UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI UDINE

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FACOLTÀ DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE Corso di Laurea in Lingue e Letterature Straniere

Tesi di Laurea

LA SOCIETA’ DEL BENESSERE E IL MIRACOLO ECONOMICO IN ITALIA (1948-1973)

Relatore: Prof. Fulvio Salimbeni

Laureando: Nicolas Driutti

ANNO ACCADEMICO 2003/2004

Indice

pag. Introduzione I. Cenni storici
Una definizione del consumismo Storia del consumismo Prima fase (1873 – 1945) Seconda fase (1945 – 1973) 7 10 11 19 4

II. Il consumismo in Italia
Introduzione La situazione politica ed economica nel dopoguerra Il miracolo economico Dalla società contadina alla società affluente Particolarità della nascita della società dei consumi nell’ambito del miracolo economico Il ruolo dei partiti Il post-miracolo (1963 – 1973) La crisi del ’73 Echi nella letteratura, nella musica e nel cinema 37 42 45 50 53 26 26 28 31

III. Considerazioni finali
Introduzione Le contraddizioni del benessere I limiti del benessere Il fallimento delle rivendicazioni Consumismo contro democrazia 60 60 63 66 69

IV. Conclusions

72

2

Ringraziamenti Bibliografia

81

82

3

Introduzione

L’obiettivo di questo lavoro è quello di fornire una panoramica sulla storia della nascita e la crescita della società del benessere nell’Italia del dopoguerra, in particolare analizzando gli stravolgimenti sociali, politici e culturali provocati dal “miracolo economico”, che cambiarono profondamente gli stili di vita e i consumi di gran parte degli italiani. Questo lavoro nasce dalla voglia di capire le fenomenologie legate agli atteggiamenti consumistici presenti nella società Italiana odierna, che spesso degenerano in patologie sociali, economiche ed ambientali. In particolare, mi sono focalizzato sugli anni Cinquanta e Sessanta, proprio perché in quei decenni avvenne quella trasformazione profonda degli assetti sociali ed economici che cambieranno la natura stessa dell’Italia. La società rurale, fortemente legata alla terra e ai suoi riti millenari, sorvegliata da vicino da una zelante Chiesa cattolica venne soppiantata nel volgere di un decennio dalla civiltà urbana e industriale, portando l’Italia a far parte del ristretto gruppo dei paesi più industrializzati del pianeta. La prima parte della tesi si concentra soprattutto sulla nascita, a fine Ottocento, dei primi grandi agglomerati finanziari e industriali,, legando così in grandi gruppi i fornitori di capitali e i produttori. La grande crisi (causata per la prima volta nella storia dalla sovrapproduzione) del 1873 e la sua scia dei fallimenti a catena che la seguì, permise alle aziende e alle banche più forti di assorbire quelle più piccole, dando inizio a un periodo di forte incremento della concentrazione produttiva e degli investimenti in innovazione tecnologica, non più legate unicamente al genio di scienziati isolati. Da queste premesse parte il mio approfondimento sul legame tra lo sviluppo del capitalismo e lo sviluppo della società del benessere (ed una delle sue conseguenze più nefaste, il consumismo) dal 1873 fino al 1973, prima negli Stati Uniti e, dal dopoguerra in poi, anche in Europa Occidentale. Il secondo capitolo tratta in particolare le problematiche e le particolarità del processo di rapido sviluppo economico che favorirà la nascita della società dei consumi in Italia, individuando nel “miracolo economico” il perno su cui si basa la mia analisi 4

ma piuttosto alla cattiva gestione di questi fondi e al conservatorismo con cui vengono letti i venti di cambiamento della società. ma così 5 . La critica s’incentra soprattutto sull’origine dei bisogni che portano poi all’esasperazione quasi patologica di certi aspetti della società dei consumi. Infine. che tende ad invadere spazi sempre più ampi della vita quotidiana. dall’altro. in particolare facendo riferimento a Marcuse. Queste mancanze non saranno riscontrate soltanto nell’ambito della mancanza di finanziamenti ai consumi pubblici. sebbene aumentino la quantità di beni disponibili sul mercato e le aziende siano in condizioni di garantire livelli d’impiego adeguati. spesso condizionati dalle mancanze dello Stato. anche a scapito delle regole basiche che disciplinano la vita in società. economici e politici fautori del cambiamento. dell’uso di grandi quantità di materiali ed energia per scopi dettati dai capricci della moda o delle tendenze commerciali del momento. nell’ultimo capitolo cerco di dare qualche chiave di lettura partendo dalla critica alla società dei consumi elaborata da noti studiosi critici appartenenti a scuole differenti. in particolare dell’ascesa durante gli anni Settanta di due fenomeni: da un lato dell’escalation degli attacchi dinamitardi e terroristici e. La particolare combinazione di cambiamenti accelerati – assieme ad un contesto istituzionale incapace di gestirli – peserà anche nella scelta dei consumi privati. Lo Stato reagisce a questo malcontento aumentando la repressione nei confronti dei ceti in subbuglio e allargando le pratiche della politica clientelare atte a garantirsi il consenso tra quei settori che traevano beneficio da questo tipo di cultura politica. la diffusione in ampi settori sociali di un crescente senso di smarrimento e scontento nei confronti dello Stato e i suoi organi rappresentativi. sarà profondamente segnata anche da gravi mancanze nella gestione e nel controllo dei cambiamenti da parte dello Stato centrale. Mediante questo meccanismo. oltre ad essere caratterizzate da una velocità travolgente e dalla trasformazione del modo di vita di milioni di persone. Galbraith e Latouche. come ad esempio l’aumento dello spreco. Questi bisogni hanno origine nel sistema produttivo. Con la diffusione della società dei consumi questi atteggiamenti sfoceranno nella diffusione di comportamenti spiccatamente individualistici per quel che riguarda la scelta dello stile di vita ed i modi in cui raggiungere il successo personale. e vengono trapiantati poi nelle case di ognuno di noi attraverso la pubblicità. Una parte importante del mio lavoro punta precisamente a rendere più chiaro il legame tra le mancanze dello stato nella gestione del pubblico e le conseguenze che esse ebbero sui futuri assetti della collettività.dei fenomeni sociali. in special modo per quel che riguarda la mobilità ed il possesso di una casa. Le trasformazioni avvenute in seno alla società italiana degli anni Cinquanta e Sessanta.

l’analisi dello sviluppo capitalistico degli ultimi sessant’anni ci mette davanti interrogativi di pressante attualità. Oltre a minacciare la sopravvivenza stessa dell’uomo e di molte altre specie sulla faccia della terra. quando il funzionamento stesso delle sue democrazie viene continuamente falsato e scavalcato dai flussi economici internazionali. che tende a crescere piuttosto che a ridursi col passare degli anni. si poggia su basi molto fragili – minacciando fondamentalmente la sostenibilità ambientale a lungo scadere di una tale concezioni di sviluppo economico – e.si viene a creare un legame troppo pericoloso per l’intera società. mi preme mettere in risalto il fatto che il benessere raggiunto dalle società dell’Occidente industrializzato. In particolare. svuota il peso decisionale e la capacità di regolazione delle economie nazionali che in teoria spetterebbe alle istituzioni democratiche. agiscono seguendo soltanto le proprie regole. screditando in questo modo anche il sistema rappresentativo su cui esse si fondano. un visibile divario tra zone ricche e povere. di fatto. tra l’altro. in particolare quello sollevato dagli ultimi avvenimenti mediorientali: può l’Occidente mettersi in testa l’idea d’esportare i propri sistemi democratici in certe aree del pianeta. a dispetto anche delle promesse fatte dai promotori della globalizzazione liberista del capitalismo. ovvero le regole del capitalismo? 6 . soprattutto se consideriamo i problemi causati nel Primo e nel Terzo mondo da questo modello di sviluppo. oltre ad essere gestito e orientato verso le necessità dei grandi gruppi multinazionali. che mette le sue sorti in mano ai grandi gruppi economici. in particolare con l’impostazione datagli dal dopoguerra in poi. chiaramente interessati a fare innanzitutto i propri affari. i quali. provocando. A sua volta. qualche volta coincidenti con quelli della collettività ma il più delle volte no. il progredire del sistema di accumulazione capitalista.

Capitolo primo Cenni Storici Una definizione del consumismo In questa prima parte. e cioè la società del benessere e la pubblicità. la situazione subisce un radicale mutamento: la nuova direzione assunta dalla accumulazione capitalistica. Nicola. Vocabolario della lingua italiana. reso possibile dal progresso tecnico-scientifico. non conosca in alcun modo rallentamenti o 1 Zingarelli. e rafforzata dalle tecniche pubblicitarie.1 Questa definizione. a incentivare i consumi privati di beni anche non necessari. Zanichelli. con la sostituzione del sistema di fabbrica alla manifattura artigiana e il conseguente sviluppo di nuove forze sociali. nell’introduzione della sua raccolta di saggi Consumismo e società contemporanea. esige come presupposto essenziale per il funzionamento e la sopravvivenza stessa del sistema economico che l'incremento della produzione. questi due elementi non esauriscono completamente la fenomenologia che riguarda il consumismo. 2000. quindi introdurrò altre due definizioni che ci aiuteranno ad avere un quadro più chiaro. definisce il consumismo in questi termini: Con l'avvento della rivoluzione industriale. 7 . In primo luogo. tipica delle economie caratterizzate da un alto livello di benessere. Inizierò prima con quella più semplice. utilizzando diverse fonti testuali. Tuttavia. Bologna. tratta da un vocabolario della lingua italiana: Consumismo: tendenza. ancorché semplice. pag. cercherò. Sergio Vitale. 435. di formulare una definizione del consumismo il più chiara e precisa possibile. introduce già due degli elementi più caratteristici che riguardano il fenomeno del consumismo.

e. 5-6. dello sviluppo capitalistico. ma ha altresì bisogno che la mano d’opera investa i propri redditi nell’acquisto dei prodotti messi a loro disposizione sul mercato. Sansoni Università.2 In secondo luogo. Consumismo e società contemporanea. il “cerchio” non si chiude e l’economia precipita inevitabilmente in una crisi di sovrapproduzione. Trovatosi di fronte a questo problema. il suo essere non l'aspetto negativo. la rapida obsolescenza delle merci. con l’avvento del sistema di produzione industriale capitalista. Per la prima volta nella storia umana.3 Dunque come possiamo dedurre dal contributo delle ultime due definizioni. che non è in alcun modo finalizzato al benessere delle masse. eccedente. pagg. In effetti. l’incalzante succedersi delle mode. Sergio). investendo massicce somme di capitale nella produzione devono assicurarsi lo sbocco di ciò che essi producono in quantità sempre più elevate. il consumo sempre più accelerato degli oggetti della produzione. Questo spiega. (a cura di Vitale. La produzione abbisogna non solo di mano d’opera a buon mercato. si produce ad un ritmo talmente elevato che le merci non trovano sbocco sul mercato. 3 Ravaioli. l’apparato produttivo non ha preso le crisi di sovrapproduzione come se fossero una misura della sazietà del mercato (provando a fare un’analogia col corpo umano). che nulla ha a che fare con una giusta diffusione di consumi tra tutti i ceti. VV. è un processo molto articolato. in La sinistra – Rivista (rivista mensile del quotidiano “Il manifesto”). la creazione di bisogni prima inesistenti. la diffusione di modelli di comportamento sempre diversi. Se ciò non accade. settembre 2000. da una parte. Firenze. abbiamo la definizione fornita da Ravaioli (2000) che. 2 8 . questa accelerazione coatta nell'uso di beni sempre meno necessari. proprio come conseguenza dello sviluppo dei grandi gruppi industriali che. 1975. riducendo le proprie capacità produttive o riducendo AA. e non serve altro obiettivo che la continua alimentazione della spirale produttivistica. dall’altra. Carla. la concreta rappresentazione del fatto che (come diceva Claudio Napoleoni) "la funzione specifica del valore d'uso consiste nel fornire un supporto al valore di scambio". numero 9. avrebbe dovuto svelare la sua verità di strumento del capitale. la continua immissione di beni e di servizi sul mercato. “Contro il mito della crescita”. il consumismo va oltre la sua definizione più semplice. per secoli segnata dalla scarsità e dalle penurie. ma la più vistosa manifestazione della sua stessa essenza.battute d'arresto. nato nelle società dei paesi di prima industrializzazione. a riguardo dello stesso argomento si esprime così: Il consumismo.

“Non si tratta di negare che vi siano dei bisogni. è la fonte che alimenta questo processo: “E’ chiaro che non si può sostenere la produzione come strumento per soddisfare i bisogni. Jean. del libero mercato. ed è ancora risolto. come ce lo dimostra Galbraith. Si potrebbe obiettare questo affermando che l’apparato produttivo immette nuovi prodotti sul mercato solo per soddisfare i bisogni umani. la produzione sarebbe continuata e allo stesso tempo le persone avrebbero potuto dedicare diverse ore delle loro giornate alle più svariate attività personali o comunitarie. lo sviluppo. ecc. delle attività naturali. Il problema. innumerevoli. Ciò vuol dire che il problema della sovrapproduzione è stato. la crescita. straniandosi completamente dal desiderio e dal bisogno umano. VV. Purtroppo però. 1976.. però. L’effetto della dipendenza. La società dei consumi: i suoi miti e le sue strutture. a seconda della convenienza e a scapito di tutto il resto. 297. non è là. ubbidendo soltanto alle logiche della produzione. Sarebbe stata la cosa più logica da fare. John K. stimolando attraverso la pubblicità (con tutti i modelli di vita e consumo da essa proposti) ed il credito l’uso di porzioni di reddito sempre maggiori per l’acquisto di merci d’ogni tipo. giacché l’aumento della produttività non ha conosciuto battute d’arresto..4 Il consumo di massa nelle società capitalistiche inevitabilmente degenera nel consumismo proprio perché il consumo stesso è creato artificialmente dal sistema produttivo. 5 4 9 . non riconoscendo che così si riuscirebbe a dare un’occupazione a molte più persone. l’apparato produttivo ed in genere l’economia rispondono solo alle logiche (ed anche alle versione miticizzate di esse a cui sovente si appellano gli economisti quasi fosse una religione) del profitto. 101. in primo luogo noi stessi.. Baudrillard. Bologna. Il Mulino. pag. pag. in AA. in continuo sviluppo e spesso imprevedibili. si tratta di vedere che il consumo come concetto specifico delle società contemporanee. come ce lo dimostrano tanti casi del passato e del presente. quando è la produzione stessa che crea tali bisogni”.il carico di lavoro richiesto ai lavoratori.”5 Galbraith. e quindi il fatto che le persone abbiano sempre maggiori possibilità di soddisfarli è proprio un indice del benessere raggiunto da queste persone.

Storia del consumismo Dopo aver definito cosa si intende per consumismo e quali altri concetti sono compresi dentro questo fenomeno. anno in cui si verifica la crisi del petrolio che segna uno spartiacque nella storia economica e politica mondiale. Germania e Stati Uniti (ma non solo) cominciano a sviluppare le proprie industrie nazionali e cresce il tasso d’urbanizzazione e di proletarizzazione delle popolazioni in questi paesi. Il periodo di crisi economica che ebbe origine quell’anno e che si protrasse fino al 1895 (conosciuta come la Grande Depressione). quella del capitalismo finanziario. ciò provoca fallimenti a catena. 10 . nulla ci impedisce di effettuare una scelta più o meno arbitraria. e proprio loro saranno il terreno di coltura ideale di cui il consumismo ha bisogno per attecchire. la scelta di quest’anno in particolare risponde a delle ragioni ben precise. e anche sé arbitraria. crac borsistici. nascono i germi dei colossi industriali e finanziari che in futuro si spartiranno il controllo dei mercati mondiali e saranno tra gli attori principali responsabili per la nascita del consumismo. Così com’è capitato per tanti altri avvenimenti e processi che riguardano l’intera società in diverse regioni del pianeta. per appunto l’anno 1873. rientra sì nell’ambito delle crisi croniche “di sfiato” del sistema capitalista industriale. non possiamo stabilire con precisione una data certa d’inizio del consumismo. In ogni caso. licenziamenti di massa e riduzione dei salari. d’ora in poi anche Francia. Il 1873 è l’anno che denota anche l’avvio della II Rivoluzione Industriale: lo sviluppo industriale non è più solo un’esclusiva della Gran Bretagna. E’ la nascita di una nuova fase nell’economia. nascono così in questo periodo le prime grandi concentrazioni di gruppi industriali e finanziari che approfittano della situazione di crisi generale per fare grosse acquisizioni. cercherò di delineare un percorso diacronico in cui verrà illustrata la nascita e lo sviluppo del consumismo fino al 1973. ma con delle caratteristiche innovative rispetto alle altre crisi verificatesi nel XIX secolo: per la prima volta le capacità produttive sono nettamente superiori alle capacità d’assorbimento da parte del mercato.

di fatti. la riduzione del numero di concorrenti e la mano d’opera a buon mercato sempre disponibile (si verificò. come in ogni crisi. quello industriale. ma la richiesta crolla a 500.000 tonnellate. Mondadori. 158. pag. e grazie alle nuove invenzioni tecniche. proprio questo periodo vede la nascita dell’espansione imperialistica. un deciso aumento della disoccupazione col conseguente abbassamento delle retribuzioni). è costretto a ridurre i volumi di produzione.5 milioni di tonnellate di binari. ed è questo il fatto che c’interessa in particolare. 6 11 . Questi gruppi escono rafforzati. 2004. ma anche. riusciranno a rimettersi in sesto. Michel. nel 1873 le fonderie sono in grado di produrre 2. fra il 1872 e il 1881 il loro prezzo scende del 60%. Le modalità scelte per arginare i problemi del sistema industriale e finanziario segneranno fortemente il mondo intero. la corsa frenetica delle principali potenze mondiali verso quelle zone del pianeta ancora poco esplorate e poco conosciute. il tutto Beaud. E’ una crisi che colpisce maggiormente i settori agricolo e finanziario. la crisi fa fallire le industrie e le banche più deboli spianando il mercato a quelle più forti e con maggiori disponibilità di capitali. colpito principalmente dalla sovrapproduzione. Di questo periodo di crisi ci interessa in particolare il modo in cui i grandi capitalismi nazionali reagirono alla Grande Depressione. Milano. Storia del capitalismo: dal Rinascimento alla new economy. Il mondo fu suddiviso a tavolino in aree d’influenza. i prezzi ed i margini di guadagno. Tuttavia. le campagne europee ne soffrono parecchio e si accentua l’immigrazione interna verso i grandi poli industriali e soprattutto verso le Americhe.Prima fase (1873 – 1945) La grave crisi iniziata nel 1873 fu causata dalla concomitanza di diverse crisi speculative combinate con la diminuzione della redditività degli investimenti e l’aumento della concorrenza che sbocciarono in una serie di crisi borsistiche e finanziarie (in particolare nelle borse di Vienna e New York).”6 C’è inoltre da tener conto della caduta dei prezzi agricoli in Europa causato dall’arrivo del grano russo e americano. oppure colonizzate solo commercialmente e in modo parziale. la sovrapproduzione diventa un problema per l’economia: [In Inghilterra] “Le capacità produttive sono nettamente superiori al fabbisogno. tutti i continenti furono presi di mira dall’appetito vorace delle potenze industriali: bisognava trovare mercati nuovi in cui fosse possibile collocare i prodotti industriali in eccesso e nuove zone da cui attingere le materie prime necessarie a sostenere l’apparato produttivo.

373. subdolamente però.). Edizioni Sansoni.. 7 12 . il capitalismo finanziario. lo Stato e gli industriali inscenavano uno spettacolo che distoglieva l’attenzione dai problemi sociali ed economici reali.: Del Torre. Einaudi.. nell’Accumulazione del capitale. l’apertura forzata dei loro mercati interni alla libera concorrenza e con la testa d’ariete delle multinazionali7 che operavano nel settore delle materie prime e potevano agire a mani libere all’interno di questi paesi complici molto spesso delle aristocrazie latifondiste corrotte. Gilles et al. Torino. Persino i Paesi latinoamericani che avevano raggiunto l’indipendenza dalla Spagna nei primi decenni del XIX secolo. Rosa. Alfredo. mancandovi la richiesta di prodotti addizionali: ma all’estero. dove la produzione capitalistica non si è ancora sviluppata. pag. 9 Solo per citare alcune delle innovazioni. XXXII e XXXII in cui vengono trattate le tematiche riguardanti l’imperialismo. L’accumulazione del capitale. L’essenziale è che il capitale accumulato nel vecchi paese trovi nel nuovo una rinnovata possibilità di produrre plusvalore e di realizzarlo. una nuova domanda si è determinata in strati non-capitalistici. la dinamite nel 1867 e la mitragliatrice nel 1883. Vedere in particolare i capitoli XXX. Inoltre. o la si determina con la forza. a noi interessa in modo particolare perché darà avvio all’assetto economico da cui scaturì l’ideazione e messa in atto di quelle misure Vedere in particolare il capitolo 21 in Perrault. possiamo nominare il siluro inventato nel 1860. rivelatasi sempre più vicina con l’inasprimento della concorrenza soprattutto nei settori di prima industrializzazione. Un contributo per poter capire la portata dell’imperialismo ce lo fornisce Luxemburg. Milano. il sottomarino nel 1863. Firenze.”8 Fu l’unico modo con cui si riuscì a rimandare l’ipotesi di una guerra a tutto campo (purtroppo soltanto fino al 1914) tra le potenze. Bibl. 2003. alimentando anche il ghiotto boccone delle commesse di guerra (non dimentichiamoci che molti tra i più micidiali sviluppi della tecnica militare sono di questo periodo9). Corso di storia e percorsi di approfondimento. 8 Luxemburg. Giuseppe e Viggiano. 1968. Attraverso le pressioni dei grandi gruppi finanziari mondiali. cioè di continuare l’accumulazione. (. 2000.sempre giustificato dalla missione civilizzatrice ed evangelizzatrice dell’uomo bianco. 427.. fece un’accurata analisi dei processi sottostanti all’espansione imperialistica: “Il capitale ozioso non trovava possibilità di accumulazione in patria. che agli inizi del Novecento. senza fare ricorso alla forza militare. furono costretti a rientrare all’interno di quest’espansione del capitalismo su livello mondiale. e con l’inarrestabile ascesa delle nuove comparse nello scenario internazionale (Stati Uniti e Germania) che provocarono l’aumento dei punti d’attrito tra i paesi industrializzati. L’altra forma d’adattamento escogitata per far fronte alla situazione di crisi internazionale. Il libro nero del capitalismo. Rif. pag. Net. attraverso le politiche legate alla colonizzazione e il fervore nazionale suscitato dalle imprese di conquista che promettevano terre e lavoro ai diseredati dell’industrializzazione. il militarismo e l’espansione coloniale delle potenze europee.

nel mondo del lavoro e nei rapporti tra i sessi e tra le classi. Il numero degli attori presenti sul mercato si riduce. nacque una corsa agli armamenti che vide impegnate soprattutto la Gran Bretagna e la Germania. le potenze industriale tornano a ricorrere al protezionismo dopo due decenni che avevano visto l'espansione del liberismo. La I Guerra Mondiale ebbe effetti devastanti non solo perché provocò la perdita di milioni di vite umane. Nonostante il varo di misure protezionistiche e l'allargamento dei mercati disponibili e delle conquiste realizzate dal capitalismo internazionale. analizzando in 13 . i nuovi agglomerati industriali potevano contare con un vasto supporto finanziario per realizzare questi investimenti. di fatto. laboratori e scienziati. nuove modalità di commercializzazione. non ci è voluto molto tempo prima d'andare a fuoco nel 1914. Fu la prima guerra “totale”. facendo diventare il continente una polveriera pronta a scoppiare in qualsiasi momento. comprometteva l'Europa tutta nel gioco delle alleanze. nuovi fonti d’energia. ogni potenza. s’investe nella ricerca di nuove tecniche. ora questi due fattori si legano e si concentrano sotto la direzione dell’alta finanza. tutto l'apparato economico e industriale. anzi. mettendo insieme i nuovi mercati aperti dalla colonizzazione protetti da barriere doganali si credette di risolvere il problema degli sbocchi commerciali. Fra tutti questi fattori a noi interessano in modo particolare quelli che riguardano le misure (e le conseguenze di esse) messe in atto durante il periodo della guerra che saranno d'importanza fondamentale per capire gli sviluppi del consumo di massa. ma anche perché sconvolse un'intera generazione provocando cambiamenti epocali nella società. ovvero. nuovi prodotti.per incentivare il consumo del maggior numero possibile di beni. la tensione e le ipotesi di conflitto non s'allentarono affatto. Sul piano dei rapporti internazionali. altrimenti impensabili. E. di fatti. Mai prima d’ora s’era creato un legame così forte tra industria. la guerra segna l'inizio del lento declino del primato mondiale dell'Europa e la comparsa nello scacchiere internazionale delle due superpotenze situate proprio ai margini dell'Europa: gli Stati Uniti e l'Urss. nuove produzioni che permettessero alle aziende di ritornare a fare profitti. da noi prima definito come consumismo. Il capitalismo finanziario segna la fine della netta divisione tra fornitori di capitale e produttori. Per cercare d'arginare i problemi causati dalla sovrapproduzione e dalla stagnazione generale dell'economia. tutte le componenti della società vennero mobilitate e coinvolte nello sforzo bellico. costringendo ai lavoratori a fare molte concessioni sul piano dei diritti in pro del raggiungimento degli obiettivi della macchina bellica. nell'economia. si verifica una fortissima concentrazione di capitali e di forza produttiva in poche mani. così. ognuna delle due messasi a capo di una coalizione internazionale in chiave difensiva che. finanza.

Il fattore chiave per vincere una guerra dopo la Rivoluzione Industriale giace nell'apparato industriale di un Paese più che nella quantità di soldati che esso è in grado di schierare sul campo.particolare i risvolti della congiuntura economica americana e internazionale nel periodo tra le guerre. innovare e migliorare la distruttività e l'efficienza degli armamenti ed è in grado di assicurare e gestire le proprie fonti di materie prime in modo migliore vince la guerra. Chi riesce a produrre di più. non avevano trovato molti adepti. Il taylorismo fu soltanto un primo passo di un cambiamento ancora più profondo che ebbe luogo nel periodo tra le guerre negli Stati Uniti con l'introduzione del fordismo. esso rappresenta anche un nuovo modo di inserire i lavoratori nella società capitalista: si tratta al contempo di un nuovo modello di produzione capitalista (con salari relativamente elevati per una parte della classe operaia e forte aumento della produttività grazie alla produzione di massa e alla razionalizzazione) e di realizzazione del valore così creato (con lo sviluppo del 14 . L'introduzione del taylorismo nelle fabbriche non può più essere arginata dai sindacati. L'innovazione dell'organizzazione scientifica della produzione introdotta da Henry Ford va al di là del semplice miglioramento della produzione con la catena di montaggio e della sua applicazione in maniera sistematica ad ogni mansione svolta in fabbrica o della produzione in serie di grandi quantità di prodotti identici. il cui margine di manovra è stato drasticamente ridotto dalle leggi speciali approvate nel periodo bellico che vietavano gli scioperi od ogni tipo di protesta che prevedesse la sospensione della produzione. Il deciso aumento della produttività che si verificò nel periodo bellico fu in gran parte dovuto all'introduzione del taylorismo. gli Stati Uniti trassero più di qualche vantaggio in particolare per quel che riguarda l'aumento delle riserve aurifere e dal fatto che la guerra fece da volano dello sviluppo industriale ed economico. Mi rifarò a Beaud (2004) per dare un'idea più chiara della portata del fordismo: Il fordismo non consiste soltanto nell'applicazione di un rinnovato modello di organizzazione del lavoro. Le linee guida che ponevano le basi per l'organizzazione scientifica del lavoro. invece ora vengono applicati da tutti i sistemi industriali avanzati e non solo nella produzione industriale. ideate da Taylor verso la fine dell'Ottocento. prima della guerra. Diversamente dalla situazione in cui versavano i paesi europei dopo la I guerra mondiale.

pag.10 Col five dollars a day. Paese caratterizzato da solide tradizioni di risparmio. in tutto il mondo.consumo di massa.11 uno dei punti chiave dell'attuazione del fordismo. [corsivo suo]. Beaud. 1967. le cui condizioni di vita si avvicinano a quelle della classe media). Tuttavia. la miseria e l'ingiustizia. Einaudi. tipiche della morale protestante e uno dei valori fondanti della cultura americana. di moralità e di vita. per seguire poi nelle altre nazioni industrializzate dell'Europa Occidentale. Finita la guerra sorge però il problema dell'utilizzo dell'apparato industriale sovradimensionato e del surplus di produttività che non trovano più il suo sbocco naturale nell'industria bellica. in italiano “cinque dollari al giorno”. facendo leva sui bisogni falsi. lo stimolo creato dall'occasione di disporre un reddito maggiore e la possibilità di godere un livello di vita superiore sono un attrattivo che. l'aggressività. tutt'altro. questa misura ideata da H. e finalmente con la globalizzazione. Storia del capitalismo. Il sistema industriale decise allora di puntare sullo sviluppo dei consumi personali degli americani. creando così delle differenze e delle divisioni tra quelli che lavoravano alla Ford e quelli che no. che si estende a un settore della classe operaia. Ford aumentava il salario minimo nelle sue fabbriche per alcune categorie di lavoratori da due o tre dollari a cinque. e allo stesso tempo. avvicinando il livello dei loro consumi a quello della borghesia americana. si rivelerà vincente. Five dollars a day.12 riuscirà a diffondersi prima negli Stati Uniti. 25. Torino. riducendo la giornata lavorativa da nove a otto ore. i lavoratori (soltanto gli uomini che avevano lavorato per un determinato numero di anni vi potevano accedere) dovevano sottostare a determinate regole di comportamento. “I bisogni «falsi» sono quelli che vengono sovrimposti all'individuo da parte di interessi sociali particolari cui preme la sua repressione: sono i bisogni che perpetuano la fatica. l'aumento vertiginoso della produttività in questo periodo è un chiaro segnale del fatto che i ritmi di lavoro sono addirittura aumentati. dando avvio a un nuovo sistema di sfruttamento pilotato dall'apparato industriale che. ed anche tra le diverse categorie di operai appartenenti ad essa. nonostante le voci contrarie sollevate dagli economisti dell'epoca che consideravano ogni aumento del costo della mano d'opera come un danno per la competitività. per poter beneficiare del five dollars a day.” 11 10 15 . 12 Secondo la definizione di Marcuse in L'uomo a una dimensione – L'ideologia della società industriale avanzata. Con questi due espedienti si riuscì a cambiare la mentalità di un paese in un solo decennio. Lo Op. 206. nasceva un settore della classe operaia che poteva permettersi di consumare di più. Per riuscire in quest'impresa si fece ricorso a due armi: la pubblicità e lo stimolo a far uso del credito. Inoltre. Di certo la fatica e l'avvilimento prodotto dai ritmi frenetici delle nuove fabbriche ristrutturate secondo i dettami del taylorismo e dai gesti ripetuti migliaia di volte al giorno non erano scomparsi. pag. cit.

sviluppo di tecniche sempre più raffinate di marketing. Di fronte alla prospettiva di una nuova crisi di sovrapproduzione. 2002. Mondadori. Op. pag. 52-3. La fine del lavoro. Rifkin. nell’introdurre e diffondere i prodotti di “marca” (più adatti allo stile di vita moderno secondo la pubblicità dell’epoca) prima inesistenti dacché quasi tutto veniva acquistato sfuso. conobbero una forte espansione nel corso degli anni Venti cercando di imporre alla popolazione americana nuovi modelli di vita e di consumo. Si produce di più convogliando con la 13 14 Rifkin. nel programmare l’obsolescenza dei prodotti per garantirsi gli acquirenti in futuro. Chiaramente.”13 Queste misure puntavano a favorire il senso di insoddisfazione cronica nella popolazione abituata a lavorare il minimo indispensabile per poter coprire i bisogni basici del nucleo famigliare o della persona. La fine del lavoro. alimentando un circolo vizioso da cui si uscì soltanto grazie alla II Guerra Mondiale. pag. la cultura del risparmio e la produzione artigianale e. nel bombardare la classe lavoratrice con modelli di vita e di consumo del lusso tipici dell’aristocrazia e delle personalità famose. una nazione frugale e lavoratrice venne travolta da una cultura edonistica che predicava la ricerca di sempre nuove strade per la gratificazione immediata. 48. l’introduzione del credito e degli acquisti a rate fu la mossa vincente nel processo di cambiamento della mentalità collettiva della classe lavoratrice statunitense: “Fare acquisti a rate era affascinante e per molti divenne un vizio. pubblicità e l’invenzione del credito al consumo vennero definite all’epoca il “Vangelo economico del Consumo. l’aumento della produttività e la razionalizzazione della produzione sfornavano sempre più prodotti che rimanevano invenduti nei magazzini. Le imprese erano riluttanti a trasferire i guadagni di produttività ai lavoratori. per il sistema industriale americano la persistenza di questa mentalità era estremamente dannosa. I nuovi guru del marketing e della pubblicità capirono che la chiave per riuscire ad imporre nei cuori e nelle menti delle persone la propensione al consumo sfrenato si trovava nel ridicolizzare lo stile di vita sobrio. 16 . il marketing e la pubblicità. Jeremy. cit. e che il più delle volte non ricorrevano al mercato per soddisfare i propri bisogni materiali.”14 Questo processo d’incentivazione ed esasperazione dei consumi privati portato avanti dal sistema industriale per cercare di compensare gli aumenti dei volumi delle merci prodotte fu anche responsabile delle grandi difficoltà che ebbe l’economia americana per risollevarsi dalla crisi borsistica del 1929. Tuttavia. allo stesso tempo. In meno di un decennio. nell’inventare mode e invadere il mercato con nuovi prodotti. Milano. prima alquanto trascurati dal sistema industriale che puntava soprattutto allo sviluppo delle capacità di produzione piuttosto che allo stimolo del consumo.

e allo stesso tempo. 60. sia tra la classe operaia che tra i rappresentanti dell'alta finanza e dei grandi gruppi industriali. La paga oraria delle persone ora impiegate si sarebbe ridotta di poco. e come conseguenza benefica per l’economia. la macchina produttiva aveva sempre meno bisogno di mano d’opera ed i salari ristagnavano (tranne che per gli operai della Ford che potevano accedere al five dollars a day) non permettendo alla gente di aumentare i loro consumi. legato alla ridistribuzione di una quota maggiore di ricchezza avrebbe strappato dalla fame più famiglie. un “nuovo corso” capace di risollevare le sorti del Paese. povertà. Rifkin. Il problema principale che ebbe ad affrontare Roosvelt fu la disoccupazione che aveva raggiunto livelli spaventosi dopo il Martedì Nero di Wall Street. Mentre molti Paesi dell'Europa Occidentale abbracciavano. Paesi in cui le consolidate tradizioni democratiche riuscirono a reggere l'onda d'urto del nazionalismo). cit. Roosvelt. in diverse forme. 17 . nel 1932 alla Casa Bianca viene eletto Franklin D. la possibilità di far sì che più persone ricominciassero a lavorare poiché le aziende sarebbero costrette ad impiegare più persone per coprire gli stessi turni. La crisi generale che colpì il capitalismo americano e mondiale nel corso degli anni Trenta mise a dura prova la capacità di mantenere la stabilità sociale in un contesto di disoccupazione generalizzata. ridando vigore all'intera economia. il fascino delle ideologie fasciste-nazionalistescioviniste (con l'eccezione della Francia e la Gran Bretagna. La fine del lavoro. Uno dei pilastri del programma politico roosveltiano fu quello di riaprire il dialogo con i sindacati per cercare di ottenere il maggior consenso possibile e a tutto campo. Prendendo spunto dai buoni risultati raggiunti dalla ditta Kellogg15 i sindacati individuarono la soluzione al problema della disoccupazione nelle proposte avanzate dal movimento della condivisione del lavoro. L'adozione di un programma così innovativo poneva però in pericolo tutte le conquiste realizzate dal sistema industriale nel corso degli anni Venti: 15 Op. la riduzione delle ore dedicata da ciascuno alla produzione. pag. ristagnazione economica e col continuo inasprimento dei conflitti sociali che tutto ciò provocava.pubblicità ed il credito più gente al consumo delle nuove merci prodotte ma. Il maggior numero di occupati. allo stesso tempo. il reddito da loro reso disponibile insieme ad una maggiore condivisione dei guadagni di produttività da parte delle aziende avrebbe creato le condizioni per la nascita di un circolo virtuoso. grazie ad una innovativa campagna elettorale basata sull'utilizzo della radio che denunciava gli errori della precedente amministrazione repubblicana e prometteva al popolo americano un New Deal. che racchiudeva in sé due iniziative: la richiesta della riduzione dell'orario di lavoro per poter godere di più tempo libero (un punto su cui i sindacati puntavano da anni).

le prerrogative del sistema industriale prevalsero sul benessere generale e il Presidente Roosvelt diede l'indicazione di bocciare la legge. la libera scelta del sindacato da parte del lavoratore. la pianificazione economica sarà 16 Op. L'organizzazione dell'economia bellica prevedeva un forte intervento statale destinato al controllo dei prezzi. lo Stato diventa il datore di lavoro che in ultima istanza provvede a dare un'occupazione per chi non riesce a trovarla nel settore privato. il varo di una normativa federale. Purtroppo. ancora una volta. Roosvelt invece decise che la soluzione al problema della disoccupazione era quello del rilancio dell'economia attraverso un massiccio programma d’investimenti pubblici in grandi infrastrutture. e. “Il New Deal non è riuscito a rilanciare il poderoso meccanismo di accumulazione caratteristico del capitalismo americano: soltanto la guerra ci riuscirà.”16 Lo scoppio della II Guerra Mondiale sarà l'evento che farà finalmente ripartire la macchina industriale americana. 212. anche se gli Stati Uniti non furono coinvolti direttamente nella guerra sino all'attacco giapponese alla base navale di Pearl Harbor. cit. ma nel 1940 il suo livello resta del 10%. In ogni caso. ecc. la disoccupazione è scesa. vanificando tutti gli sforzi compiuti in senso contrario con le politiche del Vangelo del Consumi. bloccando. guadagnasse e consumasse di meno poteva voler dire un pericoloso ritorno al passato. Storia del capitalismo. dell'inflazione e dell'organizzazione della produzione industriale.innanzitutto l'establishment non vedeva con buoni occhi una maggiore condivisione dei guadagni di produttività coi lavoratori. che prevedeva l'applicazione dell'orario ridotto solo in alcuni settori specifici. pag. sussidi per i disoccupati e l'aumento delle tasse sui redditi più alti. La proposta di un progetto di legge per stabilire la settimana lavorativa di trenta ore in tutti gli Stati Uniti fu presentata dal senatore Black dell'Alabama il 31 dicembre 1932. la legge passò al vaglio della Camera dei Rappresentanti.. la protezione del lavoro minorile. tuttavia non poterono spezzare la resistenza dei grandi industriali a condividere parte delle ricchezze prodotte nelle loro fabbriche e da loro accumulate. Dopo la sua inattesa e veloce approvazione in Senato. Certo. ed il fatto che la gente lavorasse. 18 . In questo contesto. dai primi momenti della guerra l'economia americana ne trasse vantaggio poiché era fondamentale il suo apporto di derrate alimentari e materiale bellico alla Gran Bretagna e ai suoi alleati. Anche se il NIRA ed il Fair Labor Standard Act (varato nel 1937 dopo che il NIRA venne dichiarato incostituzionale) introdussero diverse novità positive per quel che riguarda la contrattazione collettiva. barattando al suo posto il NIRA (National Industry Recovery Act). Beaud. dove tutti prevedevano un percorso veloce. di fatto.

In questa prima parte mi sono limitato a trattare quasi esclusivamente il contesto economico degli Stati Uniti. Le ragioni della mia scelta sono dovute al fatto che nelle economie europee del dopo guerra. L'industria moderna ed uso intensivo di capitale e tecnologia richiede però una pianificazione a lungo raggio. ma soprattutto ad una maggiore pressione esercitata sui lavoratori che vengono costretti a fare turni stremanti ed ad aumentare i ritmi di 17 Galbraith. è caratterizzato da un impressionante aumento della produttività e degli scambi commerciali internazionali. fortemente impegnate nella ricostruzione post bellica e nel ristabilimento della parità aurea delle divise più importanti. dovuto in parte al miglioramento delle tecniche d’automazione e razionalizzazione. 19 . mancavano quelle condizioni sociali (cioè la disponibilità di reddito da parte del proletariato salariato) e dunque anche la possibilità da parte delle imprese europee di creare una macchina fautrice di desideri capace di stravolgere l'intiera società com'era successo in America col Vangelo dei Consumi. Il grande aumento della produttività nel dopoguerra. 21. questo sarà senz’altro uno dei periodi di maggiore stabilità e sviluppo del capitalismo a livello mondiale. e dal fatto che una non trascurabile parte del globo si trovasse fuori dall’ambito capitalista. Einaudi. Torino. trascurando volutamente l'Europa. e lo sarà ancor di più dopo la fine della guerra (sia per il controllo dell'offerta che della domanda). Seconda fase (1945 – 1973) Il trentennio che va dalla fine della seconda guerra mondiale fino alla crisi del petrolio del ’73.fondamentale per poter portare avanti il sistema economico. John Kenneth. pur essendo un termine che provocava orrore tra i sostenitori del libero mercato contrapposto alle economie pianificate del blocco sovietico. questo termine si carica di contenuti ideologici è viene abbandonato perché considerato nemico della società liberista. “Prima della guerra fredda il termine pianificazione voleva dire evitare delle disgrazie evitabili. Anche tenendo conto delle distruzioni provocate dalla guerra alle economie europee e asiatiche. Il nuovo stato industriale. 1968.”17 Nello sviluppo della seconda fase di questa storia del consumismo mi occuperò più in profondità delle tematiche collegate alla pianificazione industriale ed il suo legame con la pianificazione dei bisogni. Dopo però. interessarsi per il futuro. pag.

consci poter rimpiazzare il ruolo dell’Europa e consapevoli di essere la prima potenza economica e militare. doveva essere contrastato a livello mondiale con qualsiasi mezzo. legale o illegale. Questi organismi internazionali giocarono un ruolo fondamentale nell’azione di sostegno dell’influenza politica ed economica americana nel resto del mondo. nate anch’esse dagli accordi di Bretton Woods) – in cui gli Stati Uniti vi giocano un ruolo di prim’ordine – si consolidarono gli interessi americani in quei paesi desiderosi di uscire dalla povertà e il “sottosviluppo” a cui furono costretti dall’imperialismo. quindi in pratica il dollaro era buono come l’oro. gli Stati Uniti. con la sua suddivisione rigida del mondo in “compartimenti stagni”. diventando così la moneta di riferimento mondiale per gli scambi commerciali. in grado di contrastare l’Urss in qualsiasi area del mondo. Si pensava che il resto del mondo doveva compiere lo stesso percorso per riuscire a raggiungere il benessere di cui ora godevano i 20 . attraverso l’azione della Banca Mondiale e il Fmi (Fondo Monetario Internazionale. s’attivano per favorire e incentivare il processo di decolonizzazione in seno all’Onu. sia liberisti – come il tassello mancante nelle economie meno sviluppate. pur consapevoli del pericolo della deriva socialista incombente sulle nuove nazioni. custoditi gelosamente da ogni paese impedendo il flusso libero di capitali americani che avevano bisogno di riversarsi sull’Europa Occidentale ed i paesi del Terzo mondo. innanzi tutto. sfidando apertamente l’espansione del comunismo. L’esaurimento delle risorse delle potenze coloniali europee nel corso della guerra non permette ad esse di mantenere i vasti imperi coloniali (le cui popolazioni erano sempre più insofferenti nei confronti della dominazione coloniale). anche andando contro la volontà popolare.lavoro. spesso in condizioni di lavoro molto precarie. In Europa. il superamento dell’accumulazione di stampo imperialistico e coloniale. vista in quel momento – da economisti e intellettuali sia socialisti. L’enorme quantità di denaro riversatasi sul Terzo mondo con l’obiettivo dichiarato di favorire lo sviluppo economico e colmare il divario col Primo mondo venne utilizzato per avviare massicci programmi d’industrializzazione. che anzi. La politica monetaria che scaturì dagli accordi di Bretton Woods diede il supporto monetario necessario a finanziare il nuovo ruolo degli Stati Uniti nel mondo: il dollaro venne parificato all’oro. ciò avvenne mediante l’introduzione del sistema americano di produzione (taylorismo-fordismo) in concomitanza con la riconversione dell’industria bellica. elargendo prestiti e aiuti militari a tutti quei paesi che giuravano fedeltà agli Stati Uniti. La seconda fase dello sviluppo della società dei consumi vede. L’arrivo di questi capitali viene accompagnato dalle promesse di benessere e libertà (prima e ovvia conseguenza dell’arrivo del libero mercato!). senza badare molto a chi governasse questi paesi o per quali scopi fossero destinati i soldi dati in prestito. Inoltre.

la stessa sopravvivenza della popolazione dipende dalle derrate alimentari importate o arrivate sotto forma d’aiuti alimentari. Il risultato fu però quello di far crescere soltanto l’indebitamento e la dipendenza del Terzo mondo. Torino. in una situazione simile. 1992. denunciando in particolare quei meccanismi attuati dall’apparato industriale per creare e manipolare artificiosamente la domanda di prodotti industriali. ma l’occidentalizzazione del Terzo mondo è in primo luogo una deculturazione. Gli indugi governativi posti al sistema economico durante la guerra vengono meno.19 ovvero. una fitta rete di impiegati intermedi altamente qualificati e specializzati che si occupano di tutte le mansioni relative all'organizzazione della produzione. l’occidentalizzazione non è altro che il «rivestimento» culturale dell’industrializzazione. non più dedite soltanto alla ricerca del massimo profitto da distribuire fra gli 18 Latouche. La nascita di questa nuova forma d’organizzazione aziendale è stata agevolata dalla disponibilità di quelle nuove tecnologie applicabili al lavoro negli uffici (in primis i calcolatori numerici). Bollati Boringhieri.paesi di vecchia industrializzazione. cioè una distruzione pura e semplice delle strutture economiche. per essere sostituita a lungo andare soltanto da un grosso ammasso di ferraglia promesso alla ruggine. Il termine tecnostruttura fu coniato e introdotto dall’economista John Kenneth Galbraith ed è utilizzato all’interno delle sue due opere più importanti. e vista la debolezza strutturale ed economica dei nuovi stati.”18 All’interno del sistema economico americano i cambiamenti che si verificarono in questi anni di crescita travolgente non sono da poco. Serge. 19 21 . 91. sociali e mentali tradizionali. Il vicolo cieco industriale conduce direttamente al vicolo cieco sociale. Il nuovo stato industriale e La società opulenta. anche se la vecchia figura del padrone (il capo carismatico da cui dipendono tutte le decisioni prese in azienda) viene mantenuta per le occasioni mondane. L’Occidentalizzazione del mondo. Un altro segno di cambiamento viene dalla mutata strategia delle aziende. pag. in cui il sistema economico americano viene analizzato minuziosamente. che permettono d’aumentare la produttiva dei singoli impiegati e migliorare il coordinamento e la comunicazione degli stessi all’interno della compagine aziendale. gli organismi internazionali dovevano provvedere a coprire questa carenza. quindi vista la mancanza di un ceto di capitalista o grado di far partire la crescita dell’industria. in cui le differenze nella distribuzione del reddito presenti già da tempo su scala mondiale vengono riprodotte e aumentate. La figura del padrone industriale che comanda e controlla tutto viene rimpiazzata dalla tecnostruttura. e cambia la struttura stessa dell'organizzazione aziendale. Le loro economie entrano a far parte del mercato internazionale. “In un certo modo. e spesso questa totale dedizione dell’economia al commercio estero fa sì che le colture tradizionali siano trascurate o completamente abbandonate. aumenta la concentrazione industriale e finanziaria.

che non portava nessun guadagno tangibile per l'azienda. fanno sì che sia impensabile dipendere soltanto dalla libera scelta del consumatore e dal gioco dell'offerta e la domanda.21 col chiaro obiettivo di preparare il terreno su cui verrà poi “seminato” il nuovo prodotto. lasciarli in balia del mercato sarebbe quasi come giocare d'azzardo. pag. Galbraith a proposito della 20 Questa affermazione potrebbe sembrare paradossale agli occhi di molti poiché non sembrerebbe logico. I parassiti della vita quotidiana. anche in periodi di stagnazione.20 Se potesse risultare pericolosa per la tecnostruttura la ricerca del massimo profitto. sia questo l'arresto della crescita della tecnostruttura o la sua distruzione. Il suo obiettivo principale è quello di espandersi. ma bensì più preoccupate del mantenimento e la sopravvivenza della tecnostruttura. questo è un concetto superato non più valido nell’economia capitalista avanzata. pena la sua sopravvivenza. questa automaticamente rinuncia al massimo profitto per consentire la sopravvivenza della tecnostruttura. Lanciare un nuovo prodotto o una nuova linea di prodotti comporta anni e anni di ricerca e molti investimenti. oramai datai e il cui uso dà una visione errata dei fenomeni economici. ormai diventata la colonna vertebrale dei grandi gruppi che detengo nelle loro mani quasi la totalità dell'economia americana e mondiale. o qualsiasi altra azione portata avanti dall’azienda. Dan. Quello che una volta era considerato un investimento inutile. che nonostante non vengano spinti al massimo raggiungibile. o almeno. 22 . La spartizione del mercato fra questi gruppi fa sì che concetti dell’economia classica come la concorrenza. questa viene automaticamente bloccata. che nell’attività imprenditoriale non si vada sempre alla ricerca del massimo profitto. di mantenere le stesse dimensioni. che la totalità della produzione abbia uno sbocco commerciale assicurato sul mercato. è piuttosto difficile il verificarsi di errori gravi di valutazione che potrebbero recare qualche danno. in un regime quasi monopolistico. ed ogni livello della tecnostruttura ha il compito di controllare l'altro. In effetti. consentono lo stesso alle imprese di fare lauti guadagni.azionisti. 21 “Tra il 1950 e il 1996 le spese pubblicitarie mondiali sono aumentate di sette volte. Galbraith afferma che se la ricerca del massimo profitto sempre e comunque. l'investimento pubblicitario è fondamentale per il buon andamento dei piani aziendali. in “Le Monde Diplomatique”. sarebbe un rischio troppo grande che la tecnostruttura non è disposta a correre. se guardiamo i dettati dell’economia classica. ad un ritmo assai più sostenuto di quello registrato dalla produzione” citazione tratta da Schiller. Poiché le decisioni non dipendono più dalle scelte di una singola persona. 12. Tuttavia. quindi più spesso le aziende s’adoperano al fine di tenere i prezzi ad un livello che consenti di fare profitti. dove pochi grandi gruppi si spartiscono il mercato interno ed esterno. E' fondamentale per tutto il sistema economico. la ricerca del massimo profitto e la validità stessa della legge dell’offerta e la domanda come meccanismo regolatore della vita economica non abbiano più senso. visto l’esiguo numero di attori presenti sul mercato. riceve dagli anni '50 in poi somme impressionanti di denaro. controllato e gestito dalla tecnostruttura. secondo l’analisi di Galbraith. Uno degli obiettivi dichiarati dei due volumi scritti da Galbraith è proprio quello di sfatare questi miti. maggio 2001. perciò pari passo con l'investimento in ricerca e produzione. gli economisti sono sempre pronti ad affermare che questo è lo spirito che muove il capitalismo. la sovranità nella scelta dei prodotti da parte dei consumatori. L'investimento di massicce somme di capitale ed il rischio che ciò comporta. rischia di mettere in pericolo l’azienda (ergo la tecnostruttura incaricata di gestirla).

Questa pressione si fa particolarmente forte sui ceti inferiori della società. ed elevando i miti della crescita. alimentando tutte quelle storture che col tempo diverranno la regola delle società industriali avanzate: così l’usura e l’obsolescenza pianificate vengono giustificate dalle innovazioni incalzanti della tecnica che costringe a buttar via o cambiare le cose dopo un periodo molto breve. Galbraith. cit. Le massicce somme di denaro che riceve dall’apparato industriale si uniscono alla disponibilità di un nuovo mezzo. E’ evidente l’importanza del fatto che a tali attività venga riconosciuta un’alta funzione sociale e che quanto maggiore è la produzione di beni. e verso la fine del decennio dall’ondata neo-liberista che porterà Margareth Thatcher al governo nel Regno Unito. spinta in primo luogo dall’afflusso di capitali provenienti dall’America. E' molto difficile che una grande azienda collochi sul mercato un prodotto di cui non è sicura d'avere un successo garantito: e il modo migliore per assicurare il successo dei nuovi prodotti lo diede (e lo dà ancora) la massiccia pressione pubblicitaria esercitata sulla società. Non è paradossale che proprio quando la scienza e la tecnica siano al suo apice. con cui è in grado di raggiungere i futuri acquirenti direttamente nelle loro case. dalla produzione alla vendita. 23 .tecnostruttura ci dice: “La tecnostruttura è soprattutto impegnata nella produzione di beni e nel relativo controllo e sostegno della loro domanda.22 La teconostruttura prende letteralmente le redini dell’intera economia. Nel primo dopoguerra lo Stato gioca un ruolo chiave nella 22 Op. pag. tanto maggiore sarà il servizio reso alla società”. 143. la televisione. facendosi carico e organizzando tutti i passaggi intermedi. spesso senza sapere perché. garantendosi la vendita dei prodotti da essa prodotti. La potenzialità di sollecitazione al consumo venne amplificata dalla combinazione delle nuove tecniche pubblicitarie coi nuovi mezzi di comunicazione. derivati dall’aumento dei proventi petroliferi e destinati all’acquisto di banche e titoli azionari delle maggiori aziende europee (assieme a questi capitali arrivano anche il modello di concepire l’impresa e la concezione del ruolo dello Stato negli Stati Uniti. fortemente critici dei livelli di spesa sociale dei paesi europei). il Pil e la produzione ad un livello quasi religioso (purtroppo l’azione propagandistica di questi miti è riuscita a far breccia anche tra quelle le forze politiche “riformiste” o socialdemocratiche di sinistra). idealizzato a livello di traguardo sociale. costretti in questo modo ad inseguire il livello di vita sfoggiato dalle classe superiori e dalle icone del cinema e la tivù. Il nuovo stato industriale. i suoi prodotti durino sempre di meno? Quest’innovazione nell’organizzazione aziendale arriva in un secondo momento in Europa.

alla penuria alimentare ed energetica. dobbiamo anche tener conto che la disponibilità di mano d’opera abbondante a buon mercato fa sì che non ce ne sia bisogno di rinnovare né d’ammodernare il sistema economico (cioè dotandosi di una tecnostruttura e investendo su tecnologie in grado di aumentare la produttività). In ogni caso. Non fu però una svolta completa poiché il sistema industriale italiano preferì prendere delle scorciatoie per aggirare il problema posto dall’aumento dei costi di produzione: in primo luogo favorendo il dislocamento di molte lavorazioni in aziende piccole e medie in cui i lavoratori e i sindacati avevano un potere di contrattazione molto più basso. facendo sentire la sua influenza anche sui paesi del blocco sovietico. ai mutilati e ai feriti di guerra. Nel dopoguerra il testimone fu preso dall’Inghilterra: il governo socialista che succedette a Churchill introdusse tutte quelle misure e garanzie in favore dei cittadini che poi verranno riassunte sotto il nome di Welfare state. In secondo luogo. rimanendo ancorato per più tempo alla vecchia figura del padrone d’azienda onnisciente e onnipresente. svalutando la lira si favorisce l’esportazione dei prodotti italiani. fortemente penalizzata vista la totale dipendenza energetica dell’Italia. In effetti. che col tempo diverranno predominanti. dopo l’introduzione negli anni ’30 nei paesi scandinavi dei primi sistemi di tutela del cittadino in cui lo Stato si assumeva l’onore di provvedere all’istruzione.programmazione economica. provvedere a sopperire le richieste di quelle persone che si ritrovavano senza casa. ciò si traduce evidentemente in salari più bassi. 24 . che provocarono rispettivamente l’aumento del costo del lavoro e delle materie prime. soprattutto delle mode e degli stili di consumo. anche dei paesi dell’Europa continentale. alla riconversione dell’industria bellica). alla sanità e alla previdenza in una misura mai vista prima. per i quali costituiva – seppur in maniera minore e in modi diversi – un modello da cui attingere. con l’obiettivo di gestire e coordinare gli sforzi della ricostruzione. L’applicazione di queste tutele negli anni successivi diverrà patrimonio comune. le differenze del capitalismo europee non arrestano la sempre maggiore integrazione tra le due sponde dell’Atlantico. ma anche per cercare di dare una risposta ai gravi problemi sociali sorti dopo anni di guerra e distruzioni che minacciavano seriamente la stabilità sociale dei paesi europei (disoccupazione altissima. In parte un cambiamento di rotta può essere notato dopo l’ondata rivendicativa dell’Autunno caldo e la crisi energetica. Non arrestano nemmeno la diffusione dello stile di vita americano in Europa. Per quel che riguarda il caso italiano. queste vanno in soccorso della bilancia commerciale. ovvero lo Stato sociale. con tempi diversi e scegliendo modalità diverse. l’importanza sempre crescente degli scambi commerciali tra le zone più ricche e sviluppate del pianeta. ovvero. contribuendo a consolidare una delle tendenze tipiche del commercio mondiale.

che continua tutt’ora è in gran parte dovuta al fatto che questi paesi letteralmente galleggiano sulla risorsa più importante per il sistema economico internazionale. sia per tutelarsi dalla perdita di valore del dollaro dopo che questo venne sganciato dall’oro nel ’71 (legame troppo oneroso per un paese che vedeva crescere l’indebitamento pari passo col suo impegno nel Vietnam). le maggiori compagnie petroliere americane furono i principali beneficiari dell’aumento del prezzo del greggio visto che i loro profitti non si ridussero affatto con lo scoppio della crisi. desiderosa di porre fine alla sua dipendenza dal greggio mediorientale. Ma se guardiamo più in profondità. il primo e più grande alleato d’Israele. La situazione di continua instabilità nelle zone mediorientali. In effetti. che ottengono profitti elevatissimi. e gli interventi diretti. anzi. dopo un trentennio in cui il sistema economia mondiale aveva quasi dimenticato la possibilità della ricomparsa della crisi. i maggiori paesi industriali s’erano assicurati le fonti d’approvvigionamento nei paesi arabi tramite la presenza delle compagnie petrolifere americane ed europee. l’aumento del prezzo del petrolio non fu del tutto dannoso per gli Stati Uniti. Grazie all’azione combinata dei servizi segreti. Le grandi piattaforme petrolifere nel Mare del Nord. nel Golfo del Messico e in Alaska diventano ora gli obiettivi principali su cui puntano le “sette sorelle”23 e l’amministrazione americana. in cui la stragrande maggioranza vive soggiogata da regimi filo-occidentali che si spartiscono le ricchezze prodotte dal sottosuolo. 25 .La crisi del petrolio del ’73 e le sue conseguenze sul mondo capitalista. 23 Con questo appellativo viene chiamato il cartello formato dalle sette più grandi compagnie petrolifere a livello mondiale. avvenne proprio l’incontrario. ecco che ricompare sotto un’altra veste. sia come rappresaglia nei confronti degli Stati Uniti. Il petrolio è ormai diventata la fonte energetica primordiale. Il massiccio afflusso di capitali freschi rese possibile l’investimento nella ricerca e l’estrazione di petrolio in quelle zone considerate prima troppo impervie o difficili da raggiungere per giustificare gli investimenti necessari per l’avviamento dello sfruttamento dei giacimenti. surclassando il carbone ed altre fonte d’energia d’origine fossile. garantiscono un flusso continuo di greggio a basso prezzo a discapito dell’economia di questi paesi. La guerra arabo-israeliana del ‘73 provocò però la reazione dei paesi produttori che decidono di ridurre la produzione ed allo stesso tempo aumentare i prezzi.

impianti e vie di comunicazione distrutti. mancanza di investimenti e di acquirenti.Capitolo secondo Il consumismo in Italia Introduzione Nel primo capitolo ho fatto un excursus sulla storia del consumismo col quale ho cercato di dare le premesse storiche proponendo un primo approccio al nucleo centrale di cui è composto questo lavoro. Una svolta che però continuerà a portarsi avanti tante caratteristiche e zavorre del passato combinandole con la modernità in maniera del tutto particolare. Il mio interesse s’è rivolto in particolare al periodo del “miracolo economico” per le sue valenze come momento di svolta nella vita sociale italiana. colpendo soprattutto i ceti bassi. inflazione galoppante provocata anche dall’emissione incontrollata delle Am-lire nel Mezzogiorno occupato. tutto questo in una situazione economica e politica che non permette di varare quelle misure basiche di welfare capaci di alleviare in qualche 26 . prestando particolare attenzione a quelle logiche che faranno rientrare in piena regola l’Italia nella società dei consumi. cercando di descrivere le particolarità nazionali del fenomeno. lo sviluppo del consumismo nella cornice del miracolo economico italiano e le conseguenze che esso ebbe sulla società. altissimi livelli di disoccupazione che peggiorano nel ’48 con la politica deflazionistica di Einaudi. vale a dire. cambiando il volto del Paese. La situazione economica e politica nel dopoguerra L’economia italiana dell’immediato dopoguerra si trova nella stessa disastrosa situazione in cui si trova l’intero continente dopo cinque anni di guerra e bombardamenti: penuria di materie prime.

e non è inutile ricordarlo oggi.. la Germania o il Belgio. nel quadro di un clima di repressione e caccia alle streghe che può essere benissimo paragonato a quello scatenato negli Stati Uniti dal senatore Joseph McCarthy. D’ora in avanti Dc.24 come quello scaturito dopo il tentativo di approvazione della “legge truffa”25 del ‘53 e ogni qualvolta ce ne fossero manifestazioni di piazza con l’intervento brutale e spesso smisurato delle forze dell’ordine. L’industria italiana era nata già alla fine dell’Ottocento. che favorita dal basso costo della mano d’opera italiana e approfittando della situazione economica internazionale positiva si tradusse in una crescita veloce e decisa. concentrata soprattutto a Nord Ovest. Un’accurata descrizione della portata di questa legge la troviamo nella prefazione del volume C’era una volta il Pci.). con la costruzione delle prime dighe sulle Alpi che diedero la disponibilità di una fonte d’approvvigionamento energetico favorendo la nascita delle prime fabbriche. tuttavia. puntando soprattutto sullo sviluppo dell’industria di base e meccanica. L’Italia rimaneva sostanzialmente un paese agricolo e arretrato. questa repressione vide i momenti di più intensa esasperazione nei periodi di maggiore tensione tra i due blocchi a partire dalla Guerra di Corea ma non solo. il settore industriale non arrivò mai ad avere le dimensioni raggiunte da altri paesi europei continentali come la Francia. l’approvazione del versamento dei fondi del Piano Marshall all’Italia era condizionata dall’attuazione di una decisa politica di repressione e d’allontanamento dalle strutture dello stato di chiunque fosse sospettato di avere simpatie socialiste o comuniste. e che allo stesso tempo la fecero diventare un’appendice di quella americana. prestiti a fondo perduto e a condizioni vantaggiose per l’acquisto di materie prime e macchinari destinati alla ricostruzione e alla ripresa economica dell’Europa Occidentale. La svolta arrivò nel 1948 quando il governo americano approvò il varo del Piano Marshall.. nel quale erano presenti molte aree in cui i latifondi e sistemi di tipo mezzadrile erano ancora la regola. Davvero una truffa. dunque: e una truffa volta a confermare e consolidare i tratti di quella 25 24 27 .modo la penuria e la miseria che al momento imperversavano in tutt’Italia. Questi prestiti permisero una ripresa degli investimenti nell’industria manifatturiera. ovvero. Quel sistema maggioritario – che attribuiva il 65% dei seggi al partito o ai partiti collegati che avessero raggiunto il 50% dei voti più uno – era stato proposto dalla Democrazia cristiana proprio perché poteva funzionare solo in una direzione: certamente non a favore delle sinistre (. Puntualmente. Lo sviluppo massiccio del settore industriale dal ’48 in poi provocò cambiamenti e stravolgimenti radicali nella società italiana. la sua azione si concentrò anche nei periodi più difficili per i governi guidati dalla Democrazia Cristiana. L’arretratezza era anche dovuta al fatto che con la divisione netta del mondo in due blocchi e l’ingresso dell’Italia in quello occidentale. a cura di Guido Crainz: “La definizione propagandistica è tanto efficace quanto fondata.

di quella violazione sostanziale del dettato costituzionale che abbiamo appena evocato” [corsivo suo]. in particolare di quella comunista. in cui una reale alternativa di governo alla Democrazia Cristiana e al centrismo era improbabile e a dir poco impossibile da prospettarsi per varie ragioni: sin dall’esclusione del governo delle sinistre nell’aprile del ’47 si impone nel Paese un clima di scontro generale e di demonizzazione delle opposizioni. 8. non possiamo dire lo stesso per quel che riguarda l’apparato statale in sé. come abbiamo già accennato prima. Tuttavia. Il miracolo economico La crescita economica che si protrae lungo gli anni ’50 (in particolare dal ’53 in poi. le connivenze tra gli apparati dello Stato e noti criminali. Giovanni Leone. le speculazioni e la mancanza di scrupoli da parte dei cosiddetti “imprenditori” edili. La diffusione del clientelismo politico e della corruzione saranno particolarmente gravi e dannose per il Mezzogiorno. inoltre. costretto a dare le dimissioni. sia attraverso gli interventi della Cassa del Mezzogiorno ma anche attraverso il controllo degli appalti. perfino l’allora presidente della repubblica. Roma. Una pratica che col tempo s’intensificherà. 2000. pag. prese piede la pratica del clientelismo politico atta a garantire i consensi elettorali in quelle zone in cui la Dc era meno certa della vittoria. 28 . dove la presenza da lunga data di organizzazioni malavitose di stampo mafioso e di una diffusa cultura del malaffare. la ricchezza prodotta ed i livelli di produttività industriale.Sono gli anni della cosiddetta “democrazia congelata”. Edoardo. Editori Riuniti. faranno pesare parecchio sulle spalle di una popolazione già provata da anni di sofferenza e storicamente più bisognosa d’aiuti da parte dello Stato centrale. Op. membri di spicco dei partiti di governo e nel 1978. In questa zona d’Italia si verificheranno le più clamorose sperequazioni. quando vengono raggiunti e superati i livelli di produzione prebellici) porta l’Italia ad avvicinarsi alle nazioni di vecchia industrializzazione. riducendo di molto il divario almeno per quel che riguarda la produzione industriale. C’era una volta il Pci. arrivando a coinvolgere parlamentari. cit. Parte dei soldi stanziati dal governo americano per la ricostruzione furono destinati al finanziamento dell’apparato partitico democristiano e alla propaganda anti-comunista. chiara dimostrazione sul piano politico nazionale dello scontro che al contempo si verifica sul piano internazionale. ancora saldamente legato al «democrazia congelata». Novelli.

Non sarà sorprendente notare che da lì a dieci anni quelle stesse campagne saranno svuotate dall’esodo verso i poli industriali del Nord. Le periferie delle città industriali crescono in maniera smisurata e disordinata senza alcun piano regolatore.” Cfr. identità. Donzelli Editore. erede della tradizione socialista dei primi due decenni del secolo. L’esperienza avviata a Bologna dopo la Liberazione dal sindaco comunista Dozza si inserisce in un solco solido. Bologna). Genova. 2003. Soltanto dopo un decennio dal varo del Piano Marshall la geografia del lavoro in Italia è stravolta completamente: l’industrializzazione. trasformazioni fra anni 50 e 60. anche se per certi versi solo in maniera marginale ed in alcune zone concentrata quasi esclusivamente nella riconversione dell’industria bellica. Vale la pena citare Crainz per fare un esempio dell’applicazione della riforma nel Polesine: “Si vedano i dati dell’Ente Delta Padano riguardanti il Ferrarese: a fronte di 4000 famiglie cui sono stati assegnati i terreni vi sono circa 400 dipendenti dell’Ente. Donzelli Editore. Roma. la gestione clientelare degli enti e dell’erogazione dei contributi per la pensione e delle mutue portata avanti dalle associazioni collegate alla Dc provocarono evidenti distorsioni nella distribuzione dei finanziamenti e notevoli sprechi di denaro pubblico. quest’anno vede per la prima volta nella storia italiana gli occupati nel settore industriale sopravanzare quelli del settore agricolo. 2003.27 Nascono delle baraccopoli di fortuna in cui mancano i più elementari 26 Crainz.passato fascista. penalizzando i possibili effetti positivi e limitando la portata della riforma. Crainz. In effetti. Guido. orientandosi in larghissima parte verso occupazione extra-agricole. Guido. Storia del miracolo italiano – Culture. pur riconoscendogli qualche piccolo passo in avanti con le riforme agrarie attuate nel ’49 dal governo De Gasperi. Il paese mancato – Dal miracolo economico agli anni Ottanta. attesa da anni in un Paese in cui in lungo e in largo dominavano forme di dominazione che costringevano i contadini a sottostare ai padroni. prima prerogativa soltanto del Nord Ovest si espande scendendo giù per la Val Padana. in particolare la Toscana. come esemplificato da Crainz: “Una diversa realtà vi è infatti nella «regione rossa» per eccellenza. Sono gli anni in cui s’accentua l’esodo dalle campagne povere di tutta l’Italia verso i poli industriali del Nord (Milano. l’Emilia-Romagna per l’appunto. pag. Nacquero diversi enti locali preposti ad attuare la riforma agraria. e comincia anche ad interessare alcune zone dell’Italia centrale e centro orientale. le Marche ed il Veneto. E qui al 1960 – cioè pochissimi anni dopo l’effettiva presa di possesso – il 30% delle prime famiglie assegnatarie ha lasciato il podere. 27 Nell’oscuro panorama dell’abusivismo edilizio negli anni Sessanta si può segnalare la felice eccezione dello “zoccolo duro” della sinistra italiana. pag. Anche in questo caso. l’Emilia-Romagna.”26 La datazione storica contemporanea ormai è d’accordo nello stabilire il 1958 come l’anno d’inizio del miracolo economico. fossero questi i grandi latifondi del Sud o i mezzadri/fittavoli del Centro Nord. anche se il percorso è ostacolato in più forme dal governo centrale. Torino. Roma. 29 . 89. 76.

30 .”28 Ecco quindi che si profila la nascita ed il rafforzamento di quelli che saranno i settori trainanti del miracolo ed in generale di tutto il periodo postbellico nell’Europa Occidentale: l’industria meccanica e petrolchimica. dove l’afflusso di meridionale è particolarmente importante. cartelli su cui campa la scritta “Non si affitta a meridionali”). Storia del miracolo italiano. pag.servizi. Crainz. l’investimento di trecento miliardi da parte della Fiat per la costruzione del nuovo stabilimento di Mirafiori. col concorso ed il supporto dello Stato. dalle cui catene di montaggio uscirà nel 1955 la Seicento. primo passo verso quella del 1957 che precisa incentivi e obiettivi di industrializzazione del Mezzogiorno. cit. Le città in cui si verifica un precipitoso sviluppo dell’industria non sono preparate per accogliere questa massa di persone e. il miracolo economico nasce dall’accumularsi di una serie di condizioni favorevoli per il sistema economico italiano risalenti al 1948. cui 28 Op. mi rifaccio di nuovo a Crainz: “E andrebbero visti assieme tre «eventi» del 1953: la nascita dell’Ente Nazionale Idrocarburi voluto da Mattei. tra cui l’elettricità. 112-113. e anche se nel caso italiano non c’entrano le enclosures. Abbiamo già accennato il ruolo degli aiuti americani come prima misura atta a favorire la ripresa e la modernizzazione dell’apparato industriale italiano. le fognature. il cui era a sua volta partecipe in prima persona del processo di sviluppo attraverso la miriade d’imprese pubbliche o semi-pubbliche gestite dall’Iri e l’Eni. oltre al verificarsi di fenomeni di discriminazione nei confronti dei nuovi arrivati (non mancano in una città come Torino. formatosi analogamente al caso inglese con l’esodo di massa dalle campagne. la raccolta dei rifiuti. Per quel che riguarda le misure di “casa nostra” che fecero da volano allo sviluppo industriale. oppure attraverso l’Anas finanziando la costruzione della rete autostradale senza di cui la motorizzazione di massa non poteva partire. il ripetersi delle dinamiche del capitalismo è evidente). cui è affidato lo sfruttamento dei giacimenti di metano da poco scoperti nella valle del Po. ci sono molti che se ne approfittano della disperata condizione dei nuovi arrivati dando vita a pratiche speculative d’ogni genere. l’approvazione della legge per lo sviluppo del credito industriale nell’Italia meridionale e insulare. l’acquedotto. Come ogni altro fenomeno economico. e anche attraverso i dazi doganali che colpivano l’importazione d’automobili straniere. A questi fattori vanno aggiunti anche quelli legati alla disponibilità di un’elevata quantità di mano d’opera a basso costo (“l’esercito di riserva” utilizzando la terminologia marxiana.

dove si ritroveranno a vivere in un contesto sociale completamente diverso con regole e abitudini diverse: dovranno far fronte ai problemi della società industriale di massa. Il desiderio di riscatto dalle condizioni di miseria in cui versavano larghi strati della popolazione si fece più che mai pressante con la fine della guerra e la caduta del fascismo.viene richiesta sempre più produttività grazie all’aumento dei ritmi di lavoro e dello sfruttamento nelle fabbriche. avranno a disposizione nuovi beni e servizi che renderanno la vita delle famiglie molto più facile. numero 231. nel volgere di pochi anni vedrà lo spostamento di gran parte dei suoi abitanti nelle città.”29 Dalla società contadina alla società affluente30 Il cambiamento a mio parere più radicale che si verificò negli anni del miracolo economico avvenne nella struttura sociale dell’Italia. ma. avranno la possibilità di spostarsi con maggiore facilità che in passato. L’Italia contadina chiusa e patriarcale. Mi soffermerò più a lungo su queste tematiche nel terzo capitolo di questa tesi. pag. e dal loro acquisto e produzione dipendono in gran parte la crescita e lo sviluppo economico. “Spesa pubblica o consumi privati?”. Essi sono disponibili in quantità sempre più abbondante anche per le classi meno abbienti. 31 . favorendo l’andamento positivo delle esportazioni e la bilancia commerciale con l’estero: “L’Italia poté conquistare una posizione competitiva di tutto rispetto nei settori moderni grazie a un rapporto salari-produttività molto favorevole nel confronto coi paesi concorrenti. giugno 2003. dovranno adeguarsi ai ritmi di lavoro della catena di montaggio che scandiscono la vita delle persone lungo l’arco di tutto l’anno e per essere precisi. lungo l’arco di tutta la vita. caratterizzata dalla diffusa disponibilità di prodotti di consumo industriali sempre più differenziati attraverso le marche e la creazione di nuove mode e stili. allo stesso tempo. Giuseppe. controllata molto da vicino dalla chiesa cattolica e in cui la mobilità sociale era pressoché inesistente. saranno esposti a nuovi stimoli culturali così come a nuove sollecitazioni e nuove modalità con cui spendere la maggior quantità di denaro reso disponibile dal lavoro salariato e dalla crescita economica impetuosa. 189. Queste misure combinate ad una politica di contenimento dei salari permisero all’Italia d’essere molto competitiva a livello internazionale. Le speranze di cambiamento e rinnovamento sollevate dal nuovo assetto 29 Maione. 30 Col termine società affluente od opulenta ci riferiamo a quel tipo di società nata tra le due grandi guerre negli Stati Uniti. in Italia Contemporanea.

favorendo il cambiamento nei rapporti di forza tra la classe lavoratrice (qui compresi i braccianti. senza timore d’esagerare. La modernità bussava alla porta degli italiani. facendole 31 Un’altra prova della popolarità che ebbe il fotoromanzo tra il pubblico femminile ce la fornisce la circolazione del fotoromanzo anche al di fuori dell’Italia. Il fotoromanzo fece vedere a tantissime donne. soprusi e sopraffazioni nei luoghi di lavoro che non permettevano il miglioramento delle qualità della vita nemmeno in tempo di pace. in un certo senso si può benissimo dire.31 Genere d’invenzione italiana. ed essi non erano intenzionati a farla aspettare fuori. Prima dell’avvento delle trasmissioni televisive. passa completamente inavvertito. nelle zone interessate dall’emigrazione (perfino in quelle extra-europee). ecc. La diffusione sempre più capillare dei mezzi di comunicazione di massa in ogni caso portava agli occhi degli italiani la promessa di trovare altrove la possibilità di costruirsi una vita nuova che gli era negata nel paesino natìo. a questi fattori si aggiunge l’avanzare sempre più incalzante della meccanizzazione nelle campagne. Anzi. che lo stato di cose era rimasto pressoché invariato: alle sofferenze della vita quotidiana s’aggiungeva la disillusione per una democrazia che per il demos faceva ben poco. snobbato dalle pubblicazioni critiche dell’epoca. per di più esasperata dal protrarsi d’antichi riti. costringendole quindi a lasciare le loro tradizionali occupazioni e modi di vita. i mezzadri. mezzo per la diffusione dell’americanizzazione delle masse per qualcun altro. costatando amaramente che poco era cambiato rispetto al passato. contrari alla morale cristiana per alcuni. Lo Stato non poteva più disattendere le richieste di una popolazione stremata da cinque anni di guerra e privazioni. il fotoromanzo conoscerà una larghissima diffusione negli anni del dopoguerra. gli operai. E se non viene criticato duramente. che lascia senza lavoro intere famiglie di braccianti. come la città di Resistencia. padre dell’autore di questa tesi). nemmeno la crescita economica verificatasi prima e durante il miracolo riuscirà a fermare questa tendenza) dovettero fare i conti col fallimento della riforma agraria.politico fecero sperare in un mutamento della situazione d’oppressione. soprattutto tra il pubblico femminile.) ed il padronato. Spesso ingiustamente criticato con l’accusa d’essere portatore di falsi valori e promesse. nuovi orizzonti di vita in cui poter indirizzare il loro futuro. poi esportato nel resto del mondo. Coloro che non scelsero la strada dell’emigrazione verso l’estero (ed erano ancora in tanti a farlo. per la prima volta. in cui le donne italiane leggevano e si scambiavano tra di loro intensamente “Grand Hotel” (Testimonianza fornita da Mariutte Zuttion in Driutti tramite suo nipote Artenio Driutti. il fotoromanzo sarà portatore d’importanti novità proponendo nuovi modi di rapportarsi tra i sessi e non solo. 32 . nella Repubblica Argentina. arrivando anche nelle borgate più sperdute dell’Italia contadina. elemento che giocherà un ruolo chiave nelle profonde trasformazioni degli anni ’50 e ’60. E non solo.

la prospettiva di una vita migliore lontano dall’ombra del campanile e dalla sorveglianza di padroni e preti.) nelle campagne povere e poco alfabetizzate. nei circoli per guardare le trasmissioni) di tutta Italia portando esempi di nuovi stili di vita. sono i preti delle piccole parrocchie nelle campagne. e bisognerà attendere addirittura fino al 1968 perché la Corte costituzionale stabilisca che l’adulterio da parte della donna non costituisce reato. e “Difficile non vedere in questa sintonia accusatoria anche una questione di genere sessuale: si tratta di giornali destinati alle donne e letti in massa dalle donne. cit. a qualche spicchio di modernità. pag. ma è un passo verso il cambiamento”32. 110. di nuovi modi di concepire i rapporti sociali. Possiamo senz’altro affermare che il mezzo che più di tutti portò le immagini della tanto agognata modernità ed insieme ad esse la voglia di cambiamento in ogni angolo d’Italia fu la televisione. Bravo. Ai fini d’illustrare la capacità di sconvolgere gli assetti sociali e l’immaginario delle campagne della tivù. Bravo. riporto un brano tratto dalla Storia del miracolo. i primi a rendersi conto della capacità di stravolgere la realtà sociale immobile delle campagne insita in questo nuovo mezzo. Op. la gente si radunava nei bar.. Il fotoromanzo. insomma. che in Italia sono ancora considerate labili minorenni a vita”33 e finalmente “(. La Rai comincia le trasmissioni nel gennaio del ’54. di concepire la sessualità. Proprio la concretezza e la chiarezza delle immagini che arrivavano nei bar (prima della comparsa in tutte le case degli apparecchi Tv negli anni ‘70. infatti. Il fotoromanzo. in stretto contatto con la popolazione. Bologna. 109. “Nella trama di estasi e formalismi che è la formula modernista-americaneggiante delle tre testate classiche. 34 Op. pag. Il Mulino. 84. all’autonomia.. nelle osterie. uscendo finalmente dai vecchi ruoli che volevano una donna sottomessa entro le mura domestiche. che riporta un’intervista a un contadino comparsa in un programma dedicato al modo in cui gli italiani guardano la televisione: “Poi ad un anziano 32 33 Bravo.capire che avevano il diritto di pensare con le loro teste. passa un modello che nell’Italia degli anni Quaranta e Cinquanta non è affatto universalmente accettato. di avere. leggere «Grand Hotel» significa aspirare alla promozione culturale. subendo una stretta sorveglianza e censura da parte della Dc. cit. 33 . 2003.”34 Non bisogna dimenticare che soltanto nel 1956 le donne saranno ammesse nelle Corti d’assise e nei tribunali per i minorenni (e sollevando anche aspre polemiche da parte del governo e degli interessi di ceto presenti all’interno del corpo dei magistrati). Anna. pag. il matrimonio d’amore come valore cui devono inchinarsi interessi familiari e convenienze sociali: non è la rivoluzione. Il fotoromanzo. di consumare.

trascurando allo stesso tempo di presentare la dura realtà della vita nelle coree36 e del lavoro industriale. 101. e lui risponde. Probabilmente. 36 34 . dall’insalubrità e dal sovraffollamento. la sua bontà e la sua superiorità rispetto agli altri prodotti sono confermate dalla sua comparsa sullo schermo televisivo. C’è anche da segnalare che il modello dominante presentato dalla tivù di quegli anni è quello di un mondo quasi mitico di felicità. si può fare.contadino viene chiesto qual è lo spettacolo più bello della televisione.. a cui tutti sarebbero in grado arrivare. la sua importanza nell’innescare i primi sommovimenti del mondo contadino è innegabile. attenuando il primo approccio del pubblico italiano con la pubblicità. dei primi “spot” pubblicitari. cit. una visione imbonitrice e fasulla della realtà italiana ai tempi del miracolo. soprattutto tra i più piccoli. all’interno della trasmissione “Carosello”.”35 Pur essendo una tivù scevra di contenuti culturali di qualsiasi tipo. mobili per l’arredamento. perché si vede che non è peccato. dove non c’era nemmeno il più piccolo spazio per le opposizioni (o una qualsivoglia critica all’operato del governo) e in cui le prime tribune politiche compariranno soltanto quasi un decennio dopo l’avvio delle trasmissioni (nel 1960). il fatto che la pubblicità fosse limitata solo alla parte iniziale della trasmissione seguita poi da un cartone o una scenetta. in cui facevano piazza pulita il balletto del sabato sera e “lascia o raddoppia?”. hanno giocato un ruolo non marginale nella presentazione di nuovi prodotti e stili di vita. Questo tipo format godette di molto successo nei primi anni della televisione. in futuro diventati avidi consumatori d’immagini televisive. che anche se venivano limitati al codino iniziale della trasmissione e non avevano ancora quei connotati d’invasività tipici della pubblicità odierna. ha fatto sì che l’impatto sui telespettatori della propaganda commerciale venisse in qualche modo ammorbidito. segnando indici di ascolto da capogiro. Dall’altra parte dello schermo si nascondono agli occhi della povera gente le insidie della società moderna. accessori ed apparecchi per 35 Op. un po’ in dialetto: «Il bacio. benessere e opulenza. proponendo soltanto un modello di società senza incrinature. La televisione diventa anche un mezzo efficace per presentare i nuovi prodotti della società industriale (siano essi alimentari.. uno spaccato miticizzato di un’Italia democristiana e perbenista.». La comparsa di un determinato prodotto in una pubblicità televisiva ne determina il successo. Così furono chiamate le periferie delle città cresciute a dismisura e disordinatamente. caratterizzate dalla mancanze dei più elementari servizi .. Storia del miracolo economico. con cui gli emigranti dovevano fare i conti quando arrivavano in città. pag. Un altro elemento che aiuta ad aumentare il potenziale di suggestione della tivù fu la comparsa. Crainz.. dei prodotti in essa pubblicizzati e subiranno non poche influenze dai modelli proposti dalla tivù. nel 1957 (e andrà in onda fino al 1977). il bacio in pubblico.

L’introduzione delle differenze di marca trova un terreno più fertile in tivù che negli altri mezzi di comunicazione.). ecc. raccogliendo più pubblicità di tutti gli altri mezzi messi insieme). 37 35 . le merci sono disposte all’interno del supermercato spesso in maniera poco chiara e non sempre seguono un ordine logico. entrando in un supermercato. di ricordarsi della sua pubblicità o di certi aspetti appariscenti attinenti ad essa come il colore. la forma.37 con i nuovi prodotti che trovavano spazio in anch’essi nuovi modi di distribuzione dei beni. oppure l’elevazione a consumo nazionale di certi prodotti prima solo di zone determinate del territorio. Per elencare qualche esempio. un motto particolare abbinato al marchio. La pubblicità si ritaglia così uno spazio maggiore nelle trasmissioni. la capacità di fondere suoni ed immagini in un messaggio pubblicitario sarà la carta vincente del nuovo mezzo (non a caso al giorno d’oggi la tivù in pratica monopolizza il mercato degli introiti pubblicitari. infatti. più tempo la gente è costretta a districarsi tra gli scaffali in cerca di un determinato prodotto e più aumentano le probabilità di essere stimolati e spinti ad acquistare cose che uno non s’immaginava nemmeno quando era entrato dentro al supermercato. diventando il perno su cui si muove il mondo televisivo. Si crea un rapporto vis-à-vis tra le merci e la persona. e pur avendo una diffusione ridotta nei primi anni. in cui la totalità dei finanziamenti arriva dagli introiti pubblicitari. Dagli Stati Uniti arrivarono i supermercati e con questi un modo completamente nuovo di concepire gli acquisti. I consumatori entrano in contatto diretto con le merci profusamente esposte lungo gli scaffali. sia pubblico che privato. verso la fine degli anni ’70 delle emittenti private. Qui entra in gioco soprattutto il meccanismo della pubblicità. Ciò non è dovuto al caso o a impiegati poco attenti alle regole dell’azienda. che indirettamente condiziona il subconscio dell’acquirente: chi non ha sperimentato. L’esplosione di questo fenomeno si avrà con la comparsa. non è più un’altra persona a mediare la scelta del prodotto. sconosciuti agli occhi di una popolazione che fino ad allora era abituata ad acquistare il minimo indispensabile. viene meno la mediazione ed il senso di distacco tra le merci e gli acquirenti provvista dal bottegaio e dal bancone del negozio tradizionale.la casa. divenendo “simboli” delle scadenze religiose o mondane. Parlando di questo periodo e dell’affermarsi di nuovi stili di consumo. ecc. spetta solo all’individuo di decidere non solo cosa comprare (dato presumibilmente noto in partenza). come ad esempio il panettone. al guardare un determinato prodotto. basta vedere i nuovi comportamenti sociali e di consumo riguardanti le diversi occasione in cui diventa un obbligo fare dei regali. I nuovi arrivati nelle città e nella società di massa venivano tempestati dagli svariati stimoli provenienti dalla pubblicità. Crainz sostiene: “La corsa ai consumi assume di nuovo i ritmi degli anni sessanta: accentuando il valore Presto venne sfruttata dalla pubblicità la memoria del tempo ciclico contadino per inserire in questa scansione temporale prodotti e comportamenti di consumo tipici della civiltà industriale. anche se non lo si può dare sempre per scontato.

38 36 . L’imprenditore televisivo Silvio Berlusconi.”38 Il ceto che più di tutti subì l’attrazione di questo nuovo mondo fu quello giovanile. porterà molte novità che subito troveranno riscontro tra gli adolescenti italiani. Il cinema americano. fu proprio grazie alla struttura di potere di quella “Prima Repubblica” che Berlusconi riuscì a consolidare la posizione di dominio della sua azienda stabilendo. in cui le differenze di ceto se non scompaiono. 592. 39 La scuola media unificata e obbligatoria fu introdotta nel 1962. di fatto. Il paese mancato. con i suoi idoli e le sue icone». pur caratterizzate da un elevato tasso d’abbandoni che colpivano prevalentemente gli allievi dei ceti bassi. (. che trovava ora la possibilità di definirsi e mostrarsi in virtù dell’importante crescita demografica verificatasi nell’immediato dopoguerra (il cosiddetto baby boom) e utilizzando i mezzi messi a loro disposizione dal mutato assetto sociale (la vita nelle grandi città) ed economico (i nuovi beni messi a loro disposizione dalla società industriale). cancellando finalmente la distinzione tra la scuola media inferiore e la scuola d’avviamento professionale. ottenne la vittoria guidando una coalizione di centro destra. Un’altra conferma dell’importanza acquisita dalle tivù commerciali ce la daranno le elezioni politiche del ’94. per citarne alcune: il rock and roll. Nascono nuovi spazi d’aggregazione dediti esclusivamente agli adolescenti.. vengono in gran parte attutite dalla condivisione delle stesse preferenze d’abbigliamento e gli stessi consumi culturali. i giovani scoprono questa tappa intermedia grazie anche al prolungamento del tempo trascorso a scuola39 che aiuta loro a scoprirsi come “gruppo” differenziato dagli altri.di status symbol di essi. i jeans. proponendosi agli elettori come una istanza di rinnovamento dell’ormai logoro apparato di potere. la diffusione del Op. Sarà su di loro che l’“americanizzazione” diverrà più evidente: i flipper ed i juke-box non mancavano mai nei luoghi di ritrovo dei giovani. Paradossalmente.). la nascita del “duopolio”. dilatando il peso e il ruolo della «dimensione simbolica del benessere. Per la prima volta trovano uno spazio proprio nella società. e anche della durata complessiva della permanenza degli alunni nelle strutture scolastiche. E’ un fenomeno accentuato dal peso crescente dei messaggi pubblicitari e dai modelli che essi propongono: veicolo importante di questo dilagare è il prepotente affermarsi – proprio in questo periodo – delle televisioni commerciali. Una delle poche. la cui portata purtroppo venne azzoppata dal mancato avvio di una riforma del sistema scolastico nel suo complesso. La scelta di determinati tipi di prodotti e stili aiutano la definizione di questa nuova comparsa nello scenario della società italiana. il cui acquisto e diffusione a quote fisse venne imposto alla fine della guerra. pag. se non l’unica pagina felice della stagione riformista dei primi anni Sessanta. dopo la sua “scesa in campo” un anno prima. cit. Crainz.. Gli anni Cinquanta e Sessanta vedono un marcato aumento delle iscrizioni alle scuole medie superiori e all’università. non c’era più ragione per cui continuare a soffrire la miseria e a sopportare l’immobilità sociale subita dai loro antenati. si verifica sempre di meno il passaggio diretto dall’infanzia all’età adulta caratteristico della civiltà contadina. I giovani sono uno dei ceti più dinamici e più rappresentativi dei mutamenti in corso nella società italiana del miracolo. facendo leva sulla sua estraneità ai misfatti della “Prima Repubblica”.

consumo della gomma da masticare, e così tanti altri. Lentamente cominciano a diffondersi anche nuovi metodi anti-concezionali che cambiano il modo in cui è concepito il rapporto tra i sessi. Queste manifestazioni d’adesione a modelli e consumi americaneggianti; il maggiore interesse per la ricerca di nuovi luoghi d’incontro e divertimento fuori delle strutture tradizionali proposte dalle due subculture di massa (cattolica e comunista) non ci deve indurre a stilare ipotesi affrettate sulla condizione della “gioventù bruciata e qualunquista”, come venne chiamata da qualcuno, nel classico tentativo di scaricare sui giovani colpe e mancanze degli adulti, dimenticando che essi non sono un elemento estraneo alla società in cui vivono, bensì sono il riflesso dei vizi e delle virtù di un determinato periodo storico. Proprio dai giovani nasceranno le spinte che porteranno poi alla contestazione profonda e radicale del sistema, sia dai giovani operai che non volevano più subire passivamente l’ostilità della fabbrica, sia dagli studenti liceali e universitari che contestavano l’arretratezza e l’inadeguatezza del sistema scolastico ad una realtà sociale profondamente cambiata. Non a caso le contestazioni del ’68 e dell’Autunno caldo vedranno la partecipazione massiccia degli studenti accanto agli operai, non solo con il loro coinvolgimento nei cortei e nelle occupazioni, ma anche nel ruolo di promotori di nuove e originali forme di lotta e d’incontro tra i movimenti.

Particolarità della società dei consumi nell’ambito del miracolo economico

Diversamente da ciò che avvenne nelle società degli altri paesi industrializzati, in particolar modo gli Stati Uniti, dove la nascita della società dei consumi avvenne qualche decennio prima che nell’Europa Occidentale, in Italia c’è un intreccio particolare tra l’esperienza di vivere in una grande città e subire il fascino e l’attrazione dei nuovi consumi che coincide con l’occasione di milioni di persone di trovare finalmente risposta alle esigenze di una migliore condizione di vita, intesa in tutti i sensi. Vuol dire che la nascita della società dei consumi si produsse in un momento storico in cui per la prima volta la popolazione intravedeva la possibilità di soddisfare i più elementari bisogni insieme ai desideri di riscatto sociale e morale attesi da lungo tempo. Volle dire non solo poter guadagnare di più, ma anche poter mangiare meglio, poter vestirsi meglio, poter spostarsi liberamente, poter mettere su famiglia in un

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ambiente adeguato e ricevere adeguata assistenza sanitaria e istruzione. Queste esigenze vennero però a cozzare da un lato con la dura realtà delle periferie industriali e del lavoro in fabbrica, da un altro, con l’incapacità dello Stato centrale nel gestire i consumi pubblici, più che mai necessari in un periodo di forte mobilità sociale che vedeva la concentrazione di un numero sempre più elevato di persone nei tessuti urbani delle città, col conseguente aumento dei compiti e le responsabilità di gestione della pubblica amministrazione. Le più gravi mancanze dello Stato risiedono non tanto nel mancato intervento o nella mancata disponibilità di finanziamenti, bensì nelle modalità scelte per realizzare tali interventi. Una volta date queste premesse possiamo capire il perché di certi orientamenti nei consumi degli italiani, come ad esempio nel caso della motorizzazione di massa, prima con l’aumento del numero delle moto, e poi con un’espansione fortissima del settore auto (che porterà in futuro a raggiungere il rapporto più elevato di automobili per abitante al mondo, superando persino gli Stati Uniti). Questa partiva dall’esigenza di maggiore mobilità delle persone (in particolare dei giovani, ma non solo), da una parte, nelle zone rurali con lo scopo di raggiungere i centri abitati più grandi nelle giornate libere, che fungono da punti di riferimento in cui si può “cambiare aria”, trovarsi con altre persone della stessa fascia d’età, divertirsi, spezzare l’immobilismo secolare delle campagne. Dall’altra, in città, il possesso di un mezzo di trasporto privato serve a coprire i vuoti lasciati da un sistema di trasporto pubblico inadeguato alle nuove dimensioni delle città ed ai bisogni della gente che deve raggiungere il posto di lavoro e spostarsi da una parte all’altra della città. A questi fattori possiamo anche aggiungere l’importanza che ha un mezzo di trasporto privato (in particolare per quel che riguarda l’Italia dove gli investimenti nelle ferrovie furono – e lo sono ancor oggi – notevolmente trascurati in favore di quelli per la costruzione del sistema autostradale) per il godimento di una delle novità più importanti della società opulenta: il tempo libero e le vacanze. L’industria del turismo di massa nasce proprio in questo frangente, con l’aumento esponenziale delle presenze nelle strutture alberghiere40 e nei campeggi, nasce e s’impone su tutte le altre la moda delle vacanze al mare, ma ogni occasione è buona per una scampagnata o una gita breve. Da essere un’esclusività delle classi più agiate, il turismo e i viaggi diventano un’esperienza alla portata di quasi tutti, e a questo concorrono non solo la riduzione dell’orario di lavoro con l’introduzione della settimana corta e le vacanze; sono anche uno dei pochi modi a disposizione per uscire dalla monotonia e la noia caratteristiche del lavoro in fabbrica o
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Questo fenomeno alimenterà purtroppo l’espansione dell’abusivismo edilizio nelle località di villeggiature delle coste italiane, in particolar modo nelle regioni del Sud, dove si verificheranno gli scempi del paesaggio più clamorosi.

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in ufficio. Vi si possono ritrovare in questi due casi, la motorizzazione ed il turismo di massa, le spinte che nascono dal desiderio di raggiungere uno status, una maggiore visibilità sociale, accentuandola attraverso lo sfoggio di una certa vettura, nota per le sue particolari qualità sportive; oppure facendo vedere agli amici le foto di una vacanza in un luogo esotico. Tuttavia, un’analisi del genere non può essere applicata che ad una piccola percentuale della popolazione. L’acquisto di un’autovettura utilitaria per la maggior parte delle persone imponeva notevoli sforzi economici alle famiglie, e quelle che sono in grado di permetterselo spesso sono costrette a ridimensionare le altre spese, in qualche caso anche quelle alimentari (di per sé non elevatissime in questo periodo, in cui per la prima volta è possibile disporre di proteine in quantità adeguate nella dieta di ogni giorno). Ci sarebbe da chiedersi il perché di questo comportamento, perché scegliere di privarsi di certi consumi basici pur di poter acquistare un bene durevole, il cui costo pesa parecchio sul bilancio familiare? Possiamo ipotizzare diversi motivi: la ricerca di status, il sopperire alle mancanze del trasporto pubblico per coprire le necessità basiche di mobilità, la maggiore disponibilità di credito al consumo, le conseguenze delle sollecitazioni pubblicitarie che trovano un terreno particolarmente fertile in una popolazione che ha subito per lungo tempo privazioni d’ogni genere. Ci sono due linee di pensiero principali che cercano di dare una spiegazione dell’andamento dei consumi nel dopoguerra: la prima afferma che c’è stata una netta predilezione per i consumi privati, anche di beni piuttosto costosi (“opulenti”) per il reddito medio dell’epoca a scapito di consumi più essenziali; la seconda, invece, cerca di confutare quest’ipotesi mettendo a risalto il fatto che comunque i consumi di beni durevoli in Italia restavano inferiori alla media europea, e che l’entità dell’intervento pubblico non era da trascurare: l’intervento pubblico, assieme a una politica di tassazione che bersagliava pesantemente i consumi opulenti favorivano il risparmio (più alti in Italia che negli altri paesi europei), fondamentali per permettere allo Stato d’investire nella spesa pubblica e nelle aziende controllate attraverso i diversi enti.41 Crainz a sua volta, propone una mediazione fra queste due correnti, non confutando una per favorirne un’altra, bensì le fonde cogliendo gli aspetti fondamentali messi in evidenza dalle diverse teorie: “Proprio perché il punto di partenza era basso, quegli indici hanno un significato rilevantissimo: la rapidità con cui nuovi consumi si affermano insieme alla soddisfazione di antichi bisogni incide in profondità nella vita e nell’immaginario collettivo del paese. E la «possibilità» di accedere ai nuovi consumi è elemento altrettanto forte dell’accesso effettivo ad essi.”42 Ed è qui che entrano in gioco
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E’ questa la tesi di Giuseppe Maione nel suo articolo Spesa pubblica o consumi privati?. Op. cit. Crainz, Storia del miracolo economico, pag. 134.

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tutte quelle dinamiche che fanno capo alle nuove pratiche di sollecitazione al consumo tipiche delle società industriali di massa, puntando sulla creazione di nuovi bisogni attuata dalla pubblicità favorisce la nascita del desiderio di consumare anche in quelle persone che non hanno una disponibilità economica tale da permettere loro l’accesso ad un determinato bene. E nel caso italiano, come ricorda Crainz, è anche molto importante il peso dell’immaginario e della “carica ideale” intrinseca a certi prodotti (e insieme a questi la capacità di raggiungere un livello di consumi più elevato). Non sarà marginale il ruolo che queste spinte avranno nell’aumentare la capacità d’attrazione delle città (nell’immaginario dell’epoca, il luogo per eccellenza in cui risiede la modernità e l’emancipazione dalla miseria), facendo sì che la gente sopportasse privazioni e in molti casi un lavoro non affatto soddisfacente perché convinta che ciò gli avrebbe permesso in futuro di godere una qualità di vita migliore.
Indubbiamente il benessere possibile, prima ancora di quello reale, innesca meccanismi rilevanti di consenso al sistema nel suo insieme e fonda un nuovo modello di «nazionalizzazione» basato sulle «aspettative crescenti». Inoltre, nel momento in cui si rompe un orizzonte basato rigidamente su bassi redditi e bassi consumi prende corpo un elemento centrale, che ha comunque una carica liberatoria: la soggettività. Per questa via, i consumi «diventano sempre più il prodotto di un modello culturale in senso forte: di sistemazione dell’esperienza individuale e di orientamento delle sue scelte.43

In questa prospettiva s’inserisce l’analisi della società dei consumi fatta da Baudrillard nel suo famoso saggio Il sistema degli oggetti, in cui sostiene che la relazione tra persone e oggetti è mediata dalla presenza di un sistema di significati e segni intrinseco alle merci (in analogia con la scienza semiotica). Questo concetto è chiaramente sintetizzato da Sassatelli: “I consumatori non consumano insomma specifici oggetti per rispondere a concreti e specifici bisogni, ma segni che sono parte di un sistema «culturale» che «sostituisce un ordine sociale di valori e classificazioni a un mondo contingente di bisogni e piaceri»”.44 L’universo di segni in relazione agli oggetti, oltre ad essere presente nel vissuto personale, viene caricato di nuovi significati grazie all’azione della pubblicità e dei nuovi modelli di vita da essa presentati. La somma delle distorsioni nell’impiego dei soldi pubblici e l’inadeguatezza delle istituzioni di fronte all’avanzare dirompente della nuova società, reticenti ad

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Op. cit. Crainz, Storia del miracolo economico, pagg. 134-5. Sassatelli, Roberta, Consumo, cultura e società, Bologna, Il Mulino, 2004, pag. 110.

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per la prima volta in grado di possedere un immobile. contribuisce all’arricchimento di pochi imprenditori poco attenti alla qualità dei fabbricati (nascono i “palazzoni” e gli “alveari” delle periferie). seconde case. Le mancanze dello stato in questo caso si riveleranno particolarmente rovinose. per certi versi già consolidata al Nord. un’altra particolarità dell’affermarsi della società dei consumi in Italia lo si può trovare nelle differenze tra quelle zone più dinamiche dal punto di vista economico. La tivù e le testimonianze di tante persone che se 41 . dove l’unico elemento di novità che si pensa possa distribuire i frutti dello sviluppo economico consiste nella presenza di qualche mega-impianto siderurgico o petrolchimico finanziato dalla Cassa del Mezzogiorno. Infine. Col passare degli anni. La presenza dello stato nel settore edile è pressoché inesistente di fronte alla crescita della domanda che si registra con l’afflusso di un gran numero di persone nelle città. la mancanza di un settore industriale capace di raccordarsi con le vocazioni economiche storiche del territorio e la disoccupazione che ne consegue ostacoleranno l’avanzare di quella società dei consumi. farà sì che le differenze. poiché oltre a favorire l’illegalità e la speculazione edilizia a danno degli acquirenti e dei comuni. la persistenza di forme d’organizzazione agricole arretrate in cui la maggior parte della forza lavoro era costituita da braccianti sottopagati. villaggi turistici. le amministrazioni erano pronte a sanare qualsiasi irregolarità: l’abusivismo cresce e s’alimenta soprattutto dal bisogno di possedere una casa. aggravarono le mancanze già piuttosto gravi sul terreno della spesa pubblica. Si aggiungano a questo i piani regolatori inesistenti o nei casi in cui esistevano.affrontare qualsiasi tentativo di riforma e modernizzazione. e riguardavano in particolare un bene fondamentale qual è la casa. e senz’altro particolarmente bisognose di averlo considerando le dimensioni dell’esodo dalle campagne. Queste mancanze crebbero in maniera esponenziale durante il miracolo economico. al rispetto dei diritti dei lavoratori (l’edilizia conosce da sempre tassi molto alti d’infortuni sul posto di lavoro) e non meno importante. incentivò il deturpamento e l’inquinamento dell’ambiente. votata prevalentemente all’agricoltura. di per sé già molto consistenti. la pratica dell’abusivismo e della speculazione edilizia arriveranno ad interessare i litorali e in genere quasi tutte le località di villeggiatura interessate dal turismo di massa: nuovi alberghi. Proprio l’estraneità di queste tipologie d’intervento statale rispetto alla situazione di partenza dell’economia meridionale. crescano ancora. Questo costituirà anche un altro elemento che spingerà tante persone ad emigrare e alimenterà anche un diffuso senso d’insoddisfazione e smarrimento. e il Sud. Le differenze di reddito col Settentrione. tutti bocconi molto ghiotti per gli imprenditori del mattone. ossia il Centro Nord.

Col passare degli anni. ma al cui interno confluiscono tutte quelle situazioni di disagio presenti nel territorio: la disoccupazione. rifiutandosi di vedere i segnali di cambiamento e di progressivo adattamento che esso mostrava da diversi anni e che l’avrebbero portato a crescere in maniera ininterrotta fino al ‘73. Chiudendosi in questa visione. in modi diversi. la diffusa criminalità. la presenza di una classe politica corrotta che si dà da fare solo in vista delle scadenze elettorali. ma non si può dire la stessa cosa per altri consumi che alleggerirono il carico di lavoro delle donne dentro le mura domestiche. non riuscì nemmeno a darsi un impianto programmatico capace di proporre delle alternativa ai governi centristi. a cogliere la portata dei mutamenti in corso nella società. possiamo segnalare che. Ciò era vero per taluni atteggiamenti.n’erano già andate portarono agli occhi dei meridionali la consapevolezza dell’esistenza nel Paese di zone in cui il benessere non era più un miraggio. Una manifestazione di questi sentimenti di sconforto la si può ritrovare nello scoppio della rivolta generale nella città di Reggio Calabria nel 1970. senza la prospettiva di arrivare a governare il Paese (ciò vale in particolar modo per il Pci). la sinistra non riuscì. non essendo in grado di capire i desideri e le speranze dei propri elettori e/o iscritti. costretta com’era a stare in una posizione difensiva nei confronti dei partiti della maggioranza. la mancanza di prospettive per il futuro se non quella di prendere la via del Nord. Il ruolo dei partiti Volgendo lo sguardo sui due “mondi” che caratterizzano la scena politica italiana in quegli anni. La sinistra conservava ancora una chiave di lettura catastrofista dell’avvenire del capitalismo in Italia e nel mondo. provocata dalla contesa con Cosenza per la scelta del capoluogo regionale. ma anche questioni prettamente localistiche come la disputa per la scelta della sede universitaria regionale. né a dare delle proposte soddisfacenti per affrontare i problemi sempre più assillanti che si vennero a creare negli anni del miracolo economico. alimentando lo scontento di ampi settori della popolazione. come per esempio l’acquisto di un’automobile. innanzitutto. Credo il maggiore sbaglio delle analisi prodotte dalla sinistra d’allora sia stato quello di confondere molti dei desideri di riscatto e le richieste di miglioramento della qualità della vita venute dalla gente con una cieca adesione allo stile di vita americano. alleviando e 42 . entrambi erano impreparati all’impatto col boom economico e le sue conseguenze.

da parte dei giovani. seppur limitato. La stessa visione della centralità del partito nella vita politica fu la causa di quel distacco dai movimenti avvenuto nel ’68. Un altro elemento di distacco del partito dalla nuova realtà politica in fermento lo diede la repressione attuata con le truppe del Patto di Varsavia del movimento di rinnovazione del comunismo prima in Ungheria e poi in Cecoslovacchia . quando Berlinguer (nel contesto dei governi d’unità nazionale che per la prima volta videro il coinvolgimento dei comunisti. bisognerà aspettare fino a metà anni ’70. che scende ai minimi storici proprio nel ’68. L’iniziale scostamento da quella azione repressiva e le voci di dissenso (tra l’altro molto deboli) non furono seguite da un vera analisi critica della democrazia nei paesi del “socialismo realizzato” e dei rapporti tra il Pci e il Pcus che rimasero in sostanza immutati. e mi riferisco in particolare al consumismo. non vennero neppure prese in considerazione se non da voci isolate.riducendo il tempo necessario per sbrigare le faccende quotidiane. baluardo della rivoluzione. nell’azione di governo). si consolida sempre di più quello scarto tra elettori e iscritti al partito: il numero di elettori rimane pressoché invariato e anzi. subisce un leggero incremento di elezione in elezione (il numero di elettori del Pci crescerà in continuazione fino al 1979) ma al contempo il numero degli iscritti cala visibilmente. soprattutto per coloro i quali 43 . in cui confluirono gli elementi più politicizzati del movimento. Le sue linee guida in sostanza criticavano la diffusione del consumismo. puntualmente taciute con le solite accuse di “qualunquismo”. constatando la gravità della crisi energetica e del modello di sviluppo dei due decenni passati propone la politica dell’austerità. non più visto come il paese guida nella lotta al capitalismo. il culto del denaro e la crescita economica totalmente dipendente da fonti energetiche inquinanti. spesso le chiavi di lettura della nuova fase del capitalismo sviluppatasi dopo gli accordi Bretton Woods del ’44. in particolare quelle proposte dai membri della Scuola di Francoforte (molti dei quali emigrarono negli Stati Uniti dopo la presa del potere da parte del partito nazionalsocialista in Germania). All’interno del dibattito interno del Pci. all’altezza dei tempi. favorendo la nascita della sinistra extraparlamentare. aiutando la loro emancipazione e permettendo loro di acquisire un ruolo più attivo nella società. Fu il colpo di grazia inflitto all’immagine e al mito dell’Unione Sovietica (di per sé incrinato dopo i fatti del ’56 in Ungheria). Una conferma di ciò ce la dà il sostanziale crollo delle iscrizioni alla federazione giovanile del partito. pur essendo gli anni di maggiore coinvolgimento in politica dei giovani. Guardando anche il numero degli iscritti al partito. Per vedere una vera proposta politica per il cambiamento. la cui importazione era parecchio onerosa per lo Stato e quindi per i cittadini. Viene a mancare quel legame stretto tra il partito e le sue strutture periferiche che coinvolgevano e coordinavano l’attività del “popolo comunista”.

e dall’uso di fondi pubblici per soli scopi clientelari hanno fatto sì che il governo disperdesse tempo e risorse. L’austerità così come veniva effettivamente applicata faceva pagare i costi della crisi ai ceti bassi. cit. onde uscire dall’isolamento storico a cui furono costretti per anni i comunisti. chiedendo sacrifici a coloro che li avevano sempre fatti. colpendo anche quei settori economici privilegiati i cui interessi venivano da sempre protetti dalla Dc. questo esempio tratto sempre da Crainz: “Si può aggiungere che governo e prefetti pongono una qualche attenzione alle migrazioni interne solo quando i risultati elettorali sembrano indicare che la crescita delle sinistre nelle grandi città del nord è dovuta al voto degli immigranti (oltre che a quello dei giovani). Purtroppo. del sistema fiscale. Un fatto che non può darsi per scontato dopo le ondate di partecipazione e mobilitazione verificatesi dieci anni prima. per spiegare l’atteggiamento del governo nei confronti del problema dell’accoglienza dei flussi migratori nelle città. Ci risulta molto utile. ed il varo di 45 Op. pag. 107.avevano uno stipendio fissato da un contratto e dunque venivano penalizzati più degli altri dalla crescita dell’inflazione. la lotta contro la criminalità organizzata e l’abusivismo edilizio). prevalse sulla volontà di applicare l’austerità a tutto campo. anche in questo caso – così com’era successo ai socialisti nel ’64 – la linea di evitare la rottura con la Dc. Dall’altra parte. Crainz.”45 La breve esperienza del centro sinistra nei primi anni ’60 porto con sé speranze di riforme e miglioramenti dell’ordinamento giuridico. arrivando ad un grado di politicizzazione della società tra i più alti d’Europa. guidate da un anticomunismo viscerale. Storia del miracolo italiano. le contraddizioni di una retorica che condannava i ministri e l’operato della Dc mentre in Parlamento si scendeva a compromessi. trascurando di risolvere i più gravi problemi del Paese. dalla paura di perdere consensi tra il padronato e l’elettorato moderato. 44 . La perdita della sua identità. siano questi vecchi (come l’annosa questione meridionale e la riforma agraria) o nuovi (come la gestione dei flussi migratori nei grandi agglomerati urbani. oltre ad essere responsabile del crollo del ’79. e oramai non più disposti a subire le conseguenze dell’agire di una classe politica più interessata ad occupare poltrone piuttosto che a interessarsi per i problemi del Paese. in poche parole l’ingresso del Pci nelle logiche della “democrazia dei partiti”. sancisce anche la definitiva estraniazione di strati sempre più ampi della società civile dalla politica. l’arroccamento del maggior partito di governo (la Dc) ed i suoi alleati dentro posizioni ultra conservative.

e infine. o meglio. supera) l’aumento della produttività. auto-indotta? Partiamo innanzitutto dalla situazione politica interna. seguiranno due anni in cui ci troveremo in una fase di crisi temporanea denominata “congiuntura”. uno dei più dinamici del miracolo che. Una crisi che nei suoi molteplici risvolti si rivela essere più una crisi auto-prodotta dal sistema industriale e finanziario italiano piuttosto che una vera crisi dovuta all’accumularsi di fattori recessivi interni od esterni. dopo la nazionalizzazione della produzione e la 45 . ma ciò non basta a motivare il sorgere di una crisi. L’allarmismo dei settori più conservatori sul rischio di sovietizzazione dell’economia italiana fu sollevato anche un anno prima. Dalla fine del ’62 all’estate del ’64 vengono discusse dal governo e dalle Camere le più importanti proposte di riforme avanzate dal centro-sinistra: l’introduzione della tassazione dei redditi finanziari (la “cedolare d’acconto”. dopo l’ondata rivendicativa protrattasi dal ’59. Il post-miracolo (1963-1973) Il periodo di spettacolare crescita economica (oltre il 6% annuo dal ’58) finisce nell’estate del ’63. l’impulso riformatore del centro sinistra fu subito bloccato dall’ottusità dei settori più reazionari e conservatori della Dc (ci fu persino un tentativo di colpo di Stato. avrà le mani legate fino alla fine del decennio quando s’esaurirà definitivamente l’esperienza del centro sinistra. in special modo quando questi aumenti si verificano dopo anni e anni di crescita sostenuta da una politica di contenimento salariale. Purtroppo tranne che per qualche successo parziale. dunque. tuttavia. s’era sviluppato al di fuori d’ogni regola e rischiava d’intaccare gravemente intere aree del paese). in molti casi inadeguati alla mutuata condizione economica e sociale del Paese. l’aumento dei salari pareggia (e anche per un breve periodo. il cosiddetto “piano Solo” nell’estate del ’64. puntava a disciplinare il settore edile. parlo di una crisi auto-prodotta. ed in molti altri casi carichi ancora del pesante fardello lasciato in eredità dal ventennio fascista. Perché. la proposta di legge per l’introduzione di piani urbanistici (sempre della fine del ’62.nuovi piani urbanistici (onde contrastare l’allarmante espansione dell’abusivismo su tutta la penisola). E’ vero che nel ’63. che mirava a colpire la diffusa e sempre più preoccupante evasione fiscale). introdotta nel dicembre del ’62. la riforma scolastica (ho già fatto cenno alle vicende riguardanti questa riforma nella nota 15). che diede il colpo di grazia alle speranze di cambiamento). e anche se formalmente il Psi continuava a far parte del governo.

non dei superstiti. oltre ai vertici dell’arma dei carabinieri ed i servizi segreti. Nemmeno gli esponenti di maggiore peso tra le fila del Psi fecero molto per tentare d’evitare l’insabbiamento delle riforme. l’Enel non diede ascolto alle voci d’allarme che provenivano da diverse fonti e che alla fine si rivelarono vere. perciò subito dopo aver perso il monopolio dell’energia ebbero a disposizione un’ingente quantità di capitali.46 Una situazione simile si verificò anche per le altre riforme: le pressioni effettuate dalle frange più conservatori della maggioranza. L’incredibile passività socialista può essere anche letta con un’altra chiave di lettura: il cedimento senza lotta pur di mantenere intatti i rapporti con i democristiani fu anche motivato dalla minaccia di una deriva autoritaria e anticostituzionale. e dal nuovo Presidente della Repubblica. della Presidenza della Repubblica. citando Crainz (Il paese mancato. visto che i due colossi che controllavano il settore (la Montecatini e l’Edison) grazie alla pressione esercitata sul Parlamento dall’allora governatore della Banca d’Italia. ministri e lo stesso Aldo Moro. insabbiò o snaturò fino al punto di rendere vuote le proposte di legge più innovative sorte dalle menti più innovative del centro sinistra. prontamente investiti nei settori della chimica e la siderurgia. pur facendo formalmente parte del governo in carica.” 46 . sorta dall’insofferenza di certi settori del Paese nei confronti di un governo troppo. tra l’altro riuscita solo di facciata. In poche parole. riuscirono a snaturare completamente la nazionalizzazione. In questo clima politico. tra tutti gli aspetti sconvolgenti del disastro del Vajont. come avvocato lavorerà al processo dalla parte degli imputati. Una conferma di quest’ipotesi verrà data nel ’67 da un’inchiesta del settimanale “L’Espresso”. secondo la visione di alcuni settori. in cui vengono finalmente alla luce le trame e gli obiettivi del “Piano Solo” che vedrà il coinvolgimento. l’atteggiamento dell’allora capo del governo. anche parlamentari. troppo spostato a sinistra. Purtroppo. in attesa di una congiuntura economica più favorevole (in linea con la politica “attendista” di Aldo Moro). 7): “Che sia un’Italia da rimuovere sembra pensarlo anche Giovanni Leone: come capo del governo accorre sui luoghi del disastro a promettere giustizia. le aziende private si videro pagare gli indennizzi in contanti. non in azioni dell’azienda di Stato. rendendosi responsabili di peggiorare la situazione economica. Segni. Frenando gli investimenti produttivi (il cosiddetto 46 Il disastro del Vajont (9 ottobre 1963) avvenne proprio nel momento in cui veniva effettuato il passaggio da privato a pubblico: i privati velocizzarono i lavori di costruzione della diga quando cominciarono a correre le prime voci sulla statalizzazione per aumentare il valore dell’azienda che stava per essere venduta allo Stato trascurando volutamente i rapporti che indicavano la pericolosità dell’opera. Mi preme evidenziare. pag. Guido Carli.distribuzione dell’energia elettrica. matura la decisione degli industriali di sferrare un’offensiva contro i sindacati per recuperare il terreno perduto nell’ultima contrattazione. Preferirono scongiurare l’ipotesi di una spaccatura totale con la Dc e di rimandare le riforme rimanendo all’interno del governo. della Confindustria (e della stampa legata ad essa) insieme a quella del governatore della Banca d’Italia riuscirono a creare un argine che bloccò.

chiaramente partendo dalla categoria più bassa e senza il riconoscimento di alcuna anzianità). c’è anche chi fa di peggio. in un paese dove l’evasione fiscale e l’esportazioni di capitali sono la regola. che puntano solo ad indebolire il sindacato o semplicemente ad abbassare la qualifica degli operai (che magari da lì a qualche mese vengono riassunti. ignorando i cambiamenti prodottisi in seno alla società italiana negli anni del miracolo economico. coinvolgendo sempre di più anche il suo alleato di governo nelle 47 Op. evasione fiscale ed esportazione di capitali: se questa è la norma. Ho trovato questo termine nell’articolo “Alle sue spalle l’agonia dell’Europa” di Donatella Di Cesare. motivando questa decisione con l’aumento della pressione fiscale e dell’ingerenza dello Stato nella gestione dei propri capitali. come confermano molti studi. Inoltre. ristrutturazione aziendale basata sull’intensificazione del lavoro. istupidisce le persone poiché non valorizza in alcun modo le capacità e il percorso di studi dei lavoratori. non c’è da meravigliarsi se da lì a qualche anno si vivrà una stagione di conflitti e tensioni senza paragoni in Europa. e allo stesso tempo. nonché un ulteriore rincaro del costo della vita e del deficit dei conti pubblici. i licenziamenti arbitrari. Crainz. La classe imprenditoriale italiana preferì esportare gli enormi guadagni del periodo precedente all’estero piuttosto che investirli nelle proprie fabbriche. pag. infatti. attuando politiche repressive nei confronti degli oppositori che sfioravano il limite della legalità. 48 47 . Un primo e blando tentativo di dare un sistema fiscale adatto ad uno stato moderno. si moltiplicano. la politica di ristrutturazione aziendale avviata in quegli anni si basa esclusivamente sull’aumento dei ritmi di lavoro nella catena (seguendo le stesse linee guida del periodo precedente). pag. provocando un aumento sensibile del numero degli infortuni sul posto di lavoro e la crescente insoddisfazione di tantissimi lavoratori costretti ad un lavoro frenetico.“sciopero degli investimenti”) proprio in un momento in cui la domanda interna cresceva (aiutata in questo senso dagli aumenti salariali ottenuti con i nuovi contratti) si favorì l’aumento dell’inflazione e del disavanzo della bilancia commerciale. che oltre a provocare malattie fisiche e mentali. Il paese mancato. governata ininterrottamente sin dal ’48 da innumerevoli governi di coalizione rimasti sempre sotto la guida dei democristiani. fa balzare dalla sedia l’establishment. Questi governi furono spesso incapaci capaci d’innovare ed aggiornare il modo in cui gestivano il potere. Insomma: “sciopero degli investimenti. E non è finita qui: l’offensiva padronale si scaglia anche contro gli operai più sindacalizzati e più impegnati in politica. 14. cit. comparso su il manifesto. nel congelamento caratteristico dei governi del “regime democristiano”48 (in cui rimanevano soltanto le spoglie di quel che fu il centro sinistra). fa ripiombare l’Italia nell’immobilismo. Mi sembra adeguato a descrivere la situazione in cui si venne a trovare la Repubblica Italiana. 38. del 31 dicembre 2004.”47 La sconfitta definitiva delle speranze di cambiamento dopo l’esile fiammata riformista.

in Il paese mancato. gruppi di studenti marciano insieme agli operai nei cortei di protesta e nascono i primi gruppi di coordinamento tra le diverse “anime” del movimento. ecc. le chiusure ed il rifiuto di qualsiasi dialogo da parte delle autorità non fanno che aumentare la politicizzazione e la voglia di partecipazione dei giovani. Benché la rivolta studentesca sia nata dalla contestazione delle arretratezze del sistema universitario – e più in generale dell’istruzione italiana nel suo complesso – col tempo il movimento studentesco s’arricchisce coinvolgendo dentro di sé diverse stanze di protesta. 48 . tutte forme di lotta che molte volte contrastavano con le indicazioni dei sindacati.logiche di partito che esso s’era proposto di combattere entrando al governo:49 spartizione di uffici su basi arbitrarie. clientelismi. La contestazione per la prima volta coinvolse anche larghi settori del sindacato cattolico e delle Acli. cui unico ruolo è quello di fare da ponte di lancio per chi volesse far carriera in politica). Fu così che si svilupparono nuove forme di lotta e di contestazione non ortodosse: occupazioni di facoltà. i cortei dentro gli stabilimenti e le occupazioni che comportano il blocco totale della produzione. In questo senso. Saranno gli anni sprecati. che per la prima volta seguono una linea nettamente contraria alla Dc. del tempo perso. 67.. Nelle fabbriche si diffondono gli scioperi a scacchiera.. medi od operai. Un esempio di ciò lo possiamo trovare ancora in Crainz: “Al «Natale consumistico» è contrapposto in molte città il «Natale dei 49 Nel gennaio del ’64 si verifica la scissione della sinistra del Psi che dà vita al Psiup (Partito socialista di unità proletaria). concepita in termini di puro schieramento (. siano essi studenti universitari. pag. insomma. volantinaggi nei teatri e cartelloni su cui comparivano degli slogan che ironizzavano sulle istituzioni dell’ordine stabilito.)”. essi non si sentono più rappresentati dai partiti né dalle associazioni collegate (mero prolungamento dei partiti nelle università. Mi interessa in modo particolare l’analisi della contestazione dal punto di vista delle critiche sorte dalla constatazione del delinearsi sempre più evidente di uno dei fenomeni da poco comparsi nella società italiana. vista anche da loro come un partito che reagisce soltanto quando deve bloccare in Parlamento le iniziative volte a dare un nuovo assetto all’apparato statale. venivano considerati troppo accomodanti nei confronti dell’establishment. vi giocano un ruolo fondamentale i giovani. mi riferisco cioè al consumismo. che contribuiranno e non poco all’acuirsi delle richieste di cambiamento portate avanti da quei settori maggiormente penalizzati che troveranno in seguito modo di sfogarsi nel ’68 degli studenti e successivamente nell’Autunno caldo. Sono gli anni in cui si crea un forte legame col mondo operaio. questi. infatti. il resto di del partito si fonde col Psdi (Partito social democratico) forma il Psu (Partito socialista unificato). Crainz la descrive come “un’operazione di vertice.

in particolare. il più delle volte senza nemmeno sapere che cose si stesse facendo.”51 A questa situazione interna si sommano anche le vicende internazionali: in primis la contestazione al crescente coinvolgimento americano in Vietnam ed in genere la contestazione dell’“equilibrio del terrore” che minacciava d’annientare l’umanità intera. pag. pag. permettersi di rimanere più a lungo fuori dal mercato del lavoro.poveri».”50 E’ particolarmente interessante l’esplosione di questa contestazione nella società italiana perché fondamentalmente i “giovani anticonformisti” degli anni Sessanta sono la prima generazione nata e cresciuta col miracolo economico. quello del lavoro e del voler guadagnare sempre di più. rimasto fino allora nell’oblio. e può allo stesso tempo. Il paese mancato. spesso ad opera di gruppi cattolici: a Venezia come a Sassari. L’aumento della produttività ottenuto dal ’63 in poi fu dovuto principalmente alla messa in pratica di nuove misure di stampo tayloristico mirate a razionalizzare ed ottimizzare le azioni svolte da ogni persona nella catena. dall’altro. Coloro i quali teoricamente dovevano essere i più mansueti. i nuovi modelli di un consumismo senza regole. La richiesta di rinnovamento delle istituzioni scolastiche e di nuovi diritti per la collettività si unisce con lo scontento provato nei confronti della società ed i suoi valori. cit. 279. Op. Il paese mancato. 198. in cui una larga percentuale della popolazione può godere di un livello di consumi mai visto prima. rivelando le storture e gli inganni cui veniva sottoposta la gente in nome del benessere. 50 51 Op. Crainz. prima ancora che nei suoi versanti patologici – da nuovi conformismi e disvalori. Crainz. le suggestioni venute dalla rivoluzione cinese e dal tentativo di espandere la rivoluzione nell’America del Sud compiuto da Ernesto “Che” Guevara che portarono agli occhi dell’opinione pubblica dei paesi del primo mondo l’attualità dei problemi di quel lontano Terzo mondo. nel contesto della società del benessere. cit. le sue gerarchie e le sue ipocrisie. a Milano come a Bologna (qui protestano anche gli scout). con i suoi vincoli e i suoi tabù. lo scarso appeal di un mondo segnato – nella sua norma. I giovani si chiedevano allora se ne valeva veramente la pena di finire a fare un lavoro faticoso e che non richiedeva alcun impegno intellettuale. 49 . Questo viene molto chiaramente esplicitato da Crainz: “In questo quadro i giovani appaiono incerti e quasi lacerati fra due poli: da un lato l’orizzonte mentale e le regole sempre meno accettabili della società precedente. i più vogliosi d’entrar a far parte del sistema poiché non avevano subito le penurie delle generazione passate sono tra i primi a ribellarsi. a Trento come a Verona.

La crisi del ‘73 La crisi energetica di fine 1973 arriva in un momento particolarmente delicato per le istituzioni e l’insieme della società italiana. le direttive mirate ad aumentare l’efficienza degli impiegati facevano sì che lo stress sofferto da queste categorie di lavoratori aumentasse. ovvero di non essere sindacalisti né d’avere simpatie socialcomuniste. nel rispettare le scadenze al lavoro e anche nel gestire il rapporto con la sua amante. Anche in questo caso. Nel romanzo La vita agra di Luciano Bianciardi. non s’è più disposti ad accettare la monetizzazione della salute. era ricompensato da un salario più elevato. il movimento sessantottino agevola la generalizzazione di questo concetto e della consapevolezza che bisogna lottare per ottenerlo. senz’altro non avevano a che fare con una catena di montaggio sporca ed insalubre. la situazione di molti dei “colletti bianchi” era simile. lasciandosi definitivamente alle spalle la concezione del lavoro come favore concesso dall’industriale al proletario (la pratica di andare dal prete perché lui desse conferma al padrone per cui si voleva lavorare dell’“integrità morale” di una persona. Non si può certo dire che fosse un problema soltanto attinente alla classe operaia. tuttavia. Il romanzo descrive le difficoltà incontrate dal protagonista nel far quadrare i conti ogni mese. base della costituzione della Repubblica Italiana. a mio parere. sorge la richiesta puntuale e precisa del diritto a lavorare in un ambiente sano. col chiaro intento di spostare l’opinione pubblica a destra proprio nel periodo in cui le agitazioni operaie si estendevano a macchia d’olio in tutto il Paese. la gestione poco chiara delle indagini. un’ analisi interessante delle difficoltà nel vivere in una grande città. si raccontano le vicende di un laureato in lingue di Grossetto che si trasferisce a Milano in cerca di lavoro. che cercò di scaricare le colpe su un gruppo d’anarchici. con cui dovevano fare i conti anche quegli emigranti in qualche modo “privilegiati”. farà piombare l’Italia nell’incubo degli “anni di piombo”. così come i carichi di lavoro da svolgere in ufficio. L’avvio della “strategia della tensione” con la strage di Piazza Fontana nel dicembre 1969.52 Certo chi svolgeva mansioni più pericolose. inseriti tra i colletti bianchi ma che ugualmente erano costretti a patire ritmi di lavoro snervanti. E’. 52 50 . in cui i rischi per la salute erano maggiori.chiaramente aumentando la fatica del lavoro. lasciandosi dietro la moglie e il figlioletto. è qui che vediamo l’ondata di cambiamento insita nei movimenti del ’68. volutamente di parte e spesso in collusione con gruppi eversivi di stampo neo-fascista effettuata dalla magistratura. si protrasse fino agli anni Sessanta). Il lavoro finalmente acquisisce quel valore di diritto fondamentale d’ogni persona.

. e che certi gruppi legati alla contestazione fossero i responsabili della recente ondata di terrore. militanti di sinistra. perciò in molti videro la lotta 53 Op.”53 In questo contesto di scontro e di crescente ostilità nei confronti del movimento. Crainz. matura in quelle frange più estremistiche l’idea della lotta armata. Aperti. tutto il movimento di contestazione. mettendo in chiara luce le responsabilità della magistratura nell’ideazione di una messinscena destina a colpevolizzare gli anarchici.. di nuove forme di «difesa dallo Stato». che Crainz descrive come “portatori di una «laicizzazione» consumistica. intrecciata spesso alla rincorsa di nuovi privilegi. o di «rifiuto dello Stato» (. tipica di certi settori della magistratura formatasi nel Ventennio e di chiaro stampo conservatore. manifestazioni.). alla ricerca di nuove forme di prestigio coniugate al benessere. e che segnerà indelebilmente la storia italiana futura. certo. pag. Ma la strage di Piazza Fontana non fu che l’inizio di un’offensiva neofascista destinata a colpire sindacalisti. intrisi di modelli acquisitivi individuali. viene dall’atteggiamento delle istituzioni nei confronti di questa offensiva terroristica. cit. cortei e scioperi – che certo portarono novità legislative (si pensi al varo dello statuto dei lavoratori) e miglioramenti salariali – ma il tutto sempre rimanendo dentro il medesimo schema di società capitalistica e percorrendo sempre le stesse vie per raggiungere lo sviluppo economico. luoghi pubblici.con lo scopo di far sorgere nell’opinione pubblica la convinzione dell’esistenza di un legame tra l’inasprimento dei conflitti sociali degli ultimi anni e la strage. Questo quadro politico non fa che consolidare nell’opinione di gran parte della stampa e di quella “nuova borghesia” arricchitasi col boom economico. che la crisi del ’73 farà esplodere portando gli scontri a livelli paurosi. Per questo nuovo ceto medio. Successivamente. in grado di contrastare “efficacemente” l’offensiva della classe operaia e degli studenti. Oltre a ciò possiamo evidenziare la prassi naturale di cercare le colpe tra i manifestanti ed i militanti di sinistra. la convinzione che l’ondata di protesta si fosse prolungata troppo a lungo. Dopo parecchi anni di lotta. e con essi. 381. nuove indagini riveleranno la falsità delle accuse rivolte agli anarchici. e vedendo spesso la complicità delle istituzioni nelle trame eversive. col chiaro obiettivo d’installare un governo autoritario. principali responsabili dei gravi ritardi e delle falle nelle indagini. treni. Il fatto che rende ancora più grave la situazione. insabbiare o rallentare le indagini per non far emergere le responsabilità di certi gruppi neo-squadristi negli attentati dinamitardi. sedi di partito. Il paese mancato. Non pochi furono i tentativi da parte di alti rappresentanti delle istituzioni e dei servizi segreti di depistare. alla modernità: ma una modernità priva di valori. 51 .

permise al governo d’indebolire ancora una volta la posizione di lavoratori e sindacati. con le tasche vuote. ma inapplicabile in quelle piccole e medie imprese che da lì a poco diverranno gli attori principali dell’industria italiana. lo Statuto dei lavoratori e la legalizzazione dell’obiezione di coscienza54– difficilmente immaginabili senza la pressione ed il continuo spronare dei movimenti. 419. ma che ora di fronte all’evidenza della crisi e delle mancate riforme. ma anche del diffondersi di un più generale distacco dalle istituzioni e dall’apparato di governo. importante sì per tutelare i lavoratori dipendenti dei grandi complessi industriali. Il paese mancato. Un esempio ce lo fornisce l’approvazione dello Statuto dei lavoratori nel 1971. che in parte deve il suo successo alla sua estraneità da quei vincoli posti alle imprese dallo Statuto. cit. spesso inserendosi nelle logiche clientelari facenti capo ai partiti di governo. infatti. quindi tutto quel che venne guadagnato con gli aumenti salariali finì per essere rosicchiato dall’inflazione.55 La sconfitta di questo nuovo tentativo di governare lo sviluppo significò non solo il definitivo abbandono della formula del centro sinistra. la legge sulla casa. Tuttavia. che avevano puntato forte su di esse e poi finirono per trovarsi con le mani vuote. emendamenti per rallentare il percorso delle leggi nelle Camere che alla fine portarono al progressivo svuotamento e sfibramento delle riforme. L’inefficacia dell’operato del governo non fu solo casuale. che in parte aveva motivato così tante persone a scendere in piazza qualche anno prima. vecchi e nuovi. Crainz. come dieci anni prima. Le pur importanti riforme portate avanti dagli ultimi bagliori riformisti del centro sinistra – attuazione delle regioni e dell’istituto del referendum. gettava un velo di sfiducia in grado di arrestare molti di quei fermenti presenti nel ’68 e nell’Autunno caldo. subirono però. 55 52 . che si arricchirono durante il miracolo approfittando della mancanza di controlli. l’introduzione del divorzio. colpevolizzati dal governo e da una parte della stampa d’essere i responsabili dell’impennata 54 Op. o meglio. i cui vizi a danno della collettività aumentavano d’anno in anno. pag. gli aumenti salariali non furono accompagnati da una politica antinflazionistica efficace. continui tentativi d’insabbiamento. mantenendo il consenso attraverso la concessione di privilegi quei ceti e gruppi. vista l’impennata dell’inflazione provocata in parte dagli aumenti salariali (dopo quasi un decennio di restrizioni salariali). l’aumento dell’inflazione. L’arenamento delle riforme fu anche un duro colpo per i sindacati. icone per eccellenze del modello “Nord Est” (in contrapposizione al modello della grande fabbrica tipico del triangolo industriale). L’arrivo della crisi energetica provocherà anche un grande contraccolpo a livello dell’immaginario collettivo: all’epoca la si vide come la fine di un’epoca piena di speranze e fiducia riposte nel futuro.armata come l’unica alternativa rimastagli a disposizione per riuscire a raggiungere quegli obiettivi per cui molte persone avevano tanto combattuto.

nella Storia del miracolo e ne Il paese mancato. Nella storia contemporanea – in special modo dal dopoguerra in poi. che afferma “Ma sarebbe 53 . i connotati di quella società che l’Italia si lasciò alle spalle. Questa maggioranza decide di cambiare rotta. Quando nel dicembre del ’73 l’aumento del prezzo del greggio e l’aumento dell’inflazione che ne seguì si fecero sentire in Italia al governo c’era già la nuova maggioranza di centro destra capeggiata da Giulio Andreotti. mi limiterò ad analizzare un numero limitato di opere che ho considerato rappresentassero con efficacia certe caratteristiche della nuova società che ebbe origine col miracolo economico e. ma non solo. Difficile trovare una combinazione peggiore per le tasche dei lavoratori dipendenti. nella musica e nel cinema Seguendo la metodologia di lavoro usata da Crainz. nata in Italia nel dopoguerra. Echi nella letteratura. il vissuto e le sofferenze quotidiane. Lo stesso si può dire dei riflessi che questa ebbe sulla produzione letteraria. allo stesso modo. basa le proprie realizzazioni sull’analisi della società nel suo complesso. sono la materia su cui poi viene innestato il testo letterario. La mia intenzione non è quella di presentare un quadro complessivo ed esaustivo di tutta la produzione culturale che in qualche modo ha a che fare con le tematiche di questa tesi. In primo luogo perché spesso gli artisti si sono avvalsi degli eventi storici e politici usandoli come spunti di riflessione. introdurrò qualche spunto di riflessione su questo periodo storico sorto dal lavoro di scrittori. in cui il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa e della cultura ormai anch’essa massificata è diventato via via sempre più importante – l’analisi della produzione culturale può risultare molto utile alla comprensione degli umori delle persone e dei riflessi che gli eventi storici ebbero sulla collettività. La scuola cinematografica neorealista. registi e musicisti dell’epoca e anche più recenti.inflazionistica. Mi rifaccio a Barraclough in questo caso. che oltre a vedere decurtato il proprio potere d’acquisto subiscono anche la beffa delle misure restrittive varate da un governo tutt’altro che votato al risparmio. applicando una politica inflazionistica che prevedeva l’aumento del debito pubblico (che in gran parte finì per finanziare gli investimenti pubblici nelle aziende “decotte” e l’allargamento della rete clientelare) e nell’estate del ’73 la svalutazione della lira. cogliendone gli aspetti più profondi da cui nascono le storie che vengono raccontate e proposte al pubblico attraverso i film.

i comportamenti e le regole del contesto sociale in cui si trova. il supermercato diventa quasi una specie di museo. Ad un certo punto. promettendosi di rimettere tutto sugli scaffali dopo aver fatto un giretto col carrello pieno. in effetti. Il primo s’intitola Marcovaldo al supermarket. quindi è una valida testimonianza (anche se romanzata e non situata in nessuna città in particolare) dei cambiamenti profondi e delle novità che in quel momento stavano cambiando l’Italia. Marcovaldo. Ma. il loro divertimento consiste nel vedere gli altri fare spese. infatti. che il resto della famiglia ha deciso di fare la stessa cosa. però. che di mestiere fa il manovale in una ditta non precisata. Garzanti. Non s’accorge. Geoffrey. che stanno ad indicare il passaggio di una stagione all’altra. vista la prolificità e la ricchezza di spunti di riflessione provenienti dalla produzione letteraria italiana contemporanea. e tutt’a un tratto. Non riesce ad inserirsi né tanto meno a comprendere i ritmi esasperati. si ritrovano tutti coi carrelli pieni di una spesa che non possono pagare. anche limitando la trattazione al secondo dopoguerra. la tentazione diventa troppo forte e. è una delle tante novelle che compongono la raccolta Marcovaldo – Ovvero le stagioni in città. 57 54 . 103. 241Calvino. è un elemento estraneo all’ambiente urbano. 7a ed. poiché sono squattrinati (l’affitto ed i debiti si portano via tutto lo stipendio). 1990.”56 Il mio primo sguardo si volge verso la letteratura: si potrebbero citare tanti esempi. 2. le uniche cose che riescono ad attirare la sua attenzione sono quei piccoli segni e indizi forniti dalla natura visibili in città. Roma-Bari. Marcovaldo comincia a riempire il suo carrello imitando le altre persone. pagg. Marcovaldo e la sua famiglia vanno a spasso in città quando la folla dedita a fare spesa la sera attira la loro attenzione. Cercano 56 Barraclough. Ho preso in considerazione due brani tratti da due opere diverse di Italo Calvino. Le novelle sono suddivise seguendo l’ordine delle stagioni naturali e la sua ciclicità. Marcovaldo ed i suoi sono costretti ad aggirarsi per il supermercato coi carrelli senza poter caricarli. però. Laterza.57 scritta nel decennio che va dal 1952 al 1963 (e pubblicata in questo stesso anno). in cui si può solo guardare ma non si può toccare. pag. Marcovaldo. in evidente contrasto col trascorrere del tempo caratteristico delle civiltà urbana. 2002.anche sorprendente se gli umori della letteratura e delle altre forme di espressione umana non fossero alterati dal nuovo ordine sociale prodotto dalla nuova civiltà tecnologica. Nella novella in questione. lineare e monotono. Italo. Guida alla storia contemporanea. Milano.. credendo di non essere notato dagli altri membri della famiglia. Decidono di entrare in un supermercato per cercare di vivere l’esperienza di fare acquisti in uno di quei nuovi negozi self-service.

e vanno avanti così fino a quando sentono l’annuncio che ricorda tutti l’avvicinarsi dell’orario di chiusura. continuano a riempire i carrelli man mano che li svuotano. alcune delle caratteristiche del miracolo: in primis. una delle tante città descritte all’interno del romanzo Le città invisibili. di viaggiare in lungo e in largo per il territorio imperiale a lui ignoto. se non fosse perché la città cresce sempre di più ogni anno. Inoltre. Questa breve novella ci presenta. per finire con il fantasticare la campagna e gli spazi verdi (forse Marcovaldo l’ha conosciuta da piccolo. pur non chiamando causa nessuna città. Torino. e dal nuovo ruolo che l’acquirente vi gioca. Se prendiamo in considerazione le altre novelle presenti nella raccolta. Calvino non lo esplicita mai) in una città stretta nella morsa dell’abusivismo. riusciamo a ritrovare altri aspetti che hanno a che fare con il miracolo. la comparsa di un nuovo tipo di negozio. in questa novella in particolare viene evidenziata la dicotomia tra il tempo di produzione e quello di consumo. cui 58 Calvino. partendo dal lavoro faticoso. La vicenda si chiude con l’uscita fortunosa di tutta la famiglia attraverso una parete aperta da un cantiere che sta portando avanti i lavori di ampliamento del negozio. seppur in forma tragicomica. I luoghi e le vicende descritti nel romanzo sono fantastici. monotono e mal retribuito. con le sue suggestioni che coinvolgono anche una famiglia non in grado di partecipare “attivamente” alla festa del consumo che ha luogo in città ogni sera. 119. in cui l’opulenza ed il benessere goduti dai suoi abitanti contrasta con le immense quantità di rifiuti da essa prodotti. Italo. ogni giorno ammassati sulle strade aspettando di essere portati fuori città. possiamo ritrovare i connotati di alcuni tra gli aspetti più negativi di una qualunque città moderna. la vita in una soffitta con poco spazio per una famiglia numerosa. le differenze sociali stridenti. la figura del manovale Marcovaldo raffigura in qualche modo la persona emigrata in città ed il suo confrontarsi con la nuova realtà cittadina. riportandogli una precisa descrizione delle città e dei luoghi incontrati nel viaggio. Qui ci viene descritta la città di Leonia. incaricato dall’imperatore dei tartari. Einaudi. non esiste un riferimento preciso ad alcuna città in particolare. pag. In ogni caso. ovvero il problema dell’immondizia. 1972. ne Le città continue. tuttavia. forse non l’ha mai vista. Ciò non costituirebbe un problema. caratterizzato da una maggiore dimensione in cui la profusione e l’attrazione delle merci viene aumentata ad hoc. 55 . espandendosi verso quelle zone in cui prima venivano portati i rifiuti.58 Il romanzo si basa sulla figura del viaggiatore veneziano Marco Polo.di rimettere i prodotti sugli scaffali frettolosamente. Il secondo brano che ho scelto di prendere in considerazione s’intitola Le città continue. Kublai Kan. Le città invisibili.

in cui viene riportata un’inchiesta sulla situazione delle scorie nucleari e delle centrali nucleari dismesse.report.smaltimento diventa anch’esso più problematico col passare degli anni perché in città “l’arte” di creare nuovi materiali non conosce soste. nascondendola sotto terra oppure cercando di bruciarla. piccola o grande. cartone. non basta allontanare l’immondizia dagli occhi. In questo racconto breve abbiamo anche un ammonimento. montagne di rifiuti tossici smaltiti abusivamente dalle “ecomafie”. ma. è confezionata utilizzando grandi quantità di cellofan. queste città si contendono gli immondezzai dove poter scaricare i propri rifiuti. senza perdere tempo.it. L’altro serio problema che dev’essere affrontato a Leonia è quello della concorrenza: ci sono anche altre città che producono fiumi di spazzatura.rai. di conseguenza anche i rifiuti sono più resistenti. plastica. Non si può fare a meno di non vedere in questo racconto un chiaro legame con la situazione che s’è venuta a creare in molte città italiane. Per quel che riguarda la produzione cinematografica. Prima o poi le cose che abbiamo gettato torneranno e saranno la nostra rovina. non voglio andare oltre perché per fare un elenco di tutte le situazioni problematiche provocate dai rifiuti della nostra società dei consumi ci vorrebbe più di una tesi.repubblica. In pratica. la cui altezza cresce minacciando di franare su Leonia.it/2004/c/sezioni/cronaca/rifiutcas/nonpart/nonpart. si espanderanno. ogni cosa che acquistiamo. l’“emergenza rifiuti” si ripete quasi ogni anno in Campania ed in altre regioni del Sud d’Italia. 59 56 .59 con le discariche piene fino all’orlo e senza più posti dove aprirne di nuove. scorie nucleari in attesa di trovare un luogo sicuro in cui poter riposare per qualche migliaio di anni cosicché non possano presentare più un pericolo per l’ambiente e così via. spianando così nuovi terreni sui quali le altre città. Ma gli esempi che si potrebbero citare sono tanti. il problema dello smaltimento (e anche della bonifica di quei rifiuti industriali troppo pericolosi perché siano processati direttamente) diventa di prim’ordine. e se a questo aggiungiamo anche i rifiuti prodotti nei passaggi intermedi della produzione. Nelle zone di confine si creano montagne di spazzatura.. ricoprendola completamente coi suoi rifiuti. nella sezione ambiente è possibile trovare la trascrizione delle puntate del 01/03/01 e del 06/05/04. ecc. in genere anche nelle città di tutti i paesi industrializzati: la gestione dell’immensa massa di rifiuti prodotti nelle città e nelle fabbriche che aumenta d’anno in anno e diventa sempre più difficile da smaltire.html. un film che rappresenta in maniera inequivocabile e anche tragicomica le vicende di un operaio trapiantato dalla Sicilia a Torino è Mimì metallurgico ferito nell’onore del 1972 in cui vengono proposte Per un approfondimento di questi argomenti vedere il sito www. Sull’emergenza rifiuti nel Mezzogiorno nell’estate del 2004 vedere l’articolo: http://www. E’ chi può negare l’analogia con la situazione attuale. il tutto sommato alla grande varietà di materiali presenti al giorno d’oggi sugli scaffali di tutti i negozi.

Tornato di nuovo in Sicilia con la sua nuova compagna. giornalisti [. e anche se la 60 61 Terza traccia dell’album Riportando Tutto A Casa (1994).]/ Ma ho scoperto l’altro giorno. faccendieri. Costretto a lasciare la sua vita e la sua moglie a Catania per via delle sue simpatie politiche che gli costano il posto di lavoro.. puntando il dito soprattutto sulla cultura clientelare spesso intrecciata coi gruppi malavitosi e con la pressante minaccia di una deriva autoritaria. ma anche mette a luce i problemi degli operai politicizzati.]/ Ho quarant’anni ed un passato non troppo edificante/ ho massacrato Borsellino e tutti gli altri [. sfociando nella strategia della tensione da una parte. colpiti da licenziamenti arbitrari e costretti a dover emigrare per trovare una nuova occupazione. tutti mali già presenti nel ’64 (anno del “piano Solo”) e che col progressivo aumento della tensione sociale sarebbero peggiorati. Il film racconta molto efficacemente le vicende e le problematiche che affliggevano l’emigrazione meridionale nelle città del Nord. ma scopre anche che la moglie ha una relazione con un finanziere. Il riferimento al regime partitocratrico e alle sue pratiche di governo è più che evidente. Settima traccia dell’album La Grande Famiglia (1996). con cui ha anche un figlio.61 La prima canzone si riferisce appunto ai primi quarant’anni di vita della Repubblica Italiana. Nell’ambito della musica prenderò in considerazione due canzoni del gruppo “Modena City Ramblers”: Quarant’anni60 e Giro di vite. In questa vicenda s’intreccia anche la relazione amorosa del protagonista con una ragazza conosciuta a Torino. 57 . che è appunto Mimì.. e quindi i sicari della mafia uccidono il finanziere temendo rappresaglie nei confronti del suo assassino.tutte le difficoltà dell’adattamento alla nuova realtà e alla durezza del lavoro in fabbrica.. Fiore (l’amante del protagonista) non vede con buoni occhi il voltagabbana ideologico e decide d’abbandonare Mimì.. si mette al servizio della mafia grazie ai suoi agganci conosciuti in seno all’associazione siciliana a Torino. A questo punto. La vicenda si complica ancora quando Mimì mette incinta la moglie del finanziere per gelosia. grazie ad un’associazione di immigrati siciliani riesce a trovarne uno nuovo a Torino. nell’esplosione del debito pubblico ed il sempre maggiore distacco della classe politica dalla società civile: “Ho quarant’anni spesi male fra tangenti e corruzione/ ho comprato ministri. guardandomi allo specchio/ di essere ridotta ad uno straccio/ questo male irreversibile che mi ha tutta divorata/ è un male da garofano e da scudo crociato”. denunciandone le storture. che poi però si rivelerà per essere una mera facciata per coprire le attività illecite di un gruppo mafioso.

Il paese mancato. sempre in chiave anti Pci. caratterizzato da un individualismo e da una voglia di arricchirsi a dispetto d’ogni regola e soprattutto a dispetto della collettività: E’ cominciato in silenzio nella Milano da bere tra i padri di famiglia coi loro BOT e le loro Mercedes timorati di Dio e delle tasse. leader del Psi. 62 58 . per arroccarsi dentro posizioni molte volte xenofobe e/o razziste nei confronti Il craxismo fu quella stagione politica italiana caratterizzati dalla forte alleanza tra Psi e Dc e gli altri tre partiti minori (Pri. pag. elettori di Craxi e dei suoi spaventati di perdere tutto se qualcuno li avessi sorpresi E’ continuato a Pontida in un grido di rabbia e paura di geometri con lo spadone. L’aspetto senz’altro più negativo del sorgere di queste nuove formazioni politiche – spesso di vedute molto corte – lo si può ritrovare nel loro uso manipolatorio della storia e della mitologia celtica per rivendicare una particolarità alquanto dubbia e ancora peggio. chiedendo in qualche caso addirittura la secessione dal resto dell’Italia. sotto la guida di Bettino Craxi conoscerà alcune delle sue pagine più oscure.degenerazione totale della politica verificatasi nel corso degli anni ’80 col craxismo62 e ed il pentapartito va oltre il periodo analizzato in questa tesi. ma anche prima visto che i primi casi d’uso clientelare di soldi pubblici ci riportano indietro al 1948. ha la responsabilità di formare il governo. Crainz. Non ci sarebbe nulla da obiettare nel loro atteggiamento critico nei confronti degli sprechi dello Stato. quali la Liga Veneta e la Lega Lombarda che confluiranno nella Lega Nord. politica e culturale del Settentrione. La seconda canzone che ho scelto si riferisce più in particolare alla composizione di quel “blocco sociale”. sono tutti fenomeni le cui radici si possono ritrovare nel profondo degli anni ’50. e dentisti con l’armatura decisi a difendere il Patrol e la villetta sulla tangenziale le nigeriane sui viali e la loro evasione fiscale In seno a questo blocco sociale si formeranno nel corso degli anni ’80 quei gruppi che rivendicano la particolarità storica. criticando la corruzione e gli sprechi di denaro pubblico del governo. cit. 597. Per la prima volta. che a differenza del passato. Psdi e Pli). che anzi. Questa novità non muterà di fatto l’andazzo del sistema politico italiano. 63 Op. dal 1983 in poi vedrà il susseguirsi di diversi governi capeggiati da Bettino Craxi. un rappresentante di un partito minoritario rispetto alla Dc. anch’esso figlio delle problematiche irrisolte nei decenni precedenti nel periodo dello sviluppo non-governato. se non fosse perché la loro stessa base politica s’è arricchita grazie alla pratica dell’evasione fiscale diffusa.63 base di consenso del craxismo.

a Nord ad esempio con l’evasione fiscale diffusa da parte dei lavoratori autonomi e del ceto imprenditoriale. è sopravvenuta la crisi e si sono spente le illusioni di un cambiamento profondo dell’assetto generale del Paese. Il fatto assurdo è che.degli stranieri ma anche degli abitanti delle altre zone d’Italia. piccole officine. compiendo così un salto di qualità che la porterà a essere meno presente sulle pagine dei giornali ma. una specie di xenofobia intermittente che scatta ogni volta che loro si sentono presumibilmente penalizzati dallo Stato oppure la loro “integrità culturale” viene minacciati dai non nativi. Tutte questi fenomeni di individualismo esasperato e di rigurgito dei particolarismi locali sono problematiche nate dal mancato adeguamento dei poteri pubblici al mutamento veloce subito dalla società italiana nel volgere di due decenni. 59 . Dopo che è passata l’euforia del miracolo. C’è una contraddizione troppo evidenti. sono queste persone a lavorare nelle loro fabbriche. ma che scompare quando si tratta di assumere mano d’opera a basso costo venuta da fuori o quando si tratta di evadere il fisco o si ricevono aiuti da parte dello Stato. a fare più affari. Queste spinte si manifesteranno in maniera diversa a seconda del contesto in cui si presentano. almeno dal quale sfuggire. a Sud con la diffusione a livelli mai visti prima della corruzione e dei legami tra apparati dello Stato e la mafia. la cui classe politica perdeva il tempo nei meandri della partitocrazia e della politica clientelare. nel contempo. s’approfondirono nella società italiana le spinte individualistiche che vedevano nello Stato e le sue regole un nemico se non da sconfiggere. spesso. aziende agricole e cantieri edili.

fecero un’accurata analisi critica della società che si andava creando nei paesi industrializzati dal dopoguerra. di ripiombare ancora nella miseria e la fame. seppur in tempi e maniere diverse. ma quest’analisi può anche essere estesa ai paesi dell’Europa Occidentale. Le contraddizioni del benessere La riduzione del divario nei consumi ha reso possibile l’integrazione delle classi lavoratrici nelle logiche del capitalismo azionario. In Italia. negli anni ’60. Entrambi. In particolare. in questo capitolo conclusivo mi propongo di fornire ai lettori qualche spunto di riflessione ispirato dalla teoria critica della società dei consumi facendo riferimento a diversi autori. la concomitanza di quest’integrazione con la possibilità storica di poter uscire da una condizione di miseria estrema fece sì che la contrapposizione e la denuncia a tutto campo del nuovo sistema di sfruttamento sorto con la società dei consumi venisse in qualche modo attenuata dalla paura di dover tornare indietro nel tempo. in particolare Galbraith e Marcuse.Capitolo terzo Considerazioni finali Introduzione Dopo aver esaminato in particolare la nascita della moderna società del benessere nell’Italia del miracolo economico. Le più gravi mancanze dei partiti di sinistra e dei maggiori sindacati risiedono proprio qui: non riuscirono a proporre altro che la parificazione dei consumi delle classi 60 . seguirono anch’essi linee di sviluppo simili a quelle statunitensi. i quali. partendo da presupposti filosofici e punti di vista diversi. studiano gli sviluppi della società americana visto il suo ruolo guida nell’economia mondiale.

dall’altra parte poco si fa e si è fatto per contrastare l’inquinamento industriale e domestico responsabile di non pochi morbi. La profusione di nuove merci.”64 Constatando il salto di qualità rappresentato dalla moderna società dei consumi.inferiori con quelli della borghesia e le classi più agiate. affermano che “In una parola. Milano. nati anche grazie all’impulso sempre più forte dato dalla critica ai partiti e ai sindacati tradizionali. anzi. per gli economisti. In primis. Trascurarono completamente la possibilità di proporre un cambiamento radicale. nel loro celeberrimo Manifesto. al posto dello sfruttamento mascherato da illusioni religiose e politiche. Certamente. indifferente. e senz’altro. Karl. mentre si spendono ingenti somme nella ricerca medica e nel mantenimento dei sistemi di sanità pubblica che hanno sì dato importanti risultati per quel che concerne il debellamento di molte malattie prima mortali. promuove la nascita di un nuovo sistema di sfruttamento e di accumulazione capace di indebolire e soffocare le spinte centrifughe e gli anticonformismi con la promessa del benessere. diretto. dacché si basano sull’utilizzazione di materie prime non rinnovabili e creano all’interno della società opulenta gravissimi problemi di squilibrio sociale e contraddizioni ancor più insopportabili: solo per citare un esempio. in grado di portare la società oltre la nuova condizione di sfruttamento insita nel capitalismo industriale. allo status e alle possibilità di scalata sociale. ha messo lo sfruttamento aperto. Friedrich. spudorato. L’iniziativa nel campo della contestazione radicale venne presa soltanto da piccoli gruppi “extraparlamentari”. primo e principale obiettivo del governo di un paese. parlando del nuovo tipo di sfruttamento caratteristico della società borghese. Benefici per molti versi relativi. 61 . indice dell’abilità dei politici nel creare le condizioni per il benessere della sua popolazione. al prestigio personale. anche a portata di mano di quei settori 64 Marx. pag. ma stavolta gli sfruttatori fanno appello al benessere. dell’arricchimento personale. 1998. la possibilità d’accedere ad una più ampia varietà di consumi privati e pubblici e l’emancipazione dalle gerarchie padronali di stampo feudale presenti nelle campagne furono raggiunti. l’oscena condizione di sfruttamento a cui è sottoposta gran parte dell’umanità che permette all’altra piccola parte di godere i benefici della società del benessere. tuttavia. 55. ciò non fa del nuovo sistema una panacea in grado di liberare l’intera umanità dalla sofferenza e dalla fame. Marx ed Engels. La mancanza d’azione in questo senso è motivata dal timore di rallentare la crescita economica. possiamo ben affermare che ora lo sfruttamento viene di nuovo mascherato. Ciò non toglie che di sfruttamento sempre si tratti. della scomparsa della povertà: tutte belle promesse che svaniscono appena uno volge lo sguardo verso le profonde contraddizioni presenti nel sistema e da esso alimentate. ed Engels. BUR. Manifesto del Partito Comunista.

62 . altrimenti all’orizzonte si prospettava nuovamente la minaccia di una crisi. Nulla di tutto ciò ha fatto però cambiare idea agli economisti che ancor oggi predicano i dogmi del mercato libero. anche se a nessuna persona ragionevole verrebbe in mente di mettere sullo stesso piatto la produzione di armi e quella di cibi in scatola. non solo in senso materiale o economico. Serge. Contribuiscono ad accrescere i numeri del PIL anche tutte quelle spese a carico della collettività che servono a riparare i danni causati dalla corsa frenetica allo sviluppo. Un benessere relativo però. Siamo succubi di un sistema di pianificazione ideato solo per raggiungere gli scopi del sistema industriale. giocando anche la carta dell’aumento del benessere dei ceti bassi. in cui vengono sommate tutte le cose che si producono senza far uso di alcun discriminante. 1995.storicamente esclusi dai consumi di beni durevoli. si riuscì a far ripartire la macchina dell’accumulazione capitalistica. Spetta anche alla corsa dissennata verso la crescita 65 Ho preso questo termine da Latouche. sul mantenimento di uno squilibrio internazionale nella distribuzione e nell’uso delle ricchezze del pianeta. e lo si può ritrovare nello spirito che ha da sempre guidato l’agire del capitale: la possibilità di fare profitti. si dimostra essere abilmente pilotata e gestita dai grandi gruppi industriali e dalla pubblicità. quali segni del loro status e del loro prestigio sociale. produrre sempre di più. Torino. 145. Non è stata di certo la loro bonarietà ad averli portati a condividere merci prima gelosamente riservate solo a pochi privilegiati. e cioè. la concorrenza salutare e del libero arbitrio dei consumatori. confondere il mero possesso e l’ampia scelta di merci a disposizione sul mercato col stare bene realmente (il ben-essere). Il motivo di questo cambiato atteggiamento è molto semplice. La megamacchina. Dando alle classi sfruttate maggiori disponibilità economiche – mediante l’uso di politiche fordiste oppure con lo Stato che funge da mediatore in linea con le idee keynesiane d’intervento pubblico a sostegno dell’economia – e attuando una politica di sollecitazione al consumo. pag.65 ossia. La dimensione raggiunta dalle fabbriche ed i livelli di produttività sempre crescenti abbisognavano disperatamente di nuovi acquirenti. e allo stesso tempo. Bollati Boringhieri. causa principale di innumerevoli problemi per la salute umana e ambientale innati nello stile di vita delle società industriali e post-industriali. Benessere che spesso e volentieri si confonde e si riduce soltanto al ben-avere. che nasconde tutte le insidie e le storture di un sistema che basa il proprio successo sul controllo della domanda dei prodotti che esso stesso produce. Tutto il benessere della società occidentale dipende da pochi fattori: l'aumento della produzione e la crescita del PIL. senza avere altro traguardo che quello della crescita fine a sé stessa.

Qualsiasi tentativo d'arresto sarebbe dannoso per tutti quanti.di garantire l'occupazione che permette agli individui di godere un livello di vita mai conosciuto prima nella storia umana. nonché la pubblica istruzione. “L’attuale sistema capitalista mondiale è. ecc. 2001. anzitutto per le persone che verrebbero a trovarsi senza lavoro per causa della diminuita produzione e della minore richiesta di servizi. 63 . della condizione di miseria in cui si trova gran parte del mondo “sottosviluppato”. attraverso la tassazione dei redditi dei lavoratori e delle imprese. pag. subordinati e sfruttati. la crescita ed il consumo? Non basterebbe applicare le stesse formule anche nel Terzo mondo per far sì che questo si risollevi dalla sua condizione di miseria e sfruttamento? Il capitalismo e l’industrializzazione s’internazionalizzano. 244. Negri. e Hardt. Milano. principale responsabile a sua volta. ma a tutti coloro che producono. I limiti del benessere Possiamo essere certi che la prosecuzione degli obiettivi del sistema economico sia l'unico modo per garantire il benessere della società? Ci siamo mai fermati ad analizzare il modo in cui questo benessere nostro è stato costruito costringendo a gran parte del genere umano a vivere in condizioni di estrema povertà? Possiamo fidarci ciecamente della sicurezza economica e occupazionale offertaci dal sistema industriale. ad un’economia in cui il settore terziario è diventato quello predominante. su una scala mai raggiunta finora. quando questa sicurezza si basa sull’aumento continuo della produzione. e quindi lo Stato. e come bene spiega Beaud. Impero. non ha sancito per nulla la scomparsa del proletariato. può garantire un livello minimo di Welfare state. sotto il comando del capitale”. cit. Michael. Come vediamo. il passaggio da un’economia in cui gli occupati nel settore industriale sono la maggioranza. Rizzoli. la sanità garantita per tutti. Finché rimarremo in un sistema economico guidato dalla logica dell’accumulazione capitalistica lo sfruttamento del proletariato continuerà ad esistere. grazie anche alla maggiori visibilità dei problemi internazionali data dalla globalizzazione dei media ed il miglioramento delle comunicazioni su vasta scala. ovvero quell’insieme di garanzie e protezioni per le persone disoccupate o indigenti. Antonio. Tutto ciò non ha fatto che alimentare quel circolo vizioso in cui si è venuto a trovare il proletariato66 dei paesi industrializzati: se da un lato la solidarietà nei confronti delle problematiche del Terzo mondo è sempre più diffusa. al contempo unico 66 Per la definizione questo concetto mi rifaccio a Negri e Hardt: “Con «proletariato» intendiamo riferirci dunque non solo alla classe operaia di fabbrica. Op. bensì ne ha segnato una modificazione della sua composizione. dall’altro il relativo benessere dei lavoratori delle società opulente dipende dal sistema di sfruttamento messo in piede dall’apparato industriale-finanziario.

costringendoli a cancellare le poche garanzie sociali esistenti e privatizzando selvaggiamente tutti i servizi pubblici. 279. alimenta tutta una serie di comportamenti tendenti allo spreco energetico. ora in mano a grandi gruppi multinazionali. L’evidente fallimento di queste proposte stanno sotto gli occhi di tutti. cit. responsabile di innumerevoli problematiche ambientali ed economiche. sia in ambito privato che in settori chiave dell’economia dei paesi industrializzati. O ancora. ed è alquanto relativo. l’Afghanistan e l’Iraq. viene utilizzata per pagare i prestiti e gli interessi dei prestiti accumulatisi con gli anni. 64 . Questi programmi non hanno fatto altro che sancire la dipendenza dal Fmi e dai capricci del mercato internazionale dell’intera economia dei paesi sottoposti ad aggiustamento. oltre che mettere delle serie ipoteche sul futuro dell’umanità e causare problemi ambientali di cui non si conosce ancora la portata. che provocherebbe conseguentemente 67 Op. la liberalizzazione dell’economia e l’imitazione degli stili di vita occidentali vengono proposti come gli unici palliativi in grado di ridurre il divario tra i paesi supersviluppati e quelli non ancora sviluppati. arricchendo i paesi creditori. in particolare del petrolio. poiché perfino all’interno di quello che viene considerato come il Primo mondo rimangono ancora grandi sacche di povertà. Com’è noto. disoccupazione o occupazione precaria e/o temporanea. Tutta la ricchezza prodotta da un paese che applica le “ricette” economiche ed i programmi d’aggiustamento del Fmi. non più in grado di pagare i prestiti dati dallo stesso organismo per favorire lo sviluppo economico di questi paesi. che di per sé sono i paesi più ricchi e sviluppati del pianeta. pag. il settore primario nell’UE ha bisogno di una forte politica di sovvenzioni comunitarie e controlli pubblici per scongiurare il rischio della sovrapproduzione. basti vedere le conseguenze dei “programmi di aggiustamento strutturale” proposti dal Fmi ai paesi sottosviluppati. L’esempio che ci mostra più di tutti la fragilità di un legame così stretto tra il petrolio e le possibilità di successo della nostra economia lo si può vedere già nelle conseguenze sociali di una pur lieve crisi quale fu quella del ’73. la gestione della moderna agricoltura industriale europea. anche se ufficialmente le cause dello scoppio di questi conflitti si vogliono attribuire allo “scontro di civiltà”). Beaud. multinazionalizzazione della produzione) e diversificato (disparità di costi della forza lavoro.”67 L’industrializzazione. Tornando ad occuparci del “benessere” del Primo mondo. La totale dipendenza da fonti d’energia non rinnovabili. esso innanzitutto poggia su delle basi molto fragili. Storia del capitalismo. forti differenze nei “valori nazionali” di una stessa merce). sono fonte di continui conflitti internazionali per il suo controllo e distribuzione (la questione del petrolio sta dietro gli ultimi scenari di guerra a livello globale.(mercato mondiale.

sostanze cui prezzo è strettamente legato a quello del petrolio. qualsiasi limitazione o intoppo alla crescita economica tende ad essere eliminato dal sistema stesso. L’analisi delle aberrazioni più evidente della società industriale (che diverranno ancora più forti nella cosiddetta società post-industriale) immancabilmente portano a luce le storture presenti su scala internazionale. la civiltà industriale ha portato insidie alla salute umana anche sulle tavole. diserbanti ed altro ancora per garantire la produzione. oltre che favorire la sovrapproduzione. sempre alla ricerca 65 . nel caso di un’improvvisa impennata delle quotazioni o della sua mancanza si troverebbe in difficoltà: oltre al combustibile necessario per far andare le macchine agricole. E come sappiamo.l’abbassamento dei prezzi delle derrate agricole e quindi la crisi totale del settore. è in aperto contrasto con le politiche ultra-liberista sbandierate da gran parte dell’establishment e dagli organismi internazionali come soluzione ai problemi dei paesi poveri. Il problema risiede nel fatto che il libero mercato è finora rimasto come un’imposizione per i poveri e un optional per i ricchi. che lo applicano secondo convenienza. L’esasperata ricerca di più alti livelli di produttività agricola. è colpevole di trascurare la qualità dei prodotti agro-alimentari. Inoltre. e le contraddizioni e gli inganni che ne verrebbero fuori non sarebbero di certo minori. Un’analisi simile potrebbe essere effettuata in ogni singolo settore economico. la politica di sussidi al settore primario. Ora. l’inquinamento delle falde e l’eutrofizzazione dei fiumi con la conseguente comparsa di mucillagini sulle nostre coste. oltre a favorire lo sviluppo di un’agricoltura per certi versi pericolosa per la salute umana (senza rallentare lo svuotamento delle campagne) e a cui è destinata metà del budget comunitario. mi risulta difficile ipotizzare una società non-consumistica rimanendo dentro l’ambito dello sviluppo del capitalismo industriale: lo stesso concetto di “sviluppo” verrebbe limitato o annullato dalla mancanza di un sistema di sollecitazione al consumo in grado di creare artificialmente livelli di domanda pronti ad assorbire quei prodotti e servizi sfornati in continuazione dal sistema economico. fertilizzanti. anche un settore che si penserebbe poco dipendente dalle dinamiche del prezzo del greggio come l’agricoltura. All’inizio di questo lavoro mi sono posto la domanda se fosse possibile immaginare lo sviluppo economico dentro il sistema capitalista senza il consumismo. dopo aver analizzato le dinamiche in cui questo fenomeno nacque e s’espanse. le quali ci conducono direttamente al suo fautore: il capitalismo. finora. pensando erroneamente che il consumismo fosse una deviazione evitabile rimanendo sempre all’interno della cornice dell’accumulazione capitalistica. Ebbene. l’esaurimento dei campi. tutta la filiera della produzione agricola moderna ha bisogno di una continua immissione di sostanze chimiche.

si possono ritenere non del tutto giuste. col senno di poi. col trascorrere degli anni.”68 Il fallimento delle rivendicazioni Le richieste portate avanti da alcuni dei movimenti sessantottini e. Negri e Hardt. i settori da sempre privilegiati e quelli arricchitisi considerevolmente 68 Op..di nuovi mercati dove espandersi o. 66 . “L’espansione della sfera della circolazione può essere realizzata potenziando i mercati esistenti all’interno della sfera capitalistica con l’induzione di nuovi bisogni e desideri. poiché miravano quasi esclusivamente alla parificazione del livello dei consumi con la borghesia. e molto altro ancora. pag. Per il capitale. la mia critica si rivolge contro ristrettezza d’orizzonti dimostrata dai sindacati che indirizzarono la mobilitazione popolare verso traguardi non abbastanza ambiziosi: poter consumare come i ceti superiori non volle dire e non vuol dire ancora adesso raggiungere un livello di vita migliore. il confluire di gran parte del movimento in quell’appiattimento conformista caratteristico di larghi settori della società verso la fine degli anni ’70 e per tutti gli anni ‘80. cit. la quantità di salario a disposizione del lavoratore per il consumo e la necessità da parte del capitalista di accumulare sono limiti che ostacolano rigidamente questa espansione. l’unica soluzione efficace è di guardare oltre se stesso e scoprire dei mercati non capitalistici in cui scambiare le merci e realizzare il loro valore. insieme all’avvento della stagione del terrore provocò. quelle proposto dai sindacati durante l’Autunno caldo. Per altro. La portata di queste richieste. questi che ho nominato non sono che alcuni dei problemi con cui il proletariato ha a che fare in tutto il mondo. puntando precisamente sulla promozione del consumismo esasperato. esasperate col passare degli anni per via della totale negazione di qualsiasi concessione da parte del padronato e del governo. quando non esiste la possibilità di andare oltre – vista la limitatezza della superficie terrestre – il capitalismo s’accanisce sui mercati già acquisiti cercando di spremerli il più possibile. bensì costituisce soltanto una specie di risarcimento materiale dato in cambio per le penose condizioni di lavoro. Non intendo dire con questo che fosse sbagliato scendere in piazza e alzare il livello dello scontro. la distruzione delle risorse del pianeta a vantaggio di pochi.). 213. lo sconvolgimento della vita di tante persone costrette ad adattare le loro vite alla volontà di un padrone. soprattutto. (. tutt’altro. E tuttavia.. l’inquinamento ambientale. Impero.

199.grazie al miracolo. il lavoro precario o a tempo determinato. Il suo potenziale di contestazione dell’ordine stabilito non s’è affatto affievolito. Anche perché la stessa borghesia è impegnata nella rincorsa di consumi più alti. Allo stesso tempo. Il fallimento dell’esperienza dell’Autunno caldo può anche essere attribuito al mancato raccordo fra i settori più 69 Op. Quest’eterna rincorsa di modelli di consumo superiori è uno dei motori che tengono in piedi l’economia. quindi le richieste e le manifestazioni avevano principalmente (anche se non per tutti: c’erano frange più politicizzate attente ad altre tematiche) lo scopo di strappare al padronato qualche concessione salariale. Negli anni ’70 prevalse la convinzione che niente sarebbe cambiato. è solo una questione di trovare nuovi modi per esprimersi e convogliare le proprie forze. le cui economie sono caratterizzate dalla forte presenza del terziario e dalla scomparsa dell’identificazione proletario uguale operaio dell’industria. trasformano il processo lavorativo. Hardt e Negri. quindi la rincorsa dei ceti bassi diventa infinita. ontologici – il motore dello sviluppo capitalistico. trascurando volutamente o a causa dei continui fallimenti. costituisce una delle più forti spinte al consumo e al ricambio delle merci. questi processi di livellamento e miglioramento salariale innescano quei fenomeni descritti da Marx e che io propongo qui con le parole di Negri e Hardt: “Le lotte proletarie costituiscono – in termini reali. In economie come queste. prima fra tutte. il nuovo proletariato possiede una preparazione culturale maggiore ed è inserito in settori chiave de “l’economia dell’informazione”. oltre ad aumentare i profitti e la produttività. Impero. spezzandone l’unità e creando tutta una nuova serie di rapporti di produzione in cui nascono nuovi gruppi privilegiati ma anche nuovi diseredati. ecc. si modifica profondamente la struttura della classe lavoratrice. cit. quello delle star del cinema. non vedevano con buoni occhi l’avanzata salariale delle classi inferiori. Costringono il capitale ad adottare livelli tecnologici sempre più avanzati e. dei personaggi da rotocalco. 67 . della vecchia e nuova aristocrazia. Inoltre. in tal modo. desiderose com’erano di mantenere il divario ad ogni costo (spesso durante la stagione dell’Autunno caldo gli impiegati scioperarono proprio per mantenere nelle “giuste misure” il divario con gli operai). la ricerca di un mutamento profondo che riuscisse a cambiare i rapporti di forza ed il modello di società verso cui si avviava il Paese. E’ il caso delle società post-moderne.”69 Così facendo. pag. fatta grazie all’abilità della pubblicità nel convincere le persone che sia possibile migliorarsi attraverso l’acquisto di determinate merci o servizi. il proletariato è multiforme e si trova ad avere a che fare con nuove forme di sfruttamento e insicurezza.

”70 Le conseguenze della mancanza di anche un minimo segnale di cambiamento. in cui prevale soltanto la volontà d’arricchimento personale. che a differenza di quelle del ’68 non andranno oltre l’ambito studentesco e in cui il senso di smarrimento e la mancanza di prospettive di futuro prevarranno sulle istanze di cambiamento della società. 317 [corsivo suo]. Vittorio. pag. Vittorio Foa a questo proposito sostiene: “Il principio di autorità era stato scosso ma non si era creata una nuova autorevolezza. Paradigma che la guidava e la portava soprattutto verso il consumismo. Questo Novecento. sommate alle riforme incomplete e presto vanificate dalla comparsa della crisi petrolifera approfondiranno il divario tra politica e società civile in maniera più che evidente. L’altra faccia dell’allontanamento della società civile dal regime partitocratico può essere ritrovata nella diffusione dell’individualismo esasperato. essa si è anche data come obiettivo il servizio pubblico collettivo. raggiunto molto spesso a scapito dei diritti della collettività ed in netto contrasto con le leggi dello Stato. la produzione fine a sé stessa. fenomeno quasi sconosciuti nei decenni precedenti) nei confronti del mondo politico. 1996. 68 . e della società degli adulti in genere.all’avanguardia del movimento e settori più ampi del mondo operaio (e della società nel suo insieme). il possedere simboli di status: tutti bersagli dei settori più anticonformisti all’interno del movimento sessantottino. Torino. spesso troverà modo di sfogarsi in atti di violenza prima inconcepibili. Ma la lotta operaia. ma la spinta profonda della lotta fu sempre la richiesta di rompere un muro d’inferiorità sociale. Einaudi. (.). La carica di profonda disillusione (alimentata anche dall’aumento della disoccupazione giovanile.. Il consumismo come dogma dei consumi privati rimase sovrano. un diverso disegno della vita. resosi colpevole di favorire questo modello per via di un lassismo spiegabile solo dalla paura di perdere i voti di quei settori agiati 70 Foa. piuttosto che nel cercare di creare punti di contatto tra le diverse anime del movimento onde favorire la creazione di un soggetto sociale il più ampio possibile e quindi in grado di ottenere il cambiamento del paradigma dominante nella società italiana. era però ancora dentro il modello dei consumi privati. nella sua affermazione di valori diversi da quelli del mercato.. pur nella sua grandezza morale. Questa separazione si manifesterà pienamente nello scontento giovanile caratteristico delle sommosse del ’77. Certo. come ad esempio la diffusione dell’uso d’armi da fuoco tra i membri dei servizi d’ordine in occasioni delle manifestazioni di protesta. di essere come gli altri. raccordo non favorito da sindacati troppo impegnati nel contenere i settori più intransigenti che scavalcavano in continuazione i suoi confini. che voleva dire consumare come gli altri.

72 l’autrice analizza come il capitalismo. Democracy against capitalism. la sfera politica s’è completamente distaccata dalla sfera economica. La cittadinanza non solo permetteva loro di avere voce e voto in ambito politico. perfino gli artigiani o i piccoli contadini erano in grado di ottenerla. La rappresentanza dei ceti più bassi in Parlamento. perdendo la capacità di controllo e regolazione. dovevano solo essere ateniesi. dove questi scogli alla rappresentanza popolare vengono meno (anche se in ogni caso si deve far fronte all’astensionismo ed alla continua estraniazione della popolazione dalla politica). senza dover sottostare ai soprusi dei ceti economicamente più forti. Ed anche nei casi delle democrazie più avanzate. Questa organizzazione sociale permetteva a queste persone di godere pieni diritti politici e. ci si ritrova di fronte al dato di fatto che nell’ambito dell’accumulazione capitalistica. Nelle moderne democrazie Occidentali. nei casi in cui non viene direttamente operata dalla borghesia o dai ceti più agiati. mentre ha permesso l’allargamento della cittadinanza a quasi tutti le persone nell’ambito degli stati nazionali. ma voleva anche dire che la maggioranza della popolazione faceva valere le sue ragioni.che continuavano ad arricchirsi approfittando della totale mancanza di controlli e sanzioni. soprattutto. 69 . “Democrazia contro capitalismo” [tr. s’organizza in modo di far sì che la maggioranza della popolazione conti poco o nulla in Parlamento.71 Consumismo contro democrazia Nel libro di Ellen Meiksins Wood. dell’autore]. Ad Atene la cittadinanza non veniva conferita solo ai grandi proprietari terrieri o ai ricchi commercianti. anche i contadini e gli artigiani potevano accedere alla cittadinanza. Nella democrazia ateniese. impostate secondo la tradizione angloamericana e caratterizzate dalla rappresentatività dei singoli cittadini in un parlamento. per non parlare nemmeno di indirizzarla verso obiettivi che rispondano alle esigenze umane e non a 71 72 Ho già fatto riferimento a questo fenomeno nella parte finale del secondo capitolo. poiché sul piano giuridico e politico. pur con tutti i suoi aspetti negativi (in particolare la schiavitù e la negazione dei diritti politici alle donne). l’estensione del diritto di voto al proletariato e alle donne venne accompagnata dalla perdita di quella forte valenza che aveva la cittadinanza ad Atene. al tempo stesso ha svuotato di significato la portanza politica del concetto di cittadinanza. di far fruttare il loro lavoro esclusivamente per sé. tutti i cittadini godevano degli stessi diritti.

in cui le campagne di propaganda politica vengono sempre di più gestite allo stesso modo in cui vengono orchestrate le campagne di propaganda commerciale: si punta tutto sull’immagine e le caratteristiche fisiche dei candidati. ma non le logiche che stanno dietro alla loro creazione). l’appiattimento dell’agire politico e delle scelte dei partiti sono all’ordine del giorno. di fronte all’inevitabilità delle scelte decise dai gruppi dirigenti delle multinazionali. minacciati dalla “rigidità” della legislazione dello Stato Sociale. ma non solo). della crescita e dell’aumento della produttività ad ogni costo e in qualsiasi condizione ha definitivamente inglobato la sfera privata (quindi anche quella politica) dentro le logiche del capitale. in grado di movimentare più risorse di capitale ed umane degli stessi stati nazionali. persino i partiti della sinistra moderata ispirati dalla socialdemocrazia e dal riformismo si trovano con le mani legate in materia di politica economica. e dalla diminuzione delle differenze e le discriminazioni tra i sessi e tra le razze nei paesi del capitalismo avanzato. Le stesse contraddizioni appaiono anche al momento delle elezioni. cambiano solo i prodotti/servizi forniti. Il problema risiede nel fatto che la capacità di contrattazione nei confronti del mondo economico di questi nuovi diritti è stata ridotta a livelli infimi. costringendo quindi la gente a lavorare più del dovuto per potere così procurarsi sul mercato i beni che fanno comodo all’apparato economico. il radicamento delle prerogative del capitale in ogni sfera della vita umana (soprattutto in quella lavorativa. e spesso diventano anch’essi zelanti difensori della liberalizzazione dell’economia. scavalcando i confini secondo le proprie convenienze. spettacolarizzando in stile hollywoodiano le loro presentazioni televisive e riducendo i loro progetti politici con semplici slogan ad effetto (come se scegliere un determinato partito o candidato fosse paragonabile alla scelta tra due marche diverse di pasta). In questo modo. Nessuno vuole contestare il chiaro avanzamento fatto sul terreno dei diritti politici e sociali. Lo sviluppo del consumismo si consolida legando la creazione di posti di lavoro (e conseguentemente anche la stabilità sociale e la sicurezza economica che dipendono dall’occupazione del maggior numero possibile di persone) alle prerogative del sistema economico internazionale e le sorti della politica alle decisioni dei consigli 70 . L’ampliamento del diritto di voto ai ceti proletari non ha posto indugi all’espansione imperialistica né tanto meno allo strapotere dei grandi gruppi multinazionali. bisogni e desideri di consumi congrui alle aspettative e necessità del sistema economico e della sua tecnostruttura (indipendentemente dal fatto che si tratti del settore secondario o terziario. Inoltre.quelle dell’espansione del capitale. sempre chiaramente in nome della crescita e lo sviluppo economico. Questo vale sia per il caso della sollecitazione di impulsi. e cioè.

il sistema capitalista ha trovato il modo di scavalcarle e di far prevalere i propri bisogni. i programmi e gli orientamenti dei partiti politici e. le elezioni nei sistemi democratici rappresentativi – strutture fondamentali per il buon funzionamento della democrazia – vengono così soggiogati irrimediabilmente alle scelte spietate del capitalismo. concentrati soprattutto nell’incrementare i propri dividendi ed accrescere le loro quote di mercato. E’ questo il triste corollario che possiamo trarre alla fine di questo lavoro: pur possedendo istituzioni che in teoria rappresentano l’intero spettro sociale e che sarebbero (o almeno dovrebbero esserlo) in grado di convogliare le richieste ed i desideri provenienti dalla società in agire politico. mettendo in questo modo a repentaglio la sopravvivenza stessa della specie umana su questo pianeta.d’amministrazione delle multinazionali. come ho cercato di dimostrare prima. In ultima istanza le grandi multinazionali – e soltanto se ciò può risultare conveniente ai fini delle loro tecnostrutture – possono anche pensare a condividere obiettivi che favoriscano la crescita non solo materiale della collettività. condizionando quindi le scelte economiche per far sì che queste si adattino meglio alle reali necessità della collettività. 71 . L’agire dei sindacati. e in particolare di quei settori più svantaggiati.

trying to trace back in time the beginning of all those phenomena which set up the roots of the affluent society and consumerism in the Western capitalist world. On the other side. environmental problems mostly concern the disposal of enormous quantities of industrial and domestic waste. the year of the Arab-Israeli war which caused the first global oil crisis. On one side. I decided to take on this particular argument because my attention was caught by the way how some “rituals of consumption” in the modern Western society have gradually degenerated up to the point of becoming a social illness. In doing this. My research looks backwards to mid-nineteenth century. proof of this. treating in particular the post-war period up to 1973. causing as well many environmental and economic problems. the economic implications inherent in the affluent society imply that economic development (and thus employment and social stability) relies mostly on the continuous increase of the consumption of the goods and services offered by the industrial apparatus.Chapter Four Conclusions The purpose of this thesis is to shed some light on the birth of the affluent society in Italy. 72 . is the amount of money which increasingly flows towards advertising agencies and related sciences. in charge of concocting new ways of inducing people to use greater and greater amounts of their income to buy new goods. to focus then my attention in the period of the Italian “economic miracle” with all the consequences it had on social. which day after day is becoming a critical problem in several Italian and European regions. furthermore. the massive use of plastics is nowadays widespread all over the world and it is present in almost every passage of the economic system. The main role played once in economics by production has been displaced by consumption. the economic establishment acts through two main means: increasing the offer of consumption credit and launching massive advertising campaigns. political and economic relations.

and at the same time. Another reaction to the crisis was the increase of customs barriers between major European nations. namely capitalism. I carry on giving a historical excursus on the history of consumerism taking into consideration the century that goes from 1873 up to 1973. Another important characteristic of modern consumer society is that not only consumption of new goods needs to be accelerated. these new goods proposed to the public tend to have an artificially limited life span (be it due to the effective bad quality of the product or be it because it has become out of fashion. instead. giving birth to the first trusts. is that of seizing those particular phenomena developed in world’s capitalistic system from the 1873 crisis on. In short. but also. As a consequence of this. ancestors of modern multinational companies. the fundamentals of the consumer society first appeared in the Twenties in the US). banks and industrial groups which benefited from bigger capital availability joined together in the race for the bankrupted societies. This crisis marks a very important shift in the history of economic relations: the Great Depression that started in 1873 was the first crisis caused by overproduction. introducing once again a new potential factor of environmental pollution and consumeristic exacerbation. to find new raw materials reservoirs. My purpose. Such new habits tend to contrast with traditional consumption habits. meaning with this that the availability of goods went over the market’s capacity to absorb them. socially inducing the need of a replacement). European countries increased the competition for new colonies in the rest of the world in order to find new markets to place the increasing amount of goods produced by industry. less capable of adapting to the new market situation. causing an abrupt price fall and a series of bankruptcies that affected mainly the smaller banks and the smaller industrial groups. aided in this by different sources which contribute to build a theoretical frame capable of supporting my critical approach towards modern consumer society and the economic system laying behind it.The first chapter starts by giving a definition of consumerism. but as a counterpart. I do not analyse the history of the rise of the affluent society in one country in particular (although many parts of it are referred mainly to the US due to its role as leading country of world’s capitalism: as a matter of fact. in order to protect local market and national industry from foreign competition. consumerism is the artificially stimulated creation of new habits of consumption by the industrial apparatus in the context of the modern mass society. After defining the object of this study. 73 . opening the sad season of European Imperialism. so that new products and costums need to be widely “cultivated” by advertisement before rooting definitively in a determinate social context.

which consequently underwent a massive consumerist indoctrination. but eventually it exploded in 1914. The enormous growth of its industrial system was aided as well by the introduction of the Taylorist and Fordist models of industrial organisation. could only be found in the USA. Traditional economic measures (following the indications of liberal economist) were not able to solve the problems created by the Crash. not only between the Powers and its colonies. increased its gold reserves and the capacity of its productive system by means of selling foodstuff. which made productivity figures rise to levels never seen before. weapons and war materials to the other members of the Entente. seeing the confrontation of the most powerful nation in the world at the time. At this point one might be tempted to think. leading to the abandonment of the traditional puritan way of thinking. This mentality was constantly demonised by specifically designed advertisement campaigns that in the course of a decade managed to change an entire society. which had entered the war in 1917 and did not suffer the weigh of the armies in its territory. An important challenge to the consumer society was the 1929 Wall Street Crash. and one of the newcomers on the scene of the industrialized Powers. the German Empire. affecting not only the most developed nations. the USA. This situation. “what has all this got to do with the formation of the consumer society and of consumerism”? Well. while the European Powers economic and social situation at the end of WWI was completely disastrous. but the whole of the economic system – showing the level of connection reached by capitalistic economy. so far. This outlet was to be found in the American population. so that people would have had more free time to spend in non-economical activities. When the war was over. in which saving and self-sufficiency played an important role. above all unemployment. Great Britain.This race to conquer new lands managed to avert the risk of war between the European great Powers for some decades. an event that reached global dimensions. but also between the financial systems of the rich countries. Implementing this policy would had meant less working hours and slightly reduced wages. giving birth to the first mass consumer society in the world. much of that industrial capacity was destined to be seriously cut unless some new market outlet was found to it. out of the 74 . since major European countries would struggle to recover from the ravages of war throughout the Twenties. proposed the “job sharing” policy. that is to say reducing the numbers of hours each worker had to spend in the factory in order to give more people the chance of getting an occupation. which was cause of growing social unrest and industrial paralysis (no jobs meant no wages. American Trade Unions. following the positive experience at the Kellogg industries. thus stagnation).

developing the nuclear weapons sector and increasing internal consumption. and at the same time. American industry found the necessary outlet of it productivity directing the amount of goods in excess to cover the European needs of industrial. having taken advantage of the war to grow at an impressive rate while again Europe find itself totally devastated after five years of a shattering war. starting the atomic race and Cold War. politics and production. On the other bank of the river. publicly financed infrastructures intended to create new jobs and thus bringing the economy back to life. The “New Deal” president preferred to approve the NIRA. agricultural and military goods (the armies of the North Atlantic Treaty were refurnished by the US). only WWII provided the thrust needed to restart industrial production and therefore employment and internal consumption. In this new global context. society. Unfortunately. fearing retaliation from the owners and the industrial class. a series of Keynesian economic policies aimed at increasing occupation by stimulating the private sector with public money. the Western and the Soviet blocs. 75 . reducing the USA to an undeveloped state. After World War II. which insisted on saying how dangerous the job sharing policy might have been to the American working spirit. If people were willing to work just for the amount of time needed to provide for their living. full of lazy people and moreover. each Power influenced heavily the political and economical course of the countries belonging to each of the blocs. fought with the precise objective of annihilating the enemy. proposing a completely different conception of economy. The friendship bond that linked the two super Powers in the fight against the common Nazi-fascist enemy was broken after Roosevelt’s death. world was divided in influence areas. linking tightly the fortune of the two sides of the Atlantic. The USA played an important role in the reconstruction of Western Europe economies. the real fear for the American establishment. increasing the number of civil servants and introducing a plan of big. unwilling to work for more than what was necessary. would have been vain. Even though all the efforts made by the Roosevelt administration to improve American internal situation.reach of the market. a new economic Power is raising from war destruction. the Soviet Union. who at first seemed to share the Trade Union’s point of view. Roosevelt. In this confrontation context. all the efforts carried out by advertisement campaigns intended to urge the purchase of new and often unnecessary goods. it made them complementary to the American monetary system. the USA were undoubtedly the first world Power in terms of economical and military power.

from 1948 up to 1973. Other than being focused on making profit for its company. in charge of leading the direction publicists should take and. of providing the necessary financial support to the advertising system. the omnipresent capitalist manager. planning. The huge amounts of money invested in the ideation and production of a new product by modern companies required a solid network of intermediate groups of highly prepared technical employees. Being in the context of the Cold War. Companies are no longer guided by a sole figure. After the referendum celebrated June 2nd 1946. first of all. however. giving further impulse to the affluent society and consumerism. supported this time by the introduction of a new type of enterprise organisation: the technostructure. whose task was to control all the processes linked to the realisation of new products. manufacturing and advertise. commercial advertisements reached directly American homes.This was possible thanks to the appearance of a new mass media: commercial television. Using the new tool. Launching a new product or a new line of products has become an extremely delicate operation due to the amounts of capital and time required by the design. obliging the members of the Savoia royal house to flee for exile. excluded in 1947 the Opposition parties (formed by the Italian Socialist Party and the Italian Communist Party) from the government of National Unity. reaching almost monopolistic levels. responsible of all the decisions taken. surviving the negative economic periods. In the second chapter I deal specifically with the development of the affluent society in the post-war Italy. and being able to generate the maximum demand available to the goods it is in charge of producing and selling. or Christian Democratic party) allied with the small pre-fascist parties. This amount of “willing-to-buycustomers” is provided thanks to the joint work of advertisement campaigns and technostructure. the relative majority party (Democrazia Cristiana. Italians chose democracy. ideation. the technostructure pursues two main goals: developing to the biggest extent possible. with Italy firmly attached to the Western bloc. I have chosen this period in particular because the birth of this new type of economic and social organisation coincides with other important novelty: after centuries of misery and sufferings. that is. thus it is an essential requirement to guarantee a large number of customers ready to purchase it. The financial and industrial concentration process continued. an important part of the Italian population can finally receive part of the benefits of economic growth and live in an political context no longer dominated by small aristocratic groups or the terror and repression of a fascist regime. didn’t automatically mean enjoying a better quality of life and total freedom of speech and thought. Democracy. obeying an 76 .

creating just a series of useless and unproductive industrial sites. filling the pockets of corrupt public servants. mafia groups and so on. historically the most penalised region in terms of occupation. libraries. Southern Italy was the region supposed to receive most of public funds in order to reach at least the conditions of the North and Central areas. public safety and wealth. criminals. Mezzogiorno. becoming responsible of severe environmental disfiguration and the construction of low quality buildings (which. reaching its highest peaks from 1958 until 1963 and the extraordinary levels of productivity and wealth reached all along this years induced historians to call it the period of the “economic miracle” or “economic boom”. the entire country goes through a deep change in its social composition and in the distribution of the population. education. other than being architectonically horrendous. The strategy of the party was quite simple as a matter of fact: it consisted mainly in isolating the main Opposition party. The most important sectors of the period were mainly car manufacturing and engineering. used in the English language to talk about Southern France. etc. The quick economic growth started in 1948 (thanks to approval in the US of the Marshall Plan consisting of loans and supply of raw materials and machinery at very advantageous interest rates). the Pci (the Communist Party). The lack of a real alternative in the government of the country meant increasing cases of corruption and patronage politics causing the waste and embezzlement of colossal sums of public funds.). The lack of adequate urban development plans favoured unscrupulous construction entrepreneurs who took advantage of the need for new housing for the immigrants. New consumer 73 In analogy with the French word Midi (midday). This started a period of uninterrupted Christian Democratic governments which lasted until 1992 when this political stall was swept away by the Mani Pulite scandals. Paradoxically. Nothing was left untouched by the miracle: industrial cities in the North West saw the arrival of several thousands of people which left the economically depressed countryside hoping to find new life prospects there. particularly in Southern Italy. parks. in Italian the same word. 77 .73 In this environment of political immobility. public transportation. The GDP rates grew constantly until 1963. most of the money destined for the South finished in the wrong hands. which explains the elevation of the FIAT Cinquecento and the Vespa motorbike as symbols of the Sixties in Italy and the economic miracle. is normally used to make reference to Southern Italy. such as sewage. lacked of the minimum necessary public services.American diktat. through different alliances with smaller parties in order to find itself always with the majority of votes in the Houses of Parliament. however. totally out of context in the economy of the Mezzogiorno.

grew at very high rates. and 78 . by the Houses of Parliament in 1962. At first. hitting hard on the traditional peasant society and its cutoms. the year which marks the end of the miracle. the reaction of the State against these attacks was quite inefficient and weak. as a reaction to this. The figures of young people that carried on studying after the compulsory age. would be. The other novelty that helped this emersion was the approval. An important role in this diffusion was played (as in the American case) by television. typical of the Western industrial society started to appear in everyday life. also known as the baby boom) and stay out of a work context longer than in the past. in the concluding part of the second chapter. I focus on the analysis of the decade that goes from 1963. The modern mass consumer society facilitated the emergence of a new social category – young people. and even in the courts of law). This abrupt halt will shock all the Western developed countries. protagonists of the massive street riots that intended to attack not only State immobility (incapable of adapting State laws and regulations to the new national reality) and corruption. and from the mid-Seventies. Young people had the chance to know each other (considering as well the growth of the young population in the post-war time. universities. whether adolescent students or young workers – remained for long time in the shadows of a society that witnessed a very quick passage from childhood to adult life. bad working conditions and the permanence of a rigid class system in most of the public institutions (starting from schools.habits coming from the USA and diffused by the mass media. but the particular situation of the Italian political system and the “winds of change” appeared inside the 1968 political movements and in the massive 1969 strikes (known as the Autunno caldo or “Hot Autumn”) would greatly characterise the social reactions to the crisis. which started transmissions in 1954. but it was also aimed against Vietnam war. who now had the occasion of discovering themselves and the society in which they lived. up to 1973. from 1968 and afterwards (and even before. the last part of the Sixties and up to the mid-Eighties would see the rise of many terrorist groups that intended to shock Italian population and wanted to favour the creation of an authoritarian dictatorship from one side (the so called black terrorism). more and more extreme left-wing groups decided to apply the same tactic in order to favour a popular Revolution against the State (the so called red terrorism). Finally. which marks the end of the Sixties euphoria. In fact. These young people. as the backwardness of the Italian Education system had been perceived since the beginning of the Sixties). reaching the higher levels of education. of the law that established compulsory free education up to the age of 14. presenting new lifestyles and products even in the most remote villages of the Peninsula.

The sum of all this particular Italian social and economical characteristics prepare the ground for the disastrous Eighties74. mainly tax evasion and exportation of capital to tax havens. which success relies exclusively on the continuous increase of consumption. especially in the middle and upper classes. but also success and good government of a nation are measured by the figures of the GDP. The third and final chapter tries to show and analyse the contradictions of the affluent society in Italy and its bond with capitalism and economical development. Moreover. In my analysis I also deal with the kind of requests made to the establishment by major Trade Unions during the “Hot Autumn”: in fact. forgetting that even reaching those levels without a radical change of the rules which guide economic relations. as conceived in the Western world.in some occasions even the State was directly involved in some of the bomb attacks. leaving aside any possibility of pursuing “antieconomic” or “anti-consumerism” policies which may result in a real improvement in the conditions of life. even though it contributed to the modernisation and improvement of life quality in some areas of the country. affluence and the relative social security provided by national Welfare policies in Europe depend mostly on the success of the industrial system. closely linked by the way world economy has been guided since the end of WWII. causing increasing social confusion and the common feeling that the State was merely a big structure only preoccupied of the relations between parties and favouring the groups linked with corruption and crime. These contradictions become more and more evident with the worsening of environmental conditions in the First World countries and with the worsening of poverty and famine in the Third World. such as consumerism and the total dependence on imported energy sources. accentuating the already big distance between political sphere and civil society. was also responsible of the generalisation of many of the most negative characteristics of capitalism. in his book Il paese mancato. Their main goal was to reach the same wage and consumption levels present in the bourgeois classes. when the links between crime. of many subtle attitudes against the State. and the total refusal to find any agreement with the Trade Unions. they limited their request just to economics. the gains 74 Guido Crainz. The affluent society in Italy. helped and encouraged the explosion of terrorism and also the growth. The total inability of the government to read the increasing social unrest. called the Eighties “the catastrophe”. politics and Masonic lodges (like the famous P2 lodge) gave rise to some of the most clamorous scandals of Italian republican history. Not only employment. 79 .

The very concept of affluence and wealth should be reviewed considering the weak basis on which it is founded. But it is well proved that an improvement of the economical situation in a general context which is characterised by poor social relations. Democracy against capitalism. it subjects all social life to the abstract requirements of the market. image and propaganda always seems to come first. influencing not only politicians (nowadays multinational groups have got more influence and power on politicians than their electors) but even the way in which elections are carried out. determining the allocation of labour.75 In the crusade for profit. Cambridge University Press. pollution. 75 80 . I would like to add this quotation which concisely describes the nature of capitalism. 1995. death and tyranny in the Third World. consumption and the disposition of time. Cambridge. oil wars. It is a ruthless totalizing process which shapes our lives in every conceivable aspect. and everywhere. and even leaving aside the direct power wielded by capitalist wealth both in the economy and in the political sphere. This is the system that considers “normality” the increasing social insecurity in the First World (how long will Welfare States and worker’s rights resist the attacks of those economists which consider those social warrants just as an obstacle to the development of economy?). Political campaigns use the same techniques used by advertisers to sell products and very little space is left to real debate and discussion about real political issues. and misery. through the commodification of life in all its aspects. pp. Ellen. but capitalism is more than just a system of class oppression. and why not.were relative. Among other things. famine. even democracy and constitutional rights are constantly menaced by the urgent needs of capitalism everywhere in the world. political decay and competition at all levels cannot be considered as an actual improvement. not just in the relative opulence of the capitalist North. the very economic and social system that lies on top of it. 262-3. patterns of production. only with regards to the material aspects. the system I was referring to before: Capitalism is constituted by class exploitation. Meiksins Wood. leisure. On behalf of this view. resources.

Ringraziamenti Vorrei in primo luogo ringraziare Olga e Artenio. 81 . d’estrema utilità nell’affrontare le diverse tematiche e argomenti presenti in questo lavoro. i quali col loro costante incoraggiamento e supporto mi sono stati sempre vicini nel travagliato periodo di gestazione e stesura della tesi. Mi preme anche ringraziare i loro costanti contributi bibliografici e spunti di riflessione. i miei genitori. vorrei ringraziare tutti gli amici e i compagni. In secondo luogo. grazie a loro sono riuscito ad arrivare fino in fondo nella stesura di questa tesi. nonché lo spirito critico che ho sin da piccolo appreso da loro. sia udinesi che bolognesi. per il loro contributo nella correzione e nella lettura delle prime bozze di questa tesi.

(a cura di Vitale. Italo. Baudrillard. Roma. 82 . Guido. Milano. Anna. Marcovaldo. Luciano. 2004. Milano. Il Mulino. 1a ed. Einaudi. Laterza. Jean. Bianciardi. Sansoni Università. Guida alla storia contemporanea. Michel. Rizzoli. Il sistema degli oggetti. Milano. Beaud. Bompiani. 1975. Italo. Calvino. 1972. 1976. Storia del capitalismo: dal Rinascimento alla new economy. Roma-Bari. 1990. 2003. 2000. Bologna. Consumismo e società contemporanea. La vita agra. Il paese mancato . Baudrillard. Barraclough.Bibliografia AA.VV. 1968. 7a ed. Calvino. 2a ed. Firenze. Garzanti. 2004.Dal miracolo economico agli anni Ottanta. Roma. La società dei consumi: i suoi miti e le sue strutture. Bravo. Donzelli Editore. Tascabili Bompiani. Milano. Il Mulino. Torino. Crainz. Il Fotoromanzo. 2003. Geoffrey. Le città invisibili. 2002. Bologna. Sergio). 1971. Jean. Piero. Donzelli editore. Mondadori. Sull’utilità della storia – per l’avvenire delle nostre scuole. Bevilacqua.

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