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Sepher Yetzirah - aa.vv.

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AA.VV.

Sepher Yetzirah

Libro della Formazione o Libro della Creazione

© Tutti i diritti riservati alla Harmakis Edizioni

Divisione S.E.A. Servizi Editoriali Avanzati,

Sede Legale in Via Volga, 44 - 52025 Montevarchi (AR)

Sede Operativa, la medesima sopra citata.

Direttore Editoriale Paola Agnolucci

www.harmakisedizioni.org - info@harmakisedizioni.org

Possono essere pubblicati nell’Opera varie informazioni, comunque di pubblico domi­nio, salvo dove diversamente specificato.

Maggio 2018

© Impaginazione ed elaborazione grafica: Paola Agnolucci

ISBN: 9788885519602

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Indice dei contenuti

INTRODUZIONE

Capitolo I

Capitolo II

Capitolo III

Capitolo IV

Capitolo V

Capitolo VI

Le Origini del Mondo commento sul Sepher Yetzirah

L’Albero delle Lettere

Disposizione Esagonale delle 22 Lettere

Introduzione alla struttura dei Mondi

INTRODUZIONE

Nel panorama della produzione letteraria mistico cabalistica, il Sepher Yetzirah o Libro della Formazione o Libro della Creazione, occupa certamente un posto di particolare rilievo.

Nel trattato Sanhedrin del Talmud il testo viene citato con il nome Hilchoth Yetzirah ossia: norme relative alla creazione e viene presentato come un’opera di magia.

Tutta la Cosmogonia è trattata e simbolizzata dai dieci numeri e dalle ventidue lettere dell'alfabeto, che costituiscono le Trentadue Vie.

È questo più antico testo ebraico, tuttora esistente. La sua brevità, meno di 2000 parole complessive nella versione più lunga, il suo stile oscuro, la sua terminologia, non trovano paralleli in altre opere su temi affini.

Il Sepher Yetzirah ci è pervenuto in due versioni, una breve che appare in moltissime edizioni come il libro stesso, ed una lunga, talvolta pubblicata come appendice alla breve. Copie manoscritte del testo esistevano già dal X secolo.

Il Sepher Yetzirah è un concentrato di formule di corrispondenze volto a svelare il parallelismo dei fenomeni spazio temporali nella natura fisica ed umana mostrandone le loro radici nei mondi della pura coscienza divina; un denso compendio di cosmogonia e cosmologia, nel quale l'Autore cerca di mettere d'accordo le sue idee con le discipline talmudiche relative alla dottrina della Creazione e della Merkavah. In questo modo il Sepher Yetzirah semplifica la complessità disorganizzata della realtà riordinandola in un insieme armonico semplice e simmetrico.

Il libro, come noi lo conosciamo, è un monologo del patriarca Abramo, in cui, per mezzo della contemplazione di tutto ciò che lo circonda, Egli arriva alla convinzione dell'unità di Dio.

La parola Yetzirah viene tradotta letteralmente con formazione; Briah è comunemente usata per creazione. Una storia criptica nel Talmud babilonese afferma che "alla vigilia di ogni Shabbat, gli studenti di Judah il Principe, Rabbi Haninah e Rabbi Hoshaiah, che si erano dedicati soprattutto alla cosmogonia, avevano l'abitudine di creare un delizioso vitello per mezzo del Sefer Yetzirah e se lo mangiavano al Shabbat". Alcuni mistici asseriscono che il patriarca biblico Abramo usasse lo stesso metodo per creare il vitello preparato per i tre angeli che vennero ad annunziare la gravidanza di Sara nella narrazione biblica a Genesi 18:7. Tutte le creazioni miracolose attribuite ad altri rabbini dell'era talmudica sono assegnate dai commentatori rabbinici all’ uso di questo stesso libro.

L'appendice del Sefer Yetzirah, dichiara che Abramo era il ricettore della rivelazione divina della tradizione mistica; cosicché i rabbini dell'era, e filosofi come Saadiah Gaon, Shabbetai Donnolo e Yehuda Ha-Levi non dubitarono mai che Abramo fosse l'autore del libro. In Pardes Rimonim, Mosé Cordovero (detto il Ramak) cita un'opinione minore che l'opera fosse stata scritta da Rabbi Akiva, interpretando a significare che Abramo la scrisse e Akiva la redasse nella sua forma corrente. La tradizione ebraica l'attribuisce ad Adamo e che da Adamo passò a Noè, e poi ad Abramo, l'amico di Dio.

Secondo gli storici moderni, l'origine del testo è sconosciuta e oggetto di accesi dibattiti. Alcuni studiosi credono che potrebbe avere un'origine alto-medievale, mentre altri sottolineano precedenti tradizioni che appaiono nel libro. La suddivisione delle lettere in tre classi di vocali, mute e sonore appare anche nei testi ellenistici. L'origine storica del Sefer Yetzirah è stata fatta risalire da Richard Reitzenstein ( Poimandres, p. 291) al II secolo p.e.v. Secondo Christopher P. Benton, la forma grammaticale ebraica porta la sua origine vicino al periodo della Mishnah, verso il II secolo e.v.

Del Sefer Yetzirah esistono diverse versioni, le cui principali sono:

1) la versione corta, di circa 1300 parole, attestata già nel XIII secolo;

2) la versione lunga, di circa 2500 parole, risalente almeno al X secolo;

3) la versione di Saadia, assai più breve ma divisa in 8 capitoli, che si conserva in un ms. del XV secolo;

4) la versione di Gra, ovvero Eliahu ben Shlomo, Gaon di Vilna (1720-1797), di circa 1800 parole.

Le differenze concettuali tra le versioni sono tuttavie minime. Per quanto le varie versioni siano divise in 5, 6 o 8 parti, concettualmente il libro si occupa di 4 argomenti:

le Sephirot;

le lettere dell'alfabeto (e il loro uso in ambito meditativo);

le tre divisioni principali delle lettere ebraiche in madri, doppie e semplici (e la relativa ripartizione astrologica);

le idee più misteriose (e secondo alcuni successive) delle figure del Drago, della Terra e dell'Uomo quali testimoni di Dio nella Opera della creazione.

Nel XIII secolo, Abraham Abulafia è attestato come il primo che conosca entrambe le versioni corta e lunga. Nel X secolo Shabbetai Donnolo, autore del commentario Sapher Hackmonì, analizza la versione lunga.

Saadia Gaon riorganizzò la versione lunga per i suoi commentari sull'opera Sefer Yetzirah, oggi detti versione di Saadia. Fu lui il primo, almeno nelle versioni a stampa, che ne attribuì la paternità ad Abramo. Altri dicono che Abramo non fosse solo, ma con Sem, figlio di Noè, o con Melchisedec (che d'altra parte la tradizione tende a identificare con Sem).

Nel XVI secolo, l'Ari (ovvero il rabbino Isaac Luria) riorganizzò il testo per armonizzarlo con lo Zohar, e nel XVIII secolo, il Gra (ovvero il Gaon di Vilna) lo riorganizzò nuovamente: questa versione è detta versione di Gra.

La datazione comunque rimane incerta.

Per prima viene discussa la parte filologica, poiché è necessaria per una delucidazione delle speculazioni filosofiche dell'opera. Le ventidue lettere dell'alfabeto ebraico sono classificate in riferimento alla posizione degli organi vocali che producono il relativo suono, e rispetto all'intensità sonora. In contrasto con i grammatici ebrei, che assumevano una speciale modalità di articolazione per ciascuno dei cinque gruppi di suoni, lo Sefer Yetzirah afferma che nessun suono può essere prodotto senza la lingua, alla quale gli altri organi della parola semplicemente prestano assistenza. Quindi la formazione delle lettere è descritta come segue:

Con la punta della lingua e la gola

Tra le labbra e la punta della lingua

Al centro della lingua

Con la punta della lingua

Con la lingua, che viene appiattita e distesa, e con i denti (II. 3)

Inoltre le lettere sono distinte dall'intensità del suono necessario a produrle, e di conseguenza sono divise tra:

Mute, non accompagnate da suono, come la Mem

Sibilanti,