La Nike di Samotracia al... Prado! by Normanno Moro by Normanno Moro - Read Online

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La Nike di Samotracia al... Prado! - Normanno Moro

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Albatros

Nuove Voci

Ebook

© 2017 Gruppo Albatros Il Filo S.r.l. | Roma

www.gruppoalbatrosilfilo.it

ISBN 978-88-567-8188-5

I edizione elettronica febbraio 2017

1. IL CASO

Ma per la miseria, che ore sono?

Ma por... non hai suonato?

E adesso chi li sente?

Guadagno di corsa la doccia.

Acqua gelida, così mi sveglio del tutto.

Brrrrr, non dovevo far tardi ieri con quei rompicoglioni. Sempre a parlare di lavoro. Poi quello che non la piantava più con il nuovo piano di vendita, ma perché non se lo studia da solo?

Già li sento i censori: Ingegnere caro, non si arriva tardi ad una Convention... soprattutto se si è un Officer....

Ma quando mai succede che la sveglia non suoni, e che io non mi desti comunque? Ce l’ho in testa l’orologio e attaccato alle palle, in ogni istante! Tutta la mia vita è scandita da un tic-tac martellante, sempre ad inseguire, mai un passaggio in anticipo, tutto sul filo di lana, in presa diretta e senza rete!

Un malore? Un’emergenza? Uno svenimento? Cosa mi invento?

L’Officer!

È proprio vero che porta sfiga, come dice Riccardo.

Mi dovete dare un premio? E datemelo senza tutte queste pantomime: il viaggio, la platea, il discorso. E poi me lo danno quest’anno, quando l’anno scorso lo meritavo il doppio?

Ma l’anno scorso hai avuto il Golden Circle e la promozione e l’aumento.

Sì? Ed allora lascia perdere, quest’anno lasciami in pace, senza trascinarmi sino a Madrid per un applauso, la suite executive con letto faraonico, una cesta di frutta spaziale ed una di... che cos’è? Verdura? Sì! C’è di tutto: zucchine, carote, asparagi, ravanelli... e melograni, fichi d’india, banane e ananas nella prima.

Ma cosa devo farmi, frullati e minestrone? O è piuttosto un tentativo di evocare l’Arcimboldo?

Ed il regalino, dov’è?

Ah, ecco lì l’astuccio, mi hanno detto dovrebbe essere una pregiata Mont Blanc.

Metto la cravatta di Marinella, così è più credibile che fossi pronto per la cerimonia, un tocco italico inimitabile.

Sono già nella hall. La chiave della stanza me la porto sempre dietro, e non cambio adesso.

Questo albergo è un porto di mare, non ci torno più.

Prendo un taxi nel traffico senza farmi vedere dal portiere.

«Mi lascia, per cortesia, nei pressi della gendarmeria?».

Perdo mezz’ora per fare la denuncia di scippo del mio bel briefcase in pelle che – ahimè – ho allo scopo buttato già via e me ne vado libero come l’aria: libera uscita insperata!

Il caso va assecondato, sempre, non è vero Aristotele? se, come ci insegni, tutto ciò che proviene dalla fortuna proviene dal caso?

Cosa mi riserverà oggi?

Mi aggancerò al filone caso-fortuna o rimarrò nell’incolore solco caso-solo-caso?

Intanto me ne vado al Prado e me lo godo come dico io.

Sono nei pressi del Palacio del Congreso in Plaza des las Cortes e per non perder tempo prendo un altro taxi. In pochi minuti mi trovo a destinazione.

Chiedo la visita guidata di gruppo e mi accodo alle persone del turno successivo.

La guida somiglia ad una mia vecchia professoressa, una supplente del liceo classico, con la stessa età di allora, solo che io adesso l’ho superata! Segaligna, occhialoni da vista, viso segnato dall’acne, piallata, espressione compunta da secchiona – seria e allampanata –, brava però, si vede che è preparata ed espone bene, una bella introduzione: Goya, la Maja desnuda e quella vestida, El Greco,Velasques, Raffaello, Tiziano con il tripudio degli Amorini.

2. LA FORTUNA

Alla terza sala, improvvisamente, la vedo!

Ma da dove è sbucata? Possibile che non l’avessi notata prima?

Si è materializzata di colpo dal nulla?

Era davanti, con il gruppo sturmtruppen tra noi ed un drappello di vichinghe in libera uscita che la nascondevano ai miei occhi.

Guadagno faticosamente posizioni e le giungo accanto da dietro, sgomitando tra i crauten-boys.

Finisco quasi per sfiorarle con il mio viso la nuvola ammaliante di capelli neri.

Mi ritraggo in tempo ma riesco a sentire il suo profumo inebriante di lavanda selvaggia.

Un profumo di freschezza e di brezza marina che mai più noterò su altra femmina.

Ma chi è questa qui?

Devo vederla meglio, mi è parsa uno schianto, una visione!

È la prima dinanzi alla secchiona e non perde una parola.

Mi incollo allora di fianco alla guida e finalmente posso vederla in viso.

La nuvola di capelli corvini, mossi ad onde ribelli, incornicia un volto che incanta: labbra carnose, occhi color ambra, fosforescenti, espressione assorta con quel non so ché di regale, ironico, consapevole e indagatore.

Il fisico mi ricorda subito quello della Nike di Samotracia.

Si, con la sua testa, la statua sarebbe perfetta!

Non era lei in ascolto, ma sembravano gli altri i suoi questuanti, come al suo seguito per riverirla. Ed