Vado, ma poi torno by Davide Barigelli by Davide Barigelli - Read Online

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Vado, ma poi torno - Davide Barigelli

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PROLOGO

Come ogni mattina venni svegliato da quella dolce e calda voce accompagnata dalla sua tenera mano che pacatamente mi toccava la spalla, con le sue dita così delicate che sembravano quelle di una suonatrice di arpa mentre pizzica voluttuosamente le corde; si, mi svegliavo felice di poter vedere ancora i suoi grandi occhi nocciola scrutare il mio viso e stamparmi un sorriso che valeva più di ogni squillante Buongiorno. Cosa potevo chiedere di meglio?

Oggi poi la giornata aveva un gusto ancora più particolare, l’orologio sul comodino segnava le 8 del 05/04/2014 ed era il primo week-end di Aprile, quando la Primavera ormai inizia a farsi strada tra lo sbocciare degli alberi e il pettinarsi dell'erba e per me, da tempo ormai, questo week-end rappresentava l'appuntamento clou di tutto l'anno... immancabile, per niente al mondo avrei potuto rinunciarci, del resto erano ormai 22 anni filati che ci ritrovavamo, come pazzi, al solito posto per trascorrere quello che avevamo, con il tempo, battezzato come il nostro ritiro...

Certo con gli anni era sempre stato tutto più difficile, complicato, ma tra acrobazie e peripezie eravamo riusciti a mantenere immacolato questo nostro appuntamento e anche oggi, nonostante tutto, ero pronto a partire e mi dovevo sbrigare dato che, di lì a poco, mi sarebbero passati a prendere...chi?

Alessandro Sartori, Giacomo Zellini e Tommaso Donato; le tre persone con cui ho vissuto le avventure più belle, attraversato i momenti più tristi, affrontato le scelte più difficili, superato gli ostacoli più grandi, condiviso le gioie più indescrivibili...e pensare che iniziò tutto così, per caso, 22 anni fa, tra i banchi di scuola...

CAPITOLO I

Ehi Jack, Tommi, Nick facciamo una scommessa...se prendo 6 nel compito di mate il prossimo week-end lo passiamo insieme nella vecchia casa di mio nonno, ci state?

La proposta era di quelle irrealizzabili: mai Alessandro aveva preso nell'arco dell'anno, ed ormai eravamo arrivati agli inizi di Aprile, una sufficienza in matematica e non poteva essere stato proprio capace di riuscirci in quest'ultima complicata verifica che avevamo fatto, incentrata completamente sulla trigonometria, argomento intricato e odiato da generazioni di alunni del liceo; ed è per questo che ovviamente tutti e tre avevamo accettato la scommessa, consapevoli di poter passare l'ennesimo week-end nella solita discoteca a caccia di ragazze, visto le grandi doti matematiche del nostro piccolo genietto.

Allora pronti per il week-end? Anche se è arrivata la Primavera portatevi qualche bella maglia pesante che fa ancora un po' freddino nella casa... - non avevo mai visto Ale così certo di aver fatto bene il compito come quel venerdì, era in ansia di avere i risultati e di vincere la sua scommessa impossibile.

Si, io son così pronto che già mi son organizzato con un paio di ragazze per vederci alla solita discoteca...la Silvia la becco prima, poi quando va via, tanto è piccolina, passo alla seconda, la Giulia...non vedo proprio l'ora di spassarmela questo week-end.

Dai Tommi, sei sempre il solito...nemmeno un pizzico di fiducia per il povero Ale, del resto lui e la matematica sono così affiatati...ah ah ah.

Anche Jack, col suo solito fare il simpatico, non la diede a credere ad Alessandro che però questa volta era molto convinto di sé; ecco perché io, invece di rispondere, mi lasciai andare ad una più mesta alzata di spalle in attesa del verdetto, anche se, sotto sotto, bramavo la disco per incontrare quella ragazza che da un po' tenevo d'occhio...

Zellini complimenti, come sempre il migliore: 9.

Donato per te la matematica invece è ancora un'opinione: 3.

Mariani senza infamia e senza lode: 6.

Come sempre io nella matematica ero senza infamia e senza lode, infatti tutte le volte che la prof. di matematica riportava la verifica si divertiva a riconsegnarla commentando singolarmente il risultato e dicendo il voto ad alta voce e anche in questa occasione non si era smentita ma, quasi a volerci fare apposta come se conoscesse la nostra scommessa, aveva lasciato il compito di Ale per ultimo:

Sartori, stentavo quasi a crederci e volevo farci un quadro una volta finito di correggerlo, che sia l'eccezione che conferma la regola?...: 7.

Jack era paonazzo, Tommi aveva gli occhi stralunati, mentre io guardavo Ale come un extraterrestre che tranquillamente ritirava il suo compito senza lasciar trasparire alcuna gioia, del resto lui era convinto di sé e la sua scommessa ci doveva suonare come un campanello d'allarme.

Fregati! Questa volta vi ho proprio fregati tutti e tre...ora non ci aspetta altro che prepararsi a partire domani, subito dopo la scuola e, ricordate: portatevi qualcosa di pesante che potrebbe essere ancora freddino...non fatevi ingannare dal sole queste le uniche parole di Ale, prima del suono della campanella all’ultima ora, dopo aver riconsegnato le verifiche alla prof.

CAPITOLO II

Mi incamminai come sempre a piedi verso il tragitto di casa percorrendo la solita strada con la testa che mi frullava di pensieri, effettivamente, anche se maggiorenne, non mi ero mai trovato a dover chiedere a mia madre il permesso per passare il week-end fuori e non mi immaginavo che cosa mi avrebbe risposto.

Effettivamente a casa, da una decina di anni, eravamo rimasti solamente noi 3: io, la mamma e Gaia, la mia sorellina che stava facendo l'ultimo anno delle scuole medie; mio padre se n'era andato dopo anni di litigi e tira e molla con la mamma; un giorno passeggiando insieme in uno dei pochi momenti che mi dedicava della sua vita, dato che per un motivo o per un altro era sempre indaffarato con il lavoro, mi confidò che proprio per lavoro aveva scelto di andare in Australia, ma che si sarebbe trattato solamente di un periodo limitato, un mesetto e poi sarebbe rientrato: da quel giorno non l'ho più visto né sentito... la mamma qualche tempo dopo mi confidò che il suo sogno, fin da ragazzo, era andare nella terra delle onde per diventare istruttore di windsurf e cavalcare il mare, sentendosi veramente libero. Lei aveva capito che quel suo saluto sarebbe stato l'ultimo, perché nel suo cuore immaginava che lui volesse raggiungere il suo obiettivo, visto che a casa si sentiva come in gabbia e, nonostante avesse due figli, non aveva mai riposto nel cassetto la sua grande passione; lo confesso, ancora oggi ogni volta che penso al suo saluto, ai suoi occhi verdi che bugiardamente mi avevano promesso di tornare, faccio difficoltà a giustificare la sua scelta e non riesco a farmene una ragione, anche se, dopotutto, qualora lo rincontrassi, non potrei fingere con lui e siccome penso che quello che sono lo devo anche alla sua assenza, lo ringrazierei comunque.

Maaa...sono a casa; tra quanto si mangia? C'ho una fame...la scuola è andata normale, c'ha riportato la verifica di mate, il solito 6 senza infamia e senza lode, in generale è andata nella media, per il resto la solita rottura...mi lavo le mani e arrivo...ah dimenticavo, questo week-end vado fuori con Tommi, Ale e Jack...

Ci ero riuscito, le avevo detto tutto e non aveva fiatato, nel frattempo chiusi la porta del bagno per lavarmi le mani; una volta uscito mi recai in cucina adesso mangiamo che poi prendo la borsa e inizio a prepararla che domani partiamo subito dopo la scuola.

Partiamo? Chi? Dove? Quando? E perché? Scusami Nico ti sembra questa la maniera per chiedermi di andare fuori? Sei appena entrato in casa senza salutare, non mi hai detto come è andata la scuola, ti sei rinchiuso in bagno e te ne esci con la borsa perché parti?

Io sinceramente appena entrato ti ho detto tutto...forse non mi hai sentito?!?

Nico sai che quando cucino sono presa e se non mi parli vis-a-vis non capisco...ora è pronto, aiutami a scolare la pasta che poi ci sediamo e mi spieghi un po' questa faccenda...

Il pranzo da sempre è un momento intimo tra me e la mamma, spesso fatto di silenzi, sguardi, incomprensioni, liti, gioie, condivisioni e anche grasse risate, Gaia infatti sin dalle elementari resta a mangiare a scuola e quindi per me quello è comunque il nostro momento: il tempo delle chiacchiere, dei rimproveri, delle piccole e grandi confidenze, dei discorsi seri, ma anche di quelli meno seri, dei confronti e degli scontri, delle ramanzine e delle coccole, delle bugie a fin di bene...

Mamma è una scommessa, non posso non andare, farei una figuraccia con Tommi, Jack e Ale...credimi preferirei anche io passare il week-end qua in città, ma Ale ci ha fregati prendendo la sufficienza nel compito di mate e quindi siamo costretti a mantenere la promessa fatta di trascorrere questi due giorni nella casa che era di suo nonno.

Ma Nico, due giorni fuori, da soli, non ti sembra troppo?

Mamma, non ti preoccupare, non è niente di drammatico, sapremo cavarcela, non credi? Siamo cresciutelli, stai tranquilla che vado, ma poi torno…

Lei mi guardò e fissandomi negli occhi annuì, consapevole che ormai ero grande e non poteva trattenermi, non poteva tarparmi le ali per la sua paura di perdere magari anche l'unico uomo rimasto in casa, il suo ometto, così mi chiamava da quando lui, abbandonandoci, se ne era andato e aveva ferito la mia adolescenza facendomi crescere con la vana speranza di un suo ritorno che piano piano svaniva nel mio cuore.

Finito il pranzo mi ritirai in camera per preparare la mia borsa, del resto dovevo stare fuori un week-end e non avevo bisogno di chissà quante cianfrusaglie da portarmi via, ma la cosa mi entusiasmava, l'adrenalina mi saliva dentro, lo so può sembrare stupido, ma del resto era il mio primo viaggio.

Effettivamente per me, dai tempi della terza media, ogni anno le vacanze scolastiche coincidevano con l'inizio della stagione estiva che passavo interamente ai Bagni Mara a fare il bagnino; tutto era cominciato per gioco e per sfida, infatti alla mamma avevo detto che volevo guadagnarmi qualcosa per aiutarla nelle spese e per potermi comperare quello che volevo senza pesare nel bilancio familiare, allora vivendo a Senigallia ed essendo cresciuto in mezzo al mare, mi era sembrato naturale fare questa esperienza. La mamma ovviamente non era per niente contenta, ma aveva intuito la mia necessità di crescere e di intraprendere questa piccola avventura e allora ne aveva parlato con Elsa, una sua vecchia compagna di scuola il cui marito Alessandro era proprio il proprietario dei Bagni Mara ed era riuscita a convincerlo nel farmi fare inizialmente una prova, per poi essere assunto stagionalmente.

Per me in fondo il mare rappresentava la vita: ero nato in una città di mare, Senigallia la famosa spiaggia di velluto meta delle vacanze di tanti italiani, ma soprattutto di tanti stranieri: tedeschi, olandesi, svedesi, ecc... e le tappe più importanti della mia esistenza, belle o brutte, erano tutte intrecciate e vissute proprio a contatto con il mare: l'abbandono di mio padre, il mio primo bacio, il mio primo lavoro, la mia prima volta...già, tutti ricordi indelebili che avevano segnato il mio cuore e la mia mente.

Di lui non voglio parlare, se non per riempire il grande vuoto che per anni ha lasciato in me e nella mia famiglia, chissà se anche lui ha fatto tutto questo proprio per l'amore verso il mare… ma dico, come può un padre comportarsi da bambino e pretendere che il figlio abbia la comprensione e la maturità che dovrebbe essere di un padre?

Del bacio invece ripensandoci non posso che sorridere, infatti con Giorgia non poteva non essere comica la situazione, del resto io la cercavo solamente per potermi gloriare con i miei amici di aver dato un bacio ad una ragazze e lei, dal canto suo, aveva bisogno di dimostrare alle sue amiche che non era poi così riservata come la descrivevano e quindi quel pomeriggio ci accordammo di uscire insieme per scambiarci il famoso bacio, che ancora rimane negli annali per essere stato il più disgustoso che abbia mai dato. La volli portare al mare, in fondo eravamo a fine Maggio e le giornate erano meravigliose, il sole splendeva e l'aria parlava già di Estate, eravamo ai tempi delle scuole medie, in prima per l'esattezza, e gli ormoni iniziavano a fare i primi capricci. Lei era piacevole, anche se il suo viso era pieno di lentiggini e quegli occhiali grandi le coprivano i suoi occhi azzurri che ben si sposavano con quei boccoli castani, io invece ero il classico monello, intento a divertirmi e giocherellare, che ci era uscito solo per sbrigare una formalità così da potersi annoverare tra quelli della classe che avevano dato il tanto agognato primo bacio. La cornice però era quella da film, del resto la spiaggia di velluto con il suo lungomare ben si presta a queste scene da commedie strappalacrime, peccato che i protagonisti, noi due, eravamo impacciati e maldestri, tanto che i nostri due apparecchi, effettivamente mi ero dimenticato questo piccolo dettaglio nel descriverci, si incastrarono facendoci restare impigliati l’uno all’altra. Una situazione che ci creò un enorme disagio e un imbarazzo tali che, una volta scastrati, continuammo a passeggiare senza rivolgerci parola decidendo poi, in comune accordo di sguardi, che era meglio salutarsi e tornare a casa.

Poi vennero appunto gli anni delle stagioni