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L'Erede di Morgana

L'Erede di Morgana

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L'Erede di Morgana

Length:
358 pages
9 hours
Publisher:
Released:
Apr 13, 2015
ISBN:
9781507106709
Format:
Book

Description

Prima parte di una serie giunta al quindicesimo volume.

Una giovane ribelle vede la propria vita scombussolata da una misteriosa eredità, per cui scopre che la madre le aveva nascosto la sua vera identità, e che lei stessa è la discendente diretta della strega Morgana, di cui riceve tutti i poteri.

Insoliti supporti la aiuteranno ad adattare a questo nuovo mondo, in cui tutto è strano e magico. Ma non tutti la aspettano con buone intenzioni…

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Apr 13, 2015
ISBN:
9781507106709
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L'Erede di Morgana - Louis Desmarais

1- Incubo

Spaventata come non mai, Lily corre con tutte le proprie forze urtando qualsiasi cosa. Neanche se ne rende conto, per quanto è terrorizzata nel profondo dalla nube arancione dietro di lei, e l’istinto di sopravvivenza le grida a squarciagola di allontanarsi il più velocemente possibile, trovandosi in grave pericolo, ma un nuovo sguardo carico di terrore alle sue spalle la fa inciampare prima di cadere pesantemente sulla schiena.

In quel momento lampi striano il centro di quella maledetta foschia, che subito si condensa in una terrificante creatura arancione simile a un grosso gatto dalla pelle di serpente e la testa di coccodrillo. Le sue ali battono l’aria con potenza e sollevano polvere.

– «Oh! E che cos’è? Un piccolo drago? Impossibile…non esiste nella realtà!» –

Tenta di rialzarsi in fretta per fuggire quell’infernale demone alato.

Troppo tardi.

L’animale dalle narici fumanti volteggia già su di lei con le zanne ben in vista. Occhi rosso sangue fissano colei che comprende con orrore che la sua ultima ora è iniziata già da più di cinquantanove minuti.

Il drago accenna un sadico sorriso prima di sputarle un torrente di fuoco in viso, ricoprendola per intero di fiamme più intense di quelle dell’inferno. D’istinto, la giovane tenta di proteggersi con le braccia.

Sforzi vani.

Può solo urlare, e urlare ancora.

– «Smettila di gridare, Lily! Svegliati! Hai avuto un altro incubo!» –

Gli occhi castano chiaro della giovane addormentata si spalancano prima di richiudersi sotto l’intensa luce circostante.

– «Ah…era solo un sogno…Ma stavolta sembrava così reale, Geneviève» –.

– «E che cosa hai sognato che ha svegliato pure me?» –

– «Un drago mi faceva arrosto nelle fiamme dell’inferno, per colazione!» –

Divertita, Geneviève si trattiene a fatica dal ridere a crepapelle.

– «Almeno, questo sogno non si realizzerà mai» –.

– «Sarà uno dei primi in due anni…» –

Geneviève sa che il fuoco del drago ha fatto tornare in mente all’amica il funesto incidente avuto proprio con la sorella, da meno di due anni.

Era il primo sogno di Lily diventato realtà.

Un grave silenzio invade la stanza. Lily stringe la testa tra le mani, in preda ad un intenso dolore. Geneviève sogghigna di nuovo, anche se non si trova in condizioni migliori dell’amica.

– «È normale che i capelli ti facciano male dopo il giro che abbiamo fatto ieri!» –

Lily distingue la propria minuscola camera mansardata, con i muri inondati dal sole tappezzati di scatole di cartone.

– «Che ci facciamo qui? Ero con un bel tipo, ieri sera. Non avrei mai pensato di tornare a dormire a casa» –.

– «Questo doveva essere prima di crollare sul pavimento della discoteca, sbronza come non ti avevo mai vista prima. Ti sei fatta in continuazione tutta la sera. L’occasione buona per non drogarsi più. Immagina il risultato, bella mia!» –

La giovane cerca un attimo dentro la memoria annebbiata.

– «Vero, ma il bel ragazzo che era con me…il giocatore di hockey dalle braccia grosse…non mi ricordo più come si chiama» –.

– «Sébastien!» –

Lily si accascia sul cuscino. I capelli castani con le meches rosse scompigliati le nascondono il viso. Non si prende neanche la briga di spostarseli.

– «Ah vero! E dire che pensavo che mi sarei ricordata tutta la mia vita dalla festa dei miei diciott’anni…Mi ricordo appena l’indomani mattina!» –

– «Quindi, non sai che è stato Ernesto a riportarti qui e che era anche lui tanto ubriaco che ha dormito con noi?» –

Preoccupata, Lily solleva le lenzuola. Si rende conto che lei e la sua complice hanno ancora addosso la biancheria intima.

– «Ah…Per un istante ho pensato che non fosse tanto gay quanto lo dà a vedere. Ma… dov’è?» –

– «Non ne ho idea. Ci siamo svegliati nello stesso momento per il tuo maledetto incubo!» –

Lily dà un’occhiata al cellulare.

– «Quasi le nove… Non dovevi andare a colazione per un’importante chiacchierata politica di…» –

– «Ah! L’avevo dimenticato! Devo andare!» –

Geneviève s’infila i vestiti del giorno prima senza perdere neanche un secondo. Si dà qualche colpo di spazzola quasi a caso, per sistemare i ciuffi ribelli che tradiscono la notte movimentata.

Lily si accascia sul cuscino che la chiamava a gran grida.

– «Buona giornata, Gen» –.

– «Torno per aiutarvi a finire le scatole questo pomeriggio… Ops! Stasera tardi o domani mattina molto presto – si corregge la bionda precipitandosi sulle scale. – Dovrei avere un’altra riunione stasera… Ma non c’è niente di confermato ancora» –.

La porta d’ingresso sbatte con fracasso. Un potente motorino si allontana in un lungo stridio di gomme.

– «Le stacco la testa!» –, sbraita una donna al pianterreno.

Quel dolce commento strappa un sorriso a Lily che fatica a riaddormentarsi. Ha sempre in mente quel sogno inquietante e dopo qualche giro su se stessa, decide che è meglio prepararsi per la lunga giornata.

Ma il primo caffè stamattina aspetterà che mamma si sia un filo calmata. Devo prepararmi per il passaggio di cintura, questo pomeriggio. Avrò finalmente la mia cintura nera… Ho faticato tanto per questo!

Lily s’infila solo la tuta larga. Un veloce sguardo allo specchio le restituisce un’immagine spaventosa. Le occhiaie e i capelli come un gomito di lana, da una spalla all’altra, le fanno storcere il naso.

Non posso farci niente con una faccia del genere senza una buona doccia…

La giovane comincia le proprie mosse di karate mattutine come meglio può. Le scatole sparse un po’ dappertutto le fanno molto male. Bussano alla porta nel momento in cui aveva appena deciso di abbandonare i propri esercizi per andare a prepararsi un caffè molto forte. Li avrebbe ripresi nel cortile posteriore.

– «Posso entrare, Lily?» –

2- Buon compleanno!

Lily sorride alla voce maschile dal tono di baritono. La giovane apre subito, sorprendendo il colosso dai cortissimi capelli neri. Ha in mano, davanti a lei, un regalo mal confezionato. Passato il momento di stupore, tende le braccia con un volto davvero gioioso.

– «Buon diciottesimo, piccola! Sei ufficialmente una donna oggi…e lo sai che ho due tre amici che non aspettavano altro» –.

– «Li conosco tutti, i tuoi stupidi amici, zio Mario…e sai molto bene quello che penso di loro!» –

– «Sì… Ah poi, Jimmy è uscito dall’ospedale ieri. Mi ha detto di dirti che si scusa per tutto e io l’ho… Diciamo che l’ho convinto che sarebbe meglio non sporgere denuncia per percosse e ferite» –.

Lily rimane un istante immobile prima di aprire il regalo.

– «Mi ha cercata e mi ha trovata! Adesso sa che quando una ragazza dice no!, dice veramente no!» –.

Il volto di Lily diventa raggiante non appena scorge una parte del regalo.

– «Un iPod? Grazie, zio Mario! Avevo giusto perso il mio!» –

– «Lo so…» –

L’uomo abbassa la testa. Lily mostra allo zio un mezzo sorriso prima di dargli un bacio sulla guancia, stando però sulle punte dei piedi. Si lancia sulle scale, seguendo gli aromi vellutati del caffè appena preparato.

Appena arrivata al piano terra, ricolmo anch’esso di scatole, le si pianta davanti la madre. I suoi occhi blu scuri cercano quelli della figlia che pensa solo a squagliarsela. La giovane osa alzare lo sguardo verso la signora un po’ più grande di lei. Il volto furioso sotto i corti capelli scuri non annuncia niente di buono.

– «Che cos’è questa storia di rientrare alle tre del mattino, ubriaca fradicia, svegliando tutti gridando e ridendo come una deficiente? Mi ero messa a letto alle due a causa delle mie indagini!» –

Lily afferra la propria testa con tutte e due le mani.

– «Non di mattina, mamma… Sii gentile per una volta e lasciami almeno prendere il caffè prima di sgridarmi!» –

– «Peggio ancora, eravate in tre nel tuo letto stamattina! Che cos’è questa pazzia? Non sapevo che ci fosse un bordello qui!» –

La madre furiosa si calma un po’, ma riprende dopo aver respirato a più riprese.

– «Non ti ho cresciuta certo in questo modo!» –

La giovane alza degli irascibili occhi verso la madre.

– «Vero che non mi hai cresciuta in questo modo, mamma… Perché non hai mai avuto il tempo di crescermi! Il tuo cavolo di lavoro d’ispettore di polizia è sempre stato più importante di me. Adesso, spostati… Ho bisogno di un caffè!» –

Aggira la madre che rimane paralizzata davanti a quella replica assassina.

– «E grazie ancora per avermi augurato un così bel "buon compleanno, figlia mia bella cui voglio tanto bene!» –

Viviane Dimirdini torna di corsa nella propria camera. Con rabbia si passa la fodera della pistola attorno ai fianchi prima di ficcarci l’arma. Una pesante borsa contenente caricatori pieni le pende all’estremità del braccio mentre apre la porta per uscire.

– «Torno fra un’ora!» –

Lily sorride sentendo lo sbattere della porta.

Mamma è arrabbiata e se ne va di nuovo al poligono a spaccare i bersagli… Probabilmente immaginandosi la mia testa… Sarebbe nel suo stile…

La porta d’ingresso si apre di nuovo sul tenente, furiosa.

– «Mario! Viene a darmi una mano! Questo cavolo di catorcio non parte, come al solito!» –

La madre ritorna subito fuori, seguita da Mario. Lily risale verso la propria camera, ma la suoneria dei messaggi del suo telefono la ferma in pieno slancio. Ridiscende di corsa a cercare la borsetta penzolante vicino alla porta.

Dopo aver facilmente spinto il vecchio trabiccolo, che parte dopo qualche metro, l’imponente italiano torna verso casa con il consueto passo lento.

Ops… Tornerà in tempo per portarmi in palestra?

Ferma lo zio non appena questi richiude la porta.

– «Mario, ma se mamma non torna prima delle undici, mi potresti portare alla scuola di karate?» –

– «Tornerà…» –

– «Sai molto bene che ha l’abitudine di scordarsi di me… Soprattutto quando è così furiosa come lo è adesso!» –

Lo zio si ricorda parecchi aneddoti del genere. Afferma che aspetterà il ritorno della madre prima di andarsene. Lily lo ringrazia con un altro bacetto.

In camera, estrae il telefono dalla borsetta, ma qualcosa attira la sua attenzione.

Un biglietto da visita? Ma che cosa… Ah sì, mi ricordo…

Un signore ben vestito l’aveva abbordata in mezzo alla pista. Pensava volesse provarci. Non aveva nulla in contrario, era carino, ma le aveva dato invece il biglietto. Aveva persino insistito più volte perché lei chiamasse quel numero la mattina stessa… E se n’era andato com’era venuto.

Notaio James Evergreen… E chi è?

Lily gira il biglietto. C’è un numero scritto a penna.

Ah sì… Dovevo chiamare questo numero, come mi aveva anche detto.

Lo chiamo o non lo chiamo? Questo è il problema…

3- Un usciere

Lily ripete dentro di sé quella frase un po’ di volte, e decide invece di rispondere alle decine di messaggi che le augurano buon compleanno. Una volta finito, il suo sguardo ritorna sul biglietto da visita poggiato sul comodino. Compone il numero scarabocchiatovi. Una voce maschile molto posata risuona dall’altra parte.

– «Io… io chiamo perché qualcuno mi ha chiesto di chiamarla, signore» –.

– «Buongiorno, signorina Dimirdini. Io stesso ho chiesto a mio nipote Victor di mettersi in contatto con lei non appena avesse compiuto ufficialmente diciott’anni» –.

È vero, era circa mezzanotte quando è venuto da me. Stavamo per iniziare a ballare.

– «Vorrei incontrarla nel mio ufficio il prima possibile, signorina… Potrebbe essere qui fra meno di un’ora?» –

La giovane visualizza l’indirizzo sulla carta.

– «Mi sembra difficile. Sono a piedi e il suo ufficio è dall’altra parte della città!» –

– «Posso mandare qualcuno a prenderla, se lo desidera» –.

Aspetta, aspetta, aspetta!

– «E che ci vengo a fare nel suo ufficio?» –

– «Viene a ricevere un’eredità, signorina» –.

– «Un’eredità? Nessuno è morto nella mia famiglia!» –

Breve silenzio. Lily attende. Il cuore le batte forte senza che lei sappia perché.

– «Potremmo passare a prenderla in una ventina di minuti, signorina?» –

Un’eredità… Ma di chi? Un tipo con cui sono andata a letto e che ho dimenticato? Possibile… Forse era il periodo in cui prendevo roba pesante e non mi ricordo metà di quelle serate!

– «Un’eredità…» –

Sul volto della giovane, ormai sveglia del tutto, si delinea un ampio sorriso.

– «Ha il mio indirizzo, signore?» –

– «Ovviamente. Devo dedurre quindi che accetta che la veniamo a prendere a casa?» –

Questo vuole veramente che abbia la mia eredità!

– «Nessun problema! Vi aspetto!» –

Riagganciano dopo alcuni convenevoli. Lily incrocia la sua immagina nello specchio.

Venti minuti? Wow… Ma ti sei vista? Non avrò mai il tempo di fare una doccia e prepararmi in venti minuti!

Lily si passa i capelli sotto l’acqua. Si lava la faccia di fretta prima di risalire a tutta velocità in camera sotto lo sguardo sospettoso dello zio.

– «Esci?» –

– «Sì. Me ne vado da un notaio, subito» –.

– «Perché?» –

– «Non ci ho capito tanto, ma mi ha parlo di un’eredità… Allora è sicuro che ci vado!» –

La giovane termina di sistemarsi mentre bussano alla porta.

Un uomo parcheggia una Jaguar nera d’epoca di fronte all’indirizzo indicato sul plico del notaio. Sta cercando una giovane ereditiera. La casa, che doveva essere elegante in un’epoca più gloriosa, presenta il cartello di un agente immobiliare al centro di un cortile, in evidente stato di abbandono.

L’usciere estrae un fascicolo da una cartellina. Consulta l’orologio dell’auto che indica le nove e trenta e annota l’ora esatta sul diario. Esamina lo spazio circostante e aspetta che un rumoroso gruppo di ragazzi lo superi. La lunga esperienza all’ufficio riscossione imposte gli ha insegnato a essere sempre prudente. Una volta considerato il passaggio sicuro, si dirige verso la porta della casa maltenuta. Dopo qualche respiro di concentrazione, suona.

Lily apre con il caffè in mano.

– «Chi è?» – fa una voce maschile dietro la giovane.

– «Buongiorno signorina. Albert Boisvenu, usciere per conto di…» –

La giovane fa un passo indietro verso l’interno senza lasciar all’uomo il tempo di completare la frase. Usa la mano libera per amplificare la voce.

– «È un usciere, Mario!» –

Immediatamente, pesanti rumori di corsa precedono una porta che sbatte sul retro della casa. La giovane accenna un mezzo sorriso all’uomo impassibile davanti a lei.

– «Se è venuto per Mario, credo se lo sia lasciato sfuggire!» –

– «Non sono venuto per nessuno chiamato Mario, ma per…» –

– «Me?» –

– «Se lei è Lily Dimirdini, la risposta è sì – rispose l’uomo, divertito per la reazione della giovane. – Il notaio James Evergreen mi ha chiesto di accompagnarla al suo ufficio. Sarò dunque il suo autista autorizzato stamani» –.

Lily prende la borsetta per poi seguirlo fino alla vecchia auto inglese. L’uomo le apre gentilmente la porta posteriore. Esita solo un secondo prima d’infilarsi nell’auto, sorprendente per il gran lusso e l’impeccabile pulizia. Di contro, si stupisce che siano separati da uno spesso finestrino. Si mettono per strada non appena l’uomo prende posto al volante.

Mario spia l’usciere dal cortile del vicino. Si sorprende come la nipote segua l’uomo fino all’auto dove prende posto. Nel panico, telefona alla sorella.

– «Viviane, un usciere è appena passato a prendere Lily!» –

– «Dove stanno andando?

– «Non ne ho la minima idea. Non sono ancora partiti» –.

– «Seguili! Ti raggiungo fra dieci minuti» –.

L’italiano cerca di farsi piccolo piccolo. Aggira alcune auto per non farsi vedere e salta nella sua per seguire la vecchia Jaguar.

Lily accarezza la pelle dei sedili. Sorride prima di stiracchiarsi come un gatto. L’usciere si è accorto che la giovane stava guardando dappertutto.

– «Ha dimenticato qualcosa, signorina?» –

– «No. Sto guardando e basta» –.

L’uomo sogghigna.

– «Prema il pulsante rosso se desidera parlarmi, poiché la parte posteriore è insonorizzata» –.

Lily obbedisce alla consegna.

– «No. Non ho dimenticato niente a casa. Sa chi è morto?» –

– «Io… credo che debba chiedere al notaio su quest’argomento, signorina» –.

La giovane, frustrata dalla risposta, si appoggia sul sedile.

– «Posso semplicemente assicurarle che riceverà presto una piacevole sorpresa!» –

Lily rimane delusa di non saperne di più su quel che l’attende. Attraversano la città in silenzio. La giovane tenta invano di contattare l’amica in riunione.

L’auto si ferma di fronte un vecchio edificio, che impone un certo rispetto con la magnifica facciata di pietre lavorate.

– «Siamo arrivati, signorina. Qui riceverà la sua piacevole sorpresa» –.

4- Usciamo!

Lily apre l’imponente porta d’ingresso del palazzo. Senza sapere perché, esita prima di varcare la soglia. Un veicolo, coperto da un nugolo di fumo, si ferma dall’altra parte della piccola strada.

Mario? Ma che ci fa qui?

La giovane abbassa le spalle.

Mi ha seguita. Mamma deve averglielo chiesto!

Ignorando quell’ulteriore sguardo da parte della madre nei suoi confronti, penetra nell’edificio. L’interno del palazzo, in cui si raggruppano alcuni uffici, rigurgita di pannelli di legno uno più impressionante dell’altro. La portineria è ornata in marmo. Una gioviale signora in età avanzata si alza al suo arrivo. Il volto le si ricopre di gioia non appena scorge la giovane.

– «Oh… Buongiorno, signorina Mor… Dimirdini. Il notaio Evergreen è stato trattenuto da un’altra parte. Dovrebbe arrivare a breve. Se vuole accomodarsi… Un caffè?» –

Lily accetta di buon cuore la proposta prima di sedersi. Pensa alla futura eredità e sogghigna. La giovane

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