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Caos e Cosmos by Galessio

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Caos e Cosmos La guerra è padre di tutte le cose, di tutte re; e gli uni disvela come dèi e gli altri

come uomini, gli uni fa schiavi gli altri liberi. È uno dei tanti frammenti di Eraclito l’oscuro: una frase arcaica, poco comprensibile e soggetta a infinite esegesi, ma che in sé racchiude uno dei fondamenti della cultura occidentale, ossia la necessità della dialettica, dello scontro per costruire la sua identità. Confrontandosi con il nemico, con l’altro e con il diverso, l’uomo europeo ha definito la sua natura: io sono perché diverso dall’altro, non perché simile. Lo han fatto i Greci con i Persiani, i Romani con i barbari, gli uomini nel Medio Evo con i pagani, gli Ebrei e i musulmani. Questo bisogno ha portato a una concezione dualista del mondo, basata sulla contrapposizione tra Cosmos, la realtà ordinata e conoscibile, immagine di come l’Uomo vorrebbe vedere se stesso e la società in cui vive, dove tutto è razionale e prevedibile con il Caos, ciò che è destrutturato e ignoto, proiezione dell’Altro, immagine concretizzata delle proprie paure inconsce e capro espiatorio delle tensioni esistenziali. Così, la cultura europea può essere interpretata come tentativo di imporre il Cosmos al Caos: tentativo simile al supplizio di Sisifo, tanto eroico quanto fallimentare per l’irrazionalità intrinseca nella nostra Natura e nel Reale. Tentativo inizialmente compiuto tramite la religione, tramite i meccanismi del: 1. Sacrificio, come strumento per impedire l’irrompere del disordine nel mondo ed esorcizzare la paura che questo causa; 2. Mito, come utilizzo della parola e della narrazione per dare senso al reale, giustificando la necessità del sacrificio; 3. Tabù, l'interdizione d'accesso a tutti quegli oggetti e comportamenti che possono provocare l’irrompere del Caos. Tentativo poi proseguito da Parmenide in poi, con la Filosofia, facendo coincidere il Caos con il Non Essere e che ha raggiunto il culmine nella Modernità, con il primato della Scienza e della Teknè. La prima ha tentato di dare un’interpretazione immanente dell’Universo, basata su formule e teorie, piuttosto che su una mistica; formule e teorie che però continuavano a escludere l’imprevedibile, basate sull’illusione che, per citare Erasmo da Rotterdam, “Simplex, sigillum veri” La Teknè, invece, ha rappresentato il tentativo demiurgico di trasformare il mondo a immagine e somiglianza dell’uomo europeo: entrambe hanno fallito. I modelli matematici non sono mai definitivi, ma devono sempre mutare, confrontandosi con il nuovo e l’imprevisto, generando sempre più incertezze. Basti pensare all’energia oscura o ai neutrini superluminari che, se ne venisse dimostrata l’esistenza, violerebbero contemporaneamente Relatività ristretta, Meccanica quantistica e Principio di Conservazione dell’Energia.

rendendo centro della creazione artistica la sua coscienza e la sua mente. Il Dadaismo ha invece affermato l’impossibilità di qualsiasi interpretazione. oppure ha inseguito anacronistici ritorni alle visioni passate. il cubo e il cilindro. Figura e contesto esistevano in funzione di una rete di simboli che si richiamavano al divino. si è riflesso nell’Arte e nella rappresentazione dell’uomo e del mondo. con Pollock. sul Tempo e sul Mutamento. Nel Cinquecento. ma le relazioni tra le forme determinate dalla mente. sia quella istintiva. i luoghi. colori e superfici. Quindi divengono centrali nella ricerca artistica sia la dimensione onirica. almeno sino al Quattrocento. **** Questo processo culturale. al misticismo si è sostituita la ragione: la prospettiva. qui non conta ciò che percepisce l’occhio. tanto da ridursi. da substrato a cui dare forma. Processo che raggiunge il culmine con Mondrian. l’ordine universale potrà ristabilirsi. che soleva dire: “Cosa voglio esprimere con la mia opera? Niente di diverso da quello che ogni artista cerca: raggiungere l'armonia tramite l'equilibrio dei rapporti fra linee. avvicinando la pittura alla musica La materia. senza tentare ricostruzioni generali. Inizialmente. . esalta la misurabilità e la comprensibilità dello spazio. A fine Ottocento. Il ritorno ai canoni proporzionali greci riafferma l’illusione che l’uomo sia misura di tutte le cose. ispirato alla geometria non euclidea. Il Caos nasce perché la coscienza è turbata: ristabilendo il suo equilibrio. ma è stata anche causa di tanti nuovi problemi. Così il Novecento o ha contaminato e ampliato queste quattro esperienze d’avanguardia. nell’esaltazione della potenza evocativa del gesto.La Teknè ha sì generato un mondo migliore. ricerca nuove interpretazioni razionali al mondo. sempre meno gestibili dall’uomo. Il Novecento ha quindi liberato l’artista dalla dittatura della somiglianza con il reale. o si è concentrato sui singoli particolari che costituiscono il mondo. Il Cubismo. al di là della logica e della descrizione di se stessi e del mondo. struttura mentale che ha poco a che vedere con la visione effettiva. dai diversi tentativi di affermare il predominio del Cosmos alla consapevolezza della sua impossibilità. per ricostruirlo secondo la sfera. la prima crisi dell’idea di Cosmo è matrice di avanguardie: l’Espressionismo afferma come il mondo sia proiezione dell’interiorità dell’uomo. gli oggetti del quotidiano. Solo in modo più nitido e più forte” Il Futurismo cerca di trascendere Caos e Cosmos per concentrarsi sulla loro dialettica. è divenuta essa stessa oggetto della creazione artistica: paradossalmente il Caos ha preso così il sopravvento sul Cosmos. queste sono state subordinate all’Idea del sacro e del trascendente.

**** La prima via. quasi a suggerire che dal confronto dialettico fra Caos e Cosmos si produrrebbe la vita e il ciclico divenire storico. Ciò crea in ogni opera di Rossetti una tensione dinamica che si esplica nel dialogo tra le ampie campiture di colore e le superfici vive e nervose. l'azione. L’artista non deve concentrarsi più sulla loro dialettica. consapevole di questo. Non conta più l’ente. si è quindi rivolto alla matematica replicando. non più fissa nel tempo. Dall’altra. il secondo riprendendo tesi e riflessioni antiche ed eretiche sull’Uomo. a ciò che il filosofo cileno Maturana definisce come autopoiesi. che quasi si sfaldano alla luce. ma che muta nel divenire. rende bellezza ciò che è teorizzato dalle formule aride della Teoria dei Sistemi. Per fonderli in un’armonia superiore. Marino Rossetti. Sintesi che può nascere proseguendo su due sentieri distinti: il primo è basato sul tradurre in forme e colori le nuove conquiste della matematica e della fisica. creando spontaneamente delle strutture. in un invariante empireo platonico. ed è l’insieme degli elementi caratteristici della realtà secondo un modello di perfezione e armonia. ricollegandosi all’informale. l’insieme delle regole che . all'oggettività. dal Cosmos. per superare tale gabbia concettuale introduce nelle sue opere il gesto istintivo alla Pollock. Caos e Cosmos non sono tra loro contrapposti. Sintesi che recupera metafore del Rinascimento. In termini fisici. Bruno e Campanella. Alle forme chiuse. l’infinita complessità del vivere. non so se per fortuna o purtroppo. nella sua ricerca artistica segue un percorso parallelo: da una parte. soltanto nella mente dei filosofi: nel mondo in cui viviamo. continua l’inversione dei valori del Novecento: tutto può diventare materia e veicolo d’Arte. Ma questo esiste. ma sulla loro sintesi. anche ciò che consideriamo più umile e trascurabile. quelle vive e mutevoli.Il nuovo secolo ha però impostato la questione sotto un nuovo punto di vista. ridefinire il rapporto tra Caos e Cosmos partendo dalla scienze. il primo polo indica la tendenza di un sistema isolato a porsi nel suo stato più probabile. I suoi quadri oscillano dialetticamente tra due poli: la tendenza verso il disordine e la capacità di incrementare il loro ordine intrinseco. all'armonia si sostituisce la tensione. la fame di vita. Pelliccioni fa partire la sua ricerca artistica da Mondrian. ma la relazione. è seguita da Armando Pelliccioni e Marino Rossetti. Il concetto di ordine. **** La seconda via è basata sulla centralità dell’umano e sull’utilizzo di schemi alternativi di interpretazioni della realtà. ma facce di una stessa medaglia. con frattali ed esplosioni. Pelliccioni. Alla contemplazione. La stessa tensione che guida ogni giorno la nostra vita. che si oppone alla sua capacità di autostrutturazione. riscrivendo in chiave moderna le tesi di Telesio. caratterizzato dal massimo dell’entropia.

dove Caos e Cosmos sono realtà provvisorie. 2. per mostrare le corrispondenze tra macrocosmo e microcosmo ed evidenziare come ogni contrasto e dialettica si perdano nell’armonia dell’Uno. all’altra c’è il Nulla. sono in realtà uno solo. non vuole vederla. I suoi quadri sono finestre su un magmatico universo in continua divenire. 3. la coincidentia oppositorum diviene: il compito dell’artista è creare le condizioni affinché questa si crei. L’Albedo. segue un percorso differente per risolvere nell’unità dell’essere la complessità dell’apparente. Il Nigredo. Il primo fa partire la sua ricerca artistica dall’analisi del simbolo che nasce dalla necessità dell'uomo. pur partendo dagli stessi principi. dove questa luce non giunge. Il compito dell’arte è quindi rendere evidente ciò che evitiamo di vedere. I due estremi. in cui si dissolvono Caos e Cosmos mostrando le loro contraddizioni. in equilibrio instabile. pur rimanendo lo stesso. ma da un’istintiva e immediata comunione con l’universo. Alessandro Bulgarini. Il simbolo ha il dono e il potere di cambiare a seconda di chi lo guarda. Camerota ha un approccio simile a quello di Pelliccioni e Rossetti: la sua dimostrazione della corrispondenza tra Caos e Cosmos. che è la luce divina. Per Alex 13 la coincidentia oppositorum esiste: è l’uomo che. Il Rubedo. Così. invece. . perché consiste soltanto in una mancanza di luce. la ricostruzione armonica dell’unità dell’essere. di sintetizzare concetti inesprimibili.definiscono l’evoluzione del reale. Gli artisti che seguono questa strada sono Alex 13 lo Vetro e Alessandro Bulgarini. poiché contiene gli archetipi dell'uomo e dello spirito nella loro globalità. in ogni epoca. però. Percorso ispirato alle riflessioni alchemiche e che si articola in tre fasi: 1. per abulia o idee errate sul concetto di bene. un ribollire di forme e colori. vi sono le ricerche artistiche di Monica Camerota e gli Innaturalisti. Il reale è teso tra due poli: a un’estremità si trova l’Essere. non nasce dal ragionamento o dalla teoria. facendo intuire la bellezza nascosta dietro l’orrore. dunque. Per Alessandro Bulgarini. questo diviene uno strumento per violare il velo dell’apparenze. A prima vista. in cui entrambi si sublimano. Il buio però non esiste veramente. Basta un nulla per mutare l’uno nell’altro. **** Parallele a queste esperienze. in cui i silenzi e i rumori dell’anima si trasfigurano in azione. Un universo fremente di vita. si svincola da quello della prevedibilità rendendo di nuovo l’uomo padrone del proprio destino. cause del dramma di vivere.

è pessimista: non rappresenta la possibilità che l’uomo possa essere migliore. per un motivo o per un altro. quelle presentate. di questi tempi ultimi tempi” Tale sintesi. . preferiamo ignorare. l’arte: “si limita a farsi specchio registrando fedelmente gli innumerevoli aspetti e le mutevoli forme della prigioniera umanità.ordinatamente caotica e caoticamente ordinata.Gli Innaturalisti rappresentano la sintesi di ordine e caos. vuota di pienezza e piena di vuoto. **** Esperienze diverse. tutte però tese a superare la dialettica del contrasto per quella della sintesi: ricerche artistiche che cercano il filo rosso che unisce le varie e diverse manifestazioni dell’essere. però. per citare il loro manifesto. Ciò che di fatto compie in letteratura il Connettivismo: svelare la rete che avvolge le nostre vite e che. infelicemente gaia e gaiamente infelice. ma la sua decadenza. l’impossibilità di comprendere il bello e il buono. passivamente attiva ed attivamente passiva -. .

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