Un Cuore Ritrovato by Kris Pearson - Read Online
Un Cuore Ritrovato
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Summary

Ecco a voi Tony and Ellie - la seconda coppia della Heartlands Series.

In questa struggente storia d'amore, l'appartamento dell'insegnante Ellie McKenna viene distrutto da un incendio. Ha bisogno di una casa temporanea e di un lavoro di qualche settimana per sistemare la sua precaria situazione. Un contratto di lavoro come tutor per due gemelle durante le vacanze natalizie sembra perfetto... finchè non incontra il miliardario prorpietario.

Il lavoro da sogno di Ellie si trasforma in un incubo quando scopre che lavorerà per il suo primo amore incontrato tanti anni fa. L'uomo che le ha lasciato dei ricordi bollenti e un figlio di cui lui non sa nulla.

Tony Robinson è travolto dai sensi di colpa per la perdita della moglie. Quando scopre che l'insegnante temporanea delle gemelle è una sua vecchia fiamma, ne è sconvolto... ma potrebbe essere una seconda occasione per essere felice?

AVVERTENZE: La terra si muove--in tutti i sensi.

Published: Kris Pearson on
ISBN: 9781507176887
List price: $2.99
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Un Cuore Ritrovato - Kris Pearson

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Heath.

CAPITOLO UNO—COSTERNAZIONE

Ellie si svegliò di soprassalto. L’accecante sole della Nuova Zelanda penetrò dal balcone. Rumori prima sconosciuti della campagna riecheggiarono nell’aria. I cani della fattoria abbaiarono non troppo in lontananza, e l’oceano ringhiò in sottofondo.

Osservò il suo orologio e imprecò. Un quarto alle otto—che modo di fare colpo sul suo nuovo capo. E le due gemelle cui avrebbe dovuto dare lezioni private? Non voleva farle aspettare in classe, chiedendosi dove fosse la loro nuova insegnante.

Scendendo dall’enorme letto, fece una doccia veloce, poi indossò i primi abiti che trovò—i jeans con cui aveva viaggiato il giorno prima e una maglietta a strisce gialle e bianche pulita. Legò i suoi capelli neri in una coda di cavallo e passò un lucidalabbra pescato sulle labbra.

Imbarazzata, e ancora un po’ trasandata, corse per le scale ed entrò in cucina dove fu accolta da un profumino delizioso.

«Bacon e uova?» una divertita voce maschile le chiese. Sentì un fruscio, e il proprietario abbassò il giornale per darle un’occhiata.

Ellie fissò i suoi occhi scuri. La fossetta sul mento. I capelli molto corti. Un volto amato una volta che adesso sembrava triste ed esausto.

Lui riuscì a parlare prima che Ellie trovasse le parole adatte. «Ellie? Ellie McKenna? Che...?»

Ci fu un attimo di assoluto silenzio prima che lei crollasse sulla sedia, cercando di controllarsi. «Tony?» alla fine sussurrò.

Mise da parte il giornale e scrollò le spalle. «Tony—Robbie—che importa.»

«Sei Robbie?»

«Tony Robinson.» Sorridendo, le porse la mano.

Sconvolta, lei la accettò.

«Siamo molto formali, considerando...» lasciò la frase in sospeso.

Ellie liberò le sue dite, nascose il volto tra le mani, e rimase paralizzata mentre ricordi confusi la travolgevano.

La sua stretta era stata ferma e calda. Un tocco ed era riuscito a lasciare un marchio su di lei, a renderla sua, proprio come dieci anni prima a Sydney, quando erano stati amanti.

Alla fine sollevò lo sguardo su di lui. «Scusa,» rispose. «È stato sciocco. Mi ha sorpreso incontrarti così all’improvviso. Non avevo idea...»

Il suo battito impazzì proprio come la notte dell’incendio nel suo appartamento, quando aveva cercato freneticamente di salvare gli oggetti a lei cari.

Lui scosse il capo. «Nemmeno io. Ho chiesto a Ginny di trovare un tutor per le gemelle. Non conosce il tuo nome, e mi ha detto che ti chiamavi Ellinore.»

«Nome terribile. Ellie è meglio. Ti ha chiamato Robbie al telefono...» ci fu un silenzio imbarazzante, riempito dal rumore di un coltello con cui Ellie giocherellò, e poi riprovò a parlare. «E Wharemoana Homestead non significava niente per me. Se avesse detto La Fattoria di Robinson forse...»

«Forse ti avrebbe detto qualcosa?»

«Forse. Chi può dirlo?» provò a mantenere un tono tranquillo mentre lo osservava. Ovviamente le avrebbe detto qualcosa. Tony aveva dominato i suoi pensieri per mesi dopo il loro incontro. In seguito, aveva costretto se stessa a dimenticarlo per fare spazio nel suo cuore solamente a suo figlio.

Ma perché adesso? Perché dopo undici lunghi anni il suo passato si era scontrato con il suo presente, minacciando di distruggere tutto ciò che aveva costruito dopo tanti sforzi?

Si sentì giovane e goffa. Sulla difensiva e insicura. Tony era scomparso dalla sua vita dopo una settimana di passione e non era più tornato. Magari aveva sperato, ma non si era mai aspettata di rivederlo. Sapeva fosse da qualche parte in Nuova Zelanda perché negli ultimi anni ne aveva sentito parlare—qualche riferimento sulla selvicoltura alla radio, qualcosa che aveva a che vedere con l’allevamento alla TV locale. Lo aveva cercato su Google la prima volta in una delle classi di informatica, per assicurarsi che fosse lui, e aveva fatto del suo meglio per dimenticarlo. Tuttavia, nonostante i suoi sforzi, eccolo di nuovo davanti a lei, dall’altra parte di un ricco buffet per colazione, come se la distanza tra di loro non fosse mai esistita.

I suoi occhi famelici lo ammirarono ancora, confermando che fosse diventato un uomo notevole—ancora con quel sorriso contagioso e adesso più rilassato. Trentacinque anni, lei calcolò. Con bellissime spalle che tiravano il tessuto della sua polo.

Lui allungò un braccio abbronzato sul bancone e accese il tostapane. Ellie osservò le sue dita affusolate infilare il pane negli appositi spazi. Il suo cuore riprese a battere all’impazzata; il sangue che le scorreva nelle vene. Quelle dita avevano percorso ogni centimetro della sua pelle, stuzzicando e tormentandola—rendendole impossibile dire no all’incredibile notte in cui avevano fatto l’amore la prima volta.

«I capelli sono un po’ diversi,» disse, nel disperato tentativo di spezzare il silenzio tra di loro.

Lui sollevò una mano e la passò sulla soffice chioma a spazzola. «Una strategia per la raccolta fondi in favore della ricerca sul cancro. Con mia moglie in quelle condizioni...»

Ellie annuì, ancora sconvolta.

«...alcuni hanno deciso di rasarsi la testa in pubblico durante un evento di beneficienza locale un paio di settimane fa. Abbiamo raccolto parecchio. Meglio che vendere biglietti della lotteria o roba simile. La notizia è uscita sui giornali.»

Forse non lo aveva notato nella sala del personale. Non le andava nemmeno di spendere pochi spiccioli per un giornale se poteva risparmiali per la sua quasi nuova casa, ed era stata troppo impegnata a leggere le notizie su internet ultimamente. Ma poteva immaginare il ronzio del rasoio sul suo scalpo mentre setate ciocche nere cadevano al suolo.

Anni fa aveva avuto l’occasione di passare le dita tra la sua soffice chioma. «Avevi dei capelli bellissimi.» Si morse il labbro, furiosa con se stessa per essersi lasciata sfuggire un commento simile, anche se lui non sembrò farci caso.

«Ricresceranno. Non è un prezzo alto da pagare in estate.» Cambiò bruscamente argomento. «E tu sei diventata un’insegnante? Era quello che desideravi, quando eravamo a Sydney.»

Ellie fu sorpresa che se ne fosse ricordato. «Sì,» rispose, ripensando ai sacrifici che lei e sua madre aveva dovuto fare. Risparmiare sui quotidiani era stato il minimo.

«E c’è stato un incendio? Ginny ha detto qualcosa a riguardo. È fuori a raccogliere fiori per la chiesa del posto, comunque. Tornerà presto.»

Ellie annuì. Ginny l’aveva accolta il giorno prima, mostrato la sua camera, e preparato una deliziosa cena. Era rimasta sorpresa di non averla vista quel mattino. E di non averla incontrata in cucina!

«Il posto in cui vivevo in affitto è andato a fuoco,» mormorò, ricordando il panico di quella notte, le urla di Cal e le fiamme senza pietà. «Non si è salvato molto. Sono riuscita solamente a prendere dei vestiti e un album di foto, tutto qui.»

E il mio adorabile bambino, aggiunse tra sé. Il tuo adorabile bambino. La cosa migliore mai accaduta nella mia vita.

Fece un respiro profondo, sperando di rilassarsi. «Sto per trasferirmi in una nuova casa che stanno costruendo. Dovrebbe essere pronta dopo la fine del mio contratto qui.»

«Allora—il lavoro che desideravi. Una nuova casa. C’è anche un marito?»

Quella domanda rimase sospesa tra di loro come un enorme elefante dai mille colori.

«Due su tre non è male,» lei rispose, cercando di non far trapelare alcuna emozione dalla sua voce, ma riuscendo ad affrontare il suo sguardo.

Non c’era un marito—nemmeno l’ombra. Dopo Tony, nessun uomo si era avvicinato a lei. Nessuno era così forte, così attraente, così intenso. Sapeva fosse la verità, nonostante avesse provato a convincere se stessa che avere un figlio, studiare per diventare un’insegnate, occuparsi di un bambino, lavorare, e risparmiare per la casa, avesse richiesto tutto il suo tempo senza lasciare spazio per un uomo. Tony le aveva rubato il cuore e non glielo aveva mai più restituito.

In qualche modo riuscì a trovare il coraggio di guardarlo ancora negli occhi. «Non mi sono mai sposata. Non fa per me. Mi piace essere indipendente, contare solo su me stessa.» Si strinse nelle spalle per sottolineare che non avesse bisogno di un marito, ma quando i toast saltarono fuori, anche lei sussultò; era così tesa che qualsiasi sciocchezza riusciva a innervosirla.

Tony prese le fette di pane fumante con le sue abili mani e le adagiò su un antico vassoio d’argento. «Che cosa preferisci? Bacon e uova? Cereali? Ci sono diversi pasticcini se ti va.»

«Un toast andrà bene.» Allungò la mano per prenderne una fetta contemporaneamente a lui, e ritrasse le dita come se fosse rimasta scottata.

«Scusa—dopo di te,» le disse, spingendo il toast verso di lei e sorridendo. Lo stesso sorriso di suo figlio.

I tentativi di farsi forza di Ellie furono ancora ancora vani.

Il sorriso di Tony. I folti e scuri capelli di Tony. Le ciglia da urlo di Tony. Callum aveva tutto. Se Tony lo avesse visto, avrebbe capito immediatamente la verità.

Era una situazione pericolosa! Non poteva permettere che Callum visitasse la fattoria se voleva tenerlo al sicuro. Sarebbe dovuta tornare in città per vederlo. Portarlo per qualche giorno in quel posto era impossibile. Tony glielo avrebbe portato via. Con i suoi soldi, il fascino, la proprietà, e soprattutto la sua virilità. Cal voleva disperatamente un padre, ed Ellie non aveva potuto accontentarlo.

Si concentrò sul toast su cui stava spalmando del burro, consapevole che lui la stesse scrutando.

«Non sono solamente io ad avere dei capelli diversi,» Tony disse.

I ricordi la travolsero. Durante quella vacanza in Australia i suoi capelli erano stati di un rosso acceso.

«Questo è il mio vero colore.»

«Avevi delle adorabili sopracciglia scure.»

L’aveva notato? Il suo cuore scoppiò. «Mi avevano tradito, vero?»

«Mi ero posto il dubbio.»

Provò a rilassarsi ancora. «Ero giovane e abbastanza sciocca da credere che essere rossa sarebbe stato divertente.» Sorrise. «Fu Maggie a convincermi, naturalmente. Mia madre non rimase molto colpita quando tornai in Nuova Zelanda.»

Lui annuì, gli occhi ancora puntati sul suo viso. «E Maggie come sta? Ancora festaiola?»

Ellie rise a quella descrizione, sollevata di trovarsi su un territorio più sicuro. Immaginava che Maggie fosse apparsa una compagnia vivace a Sydney. «È un’infermiera per un’importante agenzia per gli aiuti umanitari. È stata ferita qualche anno fa in Afghanistan, ma questo non l’ha fermata. Lavora in Somalia per adesso. Ci teniamo in contatto.»

«Era una ragazza unica.»

«Lo è ancora.» Cercò un altro argomento prima che potesse domandarle qualcosa sulla sua vita. «Com’è proseguito quel viaggio per te e Darren?» inclinò il capo di lato, rendendo chiaro che volesse essere intrattenuta dalle sue storie.

«Due anni fantastici. Il viaggio attraverso l’Australia fu strepitoso. La parte centrale è incredibile. Vasti territori. Paesaggi desertici.» Fece un sorriso sghembo. «Fu terribile lasciarti.»

«No,» lo supplicò. «Sì—è stato brutto anche per me. Lo sai, ho pianto per te.» Scosse la testa per scacciare quei ricordi. Aveva trascorso la loro ultima notte insieme tra singhiozzi e scuse, e poi ricominciando tutto da capo quando lui le aveva massaggiato i capelli nel tentativo di calmarla. «Ma era così che doveva andare, Tony. Una storia estiva—niente di più. Tu e Darren stavate viaggiando. Io dovevo tornare a casa per proseguire con gli studi. Era un’altra vita. Tempo fa.»

Digrignò i denti, determinata a mantenere la calma. Era l’ultima cosa di cui aveva bisogno. Incontrare Tony aveva demolito ogni sua certezza. Rivivere il passato rischiava di distruggere tutti i suoi piani... rendere vani i suoi sforzi.

Ellie scoprì di essere incinta poco prima di iniziare la scuola per diventare insegnante, e Tony doveva trovarsi chissà dove in quel momento.

Sua madre, Rebecca, era una vedova e non si era mai risposata. Non volendo che la figlia affrontasse una vita dura come la sua, l’aveva incoraggiata a lavorare temporaneamente fino alla nascita di Callum, e poi a frequentare l’università per diventare insegnanti.

Era stato difficile, ma alla fine, grazie a dei lavori come supplente, era riuscita a risparmiare per il deposito della sua nuova casa.

Aveva pianificato ogni dettaglio. Sua madre avrebbe lasciato il piccolo appartamento di proprietà della chiese. Avrebbero vissuto in tre e ognuno avrebbe avuto la propria stanza. Un luminoso giardino con vasi in terracotta pieni di fiori di lavanda. Un prato in cui Callum avrebbe potuto giocare a calcio. Finalmente avrebbe regalato al figlio ciò che meritava.

L’incendio nell’appartamento era stato una tragedia. Tuttavia, poiché non aveva molto, aveva perso poco. Adesso, ritrovandosi davanti a Tony, sapeva di avere tutto da perdere. Quale uomo non avrebbe richiesto la custodia del figlio? Un figlio che gli somigliava in maniera così sconvolgente?

Cal era tutto per Ellie. Tutto e anche di più. Era la ragione per cui respirava... per cui lavorava e lottava... per cui voleva avere successo.

«Un’altra vita?» Tony chiese, interrompendo i suoi pensieri.

«Sydney è nel passato,» cercò di non dare peso alle sue parole, sperando che la sua voce non tremasse come il suo corpo.

La fissò attentamente dall’altro lato del tavolo, poi si alzò. Lei inspirò. Era così imponente—così alto. Un uomo vero. Muscoloso