GIULIANO BALBINO

L'Idea religiosa
di

Marsilio Ficino
E
IL

CONCETTO

DI

UNH DOTTRINA ESOTERICA

CERIGNOLA
TIPOGRAFIA EDITRICE DELLO
«

SCIENZA E DILETTO

»

MCMIV.

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GIULIANO BALBINO

L'Idea religiosa
di

Marsilio Ficino
E
IL

CONCETTO
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DI

Vnn DOTTRINA ESOTERI.cn

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CERIGNOLA
TIPOGRAFIA EDITRICE DELLO
«

SCIENZA E DILETTO

))

MCMIV.

^J5

CAPITOLO
L'

I.

Idea religiosa del Ficino.
di

UN

problema

capitale importanza

si
il

pre-

senta tosto a chi prenda a studiare

pen-

siero e r opera di Marsilio Ficino.

E

l'

incognita
fi-

è la natura di un dissidio evidente fra la sua
losofia

pagana

e la sua professione cristiana; dissisi fa

dio che ancor più
te ai

manifesto, se poniamu, nien-

due periodi

in cui si

può dividere
ci

la vita

sua di

filosofo e di
il

apostolo; nel primo

appare quale
plia'tonipi,.

restauratore in

Firenze
si

deofli

studi
à""

laddove nel secondo quasi
della fede cristiana
;

atteggia'>

c^vaìiene

né questi due periodi %6nò

nettamente

distinti

da

differenze

precise;

che

e

nemmeno nel primo egli nega di essere cristiano, nemmeno nel secondo abbandona il NeoplaChiesa.

tonismo, anche quando contrasti coi dogmi della

E non
constatarlo,

basta,

per
fa

spiegare

tale
si

dissidio,

come

si

troppo spesso; né

può im-

maginare per nostro comodo un* interiore battaglia fra ragione e sentimento, fra scienza e fede; che

nessun' anima

forse

mai

ci

parve più serena

di

questa, tutta rivolta in ogni facoltà
sola mistica

sua ad una

aspirazione verso

il

Dio, che parla

e ricorda attraverso le nostre

caduche parvenze

umane.
Io

non
Prof.

posso

accettare questa risoluzione
dell' incogrnita

che

il

Della Torre dà

nella

sua

poderosa

opera

sull'

Accademia

platonica.
fra

Platonismo
in

e Cristianesimo

non stanno

loro

quella opposizione

esclusiva, che disgiunge innel

vece

ad

esempio scienza e religione
veramente
in

nostro

secolo, e che

molte anime ha pro-

dotto tale angoscioso

dissidio.

Così Platonismo

come Cristianesimo hanno in se stessi elementi e filosofici e religiosi. La tradizione platonica si
può
tica

dire che è la religione intellettuale dell' an-

Grecia. L' una e l'altra concezione

possono
più ardui
d' i-

parimenti
delle menti

mostrare
mistiche,

liberi

spazi

ai

voli

delle

anime inebbriate
altra

deale;

nell'

una come neh'

può parimenti

o-

gnuno
della

trovare
ragione,

una

risposta

ad ogni domanda

un conforto ad ogni bisogno del
pare che pienamente
illu-

cuore.

Non ancora mi
sia
la figura di

minata
sia stata

Marsilio Ficino, né ancora

compresa l'intima essenza dell'Accademia;
io

né tale incarco voglio

alle

mie deboli
alla

spalle,

ma
di
talia.

solo

portare

qualche contributo

storia
1'

questo secolo splendido per Firenze e per

I-

La questione per me
questo,

si

complica ancora per

che

io

dubito molto che
dell'

nemmeno
si

nel

secondo periodo
giava
a

opera sua, quando
fede,
il

atteg-

cavaliere della

Ficino fosse un
;

cristiano ortodosso, quale voleva apparire

anche
comdi

solo

la

comunione
anche se
di

d'intenti con

Pico suo

pJiilosophiis basterebbe a
eresia,

rendermelo sospetto
fosse

magia non
il

stato accu-

sato

anch' egli
Io

come

giovine

principe miranin-

dolaìio.

non so risolvermi a credere che
di Marsilio fosse

tendimento

conciliare

il

Neoplala

tonismo

col

Cristianesimo della Chiesa,

quale
filoso-

aveva per tanta parte condannata quella
fia.

Che

vi

riuscisse

nego

;

che

lo

sognasse

mi

pare

difficile.

Non
1'

è necessaria l'intelligenza sua

a comprendere
più acuto di
lui

assurdità del tentativo.

Troppo
veinge-

sarebbe stato S. Antonino
devota e
la
follia

scovo

— anima
che vide

pia,
dell'

ma

limitato

gno
al

impresa, e impose

Ficino,
la

per guarirlo da ogni infezione neoplalettura dell' opera

tonica,

Conerà -gentes

di

S.

Tommaso.
non per
logia
la

A me

pare ipotesi non temeraria che
la

difesa del Cristianesimo,

cui apoogli

filosofica

era già tutta contenuta nelle

pere tomistiche, egli risollevasse neh' Accademia
studi neoplatonici,
in

ma
I

che scendesse con

tali

armi

campo per

altra

idea religiosa a noi non absoli

bastanza

illuminata.

avversari suoi erano

infatti

gli atei

materialisti,

che egli vedeva negli

Epicurei e nei cattivi interpretatori della filosofia
averroistica.

Gli

eretici

egli

non combatte mai
solo
un'

;

anzi bene

spesso attinge alla loro dottrina. Potale contrasto
il-

trebbe

dunque essere
non
si

lusione nostra; potrebbe essere contrasto di
role e
di pensieri,
concilii.

pa-

che

in

una superiore condi de-

cezione

Bisogna dunque cercare
Ficino,
il

terminare quest' idea religiosa del

trovare
si

questo

senso

recondito,

secondo

quale

af-

fermava cristiano.

Marsilio concepì la divinità

non secondo
la filosofia

i

dogmi

della Chiesa

ma

secondo

neo-

platonica;
l'

non come sostanzialmente

distinta dal1'

Universo creato,

ma come

1'

Essere puro,
le

U-

niversale Coscienza, substratìim di tutte

cose,

generatrice di
teista

tutte le

parvenze. Egli

fu

un panlui fu-

acosmico

spiritualista

come dopo

rono Giordano Bruno e B. Spinoza.
parla
zione,

E

se

egli

qualche
ciò egli

volta
fa

per

figura

di

personifica-

sovente

anche

per

prudenza,
;

e

non

sempre
in

per amore di rettorica

che,

se

non mancava

quel secolo una certa libertà di

pensiero, e se egli poteva dirsi abbastanza sicuro

all'ombra del mediceo fas^gio, non era per
piacevole cosa da pigliare a gioco
resia.
l'

altro
e-

accusa di

E

ce lo mostra la stessa sollecitudine sua


a scolparsi

9


come mago.
di

quando
le

fu

accusato

Si
bile-

godeva
cita^

nel

Quattrocento libertà

fare;

ma

sognava salvare

apparenze. Ogni cosa era

ma

era

prudente recitare prima pubblicafede.

mente

l'atto di

E

ciononostante

il

Pici

no

parlò abbastanza chiaramente.
eretica di

La sua concezione
in

Dio appare abbastanza chiaramente da
fra
(i). in

un dialogo
al

Dio ed Anima

una sua
il

lettera

Mercati

Ed

inoltre

anche

concetto che
Rucellai, nella
delle cause

egli

esprime

una sua
Fortuna
in

lettera al
alla

quale

unifica la

Legge
stessa
all'

ancora

a noi ignota

tanta parte,

sostituendo

all'arbitrio

divino

la

Legge

che noi
idea
di

ap-

pena intravediamo,
e
dell'

lo

riaccosta

Dio

Essere

propria della tradizione neoplato-

nica

(2).

Dio
unica, è

è

dunque secondo
verità,

il

Ficino

la

Realtà

Somma

Sommo

Bene,

Somma
tutte le

Bellezza è la forza da cui

tutte le cose

(i) Della Torre. St. dell' Acc. PI. p. 593. Anima dice che non mai essa potrà ritrovare Iddio, poiché se Egli s'identifica col Tutto non può essere contenuto dall'anima, e se e^H è fuori dell'Anima stessa, egli che tutto comprende sarebbe da cjualcosa limitato, avrebbe qualcosa nel più intimo di sé che si distingue da lui. Tale argo-

mento
per r
nità

a cui

si

riduce in sostanza la dimostrazione dell'impossibilità

uomo
solo

di

concepire Iddio fatta da Spencer nella

i<'.

dei

Primi

Principi, implica
;

necessariamente
si

il

concetto vedantino della Divifrase del Ficino che

cosi

angustia
(i)

maxima

et

può comprendere la minima amplitudo.

Dio è

in cui

V. nella Nuoz'a Paro/a giugno 1904 l'articolo Destino e giustizia ebbi a svolgere questo co'icetlo a proi)osilo del Tempie cnse-

vell di

M. Materlink,

IO


è {|iiindi

facoltà
turai

umane derivano

;

anche per na-

conseguenza

l'obietto unico delle cose stesse,

delle stesse facoltà
scitive.

umane

etiche estetiche conoalta

Religione e Filosofia nella loro più
si

espressione

confondono;
verso la
più

questa

è

lo

sforzo
delle
lad-

della ragione

ampia
le

sintesi

parvenze dell'Assoluto, che

sia

possibile;
la

dove

la

religione è

dell'Assoluto

percezione

intuitiva sovrarazionale,

è la voce di

Dio
si

stesso

che nel più intimo della

umana natura

afferma
Id-

attraverso ai veli della ragione e del senso.
dio è r Essere, è
la

Verità unica; in forma finita
essere tutto
il

umana non può dunque quel modo che non può
religione,

vero

a

essere tutto errore.
in sé

Ogni

ogni
della

filosofia

racchiude
di

una parte

del vero,

Legge

Dio.
al Fici-

La

verità

non poteva dunque apparire
di

no quale privilegio esclusivo
chiusa in una Parola rivelata.
lui

una Chiesa,

tutta

La

rivelazione è per
il

un

fatto

ben più complesso che per

Cri-

stiano ortorlosso.
In un certo senso per
il

Neoplatonico essa

è universale.

Essere stesso, in miSe Iddio è nore o maggior parte Esso si rivela a ciascuno
1'
1'

secondo

altezza della sua

mente

e

la

nobiltà
la

della sua
(i)

anima

(i)

Ma
il

anche

considerando
nienti

Anzi non solo crede

Ficiiio che alle

più alte

possa

rivelarsi

una p

ii

ampia conoscenza

teoretica,

ma

crede ancora

che

1 1


e

Rivelazione

in

un senso più stretto
il

più

pro-

priamente religioso

Ficino
i

la

tenne come moldella

teplice e trascendente

limiti

parola

del

Cristo.

Ispirata dalla Divina Sapienza è per
rola di Ermete Trismegisto, di Mosè,
di di
di

lui la

pa-

Zoroastro

Orfeo, di Pitagora, di Platone stesso, ed anche
Cristo.

Non
gli

a caso egli chiamava Platone diin

vino, e

non senza ragione
ponesse
grandi

Platone

si

saluta-

vano

fratelli

Accademici.

Lasciamo
dei

ora
gradi

di
di

discutere
altezza

se

egli

anche

fra
dell'

questi

rivelatori,

fra

questi
di
tra-

Maestri

umanità; ciò che
Marsilio
la

a

noi

preme
dice,

fermare è che per

Rivelazione

scende

il

Cristianesimo. Egli stesso
del

nella

prefazione alla traduzione

Pimandro. che ad
nel
Pi-

Ermete Trismegisto Dio
secrcie chose alli uomini.

rivelò le cose
se

mandro contenute volendo dare di

e delle siie

E

anche

la filosofia pla-

tonica ha la sua «enesi nella rivelazione

divina

clii

spirito

abbia con purità di vita e col donìinio deKe passioni volto lo ad astrarre dalle umane cose nella contemplazione delle idee,

cosi che lo spirito « ritorni

per qualche lempu separalo ed a sé com' era prima di enlrare nei corpi » possa veder cadere veli che nascondono un mondo invisibile agli altri uomini, e possa indovinare molte cose — Della Torre St. Acc. pi. p. 485. Altra volta descrive una tal visione che egli stesso ebbe di un inondo luminoso in cui sentì voci prima a lui ignote, come se egli fosse entrato in un nuovo stato di coscienza; e fjuesta ci ricorda le vii
i

sioni astrali di cui parlano

Teosofi moderni.

12

secondo

il

pensiero di

Marsilio.

E
fu

grave errore
in

e non piccola causa della confusione

cui

si

cadde studiando questo
solo
egli

filosofo

considerarlo
platonici*

come rinnovatore
letterale,

degli studi

Se
suo

avesse dovuto interpretare Platone nel
egli

puro senso
Bessarione
« In

non sarebbe
lettera al
il

stato

un
libro
«

platonico. Egli dice in
in

una

Cardinale

cui

si

congratula per
»

suo

calumniatores Platonis

che

Platone

è

come una
cie

ricchissima vena d' oro

che

solo
le

un
roc-

occhio esperto e lineo può rinvenire fra
e la rena della

forma aspra ed involuta.
si

Quelli che seguirono
rità
dell' esterno,

fermarono

all'

aspe-

e

non potendo penetrare
il

all' in-

terno disprezzarono

tesoro nascosto;

ma quando
fu
li-

sorsero Plotino, Porfirio, lamblico, quell'oro, quasi
trattato denti-o al cruogiuolo del fonditore,

berato nelle loro opere

esplicative

da

tutte

le

scorie e risplendette di fulgidissima luce», (i)
I

neoplatonici avevano

dunque rinvenuta
sua
di

la

chiave dei misteri di Platone; e la

scienza

arcana questi aveva ricevuta dalla bocca
crate,
al

So-

quale

1'

aveva rivelata Diotima ispirata
1'

da Dio; era
attraverso
i

l'antica sapienza
riti

orfica

tramandata
at-

misteriosi

della

Grecia,

traverso

le

scuole segrete pitagoree fino a

Pla-

(i)'UelIa Torre up.

cit.

p.

584


tone che
gesse
le

I.^


il

la

espresse sotto

velame che
il

proteg-

perle dai cani. Perciò

Ficino non osò

arrestarsi ai miti

sempre

poetici

ma

spesso

an

che puerili

di

Platone. Assurdo gli parve

poter

conciliare tale puerilità coli' altezza
cui altre volte

sovrumana a assurge quella mente. E può esil

sere che

non

del tutto errasse
il

Ficino in que-

sta cortese openione verso

filosofo greco. Attra-

verso quei miti egli vide

il

tesoro di una suprema

sapienza occulta; e questa segreta

sapienza
dell'

era

che egli spiegava negl' intimi penetrali

Aci

cademia
renzo de'

alle

menti più

elette;

ed erano questi
che
Valori —

sensi reconditi della filosofia platonica

Medici —

Lo-

ci

dice

il

imparò
'

a conoscere sotto la guida del Ficino. (i)

Egli

fu,

per usare

la

parola di Socrate, un

Platonico nel senso esoterico.

E

cosi intesa tale filosofia è parola

divina.
Pla-

Numenio

Pitagoreo —

egli

ci

dice — giudicò
in

tone altej'tmi moseju loquenteni
e più sotto
il

lingua

attica;

Ficino stesso continua

per

conto

suo dicendo philosophiam Platonis sublatis velamtnibus undique dwinae legi consonam
esse.

D' altronde se tutte

le

religioni son rivelate
la
il

da Dio, se da rivelazione deriva
tonica e pìtagorea, poiché

filosofia pla-

Dio

è

principio d'
agli

i-

dentità queste diverse parole dette
(i)

uomini

Della Torr. op.

cit.

583


possono variare
tali

i4~
ma non
in

in

suono

significato,

concezioni debbono avere un fondo non solo

comune ma identico; uno deve essere il fondamento di tutte, se Iddio non ha ingannati suoi
i

figli.

Ogni
tendere
matico,
in

religione secondo

il

Ficino

si

deve

in-

due sensi diversi

:

uno

letterale e
1'

dog-

e r altro interiore ed esoterico, (i)

uno
inreli-

per

le

menti volgari,

1'

altro per

i

superiori
le

telletti.

Ed

in

tale

senso esoterico tutte

gioni

si

identificano nell' unica vera

gnosis,

che

è la vera e

propria Parola rivelata dai geni della
si

specie umana. Nella dottrina esoterica
liano

conciinter-

non solo

tutte le

religioni

positive

pretale rettamente
in divina
sintesi

ma anche con
filosofia.

essa
la

si

concilia
alta

copida la

Essa è

più

speculativa, è la filosofia religiosa, è la re-

ligione razionale,
della vita

a cui Marsilio consacrò

1'

opera

sua.

Congiunte furono
ne e
(i;

— dice

il

Ficino

religio-

filosofia

nei

tempi più antichi, (2)

ma

poi

op.

cit.

p. 595 di

{2)

L'eterna sapienza

Dio pose che

i

divini misteri nes^l' inizi
i

della religione fossero celebrati da coloro che fossero

veri amatori

della sapienza. Per la qual cosa avvenne che
sacrifici alla

presso

gli

antichi

le
i

stesse persone indagassero le ragioni delle cose e amministrassero

suprema causa
i

delle cose stesse, le stesse persone
e
sacerdoti....

fos-

sero presso tutti
allo studio della

popoli

filosofi

Pertanto
al

i

Profeti

degli Ebrei e gli Essai attendevano ad un

tempo
i

sacerdozio ed

sapienza,

dai

Persiani

filosofi

furono chiamati

15

-

si

perse la conoscenza dello spirito interno vivie le dile

ficatore del senso dognatico e letterale;

vina copula fu scissa;

si

accentuarono
le

fi'a

di-

verse Rivelazioni dei Maestri
stenti già

differenze

esi-

per

ragione de' luoghi

e

di

tempi,

cosi che le diverse religioni exoteriche
si

più

non

diaintel-

riconobbero

fi'a

loro,

ciascuna

proclamò
creazioni

stessa unica via verità, e le altre

boliche e da sé respinsero spesso
letti

i

più

alti

dediti alla

filosofica

specutazione.

A
sti

ricongiungere nella divina copula religione
egli

e filosofia

invocava e

filosofi e sacerdoti,

que-

esortando allo studio
(i)

della
quelli

vera
a

e

legitima

tradizione cristiana,

non

escludere

Magi, cioè sacerdoti, perchè presiedevano alle cose sacre. GÌ' indiani Braraani e intorno alla natura delle cose e intorno consultavano metafisici ed matemaall'espiazione degli animi, presso gli Egizi tici attendevano alle cure sacerdotali ed alle cure del governo. Presso
i
i i

gli

Etiopi

antistiti della religione.

Lino,

erano ad un tempo maestri di filosofia e La stessa consuetudine fu in Grecia sotto Orfeo, Museo Eumolpo, Melampo Trofimo, Aglaofemo, e Pii

ginno.sofisti

tagora, e in Gallia sotto il governo dei Druidi. E chi ignora con quanto amore attendessero a un tempo alle cose sacre e allo studio della sapienza Numa Pompilio, Valerio Sorano, Marco Varrone e primi Crimolti altri? E chi non sa quanta vera scienza fosse fra
i

stiani negli Episcopi e nei Presbiteri?
ste

conservaquesta divina copula della sapienza e della religione intatta specristiani. O secoli infelicissimi cialmente presso gli Ebrei e presso quelli in cui avvenne la separazione e il divorzio lagrimevole di Pallade e di Temide (cioè della sapienza e dell'onestà...) La dotfelici

O

secoli che

i

trina è in grande parte passata ai profani
ligione sono spesso nelle

;

.... e

le

perle della re-

mani

di

ignoranti....

Dalla prefazione al
(i)

De Christiana

Religione.

Idem sagg.


basterebbe tale

i6


Quasi
rivolta
ai

dalla speculazione filosofica le cose sacre.

esortazione
egli

sacerdoti
nel
la

ad

accertarci

come
della

non vedesse ormai

Cristianesimo

chiesa di

Roma

se

non

degenerazione

del

Cristianessimo

vero;

non è non
i-

una mera

frase rettorica quella del

Ficino;

è un' aspirazione

convenzionale

ad

un

certo

deale di semplicità democratica della Chiesa che

nessuno sa perchè

si

dica primitiva.

Il

Ficino sa
in

invece benissimo quello eh' egli vuole;
fi*ase

quella

è la spiegazione della sua opera e della sua

idea religiosa.

Non
egli

era solo la purezza

dei

costumi

che

lamentava perduta nella Chiesa,

ma

il

tesoro

ben maggiore della tradizione occulta

esoterica.

Se

egli
il

infatti

vedeva due aspetti.
il

in

ogni

reli-

gione,

dogmatico ed

razionale,

come avrebbe
inci-

potuto fare un' eccezione per
allo

la religione cristiana ?

studio del Cristianesimo esoterico egli
i

tava
la

sacerdoti; questa è la

legitima

sapicntia
dei

sapienza dei prischi episcopi
dell' India,

e presbiteri,

bramani

dei

matematici

e

metafisici

dell'Egitto,

dei

Magi

della Persia,

dei Sacerdoti
la tradizione

Ebrei, dei Mistici greci (i)
razionale,
i

Perduta

profani
i

hanno creduto

nelle

forme,

hanno adorato

simboli.

(i)

V. passo citato de Chr.

rei.


Così
nici
si

17


miti
cristiani

spiega che
al

i

e

plato-

apparissero

Ficino diversi veli di una meverità,

desima splendente
dell'

come ad

es.

il

mito

androgino e
In un

la

nota leggenda biblica.

altro passo

ancora afferma

il

filosofo

l'i-

dentità esoterica del

Neo Platonismo
Torre
vi

e del Cristiaar-

nesimo.

Il

Prof. Della

vede invece un

gomento

a provare quella conversione, che gli sta

così a cuore.

Dice Marsilio che

i

Platonici divino

/limine usi suni

ad

Platoi^eni intei'pretandum e poi

continua: «Io per certo trovai... che
tino Pilone lamblico

Numenio

Plo-

da Giovanni, Paolo, lerotheo
i

Areopagita ricevettero

misteri, perché quicqnid

nm^nijìcnm dixerunt
tri

sulla divina
alla

mente

e su al-

argomenti spettanti
(i)

teologia,

tolsero
di

da

questi,

A me
anche
io

non odora per nulla
Neoplatonici.
In

buon
il

convertito questo teologo,

che attribuisce

di-

vino lume

ai

secondo
in

luogo forse
vere
d'

potrei anche non sentirmi
la

do-

interpretare
» in

frase

«

quicquid

magnifi-

cum
sere,
nici

dixerunt

un senso limitativo.
i

Può

es-

che egli volesse significare che,

Neoplato-

tutta la loro filosofia espressero mirabilmente,

e quella attinsero ai misteri cristiani, e non, che

magnifica sia solo

la

parte

attinta

ai

cristiani.

Ma

anche trascurando una noiosa questione gram-

(i)

Op.

voi.

I.

25.

maticale, io dico francamente che

non so più che

pensarmi
se da essi

dell'

ortodossia di Giovanni e di Paolo,
Plotino, Filone, lamblico trasaltri

Numenio,

sero quanto scrissero sulla divina mente e su

argomenti teologici,
fia.

in

breve tuttta

la loro filosoil

Mi pare che Marsilio abbia
eretici,

attribuito
fatto
si

di-

vino lume agli
eretici

ma

abbia
la

divenire

anche

i

santi.

Che

Chiesa

guardi

da

convertiti di tal fatta.

Egli non sognò

dunque

di conciliare

il

Neoche

platonismo col Cristianesimo della
sarebbe stato
e
il

Chiesa;
conciliare
i

folle

tentativo

come

Dio

Diavolo

;

e

nemmeno mai
;

ripudiò

venerati

maestri Alessandrini

egli

rimase sempre eretico
apostolo
;

nella sua vita di studioso e di
si

eretico
relii

mostra persino nel
(i), in cui gli

libro

De

Christiana

gione

autori più citati sono

sempre

più sospetti di eresia neoplatonica,

e dice possibile

a ciascuno giungere ad operare ^niracoli ed acquistare
le

arti magiche.

E

senza rimorso egli sentiva di
la

poter
del

go-

dere del canonicato, che

protezione

Ma-

gnifico gli aveva procurato,
di essere
gli

poiché

egli era certo

veramente

cristiano, più cristiano di tutti

ecclesiastici

della

romana
si

Babilonia

;

senza

timore di mentire egli

sarebbe affermato Pla-

(i)

De Chr.

rei cap.

X.


tonico,
cristiano,

19


tutte
s'

o seguace di Ermete Trismegiiden-

sto o di
tificano

qualunque religione; poiché

nella divina gnosis, la via della conoscenza
gli eletti

per cui salgono a gradi

verso

i

maestri.
Prof.
;

Cosi

si

risolve

il

dissidio notato
gli

dal

Della Torre e da
cosi più

tutti

studiosi

del
si

Ficino

non

ci

meraviglieremo come

merala

viglia

il

Della Torre, che anche

dopo

sua

pretesa conversione Marsilio appaia pur sempre

un po' inquinato

di

neoplatonismo-

Valore dagli argomenti per la Conversione
al

del

Fieino

Cauolieesimo.

CAPITOLO

IL

Valore degli ergomenti per la Conversione del Ficino al Cattolicesimo
Nessuno, a mio parere, degli argomenti con
cui
si

cerca di dimostrare la conversione del Ficattolicesimo ha un valore probatorio
si-

cino

al

curo; sono indizi vaghi e generici, che sono ben
lungi dall' escludere ogni
altra

spiegazione.
egli
si

Se

dopo

la

lettura di S.

Tommaso
prudente

mostrò
avrebbe
verso
consi-

più riguardoso verso gli

avversari^

ciò

pure potuto fare per
S. Antonino,

deferenza
lo

che a tale lettura

aveva
che

gliato
in

;

così troppo
dell'

vago

indizio del suo

ritorno
nelle
le

braccio

ortodossia romana,
egli

è

IstitupÀoni

Platoniche

esponga

soltanto

opinioni varie dei contendenti,
ciniento
;

senza entrare

in

poiché tanto

in

questo libro quanto nel-

r opera

De
la

virtutibus

moralibus

non è

difficile

intravvedere l'apologista del platonismo; sta

in-

vece per

tesi

contraria,

che appena egli

s'

ac-

cinse sotto la protezione di
del

Cosimo
il

e

la

guida
conOrfeo,

Platina allo studio del greco,

buon

vertito

ebbe

tosto

ptir

autori

prediletti

— 24 —
Proclo, Esiodo, tre grandi luminari della tradizione
teosofico
far
-

panteistica,

che

in

Grecia

viene poi a
ales-

capo nella folosofia mistica delle scuole

sandrine.

E
i

traducendo per esercizio
di

egli già

peno-

sava a divulgare a scopo pere
fra

propaganda
nel

tali

suoi contemporanei.

Ne mi
che
il

pare

di

poter

vedere
di

consiglio

Ficino dà ai giovani

non

essere

av-

ventati neir abbracciare un sistema filosofico un'

allusione a quegli errori
egli

neoplatonici,

nei

quali

rimas(i tutta la vita.
Il

Prof,

delle

Torre

a mio avviso
di

un

po'

innamorato della sua congettura
è lasciato alquanto trasportare

una batfantasia

taglia interna e di
si

una poetica conversione, forse
dalla

ad immaginare un
nello sconforto in
lio,

romanzetto
cui visse,
filosofia,

sentimentale.
lui,

E

secondo

Marsifede,

mal pago della
fra

anelante alla

dubitoso

Platonismo e Cristianesimo egli vede
la

un argomento a sostenere
Giovanni
Cavalcanti
ci

conversione, ed in
il

presenta

consolatore

delle ore "tristi del

P'icino;

e la dimostrazione del
colla quale
al
il

tutto fonda su

una
il

lettera,

Pulcino

dedica
di

all'

amico

suo
il

Commento
della Torre,

Simposio
ringrafra-

Platone, secondo
in

per

ziamento ed

segno

di

gratitudine per la

terna assistenza (i)
(i)

totius

lamprideni suavissime n\\ luaiines, esse aniureiu ac mundi habere claves al) orpheo, deiiule quid sit amor et quanlus a

— 25 —
Prima
di

dimostrare che
la

la

lettera,

che ho
le

trascritta significhi

riconoscenza verso

pre-

mure

dell'

amico, bisognerebbe ancora per

la tesi

del prof.

Della Torre dimostrare alcune cose imtale

portanti; che Marsilio sia vissuto in

abbat-

timento

d'

animo; che
il

di

questo dolore fosse Gio-

vanni Cavalcanti

consolatore (cosa per altro forse

non

difficile

)

e finalmente in terzo luogo che la

causa

di tal

sconforto provenisse da dubbi^religiosi.
fra

Ripeto ancora qui che

Platonismo e Cristianedi scienza e

simo non
fede;

vi
il

è opposizione esclusiva

che

Platonisimo offre libero volo alle

a-

spirazioni

mistiche di un anima ardente non
;

meno
com-

che

il

Cristianesimo

non riesco

perciò

a

prendere questi dubbi e quest'angoscie, delle quali
poi

non sarebbe stato consolatore molto indicato
il

Giovanni Cavalcanti,

Senocrate

di Marsilio,

da
miio

Marsilio stesso iniziato ed ammaestrato nei
steri

Platonici.
se,

Ma

ciò che

più

importa è che
di

dubito forte

parlando della potenza
volesse
il

amore,
vera-

che

gli

si

svelò,

Pulcino alludere

mente
gli

ai

sentimenti di amicizia, di cui Giovanni

avrebbe dato prova.
(iidicerni)i.

Non

di

umano sentimento
(t

Platone

Qiiani vero vini

cieiis

liic

poleiitiani habtat,

annos me

ijiiattuor et trigiiita latut-rat, doiiec iatn diviis (]iiidam

hesit

ros, oculis niihi cadestibiis aniiueiis,

tniio

quodaiii iiulu quanta

anioris poteiilia denionstraret. Oliin igitiir res aniatorias abunde, ut
niilii

quidem videbar, edictus
iiiea

huiic de

amore

libruni

<

omp'sui

cpit-m

manu
sunt

scriptum,

til)i

|)oti.ssinnim

dedicare consiilui ut quac tua

libi

leddam. Vale.

— 26 —
amore egli parla, ma di amore nel senso metafisico, amore legge dell' Essere, forza del Logos primo principio delle cose, amore quale è cond'

cepito nella poesia filosofica di Orfeo,

nel senso
altri
fi-

dato a questa parola da Platone, e dagli
losofi
dell'

antica Grecia.

Dare un interpretazione
nuova rivelazione

sicura di questa lettera, porre una soddisfacente
ipotesi
di sul

significato di questa

amore non

è certo cosa facile;
d'
i

ma

il

signifi-

cato di una prova
del prediletto fra

amicizia del suo Senocrate,
suoi,

fratelli

mi

pare

certa-

mente da
«

escludersi. Poiché egli usa qui la parola

Amore

» in

senso metafisico, parrebbe piuttosto

che egli intendesse qui parlare di una rivelazione
di

una parvenza

dell'

Essere

in

una

diversa

e,

per cosi dire, superiore forma obiettiva corrispon-

dente ad un nuovo stato soggettivo
Io credo

di coscienza.

non troppo ardita

ipotesi,

che egli vo-

lesse alludere a visioni estatiche di
bili

mondi

invisi-

ai

profani.
la

Che
tali

nostra scienza positiva abbia relegate
fra
le

credenze

superstizioni viete e le puerili
tali

fole,

non importa. Importa invece che a
il

visioni

credeva

Ficino,

il

quale altra volta,
di

come

ab-

biamo

visto,

scrisse

personali

esperienze sue.
la

Lo

storico

non deve sapere, se

scienza abbia

detta r ultima parola sulla costituzione della natura umana; nessuno sa quali verità meravigliose

possano svelarsi domani

alle indagini scientifiche.

— 27 —
e se in molte superstizioni
fole,

popolari

,

e

puerili

possa forse riconoscersi
di

a

più

vivida luce
della

un contenuto
già

verità ben

maggiore

no-

stra aspettazione

Può
i

essere, che noi per tale via
nostri passi, che

abbiamo

rivolti

nuovi oriz-

zonti

sorridano già

alla

nostra

mente sebbene

ancora tra nuvoli

folti;

intanto noi
le

dobbiamo
forzare

a-

ver cura di non attribuire mai
gli
altri

idee nostre a-

in

segno

di
i

stima, e di
limiti

non

il

loro pensiero entro

del

nostro;
servizio

perchè
senza
certo
di

potremmo rendere
volerlo,
alla

loro un brutto

e un

brutto servizio

renderemmo
le

Storia.

Marsilio credeva (i) chi
1'

anime

quegli uomini, che per
e purità di vita
si

equilibrata complessione
in

separono

astrazione dal loro

corpo, possano divinare molte cose,
che,

come

quelle
ritor-

per nahira

loro sono

divine,

quando
separate

nino per qualche poco
sk

di

tempo

ed a
ve-

com erano prima di entrare

?iei

corpi; credeva

possibile non

solamente nel sonno

ma anche

gliando communicare colle anime dei
illuminare

trapassati,

come una parte
nelle estasi la

della coscienza, in m'odo,

da avere
sibile
(i)

visione dei

mondi

invi-

ai

profani (2).
cit.

Op.

p.

484
le

(2)

E

sogliono

ombre

delle anime,
le

che

sono

,

nell' altra

vita,

passate, spesse volte in sogno occupare
alloro con 'passione pensano.

ymagiuatioiii di quelli che

Ma

cjuesto di

ad me non dormendo né
tranquilla, subito
e
felice si)irito
il

ymaginando, anche vigilando

in '«.ontemplatione

come

fulgore fulgido,

come radio mattutino

puro

— 28 —
In
« oltre

monna Alessandra madre

del

Pulcino era

una profonda religiosinà quella specie di
(ij;

antiveggenza ipnotica propria dei sistemi ?iervosi

anormali»
tevide
in

come
la

ci

narra

il

figlio,

essa an-

sogno
la

morte

Angela,

soffocazione di

madre un suo bambino per
della

propria

parte della nutrice, la caduta da cavallo del marito.

Ed anche

in

Marsilio

appare
tica,

— era
la

— come dai
Della

citati passi

questa specie di antiveggenza ipno-

come

chiama

il

prof.

Torre. Ora,

come ho detto sopra, noi dobbiamo dimenticare un momento la questione scientifica, se il Ficino
sia

caduto

in

una vera e propria
caso

illusione,

o se
a-

questa possa essere un illusione costante; che

vrebbe

in

tal

lo

stesso carattere

di

realtà

del nostro Anselmo, per

dono da Uio concesso,

s'è manifestato, e con
et le
Corii

voce spirituale agli orecchi mentali venerando sermone offerse parole sue comandò che in scrittura notassi — op. cit. p. 489.
dice altre volta che l'anima di re Alfonso ai)parv-' a Ferd
gli

nando

e

dettò un oracolo in favella angelica perchè conchiudesse la pace
spirito
a C|uel collo-

a Lorenzo perchè magnus e coelo Cosimus audaciam quandam et fiduciam praestav t qiialem olim in terra solebat. Op. I p. 729 Altrove dice che cum oriente sole sumnia velusll inoiUis fasligia pelerest » Cosimo gli apparve e gli disse: Sacra hodie -inqiiit Marsili, mea Laurentius quidem urbana piiis instaurai: tu vero rustica mox, si niihi parueris, eadem hoc in luco nobis instaurabis. Neque te pndeat, seniores Saturniosque agricoias meos sub montis huius vertice in ipsa Achademiola Phoebo sacrata convivas excipere, «luandaquidem hodie sicuti vos astronomia docet, suspice iam nome vidcs ? hodie Saturnus in coeìo Phoebusque iunguntur.
«.

con Firenze, e dice ancora d' aver assistito in quio op. I p. 8i6 Altrove al Michelozzi dice di aver scritto

(i)

Delle Torre

o|).

cit.

i>.

484

— 29 —
obiettiva, che la materia fisicamente sensibile.

Quedi

sto
sia

ci

dirà la scienza positiva. Sia pure che egli
illuso

stato

da

un
1'

enorme

errore.

Sta

fatto

che questo era

errore del Ficino, e
quella

tale
let-

illusione intendeva forse significare in
tera.

E

non facciamone
se è illusione,

le

meraviglie,
è antica,

che

tale

illusione,

(i)

direi quasi

quanto

1'

uomo;

la

ritroviamo nelle

più

antiche
Plato-

fitosofie della
nici

Grecia; nei misteri orfici e
di

nei

misteri Alessandrini

Plotino

e

lama
tali

blico e forse
illusioni
si

anche nei misteri
si

cristiani; (2)

educavano e

iniziavano gli

àtpo6(jLevot;

della salita dell'

umano

spirito a più alti

stati di

coscienza e a contemplazione di superiore
ci

mondi
Bruno;

parla la filosofia araba e tutta la letteratura mi-

stica medievale,

più velatamente anche

il

questa è

la

scuola della Ioga indiana.

Marsilio aveva conoscenza di questa mistica

concezione solo per
veva,

deduzione

teorica.

Egli
,

a-

come

dalla

lettera

succitata
é
la

appare

da
Es-

Orfeo, appreso
sere;

che

Amore

legge

dell'

dalla filosofia platonica e neoplatonica
la

aveva

appreso

natura della legge stessa, ed ora dopo
la

trentaquattro anni

potenza del Dio

gli

si

ri-

(ly)

Le scienze psichiche pare che tendano però
V.
il

a dimostrare

la

renltà obiettiva di tali esperienze.
(2;

recente libro di A. Besant Esoteric Cristianitis.

— 30 velò;
tale,

egli

ebbe della verità conoscenza sperimenda un daemon \ iniziazione ad uno
alla
di

ricevette

stato di coscienza superiore,
di

contemplazione

una superiore
Cosi

espressione

Amore, anima
la lettera
il

delle cose.
io

credo di poter interpretare

di

Marsilio a Giovanni; cosi
del

comprendo

divino

cenno

daemon, che

è nella filosofia neopla-

tonica del Ficino e nell'antica di Alessandria un'
individualità superiore all'uomo nell'infinita scala,

che

conduce

al

congiungimento con Dio; comgli

prendo, che per trentaquattro anni
velata la vis amoris
;

rimanesse

la

qual

fi'ase

non

avrebbe

un senso chiaro e soddisfacente, se avesse voluto
intendere l'amicizia del Cavalcanti.

Esaminiamo un
Torre
cino
cita
in
al «

altro passo che
tesi.

il

prof. Della
il

favore della sua

Scrive

Fi-

Bandini.
(Il

Bandini) chiama Marsilio immortale e
quegli,
di

divino,
nella

come

che

non figge

lo

sguardo
riguarda

carne, veste

quest'

uomo,

ma

r

uomo

interiore cioè X

animo

stesso da

Dio dato
sei

agli

uomini

immortale

e divino.

O

quanto

perspicace, o Bandini, tu che vedi con subito intuito ciò, che io

dapprima per longas anibages ho
e su cui composi

investigato durante dieci anni,
poi diciotto
libri

»

— silo non credo anzi tutto, che alcuno vorrà nel

concetto della divinità ed immortalità
col

dell'

anima,

quale Marsilio bellamente

si

schermisce dal
di orto-

complimento dell'amico, trovare una prova
dossia, poiché tal concetto
forse meglio che col
sofia
si

concilia altrettanto e
cristiano,

dogma
si

colla

filo-

neoplatonica.
Il

Della Torre

sofferma suH' espressione
'

«

per longas ambages

>

.

Ma

non

vi

è bisogno, per spiegare la frase,

d'immaginare

lunghi

anni

trascorsi

dal filosofo
affidato

brancolando nelle tenbre dell'errore solo
al

debole lume della ragione.

La determinazione
ed immortalità
dell'

del concetto della divinità
in

anima ccntiene

sé tutto
la

il

problema antropologico e teologico; è
nazione
della

determi-

natura

umana

in

rapporto a Dio,

è la sintesi di tutta la filosofia neoplatonica.

Su

ciò egli

scrisse diciotto libri
il

:

non

gli si

vorrà permettere, ad innalzare
teologia platonica, qualche

monumento

della
il

ambages? Continua
nel

Della Torre;

Il

Ficino ravveduto dagli
conforto

errori del
al

Platonismo

cercava

commento

Convito e neir interpretazione pubblica del Filebo.

A me
al

questa non pare cosa cosi naturale come
storico.

dotto

Non

sarebbe

stata
il

più

con-

facente ad un convertito di tal natura

Commento
argo-

all'opera

Summa

contra

gentes?

Quale


mento
pone
gia

32
al

~
Della Torre più
s'


la

si

domanda

im-

alla

m.editazione di colui, che brancola nelle
il

tenebre del dubbio, che
è

Summum Bonum

?

Sag-

domanda

;

ma

se questo dubbio

non

l'avesse mai avuto?

Non dimentichiamo intanto, che Bonum era per lui lo stesso Iddio, ed
che
gli

il

Summum
al

Baronio

esprimeva
porre

la

sua meraviglia, che Platone
il

sembri
e

duplice e misto

fine

della

vita

dell'attività
tale

umana,
e
realtà

rispondeva

spiegandogli
siano
filosofo

come

duplicità

commistione

solo

apparenti,

ma

in

anche questo

am-

metta un fine unico e semplice.

A
il

Platone dunque ed

al

monismo

spiritua-

listico delle

scuole alessandrine ritori.a pur sempre

quando ci appare nell' umile veste del convertito. Quei grandi maestri non rinnegò, Santo Vescovo d' Ippona questi mancome
Ficino, anche
il
:

tenne

della

filosofia

neoplatonica quanto poteva
della Chiesa ortodossa.
Il

accordarsi

coi

dogmi

Ficino invece consacrò la vita a diffonderla,
la più

come

razionale e più conveniente espressione di

quella comune religione, che né dalle stelle ne da

qualche uomo né da morbo,

ma da Dio

alla specie

umana

di

comune

natura nella

Teologia provò

essere statd data.

Il

tempo

del

Fieino

e

la

pagione

dell'opera

sua.

CAPITOLO
Il

III.

tempo
Il

del FIcìno e ragione dell'opera

sua

— come Rivoluzione protestante ha dimostrato — un momento grave
secolo

XV

è stato

la

di

crisi

per

la

Chiesa e per
del

1'

ortodossia cristiana

;

travagliava l'età

Ficino lo stesso contrasto,

che travaglia

la

nostra anima moderna, fra una
alla

Religione corrotta dogmatica inetta
sione, e

sua mis-

una filosofia'dogmaticamente antireligiosa.
la divina coil

Tristemente vedeva Marsilio scissa
pula
fra

religione

e

filosofia.

Perduto aveva
lo

Cristianesimo

ormai

da lungo tempo
;

spirito

interiore vivificante della sacra gnosis
sta

era rimaeste-

solo

la

lettera che

uccide,

il

dogma

riore ed irrazionale.

Nell'Averroismo degenerato e nel rinnovato

Epicureismo
il

egli

vedeva d'altra parte rinascere
Grecia.
1'

materialismo e

lo scetticismo dell'antica

La
ricca
facili

chiesa era del tutto impaganita,
s'

Italia
tali

e gioconda

adagiava mollemente su

e indulgenti filosofie.

Lo
rinnovati

spirito del

secolo,

culto e raffinato dai

studi

classici,

dalle rinnovate

comuni-

-36cazloni coir Oriente,

non poteva tenersi pago

delle

viete ed astruse metafisicherie di

un aristotelismo

sformato.
lastica
;

Occam aveva ormai
alla
filosofia

abbattuta la Sco-

gì' intelletti

migliori tendevano per naturale

reazione
rialisti
;

negativa dei nuovi mate-

la

moltitudine continuava a credere nella
cristiana

Religione

per

forza

consuetudine.

Fra
s'

Timoteo
al

della

Mandragola, che facilmente
in

induce

mestiere di mezzano

un amorazzo
della

volgare,

ma non
è
1'

scorda

il

lume

all'

immagine

Madonna,

espressione

più pura dell'

anima

religiosa del Rinascimento.
Dall' altezza della

speculazione
nell'

filosofica

il

Materialismo era disceso

anima popolare, a
grandi,

generare una brutta morale edonistica, che rodeva
la fibra italica fra le

orientali mollezze dei
i

fra

i

delitti

delle Corti, fra

fulgori della nostra

arte sovrana.
Dall' oriente
di

venne Gemisto Pletone apostolo
razionale platonica zoroastrica

una

religione

egiziana, che egli pensava potesse richiamare alle

divine aspirazioni spirituali
tici

anche

gì' intelletti cri-

fuggiti

disdegnosamente dai dogmi
al

cattolici,

e

mostrare

mondo
verso

corrotto dell'occidente una

via di salute
ligiosa.

un' ideale di

perfezione

re-

Viva battaglia

egli attaccò contro la Chiesa.
all'

Air aristotelismo tomistico e

aristotelismo pò-

— 37 —
sitivistico

egli

contrappose

il

divino
la

Platone, la

cui filosofia gli appariva

come

più atta, a guila

dare

il

popolo

d'

Occidente verso
(i).

scienza eso-

terica dei

Misteri

Se
cino,

non
1'

vi

è relazione di
di

dipendenza

fra

il

pensiero e
è

opera
certo

Gemisto Pletone e del
vi

Fi-

pur

che

è

almeno un'

affinità

strettissima; anzi V unica vera e propria differenza
sta in questo,

che nel Ficino non è traccia di un
riforma
sociale
(2).

tentativo

di
la

Ambedue
1'

pro-

pugnarono
dell'

Religione esoterica, scienza rivelata
del
divino, a conciliare
/e

umano

e

eterno

contrasto, travagii.

ad

illuminare

vie dei

duri mortali
di riforma;

Gemisto non
e forse

riuscì nel
lo

suo intento

nemmeno

sperò

:

ma non
del

è esatto dire,
tutto
sterile;

che
egli

il

suo tentativo sia
il

stato

diede air Italia

Ficino.

E

innegabile intanto,
scritti

che dalla parola sua e dai suoi

ebbero un
cui

grande impulso

gli

studi platonici,

da

sorse

(i)

Anche Gemisto credeva che
A

le religioni

antiche

si

conciliassero

nella dottrina esoterica.

tale fine scrisse*

ZwpOKO'XP£''wV T£ Xal

Non dico che l'ideale della repubblica platonica non sorrianche al Ficuio come ai pili scettici e nemmeno mancano nelle opere sue traccie di filosofia sociale, che furono anzi perseguite e studiate dal dott. E. Cialli. (La morale nelle lettere di M. Ficino. Lo stato e la fimioiia etc) ma non si può dire che egli abbia lasciato una dottrina organica di filosofia sociale, né che 1' opera sua avesse un intento direLLaniente sociale.
(2)

desse

;

;

I

-38l'Accademia.

E

forse è

anche degna
nell'

di

consideri-

razione r ipotesi che Gemisto

intento di

dare air Occidente
antichi misteri,

la

religione

esoterica

degli
se

abbia raccolto intorno a
dell'

un

nucleo di discepoli e propugnatori
stica,

idea mi-

forse

in

scuole segrete a somiglianza delle

scuole segrete dell'antica Grecia e del Medioevo(i).

Ed
dici

è molto probabile, che

Cosimo

de'

Me-

non solo fosse compartecipe
di

ma

fosse anche
di

magna pars
religiosa.

questo grande tentativo

riforma

In verità anche

Cosimo era

tutt' altro

che ortodosso; era anzi molto incline
di

alla

eresia

cui
si

erano macchiati Pico ed

il

Ficino.

Anche

egli

dilettava in lavorare di lambicchi
atti

formando
»

molte acque e dei sublimati
infermità
« e

a medicare molte

ne ha

qtiasi

per ognuno

come

scrive r ambasciatore veneto

E

noi

sappiamo quanti concetti
crederemmo che

Andrea Gussoni (2) fossero comuni
mondo

(i)

A

torto noi

i

misteri fossero morti nel

cristiano.

Come
A.
secoli dell'

in seguito

vedremo jjarlando

dell' Esoteric

Cristianity di

Besant una moltitudine

di scuole occulte cristiane fiori nei in seguito le

primi

Era cristiana. Fiorirono

scuole occulte

ma-

nichee, le scuole catare ed albigesi, che avevano pure

una dottrina

segreta riservata agi' iniziali di un certo grado.
et

Fin dal secolo xii esisteva in Ilalia, dice il Renan « Averroès l'Averroisme » una setta pitagorea occultamente sparsa per tutta l'Italia, a cui apparteneva Arnaldo da Villanova. Scuole occulte erano quelle degli alchimisti e degli astrologi. V. De Castro Fratellanze segrete.
(2)

De Castro

Fratellanze segrete

p.

308

— 39 —
fra

Marsilio e
i

le

associazioni di astrologi ed al-

chimisti, fra
il

quaii molti sognarono, anche

dopo

Ficino, lo stesso tentativo antichiesiastico

Ma

noi

non abbiamo bisogno
è

di

indizi cosi
il

vaghi a provare ciò che

notissimo,

pieno

consenso del Padre della Patria ed

in vita

ed

in

morte

alle

idee ed

all'

opera del

filosofo.

Cosimo
essere, che
salito

è anzi per Marsilio
le

un daemon, un
mistica

ha varcate

soglie dell' umanità, ed è
alto sulla scala

un gradino più

in

che conduce a Dio. Avvezzo a credere sempre ogni

uomo

onesto fino a prova contraria, non vedo
di

ragione di ascrivere questa esaltazione

Cosi-

mo
Può

a vile e spudorata cortigianeria di
essere benissimo che noi
il

Marsilio.

dobbiamo alquanto
ri-

modificare

criudizio.

che convenzionalmente
dell'

peliamo
del
di

di

Cosimo come

accorto

politico,

nuovo Augusto, che ogni opera volse a
astuto dominio.

fine

U' altronde noi dobbiamo,
volta dissi, prescindere dal
lato

come già
teoretico

altra

della

questione.

Se Marsilio era un
;

illuso fanatico,
il

peg-

gio per
cetto,

lui

a noi basta che tale fosse

suo con-

tale

il

giudizio che egli faceva di Cosimo, e
in

che questi fosse
è

condizione da giustificarlo.

Ed

probabile

che quest' appellativo daemon
dall'

fosse

giustificato

appartenenza a

qualche

società

— 40 —
occulta,

forse fondata

da Gemisto

in

cui

Cosimo
Pla-

fosse stato inziato ai misteridella scala demonologica.

E

facile

che

1'

idea di quest'

Accademia

tonica, faro di luce in

Occidente guida e via agli
misteri,

Eletti verso la scienza dei

non appartepare
più

nesse ad un' unica mente, e quindi non apparte-

nesse esclusivamente a Cosimo.
naturale che
di
1'

A me

idea fosse di una Società segreta
de'

cui

r illuminato principe

Medici

facesse

parte.

Da lungo tempo
il
1'

pare che Cosimo vaghegforse

giasse e maturasse

disegnc»;

non

aveva

ancora trovato

uomo

e

1'

occasione.

Quando
lui.

lesse nello spirito del giovinetto

Marsilio allora,
«

neir autunno dei 1459, disse al padre di
sei

Tu
fi-

nato

o

Diotifece a curare
le

i

corpi,
».

ma

tuo

glio è nato a curare

anime
di

L'
1'

uomo
diede

era

trovato. Allora prese sopra
filosofica e letteraria del

educazione
agi
E,

giovine, gli
i

e maestri per studiare Platone e

Platonici.

per lo

meno
ai

nell' illusione di

Marsilio, anche

dopo

morto Cosimo non cessò
benigni
forse senza interesse per

di

volgere

gli

sguardi

combattenti. Tutti questi
il

fatti

non sono
che

concetto storico

dobbiamo formarci
usata
dal

del principe mediceo.

Marsilio però segui altra tattica che

quella
dall'

maestro,

che

aveva

portata

Ori-

riente la

Vera Luce. Questi aveva
la

attaccata

solutamente

battaglia

contro

il

Cristianesimo

— 41 —
e contro Aristotele
platonica,

contrapponendo

la

filosofia

come

la più vicina alla verità esoterica,

anche nel senso palese. Forse era buona
questa
in principio, di

tattica
bi-

quando
si

la

nuova Idea aveva
ben
che

sogno
la

assicurarsi

con afìermazioni precise una

vita propria,

quando

doveva levare
gli
eletti,

alta
la na-

bandiera per richiamarvi
i

tura propria,

propri studi,

il

proprio

Karma

rebbe Aunie Besant


1'

di-

vi

avessero predestinato.
era

Ma
veva

trascorso questo periodo non

ormai più

prudente continuare
il

attacco di fronte;
il

non donon

Ficino svegliare

nemico dormiente; che,
degenerata,
a-

se la Chiesa era corrotta e

veva però perduta

la

sua forza.

E
1'

lo

dimostrò

nel secolo seguente, e lo dimostra ancora oggi. Gli
fu

forse di

buon ammaestramento

accusa di malui stesso,

gia,

che colpi Pico della Mirandola e

e

non ingiustamente.

E
egli

non era nemmeno

utile allB

causa per cui

combatteva continuare

tale

tattica;

nessuna

idea mai non potè aver qualche influenza nonché
trionfare,

se

dopo

il

primo

periodo di
di

intran-

sigenza
il

gli

scolari

non cercarono
alla

riconnettere

nuovo pensiero
di

coscienza generale di quel-

r età e

quel

popolo

che
il

volevano

conquiin-

stare alla

nuova causa. Cosi

Ficino aveva

contro a se tradizioni
r

antiche e ben

radicate nel-

anima occidentale,

tendenze

filosofiche

domi-

— 42 —
nanti da lungo tempo,
secoli
ai

un

culto

consacrato

da

di

vita,

adattatosi ad un ordine

sociale e

suoi mille interessi,

e che, pure degenerato, è
i

però sempre forte per
ideali

grandi

principi
si

per

le

sovrane aspirazioni, su cui

fonda, e che

rappresenta.
Egli consacrò la vita sua alla diffusione della
filosofia

Platonica e Neoplatonica perchè più

vi-

cina alla Verità esoterica;

ma come abbiamo
Gesù

ve-

duto, secondo

lui,

la stessa verità

traluceva anche
coil

attraverso

i

miti cristiani e le parabole di
i

me

attraverso

miti di tutte le religioni;

anche

Cristrianesimo poteva essere di guida alle verità
della Sapienza segreta.

Quindi, poiché
cristiano,

egli

po-

teva senza mentire

dichiararsi

saggio
reli-

consiglio era non contrastare alla coscienza

giosa Europea.

Il

diverso atteggiarsi

dell'

opera

sua

di

apostolo corrisponde alla natura eclettica
s' il-

della concezione sua filosofica religiosa. Cosi

lumina r opera sua e
dizione.

si

concila

ogni

contrad-

Non

r ortodossia della

Chiesa

egli

voleva

difendere, la cui apologia era ormai contenuta già

neir opera tomistica;

uno

fu

sempre

l'ideale suo:

dare

all'

Europa parte
che
sola

della sapienza esoterica dei
il

misteri,

poteva vincere

materialismo
l'a-

trionfante nel pensiero e nella vita, e purificare

nima umana, ricondurla

alla via

al

vero sapere.

— 43 —
Si noti che contro

nessuna eresia

spiritualistica

i

due grandi

cavalieri della scienza occulta, Marsilio

e Pico combatterono,

ma

solo contro

il

materiali-

smo rappresentato dall'Epicureismo smo degenerato. E solo la dottrina
persuadere
gli
atei,

e dall' Averroi-

segreta poteva

poteva parere razionale alle
il

menti critiche, che per reazione contro
tismo della Chiesa
zione
incredula.
si

dogmapoteva un

erano rinchiuse nella negala

Solo

dottrina segreta

riaccendere la face spenta sul monte, ridare
ideale positivo alla

società umana, che non può

reggersi su formole puramente negative o
tose.

dubi-

Se
si

tale era la

missione, a cui Marsilio Fi-

cino

era consacrato, posso comprendere

come

fosse suo comphilosophus, suo
taglia
di

compagno
eretico

nella bat-

Pico della

Mirandola,

impegolato
di

più eresie, giunto alle

stesse

conclusioni

Marsilio attraverso gli studi ebraici e averroistici,

ammaestrato da

occultisti

orientali in

una scienza

segreta di natura forse non diversa da quella, che
Marsilio spiegava agi' intimi amici nei secreti dell'

Accademia

(i);

comprendo come potessero

es-

ili Anche il prof. Della Torre nella sua opera suU' Accademia dà notizia di una figura alquanto strana ed enigmatica di dotto orientale maestro di Pico. Era un caldeo di nome Mitridate; quali fossero gì' insegnamenti dati a Pico da costui non si sa; doveva essere però non commune persona questo caldeo clie^ trattava il gioci

vine principe già riconosciuto

_/tf«/6f

degli ingegni

come

si

tratte-

rebbe uno scolaretto. E non di puca importanza dovevano essere tal insegnamenti dati Pico con giuramento del più scrupoloso segreto*

— 44 —
sere accettati
nell'

Accademia
l'

gli

Ebrei,
il

e

come
è,

Marsilio potesse conservare

abito ed
la

beneficio

ecclesiastico pure essendo eretico;

ragione
il

che egli
stesso,
sis

si

credeva più cristiano che
di

Pontefice

credeva
la

possedere quella cristiana gno-

che

Chiesa

— la

vera eretica

— a suo av-

viso aveva perduta.

Riferire anche il Della Torre, che essendo il Benivieni, il celebrato poeta Neoplatonico, andato a passare alcuni giorni con Pico nel romitaggio in cui questi s' era ritirato col maestro, gli avvenne
di entrare nella stanza di studio;
ciarsi alla soglia, tosto
si

ma appena
di

Mitridate lo vide affaclui,

scagliò contro

lo

spinse

a

forza

fuori

della

camera

,

che subito rinchiuse.

Altra volta rimproverò

acerbamente Pico per una passioncella amorosa passeggiera che lo aveva distratto qualche giorno degli studi e più acerbamente ancora per aver lasciato trapelare qualcosa degl' insegnamenti rice;

vuti con

giuramento

di segretezza,

ricolo della prigione di Castel S.

esponendo Angelo

cosi sé

ed

altri al

pe-

11

Concetto

di

una dottrina esoterica

in

Annie Besant

CAPITOLO
concetto
di

IV.

li

una

dottrina esoterica

in

Annie Besant
di

Tanto più degna
rinata a

considerazione

mi

ap-

parve tale idea religiosa del Ficino ritrovandola

nuova

vita

nel

nostro tempo nella con-

cezione teosofica di Annie Besant. Potrebbe forse
essere che

trascendesse
1'

1'

importanza

storica

e

meritasse anche

attenzione del filosofo.
i

Ma

io

non voglio per ora varcare

limiti

imposti a questo

mio

umilissimo

lavoretto;

mi

basta segnare tale analogia nei concetti religiosi
e direi quasi anche nelle tendenze e
della scrittrice
nell'

opera
Rina-

moderna

e del filosofo del

scimento.

Non
pigliare a

voglio per ora

— che

non è

cosa

da

gabbo

— tentare
1'

la critica e della

Teo-

logia platonica e della Concezione teosofica.

Anche A. Besant dunque vede
gione due aspetti,
la folla,

in

ogni

reli-

uno

esteriore e

palese
e

per

r altro per le menti più alte
il

capaci;

questo è

senso interiore ed esoterico che
sotto
il

ap.

pare adombrato

velame

delli versi strani

-48di

ogni religione; questa è
in

la

via
1'

della

cononella

scenza

cui

per

gradi

procede

uomo

sua evoluzione.

Cosi
ligione

è,

e cosi deve essere; così solo la Rela

può compiere

sua missione
di cosi

di

educare
al-

ed illuminare uomini e popoli
tezza intellettuale e

varia

morale {ij

E commune
silio

concetto di A. Besant e di Marle religioni si

Ficino è ancora che tutte
nel

con-

ciliano

loro senso interiore esoterico
all'

nell' u-

nica gnosis, che è la scienza rivelata
dai
gli

umanità

Maestri e tramandata attraverso
eletti.

le

scuole de-

(2)

Marsilio

non

cosi

esplicitamente

come A. Besant
bero secondo
la

parla dei Maestri. Questi sarebscrittrice
i

moderna;

fratelli

magpiù

giori dell' umanità,

prodotti di anteriori e

rapide evoluzioni, individualità già pervenute alla

comprensione della profonda anima della
i

specie,
le

privilegiati

del Ficino a cui

Dio

svelò
(3)

se-

crete cose

per dare

di sé alli

uomini

La
le

verità della specie sono immutabili, quindi

differenze fra le religioni

non sono che
secondo
il

diffe-

renze di formale espressione

tempo

ed

il

luogo. L' ignoranza degli uomini la perdita
Esoteric Cristianites or the Lesser

(i)

Mysteries

— Ch.

i."

The

hidden side of Religions (2) Religions are branches from a

common trunk

Divine VVi-

sdom

Esot. Crist. p. 9 f3) De chr. rei. cap.

i

— 49 —
del
rali

senso esoterico accentuò
fra le

le

differenze

natu-

religioni

sorelle,

che vennero perciò a

riguardarsi

come nemiche. Non dobbiamo dunque
fra le

meravigliarci se noi

troviamo analogie

diverse religioni,

e non

dobbiamo credere
sconosciute.

di

scoprire delle verità

prima

Ad

un

iniziato ai misteri cristiani dei

primi due secoli

dell'

era

nostra questa sarebbe

parsa una verità ormai accettata

ed

indiscussa.

E

queste analogie fra

le

religioni

non

derivano
nella costi-

solo da analogia di cause produttrici

tuzione fisico

psichica dei popoli, non solo da
;

influenze e communicazioni reciproche

risalgono

più in su, sono diversi
vera,
la

riflessi dell'

unica religione
si

scienza esoterica, la quale non
religiosa

ridu-

ce ad una negazione
ziati

come per
di

gli scien-

materialisti,

ma

è un
(i)

corpo

dottrine

e

insegnamenti

positivi,

Gesù non
è per Marsilio

è quindi per A. Besant,
Ficino,
il

come non

fondatore di una nuova
all'

religione contraria alla
L'

pagana o

ebraica.

una e

1'

altra erasi

ormai lontanata dalla

vera scienza, non corrispondeva più alla coscienza,
alle

mutate condizioni

spirituali e sociali del

gran

mondo romano. Avveniva
(i)
Il

allora ciò che

ora av-

concetto della scienza materialistica

si

questa frase: Le religioni sono rami di un solo tronco

umana.
it.

II

eommune

tronco è invece per

lei

la

può esprimere in L'ignoranza Divina Sapienza op*
:

p. 8

— 50 —
viene, ciò che
cino.

avvenne anche nel tempo del Fi-

La
riti

religione aveva da sé lontanati gli

spi-

più intelligenti, aveva perduta la forza sugli

indotti; gli
si

auguri

si

guardavano sorridendo quando

incontravano per via.
la

E Gesù
gli

venne a rinnoforse

vare

scienza dei misteri,

a dare

nuovi

insegnamenti, a risvegliare

antichi,

ad infon-

dere una novella onda

di

spiritualità nel

Cosmo

psichico umano, a dire una nuova parola, adatta
ai

tempi nuovi,

alle
1'

moltitudini anelanti, fra tanta

corruttela, verso

ideale.

Gesù non
religione
il

fu, in

un certo

senso un

ribelle;

i

buoni ebrei, che veramente comla

prendevano addentro
nobbero
l'

mosaica, ricodel-

in

Gesù

il

Profeta,

continuatore

opera

di

Mosè, a quella

guisa

che

leggendo

Platone avevano creduto di sentire alterum

Mo-

sem loquentem.

Con

passi di

Origene e

di S.

Clemente Ales1'

sandrino Annie Bes^nt dimostra
primi secoli
in cui
ai
si

esistenza,

nei

dell'

era volgare, di misteri cristiani,
segreti
egizi
1'
,

davano insegnamenti
platonici,

analoghi
indiani.

misteri

pitagorci,

Ma

per

la

ferocia

dei tempi e

ignoranza delle
la

moltitudini inette a

comprendere,

conoscenza

esoterica dovette rimanere chiusa in segretissime
scuole;
i

seguaci della lettera

troppo

soverchia-

rono

i

seguaci dello spirito, cosicché la dottrina

— 51 —
mistica per poco non

andò perduta.
anelli

Un

tenuis-

simo
tutta

filo

congiunge

gli

della tradizione.

E
fu-

una parte

della storia

che

ancora

rimane
rimail

neir ombra. Molti mistici accennarono

appena

gacemente
sero nel

alle loro

conoscenze occulte, e
ivi

grembo

della Chiesa, per fare
possibile.

magRic-

gior bene che fosse loro
il

Tali

furono
e

dottor Serafico, Alberto

Magno, Ugo
fu

cardo da S. Vittore; tale

Marsilio Ficino.
i

Altri occultarono sotto simbolici veli

loro
strin-

concetti filosofici e furono detti

pazzi;

si

sero in leghe segrete e furono

dichiarati

delin-

quenti; quelli che palesemente predicarono, furono

condannati

come
i

eretici.

Contro

gli

Albigesi fu ban-

dita crociata,

Templari furono

assassinati,

Camlunghi

panella giacque 27 anni in carcere.
secoli brillarono sinistramente
i

Per

roghi,

da Fran-

cesco Stabili a Giordano Bruno.
1

ribelli

cacciati e perseguitati

naturalmente
di-

ritornarouo a tradizioni più pure; costretti a
sperate battaglie, nel bisogno di

opporsi

diret-

tamente
di

alla

Chiesa

di

Roma, non parlarono

più

Esoterismo cristiano.

le

catene
il

La ragione umana nel secolo XIX spezzò picconi del dogma chiesastico, volse
i

contro

vecchio tarlato edifizio della
nel cui

metafisica

spiritualistica
il

nome
;

v'

era stato osteggiato

progresso della scienza

una naturale reazione

— 52 —
contro tanti secoli di
r ira e
cosi
il

tirannia

spirituale

accese

desiderio di distruzione; per un erron^

facile nella

mente umana credette suo dovere
l'

di distruggere

non solo
ciò

irrazionale
di

dogma

della

buono e di santo e di vero è nel Cristianesimo; non solo dichiarò guerra ad un culto e ad una Chiesa, ma alla Religione e a Dio. Ma, trascorse le trepidanze
Chiesa,

ma

anche

che

della battaglia e

i

tripudi della vittoria, s'accorse
al

che egli non era giunto

Regno
mistero
noi

della vera Luce,

ma

che

lo

stesso
il

antico

circondava;

comprese che

Dio è

in

stessi,

che

la

sua

percezione è un naturale elemento costitutivo della
psiche umana, sentì in sé un istinto
alla superiore ricerca di

indomabile
di

un principio
del nostro spire del

verità,

che spieghi quello che solo una

filosofia religiosa

può spiegare;
contorce

cosi

1'

anima
fra
le

secolo

si

ammalata

dubbio

a-

nelante verso la luce, nel contrasto fra una Religione impari al compito
suo,

ed

una

scienza

che
Il

si

chiama

positiva, perchè è antispiritualistica.

contrasto è antico, e A. Besant ripete ora nelciò che diceva già
il

r Esoteric Cristianity
cino più

Tili-

sommessamente

nella

Prefazione
il

al

bro

De

Chr. religione: Bisogna che
ritorni
alla tradizione

Cristiaalla sa-

nesimo

esoterica,

pienza, legitima degli antichi presbiteri, per poter

compiere

la

sua missione, e sottrarsi alla morte.

— 53 —
bisogna che
ritorni all'antica gnosis, in cui si coni

ciliano religione e filosofia,

rigorosi ragionamenti
infi-

della scienza positiva e le ideali aspirazioni
nite,

che sono pur tanta
(i).

parte

della psiche

u-

mana

(i)

Esot. Crist. p. 40

Conelusione.

CAPITOLO

V,

Conclusione

Anche

il

risorgere di tale idea religiosa del
è

Ficino è un segno dei tempii

un

sintomo

di

quel rinnovamento idealistico, che da tanti
tori
sti

scrit-

fu

notato e

nell'

arte e nella filosofia di que-

ultimi anni,

yi)

Lo aveva
venga
polli

notato già quello scettico cosi sefu

reno ed elegante che
tale

Gaetano Negri.
idealistico, se

E

ben

rinnovamento

esso

non

sorga da uno sforzo

di fantasia solitaria,

ma ramben

dalla stessa scienza positiva,

che pareva a-

verlo cacciato

come indegno

della sua stima;
1'

venga

in

tal

caso a rigenerare
le

umanità stanca,

a purificare
zonti ai
tici,

nostre anime, a svelare nuovi oriz-

nostri
cui
la

sguardi

al

di

dei limiti

dogma-

in

scienza quasi parve volerci rinseril

rare,
bile,

confondendo

reale col

fisicamente sensi-

r illusorio coir ideale.

Pur troppo pare destino umano
un' esagerazione
all' altra,

il

cadere da
all'

da un dogma

al-

(ij

Chiappelli.

Il

nuovo idealismo V. nuova Parola

I.uglio

1904

-58tro.

Ma

bisogna resistere anche

al

Destino, che

spesso non è se non un
colpa.

riflesso di

una

nostra

Per paura del

dogma
dogmi

della

Chiesa

per

poco non cademmo
Per paura
di questi,

nei

del materialismo.

stiamo attenti

ora

a

non

cadere nel fantastico.
Altra volta già
dissi,

che non è mio intento
religiosa

fare la critica di tale idea

del

Ficino

risorgente ora nella filosofia mistica di Annie Besant.
d'

A me

è bastato cercare,

come ho

potuto,

illuminare questo aspetto

dell'

opera e del pen-

siero del filosofo fiorentino; e poi

mi parve

intecol-

ressante segnare una cosi evidente analogia
r opera e col pensiero di

questa

scrittrice

moad

derna, che

non

piccola importanza accenna

acquistare nella scienza e nella vita del nostro secolo.
Io credo, che tale idea religiosa

non

sia in-

degna
storico

della considerazione

del

filosofo,

e dello

almeno per

1'

influenza, che potrebbe eser-

citare neir evoluzione sociale,
dotti e

e

nel

mondo
ed
al

dei
in

nella vita delle moltitudini, in alto

basso,
gioso,

sposando

1'

elemento

razionale

reli-

rompendo

le

barriere delle varie fedi che
1'

ancora disgiungono

umanità

da

un

amplesso

sincero di fratellanza.

Ma

noi
ci

non

possediamo
su tale

ancora

tali

dati

positivi,

che

permettano dare
i-

un giudizio anche solo
potesi,

di probabilità,

così ardita e seducente.

— 59 —
Un campo
dizi

di

studi

ci

è aperto,

a cui

noi

possiamo e dobbiamo
religiosi

accingerei

senza

pregiu-

o

scientifici.
c/ie

Ricordiamo
glioso

nulla è

abbastanza

meravi-

per esser
seduca
d'

vero,

non
la

ci

come diceva il Faraday; ma amore del nuovo, altra parte
1'

bellezza di

un' idea.

Alcune
cettabili,

parti di tale concezione

appaiono

acdi

e

nemmeno
vi

1'

idea generale

manca

qualche elemento di probabilità. Che nel Cristia-

nesimo primitivo
esoterico, questo

fosse un aspetto occulto
II del

ed
li-

mi pare che nel capitolo

bro citato

di

A. Besant

sia a sufficienza dimostrato.

Che cosa nascondessero
stiani,

questi antichi misteri cri-

ecco ciò che non è facile chiarire.

Una

cosa

a

me

pare certa, cioè che tale Cristianesimo occulto

fosse

completamente diverso
Chiesa
si

dall'

ortodossia

cat-

tolica della

di

Roma. Fra
nessuno

tante sette che
della

nei

primi secoli

vantarono

depositarie
ci

pura tradizione
strare, se la

cristiana,
di

può dimola
la

Chiesa

Roma
solo
trionfo

abbia conservata
il

tradizione legittima, o se
forza le abbia dato
il

numero
il

e

ed

diritto di dirsi

ortodossa, e di dichiarare eretiche le altre scuole
cristiane.

G.

Mead

nel

suo

volume. Frammenti
dimostrato
invece

di

una fede

dimenticata,

ha

— 6o —
che più probabilmente
le

scuole gnostiche erano

detentrici dell' occulta tradizione del Cristo, e che
il

fondo delle dottrine gnostiche

si

riconnette alle
orientali

occulte tradizioni ebraiche, alle religioni

ed egiziache,
rifiorita

alla filosofia

pitagorica e platonica
teosofiche
di

poi nelle scuole

Alessan-

dria di Egitto.

E'

dunque vero
dall'

ciò che

Annie Besant
la

dice,
reli-

che Gesù, lungi

aver fondata

nuova
non è
che

gione

unicj, via

di salute e di letizia,
dell'

se

non

il

prosecutore

opera

di

altri,

pos-

siamo anche noi chiamare Maestri
L' unica via di letizia e
di

dell'

Umanità.
sarebbe
il

salute

allora la dottrina esoterica di cui
stro in queir ora della storia.

Gesù

fu

Maeco-

Che
muni

sia

possibile

riscontrare

elementi
nelle

nella religione

cristiana

e

religioni

orientali e greche,

è inutile

affermare perchè

è

cosa troppo nota.

Di più grave momento sarebbe
contrare analogia di miti o identità

invece
di

in-

concetti
re-

con religioni non mai venute in contatto colla
ligione cristiana.
difficile

Sarebbe allora certamente
formazione
afforzerebbe

più

sostenere la
e
si

naturale
1'

umana
un

della Religione,

ipotesi di

esoterismo rivelato.

Ma

questo non basterebbe ancora;
si

sarebbe
tali

necessario che

potesse escludere che

ana-

— 6i —
logie siano dovute ad analogie di condizioni sociali

e di fattori spirituali.
la

Ad

ogni
noi

modo

agli

studi storici spetta fare

luce;

dobbiamo

serenamente esaminare ed attendere.

Che ogni

religione

— non

solo la Cristiana
interiore

abbia un senso palese ed un senso

esoterico,

come affermava Marsilio

Ficino, e

come
cono-

afferma A. Besant, è accettabile. Di

una

scenza esoterica parlava già Socrate; è anzi inutile

dire

che socratica è appunto
ci

la

parola.

Tedi

stimonianza

danno

le

scuole

segretissime

Plotino di Proclo di lamblico fondate da

Ammonio
i

Sacca,
religiosi

i

misteri platonici e
orfici,

pitagorici,

misteri
se-

bacchici,

eleusini, le

iniziazioni

grete

dell'

antico Egitto, da cui attinse la sua sa-

pienza
l'

la
le

Grecia;

le

scuole religiose occulte del-

India,

fratellanze degli

Esseni

e

dei

caba-

listi

(ibrei,

dei Terapeuti,

e dei gnostici cristiani.

Né come
le

dianzi dissi,

seofrete nell'

mancano tali confraternite Evo moderno. Le scuole manichee
i

scuole catare,

Templari,
del

gli

astrologhi

gli

Alchimisti, le

Accademie
veli

Rinascimento

con-

servavano sotto

simbolici e con

giuramento
di esse ebla

segrete pratiche e credenze.

E

molte

bero dei concetti communi, come ad esempio

metempsicosi
tesi

(i) e l'idea di

una religione unica,
di tutte,
il

sin-

e fondamento ad un
De Castro
-

tempo

comune

(ij

Fratellanze segrete

— 62 —
ideale del mistico

Tempio, che
Chiese.

si

doveva
1'

innaldi

zare sovra tutte

le

A

tale

concetto

una religione esoterica alludeva
tre

forse

eresia dei

impostori

— come

fu

chiamata

dalla

Chiesa

Romana
che Ibn

— fiorente nel medio evo, Roschd — Averroès —
la
al

a cui aderì an-

quale poneva,
al

che

la verità

non appartenesse esclusivamente né
Maomettanesirno né
all'

Cristianesimo né

Ebrai-

smo,

ma

che

le

tre fedi fossero

ad un tempo vere
si

e false (i). Molto probabilmente
verità esoterica.

alludeva alla

Quale
occulte
?

fu

1'

insegnamento
question.

di

queste

scuole

This

is

Molti

positivisti

noi con essi
sotto
i

— molto

—e
che

volentieri
si

ammettono
un

simboli religiosi,

nasconda

senso
?

interiore.

Ma

quale sarà questa dottrina segreta

Molti scienziati positivisti, studiando
ni

le religio-

comparate

— non parlo
la

di quelli

che nel fatto

re-

ligioso

— hanno
religioso,

non vedono altro che allucinazioni e fiabe
questo torto, che essi vogliono a forza
spiegazione del

giungere a trovare
la

fenomeno
nella negail

spiegazione del simbolo

zione del fenomeno stesso; essi giudicano

fe-

nomeno

religioso fondandosi sopra

un

concetto

antireligioso, e riducono per naturale

conseguenza

r insegnamento esoterico ad un pensiero negativo

(i)

Renan

— Averroès

et

1'

Averroisme.

-63materialistico.

Ricordo che una persona

di

grande

cultura ed intelletto giungeva per tale errore di

dogmatismo a questo assurdo, che
buchneriano fosse
terico,
il

il

materialismo

concetto più altamente esoveli

nascosto nei simbolici

delle

antiche

religioni.

Egli non aveva difficoltà a pensare

Gesù
atei

e

Budda,

Pitagora

etc.

quali

materialisti

della più beli' acqua.

Né pensava
del

che

il

materiasecolo;

lismo non è una concquista

nostro

ma

trionfava appunto in quei giorni in cui

Amsi

monio Sacca
stodissero

fondava

le

scuole

di

Alessandria,
cu-

nelle quali era impossibile che
i

gelosamente

segreti del materialismo, che sarebsegreti di Pulcinella.

bero

stati

i

In alcune note sui gnostici

G.

Mead con
felicissima,

una

frase forse

un po'

secentistica,
di
tali

ma

esprime questo vizio logico
restringono
il

scienziati,

che
alle

grande mare

delle esperienze

piccole pozze delle esperienze proprie, e in

base a

queste giudicano. E' forza riconoscere manifesto
r errore rimproverato ai positivisti dal Mead, che

pare accostarsi

ai

concetti di A. Besant.

Noi non

possiamo prendere come esclusivo
le

criterio di verità

esperienze comuni della vitS normale quotidiana,
i

facendoci a studiare

fenomeni

religiosi,
fatti

che avreb-

bero loro fondamento appunto su
naturali
riori alle

non sopranfatti

parola insensata

— ma

su

supe-

esperienze della comunità degli

uomini.

-64Noi non possiamo negare a
possibilità;

priori
1'

nessuna
con-

possiamo negare solo

assurdo

trastante colle legge naturali;

ma dobbiamo

guar-

darci dal confondere la legge con ciò

che della

Legge
di

noi conosciamo, e col concetto che noi ce
accingrersi
possibilità, allo

siamo formati. Assurdo è
fenomeni negandone
la

studio
e-

facendo

sperienze in un campo, che non è quello in cui
tali

fenomeni debbono avvenire. E'
necessità
di

facile

vedere
storico

la al

ricollegare

il

problema

problema

filosofico

teoretico;
di

anzi questi

non
or-

sono che due aspetti
studi

un solo problema; l'uno
dall' altro;
i

aspetto deve ricevere luce
dini di

due

debbono
filosofia

aiutarsi

a vicenda,

e non

avversarsi.
criterio,

La

teoretica deve essere

un

una guida, e non una barriera ad
storica.

una

nuova interpretazione

Anche limitando per ora le nostre osservazioni al campo storico, mi pare pur vero ciò che
A. Besant
dice,

che

la

negazione non è spiegatradizioni

zione dei simboli,
religiose, degli

dei fenomeni, delle

aneliti

indomiti delle anime verso

una

verità balenante..air ihtijito
di

umano come
vero

pace,

come premio
l'

tante lotte; ed è pur

an-

cora che se una dottrina esoterica risultasse dal-

esame comparativo
di

delle diverse religioni

come

corpo

dottrine positive, se le diverse religioni
ai

venissero ad apparirci,

lumi della scienza quali

-65rami
di
e

un

commune

tronco che fosse la divina sa-

pienza

non t luìiana ignoranza, noi potremmo an^
di fronte

che saggiamente dubitare di trovarci
a un sogno

non
do-

ma

a grandi Verità fino ad ora incomci

prese; la nostra coscienza di studiosi sereni

vrebbe consigliare a diffidare un momento delle nostre sintesi filosofiche, che per

avventura potrebbe-

ro essere ancora se non errate,

almeno manchevoli.
tali
il

In verità prima di affermare che

stra-

ordinarie figure quali Gesù, S.

Paolo,

Budda,
ingangli

abbiano
nato,

tutti

a bello studio mentito, ed
decretare pazzi ed
illusi

prima

di

uointel-

mini eccellenti nella storia per
lettuale e morale,

grandezza

noi

abbiamo
non siamo

ben ragione
per

di

chiederci,
noi,

se

gì' illusi

avventura
caso alla

cosi piccoli e tracotanti,

e se per

nostra tanto vantata scienza positiva non sfugga

un più

alto principio filosofico in
tale

cui

s'

illumini

anche

problema

storico.

È
si

forse

un

poco

ardito pensare che

tali

geni della specie abbiano

mentito

in

fin

di

bene. Chi

prenderà

la

re-

sponsabilità di inventare o favorire gli errori spiritualistici,

per guidare l'umanità verso Dio che

è la verità
sibile

medesima ? Mi pare un assurdo. Posmi pare che abbiamo celato molta parte
1'

della verità, che molta parte
nei

abbiamo adombrata
nei

loro miti,

nelle

allegorie,

loro precetti,

ma

non posso ritenere come possibile che

que-

- 66 sti

maestri di sapienza e di virtù abbiamo scien-

temente diffuso r errore.
E'

necessario, che noi siamo ben consci della
dell'

gravità
tali

argomento, accingendoci

a studiare
tutti

figure storiche, alla cui potenza occulta
e'

quasi istintivamente

inchiniamo, a cui
ragione,

si

inchi-

nano, senza saperne

la

anche

coloro,

che per necessità di logica dovrebbero spregiarli
quali pazzi o impostori.
è

Qui ciascuno di fortezza
ci

buon che

s

armi:

tale dottrina esoterica

con-

duce necessariamente ad una rivoluzione
i

di tutti

concetti, che fino a ieri

noi

abbiamo

tenuti per
ritor-

fondamentali nello studio della Storia; noi

niamo

alla Rivelazione,

che pur ora abbiamo sconillusione

sacrata
l'

come

un'

enorme
vero,

secolare
noi
1'

delri-

uomo.

E

pur

che

per quanto

saliamo indietro nei nostri studi verso
dell'

aurora
sintesi

Umanità,
l'

noi

ritroviamo sempre

le

precedenti

analisi,

a

quel

modo
i

che

trovia-

mo

i

principi sintetici precedenti
della

dati analitici

del senso nello studio

conoscenza;

e

tali

sintesi religiose filosofiche
dell'

primitive della Grecia

Egitto

dell'

India

sono

veramente
ed

di

una
al-

perfezione di struttura che meraviglia, di un'
tezza e ampiezza che
ci

atterrisce;
le

è

ancora
le

vero che più addentro

studiamo, più

scor-

giamo capaci a contenere
più viva luce vediamo

le

nostre analisi moderne,
su

derivarne

ogni

prò-

-67blema
scientifico
filosofico

storico,

sempre

più
far

troviamo nuove profonde analogie, che possono

sospettare che abbia ragione A. Besant, e avesse

ragione Marsilio Ficino.

Che

gli

studi

storici

ci

possano ricondurre

alla

Rivelazione è

possibile;

ma

non bastano però
qui
dicono

gì' indizi, e
sia.
i

non spetta a noi
incunisia

provare che così non
bit ei

Onus probandi
giuristi.

dicit

Benedetta
ci

tale concezione, se la scienza

ad essa

conduca;

nessuna verità sarà mai apparsa cosi gradita come
questa, consolatrice delle nostre

anime travagliate
teoretica
rie-

da tanto dubitare angoscioso.
E' necessario che la filosofia
sca a formare una scienza positiva della Rivelazione,

che illumini questo grande fenomeno stoo disconosciuto e negato, o affermato

rico, fin'ora

dogmaticamente,
mente, lungi
ostile.

ma non mai
ogni

studiato

serena-

da

intento o

apologetico

o

Bisogna togliere questo

fatto storico

alla

cieca fede, al

campo

del soprannaturale.

Sopran-

naturale non sarebbe, anche se tale fenomeno a-

vesse la sua spiegazione

in

leggi fin'ora ignote,

anche se dovessimo riconoscergli
azione superiore
all'

un

campo

di

azione e alla percettività della

comunità

degli

uomini.
1'

Ma
tale

per ora non
studiosi.

pos-

siamo che segnare

ipotesi agli

Un

primo ostacolo
il

concezione

troverà

forse — secondo

parere di

molti —

nella dottrina

— 68 —
darwiniana.
potesi, per

Ma

questa è pur sempre solo un'
bella e seducente, e

i-

quanto

nemmeno
di
re-

è

una

così forte ipotesi

che

ci

permetta

spingere a priori tale
se contrasta
nisti,
coli'

concezione

religiosa,

che,

idea materialistica di molti darwiin

non contrasta

alcuna maniera colla grande

Legge indiscutibile Sebbene molti
che
le

dell'Evoluzione.
materialisti siano

ormai

certi

grandi leggi della natura e della vita s'ano

state scoperte,

che

in

filosofia
risolti,

naturale
il

i

masdelin

simi problemi siano stati
l'

problema

origine delle specie,

e della

specie
fra
i

umana

particolare,

rimane pur sempre

più oscuri.

Riguardo

alla

questione darwiniana non una sola
ci

prova rigorosa

dimostra qualcosa
la

di

più

che

r affinità delle specie,

quale
di

potrebbe
condizioni

benisci'

simo spiegarsi
biente,

coli' affinità

am-

senza richiedere

come

necessaria la teoria

della trasformazione.

Chi considera coraggiosamente

la

questione

(perchè anche negh studi è necessaria una forma
di

coraggio che chiamerò intellettuale) vede sfug-

girgli

anche un

criterio ordinativo di

una lenta evo-

luzione delle forme animali. Giustamente fu osser-

vato che

la

selezione naturale conduce piuttosto

alla fissità

che alla traformazione delle specie; e
ci ci

inoltre la paleontologia
definiti
tra
le

dà sempre
mostra X

limiti

ben

classi,

e

uomo anche

-69negli
ratteri
Il

stadi

infimi dell' evoluzione
lo

sempre con
dal

ca-

che nettamente

distaccano

bruto.

fatto
ci

notissimo che gV ibridi sono sempre stesospettare che
sia

rili

fa

ormai da respingere
di
tra-

r ipotesi di

una linea ininterotta continua
in

sformazione di una specie

un' altra.

La

specie è un organismo, ha una vita sua
vecchiaia,
1'

una giovinezza, una

nasce

e muore,

come nasce
delle

razze

come ciascuna infinite cellule che lo compongono, come le che ne sono composte. Nessuna raz/.a ue

muore

individuo,

mana mai
progresso

si

trasformò

in

guisa

da

seguire

il

di

altre superiori

e fondersi con esse.
razze Americane, che
la

Ne abbiamo esempio
difesero a

nelle

palmo a palmo
ritirandosi

loro terra e la loro
al

barbarie,

davanti

progresso

delli

Europei e poi soccombettero. Molto più
bile
si
si

proba-

presenta
nei

1'

ipotesi
di

che

la

trasformazione

compia
vi

limiti

una

specie, nella sua vita
critici

interna;

sono forse punti

ncH' Evoluzione

biologica,

materia,

come negli srati di aggregazione della come nelle Rivoluzioni della storia. Avla

viene forse per

specie ciò che

S.

Tommaso
si

pone per
neir

1'

individuo.

Come
anima

ontogeneticamente
sensitiva
so-

uomo

all'

anima vegetativa e
1'

vrappone neir uomo
esseri
inferiori
atti e

razionale,

cosi

da
ad

giunti per interna

evoluzione

esserne

degni, nascerebbe una nuova specie

— 70 —
per r intervento di nuove
r azione di qualche
forse la
fors'

entità

spirituali,

per

nuova prevogativa. Potrebbe
tale

nuova specie nascere da una sottorazza,

anche da una o poche coppie, giunte a

stadio di evoluzione, da poter presentare le attitudini richieste alla

partecipazione ad una nuova
all'

parvenza della

grande Anima mundi,
si

anima

mentale o razionale che dir

voglia,

(i)

E

un concetto analogo a quello del Wallace.
di

Tale ipotesi biologica

un'evoluzione ani-

mica trascendente

le

forme
la

fisiche ci

condurrebbe

drittamente ad affermare
alle

precedenza delle sintesi
specie,
ci

analisi

nella vita

mentale della

condurrebbe a dover ammettere

la rivelazione dei

primi concetti sintetici razionali, delle prime ideali
unità, alnìeno
spirito
di
l'

come rampollate
ci

nell'

interno nostro

nella partecipazione

ad un superiore stato
al-

coscienza; e

avvicinerebbe ancora molto
esoterica
rivelata,

idea di
si

una

dottrina

colla

quale

troverebbe

in perfetto accordo.
nell'

Cosi l'una
unità

come

l'altra

lr(»verebbe fondamento

mo-

nogenetica della specie, che noi possiamo ben a

ragione ormai sospettare dopo
dell'unità glottologica

la

dimostrazione
dal Trombetti.

testé data

Tale dimostrazione potrebbe veramente essere un
passo
verso
tali

nuovi orizzonti che A. Besant
1'

pretende svelarci. Che se fosse certa
netica della specie, la bilancia
(i)

unità ge-

delle

probabilità

Nou ho

voluto per certo, parlando della questione darwiniana,

fare alcuna affermazione;

è lungi dall'essere risolta, quindi

giosa del Ficino e di
narla.

ho voluto solo mostrare che tale questione non è ostacolo tale all'idea reliA. Besant che ci possa indurre ad abbando-

— 71 —
piegherebbe senza dubbio
delle
sintesi
in
e,

favore

dell' ipotesi

aprioristiche;

anche

nello

stato

presente degli studi
all'

storici, ci

troveremmo davanti

ipotesi

della dottrina esoterica

come davanti
possibile
esi-

ad una ultima conclusione da discutere.

Nessuno potrebbe negare
stenza
di

la

superiori individualità volte a più
le

su-

perbe vette nella loro evoluzione,
biano agli
eletti

quali

ab-

consegnate

le

supreme

verità,

perchè

le

tramandino
le

nelle scuole chiuse per diversi

gradi attraverso

generazioni, quali

sacre

faci

richiamo e guida

al

cammino umano.
coli' ipotesi

Noi ritorneremmo
e di A.

di

M. Ficino
dantesco
tutto

Besant

al

concetto
il

deduttivo

della Storia;

poiché

vero sarebbe ormai

compreso nell'anima
più puri e spirituali
stri

della specie, tutto scritto nei
cieli

contemplati

dai

Maeal
ci

dell'

umanità,

che

scenderebbero, devoti

sacrificio, a darci aiuto

verso

le ideali

cime.

Non

atterrisca

il

risorgere di idee,

come

quella del meto-

do deduttivo della storia, abbondante dalla scienza. Nessuna grande verità apparve o apparirà mai agli occhi immortali della nostra mente che, non sia già
apparsa altra volta
fiutata
in

diversa foggia, da noi

ri-

come

errore.

L'

umanità nulla
in
sé.

scopre

di

nuovo, tutto

ella ritrova

Tutto è

vero
verità

e è

tutto è falso nel

mondo

del finito.

La

solo neir armonia delle relazioni.

— 72 —
Nihil sub tale novi
»

è vecchio adagio, e più

profondo, che a prima vista possa parere.

passo

in

avanti del sapere non è

Ogni che un nuovo

foggiarsi di un

antico

concetto già abbandonato.
intellettuale

Cosi avviene nel campo

campo

delle sociali

istituzioni;

così è nel

come nel campo
di

della morale. L' innocenza e la
virtù
,

il

punto

par-

tenza e

il

punto

di arrivo, costituiscono
i

l'antinomia
vi-

più perfetta.
cini

Sono

termini più lontani e più
1'

ad un tempo. L'infinitamente piccolo e

infita-

mente grande'si confondono. Non ci atterrisca dunque una regressione apparente; non è questa solo
una legge
primo
la

sociale,
in

come diceva

il

Darmstadt,

che

notò

un volumetto

citato

dal Ferri nel

Suo

«

Socialismo e Scienza positiva »; è una legge
si

naturale, che

riflette

in

tutti

i

campi
guisa

del

la-

voro umano-

Ripeto che non ho voluto

in

alcuna

nemmeno
del

tentare di risolvere una
Io

problema,
di

ho voluto solo
1'

minima parte mostrare come
1'

degno

considerazione sia
di

argomento, e che
ipotesi. Bella
altret-

non priva
tanto vera

ogni probabilità sia

e feconda di bene agli uomini, sarà ella
?

Questo Viderint
ricerca

sapientes. Accingiaallo studio;

moci coraggiosamente e serenamente
e
ci

dovunque
atterrisca,

la

ci

abbia a portare,

nulla

poiché
superiore alla
Verità.

Nulla

è

./»

...

-*.,

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Balbino, Giuliano L'idea religiosa di Marsilio Ficino

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