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Elettronica Analogica

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A fresh 270+ pages document containg everything you have to know about analog electronics. By Alberto Tibaldi
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08/08/2015

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Studiando lo specchio di corrente, abbiamo gi`a introdotto il primo dei mat-

toncini che comporr`a l’amplificatore operazionale. Quello che ora sar`a in-

trodotto sar`a un altro di questi mattoncini fondamentali, probabilmente

molto pi`u importante dello specchio di corrente. L’amplificatore operazionale,

in una rappresentazione ”a blocchi”, potrebbe essere rappresentato da tre

elementi, disposti in cascata:

1. Stadio di ingresso. stadio differenziale (ci`o che stiamo per introdurre);

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2. Guadagno in tensione (talvolta omesso, se lo stadio differenziale `e

realizzato con tecnologie CMOS);

3. Stadio di uscita di potenza: stadio in grado di guadagnare circa 1 in

tensione, ma di aumentare notevolmente la corrente, e di conseguenza

la potenza.

Ora ci concentreremo sullo studio del solo amplificatore differenziale o

stadio differenziale (non si faccia confusione con la topologia utilizzata per

realizzare la differenza di due segnali con l’amplificatore operazionale!):

Supponendo che il dispositivo che siamo sul punto di presentare sia rig-

orosamente in zona lineare, possiamo incominciare la trattazione; il bloc-

chetto con il quale si potrebbe modellizzare questo stadio di amplificazione

ha due ingressi, un’uscita, e due terminali di alimentazione; si vorrebbe che

l’uscita abbia una forma simile alla seguente:

Vu = A1V1 +A2V2

Ossia una combinazione lineare della tensione di ingresso. Poich`e lo stadio

sia ”differenziale”, si deve avere che:

A1 =A2

I coefficienti devono dunque essere uguali in modulo e opposti in segno

(quantomeno, in un sistema ideale).

Cerchiamo di quantificare e studiare al meglio questo tipo di configu-

razione, introducendo un ”cambio di base”, finalizzato a realizzare la ”sep-

arazione dei modi di funzionamento”: anzich`e osservare l’uscita Vu espressa

in termini di combinazione lineare degli ingressi, si potrebbe lavorare con la

tensione differenziale vd, ossia la differenza degli ingressi (tensione di modo

differenziale); poich`e per`o la nuova base di ingressi sia consistente, `e neces-

sario introdurre un ulteriore parametro, che sar`a VC: la tensione di modo

comune. Il nuovo sistema di equazioni sar`a:
vd = V1−V2
VC = V1+V2
2

A partire da questa nuova base, si pu`o esprimere l’uscita, come:

Vu = Advd +ACVC

Dove:

Ad = A1−A2

2 ; AC = A1 +A2

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Ci`o che abbiamo fatto con questa operazione `e separare i ”modi di fun-

zionamento” dell’amplificatore operazionale, ossia considerarne due diversi

tipi di amplificazione: una riguardante esclusivamente il segnale differen-

ziale, ossia le ”differenze” tra due segnali, e una riguardante l’amplificazione

di modo comune, ossia la componente di segnale ”comune” ad entrambi i

segnali; un esempio di componente di modo comune potrebbe essere un off-

set: se entrambi i segnali hanno lo stesso offset, esso sar`a una componente di

modo comune.

L’amplificatore differenziale ideale ha Ad molto grande, e AC nullo, in

modo quindi da non amplificare le componenti di modo comune del segnale

in ingresso. Questo fatto pu`o derivare solo dal nome: ”differenziale” signifi-

ca proprio che in uscita deve mantenere le sole ”differenze” dei segnali in

ingresso, e non considerare contributi comuni ai segnali dei quali si intende

amplificare la differenza!

Idealmente, si vorrebbe che l’uscita di un amplificatore differenziale, Vu,

sia pari a:

Vu = Advd

Tuttavia, l’espressione completa sar`a:

Vu = Advd

1 + AC
Ad

VC

vd

Questo significa che tanto pi`u il termine di guadagno di modo comune,

AC, `e elevato, e tanto pi`u si avranno errori rispetto al funzionamento ideale

del dispositivo.

Al fine di determinare la bont`a di un amplificatore differenziale, si intro-

duce un parametro fondamentale, in grado di quantificare l’errore commesso

a causa del modo comune. Questo parametro `e detto ”CMRR” (Common

Mode Rejection Ratio), ed `e definibile come:

(CMRR)dB

Ad
AC

dB

= 20·log10

Ad

AC

Pi`u il CMRR `e elevato, e migliore sar`a lo stadio differenziale realizzato.

Come qualunque altro circuito attivo, lo stadio differenziale deve essere

alimentato; dall’alimentazione, dipenderanno la dinamica di ingresso di mo-

do comune e la dinamica di ingresso di modo differenziale. Cosa sono queste

”dinamiche” ? La risposta `e abbastanza semplice: come abbiamo detto al-

l’inizio della trattazione, il dispositivo in questione funziona ”bene”, se `e in

stato di linearit`a; lo stato di linearit`a va dunque tutelato, ossia bisogna ri-

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cavare dei limiti di funzionamento dello stato di linearit`a. Ci`o da cui bisogna

proteggersi, dunque, sono sostanzialmente due fattori:

Segnali di modo comune estremamente elevati tali per cui, a causa
dell’amplificazione di modo comune del sistema, potrebbero portare

fuori linearit`a l’amplificatore operazionale; la dinamica di modo co-

mune `e dunque il range di ampiezze dei segnali di modo comune tali

per cui nei dispositivi attivi contenuti all’interno dell’amplificatore non

intervengano fenomeni di non linearit`a;

Segnali di modo differenziale in grado di variare (o comunque raggiun-
gere) valori di tensione eccessivamente elevati per il guadagno di modo

differenziale, in modo da far intervenire fenomeni di non linearit`a nei

dispositivi attivi; il range di valori che i segnali di modo differenziale

possono assumere `e detto ”dinamica di modo differenziale”

Le due dinamiche di ingresso appena esposte avranno una violenta dipen-

denza dalla tensione di alimentazione dello stadio differenziale. Per quanto

riguarda le dinamiche di ingresso differenziali, non avremo grossi problemi,

dal momento che, di solito, l’amplificatore differenziale `e utilizzato per ”pic-

coli segnali”, dunque le differenze che si intende amplificare potrebbero essere

”piccole”, e non mandare fuori linearit`a il dispositivo.

Discorso diverso riguarda la dinamica di ingresso di modo comune: in

uno stadio differenziale basato su tecnologia a BJT (transistori bipolari), si

avr`a solitamente una topologia di questo genere (come gi`a mostrato prece-

dentemente):

Il valore superiore della dinamica di ingresso di modo comune `e delimi-

tato dal fatto che la tensione di ingresso, Vi, non possa crescere al di sopra

del valore della tensione sui collettori dei BJT, senza rischiare di mandarli

in stato di saturazione (e quindi farli uscire dalla linearit`a!); dal momento

che l’amplificazione di modo comune `e piuttosto bassa, variando Vi non si

dovrebbero avere grosse variazioni della tensione sui collettori; definendo VCO

le tensioni sul punto di riposo ai collettori, data una certa Vi di modo comune

in ingresso, il vincolo al funzionamento lineare del dispositivo sar`a:

Vi < VCO

La tensione sui collettori dipender`a sostanzialmente dalla differenza tra

la tensione di alimentazione e la caduta di tensione sui resistori; quindi:

Vi <

VAL IO

2 RC

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Ma quindi, anticipando una relazione che verr`a espressa in seguito:

Vi < (VALAdVT)

Cosa significa ci`o? Per aumentare la dinamica di modo comune, bisognerebbe

diminuire il guadagno differenziale!

Ci`o che si fa in pratica di solito `e evitare di usare un carico resistivo ed

utilizzare, ad esempio, uno specchio di corrente (come vedremo in seguito).

Osserviamo ora sotto un punto di vista pi`u ”quantitativo” il nostro cir-

cuito:

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