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Sangue e Amore: I racconti gotici che hanno creato il mito della vampira seduttrice

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La figura del vampiro esercita un fascino senza tempo ed è da secoli fonte d'ispirazione per scrittori, registi e artisti in genere. Sono numerosissime le opere di fantasia in cui il vampiro è rappresentato come un essere demoniaco dotato di una sensualità irresistibile grazie alla quale ammalia le sue vittime. L'esempio più noto in tal senso è Dracula, il protagonista dell'omonimo romanzo di Bram Stoker, che crea un legame ambiguo con la giovane Mina. Ma se Dracula è il vampiro maschio per antonomasia, Clarimonde, Carmilla e Geraldine non sono solo le vampire più famose di sempre ma anche le antieroine per eccellenza della narrativa gotica ottocentesca, che grazie alla loro complessità emotiva, alla loro bellezza e alla loro carica erotica sono state e sono il modello di riferimento per tutte le altre vampire letterarie e cinematografiche.
Clarimonde nel racconto La Morta Innamorata di Gautier è il simbolo della trasgressione e della lussuria cui il giovane prete Romualdo non sa resistere, finendo in una spirale onirica di peccato, piacere e morte.
Carmilla nell'omonimo racconto di Le Fanu è un personaggio pregno di misticismo e dalle mille sfaccettature che infrange più di un tabù della società ottocentesca, non ultimo quello dell'omosessualità femminile.
Geraldine l'antagonista nel poema Christabel di Coleridge è l'incarnazione della seduzione del male nella sua forma più subdola, quella che si cela dietro una maschera di purezza e innocenza e che si rivela solo quando oramai è troppo tardi.

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