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Universit degli studi Roma Tre


Facolt di Economia ''Federico Caff''

FALLIMENTI DI MERCATO: LE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI ALLA LUCE DELLA RECENTE CRISI

Autore: Marco Rip

docente: Prof. Andrea Iovane Corso di Economia Internazionale

Anno accademico 2008/2009

FALLIMENTI DI MERCATO: LE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI ALLA LUCE DELLA RECENTE CRISI Il nuovo ruolo dellFMI
Premessa: La situazione economica odierna il risultato di una serie di elementi che hanno interagito e si sono alimentati a vicenda, mettendo in mostra le pecche di una struttura di mercato evoluta e fragile allo stesso tempo: le responsabilit di quanto accaduto sono molteplici e, a seconda della prospettiva da cui si osserva il fenomeno, si possono assegnare pesi diversi alle varie concause della crisi (debolezze strutturali, fattori sociali, manovre erronee delle autorit governative e cos via). Su molti punti gli economisti sono concordi e buona parte delle opinioni riportate di seguito, circa i retroscena che hanno generato i presupposti per quanto avvenuto, con particolare riferimento alle maggiori istituzioni economiche internazionali (dalle anacronistiche, seppur recentemente riformate, quote di rappresentanza nellFMI e nella WB alla discutibile politica neoliberista del Washigton Consensus) sono desunte da due testi del premio Nobel Joseph E. Stiglitz: La globalizzazione e i suoi oppositori e In un mondo imperfetto. In questi scritti lautore per molti aspetti anticipa quello che si verificher negli anni successivi e fa riferimento a temi che ha potuto trattare direttamente durante il proprio lavoro ai vertici della Banca Mondiale, allinterno del FMI e in qualit di consigliere economico del presidente Bill Clinton. Latteggiamento critico e lironia pungente, che caratterizzano i suoi scritti, sono coerenti con il rumoroso addio con il quale concluse la sua esperienza nelle istituzioni che pi rappresentano la governance globale; sono prese di coscienza che qualcosa di sbagliato si insinuato in un sistema molto complesso, di cui oggi fanno le spese anche i Paesi che sono state le vittime del global imbalances (squilibri mondiali destabilizzanti sia commerciali che finanziari) e che non hanno mai potuto difendere la loro posizione allinterno delle pi importanti istituzioni economiche sovranazionali. Lo scenario attuale ci presenta elementi che possono far sperare in una modificazione degli equilibri che hanno sempre guidato leconomia globale o perlomeno in una presa di coscienza degli errori commessi e delle precauzioni necessarie per limitare le possibilit che la spirale involutiva si riproponga in futuro. Panoramica delle cause dei fallimenti di mercato La difficile situazione contingente, che di riflesso anche il nostro Paese sta attraversando, mette in luce le debolezze e le imperfezioni dei mercati finanziari;

infatti un crisi settoriale, in un sistema cos interconnesso e internazionalizzato si ben presto diffusa in tutto il mondo e trasferita alleconomia reale. Il contrasto stridente con le leggi che regolano unutopica economia walrasiana pone al centro del sistema economico proprio le istituzioni, aventi il compito di riportare il pi possibile un sistema inefficiente verso concreti equilibri di second best 1. Sono proprio gli intermediari finanziari dunque a ricoprire il difficile ruolo di anello di congiunzione tra datori e prenditori di fondi, con il rischio di poter fungere da catalizzatori di una crisi che magari ha radici relativamente lontane, ma che non pu aggirare in nessun modo tali istituti. Limportanza delle autorit di vigilanza, che sono chiamate ad operare in un sistema globalizzato, ne risulta dunque amplificata e il polo di gravitazione principale occupato dalle pi importanti istituzioni internazionali: il Fondo monetario internazionale e il gruppo della World Bank. Se ci trovassimo in uneconomia governata dalle leggi di Walras 2 lesistenza stessa di circuiti di intermediazione finanziaria o di sistemi di vigilanza sarebbe superflua, addirittura inefficiente; ci vero a solo a patto che siano soddisfatte le seguenti condizioni: -mercati completi (un mercato per ogni merce) e totale assenza di esternalit -informazione completa e simmetrica per gli operatori (ci implica lassenza di insider trading e nessuna barriera legale per accedere alle informazioni o costo di monitoraggio) -operatori perfettamente razionali -inesistenza di operatori che utilizzino parzialmente le informazioni in proprio possesso I consumatori dovrebbero dunque essere price takers; possibile solo in mercati con molti operatori in cui vengono scambiati beni tendenzialmente omogenei. E proprio la violazione di tali premesse che allontana lequilibrio dallottimo paretiano dando luogo ai fallimenti; tra le principali cause si possono enumerare la presenza di costi di transazione e monitoraggio, lesistenza di beni non-rivali, la non completa regolamentazione dei diritti di propriet in un sistema integrato e coerente, oltre alla sempre pi frequente presenza di barriere allentrata in molti mercati. Appare evidente che tali condizioni ideali non possono essere soddisfatte simultaneamente e completamente, pertanto non in dubbio lutilit degli intermediari finanziari, ma bisogna curarne gli aspetti particolari al fine di aumentare il grado di sicurezza del sistema: diventano centrali temi quali la governance, le autorit di vigilanza, il grado di patrimonializzazione obbligatorio, le funzioni che
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Il principio del second best afferma che, quando non sono verificate una o pi delle condizioni necessarie per lottimo paretiano, allora non detto che la situazioni migliore sia quella in cui tutte le restanti condizioni siano verificate: non possiamo essere certi che eliminando uno degli elementi in contrasto con le ipotesi della teoria di Walras ci sia un miglioramento della situazione da un punto di vista dellefficienza allocativa, n che introducendo ulteriori cause di violazione della teoria dello scambio puro la situazione peggiori. In uneconomia tipicamente walrasiana, ogni relazione tra gli operatori assume la forma di un scambio di merci e tali beni/servizi vengono scambiati ognuno nellambito di uno specifico mercato.

possono essere svolte da ogni intermediario ed eventuali riserve di leggi su alcune specifiche attivit, la disciplina dei gruppi bancari, i conglomerati finanziari (che negli ultimi anni sono aumentati esponenzialmente di numero) ecc.. Se non ci fossero gli intermediari, il mancato rispetto delle condizioni precedenti condurrebbe il sistema verso i cosiddetti fallimenti di mercato, situazioni nelle quali luso delle risorse non sarebbe efficiente e i potenziali scambisti si asterrebbero dallo scambio a causa di fattori limitativi cos gravi da farli propendere per la rinuncia a transazioni che porterebbero ex-ante dei vantaggi, ma solo se lo scambio potesse effettuarsi nelle giuste condizioni. I principali fallimenti di mercato nella teoria Il primo teorema delleconomia del benessere 3 formalizza la conclusione cui era giunto nel XVIII secolo Adam Smith circa la teorizzazione di quella mano invisibile in grado di riallocare efficientemente 4 le risorse economiche in regime di libero mercato. Risulta quindi necessario elencare quali siano le condizioni affinch un mercato si possa definire in regime di concorrenza perfetta (sia dal lato dellofferta che da quello della domanda): -informazione completa e perfetta per tutti gli operatori, aggiunta alla loro totale razionalit (dunque assenza di free riding ed insider trading) -beni omogenei -operatori estremamente numerosi ed assenza di interessi interni -libert di entrata e uscita dal mercato (costi e tempi estremamente bassi) Daltro canto richiesto che i mercati siano completi il che comporta lassenza totale di esternalit (sia positive che negative) 5. Una ipotetico stato allocativo di ottimo paretiano non costituisce necessariamente una condizione auspicabile; potrebbe rappresentare una situazione deplorevole dal punto di vista umano e sociale: lefficienza produttiva ed allocativa delle risorse solo una delle due facce della medaglia, soltanto uno dei due aspetti del trade-off tra efficienza ed equit.
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Il primo teorema delleconomia del benessere afferma che in un sistema economico di concorrenza perfetta nel quale vi sia un insieme completo di mercati, un equilibrio concorrenziale, se esiste, un ottimo paretiano Unallocazione si definisce efficiente secondo Pareto se non esiste unaltra allocazione ottenibile in grado di migliorare il benessere di almeno uno dei consumatori senza ridurre quello degli altri (il caso semplificato di due consumatori che scambiano 2 beni la cui quantit totale fissa e rappresentabile graficamente tramite la scatola di Edgeworth) Le esternalit sono, per definizione, gli effetti diretti che lattivit svolta da un operatore produce su un altro operatore, ovvero i costi/benefici che vanno a cadere su soggetti diversi da quelli coinvolti nellattivit di produzione o consumo che le hanno generate. La riduzione dellefficienza che ne deriva dovuta al fatto che esse, come le imposte, generano un divergenza tra linsieme dei prezzi relativi considerato dai produttori e quello su cui i consumatori basano le proprie scelte.

Nella concezione walrasiana di mercato concorrenziale si inserisce quello che va sotto il nome di secondo teorema delleconomia del benessere sociale il quale afferma che, sotto particolari ipotesi (convessit delle funzioni di utilit degli individui e delle funzioni di produzione - da leggersi rispettivamente come convessit degli insiemi di preferenza e di produzione - ), se siamo in presenza di mercati completi, allora ogni posizione di ottimo paretiano pu essere ottenuta come allocazione di equilibrio walrasiano, previa unappropriata ridistribuzione iniziale delle risorse fra i soggetti. Sotto certe condizioni, partendo da unallocazione efficiente possibile trovare dei prezzi in virt dei quali allocazione e prezzi costituiscano un equilibrio. Seguendo questa impostazione, lassunto del secondo teorema del benessere valido se consideriamo uneconomia di puro scambio e la conseguenza per lo Stato che la sua azione deve basarsi su trasferimenti in somma fissa, tarati secondo le particolari situazioni individuali; tale requisito informativogestionale appare chiaramente molto poco realistico e potrebbe altres creare problemi sotto il profilo sociale (una tassazione ad personam percepita come non equa). Trascurando il discorso legato alla produzione e alla relativa efficienza produttiva, nella pratica, la condizione di perfetta concorrenzialit viene disattesa: sono frequenti situazioni di monopolio o perlomeno di oligopolio, ovvero di concorrenza imperfetta. In questi casi il fallimento del mercato una conseguenza diretta della condizione microeconomica che postula la teorica uguaglianza Cm=Rm (costo marginale pari al ricavo marginale) dalla quale si determinerebbe il prezzo da praticare; nel caso in cui sia presente potere di mercato (monopoli naturali per esempio) ci non pi vero e sono proprio le economie di scala a far si che il tratto decrescente della curva dei costi marginali porti a disattendere la prima ipotesi del primo teorema delleconomia del benessere (concorrenza perfetta). Nel caso del monopolio naturale, il costo unitario sempre maggiore del costo marginale (per lesistenza delle economie di scala) e il prezzo praticato dal monopolista sar maggiore di quello di concorrenza perfetta; lonere aggiuntivo si ripartisce tra i consumatori e causa unesternalit negativa. Si ricorre molto spesso anche alla c.d. politica dei prezzi multipli nella quale si segmenta la clientela e si praticano prezzi differenti per prodotti simili, magari modificandone solo aspetti marginali (confezione, marchio ecc..). Laltra fondamentale ipotesi circa la completezza dei mercati viene inficiata da una serie di fattori che per motivi diversi non permettono il raggiungimento del punto di ottimo paretiano: ai gi gitati fallimenti legati allesistenza di potere di mercato, alle esternalit ed allincompletezza dei mercati, vanno aggiunte la presenza dei beni pubblici e soprattutto le asimmetrie informative. Le possibili soluzioni per ridurre le fonti di inefficienza legate alla presenza di potere di mercato, esternalit e beni pubblici Una parziale soluzione, dal punto di vista dellefficienza, ai problemi derivanti dai monopoli e dalle esternalit negative, ladozione di imposte mirate, su quelle

attivit di cui vi sarebbe altrimenti un eccesso di produzione rispetto al valore ottimo: facendo gravare le giuste imposte sui prodotti che generano esternalit negative e sussidiando quelli che si trovano in posizione antitetica, si riesce a mitigare linefficienza derivante dalle esternalit; possibile altres ridurre le perdite di benessere legate alla presenza dei monopoli tassando opportunamente i beni prodotti nei settori concorrenziali al fine di annullare la disparit tra prezzo e costo marginale per ogni quantitativo di produzione. Le imperfezioni del mercato legate ai beni pubblici sono pi difficili da risolvere: un bene pubblico puro infatti caratterizzato dagli attributi della non escludibilit e della non rivalit; ad esempio la difesa del territorio nazionale o particolari servizi pubblici possono essere caratterizzati da un costo marginale nullo per unit addizionali di acquirenti. Il passo in avanti che stato effettuato riguarda la parziale modificazione dellattributo della non escludibilit: ad esempio nel caso delle trasmissioni televisive, con il passaggio ai moderni sistemi di comunicazione (TV via cavo, digitalizzazione dei segnali ecc..) stato possibile limitare la fruizione del servizio agli utenti che effettivamente pagano il prodotto. La fonte di inefficienza legata al costo marginale praticamente nullo che limpresa che opera in questi settori sosterrebbe se altri soggetti utilizzassero il suo prodotto (spesso vengono impostate politiche promozionali che sfruttano proprio questo aspetto), dato che essi sfruttano il servizio erogato senza pagarlo non diminuendone lutilit che esso apporta agli altri. Linformazione asimmetrica e il caso delle assicurazioni Tipicamente quando i potenziali scambisti si confrontano per valutare la reciproca convenienza ad effettuare lo scambio (gli elementi principali che vengono considerati sono il rischio e il costo/rendimento, rispettivamente per il prenditore e per il datore di fondi), emerge una situazione di disparit informativa circa gli scenari futuri e le probabilit ad essi connesse, in quanto il prenditore tipicamente in possesso di informazioni circa il suo progetto che il datore ignora o che potrebbe anche scoprire, ma con costi/tempi eccessivamente onerosi/lunghi: quando in un contratto che non prevede unesecuzione immediata, essendone legato lesito allatteggiamento assunto nel tempo dai contraenti, non risulta osservabile il comportamento di una delle due parti si parti si parla di azioni nascoste. Il soggetto pi informato (c.d. agente) pu assumere decisioni configgenti con la posizione della controparte (c.d. principale), se i loro interessi di fondo sono discordanti, si configura cos una situazione di potenziale moral hazard. Il rischio morale, oltre ad essere disdicevole sotto il profilo della correttezza professionale anche fonte di inefficienza e mette in luce la bipartizione tra asimmetrie informative ex-ante ed ex-post (in fase di monitoraggio delle azioni dellagente). I comportamenti opportunistici precontrattuali sono la naturale conseguenza di un mercato finanziario, per quanto concerne o scambio diretto, fortemente imperfetto; la standardizzazione dei contratti e la presenza degli intermediari finanziari diviene dunque fondamentale per permettere allo scambio di avere luogo e di limitare poi la discrezionalit del

principale nello sfruttamento delle asimmetrie informative ex-post e dei connessi comportamenti opportunistici postcontrattuali. Parimenti legato a squilibri informativi il fenomeno delladverse selection; il settore in cui le peculiari conseguenze di tale asimmetria sono pi evidenti senzaltro quello assicurativo: in questo campo, alla classica incertezza dellacquirente circa il livello qualitativo del servizio prestato, si aggiunge quella dellimpresa assicurativa, la quale non al corrente della reale propensione al rischio del contraente; ci si riflette su un maggior prezzo per il cliente. La polizza assicurativa caratterizzata dal pagamento anticipato del premio e questo dovrebbe essere calcolato sulla base del prezzo attuariale, che a sua volta incorpora la rischiosit del contraente circa loggetto dellassicurazione (ramo vita, ramo danni) sulla base del costo medio atteso dellevento infausto, avvalendosi di previsioni storico-statistiche. Da ci si origina il fenomeno della selezione avversa, poich il prezzo praticato danneggia i prenditori pi affidabili, reputando questi ingiusto lonere aggiuntivo da sostenere e rinunciando allo scambio, resteranno sul mercato i soggetti meno attendibili e come risposta la compagnia di assicurazione aumenter ulteriormente il prezzo, ripetendo il circolo vizioso fino al teorico fallimento di mercato, la totale astensione dei potenziali scambisti dalla transazione economica. Per selezione avversa si intende dunque che sul mercato rimangono solo i prodotti/scambisti di qualit pi bassa, mentre con il termine rischio morale si vuole indicare (latu sensu) la maggiore propensione al rischio dei soggetti che accettano un finanziamento/servizio ad un tasso/prezzo eccessivamente alto; nel caso specifico delle assicurazioni quella circostanza in cui lassicurato (ad esempio contro un possibile sinistro) non agisce pi responsabilmente, essendo venuto meno lincentivo diretto a comportarsi in maniera consona (un parziale rimedio quello di non coprire interamente il valore del bene assicurato, anche se il problema difficilmente risolvibile in modo soddisfacente). Fattori di imperfezione del mercato a livello macroeconomico Il teorizzato trade-off, la relazione inversa che intercorre tra efficienza allocativa ed equit distributiva, spiega solo in parte gli effetti che si verificano a livello globale nelleconomia, mostrando come le due componenti, in realt, si influenzano a vicenda: fenomeni strutturali quali unelevata inflazione (alto tasso di variazione dellindice dei prezzi al consumo), un cospicuo tasso di disoccupazione volontaria o, per altri aspetti, notevoli differenze tra aree territoriali sotto il profilo dello sviluppo, pur essendo in linea teorica direttamente connessi allaspetto dellequit, si possono tradurre in una perdita di efficienza. Tale sciupio di risorse pu essere dovuto ad una minore sinergia tra i diversi elementi che compongono il sistema economico, che potrebbe, in taluni casi, sfociare addirittura in situazioni di conflittualit tra gli stessi. Per fare degli esempi concreti, si possono citare i costi legati al mantenimento dei lavoratori momentaneamente disoccupati, linsofferenza dei Paesi esportatori di beni primari che si sentono svantaggiati, in virt dellelevata concorrenza (bassi

rendimenti) su tali mercati, a discapito dei Paesi che sfruttano i vantaggi della specializzazione e che si orientano verso prodotti tecnologici, i timori legati allo spettro delliperinflazione e la riduzione dei consumi da parte delle famiglie in previsione di scenari di questo tipo (riduzione della detenzione di circolante), unite al malcontento dei salariati che lamentano stipendi non indicizzati al costo reale della vita. In tale ambito si inserisce prepotentemente un altro fenomeno che ha segnato leconomia mondiale negli ultimi decenni: gli squilibri sistematici delle bilance dei pagamenti di alcuni Paesi (primi fra tutti gli Stati Uniti dAmerica) che ha condotto a deficit pesantissimi. Nel caso degli USA lindebitamento sistematico nei confronti del Resto del mondo (soprattutto della Cina) era possibile in virt del carattere internazionale del dollaro come valuta di riferimento. Questi aspetti sono al centro della politica economica e vengono affrontati diversamente dalle due principali istituzioni che controllano lofferta di moneta: SEBC (e le varie banche nazionale dei Paesi dellarea Euro) e la Federal Reserve; mentre il sistema europeo preferisce tenere disgiunte le manovre inerenti la politica monetaria da quelle legate agli altri elementi della politica economica (gestite in modo diretto e forse anche pi efficace tramite strumenti specifici quali la politica dei redditi e le politiche di bilancio) occupandosi in primis del contenimento del tasso di inflazione nei limiti del 2% annuo 6, la FED si occupa in modo congiunto anche il mantenimento del tasso di disoccupazione nei limiti stabiliti. I citati elementi macroeconomici vanno ad intersecare quelli inerenti al profilo microeconomico, ma ci permettono di capire aspetti della recente crisi (fallimento di mercato dunque) che non potrebbero essere compresi limitandosi ad unanalisi locale che prescinde dalle fortissime interrelazioni con le altre economie: sia le cause che la diffusione del fenomeno caratterizzante linizio del terzo millennio non possono prescindere da unanalisi congiunta di tutte le grandezze in gioco. E opportuno precisare che livelli fisiologici di quelle che sono state indicate come cause dei fallimenti di mercato, a livello macro, sono auspicabili nella realt: un modesto tasso di inflazione stimolo essenziale per la domanda e necessario per le manovre di riduzione della disoccupazione, che a sua volta positiva perch aumenta lelasticit della funzione di offerta e induce a una maggiore concorrenza sul mercato del lavoro. Introduciamo a questo punto una domanda centrale nel dibattito circa lattuale recessione; ci si chiede se le erronee misure prese dalle istituzioni nellaffrontare i problemi di loro competenza (c.d. fallimenti del non-mercato) siano da far rientrare o meno tra i fallimenti di mercato veri e propri: la risposta al quesito ovviamente legata alla posizione che si assume circa la possibilit di risolvere (almeno parzialmente) i problemi che da tale inefficienza scaturiscono. Tra queste valutazioni
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Il SEBC, secondo quanto stabilito dallarticolo 105 del Trattato UE, pone tra i suoi scopi anche quello di fornire sostegno alle politiche economiche generali a livello comunitario, al fine di contribuire a realizzarne gli obiettivi generali, ma in via subordinata a quello della stabilit dei prezzi.

rientra anche un giudizio di merito sui possibili comportamenti opportunistici che i membri delle autorit competenti potrebbero assumere. Il giudizio dovrebbe anche tener conto del substrato teorico che sottende le decisioni e molti altri fattori estranei alla teoria economica pura. A ci si aggiunge il principio fondamentale, introdotto da J. M. Keynes, delle differenze tra gli scambisti a livello individuale, il quale si riverbera sulle diversit tra i soggetti risparmiatori e coloro che investono le risorse: molto delicato il ruolo svolto dai governi o pi in generale dagli Stati nel conciliare interessi eterogenei; nondimeno resta fondamentale il compito di supervisione e controllo sulloperato stesso di tali autorit governative. Nel nostro Paese varie autorit si occupano della tutela del mercato e il raccordo tra competenze specifiche e aree comuni di competenza ancora problematico, nonostante i notevoli passi avanti compiuti tramite le recenti normative in materia; oltretutto tale problematica si ripropone ad un livello pi alto nei confronti degli organi di controllo sovranazionali. Vale la pena citare in chiusura il cosiddetto effetto galleria , teorizzato da Albert O. Hirshmann: la marcia spedita e senza ostacoli dei ricchi parallela a quella dei soggetti pi poveri, che tuttavia si muovono in modo pi lento e difficoltoso; se i poveri confidano di vedere ben presto la luce alle fine del tunnel resteranno pazientemente in fila, ma se cos non fosse, si potrebbero riversare confusamente nellaltra corsia danneggiando anche i ricchi. Le posizioni di ricchi e poveri sono interdipendenti e le decisioni di una categoria influenzano quelle dellaltra; una delle cause della crisi scoppiata negli USA proprio da ricercare nelle eccessive disuguaglianze sociali nel Paese: in senso lato un fallimento di mercato locale pu innescare un effetto domino in grado di colpire velocemente anche i mercati efficienti. Da questo punto di vista una societ eccessivamente iniqua pu incorrere in fallimenti di mercato, colpita di riflesso dal malcontento di altri soggetti ad essa esterni. Analisi delle asimmetrie informative come catalizzatrici della crisi odierna, con particolare riferimento al mercato dei capitali Riguardo al mercato dei capitali 7, le asimmetrie informative giocano un ruolo determinante nello spingere il sistema finanziario verso equilibri inefficienti, in virt di quelle che ne sono le conseguenze pi dirette: il moral hazard e ladverse selection. Gli operatori tipicamente pi informati, sono anche quelli che hanno maggior peso a livello di azionariato; inoltre i creditori sono solitamente meno informati dei loro debitori, in merito ai rischi di insolvenza da parte di questi ultimi: naturale conseguenza di queste situazioni lattuazione di comportamenti strategici da parte
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La distinzione tra mercato monetario e mercato dei capitali effettuata in base alla durata degli strumenti finanziari negoziati; nel mercato dei capitali sono tipicamente commercializzati strumenti finanziari a medio-lungo termine (durata superire a 12 mesi) che assolvono principalmente la funzione di finanziare fabbisogni duraturi, come gli investimenti in capitale fisso delle imprese o lacquisto di beni immobili da parte delle famiglie.

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dei soggetti che dispongono di maggiori dati, al fine di ottenere dei vantaggi a discapito degli operatori meno consapevoli. Il problema che ci conduce di solito ad allocazioni non ottimali delle risorse e di conseguenza ad equilibri poco efficienti, danneggiando il mercato stesso. Si potrebbe argomentare che il ruolo dello Stato dovrebbe essere proprio quello di colmare tali lacune informative, ma si ricadrebbe cos in uno dei pi classici fallimenti di mercato, ovvero si creerebbe un bene pubblico, i cui costi non sarebbero sostenuti da coloro che di tale servizio beneficiano, bens potrebbero fruirne tutti indistintamente. Se viceversa si lasciasse agli operatori lonere di procurarsi i dati di cui necessitano, probabilmente si vedrebbero proliferare i comportamenti di free riding, ovvero nessuno vorrebbe addossarsi il costo di reperire le informazioni, preferendo imitare i propri colleghi ritenuti pi informati; queste situazioni si verificano spesso, specie tra intermediari finanziari. Naturale conseguenza dellattuazione del principio del free riding sono i comportamenti mimetici messi in atto dagli operatori meno informati; nel caso delle banche, ad esempio, difficile schermarsi da questo rischio, poich dalla semplice osservazione dei comportamenti e delle azioni compiute si possono facilmente desumere le informazioni di cui tali intermediari sono in possesso. Con riferimento alla bufera finanziaria che imperversa tuttora, si dimostrato palese che i finanziamenti hanno assunto sempre pi i connotati dei beni pubblici, in quanto anche se c stata una riduzione del gap informativo tra soggetti finanziati e finanziatori (ci valido soprattutto per alcuni settori, come vedremo nel caso della crisi immobiliare, una delle cause dirette identificabile proprio nel comportamento di opportunistico delle banche di investimento a discapito dei clienti meno informati, i quali si sono ritrovati a sottoscrivere asset contenenti titoli tossici senza esserne del tutto al corrente) si accentuata la differenza tra gli stessi intermediari, da cui possono scaturire fallimenti di mercato tramite la semplice attuazione dei comportamenti mimetici. Anche sul mercato dei capitali si perviene dunque a situazioni inefficienti (attivit economiche teoricamente efficienti, diventano non profittevoli in virt di tali distorsioni) con il pericolo dellinsorgenza di bolle speculative le quali, una volta esplose, si possono propagare a gran velocit da uno Stato allaltro. Il ruolo delle istituzioni internazionali in tale ambito tuttaltro che semplice, gli interventi dovrebbero riguardare varie aree (le stesse istituzioni possono fungere da prestatori di ultima istanza per aiutare gli intermediari in crisi, tentare di ripristinare i vantaggi originari di investimenti venuti meno a causa di distorsioni e tutelare la concorrenza di mercato), ma ognuna di queste azioni pu dare luogo ad altre inefficienze; la teoria del second best non permette di avere la certezza che eliminando un fallimento di mercato, in una condizione strutturalmente di grande inefficienza, migliori la situazione di equilibrio a cui si perviene. E indubbio che tale compito debba comunque essere affidato ad organismi sopranazionali; infatti, se il tutto dovesse essere gestito dallo Stato si originerebbero inefficienze ancora maggiori di quelle che si vorrebbero ridurre (sarebbe nellinteresse degli enti privati gonfiare le

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perdite, per ricevere maggiori aiuti e sovvenzioni). Inoltre necessario tener conto della funzione di prestatori di ultima istanza tipica degli enti a carattere internazionale: qualora ci fosse intervento dello Stato anche in tale contesto, si avrebbe una sovrapposizione di competenze con ulteriori effetti negativi; tuttavia tale funzione, seppur affidata ad organismi pubblici di governance, comunque criticabile; si argomenta infatti che si ridurrebbero le inefficienze addirittura non prestando alcun tipo di tutela in materia. Quello che si ricerca un delicato equilibrio che permetta al mercato dei capitali di non venire soffocato dalla regolamentazione, restando al contempo (relativamente) efficiente: la chiave delle normative in materia la semplicit, dato che altrimenti prevarrebbero le astuzie degli operatori per aggirare i controlli o comunque ci si discosterebbe dalla corretta applicazione dei principi basilari del mercato. Il controllo dovrebbe essere affidato ad unautorit di policy indipendente al fine di limitare le distorsioni pi gravi e di fornire incentivi per le restanti zone di intervento; stato proprio in questa direzione che si cercato di lavorare con listituzione del Financial Stability Forum prima e del Financial Stability Board poi. Il fine principale quello di limitare i comportamenti speculativi pi dannosi, senza per far inceppare il meccanismo naturale del mercato. FMI e World Bank: storia, insuccessi e critiche Lordine economico mondiale che ha connotato tutta la seconda met del XX secolo e linizio del XXI, affonda le radici nella concezione keynesiana della domanda effettiva e dellintervento statale per porre rimedio ai fallimenti di mercato ed evitare che potessero ripetersi le premesse per una recessione analoga a quella del 1929; fu cos che, negli anni 40, ebbe inizio unampia riflessione su come riportare ordine nelle relazioni internazionali e far riprendere i flussi di beni e capitali. I vantaggi del commercio internazionale erano ritenuti potenzialmente enormi, e quindi si pensava che occorresse agire per eliminare le restrizioni esistenti. I due piani principali di riforma vennero avanzati da White e Keynes (rispettivamente per gli Stati Uniti e per il Regno Unito) e disegnavano a grandi linee larchitettura istituzionale che avrebbe retto il nuovo ordine economico internazionale. Keynes aveva previsto listituzione di una Clearing Union internazionale, con sede a Londra, presso la quale le banche centrali dei Paesi avrebbero mantenuto i propri depositi. Dunque una sorta di banca delle banche, allinterno della quale si sarebbero svolte le operazioni di liquidazione dei debiti e dei crediti ufficiali. I depositi sarebbero stati ridenominati in una nuova moneta internazionale, il bancor, fissata in termini di oro, mentre il valore delle valute sarebbe stato stabilito in termini di bancor. Il piano di Keynes prevedeva inoltre controlli sui movimenti di capitale per scoraggiare flussi speculativi e per evitare indebite fuoriuscite di fondi dai Paesi. Il piano di White, invece, contemplava la creazione di un Fondo di Stabilizzazione, al quale avrebbero potuto avere accesso tutti i Paesi membri in caso di bisogno, da costituirsi attraverso contributi dei singoli Stati. La capacit di credito del Fondo sarebbe stata limitata, in quanto determinata dal capitale versato; le quote sarebbero state fissate in base a una serie di variabili (il

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reddito del Paese, la popolazione, la dotazione di oro). Anche White aveva previsto una moneta internazionale, la unitas, ma sarebbe servita come mera unit di conto. Il piano di White prevalse da subito, sia per la posizione dominante ricoperta dagli Usa, sia perch il piano di Keynes, basato sul credito, fu ritenuto inflazionistico. Nel luglio del 1944, con gli accordi di Bretton Woods, vennero plasmate quelle che ancora oggi sono le due principali istituzioni internazionali preposte alla tutela dello sviluppo, alla riduzione della povert nei Paesi pi arretrati e alla promozione della crescita globale: il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale (World Bank), allepoca la sola IBRD; alle quali si aggiunse poi la pi recente World Trade Organization (WTO) 8. Esse sono volte a creare un mercato integrato, tutelandolo il pi possibile da inefficienze; purtroppo per, come afferma suggestivamente Stiglitz, non solo le pi importanti di esse fallirono nellobiettivo originario (nel caso dellFMI quello di promuovere la stabilit economica globale) ma addirittura non riuscirono a rispettare gli impegni presi successivamente che, gi di per s, snaturano i fini per cui queste istituzioni internazionali furono create oltre sessanta anni fa 9. Le cause possono essere molteplici e difficilmente interpretabili, ma la mancanza di trasparenza, che ha da sempre caratterizzato soprattutto lazione dellFMI, non aiuta ad estrapolare un quadro coerente degli errori commessi, attribuendo le eventuali responsabilit; tra laltro le politiche portate avanti da FMI e Banca Mondiale sono diventate sempre pi interconnesse, riflettendo in misura crescente la volont della Nazione che di fatto ne tiene le redini: il G1, ovvero gli Stati Uniti dAmerica10. Tutto ci ha dato luogo a politiche inique, che Stiglitz arriva a definire addirittura ipocrite, focalizzate su interessi particolari degli USA che, a seconda delle circostanze, decidono se far prevalere la volont di un gruppo di Paesi o di un altro, adducendo spesso motivazioni di carattere sopranazionale, ma mirando al loro mero tornaconto: come quando spinsero alla liberalizzazione dei movimenti di capitali anche dei Paesi impreparati a questo, attuando una disastrosa deregolamentazione in mercati in balia degli speculatori; non opponendosi al contempo ai cartelli sulla produzione di alluminio e acciaio o tenendo il mercato nazionale ben protetto dalla concorrenza di quei prodotti dei quali i Paesi in via di sviluppo sono esportatori. Sotto laccusa dellex chief-economist della Banca Mondiale sono anche le modalit con le quali il Fondo elargisce prestiti alle nazioni che ne hanno fanno richiesta, la c.d. condizionalit11, poich spinge verso politiche fortemente restrittive che
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Organizzazione mondiale sorta nel 1994 al termine dellUruguay Round del GATT Riferimento tratto dal gi citato testo di Stiglitz La globalizzazione e i suoi oppositori. Espressione molto suggestiva utilizzata da Stiglitz nel suo saggio In un mondo imperfetto. Ci si proietta oltre lottica di quelli che sono i vari G7 o G8, che periodicamente si riuniscono per tentare di decidere le linee guida di politica internazionale e si assimila il dominio USA ad un vertice di governo unilaterale; viene cos messo in risalto lo scarso peso degli altri stati industrializzati raffrontandolo allegemonia del colosso americano. Esistono due tipi di condizionalit: strutturale e quantitativa. A marzo i vertici dellFMI hanno preso la decisione di eliminare unintera categoria di condizionalit, i c.d. criteri strutturali di performance; questo tipo di conditionality aveva il compito di esercitare pressione sulle decisioni di politica economica dei governi. Il timore che la condizionalit strutturale possa, anzich decrementare, semplicemente modificare i propri obiettivi e i settori sui quali concentrarsi,

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spesso, anzich permettere un rilancio delle economie in difficolt, fanno sprofondare il Paese in drammatiche crisi, caratterizzate da disoccupazione altissima e povert diffusa, la cui diretta conseguenza sono moti popolari di rivolta e conflitti interni incipienti. Dunque la dimensione sopranazionale delle politiche economiche si va ad innestare su quella locale creando spesso altre inefficienze, cui tuttavia la maggioranza dei singoli Stati non ha modo di opporsi, in virt del loro scarso (o addirittura nullo) peso allinterno delle istituzioni che, teoricamente, trovano motivo di esistenza nella loro stessa tutela. Obiettivi formali e Washington Consensus L'Accordo Istitutivo del Fondo monetario internazionale acquis efficacia nel 1945 e l'organizzazione nacque nel maggio 1946; attualmente gli Stati membri sono 186. La sede del Fondo fu fissata a Washington, capitale del Paese detentore della quota di maggioranza. Gli Articles of Agreement rappresentano lo Statuto dellFMI e hanno valenza di trattato internazionale per i Paesi che li hanno sottoscritti; gli Articles sono entrati in vigore nel dicembre 1945 con la loro ratifica da parte di 29 dei 44 Paesi partecipanti alla conferenza di Bretton Woods. Nell'articolo 1 dell'Accordo Istitutivo gli scopi del FMI sono cos definiti:

promuovere la cooperazione monetaria internazionale; facilitare l'espansione del commercio internazionale; promuovere la stabilit e l'ordine dei rapporti di cambio, evitando svalutazioni competitive; dare fiducia agli Stati membri rendendo disponibili, con adeguate garanzie, le risorse del Fondo per affrontare difficolt della bilancia dei pagamenti; in relazione con i fini di cui sopra, abbreviare la durata e ridurre la misura degli squilibri delle bilance dei pagamenti degli Stati membri.

Lesigenza della cooperazione internazionale deriva dal riconoscimento che le economie non sono interdipendenti (come ben esemplificato dalla teoria delleffetto galleria di Hirshmann, pocanzi citata); pertanto i benefici aggregati derivanti da politiche sane sono potenzialmente elevati, ma sono anche aumentati i canali di trasmissione degli shock negativi, dunque i rischi di un contagio internazionale sono oggi molto maggiori. La funzione di sorveglianza la principale funzione del FMI, che si concretizza in valutazioni e raccomandazioni circa lappropriatezza delle politiche economiche a
mantenendo il fine di controllare a distanza lazione degli Stati finanziati. La condizionalit quantitativa verte sulla richiesta di risanamento pressoch immediato della finanza interna e questo stato alla base di vere e proprie catastrofi; il caso emblematico costituito dalla crisi asiatica degli anni 90 che ha trovato proprio in questa forzatura esterna la causa principale.

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livello nazionale e globale, affinch esse siano dirette a promuovere la stabilit monetaria e finanziaria e la crescita economica. Essa si esplica in vari modi, attraverso missioni dei tecnici del FMI nei Paesi membri cos come in analisi condotte presso i centri di ricerca dellistituzione. Analogamente il gruppo denominato Banca Mondiale (WB), formato da IBRD, IFC, IDA, MIGA, ICSID (International Bank for Reconstruction and Development, International Finance Corporation, International Development Association, Multilateral Investment Guarantee Agency e International Centre for Settlement of Investment Disputes) si prefigge i fini di:

contribuire alla ricostruzione ed allo sviluppo dei Paesi membri, favorendo linvestimento di capitali a fini produttivi (compreso il ripristino di economie reduci da conflitti); promuovere linvestimento privato straniero, fornendo garanzie o mediante la partecipazione a prestiti ed altri investimenti effettuati da investitori privati, integrando se necessario il tutto con finanziamenti a scopo produttivo; promuovere lo sviluppo bilanciato lungo periodo del commercio internazionale favorendo gli investimenti internazionali per lo sviluppo delle risorse produttive (mantenendo lequilibrio delle bilance dei pagamenti); organizzare i prestiti effettuati o le garanzie concesse in relazione a prestiti internazionali attraverso altri canali in modo che i progetti pi utili o urgenti vengano trattati per primi; prestare il dovuto riguardo agli effetti degli investimenti internazionali sulle condizioni degli affari nei territori dei Paesi membri e, nellimmediato dopoguerra, favorire una transizione regolare ad uneconomia di pace.

Le finalit di questi due organismi si sono sempre pi avvicinate ed i contorni sfumati, tanto che le politiche di FMI, WB e dagli anni 90 WTO (erede del GATT) sono state caratterizzate da un comune orientamento neoliberista riassunto nel termine Washington Consensus (lopinione prevalente a Washington). Questa espressione fu coniata nel 1990 dalleconomista statunitense John Williamson, indicando con essa i suggerimenti di politica economica che venivano rivolti in un primo momento ai Paesi dellAmerica Latina ed in seguito agli altri PVS. I dieci punti del decalogo, sinteticamente, sono i seguenti:

disciplina fiscale rigorosa, che eviti eccessivi disavanzi pubblici; nuovo orientamento della spesa pubblica per aumentare i rendimenti economici e migliorare la distribuzione del reddito; riforma fiscale con allargamento della base imponibile e riduzione delle aliquote; liberalizzazione finanziaria, tramite la graduale introduzione di tassi dinteresse di mercato (cio tassi dinteresse reali moderatamente positivi); puntare al raggiungimento di un tasso di cambio unico e competitivo per aumentare la certezza negli scambi;

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liberalizzazione del commercio, riducendo le barriere tariffarie massime; abolizione delle barriere agli investimenti diretti esteri; privatizzazioni delle imprese statali; liberalizzazioni dei mercati (la cosiddetta deregulation, ovvero quel processo per cui i governi eliminano le restrizioni agli affari al fine di incoraggiare efficienti operazioni del mercato); tutela, senza costi eccessivi, dei diritti di propriet.

A questa lista di raccomandazioni/prescrizioni rivolte ai PVS, leconomista Dani Rodrik, ne ha recentemente aggiunte altre dieci, cercando di mitigare lo spiccata propensione al liberismo tramite laggiunta di qualche obiettivo volto pi specificamente alla tutela dei PVS che versano in condizioni particolare indigenza (lotta alla corruzione, riduzione della povert, reti di sicurezza sociale, ecc..). Questa versione estesa del Washington Consensus d luogo a quella che lo Rodrik stesso definisce Augmented Washington Consensus. Il Washington Consensus (animato dalla convinzione che il modo migliore per ottenere una crescita forte e stabile sia quello di praticare sane politiche fiscali, bassa inflazione, mercati finanziari deregolamentati e libero scambio) se ha mostrato la sua efficacia in tempi normali, ha aggravato le cose quando si tentato di estendere il tutto ad economie in caduta libera. Proprio il Washington Consensus alla base dei movimenti di protesta no global che, in anni recenti, si oppongono alla globalizzazione dei mercati. In essi confluiscono idee e posizione diversificate, unite dal comune denominatore di combattere contro la globalizzazione incontrollata; questa posizione nelle sue motivazioni di fondo, condivisa dallo stesso professor Stiglitz. Oggi, il Fondo Monetario Internazionale ha certamente imparato dai propri errori e corretto il tiro. Il Washington Consensus sembra non essere pi la dottrina ufficiale del Fondo, che a partire dal 1998 si mosso con maggiore flessibilit, dando il proprio consenso a politiche fiscali espansive e a politiche monetarie meno restrittive nei Paesi in crisi. Inoltre, le riforme strutturali imposte a molti Paesi hanno contribuito a risanare situazioni che non avrebbero potuto restare sostenibili nel lungo periodo (per esempio in Thailandia e Corea), con o senza crisi asiatica; tuttavia tale debacle, estesasi alla Russia e al Brasile, ha mostrato che le risorse a disposizione del FMI non erano pi sufficienti a spegnere un incendio che si propagava e ulteriore soccorso doveva essere fornito dal settore privato e dai governi dei Paesi avanzati. Tutto questo si tradotto nel fallimento delle politiche attuate per frenare la diffusione del fenomeno legato ai mutui subprime: in mancanza di meccanismi sovranazionali coesi, efficienti, dotati di risorse adeguate e privi di conflitti dinteresse intestini rischia di continuare a ripetersi quello che viene suggestivamente sintetizzato nellaforisma se gli Stati Uniti starnutiscono, lEuropa (o il resto del mondo) prende il raffreddore. Tra laltro, nel caso europeo, ci avvenuto anche tramite il mercato dei cambi, sfruttando le variazioni del tasso di cambio bilaterale

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euro/dollaro come strumento per veicolare nel Vecchio Continente parte dei disastrosi effetti della crisi 12. Di recente, comunque, la situazione sembra migliorata rispetto allo scenario pocanzi descritto: le risorse di cui il Fondo dispone sono state notevolmente incrementate, c maggiore disponibilit al dialogo tra i vertici delle potenze mondiali e il clima di cooperazione appare tangibile. E presto per dare giudizi, ma lecito nutrire qualche piccola speranza per il nuovo trend della recente politica internazionale. Istituzioni internazionali ed Organizzazioni non governative: posizioni controverse La turbolenza economica di questi ultimi anni ha dato nuova enfasi al dibattito circa il ruolo che il governo deve rivestire nella tutela del mercato da fenomeni degenerativi (in grado di propagarsi a macchia dolio, con il rischio di scatenare crisi sistemiche come quella attuale), ma senza soffocarne il naturale dinamismo ed al contempo limitando il pi possibile quelli che sono stati precedentemente definiti come fallimenti del non-mercato. E necessario premettere che, nella realt, limpostazione teorica descritta in apertura molto poco veritiera ed i modelli a cui la governance globale 13 si rif sono differenti e meno semplicistici; tuttavia limpianto di fondo utilizzato quello neoclassico, diretta conseguenza della supremazia economica del blocco occidentale che, assoggetto per decenni alla leadership degli USA, ne ha accettato anche il substrato teorico di base. La difesa dellFMI da molte delle critiche mossegli contro, in virt delle decisioni assunte, stata proprio costruita sui modelli utilizzati, nei quali viene attribuita al mercato la capacit di sanare gli squilibri di fondo che lo caratterizzano (cfr. il primo teorema delleconomia del benessere), anche se levidenza empirica ha molto spesso smentito queste conclusioni generiche. Politica e teoria si fondono nelle scelte compiute dalle principali istituzioni internazionali, ma anche le tempistiche di intervento sono spesso determinanti, segnando la sottile linea di demarcazione tra successo e fallimento; spesso le manovre effettuate non hanno ottenuto i risultati sperati, anche se i motivi ispiratori erano meritevoli, proprio a causa dello sfasamento temporale degli interventi; nella seconda parte verr brevemente osservato il comportamento delle istituzioni e le azioni compiute

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Nelle economie industrializzate si osservano andamenti ciclici dellattivit economica; in presenza di economie aperte (prive di evidenti barriere commerciali) landamento di alcune grandezze macroeconomiche (ad esempio il PIL) allinterno di un Paese possono avere influenze dirette sulle analoghe grandezze di altre nazioni. E empiricamente osservabile che i Paesi maggiormente integrati sotto laspetto commerciale sono anche quelli che registrano i cicli economici pi similari e sincronizzati. Riguardo a tale tematica Ohmae, Strange e Huntington offrono interpretazioni assai diverse tra loro, ma sono concordi nel sottolineare la progressiva perdita di rilevanza degli stati nazionali a favore di una disordinata dispersione del potere tra molteplici soggetti non statali, in primis le istituzioni sorte in seguito agli accordi di Bretton Woods.

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nellambito dellultimo grande squilibrio finanziario derivante dallesplosione della bolla speculativa legata ai mutui sub-prime. Nel 2007, poco dopo lo scoppio del primo focolaio della crisi negli USA era condivisa da economisti di frontiera (come Stiglitz, Rodrick, Bhagwati) la posizione che il mercato necessitasse della produzione di beni pubblici globali (e dunque della presenza delle istituzioni di Bretton Woods), ma daltro canto le critiche mosse da tali esperti in materia economica alle stesse si facevano sempre pi pressanti e condivise: le opinioni erano eterogenee (alcuni arrivavano a proporre addirittura labolizione di WTO e FMI), ma era segno che qualcosa di sbagliato veniva avvertito sia allesterno che addirittura allinterno del sistema stesso. Tra tale variet di vedute alcuni temi emergevano in modo chiaro: si chiedeva maggiore trasparenza nei processi decisionali, una pi alta attenzione ai problemi di equit sociale ed una maggiore democraticit, che si traduceva nella richiesta di modificare radicalmente i discutibili meccanismi decisionali interni di FMI e Banca mondiale. Basandosi su unanalisi storica, si pu coerentemente argomentare e validamente sostenere che abolendo le istituzioni figlie degli accordi di Bretton Woods non risulterebbe aumentato il grado di democraticit con cui vengono stabilite le strategie politico-economiche internazionali (in mancanza di unentit di riferimento condivisa si rischierebbe un ritorno ai fragilissimi equilibri caratterizzanti gli anni precedenti allo scoppio della seconda guerra mondiale, una situazione di conflittualit tra Paesi interrotta solo da sparuti accordi blaterali); la strada pi logica resta dunque quella di una modificazione delle regole del gioco vigenti. Alla vigilia della crisi del luglio-agosto 2007, si parlava delleccessivo peso dei Paesi industrializzati negli organi decisionali dei FMI e WB, il ruolo di quello che Stiglitz definisce apertamente G1 era di potenza egemone a livello mondiale. Con lesplosione della catastrofe finanziaria gli USA, da potenza egemone che regolava landamento delle terze economie, si sono trovati in una difficile condizione essendo lepicentro della crisi legata ai mutui sub-prime, si palesato un conflitto di interessi evidente legato alle istituzioni internazionali sotto il loro indiretto controllo. Da un punto di vista formale, la posizione degli Stati Uniti caratterizzata da una assoluta legittimit democratica: i rappresentanti nazionali di FMI, WB e WTO (oltre che quelli delle varie agenzie dellONU) sono nominati da governi nella quasi totalit dei casi eletti secondo sistemi (almeno esteriormente) democratici 14; questa condizione, necessaria ma non sufficiente, deve essere declinata secondo quello che leffettivo peso delle singole delegazioni nazionali allinterno delle istituzioni internazionali; la critica di Stiglitz e degli altri economisti si muove proprio dallanalisi di tale realt. I meccanismi di rappresentanza non abbastanza trasparenti si vanno ad unire allalta complessit di tutto il sistema di governance globale ed agli elevati costi di partecipazione ai processi decisionali da parte delle principali istituzioni internazionali: un discorso non dissimile si ripete (su scala diversa) per
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Il pensiero corre a quanto accaduto nelle recenti elezioni in Iran ed alle alte zone grigie di quei sistemi elettorali che presentano una trasparenza davvero ridotta.

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quanto concerne le Organizzazioni non governative, che negli ultimi hanno visto crescere il loro numero in modo esponenziale. La critica che stata da taluni mossa alle ONG riguarda la mancanza di un formale diritto a rappresentare gli interessi di cui si fanno portatrici; tuttavia indubbio il loro fondamentale ruolo nel migliorare la trasparenza in seno agli organismi internazionali in cui si inseriscono, potendo far leva anche su uno strumento di pressione legato alla loro vicinanza con le autorit nazionali. Proprio contando sulla minaccia di ritorsioni tramite strumenti di regolamentazione del commercio, spesso le ONG sono riuscite a ridurre un importante fattore di imperfezione del mercato a livello macroeconomico (in modo similare a quanto avviene a livello locale quando aumenta la concorrenza tra imprese). Se il dibattito circa le competenze specifiche delle organizzazioni internazionali e la struttura internazionale tesa a regolamentare la governance globale ha oggi assunto maggior vigore sicuramente merito anche delle Organizzazioni non governative: essendo condivisa la posizione che, in un mercato imperfetto come il nostro, il compito assolto delle istituzioni eredi degli accordi in vigore dal 1945 resta imprescindibile, il fulcro della discussione si sposta su tematiche quali la gestione del trade-off tra efficienza ed equit distributiva, la tutela della stabilit delleconomia internazionale e delle fasce pi deboli della popolazione, i meccanismi atti a limitare la propagazione di crisi valutarie, gli strumenti da adottare per ridurre le ripercussioni derivanti dallinternazionalizzazione crescente dei mercati e soprattutto la gestione delle conseguenze sulleconomia reale ed i provvedimenti da adottare per far si che quanto accaduto non si ripeta nel breve periodo 15. Il quesito che potrebbe emergere se sia sufficiente apportare delle correzioni nelle mansioni ufficiali appannaggio delle istituzioni internazionali o sia auspicabile una rifondazione ex-novo delle stesse. Allo stato attuale tale domanda appare pi teorica che pratica, anche se sono in atto delle correzioni alle competenze dellFMI e gli equilibri di quello che veniva definito ordine economico internazionale iniziano a dare seri segnali di cedimento; il peso relativo degli attori sul mercato si modificato da tempo e il non aver adeguato ad esso le istituzioni stato fonte di una contraddizione formale dai pericolosi risvolti pratici (ad esempio i danni allambiente provocati dalle emissioni di gas nocivi da parte delle economie emergenti, tenute fuori dalla sottoscrizione del Protocollo di Kyoto). Financial Stability Forum e Financial Stability Board
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Su questultimo aspetto si va ad innestare lannosa polemica legata alleccessiva volatilit dei movimenti di capitali e la demonizzazione degli strumenti derivati, portata avanti da taluni sostenitori di una sorta di utopico ritorno al passato che non ha, nella sua forma pi radicale, possibilit di sfociare in una concreta attuazione, ma che pu far riflettere sulle misure per limitare gli effetti potenzialmente dannosi legati al rapido sviluppo dei mercati internazionali ed a strumenti finanziari, come i derivati, nati originariamente per scopi differenti da quelli meramente speculativi.

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Il FSF unistituzione internazionale relativamente recente, fondata nel 1998 ed avente sede in Svizzera a Basilea; di essa fanno parte le massime autorit finanziarie nazionali degli Stati maggiormente industrializzati del Pianeta: ministri delle finanze e banchieri centrali, coadiuvati da altri responsabili ed esperti in materia. Originariamente comprendeva solo 7 Paesi, ma poi il gruppo stato progressivamente ampliato ad altre nazioni emergenti (come Cina ed India). Il FSF riflette insomma la tendenza allallargamento del numero dei Paesi ammessi nei vari G per discutere delle sorti delleconomia del Globo ed incorpora anche alcuni organismi finanziari internazionali. Dal 2006 listituzione presieduta dallattuale governatore della Banca dItalia Mario Draghi e la sua mission prevede obbiettivi quali la sorveglianza sulla stabilit finanziaria, la promozione delle politiche volte ad una maggiore cooperazione internazionale, la regolamentazione, la sorveglianza ed i controlli necessari per rendere la finanza pi sicura; inoltre il FSF si occupa concretamente della promozione di incontri ed eventi a carattere internazionale per il raggiungimento del suo scopo centrale, la tutela della stabilit del sistema finanziario. Tutti punti che si fondono bene con quelle che sono gli attuali ambiti di intervento del Fondo monetario internazionale, non ultimo il miglioramento del processo informativo a fini decisionali. Si tratta di un notevole passo in avanti verso un processo di riforma delle originarie istituzioni attive dal 1945 e nella direzione di una politica economica maggiormente integrata ed efficiente. Con la Conferenza di Londra di questanno stata plasmato un altro organismo, il Fincancial Stability Board, destinato ad essere il naturale successore del Financial Stability Forum; di esso fanno parte tutti i rappresentanti del gruppo dei 20, anche quelli non ammessi nellFSF. Il 28 e il 29 marzo 2008 si tenuto a Roma un incontro dellFSF, propedeutico al meeting del G7 dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali del 12 aprile 2008. Sono state affrontate (congiuntamente con lFMI e lOECD) varie tematiche e gettate le basi per futuri summit nei quali definire le linee tendenziali di politica economica da seguire per rendere pi stabile la finanza, in particolare ci si concentrati sulla trasparenza, la sorveglianza e la governance dei c.d. sovereign wealth funds (SWFs). Durante lincontro di Roma stato elaborato un documento che ha evidenziato i punti critici del sistema ed ha espresso le raccomandazioni sulle manovre da effettuare; i 5 punti su cui verteva il resoconto riguardavano molteplici aspetti: misure prudenziali, metodi per la gestione del rischio da parte degli intermediari finanziari, dimensione del patrimonio di vigilanza, trasparenza e valutazione del rischio (cui connesso il bisogno di modificare le informazioni prodotte dalle agenzie di rating, sanando il loro conflitto dinteresse latente), rafforzamento delle autorit preposte alla gestione del rischio e in generale le manovre da intraprendere per ridurre i fattori che minano la fragilissima struttura del mercato attuale. In sintesi, le raccomandazioni dellFSF di oltre un anno fa, dovranno essere alla base della nuova struttura di mercato che emerger alla fine dellattuale sconvolgimento sistemico: il bisogno di ridurre drasticamente la leva finanziaria delle imprese, la

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volont di ricostruire i capitali nellattivo di banche e SIM, il bisogno di migliorare il processo informativo del mercato, la lotta a fenomeni patogeni come linsider trading, labuso di posizione dominante o laggiotaggio; tutte sfide che la nuova economia dovr affrontare per fare in modo che vengano sfruttate appieno le opportunit di riforma di una crisi che, assieme a una interminabile lista di problemi, ha generato. Quadro generale delle origini della crisi subprime Volendo risalire alle motivazioni di fondo, che hanno sotteso il fenomeno degenerativo odierno diffusosi in tutto il mondo industrializzato, sarebbe opportuno iniziare con lanalisi di quel substrato teorico-sociale che animava lintera societ degli USA nel periodo immediatamente seguente al termine del mandato presidenziale di Bill Clinton. In quegli anni si era diffusa una nuova e moderna interpretazione di quello che era stato il sogno americano del XIX secolo: garantire unabitazione dignitosa per tutta la popolazione del pi dinamico Paese del globo; una serie di fattori avevano creato, agli occhi degli statunitensi, i presupposti affinch ci potesse concretamente materializzarsi. Alla fine del 1900 la Fed aveva sostenuto una politica di bassi tassi dinteresse 16 ed a seguire si verific il crollo di quella che venne definita Net economy (connesso allo scoppio della bolla tecnologica legata ai titoli del mercato informatico, risalente al 2000), tra il 2000 e il 2001, venne avallata una politica di tagli fiscali da parte del prima candidato e poi presidente George W. Bush; subito dopo ci furono i tragici attentati terroristici dell11 settembre 200117. In una situazione caotica, si era creato un terreno particolarmente fertile, dal quale prese il via unintraprendente politica, da parte di molte importanti banche daffari alla ricerca di rapidi profitti 18, che tentava di tradurre in sostanziosi finanziamenti alle famiglie il desiderio di tutti gli americani di avere unabitazione di propriet. Delle societ creditizie specializzate concedevano ingenti prestiti al consumo anche per lacquisto di altri beni (automobili ad esempio) o addirittura per permettere di far temporaneamente fronte ad altri debiti, contratti in precedenza, per coprire carte di credito scoperte e cos via. Poich questi prenditori di
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La Fed, dopo aver lasciato lievemente incrementare i tassi ufficiali dinteresse, i federal funds fino ai primi mesi del 2001, temendo un rallentamento delleconomia, ha operato unenorme riduzione dei fed funds facendoli passare dal 6,5% di inizio anno al 2% degli ultimi mesi del 2001. In congiunzione di tale manovra ha immesso liquidit nel sistema, aumentando lofferta di moneta. Sempre sotto lamministrazione Bush sono proliferate le spese militari per la guerra in Iraq, le ingenti risorse impiegate a per la macchina bellica statunitense hanno contribuito a prosciugare lerario degli USA della liquidit necessaria per mitigare gli effetti della crisi del comparto subprime. Stiglitz, nel suo libro del 2008 The three trillion dollar war, ha stimato i costi della guerra mediorientale in 3000 miliardi di dollari e tale cifra, ad oggi, lievitata ulteriormente: un costo enormemente superiore a quanto preannunciato dallamministrazione Bush e che stato finanziato ricorrendo allindebitamento con lestero (anzich incrementando le risorse a disposizione del Tesoro, agendo sul prelievo fiscale). Allintento spiccatamente utilitaristico condiviso dalla maggior parte dei banchieri si aggiungeva, forse, anche limpulso dettato dal loro senso nazionalistico che li spingeva ad aiutare i concittadini ad acquistare una casa questidea trova tra i suoi sostenitori M. Guidilli.

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fondi erano tipicamente soggetti caratterizzati da un alta rischiosit (soggetti poco affidabili con precedenti creditizi non molto buoni) i tassi praticati nei loro confronti erano particolarmente elevati: il termine subprime deriva dal fatto che a tale clientela ad elevata rischiosit sono legati prestiti/mutui di qualit non primaria, inferiore a quella che caratterizza i prestiti definiti prime, erogati in favore di chi ha alle spalle una storia creditizia e delle garanzie tipicamente affidabili 19. I mutui subprime erano garantiti da ipoteca sullimmobile e caratterizzati da un basso tasso dinteresse per i primi anni e un repentino aumento nei successivi; spesso i rischi reali di tali pratiche non venivano spiegate nel dettaglio ai clienti, i quali confidavano nella possibilit di rifinanziare successivamente il mutuo, mantenendo il tasso dinteresse a livelli prossimi a quello iniziale. Gli appelli di alcuni economisti lungimiranti passarono in secondo piano e le politiche di deregolamentazione portate avanti dal vigente governo repubblicano permisero di trascurare i possibili effetti patologici. In questo clima positivista sembrava che tutte le categorie di soggetti coinvolti potessero trarne benefici, dagli istituti bancari che concedevano i prestiti ai prenditori che potevano finalmente acquistare unabitazione, dalle compagnie edilizie agli agenti immobiliari. Gli Usa in quegli anni erano caratterizzati da un tasso di risparmio mediamente negativo (tasso di indebitamento) e la bilancia commerciale era perennemente in disavanzo, il saldo negativo, finanziato dal Resto del mondo poggiava sulla garanzia fornita dal dollaro, la valuta internazionale per antonomasia. Lassunto dei banchieri che avallavano tale pratica era che, nonostante lintrinseca rischiosit dei prenditori, i mutui erano assistiti da ipoteca sullabitazione e poich il mercato immobiliare aveva registrato costanti rialzi negli ultimi anni, si poteva correre una sorta di rischio calcolato: il rischio emittente (o rischio di credito) sarebbe stato mitigato da un prevedibile rialzo degli asset patrimoniali che erano stati posti a garanzia dei prestiti. Il meccanismo presentava notevoli punti critici e infatti nel periodo che intercorre tra il 2004 e il 2006 si materializz quello che era stato paventato da vari studiosi in materia economica: i tassi dinteresse sui mutui subprime aumentarono in maniera vertiginosa e molti debitori si trovarono a non poter far fronte a tale onere. La crisi era ancora confinata allinterno del settore mobiliare statunitense, ma gli istituti di credito, le banche daffari e gli altri soggetti creditori avevano ceduto gran parte delle loro attivit incorporanti i mutui originari (definiti in gergo tecnico NINJA, ovvero No Incombe, No Job and asset) tramite listituto della cartolarizzazione del credito (di cui si tratter nel successivo paragrafo). I crediti relativi erano stati triturati ed accorpati in una serie di documenti cartolari, pacchetti di attivit finanziarie comprendenti una moltitudine di elementi difficilmente comprensibili per la maggior parte degli acquirenti e venduti ad istituti bancari, investitori privati ed altri soggetti dislocati in tutto il globo; la rischiosit dei crediti cartolarizzati era inizialmente di difficile valutazione: erano state create e cedute quelle che ben presto sarebbero diventati noti come titoli tossici (pacchetti incorporanti obbligazioni su mutui ad elevata rischiosit).
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Nel caso dei prestiti subprime il rischio gravante sul datore di fondi addirittura superiore a quello dei prenditori, proprio a causa del profilo di rischio della controparte particolarmente elevato.

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Nel 2007 le insolvenze aumentarono in misura esponenziale (incremento annuo stimato del 79%) e gli stessi istituti bancari erano riluttanti nel concedersi mutualmente prestiti; si era verificata una incredibile contrazione della liquidit e il panico aveva reso difficilissimo e costosissimo reperire fonti di finanziamento: fu quello che venne definito credit crunch. Molte banche si trovarono costrette a dichiarare fallimento 20 e i governi dovettero intervenire in loro soccorso apportando liquidit; infatti alle banche sono connesse esternalit negative derivanti dal loro valore sociale e legate al panico dellinsolvenza in grado di propagarsi a enorme velocit tra la folla di depositanti e tradursi in una corsa agli sportelli in grado di minare seriamente le fondamenta dellintero sistema economico di un Paese. Durante questa fase in Italia alcuni addirittura temettero un ritorno alla nazionalizzazione degli istituti di credito come prima dellentrata in vigore della legge Amato nel luglio del 90 (legge n. 218/1990), chiaro sintomo del panico sistemico che si stava diffondendo da oltre Oceano. A questi problemi si aggiunse anche limpennata del costo del greggio (trainata dallalta domanda delle economie asiatiche emergenti) che si port con s laumento del costo delle derrate alimentari: in molti PVS si registrarono accesi moti di protesta e rivolte. Ora, per fortuna, queste ulteriori aggravanti si sono fortemente attenuate, ma la crisi pu dirsi tuttaltro che superata. La cartolarizzazione del credito Lo stesso ex-presidente della Federeal Reserve, Alain Greenspan, ha identificato in un eccessivo processo di cartolarizzazione dei mutui subprime la causa originaria che ha innescato lodierna crisi di solvibilit delle banche; aprendo una falla di gigantesche proporzioni in un sistema finanziario che aveva proprio negli istituti di credito un potenziale anello debole. Le riserve di legge in materia di esercizio della funzione creditizia, che ne attribuiscono lesercizio a pochissimi soggetti (banche commerciali in primis), hanno permesso agli effetti negativi del credit crunch di estendersi. Secondo quanto teorizzato da Friedman, sarebbe opportuno ridisegnare lassetto del capitalismo moderno abolendo del tutto proprio la riserva di legge gravante sullesercizio dellattivit creditizia (trascurando la particolare funzione sociale e le esternalit ad essa legate), liberalizzandola e congiuntamente annullare qualsiasi intervento statale a sostegno degli istituti in stato di insolvenza: lopposto di quanto affermato dalla teoria esposta in precedenza che sottende lesistenza degli intermediari finanziari.

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Il 15 settembre 2008, una delle maggiori merchant banks del nuovo continente, la Lehman Brothers, fall: la pi grande bancarotta mai registrata nel mondo finanziario. Si innesc cos una repentina flessione degli indici borsistici mondiali che tornano presto ad attestarsi mediamente sui livelli della fine del 1900.

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Il fenomeno della securitization ha pertanto permesso ad una crisi locale di propagarsi velocemente alle terze economie: vediamo, in breve, come si articola il procedimento che permette di trasformare attivit illiquide in asset cedibili. Gli intermediari finanziari moderni, in particolare le banche, combinano lintermediazione creditizia con quella mobiliare, attuando una radicale modificazione dei tradizionali modelli di intermediazione (soprattutto grazie al processo di disintermediazione delle banche - derivante dallevoluzione del mercato mobiliare - e allaumento della concorrenza interna, il tutto favorito da normative in materia non particolarmente restrittive). Agli strumenti finanziari non trasferibili (soprattutto prestiti e depositi bancari) pu essere applicato listituto giuridico della cessione del credito, il quale per comporta notevoli costi e complicazioni; invece con la tecnica finanziaria della cartolarizzazione tali strumenti non trasferibili vengono trasformati in altri strumenti negoziabili e dunque potenzialmente liquidi. Prima occorre identificare un portafoglio, il pi possibilmente omogeneo, di titoli non trasferibili, poi la banca cedente (definita originator) effettua una cessione pro soluto ad una societ veicolo apposita (special purpose vehicle o SPV). La SPV emette contestualmente delle obbligazioni (asset backed securities o ABS) sostenute dalle attivit acquistate dalla banca originator. E la stessa entrata derivante dal collocamento sul mercato mobiliare delle ABS a fornire i fondi necessari per pagare il prezzo di acquisto delle attivit illiquide. La stessa banca cedente tipicamente assume lincarico di gestire il portafoglio inizialmente in suo possesso e i relativi flussi di interessi e capitali vengono girati dalla SPV al servizio del debito contratto con la banca cedente. La SPV solitamente protegge le proprie entrate dal rischio emittente inerente ai crediti cartolarizzati tramite apposite garanzie (fornite dalla banca cedente oppure acquistate da soggetti esterni, trasferendo ad essi il rischio di insolvenza in cambio del pagamento di un dato premio al rischio). Occorre infine precisare che liniziale cessione pro soluto effettuata dalla banca pi teorica che pratica, in quanto generalmente la banca mantiene una partecipazione al rischio e di solito acquista le ABS di qualit inferiore; infatti queste particolari obbligazioni vengono suddivise in apposite equity tranches (senior, mezzanine e junior) ognuna delle quali pu venire rimborsata solo quando stato ultimato il pagamento della tranche di qualit superiore. A ci si affianca anche una valutazione indipendente, effettuata da un altro soggetto, circa la rischiosit del portafoglio ceduto e spesso le tranches sono a loro volta provviste di un apposito rating. I benefici teorici di tale pratica sono molteplici (ampliare lofferta al pubblico di strumenti finanziari, permettere ai detentori di attivit reali di reperire finanziamenti presso le banche, smobilizzare e rendere fruttifere nel breve attivit normalmente vincolate nellattivo bancario), ma anche i danni che si sono originati da un uso troppo massiccio di uno strumento in grado di completare quel mercato imperfetto, di cui si detto in apertura, sono stati quanto mai ingenti.

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Analisi delle responsabilit Entrando un po pi nel merito delle cause che hanno originato il collasso delle aspettative, circa la supposta redditivit dei prestiti subprime da parte delle banche daffari coinvolte, si pu argomentare che due eventi quasi concomitanti, registratisi allinizio del 2007, hanno acceso la miccia di questa crisi: alla gi citata brusca frenata del mercato immobiliare si aggiunge leffetto congiunto di una serie di aumenti del tasso ufficiale ad opera della Fed. Dal 2002 i tassi dinteresse erano stati innalzati, in modo progressivo, per operare una riduzione del tasso dinflazione (che, come detto in precedenza, al centro delle manovre di politica monetaria); gli effetti sui mutui subprime iniziarono a farsi sentire in maniera netta proprio nel primo semestre del 2007. La sommatoria di questi due elementi ha generato effetti catastrofici, innescando un processo degenerativo a catena propagatosi nel giro di brevissimo tempo agli altri settori delleconomia statunitense e poi in tutto il mondo. Una considerazione fugace circa loperato della Fed, nella sua politica di tassi dinteresse crescenti, riguarda leffettivo motivo per cui lindice dei prezzi al consumo era alto in quel periodo; si pu argomentare che la motivazione principale era legata allaumento del prezzo delle materie prime (inflazione importata dunque) e perci non era opportuno agire su un fattore esogeno con manovre dagli effetti diretti sugli equilibri interni. Alle responsabilit derivanti dalla massiccia cartolarizzazione di attivit che per natura non possedevano il requisito della liquidit, si vanno ad aggiungere quelle legate alla condotta non abbastanza trasparente delle agenzie di rating e alla scarsa cultura in materia finanziaria da parte delle stesse famiglie statunitensi che sottoscrivevano i mutui. Le agenzie di rating infatti hanno considerato molto spesso come eccessivamente sicure le obbligazioni emesse dalle SPV e questo ha permesso alle societ veicolo di ottenere finanziamenti sui mercati, potendo far valere come garanzia gli asset incamerati dalle banche daffari, le quali a loro volta potevano concedere nuovi mutui grazie agli introiti provenienti dalle SPV. Un circolo vizioso che si ruppe con la crescita del numero dei debitori insolventi e con la svalutazione degli immobili dati in garanzia: la vendita delle propriet pignorate non era pi in grado di far fronte ai debiti contratti e il mancato pagamento si ripercosse sulle societ veicolo. Lanello successivo della catena era costituito dal valore delle ABS in rapida flessione: le stesse obbligazioni che erano state collocate presso una miriade di soggetti esterni in tutto il mondo, i quali persero i loro capitali per via del crollo del valore dei titoli. Una crisi di settore si era propagata allintero sistema finanziario e da l, tramite la stretta creditizia operata dagli istituti di credito, si abbatt sulle imprese che non potevano pi reperire i finanziamenti di cui necessitavano per portare avanti la propria attivit. La crisi delleconomia reale port dunque con s licenziamenti e fallimenti a catena, colpendo tutte le categorie e gli strati sociali della popolazione. Da quanto detto emerge chiaramente che le responsabilit delle banche sono numerose; divennero esse stesse vittima del clima di sfiducia che avevano generato,

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cercando poi di cedere a tutti i costi le obbligazioni spazzatura che si ritrovavano in portafoglio. Non volendo concedere finanziamenti alle altre banche in difficolt agevolarono la trasformazione di una crisi di liquidit in una di insolvenza, diffondendo le obbligazioni presso il pubblico fecero estendere a macchia dolio la crisi e tagliando i finanziamenti alle imprese ed alle famiglie ne decretarono il passaggio alleconomia reale. Anche il crollo borsistico legato alla fretta di cedere le obbligazioni in proprio possesso; pur restando ferme le responsabilit dei sottoscrittori dei mutui, le banche sono state senza dubbio al centro dellentrata in recessione di uneconomia che non pu pi contare sul supporto delle banche e che registra una drammatica flessione della spesa per i consumi. A questi colpevoli in carne ed ossa, se ne potrebbe aggiungere anche uno invisibile: Michele Guidilli lo identifica negli spregiudicati principi contabili internazionali IAS/IFRS (in materia di bilancio e documentazione contabile); infatti il principio numero 36 stabilisce liscrizione delle poste contabili al loro fair value (valore attuale in pratica) , anzich in base al tradizionale costo storico; pertanto, dallentrata in vigore degli International Account Standards nel 2003, le attivit che si sono rivalutate nel corso dellanno vengono iscritte al valore che assumono al momento della chiusura del bilancio. I titoli mobiliari come azioni e obbligazioni si sono rivelati i pi sensibili a tali fluttuazioni, poich hanno meccanismi di pricing molto trasparenti (specie nei mercati regolamentati); il principio generale della prudenza nella valutazione delle poste dellattivo stato implicitamente derogato e le conseguenze sui bilanci dei soggetti economici che hanno acquistato tali hedge funds 21 indebitandosi (per lucrare sulle variazioni di prezzo) sono state spesso molto gravi. A questo problema si riallaccia quello legato alla creazione dei derivati sugli strumenti derivati, ma esula dal presente lavoro, essendo le responsabilit di fondo sempre dei medesimi soggetti di cui si discusso 22. Si potrebbero poi aggiungere anche altri elementi, dai cosiddetti paradisi fiscali, nei quali affluiscono capitali da tutto il mondo, alle eccessive remunerazioni concesse al top management, ma le ragioni di fondo restano quelle citate pocanzi. Oltre a queste cause dirette c chi ha identificato anche delle motivazioni di carattere pi generale, ma lo stesso in grado di contribuire a minare i delicati equilibri su cui si fonda la finanza internazionale e le influenze che questa trasmette alle grandezze reali
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Si tratta dei fondi a carattere maggiormente speculativo; sono stati di recente oggetto di una riforma volta ad una loro regolamentazione e la stessa sorte prevista per le controverse agenzie di rating. I derivati dei derivati furono usati come leva nel tentativo di rendere pi liquidi gli asset che le banche non riuscivano pi a vendere quando, dopo che si era rotto il collegamento fra esse ed il rimborso del mutuo, esse si diedero alla dissennata pratica di sottoscrivere mutui a tutti i costi, contando poi sul fatto che potevano vendere i titoli sul mercato secondario. In alcuni casi si arriv perfino a modificare artificiosamente i dati e quando il mercato secondario si blocc, nonostante il tasso di sconto sui fed funds fosse stato innalzato in varie battute (anche se gli effetti sui tassi dei mutui erano quasi nulli) vennero trovati comunque degli escamotage per continuare a sottoscrivere mutui a soggetti a rischio, contando sulla rivalutazione cronica degli immobili. Una volta che i titoli tossici non venivano pi assorbiti dal mercato secondario si tent la via del ricorso agli strumenti aventi come sottostante altri derivati e fu come buttare benzina sul fuoco.

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delleconomia. Fabrizio Saccomanni ha ad esempio citato la stridente contrapposizione tra mercato globale e misure basate su ragioni nazionali, in pratica un gigantesco conflitto dinteresse che pu trovare una soluzione soddisfacente solo tramite un confronto tra i diversi portatori di quegli interessi contrapposti che spesso si traducono in politiche inique ed asimmetriche. Al centro dei dibattiti dei vari vertici internazionali (si dir in seguito del recente G20 di Londra preannunciato come una Nuova Bretton Woods ) sono state anche le funzioni delle pi importanti istituzioni internazionali, plasmate nel 1944; sempre Saccomanni confida nellFMI per permettere alle economie pi fragili di legarsi a quelle dei Paesi pi solidi da un punto di vista macroeconomico, svolgendo cos unefficace azione di sorveglianza sulle politiche nazionali, una volta che queste sono state opportunamente sincronizzate con quelle dei Paesi maggiormente industrializzati. E per opportuno far si che particolari portatori di interessi non possano influire sulle decisioni delle istituzioni che dovrebbero fare gli interessi di tutti: le lobbies di potere hanno sempre avuto un ruolo importante allinterno dei due pilastri di Bretton Woods, come ribadito a pi riprese il professor Stiglitz. Le possibili cure Uno degli squilibri di fondo alla base dellesplosione della bolla speculativa sui mutui subprime legato agli ordinamenti legislativi in materia fiscale assolutamente troppo permissivi, riflettenti quel primo teorema dalleconomia del benessere enunciato allinizio; appare opportuno ricominciare proprio da una modifica del corpus di leggi, per quanto concerne funds, concessione di prestiti, securitization, strumenti derivati e cos via: tutto deve passare per il rafforzamento dei poteri delle autorit di vigilanza, attraverso il loro coordinamento a livello internazionale (si accennato in precedenza al loro coordinamento interno, ovvero tra differenti soggetti i cui ambiti di competenza che si sovrappongono). Alcuni sono arrivati a proporre che tutto ci possa essere coadiuvato da un qualche tipo di misura limitativa della fluttuazione dei tassi di cambio, ovviamente nulla a che vedere con il gold exchange standard/gold dollar standard vigente fino al 71, ma una qualche forma di regolamentazione (magari fluttuazioni allinterno di una banda molto larga) con tutti i suoi pro e contro, almeno in tempo di crisi, forse avrebbe potuto limitare il diffondersi del contagio in Europa (che in qualche misura, passato anche tramite le variazioni dei tassi di cambio). A queste voci che proponevano un seppur parziale e mitigato ritorno al passato, si sono aggiunte proposte su uneffettiva separazione tra banche di investimento (banche daffari) e banche di deposito: la polemica al riguardo si accesa perch i titoli tossici derivanti dalle cartolarizzazioni sono stati acquistati da molte banche di deposito, facendone indirettamente ricadere gli effetti su una clientela tipicamente avversa al rischio. Le posizioni al riguardo sono contrastanti, ma sembra indubbio che limitare la deregulation imperante in questo inizio di decennio (i cui effetti sono stati amplificati dalla politica di bassi tassi dinteresse portata avanti dalla Fed per rilanciare uneconomia ritenuta in stallo), tramite autorit di vigilanza

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sinergiche ed intergrate, sia una tappa obbligata per riuscire a gestire gli alti rischi legati alla pratica delle cartolarizzazioni. Ci si dovrebbe inoltre occupare del problema del gap di durata tra crediti concessi dagli intermediari finanziari e depositi: una delle funzioni basilari assolte dagli IF creditizi quella della trasformazione delle scadenze, ma lo sfasamento temporale tra attivit e passivit finanziarie mostra un incremento e questo contribuisce a minare la solidit degli istituti di credito; con il nuovo schema di regolamentazione Basilea 2, entrato in vigore nel 2007, si comunque fatto un notevole passo in avanti sotto questo profilo. Sotto accusa, oltre alle azioni della Fed che hanno dato il via alla crisi, stato messo anche loperato del SEBC (che ha nella BCE il suo punto di riferimento): imputato di non aver preso le dovute misure anticicliche per limitare gli effetti della crisi. Effettivamente il fatto di prestare attenzione quasi solo allandamento dellindice dei prezzi al consumo, trascurando quello che accadeva ai prezzi degli immobili (di cui il citato art. 105 del Trattato UE non fa parola) e lerrore di non comprendere subito le cause di uninflazione importata, non originata da eccesso di domanda, ha impedito un tempestivo intervento. I tentativi in atto di migliorare il sistema informativo globale sembrerebbero tracciare una strada che vale la pena percorrere. Un altro settore nevralgico su cui si deve agire dal punto di vista dei controlli quello relativo ai mercati over the counter 23, in cui vengono commercializzati particolari strumenti derivati ( intrest rate swap, currency swap e option ad alto grado di personalizzazione offerte da intermediari finanziari per rispondere alle esigenze di una ristretta clientela) che si possono prestare per a copiose pratiche speculative; Stiglitz ha pi volte messo in guardia dai rischi sistemici legati a questi innovativi strumenti finanziari, ma i suoi appelli sono rimasti inascoltati dai pi. Per citare unemblematica frase di Michele Guidilli, laugurio per il futuro che si possa avere meno finanza per la finanza e pi finanza per leconomia; sperando che quanto successo possa servire da sprono per delle correzioni di rotta da parte del sistema economico mondiale. Le istituzioni internazioni e la crisi: vecchie e nuove problematiche della governance globale Prescindendo dalle molteplici manovre effettuate dalla BCE e dalla Fed per far fronte alla recessione e dalle critiche legate agli effetti che le variazioni del tasso di cambio hanno avuto nel veicolare la crisi in Europa, ci si soffermer brevemente sulle manovre condotte da quelle che sono le autorit di vigilanza sovranazionali, volte alla tutela della trasparenza di mercato ed alla salvaguardia delleconomia globale. La crisi dei mutui subprime difficilmente pu essere ricondotta direttamente alle politiche di FMI, World Bank e WTO, ma il loro ruolo di garanti del buon
La normativa MiFID, in vigore dall1/11/2007, ha permesso che, in Paesi che fino a tale data si sono avvalsi del principio dellobbligo di concentrazione degli scambi sui mercati regolamentati, venissero attivati anche internalizzatori sistematici e sistemi multilaterali di negoziazione (MTF).
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funzionamento del mercato e del commercio internazionale ad essere messo in discussione. Il presidente brasiliano Lula da Silva ha accusato FMI e Banca mondiale di essere stati tra i principali responsabili della crisi, ribadendo il bisogno del Sud del mondo di essere aiutato in questo frangente, ma al termine del G20 londinese si detto felice del fatto che i Paesi industrializzati si siano messi su un piano di parit con i PVS. Oltre che da parte delle autorit governative statunitensi, la crisi subprime stata inizialmente sottovalutata anche dal Fondo monetario internazionale, dalla BRI e dal FSF; un fallimento del sistema di sorveglianza aggregato che ne mette tristemente in luce tutte le problematiche e le disfunzioni. Abbiamo visto in precedenza che tra le funzioni peculiari di quello che ormai il Washington Consensus, vi anche il compito di immettere liquidit nel sistema quando ve ne sia necessit, fornendo prestiti a soggetti che altrimenti rischierebbero di danneggiare terze economie: stato evidente nel caso della crisi esplosa nel luglio 2007 che i fondi a disposizione non sono assolutamente sufficienti a far fronte alle richieste di uneconomia globalizzata e dinamica, in cui anche le richieste pecuniarie in caso di crisi aumentano esponenzialmente. Il Fondo monetario internazionale ha diffuso delle stime in itinere dei danni provocati dalla crisi; dai 945 miliardi di dollari del 2008 si passati ai 4100 miliardi di questanno e le cifre non sembrano ancora destinate a fermarsi (il Fondo ha incluso in tali stime anche i danni riflessi subiti dai prestiti prime, dalle altre componenti reali delleconomia e i danni potenziali futuri). Da questi allarmanti dati lFMI ha preso spunto per delle critiche costruttive sulla fragilit dei bilanci e lesiguit dei patrimoni di vigilanza dei soggetti maggiormente coinvolti, in primis gli istituti bancari. A tal proposito si riallaccia quanto gi detto circa i notevoli passi avanti effettuati, sia in tema di sicurezza che di efficienza, legati ai nuovi assetti normativi in materia di valutazione dei capitali che le banche devono obbligatoriamente detenere: nel 2004, con Basilea 2, ci si mossi nella giusta direzione, ma non stato evidentemente sufficiente (bisogner anche prestare attenzione affinch il sistema resti coerente e le norme in materia di assetti patrimoniali non provochino distorsioni nella leale concorrenza tra banche residenti in Paesi diversi) 24. Il Fondo ha elogiato il comportamento delle banche centrali ed ha lanciato un invito ad una maggiore attenzione nella concessione del credito, unita ad una selezione ex-ante dei soggetti meritevoli che in caso di crisi potranno beneficiare della liquidit di cui necessitano.

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Anche leccessivo utilizzo di modelli matematici troppo spregiudicati nelle decisioni di degli intermediari finanziari stato messo sotto accusa (tra i critici italiani troviamo ad esempio Alberto Martinelli): emblematico il caso del fondo speculativo statunitense LTCM, prima aiutato dalla filiale di New York della Fed (1998) e poi costretto a dichiarare fallimento (2000). Tra gli artefici di questo disastro finanziario troviamo due professori di matematica finanziaria Merton e Scholes soci e consulenti di LTCM; nel 1997 furono insigniti del premio Nobel per leconomia in virt della loro spregiudicata politica finanziaria: venne premiato un moral hazard che ha ben presto messo in luce unaltra incoerenza di fondo del sistema economico statunitense, allorquando il governo liberista per antonomasia si rivelato interventista, in virt della tutela di interessi superiori legati per alle conseguenze di operazioni meramente speculative.

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LFMI, assecondando le esigenze del Tesoro statunitense e trascendendo i compiti di sorveglianza globale previsti negli Articles of Agreement, si trasformato di fatto in un erogatore di liquidit condizionata ai Paesi che ad esso si sono rivolti per far fronte ai propri bisogni di finanziamento. La sua politica sinergica con quella della Banca Mondiale nel favorire determinate Nazioni, secondo gli interessi interni dominanti ha aggravato la disuguaglianza tra popoli e inasprito le critiche alla sua governance, ma potenzialmente il Fondo monetario internazionale potrebbe divenire proprio listituzione in grado di riportare stabilit nella disastrata economia attuale. Sotto accusa stato posto il sistema decisionale: gli USA sono lunico Paese dotato di diritto di veto e detengono, assieme agli stati UE, enormi quote (i soli Stati Uniti sfiorano il 17% del totale); Cina, India e gli altri Paesi emergenti non sono rappresentate in modo adeguato e la governance di FMI e WB riflette ancora gli equilibri degli anni 40, essendo basata sul prodotto interno lordo dellepoca. Il 28 aprile 2008 stata portata a termine una modifica alla rappresentanza (e ai diritti di voto) in seno allFMI iniziata al termine del 2006: sono state apportate modifiche sia alle metodologie di calcolo delleffettivo potere di voto a partire dalle quote di rappresentanza, sia alle quote di partecipazione; in pratica laumento effettivo di cui hanno beneficiato i 54 Paesi (dei quali 41 non industrializzati) stato di lievissima entit (basti pensare che ancora oggi Francia e Regno Unito detengono una quota superiore alla stessa Cina) 25. A ben vedere, questo metodo di assegnazione delle percentuali di rappresentanza non appare coerente con quella che la missione del Fondo; dovrebbero forse essere proprio i Paesi pi in difficolt ad essere ascoltati maggiormente nella decisione dellindirizzo generale delle politiche dellFMI. Aggiungendo che, per tradizione, il presidente dellFMI un europeo e quello della WB uno statunitense, si comprende facilmente il perch del nuovo tentativo di riforma della governance globale, avviato nel 2008. Altro problema radicale, cui si gi accennato, quello della sottocapitalizzazione del Fondo; il recente summit di Londra del 2 aprile 2009 ha avuto al centro dei temi trattati dai rappresentanti dei 19 Paesi convenuti (con laggiunta della rappresentanza dellUnione Europea), proprio questi aspetti. Analizziamo a questo punto il perch occorre una riforma radicale, peraltro gi avviata, delle istituzioni di Bretton Woods e come si modificato lordine economico mondiale negli ultimi decenni. Il processo di polarizzazione delleconomia mondiale verso poche valute (aree valutarie) chiave 26, ferma restando la leadership del dollaro statunitense, ha reso ancor pi fragile lassetto economico aggregato, minando soprattutto la stabilit dei tassi di cambio che, liberi di fluttuare, hanno assunto andamenti sempre pi irregolari in virt dellaccresciuta velocit di circolazione di capitali, dei nuovi strumenti
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Tratto dalla relazione annuale della banca dItalia del 2007. In tempo di crisi economica, valute chiave come yen, dollaro ed euro sono diventate valute rifugio: i capitali si sono concentrati su poche piazze indebolendo velocemente quelle pi deboli, aggravando cos la situazione dei Paesi economicamente periferici.

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finanziari creati e della legislazione orientata verso un liberismo spinto; quella che Stiglitz definisce terza via (tra socialismo totalitario e laissez-faire) puro, si spostata progressivamente verso la concezione di mercato di Adam Smith. Laccresciuta necessit di cooperazione a livello internazionale ha amplificato limportanza sistemica delle istituzioni strutturalmente in grado di assolvere tale compito: FMI e Financial Stability Board (il naturale successore del FSF). Dei segnali positivi in questa direzione sono arrivati da speciali consultazioni multilaterali, tra i governi dei principali Paesi industrializzati, volte alla riduzione degli squilibri correnti delle bilance dei pagamenti; rimane invece in sospeso un riallineamento dei tassi di cambio tra le principali aree valutarie. Riformare le istituzioni di Bretton Woods? Il G20 di Londra Il primo ministro inglese Gordon Brown, ha recentemente esternato la necessit di compiere una riforma delle istituzioni internazionali plasmate a Bretton Woods, affermando testualmente che le istituzioni del 1940 non sono adatte alle esigenze del 2009. Il premier britannico ha messo poi in evidenza che, in uneconomia globale come quella in cui ci troviamo, c la necessit di un organismo mondiale permanente e dunque di operare una riforma che coinvolga FMI e Banca mondiale, non pi idonee, secondo Gordon Brown, a far fronte ai problemi odierni, legati ad un commercio internazionale molto diverso da quello embrionale che caratterizz gli anni successivi alla termine del secondo conflitto mondiale: la loro funzione principale era allepoca quella di regolamentare il mercato monetario 27 allinterno di un assetto comunque liberista, mentre oggi, per attenuare gli effetti dei fallimenti di un mercato sempre pi dinamico, sono necessarie nuove istituzioni al passo con leconomia del terzo millennio. Appare irrealistico laccorpamento in un unico organismo delle varie mansioni che debbono essere ricoperte a livello globale, ma indubbio che una modificazione della situazione attuale sia indispensabile. Bisogner congiuntamente fornire nuova credibilit ai pilastri del Washington Consensus che sono stati in passato protagonisti di politiche inique, che riflettevano gli squilibrati assetti interni di governance. Il problema cruciale che in presenza di una cornice del commercio internazionale spiccatamente liberista necessario affidare la tutela della stabilit del mercato a dei soggetti sovranazionali, mentre attualmente molte difficolt sono sorte a causa dei finanziamenti erogati agli intermediari in crisi ad opera vari Tesori (sotto la giurisdizione dei singoli Stati): bisognerebbe passare a delle istituzioni che, almeno a livello europeo, possano assolvere al compito di finanziare gli istituti di rilevanza internazionale in difficolt, svolgendo al contempo una funzione di vigilanza continua (monitoraggio) su di essi. Nel caso specifico dellEuropa una delle possibili soluzioni potrebbe essere quella di creare un ente ad hoc allinterno della BCE con
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In quegli anni il dollaro era la moneta di riferimento nel mondo e vigeva il regime del Gold Exchange Standard, rimasto in vigore fino alla chiusura dello sportello aureo da parte del presidente Nixon nel 1971.

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compiti di supervisione, modificando inoltre gli scopi della stessa Banca centrale europea, inglobando anche obiettivi macroeconomici diversi dal solo contenimento del tasso di inflazione: la tutela dello sviluppo, la politica dei redditi e soprattutto inserendo una funzione di stabilizzazione degli squilibri finanziari che si vengono a generare (similmente a quanto di recente svolto dallFMI durante la crisi subprime). FMI e World Bank, in oltre sessantanni di attivit, hanno modificato notevolmente i compiti che sono stati loro assegnati dagli originali statuti; ripercorrendo le funzioni principali che sono state svolte in passato da queste monumentali istituzioni internazionali, possiamo forse avere pi chiare quelle che sono le nuove richieste del mercato globale. Le attivit tradizionali dellFMI, la sorveglianza nellattivit del prestito e lassistenza tecnica, sono vistosamente mutate nel corso degli anni. La sorveglianza delle politiche macroeconomiche statali ha assunto (soprattutto al termine della crisi asiatica, scoppiata nel 1997) sempre pi i connotati di vigilanza sovranazionale in materia di capitalizzazione, di tutela della trasparenza dellinformazione e della concorrenza. Sotto laspetto finanziario, lFMI si trasformato negli anni in unenorme cooperativa di credito, che ha erogato prestiti condizionati ai Paesi bisognosi di liquidit. Il nuovo millennio ha inizialmente segnato una drastica riduzione del peso dellFMI nellassetto economico mondiale: il numero dei Paesi emergenti, ai quali negli anni passati si era rivolta in via principale lofferta dei fondi soggetta alla ben nota condizionalit (in cambio del suo sostegno finanziario il Washington Consesus richiedeva la riduzione del controllo statale sulleconomia, liberalizzazioni sia di beni che di capitali, riforma della legislazione in materia bancaria e il controllo della politica monetaria), si era notevolmente ridotto, dato che tali Stati hanno accumulato ingenti riserve e sono riusciti a procurarsi i capitali necessari tramite il mercato; lFMI si trovato cos a corto di risorse (dato che il suo reddito netto connesso allammontare dei prestiti concessi). Lo stock di capitale del Fondo ha registrato ciclici aumenti in congiunzione con lesplosione di varie crisi in diverse aree del pianeta; oggi il credit crunch e il connesso aumento del costo del denaro ha dato nuova linfa al ruolo di finanziatore dellFMI e cos, in concomitanza con il diffondersi della crisi, stata istituita una particolare linea di credito preferenziale a breve termine (le short term liquid facility), non sottoposta agli stringenti vincoli tipici degli altri prestiti concessi, rivolta ai Paesi emergenti che hanno mostrato di aver adottato politiche anti-crisi particolarmente meritorie 28. Inizialmente lammontare previsto per questa nuova forma di prestito era di 100 miliardi di dollari, ma nel 2009 la quota stata notevolmente aumentata . Geograficamente stato anche ampliato il panorama dei beneficiari dei prestiti: dallAmerica Latina, allAfrica sub sahariana, dallEuropa dellEst allAsia. La politica congiunta di FMI e WB si comunque focalizzata sui due obbiettivi che rispettivamente sono al centro delle loro
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Questa forma di prestito concessionale viene erogata a tassi dinteresse molto pi favorevoli di quelli di mercato; inoltre anche il periodo di grazia che intercorre fra la riscossione e linizio del rimborso, rende questo strumento particolarmente adatto a far fronte ad una situazione demergenza come quella che stiamo vivendo.

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funzioni: ridurre limpatto della crisi ed aiutare i PVS e le fasce pi povere della popolazione mondiale; a queste linee guida si affiancano problemi che sono tornati di recente alla ribalta e dei quali si fatto portavoce il presidente Barack Obama, come la crisi alimentare, quella energetica, il disarmo nucleare e la questione climatica legata al surriscaldamento del Pianeta (questultimo tema sar specificamente trattato durante la Conferenza dellONU di dicembre a Copenhagen). Il 2 aprile 2009 il gruppo dei 20 si riunito a Londra per discutere una politica unitaria in questo difficile periodo per leconomia 29; la riunione ha visto contrapporsi due posizioni principali: Germania e Francia hanno perorato la tesi europeista della necessit di rafforzare la regolamentazione dei mercati e si sono mostrate scettiche nellaccogliere la richiesta avanzata dagli USA del Presidente Obama di incrementare le risorse per stimolare e far ripartire leconomia; i rappresentanti dei Paesi emergenti (in primis quelli sudamericani) hanno proposto una seria riforma delle istituzioni internazionali (accettata senza remore dal polo europeo). In sostanza gli Stati Uniti dAmerica si sono rivolti agli altri membri del Congresso per chiedere di fornire loro un sostegno adeguato e gli europei hanno forzato per una regolamentazione del sistema bancario e dei mercati finanziari: il tutto si risolto, come lo ha definito il Cancelliere tedesco Angela Merkel, in un compromesso storico in una crisi straordinaria. Le azioni da intraprendere, seguendo le due direttive principali che si sono affrontate nella Conferenza di Londra, hanno riguardato varie tematiche tra le quali la struttura dei controlli: al FSB stata fornita competenza in materia di attivit bancarie scarsamente trasparenti, il che comprende sia i famigerati titoli derivati che gli hedge funds. Una novit che il FSB sar coadiuvato dallFMI, dato che, mentre il recente organismo presieduto da Draghi fornir solo dei principi generali, della cui attuazioni si occuperanno le autorit nazionali, la principale istituzione di Bretton Woods si occuper della verifica della loro effettiva ottemperanza. E stata poi ribadita la lotta ai paradisi fiscali (secondo una lista stilata dallOrganizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, che li suddivide in due gruppi a seconda della gravit della loro trasgressione agli obblighi internazionali di trasparenza), che hanno da sempre costituito una spina nel fianco del sistema economico; si deciso inoltre per labolizione dei bonus destinati ai manager alla guida di societ che falliscono. Sotto il profilo prettamente economico, il nuovo progetto prevede che , entro il 2010, siano messi a disposizione delle istituzioni internazionali 5000 miliardi di dollari dei quali oltre 1000 miliardi al solo FMI e 250 miliardi per sostenere il commercio mondiale, tramite le agenzie di credito dei Paesi aderenti allOCSE (con il rischio potenziale di incorrere in un tipico fallimento di mercato, alterando la naturale libera concorrenza e favorendo le multinazionali dei Paesi OCSE); in nuovi incontri tra i
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Lincontro londinese risultato essere anche unoccasione per disegnare o ridefinire accordi bilaterali, particolarmente significativo stato il riavvicinamento delle posizioni di Cina e USA, con lincontro tra i due presidenti, i quali hanno affermato di voler instaurare unintesa globale per questo secolo tra le due superpotenze mondiali.

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grandi delleconomia mondiale si dovranno poi gettare le basi per una riforma della governance mondiale, ma tale scottante tematica cronologicamente subordinata al piano anti-crisi e ai fondi da destinare a stimolare la ripresa delleconomia. Il Fondo monetario internazionale, che prima della Conferenza del 2 aprile poteva contare solo su un capitale di 250 miliardi di dollari, vede triplicata la sua dotazione. Il direttore generale dellFMI Strauss Kahn ritiene che le risorse messe a disposizione sono ora sufficienti per combattere la crisi (e per salvare le economie dellEst Europa dalla critica situazione in cui versano), saranno secondo lui determinanti la tempistica degli interventi e ladeguata gestione delle attivit altamente rischiose negli attivi delle banche; anche Gordon Brown apparso soddisfatto e secondo lui il clima di cooperazione lascia ben sperare. Sono state inoltre discusse le misure per aiutare le fasce pi povere della popolazione e particolare attenzione stata rivolta al sostegno del mercato del lavoro, cercando di non far passare in secondo piano il volto umano della crisi. Gli aiuti allo sviluppo per il Paesi poveri e il perseguimento degli 8 punti principali del Millennium Development Goals (approvato dallONU e sottoscritto da 149 Paesi nel 2000), per quanto molto poco realisticamente raggiungibili nei limiti di tempo prefissati, sono stati confermati: per il loro raggiungimento sono stati promessi nuovi fondi ed stata autorizzata la vendita di parte delle riserve auree dellFMI 30. Al di l delle buone intenzioni, sar realmente possibile, nel futuro, orientarsi verso uno sviluppo economico sostenibile, pi attento alle fasce pi povere della popolazione mondiale, che riesca ad amalgamarsi con i piani di risanamento ambientale e con lemergenza climatica? La risposta potrebbe sembrare quasi scontata, ma la speranza che qualcosa si stia finalmente muovendo appare quanto mai legittima. Uno sguardo al futuro La riforma che sta prendendo forma in questo 2009 pone una serie di interrogativi, cui solo il tempo potr dare una risposta soddisfacente: il nuovo ruolo di queste istituzioni globali, ridisegnato da unelite (seppur allargata) di 19 Paesi, potr assumere un volto realmente multilaterale? I poteri decisionali di cui saranno investite le riformate istituzioni della governance globale saranno vincolanti per i
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Il programma degli Obiettivi di Sviluppo Millennio stato riaffermato e monitorato in diverse conferenze internazionali e prevede il raggiungimento delle seguenti finalit (a loro volta suddivise in obiettivi pi specifici): - sradicare la povert estrema e la fame - diffondere listruzione elementare in tutto il mondo - promuovere luguaglianza di genere e fornire potere alle donne - ridurre il tasso di mortalit infantile - migliorare la salute delle madri - combattere lAIDS ed altre malattie come la malaria - assicurare uno sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale - sviluppare unalleanza globale per lo sviluppo Solo il primo di questi scopi appare vicino, per gli altri punti permane grande incertezza.

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governi nazionali o rimarranno delle semplici raccomandazioni? La collaborazione che i Paesi industrializzati stanno mostrando in tempo di crisi potr essere mantenuta anche quando si vedr la luce alla fine del tunnel? Nelleconomia la fiducia riveste un ruolo basilare e costituisce uno dei due elementi caratterizzanti dellattuale bufera, insieme al calo della domanda; Giuseppe Maraggi afferma che essa rappresenta il collante del nostro sistema sociale, lelemento principale della coesione politica, la base per la crescita economica. La fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini essenziale affinch il sistema possa evitare il tracollo, proprio come avviene in piccolo con la corsa agli sportelli di una banca, cos si pu diffondere una crisi sistemica in un batter docchio; sono quelle che allinizio sono state definite esternalit. La credibilit delle istituzioni di Bretton Woods stata da tempo minata dalla politica del Washington Consensus e sar solo il concreto operato del nuovo ordine economico internazionale a definire il credito che esse otterranno presso il pubblico. Se la globalizzazione e la crisi subprime hanno ridotto gli indicatori di fiducia ai minimi termini, potrebbe essere proprio il desiderio di riscattare questa condizione a dare un input ad un processo di innovazione (pi o meno radicale) dellintero sistema economico, che coinvolga anche le imprese. Il professor Stiglitz ha esternato recentemente il suo scetticismo al riguardo e sotto la sua critica affilata finito Alain Geenspan, colui che ha tenuto le redini della Federal Reserve per quasi due decenni concedendo, allo scoppio della bolla subprime, prestiti alle banche a costo pressoch nullo; linsigne economista americano ha aggiunto poi che, per uscire dalla crisi originatasi negli USA, bisogner per forza passare dalla ripresa delleconomia doltreoceano . La situazione attualmente appare problematica e probabilmente la crescita economica dinizio millennio non potr essere uguagliata in tempi brevi: il debito statunitense in continua crescita difficilmente potr invertire il suo trend nei prossimi anni e ci avr drammatiche situazioni sulleconomia globale. La cooperazione internazionale sar pi che mai fondamentale e gli Stati ricchi dovranno destinare parte delle proprie risorse ai PVS, andranno modificati gli assetti di governance delle istituzioni internazionali, in primo luogo quelli dellFMI, si dovr rafforzare limportanza dei DSP 31 (con lobiettivo di creare una riserva globale sostenuta multilateralmente in DSP) e dovranno rispecchiare un assetto economico pi equo e privo dellassoluto dominio statunitense. Bisogner vedere quanto di ci che stato preannunciato ed espresso verr concretamente attuato nei prossimi anni, certo che dal 2008 ci si sta orientando nella giusta direzione e con la Conferenza di Londra si mosso unulteriore passo verso un multilateralismo meno teorico e pi pratico; tuttavia giusto ricordare che lAfrica stata rappresentata in tale summit dalla sola Repubblica Sudafricana e il
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I Diritti Speciali di Prelievo sono la particolare valuta-paniere dellFMI, il cui valore ottenuto pesando opportunamente dollaro, euro, yen e sterlina; la Cina vorrebbe innalzare DSP al ruolo, attualmente ricoperto dal dollaro statunitense, di valuta centrale nelleconomia mondiale (riducendo cos il peso dellAmerica nella finanza internazionale).

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Continente Nero sembra destinato a dover inventare da solo il proprio sviluppo Kamalesh Sharma afferma che per molti Stati esclusi dal gruppo dei 20 la stabilit economica questione di vita o di morte e questo sembra particolarmente vero per quelli del continente pi povero del Pianeta. 32 Secondo il premio Nobel per leconomia del 2001, un nuovo colosso delleconomia si profila allorizzonte: ad avere realmente tratto dei vantaggi da questa burrasca economica stata la Cina 33; infatti, proprio come quando riusc a non farsi manipolare dalla condizionalit dellFMI, il pi popoloso Stato del Pianeta ha ricevuto enormi finanziamenti agevolati per la sua pronta risposta nel fronteggiare la recessione odierna (il governo cinese ha varato un sostanzioso pacchetto anti-crisi di 443 miliardi di euro, anche per mitigare le ripercussioni sociali). La Cina ha assunto limpegno di fornire sostegno agli USA, mettendo temporaneamente da parte il credito che vanta nei suoi confronti; ci causa della svalutazione competitiva del dollaro rispetto allo yuan con conseguente riduzione delle esportazioni cinesi in America. Il peso relativo degli attori della nuova economia potrebbe essere differente da quello che staticamente ha connotato la seconda met del 1900, molto difficile prevedere allo stato attuale quello che ci riserver il domani; molto dipender dalloperato della riformata governance e dalla rinnovata fiducia che sapr infondere ad un sistema gi duramente provato: il timore che tutto possa risolversi in un semplice compromesso tra vecchie e nuove potenze mondiali. Osservando quello che era il global imbalances prima della genesi della crisi, dovuto sia ad un processo di globalizzazione fortemente asimmetrico sia alla politica liberista della governance, si pu notare che la forbice tra i redditi da salario per lavori non specializzati e quelli delle fasce pi abbienti della popolazione cresciuta costantemente negli ultimi 5 lustri: negli USA soprattutto, i bassi redditi reali sono stati compensati da una riduzione del tasso di risparmio del settore famiglie, che negli ultimi anni divenuto mediamente negativo. Lindebitamento del colosso doltreoceano appannaggio degli Stati UE ha creato un perverso circolo vizioso destabilizzante per il sistema finanziario; il tutto stato ulteriormente aggravato dalla politica monetaria espansiva, che amplifica gli effetti del ciclo economico. Il timore che la forte sperequazione dei redditi sia un fattore naturale, quasi endogeno al sistema economico; lo stesso impianto teorico keynesiano attribuisce ai consumi un ruolo fondamentale (essendo parte della domanda aggregata) e i redditi pi alti sono caratterizzati da una maggiore propensione al consumo; facendo leva su questi elementi ci saranno forti opposizione alla riforma da parte di quelle lobby che difendono interessi consolidati nellambito dellerogazione del credito, della cartolarizzazione, del gap salariale (opponendosi ad una riforma del sistema fiscale che incrementi le imposte sui redditi pi alti) . La risposta della corporate governance stata comunque buona e il Tesoro statunitense ha somministrato al sistema una
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Alcune stime recenti non sembrerebbero troppo pessimistiche, attribuendo allAfrica subsahariana una crescita positiva (attorno all1,7%) anche per questo 2009, ma secondo lopinione prevalente saranno i Paesi pi poveri a subire i danni maggiori. Anche lIndia, come la Cina, ha mostrato di saper sfruttare la riduzione delle esportazioni (derivante dallavversa congiuntura sui mercati internazionali) per sviluppare leconomia interna.

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grossa iniezione di liquidit, anche dal punto di vista fiscale e dellaccrescimento della trasparenza nella finanza le prospettive sembrano confortanti; si tratta di modificare radicalmente i modelli di sviluppo, lo stesso paradigma teorico di riferimento e, in questo senso, la strada che rimane da percorrere sembra davvero molto lunga. Il Fondo monetario internazionale ha assunto oggi un ruolo preminente rispetto a quello della Banca mondiale e possiede gli strumenti per operare uno storico cambiamento di rotta del sistema economico: bisogner vedere se le condizioni che il potenziato FMI imporr per accedere agli aiuti saranno ancora sulla stessa linea di quanto fatto in passato (politiche interne fortemente restrittive e risanamento dei deficit di bilancio); oppure se le cose realmente miglioreranno e lostentata consapevolezza portata dalla crisi non rimarr soltanto nelle belle parole dei potenti della Terra 34.

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I primi segnali non sembrano incoraggianti e dei 250 miliardi di dollari messi a disposizione del Fondo sono meno di 100 quelli che effettivamente sono stati utilizzati per aiutare i PVS; inoltre la nuova strategia dellFMI, che puntava sulllincoraggiare i Paesi industrializzati a trasferire i propri DSP a favore degli Stati pi poveri, non sembra funzionare (nonostante il fronte europeo abbia dato la propria disponibilit): c bisogno di uningente riallocazione dei DSP e di rendere la quantit delle nuove linee di credito preferenziale a bassissimo costo adeguata alla dimensione del problema.

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Bibliografia
- Stiglitz J. E. (2001), In un mondo imperfetto. Mercato e democrazia nellera della globalizzazione, Donzelli, Roma. - Stiglitz J. E. (2002), La globalizzazione e i suoi oppositori, Einaudi, Torino. - Tirelli M. (2005), Politica economica e fallimenti di mercato, ARACNE, Roma. - Acocella N. (2006), Politica economica e strategie aziendali, Carocci, Roma. - DAntonio M. (2006), Economia e politica dello sviluppo, Giappichelli, Torino. - Gandolfo G. (2006), Elementi di economia internazionale, De Agostini, Novara. - Forestieri-Mottura (2009), Il sistema finanziario, Egea, Milano. - Shlitzer G. (2006), Il Fondo monetario internazionale, Il mulino, Bologna. - Frank R. H. (2003), Microeconomia, McGraw-Hill, Milano. - Numerosi articoli tratti dal Sole 24 Ore, da altri quotidiani (Corriere della Sera, La Stampa), dal sito ufficiale della Banca dItalia e da quello del vertice del G20.