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Angelo di Terra

Angelo di Terra

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Angelo di Terra

ratings:
5/5 (1 rating)
Length:
274 pages
6 hours
Publisher:
Released:
Dec 13, 2020
ISBN:
9781547507269
Format:
Book

Description

Il mio nome è Kyle Chase. Avevo davanti a me un brillante futuro come cardio chirurgo finché un incidente ha mandato tutti i miei progetti a gambe all’aria.

Appena ho iniziato a rimettere insieme la mia vita, sono inciampato in una cospirazione vecchia di migliaia di anni; un segreto che la mia famigli aveva tenuto nascosto anche a me.

Ora, i cospiratori mi vogliono fuori dai giochi. Non si fermeranno davanti a nulla per farmi tacere.

Mentre cerco di conoscere la mia condanna millenaria, scopro un potere oscuro che minaccia di distruggere tutte le persone che amo.

Publisher:
Released:
Dec 13, 2020
ISBN:
9781547507269
Format:
Book

About the author

Valmore Daniels has lived on the coasts of the Atlantic, Pacific, and Arctic Oceans, and dozens of points in between. An insatiable thirst for new experiences has led him to work in several fields, including legal research, elderly care, oil & gas administration, web design, government service, human resources, and retail business management. His enthusiasm for travel is only surpassed by his passion for telling tall tales.


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Book Preview

Angelo di Terra - Valmore Daniels

Sommario

Angelo di Terra

Capitolo Uno

Capitolo Due

Capitolo Tre

Capitolo Quattro

Capitolo Cinque

Capitolo Sei

Capitolo Sette

Capitolo Otto

Capitolo Nove

Capitolo Dieci

Capitolo Undici

Capitolo Dodici

Capitolo Tredici

Capitolo Quattordici

Capitolo Quindici

Capitolo Sedici

Capitolo Diciassette

Capitolo Diciotto

Capitolo Diciannove

Capitolo Venti

Capitolo Ventuno

Capitolo Ventidue

Capitolo Venti-tre

Capitolo Ventiquattro

Capitolo Venticinque

Capitolo Ventisei

Capitolo Ventisette

Capitolo Ventotto

Capitolo Ventinove

Epilogo

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Recensioni

Sull’Autore

Sulla Traduttrice

Angelo di Terra

Il Terzo Libro di Angeli Caduti

di Valmore Daniels

traduzione di Fabrocini Barbara

Questo è puramente un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, posti ed avvenimenti sono un prodotto dell’immaginazione dell’autore o sono utilizzati fittiziamente. Ogni riferimento a persone, vive o morte, è puramente accidentale. Questo libro non può essere rivenduto o dato senza il permesso scritto dell’autore. Nessuna delle parti di questo libro può essere riprodotta, copiata, o distribuita in qualsiasi forma, sia elettronica che meccanica, nel presente o nel futuro.

Copyright © 2011-14 Valmore Daniels. Tutti I diritti riservati.

Angeli Caduti, Il Libro Completo:

Angelo del Fuoco

Il Respiro dell’Angelo

Angelo di Terra

Lacrime d’Angelo

Angelo dell’Oscurità

Visita ValmoreDaniels.com

Distribuído por Babelcube, Inc.

www.babelcube.com

Babelcube Books e Babelcube são marcas comerciais da Babelcube Inc.

Capitolo Uno

Eritque repente confestim. A Domino exercituum visitabitur in tonitru et commotione terrae et voce magna turbinis et tempestatis, et flammæ ignis devorantis.

(E sarà cosa di un momento. Nostro Signore apparirà con tuoni e terremoti e con un gran rumore di turbini e tempeste; e con la fiamma del fuoco distruttore.) –Isaia 29:6

Le urla dell’uomo morente mi svegliarono.

Per un istante, quando ripresi conoscenza, credetti che quelle urla fossero reali lì in quel momento, ma capii velocemente che avevo avuto un incubo—l’incubo; L’unico che avevo ripetutamente avuto durante tutto l’anno.

Non mi sollevò il fatto che fosse stato solo un brutto sogno. Quello che era accaduto non era frutto della mia immaginazione. Ero condannato a quell’incubo ogni volta che mi addormentavo.

Non potevo renderlo a nessuno. Per sempre.

Strusciandomi gli occhi, come se facendo così potessi cancellare la memoria, mi alzai dalla scrivania dell’ufficio. Fuori dalla mia finestra, la neve cadeva. Era arrivata presto quest’anno, anche per Chicago.

Mi faceva male la testa; mi ero addormentato con la testa su di una matita. Pigramente, mi strusciai il punto dolorante, sperando non mi ci venisse un livido più tardi.

Non volevo addormentarmi, ma era molto tardi ed avevo lavorato al componente chimico per ore. Il problema era abbastanza complesso da far incrociare gli occhi alla maggior parte delle persone. Potevo solo dare un’occhiata ad un certo numero di varianti prima di aver bisogno di una pausa.

Mi tirai indietro sulla sedia, mi stiracchiai e sbadigliai, cercando di dimenticare i fantasmi che mi perseguitavano.

Il monitor del computer proiettava un caleidoscopio di immagini sul muro e sul soffitto dietro e sopra di me. L’ufficio era piccolo e pieno di roba. Non c’erano scaffali o appendiabiti. Tutto ciò che c’era, era una classica scrivania ed una sedia. Non avevo ancora spacchettato le scatole accumulate sul pavimento. Farlo avrebbe significato riconoscere il mio nuovo ruolo ed ammettere i miei fallimenti.

Ma comunque, avevo un lavoro da fare.

Con un profondo sospiro, mi avvicinai di nuovo allo schermo del computer, afferrai il mouse e cliccai sul cursore per rivedere le slide del composto un’altra volta, dall’inizio.

Non ha senso, dissi ad alta voce cliccando sul cursore ancora un paio di volte. Come può essere giusto?

Ogni sequenza che esaminavo falliva il test e, comunque, il progetto andava avanti.

Dr. Chase?

La voce mi colse di sorpresa, tanto da farmi allontanare dallo schermo, alzai la testa per vedere un giovane studente in piedi davanti alla porta.

Era Tim Bellows, il quale sembrava troppo giovane anche per comprare un alcolico legalmente, anche se a dire il vero, ricordo che un giorno mi aveva detto che aveva appena compiuto venti-tre anni. Con quei capelli biondo sabbia e la mascella squadrata, sembrava un tipo da confraternita, ma ricordo che disse che seguiva le orme del padre. Non credevo che al mondo servissero ancora chirurghi plastici, ma chi sono io per giudicare?

Non sono un dottore, dissi. Poi, con un tono più lieve, per lo più per me stesso, aggiunsi, non più.

Uh … Sig. Chaes?

Te l’ho già detto, chiamami Kyle. Anche se avevo solo una decina di anni più di lui, le sue maniere da ragazzino mi facevano sentire vecchio.

Va bene.

Inclinai la testa in maniera interrogativa quando non mi disse cosa era venuto a fare. Se ne stava lì, con quell’espressione da pecora.

Schiarendomi la voce, chiesi, Tim, c’è qualcosa che posso fare per te?

Si, disse entrando nella stanza. Il professore mi ha detto di venirla a prendere. La sta aspettando per iniziare il procedimento.

Aggrottai la fronte. Non è pronto, dannazione. Gliel’avevo detto.

Ma comunque, non importava. Potevo discutere fino a farmi diventare la faccia blu. Anche se non fossi stato capace di ripetere i risultati, saremmo andati avanti comunque col progetto.

Tim alzò le spalle. Non guardi me. Io sono qui solo per i crediti extra.

Giusto, dissi lasciano andare un profondo sospiro.

Si voleva anche assicurare che non dimenticasse la telecamera.

Indicai dall’altra parte della stanza. E’ la.

Quando passò per prendere l’equipaggiamento, stampai quattro delle sequenze di cui ero sicuro e poi spensi il computer.

Facendo passare Tim per primo, chiusi a chiave la porta dell’ufficio e lo seguii in fondo al corridoio fino al laboratorio. Anche tutte le altre porte erano chiuse e le luci erano spente. I nostri passi sul pavimento di mattonelle echeggiavano come solo nelle sale poco illuminate riescono a fare.

Non mi fraintenda, disse Tim, passando sull’altra mano la telecamera ed il tre piedi di sostegno, i crediti sono importanti e tutto, ma una raccomandazione da lui può garantirmi un internato in un ospedale di mia scelta.

Dovevo ammettere che era vero. La reputazione del professore era ottima in tutto l’ambiente ospedaliero. Anche se era stato un chirurgo generico fino a poco prima di tornare ad insegnare all’università, molti dei suoi progetti di ricerca avevano portato risultati ed a brevetti che non avevano solo dato una sferzata alle pratiche mediche, ma avevano anche riempito le tasche dell’università attraverso l’ufficio licenze.

Devi avergli fatto una buona impressione, dissi. Di rado tiene degli assistenti.

Tim ebbe la grazia di farmi un’espressione modesta. Mi piace pensare che il mio lavoro parli per me, ma è possibile che mio padre ci abbia messo una buona parola. Lui ed il professore si conoscono dai tempi dell’università.

Quando mi presentarono Tim, riconobbi il cognome. Non solo il Dr. Phil Bellows era uno dei più importanti chirurghi plastici di Chicago, era anche uno degli amministratori fiduciari dell’ospedale, e faceva parte dell’ordine dei medici. Potevo immaginare la pressione che provava Tim; io sapevo di certo come si viveva all’ombra del prestigio dei genitori.

Non essere modesto, dissi. Non fa favoritismi quando si tratta dei suoi assistenti, in più non si piega alla politica. Mai fatto.

Grazie, disse Tim, raggiante per l’implicito encomio.

Chiesi, Allora, perché facciamo questa cosa a così tarda notte?

Lo sta chiedendo veramente?

Lo guardai con aria sorpresa. Cosa?

Rise. E’ da così tanto tempo che non viene al campus?

Saranno stati dieci anni, quasi.

I miei giorni a Medicina sono ormai un ricordo confuso, dissi. Ricordo una tonnellata di caffè e giornate finite a tarda notte, ma era per ripassare prima degli esami.

Scuotendo il capo, disse, Di giorno qui, è un delirio.

Ovvio. Annuii finalmente capendo cosa intendesse.

La scuola medica era frequentata da centinaia di studenti ed i laboratori erano sempre pieni. I professori e gli studenti che volevano un po’ di tempo in laboratorio, o che volevano fare esperimenti in autonomia, spesso dovevano riadattare i propri orari.

Tim disse, Se si vuole avere del tempo senza essere interrotti, il momento migliore è dopo la mezzanotte.

Ah.

Facendo una faccia aggrottata, disse, Lavorare per ore interminabili ad orari strani, fa parte del mestiere.

Cercai di ricordare gli anni di Medicina, poi del tirocinio e l’internato. Turni di dodici, ventiquattro ore, erano cose normali. Non ho idea di come abbia fatto.

Il professore è un genio, disse Tim un secondo dopo.

Nel suo tono di voce sentii qualcosa di più del tipico timore riverenziale di un giovane studente verso il proprio professore. Mi fermai e lo guardai. Cosa vorresti dire?

Dovrebbe vedere le cose che riesce a fare. E’ incredibile.

Guardando le stampe che avevo in mano, chiesi, Ti ha spiegato com’è riuscito a farlo?

Tim scosse il capo. Mi ha detto che sono informazioni riservate. Capisco che abbia bisogno di un certo livello di segretezza, soprattutto se vuole brevettarlo. Sono solo felice che il mio nome sia sui documenti della ricerca. Cose del genere ti tornano comode per tutta la vita.

Tirai su le stampe. Sei ovviamente coinvolto nella ricerca. Hai delle idee di come questo possa funzionare?

Osservando i fogli, Tim scosse la testa. No, ma è rivoluzionario, non crede?

Aggrottai la fronte. Il composto, se cosi era legittimo chiamarlo, sarebbe stato un passo avanti di enormi dimensioni, ma non riuscivo a conciliare i dati che mi aveva dato il professore, con il programma di simulazione del mio computer.

Tim fece una risatina. Come le ho detto, io sono solo l’assistente. Più che altro io faccio lavoro di ‘manovalanza’. Sono un galoppino patentato.

Continuammo a percorrere il corridoio in silenzio, ma sembrava che Tim si stesse preparando a farmi una domanda.

Quando il professore mi ha detto che avrebbe aggiunto un altro assistente al progetto, mi sono incuriosito. Così l’ho cercata su internet.

Mi si strinse lo stomaco. Oh?

Lo sa, a volte è meglio sapere con chi si lavora, no?

A volte, asserii.

Riluttante, disse, Ho letto di cosa le è successo.

Non era una cosa di cui parlavo volentieri a cose normali, ed avevo incontrato Tim solo ieri per la prima volta.

Come se sentisse la mia riluttanza, chiese, Sono inopportuno?

Sospirai. Internet era una gran cosa, quando si trattava di scambiare informazioni; il problema arrivava quando non volevi scambiare l’informazione. Anche se avessi voluto negare quegli accadimenti, i dettagli erano la fuori, alla mercé di chiunque avesse un allaccio internet.

Cercando di dimostrare comprensione, Tim disse, Le fonti d’informazione ed i blogger possono mandare all’aria qualsiasi cosa.

Possono eccome, dissi acconsentendo.

Dire a tutti quale fosse la mia versione della storia, non avrebbe fatto nessuna differenza. Le persone si fanno la propria idea, ed io avrei dovuto conviverci per il resto della vita. Sapevo che avrei dovuto sopportare queste domande ovunque andassi, ma la cosa non diventava mai più facile da affrontare.

Ho capito, disse. Non sono affari miei. Non lo menzionerò più.

Ripresi a camminare per il corridoio verso il laboratorio. Grazie.

Cercavo di non apparire scocciato, dato che mi pareva fosse una brava persona dopo tutto, ma ovviamente non avrebbe seguito il suo proprio proposito di darci un taglio.

Per quel che conta, disse, il professore rimase veramente male del verdetto. Crede che abbia ricevuto un trattamento ingiusto. Si è fortemente battuto con il consiglio d’amministrazione perché venisse qui.

Beh, dissi quando arrivammo alla porta principale del laboratorio, i padri sono fatti così.

Capitolo Due

Tenni la porta aperta per Tim, facendolo entrare per primo.

Il laboratorio si trovava nell’ultima stanza in fondo all’edificio. Due finestre relativamente piccole stavano sulla parete di fronte alla porta ; in mezzo ce n’era una grande che andava dal pavimento fino al soffitto, larga altrettanto. Anche se era tarda notte, gli scurini erano abbassati.

Mio padre, il Professor Franklin Chase, sedeva ad un tavolo da lavoro pieno di fiasche, fiale, becchi Bunsen ed un dispositivo di raffreddamento medico coibentato. Su un lato del dispositivo c’erano le parole: ‘Organo Umano—Per Trapianto—Maneggiare Con Cura’.

Dapprima, mio padre non notò il nostro ingresso. Stava sopra ad un becher, intento a mischiare delicatamente un liquido traslucido con un gel giallo e pastoso. Mentre lo girava con un miscelatore in vetro, la miscela si colorò di un marrone molto ricco.

Tornando a sedere, con un sorrisetto che traspariva traverso la folta barba sale e pepe, si rivolse a me.

Kyle, vieni qui. La soluzione è quasi pronta.

Ma non stavo prestando attenzione a lui. La mia attenzione venne catturata da ciò che c’era sul tavolo da laboratorio dietro di lui. Sdraiato di schiena, il paziente era avvolto da un lenzuolo bianco tirato su fino al suo petto nudo, lasciando le braccia, il collo e la testa esposte.

Non aveva capelli, ma non perché fosse pelato, ma a causa della lunga cicatrice che gli copriva metà testa e metà faccia, correndo giù lungo la spalla ed il braccio. L’uomo era di certo sopravvissuto ad un terribile incendio.

Anche se stava supino, era evidente che fosse un uomo molto alto e massiccio. I suoi piedi superavano di gran lunga la fine del tavolo e le spalle sporgevano dai lati.

Notai che aveva i polsi e le braccia legate alle sbarre laterali con delle cinghi di pelle molto spesse. Fui sorpreso da quella visione.

Mi ci vollero un paio di secondi per riprendermi.

Mentre mi facevo avanti, l’uomo mi guardava spostarmi col suo occhio buono. Non parlava, ma potevo vedere dai suoi occhi che era preoccupato.

Sapevo che avremmo fatto l’esperimento su un volontario vittima di incendio, ma non avevo realizzato che le sue condizioni sarebbero state tanto gravi. Cercavo di immaginarmi il danno al sistema nervoso che aveva potuto subire.

Tim, passandomi dietro, disse, Ciao, Lawrence. Come si sente?

L’uomo ustionato aprì la bocca e cacciò u suono gracchiante che sembrava voler dire, Bene.

Questo è Kyle Chase, disse Tim. E’ il figlio del professore.

Ciao, riuscì a dire Lawrence.

Annuii ricambiando il saluto al paziente e poi mi voltai a guardare gli attrezzi sul carrello chirurgico. Dissi a mio padre, Non vedo l’anestetico.

Ah, Kyle. Già. Questa fase va eseguita senza altri agenti chimici, potrebbero alterare il risultato. Inclusi gli antidolorifici. Non preoccuparti, disse, tirando su una mano. E’ una procedura semplice ed il paziente non dovrebbe soffrire alcun disagio.

Notai che Tim faceva una strana espressione, probabilmente preoccupato all’idea di operare senza alcun tipo di anestetico. Lo guardai seccato per la mancanza di professionalità, così Tim cambiò immediatamente espressione.

Perché è legato? chiesi.

Mio padre si voltò verso Lawrence e gli sorrise anche se parlava con me. Le briglie sono per la sua sicurezza e per evitare che possa muoversi inavvertitamente. In più filmeremo l’effetto, quindi abbiamo bisogno che stia fermo per tutta la durata dell’esperimento.

Mettendomi una mano sulla spalla, mio padre disse, Non preoccuparti, il paziente è stato informato su cosa aspettarsi o meno.

L’ultima affermazione mi ricordò le preoccupazioni che avevo avuto riguardo la procedura stessa. Feci cenno a mio padre di seguirmi dall’altra parte della stanza, lontano dalle orecchie di Lawrence. Mi seguì, lasciando Tim a sistemare la videocamera.

Alzai le stampe sul composto e mantenni bassa la voce. Dovresti dare un’occhiata alle simulazioni che ho provato a fare. Credo tu abbia fatto un errore fondamentale nei tuoi calcoli. Scossi la testa. "Non ho idea come abbia potuto funzionare prima. Non avrebbe dovuto funzionare."

Lui mi mostrò quel sorriso condiscendente di cui ho ricordo dalla mia gioventù. Fidati di me; ha funzionato.

E’ difficile da credere.

Capisco. Indicò in direzione di Tim. E’ per quello che usiamo una videocamera. Cattureremo le prove su film. Non ci saranno più dubbi, allora.

Ancora non riuscivo ad accettarlo. Ho fatto simulazioni di ogni genere. Fallisce sempre. I tuoi dati devono essere sbagliati. Ci devono essere dei fattori nelle culture che alterano il risultato.

Mio padre non sembrava offeso dal mio scetticismo. I dati non sono sbagliati.

Non posso credere che il consiglio d’amministrazione abbia approvato la sperimentazione su esseri umani senza prove concrete e evidenti.

Come no, disse. Hai idea di quanti soldi faranno con quel brevetto?

Girai gli occhi. "Hai avuto l’approvazione a procedere, vero?"

Si, si. Ho presentato la documentazione mesi fa. Phil Bellows ha personalmente sottoscritto l’approvazione della domanda. Ora, la smetti di preoccuparti, figlio mio?

Non è per questo che mi hai coinvolto? chiesi. Credo veramente che dovremmo rimandare la procedura. Aspettiamo un paio di settimane, o almeno finché non otteniamo dati più rassicuranti dal computer. Ho bisogno di capire meglio come funziona.

Kyle, disse con un sorriso affabile, sembri uno sposino alla prima notte di nozze. E’ anche comprensibile, dopo quello che hai passato lo scorso anno. Ho controllato tutto almeno cento volte. Siamo pronti.

Senza aspettare che io replicassi in alcun modo, corse verso il tavolo da lavoro. Prese un campione del composto da lui creato, ne mise una goccio su di un vetrino e lo mise sotto il microscopio. Poi si chinò ad esaminarne i risultati.

Tim finì di sistemare la telecamera sul tre-piedi ed inserì la spina in una delle prese vicino. Andò verso Lawrence.

Come te la passi, ragazzone? Hai freddo, cose così?

Quando Lawrence non rispose, mio padre si voltò. Tim, il nostro paziente ha difficoltà a parlare. La sua laringe si è parzialmente bruciata con i fumi durante il suo incidente. Ora, pensa alla telecamera.

Annuendo, Tim tornò alla telecamera, armeggiò con i tasti per alcuni minuti finché mio padre, schiarendosi la voce, fucilò il suo assistente con un occhiata impaziente.

E’ accesa, disse Tim, chinandosi a guardare nel visore.

Mio padre racimolò vari attrezzi chirurgici e contenitori, li mise sul carrello e lo spinse fino al tavolo operatorio, accanto la testa di Lawrence. Sopra vi erano già scalpelli, forbici ed una garza appoggiati su di un telo verde, mio padre poi mise il contenitore refrigerante per organi sul carrello vicino a loro. Un braccio meccanico articolato con una potente telecamera montato su di esso era attaccato ad un lato del carrello. Il filo d’alimentazione era attaccato ad uno dei computer sul tavolo da lavoro. Al momento, le immagini erano confuse e fuori fuoco perché la telecamera non era puntata su niente.

Mio padre si voltò verso Tim ed iniziò a parlare con un tono risultato di molta pratica.

"Il mio nome è Professor Franklin Chase. Sono in presenza dei miei assistenti, Kyle Chase

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