Un Cuore di Ghiaccio by Kris Pearson - Read Online
Un Cuore di Ghiaccio
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Summary

Un’appassionante storia d’amore ambientata in Nuova Zelanda.

Kate Pleasance si sta comportando secondo le regole. Matthew McLeod non può dire lo stesso. Lei ha davvero bisogno del lavoro che lui le sta offrendo. Lui desidera l’inaspettata candidata nel suo letto. Ma se Kate fosse una spia inviata dal suo famoso padre? Matthew dovrebbe fidarsi di lei?

Raggiungili nella magnifica ed esclusiva Queenstown, famosa per gli sport estremi. Kate si lascerà andare? E Matthew è davvero l’uomo crudele che vuol far credere?

ATTENZIONE: Contiene un alto e torturato uomo con un super talento tra le lenzuola e in sala riunioni.

Published: Kris Pearson on
ISBN: 9781507158067
List price: $2.99
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Un Cuore di Ghiaccio - Kris Pearson

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Diciannove

Per maggiori informazioni sull’autrice, visitate http://www.krispearson.com/

Un ringraziamento particolare a Philip per le copertine, il continuo sostegno e l’aiuto con il computer.

Copyright © Kris Pearson

Cover design © Robin Ludwig Design Inc

Capitolo Uno

Kate Pleasance scorse verso il basso gli annunci di lavoro online della mattina, e si fermò non appena notò la scritta SUPERDONNA CERCASI. Poteva essere una super donna? Sospirò. Era stata piuttosto super negli ultimi tre mesi!

Non avendo niente da perdere, inviò il suo CV e una lettera di presentazione leggermente sfacciata. Era pronta per una vita diversa—lontana dai tristi ricordi di sua madre, e da tutte le persone e luoghi conosciuti quando stava con Simon. Quest’annuncio era sicuramente diverso—qualcosa che l’avrebbe aiutata a distrarsi—e si trovava anche nel resort montano più famoso della Nuova Zelanda.

*

Non appena scese dall’aereo di linea regionale meno di una settimana dopo, la pungente aria di giugno penetrò nella sua giacca Merino color crema, oltrepassando la sua camicia, fino ad arrivare alla sua pelle. Dall’aereo, Queenstown era apparsa ingannevolmente estiva—cielo blu e limpido—anche se le cime delle montagne erano ricoperte dalla neve. Aveva lasciato sedici gradi a casa, a nord di Auckland. Qui dovevano essere almeno otto.

Osservò la zona degli arrivi, dove altri passeggeri stavano salutando amici e parenti. Charlotte aveva detto che sarebbe venuta a prendere Kate, ma che aspetto aveva Charlotte?

Di sicuro non poteva essere l’anziana signora con il cappello blu. Non aveva sentito una voce tremante tipica di una persona più in là con gli anni al telefono.

Sperava non somigliasse nemmeno alla donna dall’aria stanca con il bambino che non smetteva di urlare—nonostante lei avesse senza dubbio bisogno di compagnia. E certamente non doveva essere come l’uomo bruno e alto con la testa piegata che stava studiando qualcosa. Erano le uniche tre persone che ancora non si erano avvicinate ad alcun passeggero.  Forse Charlotte stava ancora cercando parcheggio? Kate avanzò con risolutezza.

*

Matthew serrò le labbra e sollevò gli occhi dalla foto attaccata al CV. La ragazza con la giacca color crema doveva essere Kate Pleasance. L’immagine ritraeva una giovane donna pallida con scuri capelli raccolti. Fissava con distacco l’obiettivo—cercando di assumere un’aria professionale, lui pensò. Provando a sembrare abbastanza innocua da ottenere accesso in casa sua così da poterlo spiare per il suo spietato padre probabilmente!

Notò in quel momento che fosse insolitamente alta, aggraziata, e i suoi capelli gli ricordarono quello di una pubblicità per lo shampoo—spessi, luminosi, e onde perfette che ricadevano dietro le sue spalle. Le sue dita iniziarono a fremere immaginando quanto i suoi capelli dovessero essere soffici. Stronza senza scrupoli! Il professionale CV di certo non rendeva giustizia alla candidata numero tre. Per il colloquio, aveva intenzione di usare tutto il suo fascino femminile per distrare lui e Lottie.

Le afferrò il braccio quando passò.

«Kate Pleasance?»

*

Kate si voltò, spostando la sua mano. Era chiaro la stesse aspettando se conosceva il suo nome. Allora chi era? E dov’era Charlotte?

Era alto, così lei si rilassò un po’. Odiava essere un metro e ottanta; almeno non doveva guardare dall’alto questo sconosciuto. Ma aveva degli occhi ostili. Blu e minacciosi. Se era venuto a prenderla, perché l’accoglienza sembrava così fredda?

«Matthew McLeod,» disse, allungando la mano.

Voleva che gliela stringesse? O era per prendere il suo bagaglio? Kate mise giù la sua borsa. Lui scelse la sua mano, non la valigia. La sua stretta era calda e ferma—quasi troppo dura. Sempre meglio di un saluto da femminuccia, lei pensò, ricambiando in parte la sua virile stretta di mano.

«Lottie si è fratturata la caviglia questa mattina,» disse. «L’ho lasciata in ospedale. Va bene se torniamo lì?»

Lottie? Charlotte? Kate immaginò. Annuì, cercando di sembrare preoccupata per la donna che non aveva mai incontrato, ma per cui sperava di lavorare.

Matthew prese la sua valigia e indicò le porte del terminal con un cenno della testa. Kate ebbe difficolta a seguire il passo dell’uomo nonostante le sue lunghe gambe.

Il sole invernale era basso e accecante. Notò solamente l’altezza e i capelli scuri del marito di Charlotte finché non si sedettero nel suo enorme SUV grigio metallizzato. Provò a non fissarlo, ma non importava quanto istruisse i suoi occhi a rimanere fissi, loro continuavano a posarsi su di lui.

Aveva un’età tra i trentacinque e i quaranta, una bocca sensuale e un bel sorriso. Una bocca che lei poteva immaginare sollevarsi divertita, ringhiare per il dispiacere, o baciare in maniera divina. Si trovava su un viso duro e segnato con qualche traccia di gentilezza.

Il suo lungo naso doveva essersi fratturato in passato e guarito in modo non proprio perfetto. I suoi capelli erano molto corti come quelli di un militare. Non era un uomo con cui iniziare una lite. Incredibilmente sexy per chi aveva un debole per gli uomini duri e arroganti.

Non era il suo caso. Assolutamente. Era ciò che le disse la sua testa. Ma qualcosa dentro di lei era attratta da quell’uomo, dannazione. Aveva deciso di mettere da parte problemi e sesso. E niente sesso per diversi mesi era sufficiente a far impazzire una ragazza dal desiderio di fronte a un esemplare di maschio come Matthew McLeod. Grazie a Dio era fuori menu.

«È un tipo impacciato?» le lanciò un’occhiata.

«Fa parte del colloquio?» Kate chiese, colta alla sprovvista.

La sorprese ridendo—una profonda risata roca che riecheggiò nel suo animo.

«Be’, ha più spirito delle altre aspiranti. Sono state una delusione. Troppo garbate.»

Lei si concesse un sorriso, e si rilassò leggermente. Non aveva idea di che cosa rispondere.

«No—non fa parte del colloquio,» lui proseguì. «Ma Lottie è goffa. Terribile equilibrio. È scivolata in una pozza questa mattina ed è caduta su una roccia. Ecco il motivo della caviglia fratturata. Probabilmente ha anche avuto una commozione.»

«Spero non sarà una visita sprecata per lei allora,» Kate mormorò, ancora meravigliata che i McLeod avessero pagato per il suo viaggio solo per un colloquio. E Matthew aveva nominato altre aspiranti, quindi avevano acquistato parecchi biglietti aerei. Si chiese che possibilità avesse di ottenere quel lavoro.

«Ha fatto colpo su Lottie al telefono.»

Kate percepì avesse pesato le sue parole con attenzione. Molto sensibile in questo genere di situazione, ma desiderò poter capire che cosa stesse pensando. Forse non le era piaciuta fin dal primo istante? Magari avrebbe fatto di tutto affinché non avesse ottenuto quel lavoro? Si sentiva a disagio con lui a differenza di quanto era successo al telefono con Charlotte. Emanava... un’indiscutibile diffidenza. Lo osservò fare un respiro profondo.

«Posso raccontarle qualche dettaglio in più adesso che la conosco,» proseguì, guardando in avanti quando rallentò per far uscire un’altra auto.

Kate non aveva mai visto occhi così ipnotici. Luminosi come l’acqua che scorre... o di ghiaccio come il cielo d’inverno. Si sentì in trappola—come un animale in gabbia. Era impossibile distogliere lo sguardo. Non perché sarebbe stato scortese, ma perché in qualche modo era sotto il suo controllo. Non le piaceva quella sensazione, e si agitò nella sua sedia. Non era più rilassata come all’inizio. Adesso era molto a disagio.

«Abbiamo inserito il nome Charlotte McLeod nell’annuncio, ed è così legalmente,» Matthew disse. «Ma dovrebbe conoscerla come Lottie Janssen?»

Impiegò solamente qualche secondo per capire. «La pittrice! Oh Dio...» In quel momento, Kate non riuscì a trovare alter parole. La fama di Lottie Janssen andava ben oltre la Nuova Zelanda. Kate aveva visto un documentario alla TV su di lei qualche mese prima. I tormentati paesaggi di Lottie erano venduti esclusivamente a Londra e Amsterdam a prezzi esorbitanti.

«Esattamente, la pittrice» Matthew rispose. «Perde se stessa nei suoi quadri. Non si prende cura di sé. Viaggio parecchio, così abbiamo bisogno di una dama di compagnia—ma niente di principesco.» Controllò lo specchio retrovisore per un secondo e cambiò strada. «Una guardia del corpo. Un’organizzatrice. Un’assistente personale e molto di più. Qualcuno che le prepari da mangiare in caso lei lo dimentichi... che faccia la spesa... che la mantenga in vita. Che sia il suo chauffeur a volte. La rialzi quando cade, a quanto pare.» La scrutò ancora. «Abbiamo una donna delle pulizie che viene ogni settimana, quindi niente lavori noiosi. Lottie ha bisogno di una figura materna. Qualcuno che si occupi della corrispondenza e degli altri lavori lasciandola libera di dedicarsi alla pittura. Sull’annuncio c’era scritto quasi tutto. E anche la telefonata deve averle chiarito i dettagli, suppongo. Sono riuscito a spaventarla?»

Kate fece di no con la testa. «Sono sbigottita.»

«Lei è... difficile da gestire,» Matthew continuò. «Abbiamo assolutamente bisogno della persona giusta. Forte ma discreta.» La fissò intensamente negli occhi. «Riuscirà a essere forte ma discreta, Miss Pleasance?»

Era riuscito a farle rizzare i capelli sulla nuca con quella semplice domanda. Sembrava agitata. I suoi capezzoli erano diventati eretti (di sicuro colpa del freddo) e aveva iniziato a sentire le farfalle allo stomaco. Intrecciò le sue dite sul suo grembo per evitare di tormentarsele per il nervosismo. Com’era riuscito a farle questo?

«In passato ho dovuto fare ricorso a tutte le mie risorse,» rispose, trovando il coraggio di guardarlo negli occhi. «È arrivato il momento di un cambiamento nella mia vita. Pensavo che quest’occasione fosse l’ideale—ci sono cose che so fare, e anche nuovi compiti. Mi piacerebbe avere l’opportunità...?»

Lui annuì, apparentemente soddisfatto per il momento, e tornò a concentrarsi sul traffico. Non aggiunse altro, lasciando Kate a chiedersi che impressione avesse fatto.

Desiderava davvero quel lavoro. Avrebbe potuto cambiare aria... ricominciare dopo mesi di subbuglio. Adesso che conosceva la vera identità di Charlotte, la situazione era diventata ancora più interessante. Avrebbero potuto esserci anche viaggi all’estero; non erano stati menzionati durante la telefonata.

Charlotte le era piaciuta immediatamente—aveva apprezzato il suo entusiasmo e il suo modo strano di parlare, e anche la sua risata improvvisa. Si era sentita a suo agio a parlare con lei, ma la stessa cosa non poteva dire di Matthew. Con Charlotte in ospedale, Matthew avrebbe deciso del suo futuro. E Kate era stranamente a disagio con la sua minacciosa presenza.

Entrò nel parcheggio del District Hospital, e il sole filtrò attraverso la finestra sulle sue mani. Delle enormi e capaci mani, con dita affusolate e una traccia di peluria che scompariva nelle maniche della camicia.

I muscoli della sua femminilità si contrassero per il piacere e lei sgranò gli occhi sconvolta.

No, no, no, Kate—non sono questi i piani.

Ma non poteva scacciare il pensiero di quelle enormi mani che massaggiavano e stuzzicavano la sua pelle.

Cercò di rilassarsi di nuovo mettendosi comoda finché lui non si fermò. Matthew era chiaramente non disponibile. Avrebbe tenuto per sé i suoi pensieri—e che male avrebbe potuto fare fantasticare un po’?

Ma c’era qualcosa—la sua sicurezza, o il suo sguardo indagatore, o il suo lungo e agile corpo—che faceva impazzire i suoi ormoni. Sorrise non appena scese del SUV, pensando dipendesse dal fatto che Simon fosse fuori dalla sua vita da tre mesi ormai. Per tutto quel tempo era stata stremata sia fisicamente sia mentalmente, ma le prime ondate di piacere stavano tornando—ed erano deliziose.

Capitolo Due

Matthew percorse rapidamente lo sterile e profumato corridoio, poi si spostò per far entrare Kate nella stanza di Lottie. Lei avanzò un po’ esitante—aveva visto troppi ospedali mentre la vita di sua madre si spegneva. Era rimasta troppo tempo seduta nelle sale d’attesa e nell’ospizio pieno di fiori e biglietti di condoglianze.  

Fu sollevata di vedere Lottie con un bel colorito e tranquilla, con lunghi capelli biondi dai riflessi rossi raccolti in una treccia che ricadeva lateralmente sull’azzurro camice d’ospedale. «Credo stia dormendo,» Kate sussurrò. «Non svegliamola.»

Osservò Matthew sfiorare delicatamente la fronte di Lottie con un dito, evitando la benda che doveva coprire un brutto bernoccolo. La paziente non si mosse.

«Probabilmente è la cosa migliore,» disse, guardando davanti a sé. «Stava soffrendo parecchio. Andiamo a pranzo e riproveremo dopo. O ha già mangiato durante il volo?»

Kate scosse la testa. «Solo un paio di biscotti.»

In effetti, si era agitata tanto da non riuscire nemmeno a fare colazione. Aveva continuato a pensare al colloquio per giorni. Era una stupenda opportunità per cambiare vita, e si era preoccupata molto, desiderando che tutto fosse perfetto, finché non aveva sentito il clacson del taxi ed era uscita senza mangiare.

«D’accordo—conosco un ristorante italiano che potrebbe piacerle. Conosce bene Queenstown?»

«Per niente,» ammise, chiedendosi se quella rivelazione sarebbe andata contro di lei.

«L’accompagnerò a fare un giro dopo pranzo,» disse. «Se avremo fortuna, Lottie si sarà già risvegliata per quell’ora.»

Salirono di nuovo sul SUV e Matthew girò senza fretta per la piccola città, indicando luoghi d’interesse, e a volte uscendo dal traffico per darle delle descrizioni più dettagliate.

«Lake Wakatipu—il lago più profondo della Nuova Zelanda,» disse, ammirando le acque cristalline. «Dicono che la sua profondità corrisponda all’altezza di una montagna.»

Kate scrutò le rupi circostanti.

«Quanto profondo allora?»

«Nessuno lo sa con certezza. Suppongo lo sonderanno per come si deve un giorno. Non hanno trovato il fondo.»

Lei rabbrividì, pensando quanto dovesse essere fredda l’acqua a una certa profondità.

«Mentre si trova qui, dovrebbe fare un giro sul vecchio Earnslaw,» aggiunse, spostando la sua attenzione sul lungo e antico vaporetto.

Lei annuì, chiedendosi come avesse fatto un’imbarcazione così grande a trovarsi in un lago nell’entroterra. «Come l’hanno trasportato?»

«In treno.»

«È troppo grande!»

«No—in treno. Ho fatto alcune ricerche per delle foto in onore del suo centenario. L’imbarcazione è stata costruita a Dunedin, poi l’hanno smantellata e trascinata sul lago in treno.»

«E rimontata di nuovo?» Kate non poteva crederci.

«Sì—l’hanno assemblata, fatta partire, e si trova qui da cento anni. Va ancora forte. Fa parecchi viaggi fino alla Stazione di Walter Peak ogni giorno.» La osservò con espressione divertita. «È una fattoria per pecore, non una stazione ferroviaria.»

Kate lo fissò. «Lo sapevo.»

«Alcuni visitatori non lo sanno.»

«Sciocchi,» sbottò, e poi si