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la valle dei cedri - fabio gimignani

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FABIO GIMIGNANI

www.fabiogimignani.com

© 2017 Fabio Gimignani

I edizione Aprile 20176

ISBN 0000000000000

Questo libro è un'opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell'inventiva dell'autore e vengono usati in modo fittizio. Qualsiasi somiglianza con persone reali, vive o defunte, fatti o luoghi è assolutamente casuale.

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fabio@fabiogimignani.com

LA VALLE DEI CEDRI

Beirut.

Nonostante sia qui da ventidue giorni continuo a domandarmi cosa cazzo ci sto facendo a Beirut.

Che poi la valle dei cedri... forse una volta c'erano, ma adesso se mi giro intorno vedo solo macerie, polvere, disperazione e gente che mi guarda come se il responsabile di tutto fossi proprio io. Ma io non li ho buttati giù i vostri maledetti cedri.

Così come non ho ridotto le vostre case ad un'accozzaglia di calcinacci e muri pericolanti.

Io non c'entro niente.

Qui non volevo nemmeno venirci!

Ventidue giorni.

Ventidue schifosi giorni alternati a ventidue notti nelle quali avrò chiuso occhio sì e no due ore, sempre sul chi vive nonostante ci stiano rincretinendo di chiacchiere sulla sicurezza dei nostri alloggi e su quanto la nostra presenza in questo posto sia ben vista dai locali.

Stronzate!

Perché non ci raccontano cosa sono quei buchi sul muro perimetrale esterno, o pensano che non siamo in grado di distinguere la tana di un geco dal foro di proiettile di un AK-47?

Ma va tutto bene, secondo loro.

E certo! Tanto tutti i giorni fuori, nel mezzo al nulla, per il giro di pattugliamento ci andiamo noi, mica loro!

E poi attenzione a non chiamarlo pattugliamento! Sarebbe roba da militari, e noi siamo qui come... come cosa?

Non siamo Esercito: l'Esercito ha lasciato il Libano due anni fa, nel 1984 in seguito a trattati di cui non conosco il nome e il contenuto, per quello che me ne potrebbe fregare e per quello che me ne fregava all'epoca, quando facevo ancora l'ultimo anno di liceo e pensavo solo a come sfangare la maturità e a come scopare tutto quello che mi passava davanti.

Non siamo una Forza di Pace: per quello ci sono i Caschi Blu dell'ONU, che ci guardano dall'alto in basso come se fossimo i parenti poveri al pranzo di Natale... e poi nelle zone più a rischio chi ci va? Mica quegli stronzi strapagati.

Ci andiamo noi o quegli altri stupidi dei Marines americani... sempre pronti a farsi spaccare il culo per conto di chi, il giorno dopo, li coprirà di insulti.

Non siamo mercenari: le stellette cucite sul collo della mimetica e il tricolore che portiamo sulla spalla e sulla pattina della tasca frontale ci privano anche di questo titolo e dei proventi che potremmo ricavarne. Però il tricolore non fa di noi l'Esercito Italiano, anche se ne indossiamo l'uniforme e ne guidiamo i mezzi; non ufficialmente, almeno.

In poche parole siamo un gruppo di stronzi catapultati nel bel mezzo di un conflitto sotterraneo combattuto da persone che non conosciamo per difendere o imporre idee delle quali non ci frega niente, comandati da ufficiali che non dovrebbero essere qui.

Fantasmi.

Siamo fantasmi in una terra che ne ospita e ne ospiterà fin troppi, a partire da quelli dei cedri che, mi dicono, una volta riempivano questi paraggi.

Ci svegliamo la mattina alle sei e trenta, ora locale, e dopo