IL PASSATO CHE NON PASSA

(Opera, 9 agosto 2012)

Esiste il convincimento generale che la storia della guerra politica italiana appartenga ad un passato sempre più remoto. Viceversa, possiamo affermare in modo documentato che così non è: questo passato è ancora presente e preoccupa quegli apparati dello Stato che sono chiamati a tutelare il potere politico di cui sono strumento. Il documento pubblicato sul sito di Andrea Carancini il 12 dicembre 2011 ha suscitato interesse e reazioni scomposte e codarde che segnalano il timore di certi ambienti dell'emergere non di un verità di comodo o di parte, ma della verità senza aggettivi. Tralasciamo, per ora, i singoli personaggi che si sono screditati pubblicizzando addirittura la scarcerazione del sottoscritto, data per imminente, o altri che sono scomparsi senza un parola ed una motivazione, per denunciare pubblicamente il tentativo di intimidazione condotta da qualche servizio segreto, militare o civile non è dato al momento saperlo, iniziato in questo carcere di Opera il 15 ottobre 2011. Quel giorno, pongo in partenza il plico indirizzato ad Andrea Carancini contenente il documento intitolato “Piazza Fontana ed oltre”. Qualcuno, sicuramente addetto all'ufficio postale interno, preleva il plico, lo apre, ne fotocopia il contenuto, poi lo invia a proprie spese a Carancini contando sul fatto che non avrei denunciato questo ennesimo episodio di violazione e di manipolazione della mia corrispondenza in questo carcere, pago del suo pervenimento al destinatario. Viceversa, chiedo conto alla direzione del carcere del fatto e presto formale denuncia alla procura della Repubblica di Milano che, non potendo negare l'evidenza del reato commesso ai miei danni, stanno entrambe zitte. Dal mese di dicembre del 2011, viceversa, inizio a ricevere le lettere dei familiari da Udine, in buste sulle quali è apposto il timbro di partenza “Venezia” e la data a fantasia. La prima è quella, ovviamente, del 12 dicembre 2011, anniversario della strage di piazza Fontana, e data di pubblicazione del documento nel sito di Carancini. Ne seguono altre, fra le quali una proveniente da Gorizia, ma timbrata ancora “Venezia 2 febbraio 2012”, data in cui è pervenuto agli autori di un documentario sull'attentato di Peteano di Sagrado un mio documento, certamente sgradito all'Arma dei carabinieri e agli “spioni” operanti. Fra quelle successive, spicca una datata 28 maggio 2012, anniversario della strage di Brescia, sempre con il timbro di partenza “Venezia”. L'operazione è ancora in corso. E' evidente che l'intento è intimidatorio, perché i timbri postali sono falsi (non è il primo episodio del genere) e solo un servizio segreto può prelevare lettere dagli uffici postali di Udine e Gorizia, timbrarli “Venezia” e data di fantasia e farle pervenire nel carcere di Opera. La tensione all'interno di questo istituto è, ovviamente, salita mentre i risultati del lavoro “intossicante” sono provabili in ogni momento. Intimidire ed isolare chi scrive è l'obiettivo minimo del servizio segreto operante che sa di poter contare sul silenzio dell'amministrazione penitenziaria e, soprattutto, su quello della procura della Repubblica di Milano. Non sprechiamo parole per commentare. Diciamo semplicemente che un'azione di intossicazione può avere successo solo con persone che valgono poco e che, quindi, è mio interesse che si allontanino da me. In quanto all'intimidazione, direi che questi “spioni” sono ammirevoli nella costanza perché sono 30 anni che “intimidiscono” senza successo, senza rassegnarsi. In quanto ad altri obiettivi, c'è da dire che sono giunto, loro malgrado, a 63 anni, e che non potranno mai cancellare ciò che ho detto e che ho scritto. Rimane la prova di un passato che non passa e della paura della verità da parte di uno Stato che non ha altra alternativa che usare metodi abietti per tentare di imporre il silenzio. Inutilmente, come sempre. Vincenzo Vinciguerra

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