Duchessa di Baker by Rachel J.Queen by Rachel J.Queen - Read Online

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Duchessa di Baker - Rachel J.Queen

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casuale.

Prologo

Bouder Hawick, 1455

Segrete di Kilnoch Castle

Nei sotterranei di un castello, un uomo ingaggiò una corsa sfrenata per la sopravvivenza. Nella fuga disperata, i piedi nudi toccavano appena la superficie fredda di pietra. In un intricato corridoio di celle, anime piangenti si premevano contro le sbarre invocando aiuto. L’uomo frugò nel vortice di continui passaggi delineati da rade torce infisse ai muri. Guardandosi febbrilmente attorno, coperto di sudore, frugò nel dedalo di corridoi che sembravano non aver fine e in una frazione di secondo si precipitò in quello che a occhio gli parve più profondo. Nello sforzo di correre rapidamente spinse avanti lo sterno ampio, segnato da ripetute frustate, con le braccia quasi ad altezza del viso sanguinante. Il respiro affannato smezzò il silenzio, seguito subito dal rumore metallico delle armature dei suoi inseguitori. Quando dalle segrete spuntò nell’oscurità la volta di pietra che delimitava l’uscita, la corsa disperata toccò il limite massimo di velocità.

Quello era il confine di tutto. Il confine del tempo .

L'affanno del proprio respiro gli martellò nelle tempie mentre col cuore in gola percorse gli ultimi metri verso la salvezza. Udì le urla concitate dei suoi inseguitori ma non si voltò indietro. Oltrepassando la mezza luna del confine, le imperiose voci che gl’intimavano di fermarsi divennero sempre più deboli, e una luce abbagliante come un esplosione gli accecò la vista...

I soldati all’inseguimento del fuggiasco si bloccarono a un passo dall’arco invalicabile, trattenendosi l’un l’altro per le braccia, prima che qualcuno fosse spinto dall’altra parte, rischiando di cadere nell’abisso.

Riprendendo fiato, il più robusto e tarchiato digrignò i denti, il volto congestionato coperto di sudore.

Due di voi facciano ritorno alla torre! ordinò aspro.

Dite al capitano che un prigioniero è scappato!

Le guardie scattarono affrettandosi a eseguire. Un terzo uomo si avvicinò. Adesso che facciamo signore? Ho paura che sia la fine di tutto!

Lockhart riprese fiato, puntando uno sguardo rabbioso sull’arco che delimitava l’entrata al loro mondo.

Manderemo qualcuno a prenderlo laggiù.

Tra i soldati, solo uno si fece avanti, gli occhi azzurro ghiaccio dietro l'elmo. Parlò in tono freddo e misurato.

Contate su di me, generale, mi offro volontario per il suo recupero. Potrei partire oggi stesso, se a voi sta bene.

Lockhart allacciò per un breve istante lo sguardo a quello del giovane, annuendo, le narici tese per riprendere fiato. Si trattava di uno degli elementi migliori. Cosi sia ragazzo. Nelle prossime ore valuteremo come muoverci. Suggerirò al capitano di mandare te.

Attenderò istruzioni. rispose Ilian Skye.

Sotto l’armatura, Lockhart era rigido di collera. Si sfilò un guanto, deponendo la spada nella fondina. Fate ritorno alle vostre brande. Qualcuno di voi mi porti il custode della cella di Ledger. Voglio dargli personalmente una lezione.

1

Londra, Inghilterra, 2020

Il claxon dell’auto di Douglas Harper suonò dei colpetti secchi e una ragazza fece capolino da una minuscola abitazione, forse la più piccola del complesso residenziale di Maple Wimpey, a una ventina di chilometri dal centro londinese. La ragazza avvolta nel cappotto di lana chiaro scese per strada e s’infilò veloce dentro il confortevole abitacolo dell’auto del suo superiore.

Buongiorno! Scusa il ritardo! articolò Enora alla svelta, dando una rapida occhiata alla borsa per esser certa di non aver scordato nulla d’importante.

Douglas baciò al volo la guancia della ragazza. Ciao Eny. L’hai saputo? esordì, senza giri di parole.

Saputo cosa? borbottò. Grazie allo straordinario di ieri mi sono alzata tardi, ho avuto appena il tempo di fare una doccia e vestirmi. Chiuse la borsa e fissò distrattamente l’uomo in completo d’ufficio, aggrottando le sopracciglia delicate sugli occhi azzurri. Che succede, perché quell’aria strana?

Douglas arrivò subito al dunque. La Gensen ha respinto migliaia di richieste, hanno temporaneamente chiuso il passaggio, le stime parlano di danni per milioni di sterline, è su tutti i notiziari.

Riavviando il motore, l’uomo diede la precedenza infinite volte prima di riuscire a inserirsi nel traffico mattutino. Il semaforo divenne rosso e Douglas pigiò il piede sul freno. In un rapido calcolo della distanza da quel punto all’ufficio di pubbliche relazioni dove lavoravano, avrebbero con tutta probabilità fatto ritardo.

Enora si rilassò nel sedile, in attesa del resoconto del suo capo che quel giorno, con l’impermeabile bagnato di pioggia e i capelli arruffati, era più affascinante che mai.

Douglas Harper era direttore del reparto di pubbliche relazioni presso un’azienda d’import export ch’era stata per lungo tempo solo una ditta anonima e da circa un anno era in via d’espansione. Sin da quando Enora e Douglas si erano conosciuti, al trasferimento della ditta in un edificio più grande della sede principale, erano subito andati d’accordo, e inizialmente, c’era stato chi aveva mormorato che fra loro ci fosse qualcosa. In seguito, con un certo rammarico, Enora aveva dovuto smentire le voci dei colleghi sul presunto flirt tra lei e Douglas, il quale, pur essendo incitato da lei stessa, non si era spinto mai più in là di un platonico rapporto amichevole.

In quattordici mesi di assidua frequentazione lavorativa, Enora aveva imparato tutto di Douglas: abitudini, orari, carattere, e supponeva che per lui fosse stato altrettanto semplice memorizzare lo stile di vita che conduceva lei e capire che tipo di persona era.

Ultimamente Enora era quasi felice, poiché Douglas aveva preso l’abitudine di accompagnarla in ufficio. Sperava che prima o poi, nella loro vita da single, trovassero il tempo di andare a cena fuori e dedicarsi un po’ anche al privato. Erano entrambi soli, con i rispettivi genitori troppo lontani per poterli visitare regolarmente ed Enora non sarebbe rimasta stupita, se un giorno, lo speciale affiatamento del lavoro, trovasse sbocco fino ai loro cuori solitari. Avrebbe voluto che accadesse oggi. Invece, a giudicare dal tono di Douglas, c’erano solo i presupposti per l’avvicinarsi di un’apocalisse.

È il caos riprese l’uomo, riferendosi ai notiziari. Fuori dalla sede della Gensen ci sono vari cortei di protesta, la polizia ha bloccato gli scontri fra i dimostranti favorevoli e quelli contrari, sette feriti, finora.

Frugandosi in tasca alla ricerca di un fermaglio per capelli, Enora si girò e controllò il sedile posteriore. Vedendola in difficoltà, Douglas le porse una busta di McDonald. Qua.

Ah, ti sei ricordato, grazie! Addentando un cheeseburger, lei brontolò a proposito dei capelli e di un possibile appuntamento dal parrucchiere. È un po’ secco, questo panino. Oggi col formaggio non si sono sprecati.

So che questa prelibatezza alle nove del mattino per te è il massimo la prese in giro Douglas, ma che ne diresti di cambiare abitudini alimentari in un prossimo futuro? Fece una pausa. Per esempio consumando una colazione sana suggerì spassionato. Lanciò una mezza occhiata ai capelli ondulati, lunghi quasi alla vita. Se ti danno fastidio, legali.

Sono sempre in disordine.

Douglas le rivolse un sorriso affettuoso, destreggiandosi al volante per uscire da un ingorgo. L’opinione discordante di Eny sui servizi della Gensen Society erano di dominio pubblico e lei non faceva il minimo sforzo di mostrarsi interessata. Non hai afferrato niente del discorso, vero? Riguardo ai tuoi capelli, dissento. Poche donne possono vantare una chioma come la tua, al momento sei solo sprovvista di uno spasimante che te lo ricordi.

Enora assottigliò le labbra in una smorfia bella e buona, ignorando il complimento che, sommato ai mille precedenti ricevuti con tono vagamente canzonatorio, non avevano mai approdato a nulla. Sei molto gentile a sottolinearlo. Oggi la giornata comincia proprio bene. Mi si è rotta la lavastoviglie bofonchiò. Ho dovuto chiamare l’idraulico alle sei del mattino e pulire il pavimento della cucina invaso dalla schiuma. Nell’ultimo periodo me ne capitano di tutti i colori. Oramai ho le mani collaudate a compiere due lavori nello stesso tempo. Diede un altro morso al panino. Un bel disastro alla Gensen, allora…

Puoi dirlo forte rispose Douglas, tornando serissimo.

" Accesso vietato. Nessuno di quelli che ha usufruito del servizio tornerà mai indietro, questo lo sappiamo tutti ma per quelli che contavano di cambiare vita è un duro colpo. Un duro colpo !"

Notò subito la ragazza irrigidirsi con un’espressione scettica mentre appallottolava la busta vuota. Enora lo gratificò di un mezzo sorriso. Secondo lei il problema maggiore di Douglas risiedeva nel non averle mai concesso un appuntamento degno da quando si conoscevano ma vista la particolare dedizione con cui l’uomo si prodigò in dettagli sulla questione G.S.N., rammentarglielo ora avrebbe solo acuito il suo nervosismo. Era agitato come se fosse in lista per partire lui stesso: Tempo fa, quando la Gensen aveva reso pubblico il servizio abbassando a livelli ragionevoli il prezzo del passaggio attraverso il portale, lei e Douglas erano stati subito di opinioni discordanti, soprattutto Douglas che trovava la mossa della G.S.N. un’onesta speculazione sull’onere cittadino in cambio di un avvenire più sicuro di quello che il mondo attuale, nel presente, stava offrendo. Se prima era concorde, ora li difendeva a spada tratta come fossero paladini della giustizia.

Anche stavolta, come aveva fatto in passato, Douglas prese spunto dal viaggio che avevano intrapreso i genitori di Enora e il rifiuto di lei a seguirli. La sua dichiarazione, in ufficio, aveva scioccato non poche persone ed Enora si era sentita ridicolmente turbata dalla reazione generale. Per settimane avevano sussurrato nelle pause caffè come se avesse commesso un sacrilegio a scegliere di restare…

Lei non si sentiva in colpa e avrebbe continuato per la propria strada senza l’aiuto della Gensen, senza partire altrove. Questo voleva: restare dov’era, costruirsi un avvenire nel presente, lavorare sodo, e in seguito trovare un uomo, avere una famiglia. E forse, ottimisticamente parlando, quel giorno non era poi così lontano e la persona che avrebbe scelto di accompagnarla nel lungo cammino della vita era solo a pochi centimetri da lei.

In certi momenti provava un frustrante senso di vuoto, si sentiva come se per Douglas fosse solo un’amica, una collega speciale, e tuttavia non abbastanza interessante o attraente da farlo cadere in tentazione. Eppure entrambi erano d’aspetto piacente, e molto apprezzati nell’ambiente lavorativo.

Non ho mai capito perché ti sei ostinata a non seguire i tuoi quando hanno annunciato che se ne sarebbero andati. Cielo, Eny, al pensiero che tutta la tua famiglia è via, al tuo posto sarei impazzito. In ufficio sappiamo che cosa pensi della G.S.N., specie Path del reparto finanziario ma io e molti altri siamo d’accordo con lei. Messo alle votazioni il nostro ufficio è unanime, tranne...

Questo non è di alcun riguardo per me Enora si rabbuiò. Hai parlato di cosa penso con quella vipera? Douglas, io credevo…

Credevi che fossimo colleghi e buoni amici terminò, per nulla impressionato dal suo cambio d’umore. Lo siamo, Eny. Io ti ho dato piena fiducia su tutto.

Aggrottò la fronte. Grazie, ma questo...

Enora La voce bassa e morbida di Douglas assunse un tono gentile ma fermo. Suona strano a chiunque che tu sia l’unica donna a disapprovare fortemente una società capace di spedire le persone indietro nel tempo e ridare loro una speranza.

Un chiaro acciglio comparve sul viso limpido della ragazza, su cui spiccavano gli occhi a mandorla che il tempo divenuto uggioso rendeva quasi grigi. Ti faccio notare che sono appena le nove del mattino, Douglas. Speranza di che cosa, esattamente?

Per esempio, decidere cosa fare di se stessi. Prendi Path. Ha due bambini a carico, un’ipoteca su quella casa che cade a pezzi. Sa che dovrà aspettare qualche anno, prima di potersi permettere di partire e mollare le dannate tasse, che sia frustrante devi riconoscerlo. La vostra discussione lunedì scorso è nata dal disaccordo ma non è giusto se ci pensi bene, pretendere...

Che io veda questo salto nel buio che la G.S.N. propone come un comune servizio postale? lo pungolò.

Quando entrarono nei parcheggi riservati di un edificio squadrato denominato Allister K.P.R., il tono di voce di Enora subì una vaga alterazione. È una bufala!

Invece non lo è. Hai letto le statistiche come tutti. Quasi il settanta per cento di chi ha potuto ha fatto il salto. Nessuno ama più come una volta stare qua.

Mi stai dicendo che dovrei gioire se i prezzi della G.S.N. fossero accessibili a chiunque, così tutti ce ne andremmo in giro a far visita a Elisabetta Prima? Insomma, dov’è finita l’integrità delle persone?

Ottenne uno sguardo obliquo. Tu lo sai meglio di me, Eny. La gente è stanca e la lista è lunga: politici corrotti, tasse, lavori psicologicamente dannosi, un ambiente impoverito e aria sudicia da respirare, economia traballante, un risanamento dalla crisi che sembra sempre più irraggiungibile… Non sono dei loro ma non posso certo biasimarli se decidono di farlo!

Colpita dal suo ragionamento, Enora assentì, sollevando la mano perché tacesse. Capisco perfettamente questo discorso, è lo stesso che ha fatto Path. Io mi sono solo permessa di obiettare che dalla notte dei tempi tutti sanno che una buona pubblicità vende anche il prodotto peggiore. Quello che la Gensen spaccia per un fantomatico salto indietro è in realtà una finzione scenografica messa appunto con invincibile astuzia dai media, è un salto nel vuoto. La scienza ci dice che quei poveri cristiani si smaterializzano e passano il confine di un tempo per un altro ma non lo dimostra, non vi sono prove concrete che le richieste dei clienti siano esaudite. Gli archivi sui viaggi sono ermeticamente sigillati e sorvegliati a vista dalla polizia, custoditi come quelli del Vaticano. Nessuno di noi ritorna, Douglas, dunque nessuno sa quale sia la verità! Hanno strumentalizzato il tutto rendendolo un qualcosa di leggero, come se il dover dimenticare chi siamo possa farci vanto, al pari del credere che il vivere qui oggi non significhi proprio niente!

Douglas sospirò, gettando gli occhi sull’orologio. Avevano ancora qualche istante prima di iniziare a lavorare. Allungò la mano accarezzando teneramente quella della ragazza, in un raro gesto affettuoso. Io ti ammiro Eny. Sei una donna coraggiosa a pensarlo, non c’è dubbio ma andare contro la voce di un popolo, dir loro che devono accettare la criminalità come il pane quotidiano, non è una cosa che sento di fare. Resto del parere che la G.S.N. sappia cosa fa.

In passato c’erano altri tipi di violenze e criminalità, Douglas, c’erano pestilenze, brigantaggi, per non parlare della visione di allora sul dominio del diavolo nel mondo, la carità dei ricchi che si garantivano un posto in paradiso e l’espiazione dei poveri che cercavano di guadagnarselo lavorando nei campi fino al tramonto, questo la G.S.N. non lo dice nella pubblicità!

Douglas assentì. Sta di fatto che ognuno di noi è padrone di se stesso ed ha il diritto di cambiare le cose, o almeno provarci, non credi?

Per qualche istante lo sguardo della ragazza e quello dell’uomo restarono allacciati, poi lei dirottò verso un punto lontano. Conosco lo spot. Gradirei avere il tuo punto di vista.

Il mio? Afferrando la ventiquattrore dal sedile posteriore, lui si strinse nelle spalle. Siamo in leggero ritardo, signorina Baker. Il mio punto di vista non è lontano dal tuo. Prese qualche istante per riflettere. Rispetto chi tenta di seguire una via alternativa, forse essendo un padre di famiglia farei una scelta drastica anch'io, chissà... un modo per cercare di garantire ai figli un posto sano dove crescere, qui sembra tutto così incerto... così difficile. Per un istante lo sguardo nocciola si perse nel vuoto. Oggi sono un trentacinquenne single, Eny, e amo troppo questo sporco mondo per pensare di rinunciare a cose come le partite di basket, le carte con gli amici, la mia auto... Accarezzò distrattamente lo sterzo. Il modo in cui certe colleghe vestono i tailleur da lavoro terminò vago.

Enora arrossì al grazioso complimento. Un dettaglio facilmente tralasciabile, se pensi alle gonnelle che usavano le donne nel settecento.

Altrettanto affascinanti, se non fosse che il portale della Gensen conduce al quindicesimo secolo Le scivolò addosso una breve occhiata d’apprezzamento, soffermandosi sulle gambe piegate. Sono come te, Eny. Preferisco il presente.

L’ora di pranzo era l’unico momento della giornata in cui Enora, staccandosi dalla scrivania, dedicava qualche minuto di tempo a se stessa. Di solito, dopo essersi rinfrescata il trucco, si fermava in uno dei tanti corridoi a chiacchierare con le colleghe. Chiese di Path, ma la donna non era reperibile da oltre ventiquattr’ore. Dopo aver salutato le amiche, Enora percorse il corridoio ticchettando sulle scarpe nuove con una mezza idea di mandare a casa di Path un fax col suo punto di vista sulle comunicazioni accidentali in cui lei era il soggetto involontario. Avrebbe voluto risponderle per le rime. Del resto, rifletté, lasciarla vivere nella propria ignoranza sarebbe stata un’adeguata punizione per lei. Non serviva uno storico per inorridire al pensiero di condividere personalmente i tempi in cui si viveva accanto ai malati di peste, o nella carestia, o sotto attacchi di briganti e pirati.

Aprendo delicatamente la porta dell’ufficio di Douglas che le sorrise dolcemente, Enora andò ad accomodarsi silenziosa nella poltrona accostata alla scrivania, mentre lui, ciondolando sulla poltrona, parlottava al telefono con la sua nuova fiamma. Douglas teneva gli occhi incollati allo schermo del pc, con la cornetta premuta fra la spalla e l’orecchio e ogni tanto arrochiva di proposito la voce.

Una scena patetica, pensò Enora, assottigliando le labbra. Lui le fece cenno di prendere uno dei suoi tramezzini al tonno. Accettò senza farselo ripetere, le sopracciglia fortemente corrugate da mille pensieri. Caspita. Detestava la sua lavastoviglie, da quando l’aveva comprata non faceva che darle problemi, si guastava puntualmente per le feste e stavolta aveva scelto dicembre per ripetere la scena, mese in cui lo straordinario non copriva una quantità inverosimile di spese, ciononostante, poteva sempre comprarne un’altra e continuare a vivere nel presente!

Dopo un po’ che rifletteva, Douglas riappese il ricevitore. Aveva l’orecchio incandescente, segno che aveva superato la mezz’ora di conversazione che di solito dedicava alle chiamate importanti. Le rivolse un largo sorriso. Io tifo per il presente. L’ho già detto, vero?

Enora si chiese quante probabilità c’erano che il suo commento non fosse frutto della chiamata appena conclusa. L’evidente gioia del collega era contro di lei. È quello che vado dicendo rispose in un brontolio. Ma nessuno mi da retta. Mise il pollice in giù. Abbasso la Gensen.

Douglas addentò un tramezzino. In verità, dovremmo discutere del motivo per cui il divieto della Gensen sarebbe partito dalla Polonia estendendosi a tutta la popolazione mondiale, ma spero che in un riesame della tua giornata l’argomento non sia in cima alla lista per far posto a qualcosa di più bello.

Se ti riferisci alla mancata baruffa con Path… buttò vaga.

e alla focosa chiamata di poco fa. Dovresti averne anche tu, signorina. Fa bene alla pressione. Il tuo corso di yoga? Assunse un tono ricco di sottintesi. L’hai già lasciato, vero? Avresti dovuto darmi ascolto quando dicevo che era una stupidaggine.

Giusto. Che mi serva da lezione disse Enora. Poi cambiò espressione. In effetti questo potrebbe essere il momento meno adatto a ricapitolare la mia vita, però...

Douglas stirò