In particolare, io e Kundalini eravamo colleghi di studi. Frequentavamo la stessa facoltàuniversitaria, anche se io lavoravo nello stesso tempo, sia pure saltuariamente, per potermi megliomantenere. Il mio primo sentimento nei suoi confronti era stato una sorta di ammirata invidia, mistaa curiosità e seguita da una immediata attrazione. Come capita in questi casi, me ne innamorai presto, e questo secondo sentimento fu per un certo tempo reciproco. Si trattò del periodo più felicedella mia gioventù, sebbene non mancassero fra noi divergenze, discussioni e anche litigi. Mi resi peraltro conto che Kundalini era una amante deliziosa, istintiva e appassionata. Il che nullasottraeva al desiderio della sua compagnia; anzi, accresceva molto il suo fascino.* * *Passarono altri anni. Le lettere di Kundalini si diradarono, con mio dispiacere e realisticarassegnazione. Lei era di nuovo partita, questa volta per il Nord-America, con una borsa di studio per il perfezionamento e per la ricerca. Cominciai a ricevere qualche cartolina ogni tanto dallaCalifornia, dove in seguito ella aveva trovato lavoro in una industria di elaboratori elettronici e programmi informatici. Poche righe di notizie a carattere personale, sempre più vaghe. Qualcheriferimento estemporaneo alla sua attività, con particolare riguardo all'Intelligenza Artificiale.Quasi che io non avessi potuto più capire i suoi nuovi interessi, nonostante gli studi in comune, cosìtagliato fuori dal mondo e rimasto indietro nel congegno a tempo del progresso: non quello socialee civile, che aveva impietosamente illuso la mia generazione, bensì quello scientifico e tecnologico,che trionfava ormai su tutto l'orizzonte, non senza sinistri riverberi nel chiuso della mia cellainteriore. Né potei fare a meno di notare, in calce a tale metamorfosi, che la già "mia" Kundalini eratornata a firmarsi con il suo vero nome: quasi a prendere le distanze dalle esperienze giovanili, per conseguire una sua piena identità.A maggior ragione fui sorpreso, quando ricevetti – dopo un lungo silenzio – una sua missivadall'Europa, puntualmente al corrente degli scarsi eccezionali eventi della mia esistenza. "Miocaro," comunicava laconica la lettera, con la sua inconfondibile calligrafia fortemente obliqua,"sono tornata di recente, per cercare di impiantare qui da noi una attività di lavoro produttiva. Hosaputo, da comuni amici, di una tua prossima 'licenza per buona condotta'. Vengo a prendertiall'uscita del carcere, nel giorno e all'ora previsti. Tua, Alice".3
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