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VIAGGIO NELLE AMERICHE(1966)
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È da pazzi disputare sul pugilato al
Madison Square Gar-den
di Nuova York mentre si assiste a un combattimentomondiale fra bianco e negro. Eppure Sam Gibbon m’inducea simile follia. Sam è un barbuto scrittore americano, famosoumorista. Barba alla Hemingway, ma bionda. Avrà trenta-cinque anni, forse meno. Lavora per un giornale e il direttorelo spedisce qua e là: deve far sorridere i lettori da ogni dove.Se ne lagna:- Come sorridere di due che si pestano?Parla un po’ l’italiano, un italiano che colma il mio inglesee così mi trascina a disputare sul pugilato. Dice:- Due omaccioni che si prendono a pugni in faccia stoma-co fegato, testate rompizigomi e sovraccigli, sangue da naso bocca orecchie, speranza che l’altro cada svenuto e ogni tantomuore.Ho trasvolato l’Atlantico per veder combattere due spac-camascelle e dovrei darti ragione, Sam? Mi piace il pugilato,ho diretto un quindicinale di pugilato, né intendo giustificar-mi, benché facile. Sam, tutti ci diamo botte, anche tu com- batti col direttore. Chi non combatte non campa. Sei maistato sul ring, Sam? In pugno i guantoni e l’avversario difronte? Se non hai animo, se non hai coraggio e acume, sei perduto. È la lotta antica, la prima, quella che ci ha fatto. Sela neghi, non capisci l’uomo.- Guarda, guarda. Urla, indicando un paradenti scappatodalla bocca del negro e finito a terra. Ha creduto che la chio-stra fosse uscita intera intera. Mi soffia all’orecchio, mentresuona il gong:- Venti secoli di cristianesimo...Sbuffo. Venti secoli di cristianesimo, venticinque d’ebrai-smo, dodici d’islamismo, trenta di buddismo, quaranta d’in-2
 
duismo. E poi? Noi cristiani siamo quelli che meglio si tru-cidano da due millenni. Abbiamo il primato. Anzi, siccomeun cristiano solo, con la spada, si stancava a sbudellare uomi-ni donne bambini e arrivato a trenta era sfinito, abbiamo as-sai migliorato il sistema e adesso, con l’atomica, non si fa piùfatica: si preme un pulsante e se ne ammazza un milione.- Sai Sam, che ti dico? Non solo mi piace il pugilato, magusto anche la lotta dei galli. Ricordo, alle Canarie...- Oh, no!Mi fissa e l’orrore gli s’allarga in faccia, un orrore che lospinge a guardare altrove, magari agli spaventi del quadrato. Non fare quella faccia, Sam. Hai domandato l’opinionedel gallo? Sai come hanno ammazzato il pollastro che stai di-gerendo? Gli hanno torto lungamente il collo (altro che le no-stre artrosi cervicali), poi col coltello gli hanno reciso la vena,dissanguandolo moribondo stilla a stilla. Beato il gallo com- battente che, rapito dalla lotta, d’un sol colpo è ucciso dal ri-vale. Senza guardarmi, mormora disgustato:- Tu, tu che scrivi di santi e di saggezza...O Sam, gallofago, mi distrai dal combattimento e me nerovini il sapore. Altro gong. Scrivo spesso di saggi e santi, èvero. Chi più di loro combatte? I santi contro le potenze ma-ligne, i saggi contro le stupidità umane. Le mie, certo, maanche le tue: diciamo le nostre stupidità.Ride e mi dà una pacca sulla spalla. Atletico com’è, per  poco non la sloga. Finisco addosso alla vicina e Sam me la presenta: è Essy Mills, redattrice mondana, sa tutto di tutti.Capelli neri, lunghi, lisci. Viso un po’ strano. Un antenato dicolore? Pelle abbronzata, bocca grande ma nasino delizioso.Mi saluta in francese. Alta, esile, incantata.A questo punto chi avrebbe detto che proprio lì avrebbetrovato giustificazione il mio impulso di venire in America,3
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