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Elettronica Analogica

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A fresh 270+ pages document containg everything you have to know about analog electronics. By Alberto Tibaldi
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08/08/2015

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Finora abbiamo studiato in modo ”statico” l’amplificatore operazionale, non

considerandone ancora un aspetto molto, molto importante: l’analisi in fre-

quenza. Come abbiamo visto, lo schema interno di un amplificatore oper-

azionale `e molto complicato da analizzare, dunque, al momento di studiarlo,

sar`a necessario utilizzare metodi ”furbi”, come quelli appena introdotti.

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Come mai, nonostante la sezione parli di ”stabilit`a”, ora si parla di analisi

in frequenza? La ragione `e la seguente: l’amplificatore operazionale `e un dis-

positivo dotato di un certo numero di parametri parassiti, che, all’aumentare

della frequenza, tendono a ”risvegliarsi”. L’amplificatore operazionale, per

come lo abbiamo finora visto, e praticamente in ogni suo uso, viene controre-

azionato, ossia viene utilizzato con l’applicazione di un blocco di reazione

negativa, al fine di ottenere diversi tipi di sistemi elettronici. Dire che la

reazione `e negativa, coincide con il dire che lo sfasamento tra il segnale di

ingresso e il segnale di feedback (di reazione) `e, in condizioni fisiologiche, pari

a 180◦.

Dalla teoria dei sistemi, tuttavia, si possono conoscere alcune nozioni,

riguardo la fase di un sistema, e la presenza di poli; in una rete a rotazione

di fase minima (ossia i cui zeri sono, nel dominio di Laplace, tutti contenuti

nel semipiano sinistro), accade che:

Sulla pulsazione di un polo, ωp, `e avvenuta una rotazione di fase di 45◦
rispetto a una decade prima di esso;

Una decade dopo la pulsazione ωp, la rotazione di fase indotta dal polo
viene ultimata, e raggiunge il livello 90◦.

Ci`o che invece si pu`o evincere, studiando in modo approfondito i diversi

stadi di un amplificatore operazionale, `e il fatto che, solitamente, esso presen-

ta tre poli, in cui il primo e il secondo sono sufficientemente distanti tra di loro

(ben pi`u di una decade, di solito). Il numero ”tre” non `e casuale: sappiamo

che, in un amplificatore operazionale, utilizziamo sostanzialmente tre stadi:

uno di ingresso, uno di incremento tensione, e uno di incremento corrente

(rispettivamente, stadio differenziale, Darlington, e di potenza); ciascuno dei

tre stadi presenta una determinata frequenza di cut-off, e dunque parametri

parassiti; in questo modo, ogni stadio introdurr`a reattanze, dunque poli, che

renderanno il sistema instabile. Si sappia che, nella fattispecie, il primo dei

poli naturali dell’amplificatore operazionale deriver`a dal primo stadio di am-

plificazione: avendo esso impedenze molto elevate, le impedenze viste dalla

costante di tempo saranno molto elevate, dunque la costante di tempo grossa,

e la frequenza di taglio proporzionalmente bassa.

Come mai parliamo di instabilit`a? Beh, prima di spiegarlo, presentiamo

il diagramma di Bode di un generico amplificatore operazionale:

A questo punto, uniamo le due cose: abbiamo mostrato una delle nozioni

di teoria dei sistemi riguardo ai poli, e abbiamo detto che l’operazionale ne

ha 3; mischiando le due cose, possiamo notare la seguente: l’amplificatore

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operazionale viene sempre utilizzato con una controreazione, in grado di au-

mentare la dinamica di ingresso tale da permettere di usare in linearit`a l’am-

plificatore; la controreazione, come gi`a detto, implica una rotazione di fase

di 180◦ del segnale retroazionato rispetto a quello di ingresso; in seguito ad

un polo, tuttavia, la rotazione di fase diminuisce la differenza di fase relativa

tra ingresso e feedback: se in stato ottimale si han 180◦, alla pulsazione del

primo polo, ωp1 si avranno 180◦ - 45◦ = 135◦, una decade dopo la pulsazione

del polo si avranno 180◦ - 90◦ = 90◦, in prossimit`a del secondo polo, a ωp2 si

avranno 180◦ - 135◦ = 45◦, e una decade dopo 180◦ - 180◦ = 0◦. Dire che tra

il feedback e il segnale di ingresso c’`e uno sfasamento di 0◦ `e come dire che

essi abbiano la stessa fase, e dunque si sommino: la reazione, ora, non `e pi`u

negativa, in quanto i poli dell’amplificatore operazionale hanno indotto una

rotazione di fase tale da cambiare le caratteristiche della controreazione.

Il fatto che la reazione ora `e positiva, implica il fatto che il segnale, una

volta amplificato, torna indietro esattamente come `e stato amplificato, si

somma a quello in ingresso, ed in uscita ve ne sar`a uno ancora pi`u grosso;

la reazione far`a aumentare continuamente l’uscita finch`e l’amplificatore non

entrer`a in saturazione, uscendo dallo stato di linearit`a.

Quale sar`a la nostra strategia, a questo punto? Ci`o che intendiamo fare,

mediante artefici circuitali di varia natura, `e fare in modo che vi sia un

margine di fase di almeno 45◦, ossia, prima che l’amplificatore ”smetta” di

fare da amplificatore a causa dei poli, riducendo il proprio guadagno, vi

sia comunque un margine di fase di 45◦, nel senso che la rotazione di fase

rispetto a quella iniziale sia solo pari a 135◦, margine in grado di proteggere

dall’arrivo della reazione positiva. Per realizzare ci`o, si far`a in modo da

avere, in prossimit`a del punto dell’asse delle ascisse tale per cui le ordinate

del diagramma di Bode sono su 0 dB (ossia guadagno unitario), la pulsazione

del secondo polo dell’amplificatore operazionale, ωp2.

Un modo di procedere sarebbe ”abbassare” il guadagno di anello del-

la curva, in modo da evitare l’arrivo della rotazione di fase in tempo utile;

il problema `e che diminuendo il guadagno di anello si diminuirebbero an-

che i benefici della retroazione, fondamentali per utilizzare in modo corretto

l’amplificatore operazionale.

Dal momento che i parametri parassiti sono intrinseci negli stadi di am-

plificazione costituenti l’operazionale, al fine di modificarne la posizione, in

modo da stabilire come posizionare i poli, sar`a necessario introdurre ulteriori

capacit`a nel sistema; le strategie da seguire, di fatto, al fine di compensare

l’amplificatore operazionale, saranno sostanzialmente due:

Mediante capacit`a aggiuntive, si ”arretra” la posizione del primo polo
(polo dominante) dell’operazionale;

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Mediante capacit`a aggiuntive, si introduce un ulteriore polo nel sis-
tema, tale da essere a frequenza molto bassa, e divenire dunque il polo

dominante.

Compensazione a polo dominante

Il metodo di compensazione a polo dominante consiste nell’aggiungere una

capacit`a al sistema, compresa tra l’uscita del primo stadio di amplificazione

(provocante il primo dei poli naturali del sistema) e il riferimento di tensione

(0 V), in modo da aumentare la capacit`a del sistema di amplificazione, e

abbassare la frequenza del primo polo.

Vediamo un modello circuitale dei primi due stadi di amplificazione:

La capacit`a C1 modellizza il primo polo, ossia quello dello stadio dif-

ferenziale: esso `e modellizzato mediante un generatore pilotato di corrente,

dalla transconduttanza pari a gm1. A seconda del segnale differenziale vd,

il pilotato produrr`a una differente corrente, che provocher`a una caduta di

tensione ai capi della resistenza R1; all’aumentare della frequenza, tuttavia,

la capacit`a parassita C1 tende a ”chiudersi”, e quindi a modificare l’uscita

dello stadio. Come abbiamo detto, il condensatore di compensazione deve

essere introdotta in parallelo alla capacit`a parassita C1, ma c’`e un proble-

ma non indifferente: dal momento che un buon progettista lavora sempre sul

worst case, il caso sul quale conviene lavorare `e la compensazione da ”voltage

follower”, ossia da circuito in cui il blocco di retroazione, β, `e 1: guadagno

di anello e guadagno differenziale coincidono. In tali situazioni, la capacit`a

da introdurre nel sistema `e da alcuni nF, ma, poich`e un operazionale viene

realizzato su circuiti integrati, la capacit`a da integrare sar`a estremamente

scomoda e grossa.

Ci`o che ci viene incontro `e, tuttavia, l’effetto Miller: volendo integrare la

capacit`a si vuole che essa abbia un valore piccolo, tuttavia, la posizione ci `e

indifferente; introducendo la capacit`a a ”ponte” tra i due stadi, ”floating”,

anzich`e collegandola direttamente in parallelo a C1, l’effetto Miller sull’in-

gresso amplifica notevolmente la capacit`a vista in parallelo a C1, ottenendo,

con uno sforzo di integrazione minore, una capacit`a sufficientemente elevata.

Lo schema equivalente sar`a il seguente:

Quella appena mostrata `e una rete un po’ particolare: in essa, infatti, `e

presente una maglia di condensatori, il che la rende ”rete degenere” (meno

poli di quanti siano gli elementi reattivi presenti nella rete); dal teorema di

Miller, si sa che:

Zin = ZC · 1

1K

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Zout = ZC · K

K1

In questo caso, K `e il guadagno di un amplificatore invertente: quello del

secondo stadio; dal momento che:

Vu =gm2R2V1

Si avr`a che:

K = gm2R2

Essendo questo il guadagno, si avr`a che la frequenza del primo polo sar`a

diminuita:

ωp1 = 1

R2gmCR1

Per quanto riguarda la frequenza del secondo polo, si pu`o dimostrare,

con la teoria delle reti elettriche, che il condensatore, ”millerato”, introduce

uno zero nel semipiano destro del dominio di Laplace, zero che ”compensa”

gli effetti del secondo polo; lo zero di trasmissione deriva dal fatto che il

condensatore C introduce di fatto uno zero di trasmissione nella funzione

di trasferimento: ci sar`a una frequenza tale per cui uscita e ingresso sono

accoppiati direttamente:

ωp2 =gm2

C

C(C1 +C2) +C1C2

gm2
C1 +C2

ωz2 = gm2
C

Facendo ci`o, di fatto su sposta molto ”pi`u avanti” la frequenza del polo.

Ci`o che abbiamo ottenuto, `e proprio ci`o che volevamo ottenere: il ”pole split-

ting”, ossia l’allontanamento dei poli, in modo da poter stabilire, mediante

l’introduzione di elementi reattivi da parte nostra, la posizione relativa dei

vari poli tra loro.

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