E l'Inverno Finira by Aura Schintu by Aura Schintu - Read Online

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Summary

Emma è una giovane modella, la sua carriera è a un punto di svolta, il rapporto con la sua famiglia, pur avendo dovuto trasferirsi per lavoro lasciando Trieste, è sempre molto forte, in particolare quello che la lega alle sorelle. A Milano condivide un appartamento con Evelyn, tra le due si instaura un rapporto di complicità e amicizia che va dal lavoro alla vita privata. Insomma la vita di Emma è quella delle riviste patinate, ma allora perché non è felice? La ragazza non riesce a dimenticare il suo primo amore, durante una vacanza in Sardegna nel 2004, quando aveva solo tredici anni ha conosciuto un uomo che le ha colpito la fantasia di bambina. Sono passati dieci anni e non lo ha più rivisto, la sua vita è cambiata, ma quando durante una nuova vacanza lo rivede il suo amore si risveglia con una nuova forza. Ma lui cosa prova? Fra i due ci sono vent’anni di differenza e per Giovanni, Emma è ancora solo una seccante ragazzina? O potrebbe essere di più? E riuscirà ad accettare il mondo di Emma, lui che per il bene della sua famiglia ha lasciato i suoi sogni, la sua carriera di avvocato ma soprattutto, Elena, la donna che stava per sposare. Emma riuscirà a fargli dimenticare Elena e a far tornare l’estate? 
La vicenda è narrata in prima persona da diversi personaggi che mettono così a nudo esperienze e sentimenti…
Published: StreetLib on
ISBN: 9788826440460
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E l'Inverno Finira - Aura Schintu

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Finirà

Il Libro

Emma è una giovane modella, la sua carriera è a un punto di svolta, il rapporto con la sua famiglia, pur avendo dovuto trasferirsi per lavoro lasciando Trieste, è sempre molto forte, in particolare quello che la lega alle sorelle. A Milano condivide un appartamento con Evelyn, tra le due si instaura un rapporto di complicità e amicizia che va dal lavoro alla vita privata. Insomma la vita di Emma è quella delle riviste patinate, ma allora perché non è felice? La ragazza non riesce a dimenticare il suo primo amore, durante una vacanza in Sardegna nel 2004, quando aveva solo tredici anni ha conosciuto un uomo che le ha colpito la fantasia di bambina. Sono passati dieci anni e non lo ha più rivisto, la sua vita è cambiata, ma quando durante una nuova vacanza lo rivede il suo amore si risveglia con una nuova forza. Ma lui cosa prova? Fra i due ci sono vent’anni di differenza e per Giovanni, Emma è ancora solo una seccante ragazzina? O potrebbe essere di più? E riuscirà ad accettare il mondo di Emma, lui che per il bene della sua famiglia ha lasciato i suoi sogni, la sua carriera di avvocato ma soprattutto, Elena, la donna che stava per sposare. Emma riuscirà a fargli dimenticare Elena e a far tornare l’estate? 

La vicenda è narrata in prima persona da diversi personaggi che mettono così a nudo esperienze e sentimenti…

L’Autore

Aura Schintu, nata in Sardegna nel 1976, si è laureata in filosofia all’Università di Sassari, specializzatasi nell’insegnamento della storia e della filosofia, ha insegnato in diversi licei del nord Sardegna tra cui il liceo classico D. Azuni a Sassari. Attualmente si è ritirata, per motivi di salute, in un periodo sabbatico e si dedica alla scrittura e alla pittura.

Ringraziamenti

Ringrazio la mia famiglia per l’aiuto che mi dà ogni giorno, in particolare mia madre e mio padre. Un ringraziamento speciale alle mie sorelle Marta e Soraia che mi ispirano e mi incoraggiano. Ovviamente ringrazio mio marito Bruno per tutto quello che fa per me nel quotidiano e per essere stato il mio primo lettore e il mio più grande critico. Ringrazio mia suocera per avermi suggerito il titolo. Mio suocero, mia cognata Elena e mio cognato per avermi sopportato con il pc in mano anche il giorno di Natale. Un ringraziamento speciale ai miei amici Laura, Barbara, Lucia, Alberto e Filippo per il loro aiuto e supporto. A Laura, Lucia e Elena devo anche il nome di tre miei personaggi e il fatto che il loro nome mi sia venuto in mente non è un caso, anche se Laura Zorzin, Lucia Sanna e Elena Salaris delle mie amiche hanno poco più del nome! Un ultimo ringraziamento, ma solo per ordine ad Alessandra, che mi sopporta tutti i giorni.

Fatti, personaggi e anche alcuni luoghi sono frutto della mia fantasia, mi scuso per ogni inesattezza e voglio assicurare che riferimenti a persone o accadimenti reali sono puramente accidentali. Il romanzo si svolge in Italia in un periodo storico contemporaneo, perciò alcuni luoghi, eventi e personaggi nominati nel libro sono reali e si affiancano a quelli immaginari.

A Barbara e Laura,

le amiche che tutti vorrebbero

e che io ho la fortuna di avere

I

EMMA

MILANO, 11 GENNAIO 2015

Il panorama che si vede da quella finestra mi ha sempre intristita, da quando avevo preso questa stanza nell'appartamento che ora divido con Evelyn. Milano è una bella città, piena di movimento e di vita, ma io mi sono trasferita qui per lavorare e lasciarmi alle spalle le delusioni che avevo collezionato a Trieste. Così sono arrivata a quella stanza e a quella finestra, da lì non si vedono le guglie del Duomo o i bei palazzi del centro, per quanto il nostro palazzo sia in una buona posizione, dalla mia camera vedo solo terrazzi, tetti e altre finestre, che mi guardano come inquietanti occhi ciechi.

Mi duole il capo, di nuovo. Ultimamente capita sempre più spesso. Devo scuotermi, fare una doccia, truccarmi con cura e stamparmi in faccia un’espressione di esuberante felicità, così la definisce la mia agente. Preferirei restare a casa, in quest'ultimo anno veramente lo avrei preferito molto spesso.

Appoggio la fronte al vetro freddo della finestra, la sento bollente, che abbia la febbre? Altra cosa che quest'anno non è mancata, eppure la carriera non è mai stata così splendida. Stasera non posso mancare, Silvana mi presenterà dei dirigenti interessati a me e a un altro paio di modelle per la co-conduzione del Festival di Sanremo. È chiaramente un’occasione da non perdere, ha detto che se mi trovavano gradevole, spontanea e spiritosa di persona così come gli sono apparsa nei provini video, e nei miei lavori precedenti, il posto sarà mio. «Emma è la nostra prima scelta» le hanno detto, quest'anno ho fatto molte campagne di successo e sono molto popolare, dopo la mia fortunata apparizione, tre anni fa, a miss Italia, dove pur non avendo vinto mi sono fatta notare da una grande agenzia di moda. Da allora la mia fama è in costante crescita. Quando penso alla mia vita lavorativa provo una nota di orgoglio, ho lavorato sodo, certo mi sono dovuta lasciare Trieste e la famiglia alle spalle. In realtà, uniti come siamo, il nostro rapporto ne ha sofferto meno di ciò che avevo temuto quando papà e mio cognato mi avevano aiutata a traslocare a casa di Evelyn.

Ricordo bene il viso scettico di mia sorella Sara mentre guardava fuori da quella stessa finestra e sentenziava di non aver mai visto un panorama più brutto. «Sei sicura, di voler abitare qui? La casa è carina e quella ragazza sembra a posto, lavora con la tua stessa agente giusto?»

«Sì, te l'ho già detto, è stata Silvana a dirmi che Evelyn stava cercando una nuova coinquilina, starò bene vedrai e poi chiamerò te, la mamma e le altre tutti i giorni, promesso».

«Certo lo so! E noi chiameremo te, ma ci mancherai, sei sempre la piccola di casa e mamma sentirà molto la tua mancanza, ora siamo tutte e quattro fuori, sembra ieri che dormivamo in quella stanza con i letti a castello ti ricordi?»

«Sì che mi ricordo, io ci ho dormito veramente fino a ieri. Quelle che non ci state da un pezzo siete voi.»

Sara si era voltata verso la finestra, «quindi sei sicura, Emma? Lasci casa per far rimarginare le ferite, e… Certo un panorama decente aiuta!» Allora aveva riso, anche se eravamo tristi all'idea di separarci, ci eravamo abbracciate. Quando avevo lasciato Trieste, avevo sentito un vuoto e non solo perché mi allontanavo dalle mie sorelle e da casa, ma soprattutto per come mi ero sentita quando avevo scoperto che il mio ragazzo e la mia, praticamente unica amica, avevano una storia. Ero stata malissimo e avevo capito che era meglio sfruttare l'opportunità di carriera che mi aveva dato l'arrivare quarta al concorso di Miss Trieste; paradossalmente era stata Viola, la mia cosiddetta amica a iscrivermi senza dirmelo, mentre io all’inizio non volevo saperne.

E così eccomi qui davanti a questa finestra, sono passati anni e da tanto non ripensavo a quei primi giorni, effettivamente anche allora il mio umore non era allegro ma concentrarsi sul lavoro funzionava, adesso niente funziona!  Premo con più forza il viso contro il vetro e mi fermo a guardare un piccione emettere quel suo verso cupo proveniente dalle profondità del torace mentre mi fissa dall'angolo del davanzale. Per un attimo quel tubare mi pare riflettere tutto il mio stato d'animo, sembra un richiamo, una preghiera perché qualcuno venga a salvarlo dalla sua desolazione. C'è stato un momento in cui guardando gli occhietti di quell'uccello, vi ho visto me stessa, ma poi è volato via, così come è arrivato e si è appollaiato vicino ad un suo simile dal piumaggio più chiaro, mi sono sentita acutamente sola, neanche un piccione con cui condividere il destino.

Se voglio arrivare in tempo devo muovermi, eppure sono come radicata al suolo e continuo a guardare i due animali e a pensare alla mia vita. Cos'è andato storto? Perché non riesco mai a essere felice? Ricordo l'infanzia come il momento più bello che avessi vissuto, ma poi tutto aveva preso una strana piega nell'adolescenza e in questo probabilmente non sono originale! Ma mi sentivo così scialba e non volevo essere notata, avrei fatto qualsiasi cosa per essere invisibile! Forse non mi aiutava il fatto che quando la gente mi conosceva, chiedeva se per caso conoscessi una Sara Radin, o un’Anna o magari una Giulia, e perché no, forse tutte e tre? E quando di volta in volta ammettevo di essere la sorella tutti mi guardavano come se appartenessi ad un’altra specie, li odiavo.

Le mie sorelle erano state ognuna a modo suo, delle leggende al liceo Petrarca, che tutte e quattro abbiamo frequentato, e tutti le ricordavano anche se era passato un po' di tempo; Anna che è la più vicina a me per età, è comunque più grande di cinque anni, aveva appena finito la maturità, ed era la rappresentante d'istituto uscente quando entrai in prima, di Giulia e Sara che si erano diplomate già da qualche anno non ne parlo proprio, non potevo competere! Comunque nel giro di un paio d'anni il mio corpo si era trasformato passando da quello di ragazzina magrissima e sproporzionata, nonché bassina, ad una ragazza altissima e altrettanto scoordinata, sempre troppo magra, ma che chissà perché a scuola iniziavano a trovare attraente. Io non mi ci sentivo di certo, e per un po’ di tempo non mi resi nemmeno conto del mutamento delle persone nei miei confronti. A ripensarci effettivamente dopo che mi tolsi l'apparecchio ai denti, con la mia taglia trentotto per un metro e settantotto centimetri a diciassette anni non dovevo essere poi così male. Iniziai a sentire voci sul mio conto che sostenevano fossi la ragazza più carina della scuola, anche se io non ci credevo, ero più propensa ad attribuire le nuove attenzioni ad una forma di scherzo crudele, anche se il più delle volte a dire il vero ne ero inconsapevole e ignara. Io ero ancora concentrata sul mio personale paragone con le mie sorelle e a perdere ogni confronto.

I miei compagni però mi avevano notata, soprattutto i ragazzi, che mi chiedevano di uscire; io pensando volessero prendersi gioco di me non accettavo mai, e loro pensarono che fossi una snob e pian piano smisero di cercarmi, non sapevo cos'era peggio scherno o indifferenza? Le ragazze dal canto loro mi emarginavano perché si sentivano esattamente come me nei confronti delle mie sorelle, ma senza l'affetto e il rispetto che io provavo per loro, rimaneva solo la gelosia e anche loro mi giudicavano altezzosa. Ma io non capivo i loro sentimenti e di conseguenza le odiavo, l’unica che seppur con molte contraddizioni mi era rimasta accanto dalle medie era Viola Di Rocco.

Viola mi insegnò a truccarmi, e a valorizzarmi con gli abiti giusti, con lei mi confidavo, e quando Luca Zago si dimostrò interessato a me sul serio, avevo dato retta a Viola e al suo motto vivi nel presente. In fondo aveva ragione, Luca era davvero carino e io mi sentivo lusingata, la nostra relazione durò due anni, finché lui non iniziò a farmi pressioni per fare sesso e vista la mia titubanza, Luca si era rivolto a Viola e lei non si era certo rifiutata, quando lo scoprii, fu un colpo! Lui non si è certo comportato come un buon Zago¹, non è stato certo un gran chierichetto, mentre la sempliciotta del caso ero io!  Certo ora mi viene da scherzarci su, ormai è nulla dopo quello che mi è successo la scorsa estate.

Ma in realtà se ci pensavo bene avrei dovuto continuare con gli stessi principi, forse meglio vergine a ventiquattro anni di come mi sento ora.

Non è vero, e lo so.

In fondo anche se non riuscissi ad andare avanti come ho promesso, e non a quella stronza di Viola, ma a Lui... Allora mi rimarrebbero comunque i ricordi, forse non tutti siamo fatti per essere felici, e la mia vita è costellata di piccoli soli brillanti che rendono possibile superare anni di buio grigiore. Si grigiore, il grigio è il mio colore, perché in realtà se guardo obbiettivamente non avrei motivi reali per essere infelice: sono sana, bella (dicono), giovane, ho una brillante carriera davanti che sarebbe il sogno di milioni di ragazze (ma non il mio!), ho una famiglia affettuosa e unita, alcune amiche fidate (adesso c’è Evelyn Ferraris), e che altro… Ah certo, il denaro non mi manca, insomma un bilancio più che positivo di che mi lamento? Di nulla in effetti, eppure non ricordo più l’ultima volta in cui sono stata davvero felice. Beh, forse la ricordo… Ed è meglio se la dimentico anche! Direte l’amore, non ho pensato all’amore, diciamo solo che non sono proprio fortunata in questo campo (di Luca non ne parliamo e poi deserto fino a… Ok sì… Fino al momento che più vorrei ricordare e che prima dimentico e meglio sarà!) ma in fondo si sta bene anche soli no? No! Quei giorni insieme a Lui sono stati così preziosi! Quando ricordo il suo sorriso, i suoi capelli, i suoi occhi, le sue mani su di me; mi sento fremere come se lui fosse ancora qui nella stanza. In momenti come questo so per certo che non manterrò la promessa, almeno non nella sostanza, non lo dimenticherò e non lo sostituirò, non credo proprio di riuscirci. Accidenti.

L'unica cosa che posso fare è quella che ho fatto negli ultimi mesi, fingere. In fondo forse sono più un’attrice che una modella, solo Evelyn e le mie sorelle si sono accorte che la meravigliosa carriera e gli sporadici appuntamenti con giovani attori e calciatori non mi rendono felice, anzi quando posso evito accuratamente ogni invito e spesso dico di essere fidanzata, lo avevo detto anche in un'intervista a Gossip oggi alla fine di ottobre. Evelyn era andata su tutte le furie, «così non lo dimenticherai mai», aveva detto.

Appoggio le guance accaldate alla finestra, prima da una parte e poi dall'altra, sospiro ed un pensiero chiaro mi attraversa la mente e non per la prima volta, "io non voglio dimenticarlo".

È strano da quando la notorietà e il conto in banca sono in crescita, una quantità di vecchie conoscenze che non mi avevano mai considerata si dichiarano amiche, tutti fanno a gara per starmi vicino, tutti tranne Lui...

Ci sono dei momenti come questo in cui mi sento come la sera milanese che vedo dalla finestra, desolata, umida, il sole sparisce dietro i palazzi, ma il tramonto non ha nulla di magico, lascia solo un senso di vuoto e di freddo, un senso di morte, come quella che mi sento ancora strisciare silenziosa in petto. Forse avrei dovuto ascoltare il consiglio di Anna che era venuta a trovarmi la settimana scorsa, dovevo sedermi davanti a qualcuno di cui mi fidavo e vuotare il sacco dall'inizio, dovevo raccontare tutta la storia, «solo così riuscirai ad andare avanti» aveva detto, «sto bene, il lavoro va alla grande, esco con le mie amiche, non è che bisogna avere un fidanzato per forza, neanche tu ne hai e mi pare che stia benissimo, o mi devi dire qualcosa?»

Le avevo risposto, «no, che non stai bene, sono tua sorella e non mi imbrogli, e non stiamo parlando di me, comunque se preferisci confidarti con le tue amiche, o con Sara o Giulia o magari con mamma, io mica mi offendo, non ho detto che devi parlare con me, lo so di non essere il massimo in questo genere di consigli, ma so che non puoi tenerti tutto dentro»,

«figurati, parlare con mamma, se vuoi ucciderla… No. E neanche le altre, se avessi qualcosa da raccontare tu andresti bene quanto le nostre sorelle, e non venirmi a dire che ho un legame speciale con Giulia e magari dovrei parlare con lei, ci ha già provato da sola ad usare questa carta! Il fatto è che non mi va di parlarne. Ho promesso che sarei andata avanti con la mia vita nel modo migliore per essere felice, e se Viola ha mai detto una cosa giusta è che non devo vivere nel passato»,

«quella stronza, non me la nominare, però è vero, non devi vivere nel passato, ma lo devi anche esorcizzare, e poi a chi hai fatto una simile promessa?»

«Non importa, ma sto cercando di mantenerla e in realtà ci sto riuscendo bene, lo sai che probabilmente presenterò Sanremo? Silvana dice che sono la loro prima scelta! Perciò dimmi dove lo trovo il tempo per la tristezza?» Anna, a quel punto, aveva tenuto il discorso sui nostri rispettivi lavori, e poi mi aveva parlato del resto della famiglia a Trieste, ma il suo sguardo era rimasto dubbioso e quando era andata via mi aveva abbracciato forte raccomandandomi di pensare a quello che mi aveva detto.

Lo sto facendo, anche ora, anziché cambiarmi guardo le luci degli appartamenti di fronte che prendono vita man mano che il sole sparisce, non posso più vedere i piccioni, chissà se sono ancora sul cornicione di fronte? In ogni caso forse mia sorella ha ragione, e se non riesco a confidarmi con nessuno forse potrei scrivere ciò che mi è successo.

Mi allontano dalla finestra, ora che ho deciso mi sento meglio, corro a preparami per la serata prima che la Ferraris venga a lavarmi di persona, non mi ero resa conto, troppo persa nella mia autocommiserazione, ma la mia amica mi stava chiamando, adesso la sento e capisco subito dal suo tono esasperato che lo aveva già fatto molte volte. Le rispondo e via. Domani comprerò un quaderno e scriverò la mia storia.

II

EMMA

MILANO, 12 GENNAIO 2015

Eccoci ho comprato il quaderno, forse il pc sarebbe stato più moderno, ma come quando ero bambina voglio tenere un diario, a questo quaderno racconterò la mia storia, sarà un po' come se stessi parlando con qualcuno, spero, caro quaderno che tu non ti offenderai se non inizierò ogni pagina con un caro diario o caro quaderno come facevo alle medie. Ma a parte questo sarà un po' lo stesso.

Ora devo decidere da dove cominciare, non è mai facile trovare il punto migliore per raccontare la propria vita, anche se io la sto raccontando a me stessa, quindi non è necessario ripercorrere ogni tappa dall'infanzia ad oggi, mi concentrerò solo su alcuni aspetti significativi. Non parlerò neanche del mio lavoro e della mia carriera, sono una modella e ieri ho ottenuto il contratto per presentare il Sanremo di quest'anno e ci sarà una conferenza stampa ufficiale con il resto del cast, non vedo l'ora! Quindi la mia carriera, va bene e su questo ho mantenuto la promessa, non ho niente da rimproverarmi e c'è poco da dire.

E allora di cosa parlerò? E di quale promessa sto parlando? A chi l'ho fatta? E quando? Alla prima domanda risponderò subito per le altre dovrai aspettare quando arriverò al punto della mia vita in cui ho fatto quella promessa e purtroppo non solo quella. Già! perché in realtà, quaderno, tu mi servi proprio a questo, per capire come fare a gestire le mie promesse, per fortuna non ne faccio molte, mio padre mi ha insegnato che quando si dà la propria parola bisogna mantenerla, costi quel che costi! Così ora dovrò vivere con le conseguenze di promesse affrettate; se tu fossi una persona, quaderno, ti direi di stare attento a cosa prometti. Qualcuno, invece, potrebbe dire a me che se la promessa è insostenibile devo semplicemente infrangerla, ma io non lo farò, preferisco subire tutte le conseguenze, la colpa è solo mia e ora devo conviverci.

Ma andiamo con ordine, da dove partire? Credo che la cosa migliore sia iniziare da uno degli ultimi giorni della mia infanzia spensierata e dal primo piccolo episodio che ha incanalato la mia vita in questa strada.

III

EMMA

SARDEGNA, 8 LUGLIO 2004

L’aereo era finalmente atterrato.

Mia sorella Sara aveva già fatto quella tratta numerose volte, ma questa era stata speciale, e lei non era mai stata così nervosa, le era parso che tutto potesse andare storto: l'aereo poteva ritardare, magari cadere, oppure i suoi compagni di viaggio potevano non presentarsi.  A dire il vero fino all'ultimo secondo in coda per il check-in avevamo temuto tutti che Laura e Francesco non arrivassero.

Laura era la sua migliore amica da sempre, erano inseparabili, almeno fino a quando nove  mesi prima non aveva conosciuto Francesco Geri, di cui era pazzamente innamorata e si erano sposati dopo solo sette mesi, era stato un colpo di fulmine, lui era molto affascinante, e la faceva sentire una regina, anche se si aveva sempre l’impressione che quello che volesse sul serio era qualcuno che lo ammirasse e lo elogiasse continuamente, ma a lei sembrava non importasse e dopo solo un mese avevano fissato il matrimonio, ancora adesso a distanza di anni mi sembra un comportamento quanto meno avventato anche viste le conseguenze, ma già allora anche se ero solo una bambina ricordo di aver avuto delle forti perplessità. Poi Francesco non mi piaceva, e non piaceva neanche a Giulia, Anna e Sara erano più disponibili, soprattutto Sara che avrebbe appoggiato la sua amica su qualsiasi cosa, ma quel giorno la pazienza di tutti era stata messa a dura prova, persino mia madre, era preoccupata.

Dall'altro canto tutti noi ci eravamo sottoposti alla levataccia di buon grado, l'aereo partiva alle sette ed eravamo in aeroporto dalle sei. Papà sbadigliava e leggeva il giornale, mamma cercava di tenere tutti calmi ma per lo più parlava con mia sorella Anna, io e Giulia davamo fastidio a Sara il più possibile, io in particolare mi aggiravo intorno a lei come una vespa capricciosa, ero così emozionata che non avevo chiuso occhio tutta la notte, l'eccitazione era ancora al culmine, non avevo mai preso un aero, ero felicissima e agitatissima.

Quel giorno però la più nervosa era Sara, ed ormai l'imminenza del volo e l'assenza dell'amica la rendevano intrattabile, la sopportavamo solo perché era il suo giorno