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Dementia praecox o il gruppo delle schizofrenie

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Summary

Fino al 1952, anno della prima pubblicazione del DSM, esisteva il pensiero psichiatrico. Da allora, anche per l’urto della psicofarmacologia, ha cominciato a declinare e oggi ragionevolmente ci chiediamo quanto ne sopravviva.
Proporre la traduzione integrale di un classico tedesco come la Dementia praecox o il gruppo delle schizofrenie di Eugen Bleuler non è il prodotto della semplice nostalgia per un pensiero ormai obsoleto; non è una semplice operazione accademica di recupero storico. Significa andare alle fonti della meditazione occidentale sulla follia, che poi non sono molto distanti dalle fonti del pensiero psicanalitico freudiano.
La traduzione integrale del capolavoro di Bleuler ha conservato tutte le difficoltà, non ne ha censurata nessuna, nella convinzione che anche gli idiotismi, forse perché sono così singolari, celino verità ancora da svelare, dietro la veste dell’errore, dell’ideologia e talvolta del delirio. Se poi la traduzione compare sotto il titolo di una casa editrice on line, si presenta l’occasione imperdibile della possibile interazione immediata con gli psichiatri, se mai esistono, ancora interessati alla riflessione – teorica, sociale, politica – sulla follia, che per i vari DSM, ideologicamente impostati per gestire la devianza sociale da controllare farmacologicamente e assicurativamente, non deve più essere posta.
I non psichiatri, invece, possono leggere il testo proposto come un romanzo che narra la storia di una malattia incurabile, perché non è una malattia.
 

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