprenditrice. Il rischio è proprio che le organizzazioni arrivino aspartirsi in tempo di crisi i grandi affari italiani. Ad esempio: alla 'ndrangheta l'Expo di Milano, ealla camorra la ricostruzione in subappalto d'Abruzzo.L'unica cosa da fare è la creazione di una commissione in grado di controllare la ricostruzione. Il presidente della Provincia Stefania Pezzopane e il sindaco de L'Aquila Massimo Cialente sonochiari: "Noi vogliamo essere controllati, vogliamo che ci siano commissioni di controllo...". Qui irischi di infiltrazioni criminali sono molti. Da anni i clan di camorra costruiscono e investono. E per un bizzarro paradosso del destino proprio l'edificio dove è rinchiusa la maggior parte di bossinvestitori nel settore del cemento, ossia il carcere de L'Aquila (circa 80 in regime di 416 bis) èrisultato il più intatto. Il più resistente.I dati dimostrano che la presenza dell'invasione di camorra nel corso degli anni è enorme. Nel2006 si scoprì che l'agguato al boss Vitale era stato deciso a tavolino a Villa Rosa di
 
Martinsicuro, in Abruzzo. Il 10 settembre scorso Diego Leon Montoya Sanchez, ilnarcotrafficante inserito tra i dieci most wanted dell'Fbi aveva una base in Abruzzo. Nicola DelVillano, cassiere di una consorteria criminal-imprenditoriale degli Zagaria di Casapesenna erariuscito in più occasioni a sfuggire alla cattura e il suo rifugio era stato localizzato nel Parconazionale d'Abruzzo, da dove si muoveva, liberamente. Gianluca Bidognetti si trovava qui inAbruzzo quando la madre decise di pentirsi.L'Abruzzo è divenuto anche uno snodo per il traffico dei rifiuti, scelto dai clan per la scarsadensità abitativa di molte zone e la disponibilità di cave dismesse. L'inchiesta Ebano fatta daicarabinieri dimostrò che alla fine degli anni '90 vennero smaltite circa 60.000 tonnellate di rifiutisolidi urbani provenienti dalla Lombardia. Finiva tutto in terre abbandonate e cave dismesse inAbruzzo. Dietro tutto questo, ovviamente i clan di camorra.Sino ad oggi L'Aquila non ha avuto grandi infiltrazioni. Proprio perché mancava la possibilità digrandi affari. Ma ora si apre una miniera per le imprese. La solidarietà per ora fa argine ad ognitipo di pericolo. Al campo del Paganica Rugby mi mostrano i pacchi arrivati da tutte le squadredi rugby d'Italia e i letti allestiti da rugbisti e volontari. Qui il rugby è lo sport principale, anzi losport sacro. Ed è infatti la palla ovale che alcuni ragazzi si lanciano in passaggi ai lati delle tende,che mi passa sulla testa appena entro. Ed è dal rugby che in questo campo sono arrivati moltiaiuti. La resistenza di queste persone è la malta che unisce volontari e cittadini. È quando tirimane solo la vita e nient'altro che comprendi il privilegio di ogni respiro. Questo è quello checercano di raccontarmi i sopravvissuti.Il silenzio de L'Aquila spaventa. La città evacuata a ora di pranzo è immobile. Non capita mai divedere una città così. Pericolante, piena di polvere. L'Aquila in queste ore è sola. I primi pianidelle case quasi tutti hanno almeno una parte esplosa.Avevo un'idea del tutto diversa di questo terremoto. Credevo avesse preso soltanto il borgostorico, o le frazioni più antiche. Non è così. Tutto è stato attraversato dalla scossa. Dovevovenire qui. E il motivo me lo ricordano subito: "Te lo sei ricordato che sei un aquilano..." midicono. L'Aquila fu una delle prime città anni fa a darmi la cittadinanza onoraria. E qui se loricordano e me lo ricordano, come un dovere: presidiare quello che sta accadendo, raccontarlo.Tenere memoria. Mi fermo davanti alla Casa dello studente. In questo terremoto sono mortigiovani e anziani. Quelli che a letto si sono visti crollare il soffitto addosso o sprofondare nelvuoto e quelli che hanno cercato di scappare per le scale, l'ossatura più fragile del corpo d'un palazzo.I vigili del fuoco mi fanno entrare ad Onna. Sono fortunato, mi riconoscono, e mi abbracciano.Sono sporchi di polvere e soprattutto fango. Non amano che si ficchino i giornalisti dappertutto :"Poi li devo andare a pescare che magari cade un soffitto e rimangono incastrati" mi dice uningegnere romano Gianluca che mi fa un regalo che avrebbe fatto impazzire qualsiasi bambino,un elmetto rosso fuoco dei Vigili. Onna non esiste più. Il termine macerie è troppo usato. È comese non significasse più nulla. Mi segno sulla moleskine gli oggetti che vedo. Un lavabo finito aterra, un libro fotocopiato, un passeggino, ma soprattutto lampadari, lampadari, lampadari. Inverità è quello che non vedi mai fuori da una casa. E invece qui vedi ovunque lampadari. I piùfragili, gli oggetti che per primi hanno dato spesso inutilmente l'allarme del terremoto. È una vitaferma e crollata. Mi portano davanti la casa dove è morta una bambina. I vigili del fuoco sannoogni cosa. "Questa casa vedi, era bella, sembrava ben fatta, invece era costruita su fondamentevecchie". Si è fatto poco per controllare...
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