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Non vedo l’ora di fare skate

Non vedo l’ora di fare skate

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Non vedo l’ora di fare skate

Length:
131 pages
2 hours
Publisher:
Released:
Nov 28, 2018
ISBN:
9788894192827
Format:
Book

Description

Il romanzo narra in prima persona l’esperienza del giovane disabile visivo Moutie Abidi, dal momento in cui si imbatte nello skateboarding grazie al fortuito incontro con Paolo e Alessandro, esperti insegnanti e teorici di questa disciplina sportiva.
Dall’assiduità della frequentazione nasce un’intesa potente e affettuosa: i tre si incontrano quasi quotidianamente e, in breve tempo, Moutie impara a skateare. Non solo: l’impegno profuso nell’imparare, sorretto dalla passione e dalla tenacia, condurrà a un cambiamento in positivo in tutta la vita del ragazzo. Egli apprenderà una lezione importantissima: per quante limitazioni una persona possa avere, il vero limite è nella testa, e la paura è un condizionamento più invalidante della cecità.
Una storia autentica narrata in modo sobrio e diretto, ricca di commozione e di spunti per una vera crescita personale.

 
Publisher:
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Nov 28, 2018
ISBN:
9788894192827
Format:
Book

About the author


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Non vedo l’ora di fare skate - MOUTIE ABIDI

Moutie Abidi - Paolo Pica - Alessandro Gargiullo

NON VEDO L’ORA DI FARE SKATE

Prima edizione e-book Fulltime Edizioni Sportive: novembre 2018

© 2018 Fulltime s.r.l., Roma - Tutti i diritti riservati

Autori: Moutie Abidi, Paolo Pica e Alessandro Gargiullo

Sviluppo ebook: GP Studio Grafico

In copertina: immagine di Paolo Pica

www.edizionisportivefulltime.com

www.fultimeskateboard.it

ISBN: 9788894192827

Questo libro è stato realizzato con StreetLib Write

http://write.streetlib.com

Sommario

PROLOGO

CAPITOLO 1

CAPITOLO 2

CAPITOLO 3

CAPITOLO 4

CAPITOLO 5

CAPITOLO 6

CAPITOLO 7

CAPITOLO 8

EPILOGO

NOTE SUGLI AUTORI

FULL TIME EDIZIONI SPORTIVE

Il romanzo narra in prima persona l’esperienza del giovane disabile visivo Moutie Abidi, dal momento in cui si imbatte nello skateboarding grazie al fortuito incontro con Paolo e Alessandro, esperti insegnanti e teorici di questa disciplina sportiva.

Dall’assiduità della frequentazione nasce un’intesa potente e affettuosa: i tre si incontrano quasi quotidianamente e, in breve tempo, Moutie impara a skateare. Non solo: l’impegno profuso nell’imparare, sorretto dalla passione e dalla tenacia, condurrà a un cambiamento in positivo in tutta la vita del ragazzo. Egli apprenderà una lezione importantissima: per quante limitazioni una persona possa avere, il vero limite è nella testa, e la paura è un condizionamento più invalidante della cecità.

Una storia autentica narrata in modo sobrio e diretto, ricca di commozione e di spunti per una vera crescita personale.

SKATEBOARD

MOUTIE ABIDI

PAOLO PICA

ALESSANDRO GARGIULLO

NON VEDO L’ORA DI FARE SKATE

FULL TIME EDIZIONI SPORTIVE

PROLOGO

Fare skateboard è una sensazione bellissima e travolgente. Quando giri per strada sulla tavola ti senti come l’acqua che fluisce nel letto di un fiume: scorri dolcemente sulle rocce accarezzandole, t’innalzi con forza per superare ciò che ti ostacola o t’insinui turbinando fra i massi per proseguire il tuo cammino; ti libri nell’aria con armonia saltando giù da un dirupo… il segreto dell’acqua è adattarsi senza forma a qualunque situazione.

Non avrei mai immaginato di vivere delle sensazioni così intense, tantomeno che un pezzo di legno con quattro ruote sotto mi cambiasse radicalmente la vita… in meglio ovviamente! Ogni volta che ripenso a quando ho cominciato, sorrido per la situazione paradossale: l’assurdo non sta nel fatto che abbia iniziato a fare skate da adulto e non da ragazzino quando andavo a vedere i miei amici che skateavano, ma che lo abbia fatto adesso che sono cieco.

Tranquilli, non dovete sentirvi dei bastardi senza cuore se vi risulta strano che un non vedente se ne vada in giro per Roma sopra uno skateboard: anche a me all’inizio è sembrata una cosa folle! Eppure, per quanto fosse insensato, in fondo in fondo ero incuriosito: l’immagine sbiadita nei ricordi solleticava la mia fantasia e anche se mi dicevo che solo un matto poteva dare retta a un altro matto, centinaia di sensazioni invadevano la mia mente… il vento in faccia… scorrere sull’asfalto come se ci volassi sopra, la tavola che ti vibra sotto i piedi… tutte quelle emozioni avevano completamente catturato la mia attenzione, distaccandomi dalla realtà come in un sogno a occhi aperti.

Magari adesso vi starete chiedendo: come può un cieco andare sullo skateboard senza schiantarsi su tutto ciò che incontra?

… Curiosi di sapere com’è andata a finire, eh?

…Okay, vi racconto tutto fin dall’inizio!

CAPITOLO 1

UN SUGHETTO FANTASTICO ANDATO IN FUMO… QUEL SOGNO CHE CAMBIÒ TUTTO!

Era una bellissima giornata di maggio, l’aria era intrisa di tutti i profumi della primavera e io me ne stavo al sole sulle scale dell’università quando sentii arrivare Francesca, una ragazza all’ultimo anno di corso di ingegneria informatica che abita nel mio palazzo, alla quale vado a rompere le scatole ogni volta che a lezione ho difficoltà a capire quello che hanno spiegato.

− Ciao, Moutie, in pausa sigaretta fra una lezione e l’altra?

− Ehi Francesca, ciao! No, no, per oggi basta… ho le meningi in fumo, hanno spiegato una cosa nuova e ho fatto i salti mortali per riuscire a capirci qualcosa. Anche se prof e compagni di corso sono stati carinissimi nel darmi una mano, è stata tosta!

− Moutie, lo sai: quando vuoi sali da me e vediamo insieme quello che ti è rimasto difficile capire.

− Sì… è che non voglio romperti le scatole.

− Ma falla finita, lo sai benissimo che non mi rompi le scatole, puoi venire quando vuoi!

− Ma… anche oggi?

− Certo!

− Okay, grazie.

− Moutie, io sto tornando a casa: vuoi un passaggio?

− Andiamo!

Arrivati a casa, dopo esserci salutati con un abbraccio e la promessa che più tardi ci saremmo incontrati per studiare, aprii il bastone per dirigermi verso il mio appartamento.

Francesca è una persona veramente in gamba, profonda, intelligentissima e soprattutto vera.

Quando parliamo non posso guardarla negli occhi, lo specchio dell’anima, ma ho trovato altre strade per leggere dentro le persone… suoni e tatto sono le chiavi d’accesso che mi rivelano se nelle loro parole c’è verità o menzogna.

Din-don! Din-don!

− Ciao, Moutie: entra, accomodati pure. Fai da solo?

− Ciao, Francesca! Tranquilla, casa tua ormai la conosco bene, mi ci muovo come un gatto!

− Caffè?

− Magari, grazie! Ancora mi devo riprendere dalla lezione di oggi. Ho portato gli appunti presi in aula: poggio il computer sulla scrivania.

− Sì, mettilo pure dove vuoi.

− Come procede il lavoro, Francy?

− Bene, Moutie: ho appena finito di aggiornare il sito di un mio cliente… poca roba, ho dovuto inserire un paio di video e basta.

− Porno…? Ahahah!

− Scemo, ma quali tette al vento: skateboard!

− Ah… lo conosco: parecchi anni fa andavo sempre a vedere allo skatepark i miei amici che lo praticavano, erano bravi! Con le tavole saltavano da tutte le parti, ma non ho mai provato a montarci sopra.

Drin! Drin! Drin!

− Francy, ti squilla il telefono!

− Fammi vedere chi è… oh, parli del diavolo e spuntano le corna… pronto Paolo, come stai?

− Ciao Francesca: ti disturbo?

− No, figurati! Dimmi tutto.

− Sto nel panico più totale, ti stavo mandando delle cose da mettere sul sito… un progetto importante che devo far vedere domani ma si è impallato il computer, fortuna che ho salvato tutto sulla pennetta!

− Tranquillo: se vuoi puoi portarmela, così in serata carico tutto sul sito.

− Sei un vero angelo, se passo da te fra un’oretta va bene?

− Sì, ti aspetto.

− Moutie, ci beviamo il caffè, fumiamo una bella sigaretta e poi diamo un’occhiata agli appunti… sei d’accordo?

− Sì, ma se hai da fare con questo tuo cliente posso venire un altro giorno.

− Ma no, Paolo non è il solito cliente giacca e cravatta, di quelli che ti dicono: Sa, Francesca, vorrei fare il sito per la mia società… mi affido completamente alla sua creatività… bla, bla, bla, e poi storcono il naso su qualunque cosa proponi! Lui è uno molto alla mano, se arriva e non abbiamo finito, si mette sul divano e aspetta.

− Sicura, Francy?

− Fidati!

Avevamo appena finito di dare un’occhiata agli appunti, che finalmente mi apparivano chiari come la luce del sole, quando arrivò Paolo. Subito dopo esserci presentati, mentre loro sistemavano il sito, sgattaiolai in cucina con la scusa di andare a preparare il caffè.

Casa di Francesca la conosco bene, soprattutto il tragitto dal tavolo di lavoro alla cucina, e non credo che Paolo si sia accorto che sono cieco.

Chissà se fra un po’ reagirà come la maggior parte delle persone, quando capirà che non vedo? Di solito la gente di fronte alla disabilità è completamente spaesata e a volte assume comportamenti bizzarri, come quando devo prendere l’autobus e chiedo a qualcuno informazioni sul tragitto che fa.

Da ammazzarsi dalle risate: parlano ad alta voce… ti fanno lo spelling di quello che dicono e quando l’autobus arriva, manca poco che ti prendano in braccio e ti portino sopra; o quando in facoltà qualcuno ti dice: Ci vediamo domani a lezione, e subito dopo cala il silenzio; l’imbarazzo delle persone è così intenso che lo si può toccare! Ma dov’è il problema? Quando parlo uso anch’io abitualmente i verbi vedere e guardare!

Francesca invece con me si è sempre comportata come con tutti. Aspettate, non fraintendetemi… non sto buttando merda su quelli che carinamente cercano di aiutarmi, assolutamente no: hanno tutta la mia gratitudine. Voglio dire che se in me vedessero una persona con un problema invece di vedere solo il problema di una persona, le cose sarebbero molto più facili.

Non è da me farmi gli affari degli altri, ma qualcosa nel discorso di Francesca e Paolo aveva attirato la mia attenzione: skateboard per non vedenti? Dovevo saperne di più: quando finirono di parlare, con una scusa banalissima chiamai Francesca, che mi raggiunse in cucina.

− Scusa, Francesca, ma veramente questo tizio vuole insegnare skateboard ai non vedenti? Quando inserisci il progetto sul sito posso stare con te, così me lo leggi?

− Non c’è bisogno, te lo può spiegare direttamente Paolo, a lui sicuramente farà piacere parlartene.

− No, ma dai! Come faccio? Vado lì, mi siedo e poi gli dico: Sai, mentre stavo in cucina mi sono fatto un pacco di cazzi tuoi… fico ‘sto progetto, me ne parli?.

− Tranquillo, Moutie, lascia fare a me. Andiamo di là a prenderci il caffè. Porto io il vassoio.

Seduti tutti e tre sul divano, parlammo di varie cose; a un certo punto Francesca, con la scusa che prima o poi sarebbe andata da lui per imparare a fare skateboard, riportò il discorso sul progetto che doveva mettere sul sito

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