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Romanzo di un uomo qualunque

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Summary

Mi chiamo Francesco Petrillo. Sono nato a Scanno, Abruzzo, il 3 gennaio 1939. Ricordo il mio terrore quando, bambino, vedevo i tedeschi che, in una piazzetta del paese, cercavano di trarre fuori dal ghiaccio un carro con l’aiuto di un cavallo. Papà si era nascosto dietro una serra di legna per non essere preso.
Con la famiglia ci siamo trasferiti in Toscana, a Castiglione della Pescaia. Poi a Roma. Laurea in Legge e vincitore di concorso al Ministero dell’Industria. Infine dirigente, presso un istituto pubblico di controllo. Impegno e responsabilità. Poi la pensione. Ricordo che il Presidente dell’istituto, stimato giurista e brillante scrittore, leggendo i miei appunti e le relazioni che gli sottoponevo una volta mi disse che avevo “la penna felice”. Spero di aver conservato la penna nel medesimo stato, anche oggi che sono in pensione.
Ho letto di recente un bel libro di Haruki Murakami: Il mestiere dello scrittore. Ne riporto una frase: «Una delle cose che più mi gratificano è il fatto che persone di generazioni diverse sembrano apprezzare i miei romanzi. Mi leggono la nonna, la mamma, i figli. Se un libro viene letto da più persone che vivono sotto lo stesso tetto, significa che viene tenuto in vita».
Beh, senza volermi paragonare al grande scrittore, anch’io, nel mio piccolo, posso lusingarmi allo stesso modo. Mi spiego. Un giorno mi telefona una nipotina di sedici anni:
«Zio, cercando un libro nella libreria di casa, ho trovato un piccolo libro che non conoscevo. Titolo: Appunti di una vita. Ma che roba è? Poi leggo il nome dell’autore, Francesco Petrillo. Ma questo... è mio zio! Così ho letto il tuo libro tutto d’un fiato nel pomeriggio. È carino».
«Grazie, Sofia, la tua telefonata mi ha fatto piacere».
Sofia passa il telefono a sua madre.
«Francè, ho letto il tuo libro, mi so fatta un sacco di risate».
Qualche giorno dopo incontro la nonna.
«Francesco, tu dici di scrivere per te, ma il tuo libro è divertente e fa pensare. In qualche punto riesce anche a commuovere».
Che vi devo dire... Sono contento che il libro sia piaciuto a “tre generazioni”, ciascuna delle quali può aver colto un momento in cui rispecchiarsi, qualche aspetto che riguardava anche la sua vita.
Come si usa alla frontiera, non ho altro da dichiarare.

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