Quando l'astratto diventa luogo

Questa relazione tenta di analisare il conceto di nonluogo, e di luogo, dal punto di vista che Marc Auge a teoretizzato nel lavoro Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità. Per raggiungere questo obiettivo, verrà utilizzato come caso da studiare il film The Terminal, apparso nel 2004, dove il personaggio interpretato da Tom Hanks, forzato di restare nel aeroporto per un periodo indefinito, finisce per appropriarsi il spazio, rendendo quel luogo piu familiare. Abbiamo come esempio concreto, che dimostra il fatto che questi concetti sono piuttosto due polarita opposte; nessuno è completamente annullato da l’altro, e nello stesso tempo, nessuno raggiunge la sua fase finale. Il trasferimento dal nonluogo a luogo puo essere paragonato ad un gioco continuo di ridefinire l’identità e l’interazione. Durante questa incursione definiamo i concetti utilizzati, individuando il modo come loro si applicano al caso di studio scelto, evidenziando la relazione tra pratiche quotidiane e lo spazio. Per Auge, il nonluogo è definito da ciò che manca; la comunità, la spontaneità. A differenza del luogo, che può essere definito come relazionale, storico e preocupato con l’idea d’ identità. Per fare questa distinzione, ha detto che siamo testimoni a una nuova fase della modernità, per essere piu precisi, à la surmodernità; si tratta di una nuova forma di interazione umana che coinvolge la consapevolezza individuale di una nuova esperienza, e le prove della solitudine, direttamente collegate all’aparizione e proliferazione di nonluoghi. La surmodernità segnala l’integrazione senza soluzione di continuità di un paesaggio funzionalista, di transito, in maniera specifica à un tutto trionfante. Tre figuri di eccesso la caratterizza - l’abbondanza degli eventi, lo spazio in eccesso, e l’individuazione di riferimenti, per ciò la modalità piu fidele di catturare la transizione al luogo antropologico è l’individualizzazione, la marcatura temporale e l’accesso allo spazio al di là delle funzioni imposte dall’esterno. Quando lo spazio diventa il mio, il nostro, possiamo parlare di un tempo di registrazione di significato che trascende l’instruzioni per l’uso e crea un immaginario consensuale di quel luogo, con riferimento ad una comunità facilmente identificabile. Consideriamoci gli elementi osservati per tutto il film; l’aeroporto e una installazione necessaria per la circolazione di persone, possibile, paradossalmente, proprio a causa della comparsa di tali

spazi. La gente passa sempre, ci sono dei sfondi molti rumorosi, tanto da sentire i messaggi che annunciano un aereo che deve decollare o atteraggiare, di messaggi promozionali che invitano a consumo, o anche di dialoghi tra i diversi passegerri in attesa. Abbiamo poi immagini con il controllo effetuatto alla confine, prima di entrare nell’aeroporto, accompagnate di un scambio di parole limitato all’uso di un linguaggio convenzionale, impersonale e standardizzato. Solo quando si rivela l’identita burocratica - nome, nazionalità, lo scopo della visita - si può doppo diventare anonimo. Le telecamere possono essere viste ovunque, cosi come gli ufficiali di controllo di sizurezza aeroportuale - chie e sotto la giurisdizione di certe autorità legali, che non hanno più alcuna rilevanza doppo di che la transizione verso la città e effetuata. La caratteristica più evidente din tale nonluoghi è l’abbondanza di segni e parole che ci danno istruzioni, che sono usatti per prescrivere, per limitare certe azione, per vietare o anche informare. Ci sono, in realtà, i limiti degl’interazioni, limitati a un paesaggio visuale, creato da segni che sostituiscono gli relazioni interumane. Quelo che transforma, il carattere studiato, e il nonluogo, l’aeroporto - l’area di transito- in un luogo, o anche in un’altro nonluogo e l’abbandono di convenzionale. Il fatto che non può essere individuato facilmente e messo in una categoria concreta, e inaccettabile. Non ha una nazionalità, non parla inglese, non può andare oltre ogni limite. La differenza e quella che e detterminante per gli altri quando decidono di abbandonare ciò che è standard, e fare appello a forme più avanzate e creative di comunicazione, di interazione. Loro hanno la capacità di andare oltre i limiti convenzionali incluse nella logica stesa degli nonluoghi. A questo carattere e consentito di stare solo nella zona di transito internazionale. La suà identità è confusa, lui viene inviato nell un spazio che permette questa ambiguità. Ottiene indicazioni molto chiari: non e permesso di andare via, l’America e chiusa, fai shopping! L’accesso alle aree private è negato. Lo spazio costruito diventa spazio esperimentato, attraverso l’esperimentazione di quello che e divieto. In queste quondizioni, lui transforma il nonluogo, da un limbo a un luogo dove lo spazio e i mobili sono adattati nella sua practica quotidiana. Lui sposta le sedie in sala d’attesa in modo che può dormire, cerca di spegnere le luci prima di dormire, e fa anche la sua preghiera. Nella mattina, attraversa l’aeroporto in un accapatoio, si lava in bagno, senza riserva, iniziando a capire i meccanismi di funzinamento e modelare il suo comportomaneto in modo da facilitare la

sua esistenza. Non e solo lui modificato dello spazio, anche lo spazio e modificato attraverso la sua azione. Poco a poco impara il linguaggio convenzionale, interagisce quotidianamente con il personale in aeroporto, andando fino a stabilire rapporti stretti con alcuni di loro, un segno chiaro di familiarità. Il criterio di identità e quello relazionale sono quindi soddisfati - s’innamora- e storicamente, il tempo passa, più di nove mesi sono pasati da quando tutto a iniziato, di eventi significativi sono successi. Quello che e stato descritto finora suggerisce che gli nonluoghi possono essere interpretati attraverso una prospettiva leggermente positiva: gli spazi di movimento continuo permettono anche di allogiare, di ofrire lavoro e modalita di passare il tempo libero per tutti coloro per cui non sono stati concepiti gli spazi. Possono essere facilmente appropriati di forme di identità marginalizate e di qualche comunità caratterizate da differenza. Per la frangia, come nel caso analizato, dove il personaggio era considerato inaccetabile per la mancanza di cittadinanza, di un’identità facilmente da decifrare, gli nonluoghi potrebberono effettivamente essere gli unici luoghi dove loro ci possono essere, che li possono avere. Il quotidiano, questa inserzione della storicità di un luogo, redefinisce le identità e le modi di relazionare. Può diventare l’aeroporto un luogo, dove la complicità di linguaggio, riferimenti communi, regoli di vivere scomparano, e ci sono create e redefinite identità? Questo proceso di transformazione e in realtà una relazione, in rispetto a, perchè tutti i raporti che sono registrati nello spazio, sono registrati, nello stesso tempo, nel tempo.

References Marc Auge. Non-places: introduction to an anthropology of supermodemity. London: Verso, 1995.

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