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Il culto del Deus Elagabalus dal I al III secolo d.C. attraverso le testimonianze epigrafiche, letterarie e numismatiche

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Il culto siriano di Elagabalus, dio poliade di Emesa, durante la c.d. seconda età severiana, a seguito della riforma religiosa promossa dall'imperatore Eliogabalo, ha conteso a Iuppiter il primo posto nel pantheon romano. Fino ad oggi, la critica ha concentrato la propria attenzione, più che sul culto semita, sul princeps che sarebbe stato artefice dell'ufficializzazione di tale culto nella città di Roma: il giovane Vario Avito Bassiano, sommo sacerdote del dio emeseno, divenuto imperatore col nome di Marco Aurelio Antonino nel 218 d.C. e denominato comunemente Eliogabalo. Pochi risultano infatti i lavori di tipo storico-religioso sul culto siriano di Elagabalus e soprattutto sulla sua diffusione in ambito occidentale. Il lavoro copre un arco temporale che va dal I al III secolo d.C., dalla prima attestazione epigrafica siriana, proveniente da Nazala, sino ad arrivare alle ultime rappresentazioni del betilo aniconico, presenti sulle emissioni monetali battute dalla zecca di Emesa sotto l'usurpatore Uranio Antonino (253/254), sotto il cui regno il culto del dio siriano vivrà la sua stagione finale, prima di eclissarsi definitivamente.

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