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Serial killer

- il male assoluto -

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Indice
Voci
Serial killer Aileen Wuornos Albert Fish Andrej Romanovič Čikatilo Belle Gunness David Berkowitz Donato Bilancia Erzsébet Báthory Gilles de Rais Henri Landru Jack lo squartatore Jeffrey Dahmer John Wayne Gacy Leonarda Cianciulli Ludwig (serial killer) Mostro di Firenze Sonya Caleffi Ted Bundy Thug Behram 1 10 13 20 25 28 33 35 40 43 45 55 60 62 66 69 89 91 95

Note
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Serial killer

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Serial killer
Un serial killer o assassino seriale è un omicida plurimo, di natura compulsiva, che uccide, con una certa regolarità nel tempo, persone spesso a lui totalmente estranee. La natura compulsiva dell'azione, in genere del tutto priva di movente, è spesso legata a traumi nella sfera emotiva e/o sessuale.

Origini e significato tecnico del termine
« Noi serial killer siamo i vostri figli, i vostri mariti, siamo ovunque. »
(Ted Bundy)

L'espressione "serial killer" venne usata a partire dagli anni settanta del Novecento, decennio in cui giunsero sotto i riflettori della cronaca, negli Stati Uniti, i primi casi eclatanti: Ted Bundy e David Berkowitz. Il termine aveva principalmente lo scopo di distinguere il comportamento di chi uccide ripetutamente nel tempo con pause di raffreddamento, dagli omicidi plurimi che si rendono colpevoli di stragi. Tecnicamente si considera "serial killer" chi compie tre o più omicidi distribuiti in un arco relativamente lungo di tempo, intervallati da periodi di "raffreddamento" durante i quali il serial killer conduce una vita sostanzialmente normale.

Caratteristiche degli assassini seriali
Gli assassini seriali sono per il 90% di sesso maschile. Fra le serial killer più celebri si possono ricordare Aileen Wuornos, Waltraud Wagner, Erzsébet Báthory, Leonarda Cianciulli, Vera Renczi, Amelia Dyer, Belle Gunness, Mary Cotton e le sorelle Delfina & María de Jesús González. Le assassine seriali uccidono prevalentemente per ragioni personali o per vendetta, e preferiscono avvelenare o strangolare le loro vittime, mentre per i killer maschi l'omicidio comprende un grande coinvolgimento fisico, e ciò include quindi armi bianche, armi da fuoco, o comunque qualsiasi oggetto che possa essere utilizzato come arma. Le motivazioni psicologiche dei serial killer possono essere estremamente diverse, ma in buona parte dei casi sono legate a pulsioni verso l'esercizio del potere o a pulsioni sessuali, soprattutto con connotazioni sadiche. La psicologia del serial killer è spesso caratterizzata da una sensazione di inadeguatezza e da un basso livello di autostima, legati talvolta a traumi infantili (umiliazioni, abusi sessuali) o a una condizione socio-economica particolarmente deprimente. Il crimine costituisce in questi casi una fonte di compensazione, dalla quale trarre una sensazione di potenza, di riscatto sociale. Queste sensazioni possono derivare sia dall'atto omicida in sé che dalla convinzione di poter superare in astuzia la polizia. L'incapacità di provare empatia con la sofferenza delle proprie vittime, altra caratteristica comune ai serial killer, è frequentemente descritta con aggettivi come psicopatica o sociopatica. Associata al sadismo e al desiderio di potere, essa può condurre alla tortura delle proprie vittime, o a tecniche di uccisione che coinvolgono un supplizio prolungato nel tempo della vittima. Data la natura morbosa, psicopatica e sociopatica della condotta criminale del serial killer, nella maggior parte dei processi l'avvocato difensore invoca l'infermità mentale. Questa linea di difesa fallisce però quasi sistematicamente nei sistemi giudiziari come quello degli Stati Uniti, in cui l'infermità mentale è definita come l'incapacità di distinguere bene e male nel momento in cui l'atto criminale si è consumato. I crimini dei serial killer sono quasi sempre premeditati e il killer stesso trova non raramente la propria motivazione nella consapevolezza del loro significato morale.

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Psicologia e sviluppo
Molti serial killer hanno delle disfunzioni di fondo. Frequentemente sono stati maltrattati da bambini sia fisicamente, sia psichicamente, sia sessualmente anche se ci sono dei casi documentati determinatisi in assenza di abusi di qualunque tipo. Da questo potrebbe derivare una vicina relazione tra gli abusi subiti durante l'infanzia e i loro crimini. Per esempio John Wayne Gacy veniva spesso malmenato dal padre, deriso come "femminella" e insultato; da adulto, Gacy avrebbe stuprato e torturato ragazzi accusandoli di essere "finocchi" e "femminelle", ed anche Albert Fish da piccolo veniva picchiato nell'orfanotrofio. Gacy era sposato con una donna ed identificato come eterosessuale. Carroll Cole, era invece stato violentato dalla madre, che voleva dei rapporti extramatrimoniali e forzare Cole a vedere, picchiandolo e ordinandogli di assicurarle che lui non lo avrebbe detto al padre. In età adulta, Cole uccise ogni donna "persa" che gli ricordasse sua madre, in particolar modo quelle donne sposate che cercavano avventure sessuali all'insaputa dei mariti. Pedro Alonso López, che nutrì un grande odio verso la madre, commise almeno 110 omicidi: tutte le vittime erano donne, che voleva punire per la misoginia che sviluppò negli anni. Alcuni serial killers non sembrano essere soggetti a nessun tipo di abuso durante l'infanzia, anche se possono non essere stati riconosciuti e ceduti per l'adozione, o sono solo passati di parente in parente, creando il sentimento e la sensazione di non essere desiderati e senza radici. È spesso impossibile sapere esattamente cosa sia successo durante l'infanzia di ognuno, così alcuni killer possono negare di aver subito abusi, mentre altri possono ingiustamente dichiarare proprio di aver subito abusi; in tal modo sperano di catturare la compassione delle altre persone e dire agli psicologi ciò che desiderano sentirsi dire. L'elemento di fantasia nei serial killer non deve essere sovraenfatizzato. Essi iniziano spesso fantasticando circa l'assassinio durante l'adolescenza (o anche prima). Le loro vite immaginarie sono molto ricche ed essi sognano ad occhi aperti in modo compulsivo di dominare e uccidere le persone, spesso con elementi molto specifici della fantasia omicida che diverranno evidente nei loro crimini reali. Alcuni assassini sono influenzati da letture sull'olocausto e fantasticano sull'essere responsabili di campi di concentramento. In tali casi, comunque, non è l'ideologia politica del nazismo ciò di cui godono o che li ispira, ma semplicemente l'attrazione per la brutalità e il sadismo della sua applicazione. Altri godono della lettura delle opere del Marchese de Sade, dal cui nome deriva il termine "sadismo" per via delle sue storie, zeppe di stupri, torture e omicidi. Molti fanno uso di pornografia, spesso del tipo violento che riguarda il bondage, anche se leggono pure riviste in cui vengono narrati veri casi di omicidio. Altri possono essere affascinati ed eccitati da materiale meno ovviamente discutibile. Jeffrey Dahmer, ad esempio, era affascinato dal personaggio dell'Imperatore Palpatine de Il ritorno dello Jedi, e comprò addirittura delle lenti a contatto gialle per poter somigliare al personaggio malvagio, mentre diversi serial killer affermano che le loro fantasie sono state influenzate dalla Bibbia, in particolare dal Libro dell'apocalisse. Alcuni assassini seriali mostrano nella fanciullezza uno o più dei segnali di avvertimento noti come Triade di MacDonald. Questi sono: • Accendere fuochi, ovvero piromania invariabilmente solo per il gusto di distruggere le cose. • Crudeltà, sadismo, verso gli animali (correlata allo "zoosadismo"). Molti bambini possono essere crudeli verso gli animali, ad esempio strappando le zampe ai ragni, ma i futuri serial killer spesso uccidono animali più grossi, come cani e gatti, e frequentemente solo per il loro piacere solitario, invece che per impressionare i loro pari. • Bagnare il letto (enuresi) oltre l'età in cui i bambini cessano tale comportamento. Comunque, questa triade che venne sviluppata nel 1963, è stata recentemente messa in discussione dai ricercatori. Essi notano che molti bambini e adolescenti accendono fuochi o nuocciono ad animali per diverse ragioni (noia, imitazione delle punizioni date dagli adulti agli animali domestici, esplorazione di un'identità da "duro", o perfino sentimenti di frustrazione). È quindi difficile sapere se queste variabili siano davvero rilevanti per l'eziologia dell'assassinio seriale e, se così è, quanto lo siano con precisione. Molti serial killer dichiarano di aver compiuto il loro primo omicidio verso i 20-25 anni, anche se questo dato può variare anche di molto. Infatti ci sono serial killer che dichiarano di aver ucciso per la prima volta verso i 38 anni, mentre altri a 15 anni ammettono di aver compiuto 4 omicidi nei due anni precedenti. Esiste tuttavia, anche una

Serial killer piccola percentuale di serial killer, che decide di dare libero sfogo alla propria furia omicida solamente dopo aver raggiunto la mezza età o addirittura oltre, per esempio Andrej Romanovič Čikatilo, il feroce Mostro di Rostov autore di 53 brutali omicidi, commise il suo primo delitto quando aveva già 42 anni. Questa, secondo molte teorie, sarebbe una specie di tattica evasiva in quanto, anche se l'assassino dovesse essere preso dalla polizia, non dovrebbe affrontare il problema di trascorrere una vita intera in carcere ma semplicemente, viverci i pochi anni che gli restano. Molti esperti sostengono che una volta compiuto il primo omicidio, è praticamente impossibile (o comunque molto raro) che un serial killer si fermi. Recentemente questa posizione è stata ripresa in considerazione in quanto nuovi serial killer sono stati catturati, grazie a mezzi come il test del DNA, oggi a disposizione degli investigatori. In particolar modo i serial killer che sono stati catturati grazie a questi test sono proprio quelli che non sono in grado di controllare i propri impulsi omicidi. Così questi serial killer sono fortemente presenti nelle statistiche dei killer assicurati alla giustizia. La frequenza con cui reclamano le loro vittime può anch'essa variare molto. Juan Corona uccise almeno 25 persone in sole sei settimane mentre Fred West e sua moglie Rosemary fecero 12 vittime in un periodo di venti anni; Luis Alfredo Garavito uccise più di 140 bambini in circa 8 anni, mentre Hu Wanlin uccise almeno 146 persone in un anno e mezzo circa.

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Prevalenza
Ci sono stati rapporti contrastanti circa l'estensione dell'omicidio seriale. Negli anni ottanta l'FBI sostenne che in ogni dato momento c'erano all'incirca trentacinque serial killer attivi negli Stati Uniti, indicando con ciò che i serial killer in questione avevano commesso il loro primo omicidio ma non erano ancora stati assicurati alla giustizia o fermati con altri mezzi (ad esempio, suicidio o morte naturale). Queste cifre sono state spesso esagerate. Nel suo libro del 1990, Serial Killers: The Growing Menace, Joel Norris sostenne che esistevano cinquecento serial killer attivi negli USA in ogni dato momento, che provocavano cinquemila vittime all'anno, il che significava approssimativamente un quarto degli omicidi noti della nazione. Queste statistiche sono considerate sospette e non sostenute da prove. Alcuni hanno affermato che chi studia o scrive dei serial killer, siano essi impegnati in una professione legale o giornalisti, hanno un interesse nascosto nell'esagerare la minaccia di tali soggetti. In termini di casi riportati, appaiono esserci molti più serial killer attivi nelle nazioni occidentali sviluppate che altrove. Diversi fattori possono contribuire a ciò: • Le tecniche di investigazione sono migliori nelle nazioni sviluppate. Le molteplici vittime di uno stesso soggetto vengono rapidamente individuate come collegate, quindi l'arresto del colpevole avviene più rapidamente che in una nazione dove la polizia ha generalmente meno risorse a disposizione. • Le nazioni sviluppate hanno mezzi di informazione altamente competitivi, quindi i casi sono riportati più velocemente. • Gli USA e l'Europa Occidentale hanno evitato la censura su larga scala e sancita dallo stato che i mezzi di informazione in certe altre nazioni hanno, nelle quali le storie relative a omicidi seriali sono state eliminate. Un esempio è il caso dell'Ucraina con il serial killer Andrei Chikatilo, le cui attività continuarono non citate e scarsamente investigate dalla polizia dell'ex Unione Sovietica, a causa dell'idea che solo nelle ipoteticamente corrotte nazioni capitaliste occidentali tale tipo di assassini proliferava. Dopo il crollo dell'URSS ci furono diversi rapporti prolifici su serial killer i cui crimini erano stati precedentemente nascosti dietro la Cortina di ferro. • Le differenze culturali potrebbero render conto di un più ampio numero di serial killer, non solo di un maggior numero di casi riportati.

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Omicidi seriali prima del 1900
Anche se il fenomeno degli omicidi seriali viene generalmente considerato come moderno, può essere rintracciato nella storia, anche se con un grado limitato di accuratezza. Il primo caso di omicidi seriali risale al 115 a.C. circa, quando il principe cinese Liu Pengli commise più di un centinaio di omicidi ai danni dei suoi sudditi per puro piacere personale. Denunciato dal figlio di una delle vittime, fu spogliato dei suoi beni ed esiliato sotto l'ordine dell'imperatore. Il secondo caso riguarda Lucusta, un'avvelenatrice romana che contribuì all'uccisione dell'imperatore Claudio, di Britannico e di un numero imprecisato di altre persone. Il terzo caso riguarda Sawney Beane, uno scozzese che, insieme ad un gruppo di 48 elementi, uccise un gran numero di persone (fino a un migliaio) per cannibalizzarle. Nel XV secolo, uno degli uomini più benestanti di Francia, il maresciallo Gilles de Rais, rapì, violentò, uccise e necrofilizzò almeno un centinaio di giovani ragazzi. Fu quindi arrestato con l'accusa di omicidio e di praticare magia nera; torvato colpevole di queste accuse, fu condannato a morte. Negli stessi anni un ricco commerciante dello Yemen, chiamato Zu Shenatir attirò un numero imprecisato di ragazzi in casa sua per violentarli e ucciderli. Fu infine accoltellato da una delle sue potenziali vittime. Nel 1542 una cuoca inglese, Margareth Davey, fu bollita viva per aver avvelenato una serie di sguatteri senza motivo apparente. Nel 1589 fu giustiziato Peter Stubbe, una persona sospettata di licantropia che uccise e cannibalizzò alcune donne e bambini. L'aristocratica ungherese Erzsébet Báthory venne arrestata nel 1610 e successivamente accusata di aver torturato e macellato fino a 650 giovani ragazze. Benché sia De Rais che la Báthory venissero riportati come sadici e assuefatti all'omicidio, essi differiscono dai tipici serial killer moderni in quanto erano entrambi ricchi e potenti. Inoltre poco conosciute correnti storiografiche ammettono l'eventualità che le accuse rivolte alla Báthory fossero una montatura dei suoi avversari politici. A causa di una differente morale, di differenti valori sociali e, soprattutto, di una scarsa circolazione delle notizie è molto probabile che altri serial killer meno efferati siano stati dimenticati o, se nobili, siano stati protetti dalla propria famiglia. Nel 1709 fu giustiziata Tofania d'Adamo, una donna che avvelenò molti uomini perché nutriva odio verso di loro; confessò sotto tortura 600 omicidi, ma il vero totale è sconosciuto. Tra il 1790 e il 1830 Thug Behram prese apparentemente parte all'uccisione per strangolamento di 931 persone, confessando in seguito di averne strangolate 125 di persona. Egli commise queste uccisioni come membro della setta dei Thug, al quale vengono attribuite un numero di morti in India compreso tra 50.000 e 2.000.000. Le attività del culto spinsero le autorità britanniche in India a portare avanti una campagna contro di loro. A causa di una errata interpretazione delle fonti manoscritte originali, Behram è spesso considerato come il più prolifico serial killer della storia. Questo può però essere messo in discussione, non solo perché il numero di vittime che confessò di aver strangolato personalmente era molto più basso delle 931 che gli vengono spesso accreditate, ma anche in base alla definizione precisa di serial killer, che prende in considerazione non solo il numero di uccisioni, ma anche il modo in cui vengono eseguite e le motivazioni dell'assassino (si veda sotto). Alcuni criminologi storici hanno suggerito che potrebbero esserci stati casi di omicidi seriali lungo tutto il corso della storia, ma che i casi specifici non vennero registrati adeguatamente. Potrebbe addirittura darsi il caso che bestie mitologiche come lupi mannari e vampiri fossero ispirate ad assassini seriali medioevali. Dopo tutto, un lupo mannaro viene ritratto come una persona normale che viene occasionalmente sopraffatta da un bisogno animalesco di uccidere selvaggiamente le persone, e un tale mito potrebbe aver fornito una spiegazione adeguata per casi di omicidio seriale quando il concetto di psicologia era a secoli di distanza dall'essere definito e studiato. L'idea di

Serial killer serial killer storici che motivarono tali miti, comunque, è poco più che una speculazione, anche se significativamente ci sono un certo numero di assassini che sono ossessionati dal sangue e spesso bevono quello delle loro vittime. Nel 1843 un incendio devastò la casa di Marie Delphine Lalaurie, una commerciante di schiavi, che fuggì sparendo nel nulla. Diverso tempo dopo la gente che entrò nei resti della casa trovò 12 cadaveri: erano i suoi schiavi, che erano stati torturati da lei. Nel 1852 fu giustiziata Hèléne Jégado, una badante francese che avvelenava le persone per cui lavorava; in totale fece 36 vittime, ma al processo gliene accertarono 23. Nel suo famoso libro del 1886 Psychopathia Sexualis, Richard von Krafft-Ebing annota il caso di un assassino seriale degli anni 1870, quello di un italiano chiamato Eusebius Pieydagnelle, che aveva un'ossessione sessuale per il sangue e confessò l'uccisione di sei persone. Il mai identificato Jack lo Squartatore massacrò delle prostitute a Londra nel 1888. I suoi crimini ottennero un'enorme attenzione da parte della stampa dell'epoca perché, anche se c'erano numerosi omicidi motivati da furto e rapina nell'Inghilterra Vittoriana, non si era quasi mai sentito di qualcuno che uccidesse per puro piacere di farlo. Londra era anche il centro della più grande superpotenza dell'epoca, e tali drammatici omicidi di donne economicamente bisognose, nel mezzo di una tale ricchezza, concentrarono l'attenzione dei media sulle sfortune delle classi povere urbane e ottennero risonanza mondiale. A seguito dello scandalo di Jack lo Squartatore furono arrestate alcune persone sospettate di essere lui, tra cui: Thomas Neill Cream, un medico che uccise almeno 5 persone; George Chapman, che ne uccise tre e Amelia Dyer, soprannominata "Jill the Ripper", che uccise almeno 274 bambini. Joseph Vacher venne giustiziato in Francia nel 1898 dopo aver confessato l'uccisione e la mutilazione di 11 donne e bambini, mentre l'assassino seriale americano Henry Howard Holmes venne impiccato a Filadelfia nel 1896 dopo aver confessato 133 omicidi. In questo periodo circa iniziarono gli omicidi di Belle Gunness e Jane Toppan, che però si conclusero nel Novecento, secolo ormai vicino.

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Tipologie di assassini seriali
I criminologi e istituzioni come l'FBI identificano diversi tipi di serial killer. In generale, i serial killer sono classificabili in due grandi categorie: organizzati e disorganizzati. Un'altra classificazione in parte indipendente riguarda invece le motivazioni specifiche del killer.

Tipi organizzati e disorganizzati
• I tipi organizzati sono killer lucidi, spesso molto intelligenti, metodici nella pianificazione dei crimini. Mantengono un alto livello di controllo sull'andamento del delitto; non raramente hanno conoscenze specifiche sui metodi della polizia, che applicano allo scopo di occultare scientificamente le prove. Seguono con attenzione l'andamento delle indagini attraverso i mass media e concepiscono i loro omicidi come progetti di alto livello. Spesso questo tipo di killer ha una vita sociale ordinaria, amici, amanti, o addirittura una famiglia. • I tipi disorganizzati agiscono impulsivamente, spesso uccidendo quando se ne verifica l'occasione, senza una reale pianificazione. Spesso hanno un basso livello culturale e un quoziente d'intelligenza non eccelso; non sono metodici, non occultano le tracce (sebbene siano talvolta in grado di sfuggire alle indagini per qualche tempo, principalmente spostandosi velocemente e grazie alla natura intrinsecamente "disordinata" del loro comportamento su lunghi archi di tempo). Questo genere di killer in genere ha una vita sociale e affettiva estremamente carente e a volte qualche forma di disturbo mentale. Tale classificazione si riflette sulla scena del crimine attraverso indicatori, più o meno significativi, che possono aiutare gli investigatori a tracciare un primo profilo del responsabile. In particolare il livello di organizzazione si potrà evincere dalla presenza o meno sulla scena del delitto dell'arma utilizzata, dalla tipologia di quest'ultima, dalla verifica della corrispondenza tra luogo dell'uccisione e luogo del ritrovamento, dalla presenza di tracce o altri

Serial killer elementi utili all'individuazione del responsabile. Nello specifico possiamo dire come un tipo organizzato tende a portare sul luogo del delitto l'arma o le armi che utilizzerà per commetterlo, così come provvederà a portarle via, una volta completato il suo disegno criminoso. Un tipo disorganizzato, viceversa, tenderà ad utilizzare oggetti trovati sul luogo del delitto e, a volte, potrà lasciarli sul posto all'atto della fuga. La presenza di tracce quali impronte latenti sulla scena rivela una disorganizzazione tipica del secondo tipo mentre ben difficilmente troveremo elementi utili qualora il responsabile appartenga alla prima categoria. Va detto che questi, come altri indicatori, entrano a far parte di un profilo criminologico dell'autore che, lungi dall'essere prova certa ed inconfutabile, può comunque costituire un valido aiuto nella ricerca del reponsabile. Un esempio di serial killer disorganizzato è Richard Trenton Chase.

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Tipi di motivazioni
Gli assassini seriali possono essere anche classificati in differenti categorie in base alle motivazioni che li spingono a uccidere, cioè al 'movente' dei delitti. Visionari/Allucinati Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, non è frequente che i serial killer abbiano disturbi mentali importanti, per esempio schizofrenia. In qualche raro caso, tuttavia, un serial killer può corrispondere a questo stereotipo e letteralmente uccidere "seguendo le istruzioni di voci nella sua testa" o come conseguenza di esperienze di tipo allucinatorio. Herbert Mullin massacrò tredici persone perché una voce gli diceva che questo sacrificio avrebbe salvato la California dal terremoto. Ed Gein pensava di poter preservare l'anima di sua madre mangiando il corpo di donne che le assomigliavano fisicamente. Missionari Alcuni serial killer concepiscono i loro omicidi come una missione. Per esempio, lo scopo di un serial killer "in missione" può essere quello di "ripulire la società" da una certa categoria (spesso prostitute, come per il caso di Gary Ridgway o membri di determinati gruppi etnici). Spesso sono dei fanatici religiosi o politici, e lasciano dei messaggi per rivendicare e motivare le proprie azioni (come Jack lo Squartatore o la coppia italiana nota come Ludwig) Edonistici Questo tipo di serial killer uccide con lo scopo di provare piacere. Alcuni amano la "caccia" più che l'omicidio in sé; altri torturano o violentano le loro vittime mossi da sadismo. Altri ancora uccidono le vittime velocemente per indulgere in altre forme di attività come la necrofilia o il cannibalismo. Il piacere per questi serial killer è spesso di natura sessuale, o ha un analogo andamento e un'analoga intensità pur non essendo riconducibile ad alcun atto esplicitamente sessuale (David Berkowitz, per esempio, provava un piacere sconvolgente nello sparare a coppie appartate, ma non si avvicinava neppure alle vittime). Dominatori È il tipo più comune di serial killer. Il principale scopo dell'assassino in questo caso è quello di esercitare potere sulle proprie vittime, in tal caso contribuendo al rafforzamento della propria stima di sé (della propria forza fisica e morale). Questo tipo di comportamento è spesso inteso (inconsciamente o consciamente) come compensazione di abusi subiti dal killer nell'infanzia o nella vita adulta. Molti killer che violentano le proprie vittime non ricadono nella categoria "edonistica" perché il piacere che provano da questa violenza è secondario (se non addirittura assente); la violenza stessa riproduce, fedelmente o simbolicamente, una violenza subita in passato. Ted Bundy rappresenta il prototipo ideale di questa categoria di serial killer.

Serial killer Angeli della morte Detti anche angeli della misericordia, sono i serial killer che agiscono in ambito medico. La denominazione deriva dal soprannome dato al medico nazista Josef Mengele, famoso per la sua freddezza e per il pieno potere che aveva riguardo alla vita e alla morte dei prigionieri. Gli angeli della morte commettono i loro omicidi iniettando sostanze letali ai pazienti di cui si prendono cura e, anche se dichiarano di agire convinti di liberare le loro vittime dalle sofferenze, in realtà sono mossi dal desiderio di decidere della vita e della morte altrui, come prova il fatto che buona parte delle loro vittime siano in condizioni di salute non gravi al momento dell'omicidio. Le vittime variano in base al compito che svolgono, ma spesso sono neonati, bambini, anziani o invalidi. A volte questi criminali non uccidono i loro pazienti, ma li mettono deliberatamente in pericolo per poi salvarli e guadagnare l'ammirazione dei colleghi. Nella maggior parte dei casi si tratta di donne (fa specie in Italia il caso di Sonia Caleffi), spesso affette da disordini mentali quali disturbo borderline di personalità o sindrome di Münchausen per procura, ma non mancano angeli dalla morte di sesso maschile, come il tedesco Stephan Letter o l'inglese Harold Shipman, uno dei serial killer più prolifici della storia. Le sostanze più utilizzate sono dei medicinali pericolosi, facilmente giustificabili nel caso di un'autopsia, quali morfina, atropina o pentothal. La Caleffi, invece, iniettava aria nelle vene dei suoi pazienti per provocare delle embolie sulle quali sperava di intervenire, ma che in almeno quattro o cinque casi risultarono letali. Motivati dal guadagno La maggior parte degli assassini che agiscono per ottenere dei vantaggi materiali (per esempio a scopo di rapina) non sono in genere classificati come serial killer. Tuttavia, esistono casi limite che sono considerati tali. Marcel Petiot, per esempio, era un serial killer che agiva in Francia durante l'occupazione nazista; fingeva di appartenere alla resistenza e attirava ebrei benestanti a casa propria, asserendo di poterli aiutare a fuggire dal paese, per poi ucciderli e derubarli. Nei suoi 63 omicidi, Petiot ottenne solo qualche decina di borse, vestiti e qualche gioiello. La sproporzione fra il numero di vittime e il bottino materiale che Petiot ne ricavò fanno supporre un substrato morboso di altro genere. Vedove nere La maggior parte dei serial killer donne rientra in questa categoria. Le vedove nere agiscono in modo simile al ragno che ha ispirato la loro denominazione: sposano uomini ricchi e, dopo essersi appropriate delle loro proprietà, li uccidono, solitamente avvelenandoli o simulando degli incidenti domestici. A volte uccidono anche i loro figli, dopo aver stipulato delle assicurazioni sulle loro vite. Casi celebri sono quelli di Mary Ann Cotton e di Belle Gunness, mentre si segnala come uniche varianti maschili il francese Henri Landru e il tedesco Johann Otto Hoch Ci sono però numerosi casi di assassini seriali che presentano caratteristiche proprie di più di una di queste categorie, e che possono quindi venire assegnati contemporaneamente all'una e all'altra: per esempio, Albert Fish soffrì di disturbi mentali con deliri di tipo paranoide già prima di commettere il primo omicidio, pare che torturasse e uccidesse le sue vittime con l'intento di "purificare sé stesso e gli altri tramite la sofferenza", e in ultimo si eccitava sessualmente e provava piacere nell'atto dell'omicidio. Quindi si potrebbe assegnarlo indifferentamente alla categoria degli assassini seriali "visionari" a quella dei "missionari" e a quella degli "edonistici". Lo stesso si può dire di David Berkowitz che con ogni probabilità soffriva di schizofrenia con stati deliranti ricorrenti e al tempo stesso provava piacere nel tendere agguati alle sue vittime; pare spesso si masturbasse dopo aver ucciso e considerasse i suoi delitti alla stregua di "avventure". Le stesse considerazioni valgono nel caso di quei serial killers il cui movente varia da un delitto all'altro, e di quelli che non hanno un tipo di vittima preferito e sembrano spinti a uccidere da un "bisogno interno", una compulsione omicida che si impone sopra qualsiasi altra considerazione razionale. Questi sono ovviamente i casi più difficili da classificare per uno studioso del fenomeno.

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Gli assassini seriali nella cultura popolare
A causa della natura orrorifica dei loro crimini, delle loro variegate personalità e della terrificante abilità di sfuggire all'individuazione e uccidere molte vittime prima di venire finalmente catturati e imprigionati, i serial killer sono rapidamente diventati una specie di fenomeno di culto, e sono protagonisti di molti romanzi, film, canzoni, fumetti, saggi, videogiochi e altro. L'affascinazione del pubblico per i serial killer ha portato ad alcuni gialli e film di successo, come American Psycho di Bret Easton Ellis e in particolare Il silenzio degli innocenti di Thomas Harris, con il suo adattamento cinematografico premiato con l'Oscar, il cui principale antagonista, il brillante serial killer cannibale Hannibal Lecter, è diventato un'icona culturale. Mentre nella letteratura moderna gli omicidi seriali avvengono sempre con modalità atroci e con moventi psicologici (come Jack lo squartatore, Gregor Jaworskicic l'accoltellatore o Hannibal); nella letteratura antica vengono riportati omicidi seriali perpetrati da famosi personaggi delle migliori casate italiane commessi a scopo sessuale o amoroso.

Bibliografia
• Serial Killer. Storie di Ossessione Omicida, di Carlo Lucarelli & Massimo Picozzi, Milano, edizioni A. Mondadori, 2003. ISBN 88-04-51634-8 • Storie di Perversioni Criminali. Serial Killer e Sadici Sessuali, di Roy Hazelwood & Stephen G. Michaud, edizioni Mediterranee, 2009. • Nella Mente dei Serial Killer. La Storia Vera di Trent'anni di Caccia a BTK, lo Strangolatore di Wichita, di Jhonny Dodd & Michael Douglas, Edizioni Clandestine, 2008. • Jack All'Inferno. La Doppia Vita di un Serial Killer, di John Leake, edizioni A. Mondadori, 2008. • The Predator. L'angosciante Ritratto di un Feroce e Brutale Serial Killer, di Wensley Clarkson, Edizioni Clandestine, 2008. • Mindhunter, di John Douglas, edizioni Rizzoli, 2000. • Culti di Morte, di James Boyle, edizioni A. Mondadori, 2005. • Il Lato Oscuro, di Vittorino Andreoli, edizioni Rizzoli, 2004. • Inquietudine Omicida, i Serial Killer: Analisi di un Fenomeno, di F. Bruno & M. Marrazzi, edizioni Phoenix, Roma, 2000. • Serial Killer in Italia: 100 Anni di Omicidi Mostruosi, di Paolo De Pasquali, edizioni Franco-Angeli, Milano, 2001. • Serial Killer, di S. Ciappi, edizioni Franco-Angeli, Milano, 1998. • Perversione: La Forma Erotica dell'Odio, di R.J. Stoller, edizioni Feltrinelli, Milano, 1978. • Serial Killers: La Follia dei Mostri, di S. Bourgoin, tradotto da L. Businelli, edizioni Sperling & Kupfer; CDE Stampa, Milano, 1995. • 17 Omicidi per Caso: Storia Vera di Donato Bilancia, il Serial Killer Dei Treni, di Ilaria Cavo, edizioni A. Mondadori, collana Piccola Biblioteca Oscar, 2007. • Green River Killer. Caccia al Serial Killer Più Sanguinario d'America, di David Reichert, tradotto da L. Serra, edizioni A. Mondadori, collana Strade Blu. Non Fiction, 2005. • Ossessioni Criminali: un Noto Profiler dell'FBI Esamina la Mente Omicida, di Roy Hazelwood & Stephen G. Michaud, tradotto da A. Tranquilli, edizioni Mediterranee, 2009. • Journey Into Darkness, di John Douglas, edizioni Pocket Books, 1997. ISBN 0-671-00394-1. • Beaux Ténèbres, la Storia dell'Assassino Seriale Tedesco Eugen Weidmann, di Michel Ferracci-Porri,Edizioni Normant., Francia, 2008. ISBN 978-2-915685-34-3 • Il caso giudiziario di Gianfranco Stevanin, di Ugo Fornari & Galliani Ivan, Centro Scientifico Editore, 2003. ISBN 8-876406-09-3

Serial killer • Serial killer. Tre «Mostri Infelici» del Passato a Confronto, di Ugo Fornari & Birkhoff Jutta, Centro Scientifico Editore, 1996, ISBN 88-7640-289-6 • Serial Killer in Italia. Un'analisi Psicologica, Criminologica e Psichiatrico-Forense, di Paolo De Pasquali, 2002. ISBN 88-464-2531-6 • In Due si Uccide Meglio: Quando i Serial Killer Agiscono in Coppia, di Giuseppe Pastore & Stefano Valbonesi, edizioni XII, collana Mezzanotte, 2010. • I Buoni Lo Sognano, I Cattivi Lo Fanno, di R. Simon, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996. • Vivere per Uccidere. Anatomia del Serial Killer, di A. Musci, A. Scarso & G. Tavella, edizioni Calusca Stampa, Padova, 1997. • Italia a Pezzettini: 28 Storie di Straordinaria Follia, di G. P. Rossetti & D. Tasselli, edizioni Interno Giallo, Milano, 1991.

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Voci correlate
• Lista di assassini seriali per numero di vittime • Angelo della morte (serial killer) • Serial killer cinematografici

Altri progetti
• Wikimedia Commons contiene file multimediali su Serial killer

Collegamenti esterni
• • • • • • • • • • • • • • Il profilo F.B.I. del "Mostro di Firenze" [1] Una lista di biografie di diversi serial killer su LaTelaNera.it [2] Una lista di biografie di diversi serial killer su Occhirossi.it [3] Una mappa con la distribuzione geografica dei serial killer [4] (EN) Lista di assassini seriali su Wiki.en [5] (ES) Lista di assassini seriali su Wiki.es [6] Museo criminologico di Firenze [7] Monografia in italiano con approfondimenti e le schede dei killer più celebri [8] (EN) Pagina sui serial killer presso Crime Library [9] (EN) Lista di serial killer presso Mayhem.net [10] (EN) L'eziologia del serial killer (tesi) [11] (EN) biografie di serial killer su Crimezzz.net [12] Alcune biografie su Serial Killer.it [13] Biografie degli assassini seriali su SERIAL KILLERS.it [14]

Serial killer

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Note
[1] http:/ / mostro-di-firenze. blogspot. com/ 2009/ 06/ il-profilo-del-fbi-parte-1-vittimologia. html [2] http:/ / www. latelanera. com/ serialkiller [3] http:/ / www. occhirossi. it/ biografie. htm [4] http:/ / maps. google. com/ maps/ ms?ie=UTF& msa=0& msid=112213574283017446804. 00045d3663046538d7a98 [5] http:/ / en. wikipedia. org/ wiki/ List_of_serial_killers_by_number_of_victims [6] http:/ / es. wikipedia. org/ wiki/ Anexo:Asesinos_por_nùmero_de_vìctimas [7] http:/ / www. serialkillermuseum. com [8] http:/ / www. nivis-regnum. com/ portal/ index. php?option=com_content& task=view& id=31& Itemid=45 [9] http:/ / www. crimelibrary. com/ serial_killers/ index. html [10] http:/ / www. mayhem. net/ Crime/ serial. html [11] http:/ / forensic. to/ webhome/ venoutsos/ Serial_Killer_Thesis. htm [12] http:/ / www. crimezzz. net/ [13] http:/ / www. serialkiller. it/ [14] http:/ / www. serialkillers. it/

Aileen Wuornos
Aileen Carol Wuornos (Rochester, 26 febbraio 1956 – Raiford, 9 ottobre 2002) è stata una serial killer e prostituta statunitense.

Biografia
Infanzia
Fin dall'infanzia la sua vita fu molto travagliata: infatti i suoi genitori la concepirono giovanissimi e lei nacque appena dopo la loro separazione. La madre disse che con lei ebbe sin dalla nascita un rapporto difficile. Leo Pittman, il padre di Aileen, venne rinchiuso in carcere con l'accusa di violenza su minori e poco dopo fu ucciso Foto segnaletica di Aileen Wuornos durante un regolamento di conti tra detenuti. Intanto, la vita di Aileen continuò il suo tragico corso: la madre, Diane, affidò ai nonni la bimba ed il fratello Keith, che non riuscirono però a godere di condizioni di vita particolarmente felici e stabili. Il nonno infatti era un alcolista e la sua condizione di instabilità emotiva e comportamentale si riflesse sull'educazione dei nipoti, che erano soliti sfogare la propria repressione compiendo atti vandalici. Tra le manifestazioni antiautoritarie che Aileen praticava c'erano rapporti sessuali continui con sconosciuti: tutto questo portò la giovane a restare incinta all'età di tredici anni; partorì ed il figlio venne portato in un istituto, in cui venne successivamente adottato. La madre cercò di riprenderla con sé (forse per i sensi di colpa provocati anche dalla gravidanza della figlia) ma la ragazza rifiutò e come risposta decise di andare a vivere da sola per strada, iniziando in tal modo a prostituirsi.

Aileen Wuornos

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Vita di strada
Qui cominciò la sua metamorfosi: infatti è da questo momento che la Wuornos iniziò a contraffare la sua identità ed a infrangere ripetutamente la legge (furto, guida in stato di ebbrezza e prostituzione sono i reati che le vengono contestati più spesso). La sua prima volta in galera non tardò a farsi attendere: venne arrestata per tentato furto a danno di un cliente; tuttavia la donna fornì false generalità e grazie a questo stratagemma riuscì a farla franca. Nel 1974 la donna si sposò con il facoltoso 69enne Lewis Fell, di cui sperperò il patrimonio per accontentare i suoi numerosi amanti, che la sfruttarono fino al tracollo finanziario: questo contribuì a indebolire la mente già instabile della donna, che si diede a pratiche autolesioniste. Tempo dopo intrecciò una relazione omosessuale con Tyria Moore, cameriera ventiseienne conosciuta in un bar. Per qualche tempo sembrò che le cose tra loro andassero bene, ma ben presto l'instabilità mentale e la frequente ubriachezza ripresero a distruggere la vita di Aileen, che continuò ad avere crisi con attacchi di violenza verso cose e persone.

Gli omicidi
Nonostante tutto le due donne continuano a vivere insieme fino al 30 novembre 1989. Quel giorno la Wuornos ritornò a casa della compagna con l'auto della sua prima vittima: infatti raccontò a Tyria di aver ucciso un suo cliente e di avergli sottratto il veicolo. L'auto era di Richard Mallory ed il suo corpo venne trovato il 13 dicembre dello stesso anno in un bosco vicino all'autostrada. Il 5 maggio 1990 venne ritrovato il cadavere di un uomo, ucciso da due colpi di calibro 22, che a causa dell'avanzato stato di decomposizione non verrà mai identificato. Nel giugno seguente, nei pressi dell'Interstate 19 in Florida, venne ritrovato il corpo di David Spears, camionista freddato con sei colpi di calibro 22. Il detective Orange, ritrovò il mezzo dell'uomo spoglio di qualsiasi indizio; le indagini sulla vita personale e sociale di Spears non portarono ad alcun fatto rilevante. La relazione effettuata in merito da una criminologa fece però emergere due cose: l'omicidio non sembrava sfociato da un tentativo di furto, e l'assassino era probabilmente una donna. Il 6 giugno dello stesso anno venne trovata un'altra vittima in avanzato stato di decomposizione, e la sua identità restò un mistero fino al ritrovamento della sua automobile a qualche chilometro di distanza: l'uomo era Charles Carskadonn, un allevatore di bestiame ucciso con nove colpi di calibro 22. Un'altra persona, Eugene Burness, venne trovata morta lungo l'Interstate 75, ma stavolta l'investigatore Tom Muck riscontrò delle analogie con i vari crimini e la stretta vicinanza fra loro fece per la prima volta affiorare l'ipotesi di un serial killer. Nel settembre del 1990 venne trovato esanime Dick Humphreys, anche lui ucciso da sette colpi di calibro 22. Stessa sorte toccò poco dopo alla guardia giurata Walter Gino Antonio, ucciso a novembre dello stesso anno con quattro colpi della stessa arma. Finalmente la Polizia, instaurando una task force, elaborò un profilo volto a ricostruire il modus operandi del serial killer: per la prima volta si ipotizza che si possa trattare di una prostituta che dopo aver adescato le vittime le uccide nell'intimità dell'amplesso. La svolta delle indagini si ebbe quando la Wuornos depositò ad un banco dei pegni una videocamera appartenuta ad una delle sue vittime (Mallory), lasciando così impronte digitali che gli inquirenti confrontarono con successo con quelle ritrovate su una delle scene del crimine.

Aileen Wuornos

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Discolpa
In diverse interviste, poco prima dell'uccisione di Aileen, essa dichiarò delle contaminazioni sulle scene dei crimini da parte della polizia e dagli enti preposti, per motivi economici; gli omicidi furono compiuti, spiegò la Wuornos, per difesa da violenza sessuale.

Arresto, processo e condanna a morte
L'arresto avvenne ad una festa di motociclisti, ed il reato contestato era quello di porto d'armi abusivo; questo capo di imputazione non sarebbe certo stato sufficiente per un processo, ma la compagna di Aileen, Tyria, nel corso di un interrogatorio confessò i crimini della convivente. In mancanza di alcuni decisivi dettagli, i poliziotti chiesero a Tyria di parlare con Aileen al telefono per spingerla a tradirsi. Durante la conversazione Tyria fece quindi delle allusioni sugli omicidi compiuti dalla Wuornos e, per quanto la donna avesse probabilmente capito di essere intercettata, decise di parlare e confessare, scagionando quindi la fidanzata e prendendosi da sola le responsabilità di tutti i crimini. La difesa sostenne che gli omicidi erano stati commessi in seguito a tentativi di violenza (in particolare riguardanti pratiche di sodomia) subiti dalla prostituta da parte dei clienti. Il processo iniziò nel gennaio del 1992 e, anche se Aileen venne accusata solamente del primo omicidio, la corte della Florida non tenne in considerazione l'attenuante della violenza ed il 27 gennaio le inflisse la condanna alla sedia elettrica. Il 15 maggio dello stesso anno la Wuornos venne condannata anche per altri tre omicidi e nel febbraio del 1992 fu ritenuta colpevole anche per l'ultimo omicidio, ovvero quello di Walter Gino Antonio. La donna ricorse in appello senza successo e continuò ad affermare il suo disprezzo per la vita ed il suo desiderio di continuare a far del male. A dispetto di ciò le perizie psichiatriche la consideravano capace di intendere e di volere. Dopo il processo del febbraio 1992 Aileen e Tyria non si incontrarono né parlarono più. Aileen Wuornos venne giustiziata tramite iniezione letale il 9 ottobre 2002, dopo 12 anni trascorsi nella prigione di stato di Raiford, in Florida.

Altro
• La sua vita ha ispirato il film Monster (2003), in cui la parte di Aileen Wuornos venne affidata ad un'irriconoscibile Charlize Theron mentre Christina Ricci interpretò Tyria Moore (chiamata nel film Selby).

Collegamenti esterni
• • • • Biografia Aileen Wuornos [1] Altra biografia [2] Biografia in italiano su Aileen Wuornos [3] Libreria del crimine: il caso di Aileen Wuornos [4]
Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie

Aileen Wuornos

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Note
[1] [2] [3] [4] http:/ / www. latelanera. com/ serialkiller/ serialkillerdossier. asp?id=AileenWuornos http:/ / members. tripod. com/ ahrens/ serial/ wuornos. htm http:/ / www. nivis-regnum. com/ portal/ index. php?option=com_content& task=view& id=78& Itemid=110 http:/ / www. crimelibrary. com/ notorious_murders/ women/ wuornos/ 1. html

Albert Fish
Albert Fish, nato Hamilton Howard Fish (Washington, 19 maggio 1870 – Sing Sing, 16 gennaio 1936), è stato un serial killer, pedofilo e cannibale statunitense. È conosciuto anche come l'Uomo grigio, il Lupo mannaro di Wysteria, il Vampiro di Brooklyn e Il Maniaco della Luna. Si vantò di aver molestato più di 400 bambini e di averne uccisi più di 100, quasi tutti afroamericani, poiché la loro scomparsa sensibilizzava meno l'opinione pubblica. In realtà fu trovato colpevole di almeno cinque omicidi, nonostante fosse fortemente sospettato di altri. Confessò tre omicidi che la polizia fu capace di collegare ad un omicidio ben noto, e confessò di aver pugnalato altre due persone. Messo a giudizio per Albert Fish nel 1903, durante la detenzione a l'omicidio di Grace Budd, fu dichiarato colpevole e condannato a Sing Sing morte. Fish è famoso per l'efferatezza dei suoi crimini (torturava, uccideva e mangiava bambini) e per i suoi innumerevoli disturbi sessuali, di cui molti sconosciuti fino a quel momento (ad esempio l'abitudine di infilarsi gli aghi nel corpo); è anche stato inserito dagli studiosi nella lista dei 20 serial killer più pericolosi.

Biografia
L'infanzia e la detenzione a Sing Sing
Fish nacque a Washington, da Randall Fish (1795 – 1875) di Kennebec, Maine, e da sua moglie Ellen (1838 – ?), irlandese. Disse di essere stato chiamato molto tempo dopo la sua nascita Hamilton Fish. Suo padre, Randall Fish, era 43 anni più vecchio della madre. Fish era il più giovane dei figli e aveva quattro fratelli viventi: Walter, Annie, e Edwin Fish. Desiderò essere chiamato "Albert" dopo la morte di un fratello, e per sfuggire al soprannome 'Ham and Eggs' (prosciutto e uova) che gli fu dato in un orfanotrofio nel quale passò molti anni della sua infanzia. Molti membri della sua famiglia soffrivano di disturbi mentali, e uno soffriva di mania religiosa. Suo padre, Randall Fish, era capitano di battelli fluviali, ma nel 1870 svolse la professione di fabbricante di fertilizzanti. Randall Fish morì per un attacco di cuore alla Sixth Street Station della Ferrovia della Pennsylvania nel 1875 a Washington. Sua madre, incapace di prendersi cura di Hamilton (Albert), lo mise in un orfanotrofio, dove fu frequentemente frustato e bastonato, scoprendo infine che provava piacere nel dolore fisico. Le bastonature gli avrebbero spesso procurato erezioni, cosa per la quale gli altri orfani lo canzonavano. Nel 1879, sua madre ottenne un impiego pubblico e fu in grado di prendersi nuovamente cura di lui. In seguito iniziò una relazione omosessuale nel 1882, all'età di dodici anni, con un garzone telegrafista. In gioventù Fish iniziò a praticare la coprofagia (ingestione di feci e urine) e a frequentare bagni pubblici, dove poteva guardare i ragazzi svestiti, trascorrendovi interi giorni nel fine settimana. Nel 1890, Albert arrivò a New York City e diventò un gigolo ("prostituta maschio" come disse lui stesso). Disse anche di aver iniziato a violentare ragazzi, crimine che continuò a commettere anche dopo il matrimonio combinatogli dalla madre nel 1898 con una donna di nove anni più giovane di lui. Ebbero sei bambini: Albert, Anna,

Albert Fish Gertrude, Eugene, John, ed Henry Fish. Fu arrestato per appropriazione indebita e fu condannato all'incarcerazione a Sing Sing nel 1903. Mentre era in prigione ebbe frequentemente rapporti sessuali con altri detenuti. Nel gennaio del 1917 sua moglie lo lasciò per John Straube, un tuttofare pensionante dalla famiglia Fish. Come conseguenza di questa umiliazione, Fish cominciò a sentire delle voci: per esempio, una volta si ravvolse in un tappeto, spiegando che stava seguendo le istruzioni di San Giovanni. Fish disse di aver vagabondato da un capo all'altro degli Stati Uniti durante il 1898, lavorando come imbianchino. È in questo periodo che, a quanto disse, molestò più di 100 bambini, la maggior parte sotto i sei anni. Più tardi raccontò un episodio singolare: un suo amante lo portò ad un museo di statue di cera, dove Fish rimase totalmente affascinato dal plastico raffigurante la sezione longitudinale di un pene. Arrivò a sviluppare un morboso interesse per la castrazione, tanto che durante una relazione con un uomo mentalmente ritardato, tentò di castrarlo dopo averlo legato, ma l'uomo fuggì. Fish allora intensificò le sue visite ai bordelli dove poteva ottenere di essere frustato e bastonato.

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I primi attacchi
Fish commise il suo primo attacco su Thomas Bedden (1886-1910) o Kedden, a Wilmington, Delaware nel 1910, la prima aggressione fu seguita dall'accoltellamento di un ragazzo mentalmente ritardato intorno al 1919 a Georgetown.[1] L'11 luglio del 1924 Fish trovò Beatrice Kiell, quattro anni, che giocava da sola nella fattoria dei suoi genitori a Staten Island. Le offrì delle monete per andare ad aiutarlo a cercare piante di rabarbaro nei campi vicini. La bambina stava per lasciare la fattoria quando sua madre scacciò via Fish, che se ne andò, ma ritornò più tardi al granaio, dove provò a passare la notte prima di essere scoperto e scacciato nuovamente da Hans Kiel.

Grace Budd
Il 25 maggio del 1928 Edward Budd mise un'inserzione nell'edizione domenicale del New York World che diceva: "Giovane uomo, 18, desidera impiego nel paese. Edward Budd, 406 West 15th Street." Il 28 maggio Fish, allora 58enne, visitò la famiglia Budd a Manhattan, New York City. Si presentò come Frank Howard, un industriale di Farmingdale, New York, e gli disse che voleva assumere Edward (In realtà aveva intenzione di portarlo in un luogo isolato e ucciderlo castrandolo e lasciandolo solo a dissanguare). Quando arrivò, Fish incontrò la giovane sorella di Budd, Grace, di dieci anni, e cambiò obiettivo. Alla seconda visita acconsentì ad assumere Budd e poi convinse i genitori, Delia Flanagan e Albert Budd I, a farsi accompagnare da Grace ad una festa di compleanno a casa della sorella. Albert senior era un facchino della Equitable Life Assurance Company. Grace aveva una sorella, Beatrice, ed altri due fratelli, Albert Budd II e George Budd. Quel giorno Fish se ne andò con Grace e nessuno dei due fece più ritorno. La polizia arrestò Charles Edward Pope il 5 settembre del 1930 come sospetto di rapimento. Era un 66enne sovrintendente di un palazzo, e fu accusato dalla moglie, una mitomane. Passò 108 giorni in prigione tra il suo arresto ed il processo avvenuto il 22 dicembre 1930.

Albert Fish

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La lettera
Sette anni più tardi, nel novembre del 1934, una busta contenente una lettera anonima fu spedita ai genitori della ragazza e indusse la polizia a sospettare di Albert Fish. La lettera è di seguito riportata (nell'originale sono presenti gli errori di ortografia e grammatica di Fish):

« Cara Signora Budd. Nel 1894 un mio amico, John Davis, s'imbarcò come addetto al ponte sulla Steamer Tacoma. La nave
salpò da San Francisco per Hong Kong, Cina. Arrivati lui ed altri due sbarcarono e andarono a bere. Quando ritornarono la barca era partita. A quell'epoca c'era la carestia in Cina. Carne di ogni tipo per $1-3 a libbra. Era così grande la sofferenza tra le persone molto povere che tutti i bambini sotto i dodici anni venivano venduti per cibo allo scopo di evitare di far morire di fame gli altri. Un ragazzo o una ragazza sotto i quattordici non era al sicuro in strada. Potevate andare in qualsiasi negozio e chiedere una fetta, una braciola o uno stufato di carne. Parti del corpo nudo di un ragazzo o di una ragazza sarebbero state messe in evidenza e il pezzo che volevate sarebbe stato tagliato. Il posteriore di un ragazzo o di una ragazza è la parte più dolce del corpo ed era venduta come costoletta di agnello accompagnata dal prezzo più alto. John rimase lì così a lungo che acquisì il gusto della carne umana. Al suo ritorno a N.Y. rubò due bambini, uno di 7 e l'altro di 11 anni. Li portò a casa sua, li spogliò e li legò nudi in un armadio a muro. Poi bruciò ogni cosa avessero addosso. Molte volte, giorno e notte lui li sculacciava, li torturava, per rendere la loro carne buona e tenera. Uccise per primo il ragazzo di undici anni, perché aveva il culo più grasso e di certo più carne su di esso. Ogni parte del suo corpo fu cucinata e mangiata eccetto la testa, le ossa e le budella. Fu arrostito nel forno (riempito dal suo culo), bollito, grigliato, fritto e stufato. L'altro ragazzino fu il prossimo, andò allo stesso modo. All'epoca, vivevo al 409 E 100 St., lato destro. Lui mi disse così spesso quanto era buona la carne umana che decisi di provarla. La domenica del 3 giugno 1928 vi chiamai al 406 W 15 St. Vi portai delle conserve di formaggio e di fragole. Cenammo. Grace si sedette sul mio grembo e mi baciò. Immaginai nella mia mente di mangiarla. Con la pretesa di portarla ad una festa, diceste che poteva andare. La portai in una casa vuota a Westchester che io avevo già scelto. Quando arrivammo lì, le dissi di rimanere fuori. Si mise a raccogliere fiori da campo. Andai al piano di sopra e mi strappai tutti i vestiti di dosso. Sapevo che se non l'avessi fatto il suo sangue sarebbe finito su di loro. Quando tutto fu pronto andai alla finestra e la chiamai. Allora mi nascosi in un armadio a muro fino a che non entrò nella stanza. Quando mi vide tutto nudo cominciò a piangere e provò a correre giù per le scale. L'afferrai e lei disse che l'avrebbe detto alla sua mamma. Per prima cosa la spogliai. Lei calciava, mordeva e graffiava. La soffocai fino ad ucciderla, poi la tagliai in piccoli pezzi così potevo portare la carne nella mia stanza. La cucinai e la mangiai (N.B. in questa frase Fish si riferisce a Grace utilizzando la terza persona singolare "it", di genere neutro nella lingua inglese: Cook and eat it). Il suo piccolo, dolce e tenero culo fu arrostito nel forno. Mi ci vollero nove giorni per mangiare il suo intero corpo. Non l'ho scopata anche se avrei potuto se lo avessi voluto. Morì vergine. »

Mrs. Budd era analfabeta e non poteva leggere la lettera. In verità, Fish più tardi ammise alla sua procura di aver violentato Grace, ma essendo un coercitivo bugiardo questa sua dichiarazione potrebbe essere falsa.

La cattura
La lettera fu consegnata in una busta che aveva un piccolo emblema esagonale con le lettere "N.Y.P.C.B.A." che stanno per "New York Private Chauffeur's Benevolent Association". Un portinaio della società disse alla polizia di averne prese alcune dai pacchi di forniture per ufficio, ma di averle lasciate al suo alloggio al 200 East 52nd Street quando se ne andò. La padrona di casa degli alloggi disse che Fish aveva pagato il conto di quella stanza e lasciato l'albergo pochi giorni prima. Disse che il figlio di Fish gli spediva dei soldi e che le chiese di tenere il suo prossimo conto per lui. William F. King, il capo investigatore, aspettò fuori dalla stanza fino a che Fish ritornò. Fish accettò di andare alla Polizia per esservi interrogato, ma sul portone tentò di aggredire King con un paio di rasoi. King lo disarmò e lo portò al quartier generale, dove Fish non fece nessun tentativo di negare l'assassinio di Grace Budd, spiegando anzi che aveva l'intenzione di andare in quella casa per uccidere Edward Budd, il fratello di Grace. Fish fornì le seguenti informazioni biografiche mentre era imprigionato:

Albert Fish

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« Sono nato il 19 maggio 1870 a Washington, DC. Vivevamo sulla B Street, N.E., tra la Seconda e la Terza. Mio padre era il
Capitano Randall Fish, 32simo grado della Massoneria, e fu seppellito al Grand Lodge grounds of the Congressional Cemetery. Egli fu un capitano di nave sul fiume Potomac, con rotta da D.C. a Marshall Hall, Virginia. Mio padre morì il 15 ottobre 1875, nella vecchia Pennsylvania Station dove spararono al Presidente Garfield, e io fui messo nell'Orfanotrofio di St. John a Washington. Rimasi lì fino a che non ebbi quasi nove anni, ed è lì dove ho iniziato a sbagliare. Venivamo spietatamente frustati. Ho visto ragazzi fare molte cose che non avrebbero dovuto fare. Cantai nel coro dal 1880 al 1884, soprano, al St. John. Venni a New York. Ero un buon pittore, interni o altro. Avevo un appartamento e portai mia madre da Washington. Vivevamo al 76 West 101st Street, e fu lì che incontrai mia moglie. Dopo che i nostri sei bambini furono nati, lei mi lasciò. Lei portò via tutto il mobilio e non lasciò neanche un materasso per i bambini su cui poter dormire. Sono ancora preoccupato per i miei figli, pensereste che loro potrebbero venire a visitare il loro vecchio padre in galera, ma non lo fanno. »

Billy Gaffney
Un bambino chiamato Billy Gaffney stava giocando sulla veranda dell'appartamento della sua famiglia a Brooklyn, New York, con il suo amico, Billy Beaton l'11 febbraio 1927. Entrambi i ragazzi sparirono, ma l'amico fu ritrovato sul tetto dell'appartamento. Quando gli chiesero cosa fosse successo a Gaffney, Beaton disse "Boogeyman l'ha portato via". Inizialmente Peter Kudzinowski fu sospettato dell'omicidio di Billy Gaffney. Poi, Joseph Meehan, un'autista di una linea tranviaria di Brooklyn, vide una foto di Fish nel giornale e lo identificò come un anziano signore che aveva visto l'11 febbraio 1927, mentre stava provando a calmare un ragazzino seduto accanto a lui sul tram. Il ragazzo non indossava una giacca e stava piangendo per sua madre e fu trascinato dall'uomo su e giù dal tram. La polizia identificò Billy Gaffney con la descrizione del bambino visto da Meehan. Il corpo di Gaffney non fu mai recuperato dalla fossa nel fiume nel quale Fish disse di aver gettato parti del suo corpo. I genitori di Billy erano Elizabeth e Edward Gaffney. Elizabeth visitò Fish a Sing Sing per provare ad ottenere (e li ebbe) più dettagli sulla morte del figlio. Fish confessò l'assassinio:

« Lo accompagnai alle fosse di Riker Avenue. C'è una casa solitaria, non lontano da dove l'ho portato. Portai il corpo lì.
Spogliatolo e legatogli mani e piedi e imbavagliatolo con uno sporco straccio scelsi la fossa. Poi bruciai i suoi vestiti. Gettai le sue scarpe nella fossa. Poi tornai indietro e presi il tram alla 59 Street delle 02:00 e andai a casa. Il giorno dopo verso le due del pomeriggio, presi gli strumenti, un gatto a nove code (un tipo di frusta). Fatto in casa. Manico corto. Tagliai una delle mie cinture a metà, incisi queste metà in sei strisce lunghe circa sei pollici. Frustai il suo nudo posteriore fino a che il sangue non scorse sulle sue gambe. Tagliai le sue orecchie, il naso, incisi la sua bocca da orecchio a orecchio. Estrassi i suoi occhi. Allora morì. Ficcai il coltello nel suo ventre e tenni la mia bocca vicino al suo corpo e bevvi il suo sangue. Scelsi quattro vecchi sacchi di patate e riunii una pila di pietre. Poi lo tagliai. Avevo una valigetta con me. Misi il suo naso, le sue orecchie e alcune fette del suo ventre nella valigetta. Poi lo tagliai a metà nel mezzo del suo corpo. Appena sotto l'ombellico. Poi le sue gambe, circa due pollici sotto il suo sedere. Misi questo nella mia valigetta con un sacco di carta. Tagliai la testa, i piedi, le braccia, le mani e le gambe sotto le ginocchia. Misi questo nei sacchi pesati con pietre, legati alle estremità e gettati negli stagni di acqua melmosa che voi vedrete lungo la strada andando a North Beach. Tornai a casa con la mia carne. Avevo di fronte la parte del suo corpo che mi piaceva di più. Il suo pisellino e i testicoli e un bel piccolo grasso posteriore da arrostire nel forno e da mangiare. Feci uno stufato con le sue orecchie, il naso, pezzi della sua faccia e con il ventre. Misi cipolle, carote, rape, sedano, sale e pepe. Era buono. Poi spaccai le chiappe del suo sedere aperto, tagliai il suo pisellino e i testicoli e per prima cosa li lavai. Misi strisce di bacon su ogni chiappa del suo sedere e le misi nel forno. Poi presi quattro cipolle e quando la carne aveva arrostito per circa un quarto d'ora, versai circa una pinta di acqua su di essa per il sugo e misi le cipolle. Ad intervalli frequenti ungevo il suo sedere con un cucchiaio di legno. Così la carne sarebbe stata bella e succosa. Dopo circa due ore, era bella e scura, cucinata da parte a parte. Non ho mai mangiato un arrosto di tacchino buono la metà di quel suo dolce grasso piccolo didietro ("I never ate any roast turkey that tasted half as good as his sweet fat little behind did"). Mangiai ogni bocconcino della carne in circa quattro giorni. Il suo pisellino (little monkey) era una squisitezza come una nocciola, ma i suoi testicoli (pee-wees) non li ho potuti masticare. Li buttai nel gabinetto »

Albert Fish

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Il processo
Il processo di Albert Fish per l'omicidio premeditato di Grace Budd iniziò il lunedì 11 marzo 1935, a White Plains (New York) con il giudice Frederick P. Close e l'Assistente Capo Procuratore Distrettuale Elbert F. Gallagher come pubblico ministero. James Dempsey fu l'avvocato a cui la procura affidò la difesa di Fish. Il processo durò dieci giorni. Fish addusse a pretesto l'insanità e pretese di aver ascoltato voci da Dio che gli dicevano di uccidere bambini. Affermava inoltre che la violenza perpetrata a sè stesso e agli altri gli purificasse l'anima e che Dio, se fosse stato contrario ai suoi omicidi, avrebbe già mandato un angelo a fermarmi la mano, come fece con il profeta Abramo. Diversi psichiatri affermarono il feticismo sessuale di Fish, includendo coprofilia, urofilia, pedofilia, e masochismo, ma ci furono disaccordi sul fatto che quelle attività significassero oppure no che l'uomo era infermo di mente. Il capo testimone della difesa fu Fredric Wertham, uno psichiatra specializzato nello sviluppo dei bambini che condusse esami psichiatrici per le corti criminali di New York; Fish gli raccontò con freddezza tutti i suoi crimini e le sue perversioni sessuali; in seguito Wertham dichiarò che Fish era insano di mente. Un altro testimone della difesa era Mary Nicholas, la figliastra diciassettenne di Fish. La ragazza descrisse come Fish insegnò a lei e ai suoi fratelli e sorelle un "gioco" implicando masochismo e molestie a minori. "Lui andò nella sua camera e aveva un piccolo paio di calzoncini, calzoncini marroni, che indossò. Indossò quei cosi e venne fuori davanti alla stanza, e si mise sulle ginocchia e sulle mani, e aveva un pennello con il quale mescolava la pittura. ... Lui voleva dare il bastoncino ad ognuno di noi, e poi lui andava sulle sue mani e sulle sue ginocchia e noi dovevamo sederci sulla sua schiena, uno alla volta, con la nostra schiena rivolta verso di lui, e poi dovevamo alzare su molte dita, e lui doveva dire quante dita avevamo alzato, e se lui indovinava, cosa che non ha mai fatto, perché?, noi non dovevamo colpirlo. A volte, lui diceva anche più dita di quelle che noi avevamo veramente. E se lui non indovinava mai, perché?, avremmo dovuto colpirlo tante volte quante dita avevamo alzato". La giuria lo giudicò sano di mente e colpevole ed il giudice espresse la sentenza di morte.

Francis X. McDonnell
Dopo la sentenza Fish confessò l'assassinio di Francis X. McDonnell, 8 anni, ucciso a Staten Island. Francis stava giocando sul portico della sua casa vicino a Richmond, Staten Island il 15 luglio 1924. La madre di Francis vide un "anziano signore" camminare stringendo e rilassando i suoi pugni. Camminava senza dire niente. Più tardi in giornata, l'anziano signore fu visto ancora, ma questa volta stava guardando Francis e i suoi amici giocare. Il corpo di Francis fu trovato nei boschi nei pressi dove un vicino vide Francis e un "anziano signore" andare quel pomeriggio presto. Francis fu assalito e strangolato con le sue bretelle.

L'esecuzione
Fish arrivò nel marzo del 1935 a Sing Sing e fu giustiziato il 16 gennaio del 1936 sulla sedia elettrica. Entrò per niente spaventato nella camera alle 23:06 e fu dichiarato morto tre minuti più tardi. Fu sotterrato nel cimitero della prigione. Si ricorda che Fish disse che l'elettroesecuzione sarebbe stata "la suprema emozione della mia vita". Inoltre aiutò gli inservienti ad allacciare le fibbie della sedia attorno alle sue gambe e braccia. Appena prima che l'interruttore girasse dichiarò "Non so ancora perché sono qui". Ci vollero due scosse per ucciderlo: difatti durante la prima gli aghi conficcati nel suo pelvo mandarono in tilt la sedia elettrica.

Albert Fish

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Altre possibili vittime
Fish negò implicazioni con altri omicidi. Fu comunque sospettato per altri tre assassini. Il detective William King credeva che Fish potesse essere stato il "Vampiro di Brooklyn", uno stupratore e assassino che prediligeva tormentare i bambini. Erano: • 1927 - Yetta Abramowitz (12), nel Bronx. Fu strangolata e bastonata sul tetto di un edificio a cinque piani al 1013 Simpson Street. Morì in un ospedale subito dopo che fu trovata. L'assassino fuggì, ma 20 detective e molti poliziotti in borghese si misero alla caccia di un "Giovane uomo alto" che fu visto più volte a tentare di attirare la ragazzina dal vicinato negli scuri corridoi e vicoli il 14 maggio 1927. Yetta aveva una sorella, Becky Abramowitz. • 1932 - Mary Ellen O'Connor (16) a Far Rockaway nel Queens il 25 febbraio 1932. Il suo corpo mutilato fu trovato nei boschi vicino ad una casa pitturata da Fish. • 1932 - Benjamin Collings (17) • 1933 - Diego Maracuya e Veronika Lazul sgozzati vivi nell'abitazione della ragazza a New York. Furono ritrovati dalla loro vicina di casa il giorno seguente. (15)

Parafilie
Fish inserì decine di aghi e spilli di diverse dimensioni in tutto il corpo, specialmente nel suo pelvo (o bacino) e nel perineo. 29 di questi erano incastrati permanentemente, come dimostra la radiografia. Lui disse che aveva provato ad infilarsi un ago nel suo scroto ma era troppo doloroso. Accettando di essere esaminato da Fredric Wertham per la sua convenienza a sopportare il processo. Fish ebbe molte parafilie. Per esempio, voleva inserire un lungo gambo di rosa nel suo pene e guardarsi allo specchio, poi voleva rimuovere la rosa e mangiarne i petali (era cioè affetto da dendrofilia). Le altre parafilie includevano sadismo, masochismo, flagellazione, esibizionismo, voyeurismo, piquerismo, pedofilia, coprofagia, feticismo, urofilia, cannibalismo, castrazione, vampirismo e tendenze a prostituirsi. Era anche particolarmente ossessionato dalla religione e più volte gli capitavano attacchi di delirio e visioni a sfondo mistico. I dottori che lo esaminarono per il processo scoprirono che Fish aveva molti aghi nel suo corpo, la maggior parte intorno ai suoi genitali. Avrebbe inserito balle di cotone impregnate dell'alcool degli accendini nel suo retto e dato loro fuoco. Wertham raccontò molte storie, alcune furono confermate dalla sua famiglia e dall'evidenza fisica (ad esempio sul corpo erano rimasti i segni delle frustate e dei tagli che si autoinfliggeva); le altre non si opponevano a nessuna testimonianza legale. Wertham trovò che Fish si mostrava violento verso animali di giovane età. Fish disse che lui e un suo amico impregnarono la coda di un cavallo nel cherosene e la diedero alle fiamme per vedere i risultati. Una volta cadde da un ciliegio e non si riprese mai completamente dalla ferita. Quando era all'orfanotrofio bagnò il suo letto, e per questo fu deriso dai suo compagni. La sua inclinazione per il cannibalismo, pretese Fish, venne da quando suo fratello maggiore Walter ritornò dal US Navy e gli raccontò storie di cannibalismo e sado-masochismo ai quali Walter assistette.

Cultura popolare
• I crimini di Fish sono narrati nei libri di Harold Schecter: Deranged e The Serial Killer Files. • Nella novella di Stephen King e Peter Straub, La Casa del buio, il serial killer conosciuto come "Il Pescatore" è vagamente basato su Fish (FISHerman). Il personaggio, come Fish, s'impegna sia in cannibalismo sia in assassini di bambini. Inoltre, diverse lettere che il Pescatore spedisce agli afflitti genitori sono intenzionalmente simili alla lettera di Fish. • Fish è menzionato nel capitolo 11 di The Space Merchants come esempio di un estremo masochista. • Il nome d'arte del batterista di Marilyn Manson, Ginger Fish, derivò in parte da Albert Fish e in parte da Ginger Rogers.

Albert Fish • The Weasels (che hanno registrato una serie di canzoni più di vent'anni fa su vari e famosi assassini) commemorarono Fish nella loro canzone intitolata "A Fish." • La band Grindcore Macabre, ha scritto tre canzoni su di lui, chiamate "Albert was Worse than any Fish in the Sea", "Mr. Albert Fish Was Children Your Favorite Dish" e "Fishtales". • La canzone di Blood Duster, Albert, è un riferimento a Albert Fish. • La grind band Dahmer ha scritto una canzoni su di lui, "Albert Hamilton Fish". • Ne "La Casa dei 1000 Corpi", un pupazzo di cartapesta di Fish è uno dei serial killers e pazzi presenti nell'Assassinio Guida da incubo del Capitano Spaulding. Spaulding descrive con luridi dettagli il limite dei crimini di Fish e gli atti masochistici che ha inflitto a se stesso. • Le liriche della canzone "Document. Grace Budd" dei The Number Twelve Looks Like You sono le ultime righe della lettera ai genitori di Grace Budd. • Nel 2007 sono stati rilasciati due film su Albert Fish; uno intitolato semplicemente Albert Fish, con Oto Brezina come protagonista e l'altro Wisteria: The Story of Albert Fish, con Patrick Bauchau nel ruolo principale. • Nell'album Cannibal Corpse "Butchered At Birth", le ultime righe della lettera ai genitori di Grace Budd sono citate assieme ad una citazione del Barone Gilles de Rais.

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Note
[1] «Fish is Sentenced. Admits New Crimes; Death in Electric Chair Fixed for Week of April 29, 1935. Move to Set Aside Verdict Denied» (http:/ / select. nytimes. com/ gst/ abstract. html?res=F10917FD3B59107A93C4AB1788D85F418385F9). New York Times, 26-03-1935. URL consultato in data 2010-03-29.

Voci correlate
• • • • • • • • • • Serial killer Violenza Perversione Tortura Masochismo Cannibalismo Coprofagia Pedofilia Necrofilia Sadismo

Altri progetti
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Collegamenti esterni
• • • • (EN) Albert Fish sulla Wiki inglese (http://en.wikipedia.org/wiki/Albert_Fish) Albert Fish su SerialKillers.it (http://www.serialkillers.it/Fish.htm) Albert Fish su OcchiRossi.it (http://www.occhirossi.it/biografie/AlbertFish.htm) Albert Fish su LaTelaNera.it (http://www.latelanera.com/serialkiller/serialkillerdossier.asp?id=AlbertFish)

Andrej Romanovič Čikatilo

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Andrej Romanovič Čikatilo
Andrej Romanovič Čikatilo in russo: Андрей Романович Чикатило[?] (Yablochnoye, 16 ottobre 1936 – 14 febbraio 1994) è stato un serial killer russo, soprannominato il Mostro di Rostov, Cittadino X, Lo squartatore rosso oppure Il Macellaio di Rostov. Fu accusato dell'omicidio di 53 donne e bambini fra il 1978 ed il 1990.

Primi anni
Chikatilo nacque nel villaggio di Yablochnoye nel 1936. La sua infanzia fu particolarmente traumatica: l'URSS sarebbe entrata a breve in guerra con la Germania ed i piani sulla collettivizzazione agricola di Stalin avevano causato devastanti carestie. Chikatilo venne a sapere, tempo dopo, di avere un fratello più vecchio di lui che venne rapito e cannibalizzato da vicini affamati. Sebbene non ci siano conferme circa la veridicità di questa storia, è molto probabile che si siano effettivamente verificati episodi di cannibalismo. Durante la Seconda guerra mondiale, Chikatilo fu testimone dei devastanti ed orribili effetti dei bombardamenti tedeschi; la sua mente fu pervasa da fantasie nelle quali portava ostaggi tedeschi nei boschi e procedeva alla loro esecuzione. Queste fantasie - sebbene comuni nei bambini russi dell'epoca - hanno un nesso con i suoi omicidi. Mentre suo padre era impegnato a combattere la guerra, Chikatilo dormiva insieme a sua madre. Le frequenti polluzioni notturne erano da lei brutalmente punite e Chikatilo veniva picchiato ed umiliato. Suo padre, catturato ed imprigionato dai Nazisti durante la guerra, ritornò a casa come pariah; nella Russia stalinista, i prigionieri di guerra sopravvissuti erano visti come codardi.[1] Chikatilo ebbe buoni risultati a scuola, ma fallì l'esame di ammissione all'Università di Mosca. Dopo aver finito il servizio nazionale nel 1960, si spostò a Rodionovo-Nesvetayevsky dove trovò impiego come ingegnere telefonico. La prima, se così si può chiamare, esperienza sessuale di Chikatilo avvenne nell'adolescenza quando, all'età di 18 anni, saltò addosso ad una ragazza di 13 anni (un'amica di sua sorella), lottò con lei per terra e le eiaculò in faccia mentre la ragazza si dimenava per fuggire dalla sua presa. Questo incidente lo portò, durante tutta la vita, ad associare il sesso alle aggressioni violente. Chikatilo si sposò nel 1963, con un matrimonio organizzato dalla sua sorella più giovane, che gli fece conoscere una sua amica essendo mossa a compassione dall'incapacità del fratello di trovare una fidanzata. Sebbene soffrisse di impotenza ed avesse una vita sessuale praticamente inesistente, Chikatilo ebbe un figlio ed una figlia. Nel 1971 ottenne un diploma in letteratura Russa tramite un corso per corrispondenza e tentò la carriera di insegnante a Novoshakhtinsk. I risultati furono però scarsi, essendo lui incapace di ottenere una qualsiasi forma di rispetto dai suoi alunni, ma continuò la professione spostandosi di scuola in scuola quando veniva sospettato di abusi sessuali. Nel ruolo di maestro, divenne un pedofilo che abusava dei propri studenti, ma non venne mai arrestato per questi atti: le autorità scolastiche preferivano licenziarlo invece di iniziare un'indagine ufficiale e rovinare così la reputazione della scuola. Alla fine trovò lavoro come commesso in un'industria: i numerosi viaggi di lavoro nell'Unione Sovietica furono usati per commettere i suoi crimini.

La furia omicida inizia
Nel 1978, Chikatilo si spostò a Shakhty, una piccola città mineraria vicino a Rostov, dove commise il suo primo omicidio documentato. Il 22 dicembre, attirò una bambina di 9 anni in una vecchia casa che aveva comprato in segreto dalla sua famiglia, dove tentò di stuprarla. Quando la bambina tentò di lottare, la pugnalò a morte. Mentre lo faceva eiaculò e da quel momento il suo unico modo di eccitarsi fu accoltellare donne e bambine fino alla loro morte, cosa che appunto fece in ogni omicidio. Nonostante non ci fossero chiare prove che lo legavano all'omicidio della bambina, un giovane uomo, Alexsandr Kravchenko, fu in seguito arrestato e giustiziato per il crimine. Non uccise più fino al 1982, ma in quell'anno uccise molte volte. Percorreva le strade intorno a stazioni di autobus o treni approcciando giovani vagabondi, spingendoli ad allontanarsi. A quel punto il bosco più vicino diventava la

Andrej Romanovič Čikatilo scena per l'omicidio della vittima. Nel 1983 non uccise fino a giugno, ma entro settembre uccise quattro persone, tutte donne o bambini. Chikatilo solitamente tentava di avere rapporti sessuali con le sue vittime, ma spesso era incapace di raggiungere un'erezione: questo creava in lui una furia omicida, specialmente se la donna lo derideva per questo suo handicap. Riusciva a raggiungere l'orgasmo solo quando le pugnalava a morte. In quel tempo, nell'URSS, i crimini come quelli commessi da Chikatilo erano censurati e reputati come "comuni solo nelle edonistiche nazioni capitaliste". Per questo motivo i genitori avevano poca conoscenza del crescente numero di vittime e non avvisarono i loro bambini dei pericoli ai quali erano esposti. Quando, nonostante la mancanza di informazioni ufficiali circa i dettagli, negli anni ottanta iniziarono a circolare nella comunità ucraina notizie di selvaggi omicidi, fra la gente nacquero dicerie circa stranieri che uccidevano bambini sovietici in preparazione di un'invasione e la presenza di lupi mannari. Sei corpi (su un totale di 14) furono scoperti. Questo portò ad una risposta da parte della polizia di Mosca: un team guidato dal maggiore Mikhail Fetisov fu inviato a Rostov-sul-Don per dirigere le indagini. Fetisov concentrò le indagini intorno a Shakhty ed assegnò ad un esperto medico legale, Victor Burakov, la guida delle operazioni. Furono indagati tutti i malati di mente e rei di crimini sessuali conosciuti nell'area, eliminando uno alla volta quelli che non erano coinvolti. Un certo numero di giovani ragazzi confessò gli omicidi, ma solitamente erano malati di mente che ammettevano le loro colpe solo dopo lunghi e brutali interrogatori. Almeno uno dei sospetti si suicidò nella propria cella mentre era agli arresti. Quando la maggior parte delle vittime iniziarono ad essere ragazzi, le comunità gay, a quel tempo clandestine in URSS dove l'omosessualità era un crimine, furono setacciate. Oltre 150.000 persone vennero interrogate e schedate, fino a quando questa strategia fu abbandonata. Nel 1984 furono commessi altri 15 omicidi. La polizia aumentò il numero di pattuglie ed agenti in borghese alle principali fermate di trasporti pubblici.

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Arresto e rilascio
Chikatilo venne trovato ad agire in modo sospetto ad una fermata del bus a Rostov e quindi arrestato. Fu scoperto che era sotto investigazione per piccoli furti da uno dei suoi datori di lavoro e questo diede i diritti legali per tenerlo in stato di fermo per un prolungato periodo di tempo. L'oscuro passato di Chikatilo fu analizzato, ma non emersero prove sufficienti per incriminarlo degli omicidi. Fu accusato di altri crimini e condannato ad un anno di prigione, ma dopo solo 3 mesi, nel dicembre del 1984, fu liberato. In seguito fu rivelato che Chikatilo venne inizialmente scartato dalla lista dei sospetti per causa del suo gruppo sanguigno, diverso da quello dei campioni di liquido seminale lasciati dall'omicida. Il medico legale affermò che Chikatilo doveva essere un individuo unico, nel quale il tipo di sangue differiva se analizzato in un campione ematico ed in un campione di liquido seminale. Nessun altro scienziato del tempo prese sul serio quella teoria e tutti pensarono semplicemente che i vari campioni fossero stati mischiati erroneamente. Sfortunatamente questa teoria si dimostrò corretta e qualche tempo dopo il suo arresto definitivo, venne trovato che alcune persone, al contrario di altre, secernono marker di proteine, anticorpi ed antigeni del sangue anche negli altri fluidi corporei (saliva, lacrime, sudore, latte, liquido seminale, ecc..). Per questo motivo il gruppo sanguigno di queste persone può essere identificato tramite appositi test su fluidi corporei diversi dal sangue, mentre per altre persone, circa il 20% del totale, questo tipo di esame non è possibile. Al giorno d'oggi l'esame del DNA si dimostra molto più affidabile e questo problema non è più rilevante.[2] Come riportato recentemente, le autorità sovietiche coinvolte furono ignorate e le loro teorie circa l'analisi dei campioni ridicolizzata. Se poteva essere identificata una prova alternativa, questi esami o quello del DNA, essendo dispendiosi, non venivano più eseguiti. Nel caso specifico, non fu conservato alcun campione biologico.

Andrej Romanovič Čikatilo

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I successivi omicidi e la caccia all'uomo
Chikatilo trovò un nuovo lavoro a Novocherkassk e mantenne un basso profilo. Non uccise fino all'agosto del 1985, quando commise l'omicidio di due donne in occasioni separate. I successivi crimini furono perpetrati solo nel maggio del 1987 quando, durante un viaggio di lavoro a Revda, in Ucraina, uccise un giovane ragazzo. Uccise ancora a Zaporozhye in giugno ed a San Pietroburgo in settembre. La fiacca indagine della polizia fu rivitalizzata nella metà del 1985, quando Issa Kostoyev fu assegnato al caso. Tutti i delitti commessi intorno a Rostov furono attentamente esaminati ed i criminali sessuali interrogati nuovamente. Nel dicembre del 1985 furono rinnovate le ronde intorno alle stazioni di Rostov. Chikatilo seguì le indagini attentamente e, per oltre due anni, mantenne i propri desideri sotto controllo. La polizia ingaggiò anche uno psichiatra, la prima volta nel paese in un'indagine su un omicida seriale. Nel 1988 Chikatilo tornò ad uccidere, generalmente lontano dall'area di Rostov. Uccise una vittima a Krasny-Sulin in aprile insieme ad altre otto persone durante l'anno, di cui due a Shakhty. Successivamente ci fu una lunga pausa prima di nuovi omicidi, sette ragazzi e due donne fra gennaio e novembre del 1990. La scoperta di nuove vittime portò ad un'operazione massiccia da parte della polizia. Un grande numero di forze pattugliava le stazioni di treni e bus e molte altre aree pubbliche intorno all'area di Rostov. Quelle più grandi erano pattugliate da agenti in uniforme, mentre quelle più piccole da agenti in borghese. L'idea dietro questa operazione era che dopo aver visto ingenti forze di polizia nelle stazioni maggiori, il killer avrebbe tentato di avvicinare una vittima in una stazione più piccola, dove la presenza di agenti era meno evidente. Alcuni erano travestiti da prostitute e senzatetto e viaggiavano senza meta nei posti dove i corpi delle vittime erano stati trovati. Il 6 novembre, Chikatilo uccise e mutilò Sveta Korostik. Mentre lasciava la scena del crimine, fu fermato da un agente che pattugliava la stazione dei treni e vide Chikatilo emergere dai boschi. Secondo il poliziotto, aveva un'aria sospetta. L'unica ragione per andare nei boschi era raccogliere funghi (un piatto popolare in Russia), ma Chikatilo non era abbigliato come un cercatore di funghi: indossava abiti formali e portava una borsa sportiva di nylon, sicuramente non adatta a portare funghi. Inoltre, i suoi abiti erano sporchi ed aveva delle strisce di sangue sulla guancia e sull'orecchio. L'agente fermò Chikatilo e controllò i suoi documenti. Se solo avesse aperto la borsa, avrebbe trovato i seni recisi di Sveta Korostik. Quando il poliziotto tornò nei suoi uffici, compilò un rapporto dove indicava le generalità della persona fermata alla stazione dei treni. Poco dopo l'incontro, la polizia trovò due corpi, a 10 metri di distanza, vicino alla stazione Leskhoz. Fu poi trovato che una delle vittime fu uccisa nella data in cui venne compilato il rapporto. Era la seconda volta che Chikatilo era indirettamente associato all'omicidio di un bambino (la prima volta avvenne nel 1978, quando un testimone riportò di aver visto un uomo, la cui descrizione combaciava con Chikatilo, insieme ad una ragazza che fu poi trovata morta).

Arresto e confessione
Anche dopo l'incidente, la polizia non aveva abbastanza prove per l'arresto ed il processo. Chikatilo fu messo sotto stretta sorveglianza, seguito e filmato da agenti sotto copertura. Il 20 novembre 1990, Chikatilo lasciò la sua casa con un contenitore da 300ml di birra. Chikatilo girò per tutta la città con il contenitore, tentando di avvicinare i bambini che incontrava sulla sua strada. Alla fine entrò in un bar dove comprò la birra, lasciando alla polizia l'interrogativo sul motivo che lo spinse a camminare per ore solo per comprare 300ml di birra. L'insistenza con il quale tentava di avvicinare bambini, convinse la polizia ad arrestarlo quando uscì dal bar. La polizia aveva 10 giorni per accusarlo o lasciarlo libero. A seguito dell'arresto, la polizia fece emergere un'altra prova a carico di Chikatilo: una delle sue vittime era un sedicenne fisicamente molto forte (anche se mentalmente instabile). Sulla scena del crimine furono trovati molti segni di lotta fra la vittima ed il suo carnefice ed una delle dita di Chikatilo aveva una ferita recente, un osso rotto da un morso umano, che lui non aveva fatto curare. La strategia usata per farlo confessare fu alquanto insolita: una delle persone che lo interrogavano continuò a dire che tutti lo ritenevano un uomo molto malato che richiedeva aiuto. Questo diede a Chikatilo la speranza che,

Andrej Romanovič Čikatilo confessando, sarebbe stato processato per infermità mentale. Infine uno psichiatra fu mandato per "aiutarlo". Questi risultò molto simpatico al prigioniero e, dopo una lunga conversazione, si ebbe la confessione. Da sola questa però non era sufficiente e Chikatilo si offrì di fornire le prove, dando alla polizia la possibilità di processarlo. Fra il 30 novembre ed il 5 dicembre, confessò 56 omicidi; tre delle vittime furono impossibili da identificare perché vennero seppellite, quindi non venne accusato di questi omicidi. Il numero di crimini commessi sconvolse la polizia, che aveva fermato il conteggio solo a 36: alcuni non vennero collegati a lui perché avvenuti troppo lontani dai territori dove Chikatilo agiva, mentre altri non gli furono imputati perché si rese necessario l'intervento dell'omicida per recuperare i cadaveri.

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Prigionia
Precauzioni speciali furono necessarie durante la prigionia di Chikatilo. I crimini violenti a sfondo sessuale, soprattutto contro i bambini, erano un tabù in Russia. I prigionieri accusati di questi reati erano "degradati" (опущены) allo stato di "intoccabili" (опущенный), abusati, ed a volte uccisi dai propri compagni di cella. Il problema maggiore fu che alcuni parenti delle vittime di Chikatilo lavoravano nelle prigioni e la probabilità di un'esecuzione da parte loro del prigioniero, prima del processo, era molto alta. Mentre era in cella, Chikatilo era sotto stretta sorveglianza video. Sebbene a volte si comportasse in modo bizzarro davanti agli investigatori, il suo comportamento nella cella (dove pensava che nessuno guardasse) era assolutamente normale. Mangiava e dormiva senza problemi, si esercitava ogni mattina e leggeva molti libri e giornali. Dedicava molto tempo anche a scrivere lettere di lamentela alla sua famiglia, ad ufficiali del governo ed ai mass media. Scrivere divenne la sua passione. Quando lavorava come maestro, stendeva articoli per un giornale locale, i quali trattavano principalmente di questioni etiche e moralità. Chikatilo spesso scriveva lettere anonime ad ufficiali del governo circa l'operato dei suoi supervisori e dei suoi colleghi di lavoro, che accusava di trattarlo male e di privarlo della necessaria libertà per implementare le proprie idee nel posto di lavoro. Mentre era in cella, venuto a conoscenza di un concorso indetto da un popolare giornale per eleggere "l'investigatore dell'anno": vi si iscrisse, candidando le proprie indagini per il premio.

Processo ed esecuzione
Fu processato il 4 aprile 1992. Nonostante il suo comportamento irriverente nell'aula, fu giudicato sano di mente. Durante il processo fu tenuto, come reso celebre dalle immagini circolate in seguito, in una gabbia al centro dell'aula. Questa fu costruita per proteggerlo dai parenti delle vittime i quali, in un'atmosfera surreale, continuarono ad urlare minacce ed insulti a Chikatilo, chiedendo alle autorità di rilasciarlo e in modo che potessero procedere in autonomia alla sua esecuzione. Molti di loro svennero quando furono nominati i loro parenti e le guardie dovettero sedare numerose risse. Il processo terminò a luglio e la sentenza fu posticipata al 15 ottobre, quando venne dichiarato colpevole di 52 dei 53 omicidi di cui era accusato e venne condannato a morte per ognuno dei crimini commessi. Quando fu possibile per lui parlare, Chikatilo delirò accusando il regime, alcuni leader politici, la sua impotenza (anche togliendosi i pantaloni), e difendendosi citando la famosa carestia che colpì l'Ucraina negli anni trenta (questa avvenne nel 1932-33, mentre lui nacque nel 1936). In alcuni momenti si fregiò di aver fatto un favore alla società depurandola da persone inutili (molte delle sue vittime erano prostitute, alcolisti, ragazzi scappati di casa o semplici giovani con problemi). La condanna a morte fu eseguita, con un colpo alla nuca, nella prigione di Rostov il 14 febbraio 1994, dopo che il presidente russo Boris Yeltsin rifiutò un ultimo appello alla clemenza di Chikatilo.

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Film
• Evilenko (2004) • Cittadino X (1995)

Note
[1] http:/ / www. youtube. com/ watch?v=srpx5lkSx6o& mode=related& search= [2] http:/ / groups. yahoo. com/ group/ forensic-science/ message/ 6541

Bibliografia
• Peter Conradi. «The Red Ripper: Inside the Mind of Russia’s Most Brutal Serial Killer». 1992. ISBN 0-440-21603-6 • Richard Lourie. «Hunting the Devil. The Pursuit, Capture and Confession of the Most Savage Serial Killer in History». 1993. ISBN 0-06-017717-9 • Robert Cullen. «Killer Department, or Citizen X». 1993. ISBN 1-85797-210-4 • NTV (1997). «Criminal Russia: The trail of Satan». A documentary on Chikatilo's case produced by a leading Russian TV channel. • * Serial Killer. Storie di ossessione omicida, di Carlo Lucarelli & Massimo Picozzi, Milano, edizioni A. Mondadori, 2003. ISBN 88-04-51634-8

Voci correlate
• Serial killer • Alexander Pichushkin

Collegamenti esterni
• Crime Library: Andrei Chikatilo, the Rostov Ripper serial killer (http://www.crimelibrary.com/serial_killers/ notorious/chikatilo/coat_1.html?sect=1) • Biografia Andrei Chikatilo (http://www.latelanera.com/serialkiller/serialkillerdossier. asp?id=AndreiChikatilo)
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Belle Gunness

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Belle Gunness
Belle Sorenson Gunness, nata Brynhild Paulsdatter Størseth (Selbu, 11 novembre 1859 – La Porte, 28 aprile 1908?), è stata una serial killer statunitense, di origine norvegese; è una delle più prolifiche di tutta l'America con almeno 40 omicidi accertati, che potrebbero essere fino ad oltre 60.

Biografia
Brynhild nacque in Norvegia in una famiglia povera. Il padre, Paul Pedersen Størset, lavorava come tagliapietre e possedeva una piccola fattoria che bastava a malapena a sfamare la famiglia; la madre, Berit Olsdatter, era una casalinga. La giovane Brynhild, la più piccola dei suoi otto fratelli, si manteneva come tante altre ragazze della sua età e Belle Gunness della sua condizione sociale portando le pecore al pascolo. I fattori presso i quali lavorava erano soddisfatti del suo operato: sapeva svolgere svariate mansioni come ad esempio fare il formaggio e non aveva paura di passare la notte nelle baite di montagna; inoltre fisicamente era molto forte, era alta 1,73 per 91 kg di peso. Il successo che riscuoteva tra i suoi datori di lavoro non era lo stesso che riscuoteva tra i suoi coetanei dai quali non era ben voluta e veniva descritta come una ragazza maliziosa e bugiarda. In Norvegia circola una storia[1] non verificata, sugli anni della giovinezza di Belle. Questa leggenda narra che Brynhild partecipò ad una festa danzante in stile country mentre era incinta. Lì venne aggredita da un uomo che le sferrò un calcio all'addome, facendole perdere il bambino. L'uomo, il quale proveniva da un ricca famiglia norvegese, non venne mai perseguito dalla legge. Secondo le persone che la conoscevano bene, in seguito a quest'episodio, la sua personalità cambiò drasticamente. A ventitré anni, grazie all'aiuto della sorella, Nellie Larson, e di suo marito, emigrò negli Stati Uniti d'America dove la sorella si era stabilita precedentemente. Appena arrivata Brynhild cambiò il suo nome in Belle e iniziò a lavorare come cameriera. La sorella dichiarò: «Belle impazziva per i soldi. Erano il suo punto debole».

Gli omicidi
Circa due anni dopo essersi stabilita in America, Belle conobbe Mads Sorensen, un sorvegliante notturno, con il quale ben presto si sposò. Nel 1890 si trasferirono in un sobborgo di Chicago, ad Austin. Belle adottò in quel periodo una bambina di otto mesi, Jenny Olsen, il cui padre alla morte della moglie non si era sentito di crescere da solo. Quando però questi si risposò e volle riprendersi la figlia con sé, nacque una battaglia legale per la custodia di Jenny, dalla quale uscì vincitrice la Gunness. Circa sei anni dopo iniziò ad avere figli suoi; i primi due, Caroline ed Axel, morirono rispettivamente nel 1896 e nel 1898 di colite acuta. Dopo sedici anni di matrimonio, nel 1900, trascorsi nella povertà, morì anche Mads Sorensen, lo stesso ed unico giorno in cui le due assicurazioni sulla vita che l'uomo aveva stipulato con due compagnie diverse erano entrambe valide. Il dottore che visitò Mads pensò subito ad un avvelenamento da stricnina. Interrogata dal medico sull'avvenuto, Belle dichiarò di aver dato al marito una polvere per curare il suo raffreddore e il medico di famiglia assicurò al collega di aver prescritto lui stesso la medicina. Il medico si convinse a firmare il certificato di morte e le due assicurazioni pagarono la vedova. Belle con la somma acquistò un negozio di abbigliamento che pochi mesi dopo venne distrutto da un incendio la cui causa, secondo Belle, era da attribuire all'esplosione di una lampada a kerosene che però non venne mai rinvenuta.

Belle Gunness Con i soldi dell'assicurazione comprò una fattoria nei dintorni di La Porte, nell'Indiana. Belle si stabilì nella nuova proprietà con la figlia adottiva Jenny e con le figlie naturali che le erano rimaste, Myrtle e Lucy. Nel 1902 sposò un macellaio norvegese, Peter Gunnes, che aveva conosciuto tramite dei suoi cugini. L'uomo rimasto da poco vedovo si trasferì nella fattoria di Belle con la figlia, Swanhilde. Nove mesi più tardi l'uomo morì in uno strano incidente domestico. Peter era macellaio, e insieme alla moglie stavano preparando delle salsicce. Una volta finito il lavoro Belle lavò il tritacarne e lo mise ad asciugare su una mensola sopra il camino, dopo di che accompagnò le figlie a letto. Quando tornò trovò il marito steso per terra a faccia in giù. Il tritacarne gli era piombato in testa uccidendolo. Belle chiamò un medico che a sua volta avvertì la polizia; il coroner sospettò che si trattasse di un omicidio ma, grazie alla testimonianza della figlia adottiva Jenny Olsen (che affermò di aver assistito alla scena) il caso venne archiviato come incidente. Il fratello di Peter non credette mai nell'innocenza della cognata e per sicurezza fece rapire la piccola Swanhilde Gunness per tenerla con sé. Ancora una volta la Gunness ottenne una discreta somma dall'assicurazione sulla vita del marito e due mesi più tardi diede alla luce un maschietto al quale diede il nome di Philip. Nel 1906, qualche anno dopo la morte di Peter Gunness, Jenny raccontò ad alcuni suoi compagni di scuola che era stata effettivamente sua madre ad assassinare il genitore, colpendolo violentemente col tritacarne. La notizia circolò e Jenny venne quindi di nuovo interrogata dalla polizia, ma di fronte agli inquirenti negò tutto. Belle dopo quell'episodio raccontò ai vicini che avrebbe mandato la figlia adottiva in un collegio nel Wisconsin. La ragazza raccontò ad un suo compagno di scuola della sua partenza, promettendogli che prima di lasciare la città sarebbe passata a salutarlo e gli avrebbe dato il suo indirizzo. Invece partì improvvisamente senza salutare nessuno. Nonostante il suo fisico robusto e mascolino, Belle era una donna molto sensuale che detestava la solitudine; ebbe così diversi amanti scelti tra gli uomini che lavoravano per lei, tra cui Ray Lamphere, l'ultimo. Altri pretendenti bussarono alla porta di Belle suscitando la gelosia dell'amante. Belle infatti aveva messo un annuncio su un giornale per emigranti norvegesi: "Donna attraente proprietaria di bella fattoria in ottime condizioni cerca uomo affidabile benestante scopo matrimonio". In molti risposero all'annuncio di Belle e ricevettero una lettera di risposta nella quale Belle chiedeva di depositare una somma di denaro a proprio nome per conquistare così la sua fiducia. Gli uomini venivano convinti proprio dalla sua richiesta stravagante in quanto veniva letto come sintomo di grande senso pratico ed onestà. A La Porte iniziarono così a susseguirsi gli spasimanti norvegesi. John Moo giunse da Elbow Lake, portando con sé mille dollari da offrire a Belle in cambio del contratto di matrimonio. Egli scomparve dalla fattoria una settimana dopo l'arrivo. In seguito si recò nella tenuta di Belle George Anderson, il quale però non aveva portato con sé il denaro richiesto; voleva infatti prima assicurarsi che la futura moglie gli piacesse. Si trovò davanti una donna di quarantotto anni vestita come un uomo e che si esprimeva in un linguaggio rude e volgare. Sarebbe ripartito subito ma Belle dispiegò tutte le armi di seduzione in suo possesso e trascorsero la notte insieme. Durante la notte si svegliò di soprassalto e vide Belle accanto a lui che lo fissava con un'espressione sinistra: fuggì via ed ebbe così salva la vita. Ray Lamphere mal sopportava il susseguirsi di amanti e le faceva terribili scenate finché Belle lo licenziò; ma l'uomo rimase sempre nei dintorni a spiarla: Belle lo denunciò. Infine, all'annuncio rispose Andrew Helgelien, proprietario di una fattoria ad Aberdeen, nel South Dakota; la coppia si scambiò numerose lettere prima di incontrarsi e l'uomo arrivò a La Porte nel gennaio del 1908 con tutti i suoi risparmi. Qualche giorno dopo si recò presso la banca di La Porte con Belle a versare un assegno e subito dopo scomparve. Intanto il fratello di Helgelien, Asle, cominciò a preoccuparsi per l'assenza di Andrew. Belle di solito sceglieva tra i suoi uomini quelli che non avevano famiglia al fine di evitare ricerche, ma quella volta commise un errore. Asle le scrisse chiedendo notizie del fratello e Belle rispose che era stato da lei qualche tempo prima ma lei stessa aveva perso le sue tracce.

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Belle Gunness Asle, non convinto da questa risposta, andò a La Porte e si recò dallo sceriffo denunciando la scomparsa del fratello ed esponendo i propri sospetti su Belle Gunness, ma proprio quella notte la fattoria di Belle venne distrutta da un incendio. La polizia pensò che i cadaveri che vennero rinvenuti fossero di Belle e dei suoi figli, ed arrestò Ray Lamphere, denunciato tempo prima dalla Gunness. Tutti quelli che conoscevano Belle ne piansero la morte, non sospettando che di lì a poco il loro dolore si sarebbe tramutato in orrore. Infatti Asle Helgelien aveva continuato le sue indagini alla ricerca del fratello ed aveva interrogato un ex dipendente della donna, Joe Maxson. Emerse che Maxson, sotto l'ordine di Belle, avesse livellato il terreno all'interno del porcile con grosse quantità di immondizia. Asle convinse lo sceriffo a controllare e dal primo scavo emerse il corpo mutilato di Andrew Helgelien; successivamente vennero dissotterrati i cadaveri di vari pretendenti di Belle, alcuni lavoratori di cui era stata amante nonché la figlia adottiva Jenny partita nel 1906 per un fantomatico collegio. Altri corpi tra cui quelli di una donna e di due bambini non furono mai identificati. Il numero delle vittime di Belle non fui mai accertato con precisione ma è stimato intorno a quaranta persone, se non più [2] , probabilmente fino a oltre 60.

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Ray Lamphere
Ray Lamphere venne riconosciuto colpevole per l'incendio doloso della fattoria, ma scagionato dall'accusa di omicidio venne condannato a vent'anni di carcere. Morì però l'anno successivo di tubercolosi: prima di esalare l'ultimo respiro fece una confessione completa al reverendo Schell, raccontando di non aver mai partecipato attivamente agli omicidi ma di aver aiutato Belle Gunnes a seppellire i cadaveri già smembrati. Raccontò inoltre la procedura degli omicidi. Belle attirava le sue vittime nella sua fattoria, serviva loro regali pasti, li deliziava a letto e in seguito li avvelenava con la stricnina o li uccideva durante il sonno con un'ascia; portava il corpo dello sventurato amante di turno nella cucina, dove sezionava il corpo, distribuendo poi i pezzi in vari sacchi di tela i quali venivano seppelliti nel porcile. Inoltre fornì la spiegazione dell'incendio. Disse che anche quello faceva parte del piano della donna: aveva ucciso con la stricnina una donna che si era recata presso la fattoria in cerca di lavoro, le aveva messo indosso i suoi abiti, le aveva tagliato la testa e lasciato vicino i suoi denti finti. Aveva ucciso i figli con la stricnina e messi a letto, dopodiché con Lamphere aveva dato fuoco alla casa. Successivamente Lamphere l'aveva accompagnata alla stazione ferroviaria, dalla quale Belle partì promettendo all'amante di dargli sue notizie, ma da allora non l'aveva più vista né sentita. Lo sceriffo non credette mai alle parole di Ray.

Misteri intorno a Belle
I misteri che circondano quest'enigmatica serial killer sono parecchi; al momento del ritrovamento del cadavere di Belle molti dubitarono che il cadavere decapitato fosse della donna; le misure non corrispondevano: la donna morta era molto più piccola della signora Gunness e anche ammesso che la carne bruciata si restringa, la differenza era considerevole. Inoltre il medico incaricato di analizzare gli organi interni rivelò la presenza di tracce di stricnina. Venne inoltre interpellato un dentista il quale identificò i denti finti come appartenenti a Belle, ma poteva comunque averli messi lì apposta. Si sospettò che Belle Gunness non fosse una donna bensì un uomo, sospetto che risaliva dalla nascita del figlio Philip. Le vicine raccontarono che Belle aveva evitato di mostrarsi durante il parto, nonostante le donne si fossero offerte di aiutarla. Quando la levatrice era giunta nella fattoria la trovò già in piedi con un bambino perfettamente pulito ed addormentato, il quale appariva più grande di un neonato. Pensarono che il bambino non fosse suo e che Belle fosse un uomo; tesi sostenuta anche dagli uomini del paese, i quali l'avevano vista compiere mansioni particolarmente difficili come caricarsi sulle spalle pesanti tronchi di legna senza dimostrare fatica. La donna faceva inoltre tutti i lavori pesanti nella fattoria. Belle Gunness inoltre fu avvistata parecchie volte successivamente alla sua presunta morte. Nel 1909 un cittadino di La Porte giurò di averla vista in casa dell'amica del cuore di Belle, Almetta Hay. Dopo la morte di Almetta nella sua

Belle Gunness abitazione venne rinvenuto il teschio di una donna avvolto in un materasso. Si potrebbe dedurre che si trattasse dei resti del cranio appartenuto alla donna uccisa nell'incendio, ma non furono mai fatte indagini a tal proposito.

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Note
[1] (http:/ / www. nationalfilmnetwork. com/ Store/ ProductDetails. aspx?ProductID=508) [2] (http:/ / www. occhirossi. it/ biografie/ BelleGunness. htm)

Bibliografia
• * Serial Killer. Storie di Ossessione Omicida, di Carlo Lucarelli & Massimo Picozzi, Milano, edizioni A. Mondadori, 2003. ISBN 88-04-51634-8

Collegamenti esterni
• Occhirossi.it (http://www.occhirossi.it/biografie/BelleGunness.htm) • Cinziatani.com (http://www.cinziatani.com/assassine/start_assassine.htm)

Voci correlate
• Serial killer
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David Berkowitz
David Richard Berkowitz, più noto con i soprannomi Son of Sam o .44 Caliber Killer (New York, 1 giugno 1953), è un serial killer statunitense. Ha confessato l'uccisione di 6 persone e il ferimento di molte altre a New York nei tardi anni settanta. Il suo caso è ancora aperto perché si sospetta la presenza di complici negli omicidi.

Biografia
Giovinezza
Identikit e foto segnaletica di un giovane David Berkowitz

Berkowitz nacque con il nome di Richard David Falco a Brooklyn, New York dalla coppia composta da Betty Broder e Tony Falco. Betty lasciò il marito e sposò Joseph Kleinman che non accettò il figlio nato dalla precedente relazione della donna. David, appena nato, venne dato in adozione a Nathan e Pearl Berkowitz. Era un bambino molto intelligente ma presto cambiò carattere diventando un piromane e un ladro. Iniziò a giocare a baseball ma non ebbe molto successo per il suo comportamento inadeguato e violento. Pearl morì di cancro nel 1967. Nel 1971 Berkowitz si arruolò nell'esercito degli Stati uniti dove rimase fino al 1974. Tornato in patria scoprì l'identità della sua vera madre ma dopo poche visite non si fece più vedere. Prima del suo arresto lavorò come guardia privata e postino.

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Primi attacchi
La prima vittima di Berkowitz fu una donna uccisa alla fine del 1975, raggiunta da una coltellata che non la ferì a morte. Un'altra vittima fu Michelle Forman, ma le ferite lievi le permisero di essere dimessa dall'ospedale. Poco tempo dopo Berkowitz si trasferì a Yonkers.

Gli attacchi con la pistola
Nell'estate del 1976 iniziò una serie di agguati con un'arma da fuoco che terrorizzarono New York e che la stampa definì opera del "The .44 Caliber Killer". La sera del 29 luglio 1976, Jody Valenti (19 anni) e Donna Lauria (18 anni) furono entrambi colpiti da colpi di pistola in un parcheggio del Bronx: Lauria morì ma Valenti sopravvisse. Il 23 ottobre del 1976 ci fu un'altra sparatoria nel quartiere Queens, sempre in un posteggio. Carl Denaro (19 anni) fu colpito alla testa ma sopravvisse. La compagna, Rosemary Keenan, rimase illesa. Un mese dopo, il 26 novembre 1976, Donna DeMasi (16 anni) e Joanne Lomino (18 anni) furono raggiunti da colpi di pistola nello stesso quartiere del precedente attacco. La DeMasi fu solo ricoverata per le ferite mentre Lomino rimase paralizzato. Il 30 gennaio 1977 toccò ad una coppia, Christine Freund (26 anni) e John Diel, sempre in un parcheggio: Diel sopravvisse ma la Freund morì. La polizia annunciò che la vittima era stata colpita da una revolver calibro 44 Charter Arms Bulldog. La successiva vittima fu nuovamente uccisa da una calibro 44. La polizia iniziò a sospettare la connessione tra le sparatorie e notò che tutte le vittime erano giovani donne con i capelli lunghi e scuri o giovani coppie, sempre colpite in parcheggi. L'8 marzo del 1977 la studentessa Virginia Voskerichian (21 anni) fu uccisa sul colpo nel solito quartiere Queens. Nella conferenza del 10 marzo 1977 la polizia annunciò il rafforzamento dell'operazione contro il criminale con l'utilizzo di 300 agenti.

La lettera a Joe Borelli
La polizia iniziò a fermare vetture Volkswagen gialle (che secondo testimonianze erano sempre presenti sui luoghi dei crimini) e cercarono di localizzare i possessori di centinaia di calibro 44 Bulldog. Il killer colpì ancora il 16 aprile del 1977. Alexander Esau (20) e Valentina Suriani (18) furono entrambi uccisi nel Bronx a pochi passi dal luogo della sparatoria di Demasi/Lomino. Sulla strada, vicino alle vittime, fu ritrovata una lettera indirizzata al capitano dell'operazione Joe Borelli. Scritta in modo sgrammaticato, la lettera fornì lo spunto per il nuovo soprannome dell'assassino: il figlio di Sam. Così vi era scritto:

« Mi ha molto ferito il fatto che tu mi abbia definito un misogino. Non lo sono. Ma sono un mostro. Io sono il "figlio di
Sam". Io sono un piccolo monello. Quando padre Sam beve, diventa meschino. Picchia la sua famiglia. Qualche volta mi costringe ad andare fino al retro della casa. Altre volte mi chiude nel garage. Sam ama bere sangue. "Vai fuori e uccidi" comanda padre Sam. Dietro casa nostra qualcosa resta. Per lo più giovani - violentati e massacrati - il loro sangue ormai colato - adesso sono ossa. Papa Sam mi chiude in soffitta talvolta. Io non posso uscire ma posso guardare fuori e vedere il mondo scorrermi davanti. Mi sento un outsider. Io sono su una diversa lunghezza d'onda rispetto a tutti - programmato per uccidere. Comunque, per fermarmi dovete uccidermi. Attenzione polizia: sparatemi prima - mirate alla testa o tenetevi alla larga o morirete! Papa Sam è vecchio adesso. Ha bisogno di sangue per preservare la sua giovinezza. Ha anche avuto molti infarti. "Ugh, mi duole, mi fa male, caro ragazzo." Più di tutto mi manca la mia dolce principessa. Lei è rimasta nella nostra casa femminile. Ma la vedrò presto. Io sono il "Mostro" - "Beelzebub" - il rotondo behemoth

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. Io amo cacciare. Girando furtivamente nelle strade cerco il bel gioco - saporita carne. Le donne di Queens sono le più carine. Dev'essere l'acqua che bevono. Io vivo per cacciare - la mia vita. Sangue per papà. Mr. Borelli, signore, io non voglio più uccidere. No signore, non più ma devo, "onora il padre". Io voglio fare all'amore con il mondo. Amo la gente. Io non appartengo alla terra. Riportami su yahoos. Alla gente di Queens, io vi amo. E voglio augurarvi una lieta Pasqua. Possa Dio benedirvi in questa vita e nella prossima. E per adesso dico addio e buonanotte. Polizia: lasciatevi perseguitare da queste parole: Io tornerò! Io tornerò! Che va interpretato così - bang bang bang, bank, bang - ugh!! Vostro nell'assassinio, Mr. Monster. »

Secondo gli psicologi l'uomo doveva essere afflitto da schizofrenia. Il 26 giugno 1977 ci fu un altro agguato. Sal Lupo e Judy Placido (17 anni) avevano lasciato una discoteca a Bayside, un sobborgo del Queens. Secondo la BBC la coppia era in macchina quando fu colpita dagli spari. Entrambi furono feriti ma nessuno dei due in modo grave. Berkowitz fu descritto dai sopravvissuti o come un uomo di altezza media, con i capelli corti, scuri e ricci e leggermente tozzo o come un uomo alto e magro, una sorta di hippie, con capelli lunghi marroncini. La polizia sospettò che il killer stesse usando una parrucca.

La lettera a Jimmy Breslin
Il 30 maggio 1977 un redattore del New York Daily News, Jimmy Breslin, ricevette una lettera del killer che una settimana dopo fu pubblicata dallo stesso giornale. Questo è parte del testo della lettera:

« Ciao dal rigagnolo di N.Y.C. che è alimentato da escrementi di cane, vomito, vino stagnante, urina e sangue. Ciao dalle
fogne di N.Y.C. che ingoiano queste bontà quando sono lavate dai camion dei netturbini. Ciao dalle fessure nelle strade di N.Y.C. e dalle formiche che scendono in queste buche e mangiano il sangue dei morti nascosti in queste fessure... »

Lo scrivente diceva di essere fan di Breslin, scrivendo, "J.B., io voglio dirti che io ho letto il tuo articolo sul giornale e l'ho trovato molto interessante". Inoltre il folle aggiunse: "Cosa farete il 29 luglio?" (l'anniversario della prima sparatoria). Breslin chiese all'assassino di arrendersi, ma il folle non gli diede ascolto e sparò ancora il 30 luglio 1977: Stacy Moskowitz (20 anni) e Robert Violante (20 anni) furono entrambi colpiti alla testa in un parcheggio di Brooklyn: Moskowitz morì, ma Violante sopravvisse.

Sospetti e cattura
La sera dell'attacco a Moskowitz e Violante, Cecilia Davis, che viveva vicino al luogo del crimine, vide un uomo rimuovere un biglietto del posteggio da un Ford Galaxie gialla parcheggiata vicino a un idrante. Davis vide l'uomo pochi minuti dopo la sparatoria e due giorni dopo avvertì la polizia. Un detective di Yonkers, una cittadina due miglia a nord di Manhattan, chiamò la polizia dicendo di avere dei sospetti su un certo Berkowitz, che, secondo loro, aveva commesso strani crimini a Yonkers che avevano similitudini con la lettera del Figlio di Sam. Quando la polizia perquisì l'automobile posteggiata nella casa di fronte all'appartamento dell'uomo, la polizia trovò l'arma, delle mappe dei luoghi delle sparatorie e una nuova lettera diretta al sergente Dowd. Berkowitz fu arrestato a Yonkers il 10 agosto 1977. Le prime parole che disse dopo l'arresto furono: "Perché ci avete messo così tanto?"

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Interrogatorio e sentenza
Confessò tutti i suoi crimini in soli trenta minuti di interrogatorio. Durante le domande però Berkowitz sembrò suggerire alla polizia la propria infermità mentale, in quanto disse che il "Sam" menzionato nella prima lettera era un certo Sam Carr, un suo vicino di casa. Berkowitz disse inoltre che il cane di Carr, Harvey, era posseduto da un vecchio demone e che la stessa bestia gli ordinava di uccidere. Berkowitz disse di aver tentato di uccidere il cane ma ogni volta l'animale lo bloccava con una sorta di interferenza sovrannaturale. Secondo il giornalista Maury Terry, Berkowitz ripeté più volte durante l'interrogatorio: "Stacy era una prostituta", riferendosi a Stacy Moskowitz, l'ultima sua vittima. Il 12 giugno 1978 fu condannato a sei ergastoli per omicidi plurimi. Successivamente, il killer affermò che la canzone di Hall & Oates Rich Girl, lo spinse, tra le altre cose, a commettere gli omicidi di cui si era macchiato.

Dopo l'arresto
Berkowitz si fece soprannominare dai compagni di cella "David Berserkowitz" e fu riconosciuto come un satanista, ammettendo di aver preso parte ad alcuni riti violenti. Nell'ottobre 1978 Berkowitz inviò un libro sulla stregoneria e sull'occulto alla polizia del North Dakota, sottolineandone alcuni passaggi e aggiungendoci note come la frase: "Arlis Perry, Hunted, Stalked and Slain. Followed to Calif. Stanford University." Arlis Perry, una diciannovenne del North Dakota, era stata uccisa in una cappella interna alla Stanford University il 12 ottobre 1974. Il suo assassinio era ancora irrisolto. Berkowitz menzionò ancora questa uccisione in altre lettere, suggerendo di aver notizie sul crimine. Nel 1979 Berkowitz, in carcere, rischiò di essere ucciso da una persona della quale rifiutò di dare l'identikit. Berkowitz accettò quindi l'invito dell'esorcista Malachi Martin di visitarlo e di discutere del suo passato. Disse di aver preso parte ad un culto che sacrificava animali a Satana e che gestiva un giro di pedo-pornografia. Berkowitz disse anche di non essere il "Son Of Sam", perché in molti erano questa figura. Inoltre egli menzionò John "Wheaties" Carr come uno degli altri killer al pari di Michael Carr, il fratello del precedente, che dichiarò essere l'autore dell'agguato alla discoteca nel Queens. Sam era il nome del padre di John e Michael Carr. John Carr visse nella casa vicino Berkowitz e possedeva un Labrador che il killer descrisse come il vero demone. John Carr fu ucciso nel febbraio del 1978 in una sparatoria nel North Dakota e suo fratello, Michael, morì in un incidente stradale nell'ottobre 1979 a Manhattan. Dopo la seduta Berkowitz si descrisse come un cristiano rinato e disse che la sua ossessione per la pornografia aveva giocato un gran ruolo nei suoi delitti. Inviò varie lettere di scuse e chiarimenti e si giudicò per la prima volta pentito dei suoi atti. Berkowitz ha un sito ufficiale (http:/ / www. forgivenforlife. org) mantenuto da un gruppo religioso che riporta varie lettere del serial killer e gli ultimi aggiornamenti della sua vita.

David Berkowitz

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Berkowitz nel cinema e nella musica
• Il film del 1999 Summer of Sam, diretto da Spike Lee, narra parte della vicenda. Nel film Berkowitz è interpretato da Michael Badalucco; • I Beastie Boys menzionano Berkowitz nella canzone Looking Down the Barrel of a Gun dell'album Paul's Boutique; • Nel romanzo di Stephen King Black House, Jack Sawyer dice: "Forse il ragazzo adesso vorrebbe essere preso, come il Figlio di Sam"; • Il cantante Elliott Smith ha pubblicato la canzone Son of Sam nell'album Figure 8, ma il cantante dichiarò di non essersi riferito al killer statunitense; • La band Macabre scrisse una canzone su Berkowitz, intitolata Son of Sam, che appare nell'album Grim Reality; • La band Benediction ha pubblicato la canzone Jumping at Shadows nell'album The Grand Leveller, dedicata al killer; • Scott Putesky, tra i primi chitarristi di Marilyn Manson, usa lo pseudonimo Daisy Berkowitz, una miscela dei nomi di Daisy Duke e Berkowitz; • Una canzone dei Dead Boys si intitola Son of Sam; • Una canzone dei Bloodcum si intitola Son of Sam; • Nel telefilm americano Criminal Minds Berkowitz viene citato in varie puntate, preso a simbolo del serial-killer brutale; • Son of Sam viene anche citato in una delle puntate della prima stagione della serie TV Dexter; • Son of Sam è il nome di una band punk formata da Davey Havok, cantante degli AFI, al quale ha collaborato anche Glenn Danzing, cantante dei Misfits. L'album si chiama Songs from the Earth (2001). • Nel film thriller statunitense Copycat - Omicidi in serie (Copycat) del 1995 il killer seriale nel quarto assassinio riproduce nei minimi dettagli un omicidio stile Berkowitz.

Collegamenti esterni
• • • • • (EN) Sito ufficiale David Berkowitz [1] (EN) Articolo [2] nella Crime Library Biografia David Berkowitz [3] (EN) Journal Caso abierto David Berkowitz English version [4] (EN) "David Berkowitz: Son of Hope - I, II & III" Registrazione audio di un'intervista a David Berkowitz [5]
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Note
[1] [2] [3] [4] [5] http:/ / www. forgivenforlife. org/ http:/ / www. crimelibrary. com/ serial_killers/ notorious/ berkowitz/ letter_1. html http:/ / www. latelanera. com/ serialkiller/ serialkillerdossier. asp?id=DavidBerkowitz http:/ / www. casoabierto. com/ Cronica-Negra/ Cronica-Negra-Internacional/ DavidBerkowitzenglishversion. html http:/ / www. oneplace. com/ Ministries/ Focus_on_the_Family/ Archives. asp

Donato Bilancia

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Donato Bilancia
Donato Bilancia (Potenza, 10 luglio 1951) è un criminale e assassino seriale italiano, condannato a 13 ergastoli per aver commesso una serie di 17 omicidi fra il 1997 e il 1998 in Liguria e nel basso Piemonte, inoltre deve scontare anche una pena per un tentato omicidio..

Biografia
Nato nella provincia di Potenza, si trasferì con la famiglia prima a Asti, poi a Capaccio (SA) e nel 1956 a Genova. Cresciuto con un rapporto difficile con madre, padre e fratello, inizia ben presto una carriera poco lusinghiera di ladro, come egli stesso si definisce. A 15 anni i primi guai con la giustizia, continuati nel 1974 con un arresto in flagranza di reato (furto anche in questo caso) e nel 1976 per rapina (riuscirà poi ad evadere dal carcere). Nel 1987 il suicidio del fratello Michele, che con in braccio il figlio piccolo di 4 anni Davide si getta sotto un treno presso la stazione di Genova Pegli, lo segnò definitivamente, amplificando dei disturbi mentali già da tempo presenti. Nel 1990 è vittima di un incidente stradale e, come 18 anni prima, nel 1972, rimane in coma per alcuni giorni. Alla professione di ladro si unisce anche il vizio del gioco d'azzardo, come egli stesso dichiarerà in seguito ai carabinieri vinceva (ma anche perdeva) somme molto elevate in una sola serata, rimanendo tuttavia sempre fedele a dei principi etici, pagando sempre i suoi debiti e non venendo mai meno in tal senso alla sua parola. Nell'ambiente delle bische clandestine era noto con il nome di "Walter".

I primi omicidi
Il 16 ottobre 1997 Bilancia uccise Giorgio Centanaro nella sua casa soffocato con del nastro adesivo. Il delitto viene tuttavia archiviato come morte per cause naturali, in quanto non vi è alcuna traccia che si sia trattato di un omicidio. Sarà Bilancia stesso ad autoaccusarsi di tale omicidio, di sua spontanea volontà, raccontando come si svolsero i fatti e sottolineando di averlo fatto in quanto Centanaro l'aveva disonorato e truffato al tavolo da gioco. Il 24 ottobre, per motivi analoghi (riteneva la seconda vittima complice della prima) assassinò nella loro casa Maurizio Parenti e la moglie Carla Scotto, sottraendo 13 milioni e mezzo di lire in contanti e alcuni oggetti di valore, di cui poi si liberò. Il 27 ottobre uccise Bruno Solari e Maria Luigia Pitto, introducendosi nella loro casa a scopo di rapina e il 13 novembre seguente, nella cittadina di confine di Ventimiglia freddò Luciano Marro, un cambiavalute a cui sottrasse 45 milioni di lire. Il 25 gennaio 1998 colpì un metronotte, al solo scopo di rivalsa contro le forze dell'ordine: si trattò dell'omicidio di Giangiorgo Canu a Genova.

Il serial killer delle prostitute
Il 9 marzo a Varazze sparò a Stela Truya, prostituta albanese con cui s'era appartato. Il 18 marzo a Pietra Ligure freddò con un colpo in testa la prostituta ucraina Ljudmyla Zubskova. Il 20 marzo successivo rapinò e uccise un altro cambiavalute, nuovamente a Ventimiglia: si tratta di Enzo Gorni. Il cognato della vittima lo vide allontanarsi con una Mercedes nera. Il 24 marzo a Novi Ligure in frazione Barbellotta si appartò con la transessuale "Lorena" in una villa con la sua Mercedes, che intuì le sue intenzione assassine e fuggì. In quel momento sopraggiunsero due metronotte, a cui Bilancia sparò ferendoli mortalmente, andando poi alla ricerca di Lorena, provocandole una grave ferita all'addome, ma senza ucciderla come credeva. Quindi, con un colpo di grazia alla testa, finì i due metronotte, Massimiliano

Donato Bilancia Gualillo e Candido Randò. Il 29 marzo a Cogoleto assassinò un'altra prostituta, la nigeriana Tessy Adobo. Questo omicidio rappresentò la svolta delle indagini, in quanto lo si ricollegò a quello di Stela Truya e in seguito agli altri omicidi delle prostitute, riconoscendo l'unicità dell'arma utilizzata, con degli studi balistici del RIS di Parma.

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Gli omicidi sui treni e il mostro della Liguria
Quando le indagini iniziano ad essere ad un punto di volta e si sono raccolti alcuni elementi, grazie anche alla preziosa testimonianza del transessuale Lorena, che ha potuto osservare molti dettagli della Mercedes nera usata da Bilancia e fornire un preciso identikit del "mostro", Bilancia cambia improvvisamente il modo di agire e le vittime dei suoi omicidi. Il 12 aprile infatti, sull'intercity La Spezia-Venezia fece valere le sue doti di scassinatore, aprì il bagno del vagone, e sparò ad Elisabetta Zoppetti uccidendola. Il 14 aprile tornò ad uccidere una prostituta, Kristina Valla, e quattro giorni dopo tornò a colpire su un treno, sulla tratta Genova-Ventimiglia, assassinando Maria Angela Rubino e masturbandosi sul suo cadavere. Il caso del mostro della Liguria sale al clamore delle cronache, dal momento che da un ambiente limitato e relativamente isolato come quello della prostituzione, era passato a colpire con assoluta casualità sui treni. La mobilitazione delle forze dell'ordine fu totale in quel momento, con il pedinamento di vari personaggi (poi rivelatisi non coinvolti negli omicidi), cercando due tipi di automobili che erano coinvolte nel caso (Mercedes-Benz 190 nera e Opel Kadett bianca). Il 21 aprile ad Arma di Taggia si compì l'ultimo dei delitti di Bilancia, che rapinò ed uccise il benzinaio Giuseppe Mileto.

La conclusione
La svolta del caso avvenne quando giunse ai carabinieri la notizia, apparentemente insignificante, che da un abitante del posto non veniva resa una Mercedes nera data in prova. I Carabinieri andarono a verificare di chi si trattasse, scoprendo una corrispondenza quasi perfetta di Bilancia con l'identikit di Lorena. A quel punto vennero confrontate le tracce degli pneumatici sulle scene di alcuni degli omicidi con quelle della Mercedes, che si rivelarono perfettamente compatibili. La prova del nove consistette nel prelievo del DNA del Bilancia da alcuni mozziconi di sigaretta e da una tazzina di caffè, confrontandolo con quello dell'omicida, rinvenuto sulla scena dei delitti. Donato Bilancia venne arrestato il 6 maggio 1998 appena uscito di casa sua in via Leonardo Montaldo a Marassi dalla squadra Catturandi senza opporre resistenza e rese, dopo pochi giorni, confessione spontanea di tutti gli omicidi, attribuendosi anche il primo, quello di Giorgio Centenaro, appunto archiviato come morte naturale. Bilancia venne condannato a 13 ergastoli per i 17 omicidi e a 16 anni di reclusione per il tentato omicidio di Lorena Castro, con sentenza del 12 aprile 2000 del tribunale di Genova, confermata poi in Corte d'appello e in Corte di Cassazione. Scontò inizialmente la sua pena al carcere di Marassi, poi al carcere di Chiavari, tuttora sta scontando la pena nel carcere Due Palazzi di Padova.

Donato Bilancia

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Bibliografia
• Ilaria Cavo, Diciassette omicidi per caso. Storia vera di Donato Bilancia, il serial killer dei treni, Milano, Mondadori, 2006. ISBN 8804551232 • Luciano Garofano, Delitti imperfetti Atto II: nuovi casi per il Ris di Parma, Milano, Marco Tropea Editore, 2004. ISBN 8843805150 • Vittorino Andreoli, Il lato oscuro. Un grande psichiatra racconta nove storie italiane di crimine e follia., Milano, Mondolibri, 2002. ISBN 8817871028

Collegamenti esterni
• Occhi Rossi: biografia di Donato Bilancia [1] • Alberto Bevilacqua, Uno scrittrore, un giallo: Il doppio enigma del killer degli anonimi [2], Corriere della Sera, 24 febbraio 2008.
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Note
[1] http:/ / www. occhirossi. it/ biografie/ DonatoBilancia. htm [2] http:/ / www. corriere. it/ cronache/ 08_febbraio_24/ donato_bilancia_3402de7a-e2b4-11dc-a3c3-0003ba99c667. shtml

Erzsébet Báthory
Erzsébet Báthory, conosciuta anche come Elisabetta Bathory, soprannominata la Contessa Dracula o Contessa Sanguinaria (magiaro Báthory Erzsébet, /ˈbaːtori ˈɛrʒeːbɛt/; Nyírbátor, 7 agosto 1560 – Čachtice, 21 agosto 1614), fu una leggendaria serial killer ungherese, considerata la più famosa assassina seriale sia in Slovacchia che in Ungheria. Lei e quattro suoi collaboratori furono accusati di aver torturato e ucciso centinaia di giovani donne. Le vittime oscillerebbero tra le 100 accertate e le 300 di cui era fortemente sospettata all'epoca; secondo un diario trovato durante la perquisizione in casa sua, le vittime sarebbero 650, e ciò farebbe di lei la peggiore assassina seriale mai esistita; ma gli storici tengono per vera la stima delle 100/300 vittime e sono scettici circa la veridicità e/o esistenza di questo diario.
Erzsébet Báthory

Biografia
Giovinezza
Erzsébet nacque nel 1560 a Nyírbátor, un villaggio nel nord-est dell'attuale Ungheria, ma venne allevata nella proprietà di famiglia di Ecsed in Transilvania (odierna Romania). La sua famiglia, i Báthory-Ecsed, faceva parte delle casate protestanti ungheresi. L'albero genealogico dei Báthory comprendeva vari eroi di guerra, un cardinale e un re di Polonia. Nella sua famiglia, a causa della consanguineità (anche il padre aveva sposato una sua cugina), non mancavano malattie del sistema nervoso: molti suoi membri mostravano segni di epilessia, schizofrenia e altri

Erzsébet Báthory disturbi mentali. Fin da bambina, ella dava segni di squilibrio passando repentinamente dalla quiete alla collera. All'età di circa sei anni fu testimone di un fatto che lasciò su di lei una traccia indelebile: un gruppo di zingari venne invitato nella sua casa per intrattenere la corte; uno di essi venne però condannato a morte per aver venduto i figli ai Turchi. Le sue grida lamentose giunsero fino al castello, attirando l'attenzione di Erzsébet, la quale, all'alba, fuggì dal castello per vedere la condanna: dei soldati tagliarono il ventre di un cavallo legato a terra, il condannato venne preso e infilato nel ventre, rimase fuori solo la testa, poi un soldato ricucì il ventre del cavallo con il condannato al suo interno. Nel 1571, all'età di 11 anni, si fidanzò con Ferenc Nádasdy, di sette anni più grande di lei, e andò a vivere nel castello di Nádasdy di Sárvár nell'Ungheria centrale, presso il confine austriaco. All'età di 13 anni, incontrò un suo cugino, il principe di Transilvania, il quale, sotto i suoi occhi, fece tagliare naso e orecchie a 54 persone sospettate di aver fomentato una ribellione dei contadini. L'8 maggio 1575 sposò, quindicenne, il promesso Ferenc Nádasdy a Vranov nad Topľou (Varanno), presso Prešov, nell'attuale Slovacchia nord-orientale. Al matrimonio fu invitato persino il sovrano del Sacro Romano Impero Massimiliano II, il quale, tuttavia, causa la lontananza, non poté partecipare, ma inviò una delegazione con un costoso regalo di nozze.

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Vita coniugale
Il marito, persona crudele e spietata, aveva studiato a Vienna, dove si era dimostrato un buon atleta (ma non un bravo studente); inoltre faceva all'epoca parte di un gruppo di spadaccini noto come il "Terribile Quintetto". Amava torturare i servi, senza però ucciderli: una delle sue torture preferite consisteva nel cospargere di miele una ragazza nuda e lasciarla legata vicino alle arnie di sua proprietà. Essendo Nádasdy quasi sempre lontano da casa per combattere i Turchi, la responsabilità del castello di Sárvár era affidata ad Erzsébet. Erzsébet amava vestirsi da maschio e verso i 18-19 anni ebbe una figlia illegittima che venne affidata ad un contadino. Nella leggenda popolare si dice che questa bambina sia la progenitrice di alcune delle famiglie più antiche della zona, quali i Mansfeld,i Riddler e i Helbinger. Nei primi dieci anni di matrimonio non ebbe figli, ma nei nove anni seguenti partorì tre figlie e un figlio. Fu una madre molto protettiva.

Sadismo e magia nera
Per passare il tempo quando il marito era lontano da casa, Erzsébet cominciò a far visite alla contessa Karla, sua zia, ed a partecipare alle orge da lei organizzate. Conobbe nello stesso periodo Dorothea Szentes, un'esperta di magia nera che incoraggiò le sue tendenze sadiche. Dorothea e il suo servo Thorko insegnarono a Erzsébet la stregoneria. Ecco cosa scrive in una lettera al marito:

« Ho appreso da Thorko una nuova deliziosa tecnica: prendi una gallina nera e la percuoti a morte con la verga bianca; ne
conservi il sangue e ne spalmi un poco sul tuo nemico. Se non hai la possibilità di cospargerlo sul suo corpo, fai in modo di procurarti uno dei suoi capi di vestiario e impregnalo con il sangue. »

Erzsébet riteneva un affronto intollerabile la fuga di una serva e la punizione era quasi sempre la morte. Una sera, una ragazza di 12 anni, Pola, riuscì a fuggire dal castello con indosso solo una lunga camicia bianca. Venne presa poco dopo e condotta dalla contessa, la quale la costrinse ad entrare in una gabbia cilindrica troppo stretta per sedersi e troppo bassa per stare in piedi. La gabbia venne quindi sollevata da terra tramite delle carrucole e spinta contro dei paletti appuntiti. Il nano al servizio di Erzsébet, Fizcko, manovrò le corde in modo che la gabbia oscillasse: in questo modo, il corpo venne fatto a pezzi. In un'altra occasione, in pieno inverno, fece condurre nel cortile, sotto la sua finestra, delle ragazze denudate. Ordinò quindi di versare acqua su di loro. Le ragazze morirono per assideramento. Suo marito non era da meno: una volta ai due sposi venne il sospetto che una serva si fosse finta malata, le fecero così infilare tra le dita dei pezzi di carta impregnati d'olio a cui fu poi dato fuoco; dopo questo fatto ben pochi osarono dichiararsi ammalati. I segni della sua pazzia si palesavano sulle sue serve, punite sempre più duramente per i loro errori.

Erzsébet Báthory Si dice che un giorno, dopo averne schiaffeggiata una, alcune gocce di sangue colarono dal naso di questa sulla mano della contessa. La Báthory credette, in seguito, che in quel punto specifico della mano la sua pelle fosse ringiovanita. Chiese agli alchimisti delucidazioni. Costoro, pur di compiacerla, si inventarono la storia che raccontava di una giovane vergine il cui sangue aveva avuto effetti analoghi sull'epidermide raggrinzita di un aristocratico. La Báthory, finì con il convincersi che fare abluzioni nel sangue di vergini giovani (in particolare della sua stessa classe sociale), o di berlo, quel sangue, quando queste fossero state particolarmente avvenenti, le avrebbe garantito la giovinezza eterna. Si stima che abbia cominciato ad uccidere nel periodo tra il 1585 ed il 1610. Il marito ed i parenti sapevano delle sue inclinazioni sadiche, ma non intervennero. Cominciò a torturare e ad uccidere barbaramente giovani contadine, ed in seguito, anche le figlie della piccola nobiltà. Infatti, nel 1609 Erzsébet istituì, nel suo castello, un'accademia che aveva come fine (ma solo formale) l'educazione di ragazze provenienti da famiglie agiate. Le sue vittime, venivano spogliate, incatenate a capo in giù, quindi, seviziate. Le loro gole venivano recise ed il sangue scorreva lungo i corpi, pronto per essere raccolto e usato da Erzsébet. Si narra che la Contessa abbia fatto costruire da un orologiaio svizzero un marchingegno chiamato "Vergine di Ferro" (simile alla futura Vergine di Norimberga), la quale aveva la forma di una donna dai lunghissimi capelli biondo argenteo (probabilmente appartenuta a qualche fanciulla uccisa da lei stessa) che arrivavano fino quasi ai piedi. Ogni qualvolta una ragazza le si avvicinava, la Vergine di Ferro alzava le braccia e stringendola con una morsa mortale la uccideva, trapassandola con dei coltellacci acuminati fuoriusciti dal petto.

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La fine
Quando le denunce per le sparizioni delle signorine aristocratiche arrivarono alla Chiesa cattolica, l'imperatore Mattia II intervenne ordinando un'indagine sulla nobildonna. Gli inviati dell'imperatore entrarono di nascosto nel castello e colsero sul fatto la Báthory mentre torturava alcune ragazze; trovarono anche in molte stanze e nelle prigioni diversi cadaveri straziati e donne ancora vive con parti del corpo amputate. Fu incriminata e murata viva nella sua stanza con un foro per ricevere il cibo. Morì suicida quattro anni più tardi, lasciandosi morire di fame in cella. Altre quattro persone, tra cui la fedelissima badante Ilona Joo e l'amante Laszlo, un esponente della piccola nobiltà locale, suoi complici furono condannati e torturati con le seguenti sentenze: Fizkco, venne decapitato e gettato nel fuoco, Ilona Joo ebbe le dita amputate e bruciata viva assieme a Dorko. Non si sa invece che fine abbia fatto Katalyna Beniezky, la meno cattiva del gruppo della Contessa Bathory. Non è mai stato chiarito il numero esatto delle sue vittime, ma dai suoi diari e i suoi appunti emergono 650 nomi accuratamente trascritti. Questo farebbe di lei la più efferata e prolifica serial killer della storia. Ma, come indicato sopra, gli storici hanno portato le vittime in una soglia compresa tra le almeno 100 e le circa 300. La sua storia sfuma nella leggenda ed è condita di tradizioni popolari. Erzsébet Báthory è infatti diventata un personaggio di culto dell'immaginario vampiresco, quanto il celebre principe Vlad III Dracula di cui fu anche parente. • La contessa divenne estremamente potente alla morte del marito Ferenc Nadasdy, avvenuta nel 1604. A seguito del decesso del marito divenne amministratrice dei beni del figlio di soli sei anni. • La contessa acquistò ancora più potere quando nel 1607 il principe Gabor Bathory, nipote della contessa Erzsébet, venne eletto Principe di Transilvania. Tale elezione fu a scapito del potente conte Gyorgy Thurzo. • È stato lontanamente ipotizzato (ma ciò non può essere accertato) che la congiura ai danni della contessa fu organizzata dallo stesso Thurzo, divenuto Conte Palatino d'Ungheria nel 1609, che il 5 marzo 1610 ordinò l'inchiesta iniziale contro Erzsébet, sulla base di alcune denunce anonime. Ma sembra che le denunce non siano arrivate da lui ma direttamente a Mattia II. Ad approfittare dell'occasione fu il sovrano d'Ungheria Mattia II, il quale vide nel "processo Bathory" la possibilità di confiscare l'imponente patrimonio della famiglia della Contessa e ridimensionare l'influenza politica della sua famiglia. Fu il re a firmare il decreto di prigionia per la contessa, obbligandola alla fissa dimora in un luogo rinchiuso, per soddisfare le impellenti richieste delle famiglie nobili delle vittime uccise e dissanguate.

Erzsébet Báthory

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Influsso culturale
Letteratura
• Nel romanzo Undead - Gli immortali (sequel ufficiale del romanzo Dracula di Bram Stoker e scritto da Dacre Stoker e Ian Holt) Elizabeth Bathory è la principale antagonista e vuole vendicare la morte di Dracula, sconfitto anni prima da Van Helsing e dai suoi amici. • Elizabeth Bathory è la principale antagonista del libro Il signore dei vampiri, ultimo capitolo della trilogia I diari della famiglia Dracula della scrittrice americana Jeanne Kalogridis. • Nel 1965 la poetessa argentina Alejandra Pizarnik pubblicò La contessa sanguinaria, un poema in prosa che descrive le atrocità compiute da Elizabeth Bathory. • Nel 2010 Rebecca Johns pubblica "La contessa nera", un romanzo che narra le vicende della Bathory, partendo dalla sua condanna nella torre.

Cinema
• Nel 1971 uscì un film belga in cui una coppia di sposi moderni conosce la contessa Elizabeth Báthory e l'amante-segretaria Ilona intitolato La vestale di Satana. • Nel 1973 uscì una produzione spagnola-italiana ispirata alla leggenda della contessa dal titolo: Le vergini cavalcano la morte. • Dalla storia è stato tratto il film La morte va a braccetto con le vergini del 1974 del regista anglo-ungherese Peter Sasdy, con Ingrid Pitt nel ruolo della contessa. • Sempre nel 1974 esce I racconti immorali di Borowczyk del regista Walerian Borowczyk che contiene un episodio intitolato Erzsébet Báthory e dedicato ad una breve biografia della contessa. In questo film il personaggio è interpretato da Paloma Picasso. • Nel 2005 William Brent Bell ha girato un teen-horror vagamente ispirato al personaggio della contessa, Stay Alive, con Maria Kalinina nel ruolo della sanguinaria nobildonna che uccide uno ad uno i giocatori di un immaginario videogioco online di cui è la feroce antagonista. • Nel 2007 è uscito Hostel: Part II dove una certa "Sig.ra Bathory" tortura una ragazza tagliandole la schiena, la gola e facendosi bagnare dal suo sangue colante. • Nel 2008 è prevista l'uscita di ben 2 pellicole horror ispirate all'immagine della contessa: Báthory diretto da Juraj Jakubisko, nel quale è impersonata da Anna Friel, e The Countess, diretto e interpretato da Julie Delpy.

Televisione
• Nella seconda puntata della serie della HBO, True Blood, dal titolo "I Piani del Re", all'arrivo di Bill alla reggia del Re del Mississipi, che lo aveva precedentemente salvato dai lupi mannari, il suo compagno Talbot spiega a Bill di come abbia fatto ri-arredare la stanza degli ospiti a cui lo sta accompagnando, dicendogli anche che il letto che vi ha situato apparteneva alla contessa Báthory.

Musica
• Il gruppo heavy metal Venom compose nell'album Black Metal la canzone Countess Bathory, dedicata alla contessa. Vari gruppi ne hanno in seguito pubblicato una cover (tra cui Candlemass e Necrodeath nell'album Draculea). • Dalla contessa Bathory ha preso nome l'omonimo gruppo black metal/viking metal Bathory, forse dalla canzone dei Venom. Sempre i Bathory inserirono nell'album Under the Sign of the Black Mark la canzone Woman of Dark Desires, dedicata alla contessa. • Il gruppo black metal olandese Countess compose per l'album Ad Maiorem Sathanae Gloriam la canzone The Wrath Of Satan's Whore, dedicata alla contessa.

Erzsébet Báthory • Il gruppo symphonic black metal Cradle Of Filth s'ispirò a questo personaggio nell'album Cruelty and the Beast, in modo specifico nel brano Bathory Aria. • Il gruppo black metal ungherese Tormentor compose la canzone Elizabeth Bathory (il gruppo black metal svedese Dissection ne fece una cover). • I Kamelot composero una trilogia di canzoni dal nome Elizabeth (Part I - Mirror Mirror, Part II - Requiem For The Innocent, Part III - Fall From Grace) inserita nell'album Karma, e nella versione live nell'album One Cold Winter's Night. • Il gruppo gothic metal Forever Slave realizzò un CD dedicato ad Elisabeth Bathory, Resurrection. • Il gruppo gothic metal Darkwell scrisse una canzone intitolata Elisabetha, inserita nell'album Conflict of Interest. • Il gruppo Hard Rock/Heavy Metal giapponese X Japan scrisse nel 1989 una canzone intitolata Rose of Pain, inserita nell'album Blue Blood, dedicata alla contessa • Il gruppo heavy metal Ghost svedese ha incluso una canzone dal titolo "Elizabeth" a lei dedicata nell'album Opus Eponymous del 2010.

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Altro
• Il videogioco per PC Diablo II fa riferimento a questo personaggio in una sua quest. Durante il gioco, infatti, si deve sconfiggere una malvagia Contessa che è stata murata viva dopo essersi fatta il bagno nel sangue di cento vergini allo scopo di rimanere giovane. • Nel gioco MMORPG Ragnarok Online c'è una strega, a cavallo di una scopa, di nome Bathory. • Nei musical di Sailor Moon, vi è un personaggio-vampiro a lei ispirato. • La celebre mangaka giapponese Riyoko Ikeda si è ispirata a questo personaggio per un racconto breve in coda alla sua opera più celebre, Le Rose di Versailles ("Lady Oscar"). Si intitola La contessa dagli abiti neri, ed è la prima storia breve che si affianca alla serie regolare. Ambientata in un periodo non specificato, precedente alla Rivoluzione Francese, tratta di una nobile francese ossessionata dal mito dell'eterna giovinezza, la quale per rimanere giovane e bella necessita di giovani donne di particolare bellezza, cui toglie la vita per ottenerne il sangue. Le sue vicende si mescolano a quelle dei protagonisti originali. Al termine del racconto l'autrice cita la vicenda originaria di Erzsébet Bàthory, da cui ha preso spunto. • Il manga coreano Horror Collector di Lee So-Young è ispirato alla storia della contessa sanguinaria Elizabeth Báthory. • Nel fumetto Dampyr la contessa appare in un albo speciale intitolato "Dracula Park", dove la si vede svolgere una delle sue azioni abituali preferite: fare il bagno in una vasca colma di sangue. • Nel gioco da tavolo Atmosfear una delle pedine utilizzate per giocare porta il nome "Elizabeth Bathory, la Vampiressa" chiaramente ispirato a Erzsébet Bàthory e alle sue manie sanguinarie. • In un video musicale italiano di Enrico Ruggeri intitolato "Mistero", in una parte del video si vede una data risalente al '500 e una donna che somiglia un po' a Erzsébet Bàthory. Sarà un'ispirazione alla famosa contessa?

Erzsébet Báthory

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Bibliografia
• I Personaggi Più Malvagi della Storia, di S. Klein & M. Twiss, edizioni Newton & Compton, Londra, 2002. • Serial Killer. Storie di ossessione omicida, di Carlo Lucarelli & Massimo Picozzi, Milano, edizioni A. Mondadori, 2003. ISBN 88-04-51634-8 • Simona Gervasone, Erzsébet Bàthory - Sangue e Perfezione, Zerounoundici.

Collegamenti esterni
• * Una lista di biografie di diversi serial killer su Occhirossi.it [3]

Voci correlate
• Serial killer

Altri progetti
• Wikimedia Commons contiene file multimediali su Erzsébet Báthory
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Gilles de Rais
Gilles de Montmorency-Laval barone di Rais, poi identificato con l'archetipo di Barbablù (Machecoul, 10 settembre 1404 – Nantes, 26 ottobre 1440) è stato un nobile, militare e assassino seriale francese. Venne in seguito accusato di tortura, stupro e uccisione di almeno 140 bambini e di praticare magia nera. Fu quindi condannato a morte.

Biografia[1]
Gioventù
Gilles de Rais fu un bambino di straordinaria intelligenza, con spiccate capacità nell'apprendimento del latino. Di nobili natali, a soli undici anni rimase orfano di entrambi i genitori (la madre morì di malattia ed il padre ucciso da un cinghiale durante una battuta di caccia), e fu affidato al nonno materno, Jean de Craòn. Nel 1420 visse alla corte del Delfino Carlo, futuro Carlo VII. Jean de Craòn provò a farlo sposare con Jeanne de Paynol, una ricca ereditiera, ma senza successo; fu un Ritratto immaginario di Gilles de Rais. fallimento anche il tentativo di matrimonio con Beatrice de Rohan, nipote del duca di Bretagna. Infine riuscì nell'intento di accrescere le ricchezze di Gilles facendogli sposare un'altra ereditiera, Catherine de Thouars, che Gilles rapì (cosa non rara all'epoca) per accelerare le trattative con la famiglia di lei. In ogni caso, pare che tra i due fosse davvero sbocciato l'amore.

Gilles de Rais

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Carriera militare
Dal 1427 al 1435, de Rais fu comandante nell'esercito reale e prestò servizio anche durante le campagne di Giovanna d'Arco contro gli inglesi. Nel 1429, appena venticinquenne, si guadagnò il titolo di Maresciallo di Francia in seguito alla strepitosa vittoria riportata dai francesi nella battaglia di Patay contro le truppe inglesi.

La decadenza e la dissolutezza
Morto il nonno, nel 1432 ereditò un'immensa fortuna, accumulata dal suo avo con estrema rapacità e destrezza, cui si aggiungevano le ricchezze dei de Rais e quelle della moglie, ritrovandosi così ad essere uno degli uomini più ricchi del suo tempo. Ritiratosi dal servizio militare, iniziò a spostarsi da un castello all'altro nei suoi domini, dandosi ad una vita opulenta e raffinata, finanziando spettacoli teatrali Lo stemma di Gilles de Rais. e dissipando il suo notevole patrimonio, fino ad essere costretto ad intaccare la sua ricchezza svendendo alcuni possedimenti. Fu in quel periodo che, per cercare di ritrovare la fortuna, cominciò a interessarsi all'occulto, motivo per cui affidò al suo cappellano, Eustache Blanchet, il compito di procacciargli alchimisti ed evocatori di demoni. Fu proprio questi a recarsi in Toscana, a quell'epoca terra di grandi innovazioni culturali, e ad incontrare a Firenze Francesco Prelati, un giovane monaco spretato aretino dedito all'occultismo, che assoldò e portò con sé in Francia nel 1439. Nel frattempo Gilles de Rais aveva continuato a spendere forti somme di denaro nel tentativo di ottenere la pietra filosofale per recuperare le proprie ricchezze. Prelati, invece, convinse de Rais che avrebbe potuto mantenere ricchezze e potere solo sacrificando esseri innocenti al demone "Barron", nome inventato dallo stesso Prelati giocando sul titolo nobiliare dei de Rais. Gilles de Rais, a quell'altezza cronologica, aveva già ucciso bambini ed adolescenti maschi. In questa attività era sempre stato aiutato dal fedele valletto Étienne Corillaut, detto "Poitou", che gli procurava i ragazzini spesso comprandoli per un tozzo di pane da famiglie di disperati.

Il processo e la condanna
Il 15 maggio 1440 de Rais rapì un giovane prelato di nome Jean Le Ferron, fatto che indusse il vescovo di Nantes ad indagare sui suoi crimini passati. Dopo la liberazione di Le Ferron, nell'autunno dello stesso anno de Rais fu arrestato ed il 13 ottobre cominciò il processo, basato su quarantanove capi d'accusa. Il de Rais inizialmente accusò i propri inquisitori di volerlo processare per sottrargli le sue ricchezze (de Rais si era già distinto in precedenza per l'atteggiamento polemico o apertamente violento nei confronti del clero), quindi, sotto tortura, confessò una quantità enorme di crimini di incredibile efferatezza. La confessione dei misfatti, una volta trascritta, pare abbia fatto inorridire a tal punto i giudici, che i passi più espliciti non furono contemplati tra le prove. Secondo la confessione, de Rais avrebbe più volte mutilato, violentato ed ucciso dei ragazzi; avrebbe quindi mozzato loro le membra e la testa insieme ai suoi complici, per poi giudicare quale fosse "la più bella" ed offrirla a Satana. Quante siano state le sue vittime non si sa esattamente, siccome si ritiene che la maggior parte dei cadaveri siano stati bruciati, ma il numero dovrebbe aggirarsi tra 80 e 200; doveva trattarsi, nella maggior parte dei casi, di individui maschi tra i sei ed i diciotto anni. Il 26 ottobre de Rais, insieme ai due servitori e complici, Henriet Griart e Poitou, fu giustiziato mediante l'impiccagione e il rogo, ma non prima di ricevere l'assoluzione dai peccati commessi da parte di un sacerdote.

Gilles de Rais

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Citazioni
• Nella tradizione popolare Gilles de Rais divenne Barbablù, per via della sua barba nera dai riflessi bluastri, personaggio fissato verso la fine del Seicento dallo scrittore di corte Charles Perrault nei suoi Contes de ma mère l'Oye. • Gilles et Jeanne, il sesto romanzo dello scrittore francese Michel Tournier, narra la vicenda di Gilles de Rais ed i suoi rapporti con Giovanna d'Arco. • Durtal, protagonista di Là-bas, romanzo di Joris Karl Huysmans, è un esteta ossessionato dalla figura immorale di Gilles de Rais. • Compare tra i protagonisti del romanzo di Valerio Evangelisti Mater Terribilis, del ciclo di Eymerich. • Compare tra i personaggi del fumetto Martin Hel pubblicato dalla Eura Editoriale. • Compare nella saga di "Catherine" scritta da Juliette Benzoni • Viene citato anche nel romanzo Les fleurs blues di Raymond Queneau. • Viene citato anche nel racconto Oleron, tratto da Il bar sotto il mare di Stefano Benni. • Viene inoltre citato nell'episodio Il segreto di Giovanna d'Arco della serie a fumetti Martin Mystère, della Sergio Bonelli Editore. • Altra opera in cui compare il personaggio di Gilles de Rais è il manga Giovanna d'Arco di Yoshikazu Yasuhiko. • Il 20 ottobre 2008 è uscito Godspeed on the Devil's Thunder, un concept-album dei Cradle of Filth incentrato sulla figura di Gilles de Rais. • Compare nel film Giovanna d'Arco di Luc Besson del 1999, interpretato dall'attore francese Vincent Cassel. • Compare nel ruolo del Servant Caster in Fate/Zero, light novel prequel della visual novel Fate/stay night. • Gilles de Rais è il titolo di un brano musicale dei Brodequin, gruppo di Brutal Metal che tratta spesso di tematiche come serial killer, torture e fatti inquietanti del Medioevo. • Anche i Celtic Frost compongono una canzone ispirata alla sua storia, Into the crypt of Rays, nell'album Morbid Tales. • Viene citato nel De Profundis di Oscar Wilde come colui che risiede "nella più infima melma delle Malebolge". • È citato nel romanzo di Somerset Maugham The Magician (Il mago). • Un altro manga dove compare questo personaggio è Drifters di Kōta Hirano.

Note
[1] cfr. Yoshikazu Yasuhiko. Giovanna d'Arco. Sulle orme della pulzella d'Orléans. Yamato edizioni, 2007, Note al fumetto, voll. 2 e 3.

Voci correlate
• Serial killer

Bibliografia
• • • • • Jacques Heers. Gilles de Rais. Perrin, Parigi, 1991, cartine e tavole f.t. Georges Bataille. Il Processo di Gilles de Rais. Guanda, 1996. Ernesto Ferrero. Barbablù. Gilles de Rais e il Tramonto del Medioevo. Einaudi, 1975. Piemme, 2004 Matei Cazacu. Barbablù, Mondadori, 2008 Carlo Lucarelli & Massimo Picozzi. Serial Killer. Storie di Ossessione Omicida, Milano, edizioni A. Mondadori, 2003. ISBN 88-04-51634-8

Gilles de Rais

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Henri Landru
Henri Désiré Landru meglio conosciuto come Henri Landru o Barbablù (Parigi, 12 aprile 1869 – Versailles, 25 febbraio 1922) è stato un criminale e assassino seriale francese.

L'affare Landru
Per venire incontro alle necessità familiari, Henri Landru a partire del 1915 si fece passare per un vedovo, solo ed agiato, alla ricerca di donne sole e ricche da sedurre. Simulando una prosperità che non era altro che una facciata, faceva loro intravedere un probabile matrimonio ed infine le invitava a soggiornare brevemente in una villa isolata, da lui affittata, a Gambais (Seine-et-Oise, l'attuale dipartimento di Yvelines). Grazie alla sua eloquenza, riusciva a far firmare alle sue vittime una procura che gli permetteva di far man bassa dei loro conti bancari. Non gli restava che strangolare queste donne, e farne sparire i corpi bruciandoli nel forno della villa. Benché fosse abbastanza isolata, la casa era sufficientemente vicina Henri Landru alle altre abitazioni da attirare più volte l'attenzione del suo vicinato, incuriosito dall'odore pestilenziale del camino in periodi in cui il riscaldamento non era necessario. Tuttavia essendo un tipo assai discreto nel compiere i suoi crimini riuscì a restare nell'ombra. In seguito alle denunce sporte da parte dei parenti delle vittime, Landru fu arrestato il 12 aprile 1919 in seguito a quello che appariva truffa ed appropriazione indebita. Davanti agli indizi concordanti ben presto fu accusato dell'assassinio di dieci donne e di un ragazzino che accompagnava una delle vittime.

Henri Landru

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Il processo
Il processo, che fu molto popolare tra i contemporanei, si aprì il 7 novembre 1921 davanti alla Corte d'Assise di Seine-et-Oise nella sede di Versailles. Henri Landru negò sin dal principio di essere l'autore di questi crimini, ammettendo tuttavia di aver truffato le presupposte vittime. Dimostrò a più riprese un'eloquenza spesso provocatoria nei confronti della corte, esclamando per esempio "Mostratemi i cadaveri!". La cucina a legna nella quale aveva bruciato i corpi fu trasportata nell'aula del tribunale, mentre una perquisizione meticolosa del giardino della casa di Gambais rivelò frammenti di ossa umane e molti denti. Sebbene le prove materiali fossero scarse, la giuria fu influenzata da un'agendina di Landru nella quale erano state meticolosamente registrate, con la sua grafia, le spese del viaggio di andata di ogni vittima ed in cui erano del tutto assenti le spese per il viaggio di ritorno. Egli non riuscì a dare alcuna spiegazione convincente per questa prova. Il suo avvocato Maître de Moro-Giafferi difese con accanimento il suo cliente ma, di fronte ad una serie di testimonianze schiaccianti ed a numerosissime prove circostanziali, non poté evitare la condanna a morte del suo assistito, pronunciata il 30 novembre 1921.

La fine
La richiesta di grazia inviata a Alexandre Millerand, presidente della repubblica francese, fu rifiutata il 24 febbraio 1922. L'esecuzione pubblica della sentenza avvenne alle ore 6.05 del 25 febbraio 1922, nel cortile della prigione di St. Pierre a Versailles, in cui era stato preparato il patibolo e la ghigliottina.

Due visioni cinematografiche
Charlie Chaplin s'ispirò all'affare Landru per creare il personaggio principale di Monsieur Verdoux del 1948, aggiungendo alla vicenda originale una trama sociale ispirata alla crisi economica del 1929, presentando il suo eroe come una sorta di vittima. Quindici anni più tardi Claude Chabrol realizzò a sua volta il film Landru proiettato per la prima volta il 25 gennaio 1963. Lo scenario era ispirato alle ricostruzioni più veritiere dell'affare e fu realizzato da Françoise Sagan; il ruolo del criminale affidato a Charles Denner.

Voci correlate
• Assassino seriale

Collegamenti esterni
• Dossier Henri Landru [1] in LaTelaNera.com
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Note
[1] http:/ / www. latelanera. com/ serialkiller/ serialkillerdossier. asp?id=HenriLandru& pg=2

Jack lo squartatore

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Jack lo squartatore
Jack lo squartatore (in inglese Jack The Ripper) (? - dopo il novembre del 1888) è lo pseudonimo dato ad un serial killer che ha agito a Londra, nel quartiere degradato di Whitechapel e nei distretti adiacenti, nell'autunno del 1888. Il nome è tratto da una lettera, pubblicata al tempo delle uccisioni, destinata alla Central News Agency e scritta da qualcuno che dichiarava di essere l'assassino. Durante la sua attività criminale sono state attribuite a Jack lo squartatore cinque vittime, ma è possibile che abbia ucciso anche altre persone.[1] [2] Il primo delitto ha permesso di conoscere, oltre all'abilità del killer, anche il suo modus operandi e la tipologia delle sue vittime, soltanto prostitute che venivano sgozzate e sventrate.

Le cinque vittime accertate
• Mary Ann Nichols, prostituta di 43 anni, fu la prima vittima Copertina della rivista Puck del 21 settembre accertata. Il suo corpo viene ritrovato il 31 agosto 1888, alle 3:45 1889, con l'illustrazione di Tom Merry del killer del mattino, in Buck's Row, di fronte ad uno dei tanti mattatoi del sconosciuto di Whitechapel, Jack lo squartatore quartiere. La vittima presentava la gola tagliata fin quasi alla decapitazione (il taglio intaccava le vertebre del collo) e tagli sul ventre dai quali fuoriusciva l'intestino. Gli organi genitali presentavano gravissime ferite da taglio, probabilmente inferte di punta. L'autopsia, studiando il taglio alla gola, rivelò che l'assassino era mancino, fatto che poi verrà smentito da tutti i criminologi che hanno studiato il caso. I giornali dell'epoca, che riportavano ogni giorno articoli relativi a donne accoltellate, bruciate vive, sfregiate e mutilate, diedero enorme rilievo ai casi attribuiti a Jack lo squartatore, definendoli "anomali" rispetto ai tanti altri delitti che costellarono l'"Autunno di terrore". • Annie Chapman, 46 anni, prostituta, è la seconda vittima ufficiale di Jack lo squartatore. Fu ritrovata uccisa l'8 settembre 1888 da un fattorino, nel cortile al numero 29 di Hanbury Street, a Whitechapel. Il suo corpo giaceva steso tra la porta e la palizzata, in uno spazio di circa ottanta centimetri. La gola era squarciata e la testa era quasi del tutto recisa dal busto. Il ventre era aperto; gli intestini erano appoggiati sulla spalla destra della vittima, mentre la vagina, l'utero e due terzi della vescica erano stati asportati. Ai piedi della vittima erano stati rinvenute alcune monete e un pezzo di una lettera insanguinata riportante la data del 20 agosto. Questo caso presenta anche un testimone, un inquilino della casa a fianco, oltre la palizzata, che afferma di aver sentito un grido di donna: "No!", ma che non aveva avuto il coraggio di sporgere la testa e guardare. Il giorno dopo, una bambina riferisce alla polizia di aver visto, in un cortile poco distante dal luogo del delitto, una striscia di sangue; gli investigatori affermano che probabilmente era la traccia lasciata dal killer, poiché era solito portare con sé un macabro trofeo asportato alla vittima e che con molta probabilità quel sangue era quello che colava dagli organi portati via dall'assassino. L'indizio della striscia di sangue non verrà studiato e approfondito, neanche successivamente. A seguito di questo omicidio si giunge al primo arresto effettuato dalla polizia. John Pizer, un ebreo proprietario di una bottega per la lavorazione del cuoio nel quartiere, viene accusato dell'omicidio grazie ad un grembiule di cuoio trovato nei pressi del luogo del delitto. Il giorno dopo però si scoprirà che "Leather Apron" (letteralmente "grembiule di cuoio"), come verrà chiamato l'accusato fino al momento del suo riconoscimento, non c'entra nulla col delitto: il grembiule apparteneva ad un inquilino del palazzo in cui è stato consumato l'omicidio, che era stato lavato e appeso ad asciugare. Pizer, tuttavia, viene trattenuto in cella ancora per un altro giorno a causa della folla inferocita che voleva linciarlo. Fino a quel momento quindi l'assassino era ancora sconosciuto e la polizia non

Jack lo squartatore aveva neanche il sospetto di chi potesse essere. Si supponeva solo che fosse un pazzo fanatico o un maniaco sessuale con alcune conoscenze di anatomia. L'unico indizio che sembrava accomunare gli uomini che alcuni testimoni hanno visto insieme alle vittime era una valigetta nera e un cappello "alla Sherlock Holmes". Da questo delitto fino al successivo passarono ventidue giorni. • Elizabeth Stride viene trovata in Berner Street, presso il cortile di un circolo di ebrei e tedeschi, da un cocchiere. La vittima presenta solo un profondo taglio alla gola, dalla quale, afferma il cocchiere, usciva ancora del sangue. Ciò porta alla conclusione che il sopraggiungere del cocchiere abbia potuto disturbare il lavoro dello Squartatore, che quindi non ha avuto modo di infierire sulla donna come era solito fare. Ciò è confermato dal ritrovamento della seconda vittima, Catherine Eddowes, in Mitre Square; la donna era stata sottoposta ad un vero e proprio martirio, cosa che spiegherebbe il "cambio di programma" dell'assassino che, non riuscendo ad infierire sulla Stride, ha cercato un'altra prostituta su cui accanirsi. • Catherine Eddowes giaceva a Mitre Square, in un lago di sangue, in posizione supina, come tutte le altre vittime. La faccia era sfregiata: naso e lobo dell'orecchio sinistro erano tagliati, così come la palpebra dell'occhio destro, solcata da profondi tagli. Il volto era sfigurato con un taglio a "V" sulla parte destra e con numerosi tagli sulle labbra, tanto profondi da mostrare le gengive. Il corpo era sventrato da un enorme e unico taglio che dall'inguine arrivava fino alla gola; lo stomaco e gli intestini erano stati estratti e appoggiati sulla spalla destra della donna, il fegato appariva tagliuzzato, il rene sinistro e gli organi genitali erano stati portati via. Per finire, la vittima era stata come di consueto sgozzata fino alla quasi completa decapitazione. • Mary Jane Kelly è l'ultima vittima canonica attribuita a Jack lo squartatore. L'omicidio di Mary Kelly è considerato il più orribile di tutti quelli attribuiti al serial killer. Il suo corpo viene scoperto l'8 novembre 1888, poco dopo le 10:45. Il corpo, o meglio ciò che ne rimaneva, giaceva sul letto della camera dove la donna viveva, al numero 13 di Miller's Court, vicino a Spitalfields. La gola era squarciata, il viso severamente mutilato e irriconoscibile, il petto e l'addome aperti, molti organi interni erano stati rimossi, il fegato giaceva tra le gambe e l'intestino arrotolato presso le mani, era inoltre stata asportata la carne che ricopriva gli arti. Il cuore non venne trovato e si crede possa essere stato bruciato nel camino o persino cotto e mangiato. I vicini dissero di aver sentito una donna singhiozzare "Murder!" ("Assassinio!") intorno alle 4 del mattino e a quest'ora viene fatta risalire la morte.

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Le sei possibili vittime
• Emma Elizabeth Smith, una vedova di 45 anni, venne aggredita in Osborne Street, brutalmente percossa e stuprata con uno strumento non affilato, che provocò la rottura del perineo nelle prime ore della mattina del 3 aprile 1888. Tornata alla locanda in cui risiedeva, lamentò forti dolori al basso ventre e, nonostante il ricovero al London Hospital, morì per le gravi lesioni interne riportate. Per quanto il periodo e la tipologia della vittima (Emma era una prostituta) coincidano con i delitti dell'assassino, la testimonianza della vittima stessa indica un'aggressione da parte di tre individui e la morte fu causata da peritonite. Per questi motivi, la maggior parte dei cronisti della vicenda propende ad escluderla dal numero delle vittime di Jack lo squartatore. • Martha Tabram, una prostituta di 39 anni, venne ritrovata uccisa il 6 agosto 1888, alle 4.45 del mattino, sulle scale di una palazzina in George Yard (attualmente Gunthorpe Street). Il corpo della vittima presentava un gran numero di ferite da taglio nella porzione inferiore del corpo. Il coroner ha parlato di non meno di 39 lesioni, anche se su alcuni giornali del periodo si parla di 20. L'esame post-mortem rivelerà che sono state usate due differenti tipi di lama per infliggere le ferite. Il 9 agosto 1888, tre giorni dopo il delitto, una prostituta di nome Mary Ann Connelly, anche conosciuta come Pearly Poll, si presentò alla polizia dicendo che, la notte dell'omicidio, era stata in compagnia della vittima e di due soldati del reggimento Coldstream Guards. Nonostante un tentativo di confronto con tutti gli appartenenti al reggimento che non erano di servizio la notte del 6 agosto, Pearly Poll non fu in grado di identificare con certezza i due uomini e la pista investigativa si perse nel nulla. Data la ferocia dell'attacco e la tipologia della vittima, molti studiosi del caso tendono ora a indicare Martha Tabram come una

Jack lo squartatore possibile vittima. • Alice McKenzie fu ritrovata uccisa la notte del 17 luglio 1889 dall'agente Joseph Allen. Di ronda nell'area di Whitechapel High Street, l'agente si era fermato per qualche minuto sotto un lampione in Castle Alley per un veloce spuntino. Il vicolo, al momento, le 00.15 del mattino, era deserto. La sua ronda lo riportò nello stesso punto circa 35 minuti dopo, alle 00.50. Immediatamente vide, a pochi passi dal lampione sotto il quale aveva sostato poco prima, il corpo di una prostituta quarantenne, la cui gola era stata recisa con due tagli da sinistra a destra, anche se l'opinione del medico legale era che si trattasse di pugnalate più che di tagli netti, in maniera piuttosto simile ai delitti delle cinque vittime "canoniche". Inoltre, l'addome della vittima aveva subito delle mutilazioni, anche se in misura molto minore rispetto ai casi attribuiti a Jack lo squartatore. Sul caso di Alice McKenzie i pareri, tanto degli investigatori vittoriani quanto degli autori moderni, sono discordi. • Frances Coles fu ritrovata uccisa alle 2.15 del mattino del 13 febbraio 1891 dall'agente Ernest Thompson. Di ronda lungo Chamber Street, udì un rumore frettoloso di passi davanti a lui e vide la figura indistinta di un uomo che si allontanava in direzione di Mansell Street. Pochi istanti dopo, in un buio passaggio che collegava Chamber Street con Royal Mint Street, conosciuto all'epoca come Swallow Gardens, trovò il corpo di una prostituta di 26 anni, dalla cui gola squarciata fuoriusciva ancora il sangue. Chinandosi su di lei, l'agente le vide aprire e chiudere un occhio; trovandosi di fronte ad una vittima ancora in vita, Thompson non poté inseguire l'uomo che aveva intravisto allontanarsi frettolosamente e si limitò a chiamare aiuto con il fischietto in dotazione. Frances Coles morì poco dopo sul lastricato di Swallow Gardens. L'esame post-mortem rivelò che la gola era interessata da tre lacerazioni, la prima da sinistra a destra, la seconda da destra a sinistra, l'ultima nuovamente da sinistra verso destra. Delle ferite sulla parte posteriore del cranio suggerivano che la vittima fosse stata scaraventata a terra prima di essere uccisa. Non vi era traccia di mutilazioni post-mortem. In un primo momento, la polizia sospettò di Tom Sadler, il convivente della donna, che si rivelò in seguito estraneo ai fatti. Sul caso di Frances Coles i pareri, tanto degli investigatori vittoriani quanto degli autori moderni, sono discordi. Il tipo di ferita alla gola certo ricorda il modus operandi di Jack lo squartatore, mentre l'assenza di mutilazioni addominali potrebbe essere imputata all'arrivo dell'agente Thompson, che avrebbe messo in fuga l'assassino, come si pensa possa essere avvenuto nel caso di Elizabeth Stride, nel 1888. • Una sconosciuta fu trovata assassinata il 26 dicembre 1887 vicino le vie Osborne e Wentworth.[3] • Maria Turner fu ritrovata accoltellata il 7 agosto 1888. Il cadavere, trovato sul largo di una scala di un gruppo di case operaie in commercial-street, presentava 39 ferite.[3]

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Lettere di Jack lo squartatore
Durante il periodo in cui sono avvenuti i delitti, la polizia e i giornali hanno ricevuto molte migliaia di lettere riguardanti il caso. Alcune erano di persone ben intenzionate che fornivano informazioni per la cattura del killer; la maggioranza però sono state considerate inutili e di conseguenza ignorate. Le più interessanti erano forse quelle centinaia scritte da persone che si dichiaravano gli assassini. La maggior parte di queste sono state considerate bufale. Molti esperti ritengono che nessuna di esse fosse autentica, ma tra quelle citate come forse genuine, sia dalle autorità del tempo che da quelle moderne, tre in particolare sono importanti: • The "Dear Boss" Letter, datata 25 settembre 1888 e ricevuta dalla Central News Agency il 27 settembre 1888, è la prima che riporta la firma "Jack lo Squartatore" (in inglese Jack the Ripper). La polizia non ritiene la lettera autentica e non dà altra rilevanza al caso. • The "Saucy Jack" postcard, ricevuta il 1º ottobre 1888, scritta in uno stile simile alla "Dear Boss" Letter. In questa cartolina, Jack lo squartatore menziona la futura uccisione di due vittime temporalmente vicine: "doppio evento questa volta". Il 30 settembre 1888, nel giro di un'ora, vengono rinvenuti i corpi di due vittime, Elizabeth Stride e Catherine Eddowes. • The "From hell" letter, ricevuta il 16 ottobre 1888 da George Lusk, capo della Commissione di Vigilanza di Whitechapel. La lettera era accompagnata da una piccola scatola contenente la metà di un rene umano, conservato in alcol etilico. Uno dei reni della Eddowes era stato rimosso dal cadavere; il medico che ha esaminato il rene inviato con la lettera ha determinato una somiglianza con quello sottratto a Catherine Eddowes. La lettera ed il rene furono successivamente perduti, insieme ad altro materiale sul caso.

La lettera From hell.

La prima lettera autografa di Jack lo squartatore

Jack lo squartatore

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Teorie sull'identità dell'assassino
Sono state fatte innumerevoli congetture su chi possa essere stato il serial killer che terrorizzò la Londra vittoriana, alcune improbabili come quella che vede coinvolto il poeta e drammaturgo Oscar Wilde.[4] o lo scrittore Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Dodgson), l'autore di Alice nel paese delle meraviglie Principali sospetti dell'epoca vittoriana Uno dei più importanti documenti dell'epoca ai quali è possibile attingere per identificare alcuni dei sospetti di Scotland Yard è un memorandum scritto nel 1894 da Sir Melville Macnaghten, che nel 1888 era a capo della Polizia Metropolitana londinese. In esso Macnaghten indica tre persone investigate per i delitti di Whitechapel: Montague John Druitt, Aaron Kosminski e Michael Ostrog.

Vignetta che ironizza sull'incapacità della polizia di trovare il killer di Whitechapel, da Punch del 22 settembre 1888

Montague John Druitt, nato il 15 agosto 1857, morto nel dicembre 1888, figlio di un noto medico londinese, era un giovane avvocato di buona famiglia che si era dedicato all'insegnamento. Il suo corpo fu ritrovato nel Tamigi il 31 dicembre 1888 e l'esame post-mortem stabilì che rimase in acqua per circa un mese. Nelle sue tasche furono ritrovate quattro pesanti pietre, il che sembra indicare un suicidio, ed un biglietto ferroviario datato 1 dicembre, il che indica che la morte fu posteriore a quella data. La coincidenza temporale tra la morte di Druitt e la fine dei delitti, considerando l'omicidio di Mary Jane Kelly come l'ultimo dei delitti di Whitechapel, oltre a delle non meglio specificate "confidenze personali", fecero di Montague John Druitt il primo dei sospetti di Macnaghten. Gli studiosi moderni tendono invece a considerarlo estraneo ai fatti. Qualcuno lo considera un adepto di una setta detta "gli Apostoli", in cui erano coinvolti personaggi altolocati della corte, ma appare soltanto un'illazione complottisitica. • Aaron Kosminski, ebreo polacco di professione parrucchiere, fu il principale sospettato di Sir Robert Anderson, capo della Divisione di Investigazione Criminale della Polizia Metropolitana di Londra. Due suoi domicili conosciuti, Sion Square e Greenfiel Street, sono posti all'incirca al centro dell'area dei delitti[5] . Kosminski era affetto da turbe mentali, probabilmente una forma di schizofrenia, e Macnaghten riporta che provava "un profondo odio nei confronti delle donne e forti tendenze omicide"; Macnaghten inoltre imputa la follia di Kosminski a "molti anni trascorsi indulgendo in pratiche solitarie", ovvero alla masturbazione compulsiva che, a quanto pare, fece davvero parte della storia clinica del sospetto. Nel 1891 Kosminski fu ricoverato nel manicomio di Colney Hatch, dove rimase all'incirca per tre anni, anche se Macnaghten riporta erroneamente che vi morì pochi mesi dopo il ricovero, e dove alcuni sintomi della sua follia furono osservati e riportati; Kosminski soffriva di allucinazioni uditive, si rifiutava di ricevere cibo dagli altri e di lavarsi. Nei rapporti clinici sopravvissuti fino ad oggi non sono segnalati episodi di particolare violenza; viceversa il paziente per la maggior parte del tempo viene indicato come apatico e passivo. L'ultimo rapporto su Kosminski a Colney Hatch lo descrive come "incoerente, ma tranquillo e in buona salute". Kosminski trascorse gli ultimi 25 anni della sua vita nel manicomio

Jack lo squartatore di Leavesden, dove fu ricoverato il 19 aprile 1894. Michael Ostrog, indicato da Macnaghten come "un folle medico russo, galeotto e indiscutibilmente un maniaco omicida", ha una ricca storia criminale alle spalle. Fu arrestato svariate volte per furto e truffa e possedeva un gran numero di false identità, nella maggior parte delle quali si faceva passare per un nobiluomo o per un dottore originario dell'Est Europa. Nonostante ciò, non si ha notizia di casi di violenza che lo coinvolgano, se si esclude un singolo caso: minacciò con una pistola un agente che lo stava arrestando e fu da questi facilmente disarmato e condotto in carcere. Ostrog fu sospettato principalmente per due motivi: aveva ripetutamente impersonato un medico (gli investigatori cercavano un omicida con un certo grado di preparazione anatomica) ed era stato rilasciato da un manicomio circa sei mesi prima dei delitti "canonici" di Whitechapel. Recenti studi da parte di Philip Sugden, autore di uno dei testi più autorevoli sul caso, indicano con certezza che Ostrog nell'autunno del 1888, quando i delitti "canonici" vennero perpetrati, era in prigione in Francia. George Chapman nacque con il nome di Severin Klosowski nel villaggio di Nagornak, in Polonia, nel 1865; dal 1880 al 1885 fu apprendista di un chirurgo e fu solo nel 1887 (o forse nei primi mesi del 1888) che emigrò a Londra, dove cambiò il proprio nome in George Chapman. Nel 1902 fu accusato di omicidio nei confronti di sua moglie Maud e, dopo l'esumazione dei corpi delle due mogli precedenti, anche del loro omicidio per avvelenamento tramite l'uso di antimonio. Si scoprì anche che i tre matrimoni erano stati dei falsi e nessuna delle tre donne era veramente sposata con Chapman. Le tre vittime di Chapman furono Mary Spink (25 dicembre 1879), Elizabeth "Bessie" Taylor (14 febbraio 1901) e Maud Marsh (22 ottobre 1902). Dopo la sua impiccagione, avvenuta il 7 aprile 1903, il Capo Ispettore George Francis Abberline, che fu protagonistra di molte delle indagini sui casi di Whitechapel, espresse la convinzione che finalmente Jack lo squartatore fosse stato preso e punito per i suoi crimini. Nel 1888 George Chapman era residente in George Yard, Whitechapel. Uno degli argomenti principali che i detrattori della teoria di Abberline utilizzano per confutarla è che Chapman commise i suoi omicidi in maniera "incruenta", tramite l'utilizzo di un veleno. Chapman era solito picchiare violentemente tutte e tre le donne ed anche la sua unica vera moglie, Lucy Klosowski. Quest'ultima raccontò un episodio rivelatore del carattere spietato di Chapman: dopo la morte per polmonite del figlio, la coppia emigrò, nella prima metà del 1891 a New York; Lucy tornò a Londra, sola e terrorizzata, nel febbraio 1892. Il motivo del precipitoso rientro fu, a quanto riporta Lucy stessa, un litigio con Chapman, il quale le premette con forza il viso su un cuscino. L'ingresso nel loro negozio di un cliente interruppe l'aggressione, ma la moglie, con orrore, scoprì che da sotto al cuscino sporgeva un affilato coltello; lo stesso Chapman, in seguito, le disse che aveva l'intenzione di decapitarla con quello stesso coltello e le indicò perfino il punto del pavimento sotto al quale l'avrebbe sepolta. All'obiezione della moglie che i vicini avrebbero sospettato, Chapman, con calma, rispose che avrebbe semplicemente detto che era tornata a Londra. Cosa che la donna fece immediatamente dopo, salvandosi così probabilmente la vita. Non vi sono quindi prove dirette della colpevolezza di Chapman.

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Indagini moderne

In rosso i luoghi di ritrovamento delle vittime - Osborn Street (Emma Elizabeth Smith), George Yard (Martha Tabram), Durward Street (Mary Ann Nichols), Hanbury Street (Annie Chapman), Berner Street (Elizabeth Stride), Mitre Square (Catherine Eddowes), Dorset Street (Mary Jane Kelly).

Alberto Vittorio di Sassonia-Coburgo-Gotha, duca di Clarence, nipote della regina Vittoria, figlio del futuro Edoardo VII, secondo in linea di successione al trono. Secondo alcuni studiosi il principe si era ammalato di sifilide con una prostituta, il che avrebbe generato un odio per le donne e le prostitute in particolare; il duca poteva aver commissionato gli omicidi dato che non si trovava a Londra nel periodo di essi. La tesi è in genere respinta dalla maggioranza degli esperti. La famiglia reale negli anni '60 fornì le prove della sua assenza, per difendere la memoria di Alberto Vittorio, morto nel 1890. Il fratello Giorgio divenne successivamente re. • Il complotto reale: strettamente legato al principe anche un'altra delle tesi, quella divulgata da Alan Moore in From Hell, ispirata all'opera di Stephen Knight, autore di Jack the Ripper: The Final Solution pubblicato nel 1976 (da cui nel 2001 è stato tratto il film La vera storia di Jack lo squartatore con Johnny Depp), chiamata The Royal Conspiracy (letteralmente: "il complotto reale"), secondo cui i delitti del mostro sarebbero stati commessi per coprire il matrimonio cattolico di Alberto Vittorio, nipote della regina Vittoria, con una prostituta, da cui sarebbe nata una figlia. La regina avrebbe quindi dato incarico ad uno dei suoi ministri di porvi rimedio, risolvendo il potenziale scandalo attraverso intrighi con la massoneria inglese e un frammassone (Jack, appunto) che compie cinque delitti rituali per uccidere tutte le testimoni della relazione tra il rampollo della famiglia regnante e l'ex prostituta. La tesi è ripresa anche da Philip Josè Farmer nel libro Gli Dei del Fiume, quinto capitolo della saga di Riverworld. William Gull (1816 - 1890), medico e baronetto, divenuto il medico del principe Alberto, coinvolto da alcuni studiosi come complice del duca o come killer solitario. Gull è somigliante agli identikit ed è descritto come frequentatore di Whitechapel, ma non vi sono prove della sua colpevolezza.

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James Maybrick, (24 ottobre 1838 - 11 maggio 1889) commerciante di cotone di Liverpoll, anch'egli somigliante agli identikit. Sua moglie Florence fu condannata per averlo avvelenato con arsenico in un, forse ingiusto, processo presieduto da Sir James Fitzjames Stephen, il padre di un altro sospetto moderno James Kenneth Stephen. Un diario, presumibilmente di Maybrick, fu pubblicato nel 1990 da Michael Barrett, e contiene una confessione di omicidi dello Squartatore. Nel 1995, Barrett ha confessato la scrittura del diario stesso, e descritto il processo di falsificazione del diario in dettaglio. Giurò sotto giuramento che lui e sua moglie, Anne, lo avevano creato. Anne Barrett, dopo il divorzio, poi ha negato il falso diario, e la loro storia è cambiata più volte nel corso degli anni. Il diario è stato screditato dagli storici che hanno evidenziato gli errori di fatto in relazione ad alcuni dei reati, e un documento di esperti ha dichiarato che il diario è un falso e la calligrafia non corrisponde a quella di Maybrick; l'inchiostro contiene inoltre un conservante non commercializzato fino al 1974. [ Walter Sickert: nel 2002 è stato pubblicato dalla scrittrice americana Patricia Cornwell il libro Ritratto di un assassino: Jack lo squartatore - Caso chiuso, nel quale l'autrice di gialli, dopo diverse ricerche, identifica il serial killer nel pittore inglese Walter Sickert. Le prove che l'autrice porta per affermare la sua teoria sono molteplici, ma gli studiosi della vicenda le hanno quasi unanimemente dichiarate poco convincenti.[6] La Cornwell ha dedicato più di un anno all'esclusivo studio della figura dello squartatore, acquistando persino alcune lettere che Jack lo squartatore scrisse alla polizia londinese, nonché diverse opere pittoriche di Sickert. La scrittrice è persuasa che quasi tutte le lettere inviate alla polizia siano opera di Walter Sickert (descritto come misogino e impotente), che si divertiva a variare contenuti e grafie. Questa teoria non è mai stata presa seriamente dalla polizia, ed in ogni caso non proverebbe affatto che l'autore delle lettere sia Jack. La polizia inoltre non ha tenuto conto neanche di un'altra teoria della Cornwell, quella sviluppata sulla sua accurata ricerca riguardante pero' i tipi di carta da lettere utilizzati sia da Sickert che da Jack Lo Squartatore, che risulterebbe, nelle svariate alternative prese in rilievo dalla Cornwell, la stessa in modo inequivocabile. Nel suo saggio The Art of murder, Wolf Vanderlinden dichiara senza mezzi termini che «la maggioranza giudica l'identificazione di Sickert come Jack nel migliore dei casi molto stiracchiata e nel peggiore dei casi calunniosa».[7] • Mary Pearcey: nel 2006, dopo la scoperta di una nuova metodologia individuata dall'Università di Brisbane che consente di evidenziare minime tracce di DNA presenti su vecchi reperti, un'equipe di medici legali coordinata da Ian Findlay ha analizzato la saliva trovata nei francobolli apposti sulle lettere inviate dall'assassino a Scotland Yard. I test tuttavia sono stati inconcludenti. Il dottor Findlay ha comunque ricostruito un profilo parziale di DNA, i cui risultati sono stati discussi in tutto il mondo, ed in special modo in Italia; in base a quanto emerso infatti, è possibile che il DNA rinvenuto sulle lettere fosse di una donna o, più specificamente, non si può affermare con certezza che si trattasse di un codice genetico maschile, di fatto allungando ancora di più l'elenco dei possibili indiziati (includendo nella lista anche donne).[8] In Italia i media, in modo grossolano e superficiale, hanno fatto intendere che i responsi dei test fossero certi e definiti e che in definitiva si potesse affermare senza alcun dubbio che il killer fosse di sesso femminile, cosa ovviamente non vera.[9] L'ipotesi "Jill the Ripper" è comunque già stata battuta in passato, e la maggiore indiziata in questo senso è Mary Pearcey, una ventiquattrenne condannata a morte nel 1890 per aver ucciso con modalità che sembravano ricordare gli omicidi di Jack lo Squartatore la moglie dell'amante e la loro figlia, morta per soffocamento. Tuttavia questa scoperta non è stata accettata da tutti e l'esame non prova che la lettera fosse dell'assassino inoltre la vittima della Pearcey non presentava vere e proprie mutilazioni agli organi interni che avevano subito le cinque vittime canoniche. Nonostante queste indagini siano interessanti, l'identità dello Squartatore rimane ancora ufficialmente un mistero.

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Nella cultura popolare
Il personaggio di Jack lo squartatore è apparso in numerosi film e serie televisive: • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • Tre amori fantastici (Das Wachsfigurenkabinett) (1924) Il vaso di pandora (Die Büchse der Pandora) (1929) Shadow of the Thin Man (1941) Una mano nell'ombra (Man in the Attic) (1954) Jack lo squartatore (Jack the Ripper) (1959) Lulu (1962) Ai confini della realtà (The Twilight Zone), nell'episodio "The New Exhibit" (1963) Sherlock Holmes: Notti di terrore (A Study in Terror) (1965) Star Trek, seconda stagione: Wolf in the fold: Fantasmi del passato (trasmesso il 22 dicembre 1967) Roulette d'amour (1969) Jack l'éventreur (1971) Jack el destripador de Londres (1971) Il manichino assassino (Terror in the Wax Museum) (1973) Jack the Ripper (1973), miniserie TV Champagnegalopp (1975) Erotico profondo (Jack the Ripper) (1976) Assassinio su commissione (Murder by Decree) (1978) Lulu (1978) Lulu (1979), film TV L'uomo venuto dall'impossibile (Time After Time) (1979) Lulu (1980) The Ripper (1985), home video La vera storia di Jack lo squartatore (Jack the Ripper) (1988) Film TV Jack lo squartatore (Jack the Ripper) (1988) The Ripper - Nel cuore del terrore (The Ripper) (1997) Film TV Jack lo squartatore (Jack the Ripper) (1999) La vera storia di Jack lo squartatore (From Hell) (2001) Detective Conan: Il fantasma di Baker Street (Meitantei Conan: Baker Street no Bourei)(2002) Jack, the Last Victim (2005), home video Lulu (2006) Film Kuroshitsuji (2006), manga e anime Sanctuary (2007), serie TV The Lodger - Il pensionante (2009) Whitechapel (2009), serie TV Embalming, manga e anime A tutto reality: il tour Vedo Londra...

Nel romanzo Undead - Gli immortali di Dacre Stoker e Ian Holt, si scopre che l'autore degli omicidi attribuiti a Jack lo Squartatore è la contessa Elizabeth Bathory. In Anno Dracula di Kim Newman Jack lo Squartatore è Jack Seward, uno dei protagonisti del Dracula di Bram Stoker; qui uccide soltanto vampiri e usa bisturi placcati in argento. Uno dei fumetti più celebri tra quelli incentrati sulla figura di Jack lo Squartatore è From Hell, scritto da Alan Moore e disegnato da Eddie Campbell. "Jack the Ripper ovvero Provaci ancora Jack" è l'Operetta goliardica senese del Princeps Baliaque Senensium del 1981 ispirata appunto alla storia di Jack lo Squartatore.

Jack lo squartatore Jack è uno de "I Cinque" del videogioco Shadow Man. La sua arma principale è una lunga lama e ha la capacità di camminare sulle pareti e sul soffitto e di spiccare lunghi salti. Il criminale viene anche citato nella canzone Music Box del rapper statunitense Eminem.

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Note
[1] (EN) Paul Begg; Martin Fido, Keith Skinner, The Jack the Ripper A to Z, Headline, 1994. ISBN 0-7472-4445-6 [2] (EN) Thomas Schachner. Jack the Ripper - victims (http:/ / www. casebook. org/ victims/ ). URL consultato il 21-08-2007. Oltre alla sezione "Generally Accepted (Canonical) Victims" ("Vittime generalmente accettate (canoniche)", c'è anche una sezione "Other Alleged Ripper Victims" ("Altre presunte vittime dello Squartatore") [3] L. Iron, Jack Lo Sventratore di donne, Roma, Perino, 1891. [4] Stephen Knight, Jack the Ripper: The Final Solution, citato – per esempio – in Donald Rumbelow, The Complete Jack the Ripper, pag. 225 [5] (EN) Robert House. Aaron Kosminski reconsidered (http:/ / roberthouse. com/ other/ ak2/ ak3. html). URL consultato il 14-08-2007. [6] (EN) Stephen P. Ryder. Patricia Cornwell and Walter Sickert: A Primer (http:/ / www. casebook. org/ dissertations/ dst-pamandsickert. html). URL consultato il 31-07-2007. [7] (EN) Wolf Vanderlinden. THE ART OF MURDER (http:/ / www. casebook. org/ dissertations/ dst-artofmurder. html). URL consultato il 31-07-2007. [8] (EN) Jack or Jill? The Ripper was a woman? (http:/ / english. pravda. ru/ society/ stories/ 18-05-2006/ 80543-jack_the_ripper-0). URL consultato il 31-07-2007. [9] Jack lo Squartatore era una donna-Lo rivela l'esame del Dna (http:/ / www. repubblica. it/ 2006/ 06/ sezioni/ esteri/ jack-losquartatore/ jack-losquartatore/ jack-losquartatore. html). Repubblica.it. URL consultato il 31-07-2007.

Bibliografia
• Stewart P. Evans; Keith Skinner, The Ultimate Jack the Ripper Sourcebook. • Philip Sugden, The Complete History of Jack the Ripper New Edition, New York, Carroll & Graf publishing, 2002.

Altri progetti
• • Articolo su Wikinotizie: Jack lo squartatore poteva essere una donna Wikimedia Commons contiene file multimediali su Jack lo Squartatore

Collegamenti esterni
• Scheda sul personaggio di Jack lo squartatore (http://www.imdb.it/character/ch0031664/) dell'Internet Movie Database • (EN) Casebook.org (http://www.casebook.org/intro.html), informazioni su Jack lo squartatore
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Jeffrey Dahmer

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Jeffrey Dahmer
Jeffrey Lionel Dahmer (West Hallis, 21 maggio 1960 – Portage, 28 novembre 1994) è stato un criminale e serial killer statunitense, noto anche come Il cannibale di Milwaukee o Il mostro di Milwaukee. Responsabile di diciassette omicidi[1] effettuati, tra il 1978 e il 1991[1] con metodi particolarmente cruenti (contemplando atti di violenza sessuale, necrofilia, cannibalismo, squartamento e tortura), fu condannato nel 1992 alla pena dell'ergastolo[2] [3] [1] per poi essere ucciso, due anni dopo, da Christopher Scarver, un detenuto sofferente di schizofrenia[4] .

Biografia
Infanzia ed adolescenza
Figlio di un chimico visse, malgrado alcune difficoltà dovute a problemi di salute[5] , un'infanzia tranquilla fino all'età di sei anni[5] , quando la sua famiglia si trasferì ad Akron. A partire da quell'età Dahmer sviluppò un carattere chiuso e apatico[5] [6] [7] [8] , iniziando a collezionare resti di animali morti che usava seppellire nel bosco situato dietro l'abitazione dei genitori[7] [9] o per degli scherzi a scuola[6] . A sedici anni iniziò inoltre a coltivare fantasie sessuali in cui l'oggetto del desiderio erano persone morte[6] , nonché a bere regolarmente grandi quantità di alcolici[6] [10] .

Il primo omicidio
Nel 1978, subito dopo il divorzio dei genitori[11] e il conseguimento del diploma della scuola superiore[12] [13] , Dahmer mise in atto il suo primo omicidio. La vittima fu Steve Hicks, un autostoppista[1] di diciannove anni incontrato da Dahmer in un bar: in quell'occasione l'assassino invitò il giovane nella casa dei genitori rimasta vuota[14] , gli offrì una birra, ebbe con lui un rapporto sessuale e lo uccise colpendolo con un bilanciere e soffocandolo[12] [14] . Successivamente smembrò il cadavere[12] [14] e ne nascose i pezzi in dei sacchi per l'immondizia che furono poi sepolti nel bosco situato dietro la casa dei genitori[12] [14] [15] . Subito dopo il delitto, Dahmer si iscrisse all'Università statale dell'Ohio, dalla quale si ritirò dopo soli sei mesi[16] [12] , a causa della scarsa frequenza alle lezioni e dell'alcoolismo[17] [14] . Non volendo cercare un lavoro[18] , fu obbligato dal padre ad arruolarsi in una base dell'esercito statunitense in Germania[19] [12] [14] : dopo poco meno di 2 anni, durante i quali scomparvero due persone, Dahmer fu espulso per via del suo sempre più grave alcolismo[12] [20] [14] . Tornato negli Stati Uniti, Dahmer visse inizialmente a Miami Beach[21] (dove lavorò in una banca del sangue[14] presso un ospedale). In seguito si trasferì nella casa di sua nonna a West Allis, dove venne incriminato in due occasioni per alcoolismo ed atti osceni in luogo pubblico[22] [23] [21] . Durante questo periodo, Dahmer continuò a coltivare le proprie passioni sciogliendo scoiattoli morti nell'acido[24] e custodendo manichini rubati nell'armadio[25] .

Le carneficine
Nel settembre 1987 Dahmer incontrò in un bar gay Steven Toumi[23] : dopo aver ingerito consistenti quantità di alcoolici, l'assassino uccise la propria vittima in una stanza di albergo[23] , ne chiuse il cadavere in una valigia acquistata per l'occasione[23] e lo portò nella cantina della casa di sua nonna dove ebbe rapporti sessuali con esso[23] . Infine il cadavere fu smembrato e i resti gettati tra i rifiuti[23] . Sette mesi dopo uccise con le stesse modalità[23] [26] , Jamie Doxtator, un quattordicenne di origini nativo-americane che frequentava i locali gay della città in cerca di una relazione[23] . Nel marzo 1988 massacrò Richard Guerrero, un ragazzo di origini messicane incontrato anch'egli in un bar gay[27] (anche se la famiglia della vittima ribadì più volte la sua supposta estraneità a tale ambiente[27] ). Nel settembre 1988 Dahmer fu allontanato da casa della nonna a causa del suo comportamento erratico, dei continui rumori molesti, e dei terribili odori provenienti dalla cantina[27] . Si trasferì in un appartamento di Milwaukee situato

Jeffrey Dahmer vicino alla fabbrica di cioccolata in cui lavorava[27] : in quello stesso mese adescò Somsak Sinthasomphone[28] , un ragazzo laotiano di tredici anni[27] , promettendogli dei soldi per un servizio fotografico. La vittima riuscì a sfuggire all'aggressore e a denunciarne le violenze[27] : Dahmer fu arrestato ed accusato di violenza sessuale[29] . In attesa del processo (che lo condannò a dieci mesi di ospedale psichiatrico, nonostante l'accusa avesse chiesto l'incarcerazione[30] ) Dahmer in seguito tornò a vivere a casa della nonna dove massacrò Anthony Sears, aspirante modello incontrato in un bar gay[27] : anche in questo caso la vittima fu drogata, strangolata e in seguito violentata[27] . Ottenuta dopo dieci mesi la libertà condizionata[31] , Dahmer visse inizialmente a casa della nonna per poi trasferirsi definitivamente, a partire dal maggio 1990, in un appartamento situato a nord di Milwaukee[32] . Da allora in poi intensificherà la propria attività omicida uccidendo, in poco più di un anno (tra il giugno 1990 e il luglio 1991), dodici persone con gli stessi metodi utilizzati per le vittime precedenti[32] . In questo periodo non fu mai scoperto né dai vicini di casa (i quali lamentavano tuttavia strani rumori ed odori nauseabondi provenienti dal suo appartamento[33] ), né dalla polizia, che pure era riuscita ad entrare nell'appartamento in seguito ad un tentativo di fuga da parte della futura vittima Konerak Sinthasomphone[34] (fratello minore del ragazzo laotiano che Dahmer aveva tentato di adescare anni prima[27] ). Il ragazzo era riuscito a liberarsi e a ottenere soccorso da parte di due donne che chiamarono la polizia[34] [35] . Dahmer riuscì tuttavia a convinvere gli agenti che Sinthasomphone (pesantemente intossicato da alcol e droghe) fosse il suo fidanzato, allontanatosi in seguito ad una banale lite[34] . Quando gli agenti se ne furono andati, Dahmer uccise, violentò, smembrò e parzialmente mangiò la vittima[34] .

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La cattura
Il 22 luglio 1991 Dahmer invitò Tracy Edwards nella sua abitazione, dove gli fu somministrata una dose di sonnifero[1] , fu ammanettato ad un braccio e costretto ad entrare nella stanza da letto[36] . Accortosi della presenza di foto di cadaveri smembrati appese ai muri e di un odore insopportabile proveniente da un barile[37] , Edwards colpì l'aggressore e fuggì dall'appartamento[1] . Fermato da una pattuglia della polizia, con la propria versione convinse gli agenti ad andare a controllare l'appartamento di Dahmer[38] , all'interno del quale furono ritrovati numerosi resti di cadaveri conservati nel frigorifero[38] [1] , alcune teste e mani tagliate di netto all'interno di pentole[1] [33] , teschi umani dipinti[1] [33] , peni conservati in formaldeide[1] [33] e fotografie di cadaveri squartati[38] [1] [33] .

Il processo
(EN) free. I didn't ever want freedom. Frankly, I wanted death for myself. This was a case to tell the world that I did what I did, but not for reasons of hate. I hated no one. I knew I was sick or evil or both. Now I believe I was sick. The doctors have told me about my sickness, and now I have some peace. I know how much harm I have caused... Thank God there will be no more harm that I can do. I believe that only the Lord Jesus Christ can save me from my sins... I ask for no consideration. » (IT) liberato. Non ho voluto mai la libertà. Sinceramente, volevo la pena capitale per me stesso. Qui si è trattato di dire al mondo che ho fatto quello che ho fatto, ma non per ragioni di odio. Non ho odiato nessuno. Pensavo di essere malato, malvagio o entrambe le cose. Ora credo di essere stato malato. I dottori mi hanno parlato della mia malattia, e ora mi sento in pace. So quanto male ho causato... Grazie a Dio non potrò più fare del male. Credo che solo il Signore Gesù Cristo possa salvarmi dai miei peccati...non chiedo attenuanti.  »
[4]

« It is now over. This has never been a case of trying to get « Ora è finita. Qui non si è mai trattato di cercare di essere

(Lettera inviata da Dahmer ad indirizzo del giudice responsaible del processo

)

Per poter effettuare il processo (iniziato il 30 gennaio 1992[39] ), furono adottate severe misure di sicurezza per proteggere l'imputato da possibili aggressioni da parte dei familiari delle vittime[40] . Nonostante la difesa avesse invocato l'infermità mentale per il proprio assistito[41] [42] [43] , Dahmer fu riconosciuto colpevole dei 15 capi di imputazione[3] e, con sentenza del 13 luglio 1992[41] , condannato alla pena dell'ergastolo[1] per ogni omicidio

Jeffrey Dahmer commesso totalizzando 957 anni di prigione[4] .

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La morte
Incarcerato nel Columbia Correctional Institute di Portage[4] , durante i primi mesi di detenzione Dahmer si convertì al cristianesimo[44] . In seguito ad un'aggressione subita il 3 luglio 1994 (fu ferito alla gola durante una funzione religiosa nella cappella del carcere[4] [45] ), gli fu proposto il trasferimento in isolamento[4] : Dahmer rifiutò finendo per essere nuovamente aggredito da Christopher Scarver, un detenuto sofferente di schizofrenia[46] [4] che lo colpì con un bilanciere trafugato dalla palestra del carcere[46] . Tale aggressione risulterà fatale per il criminale, che morirà durante il trasporto in ospedale a causa del trauma cranico riportato[46] . Il suo cervello fu in seguito espiantato e conservato per studi scientifici[47] .

Modalità di uccisione
Le diciassette vittime degli omicidi di Dahmer erano principalmente uomini o ragazzi (prevalentemente omosessuali[1] [33] ) di etnia afroamericana o asiatica[33] e, come rilevato in seguito dalla polizia, con precedenti penali di una certa entità alle spalle[48] [49] . Il killer li adescava nei pressi dei luoghi di ritrovo per omosessuali fingendosi un fotografo in cerca di modelli[1] [33] [23] oppure col pretesto di vedere film dal contenuto hard e bere qualcosa insieme, oppure semplicemente proponendo loro un rapporto sessuale[1] [23] [50] . Le vittime venivano in seguito narcotizzate ed uccise tramite strangolamento[50] [23] o pugnalamento[1] , subivano talvolta atti di necrofilia[50] [33] [23] ed infine venivano squartati con una sega[1] [50] . Tutta l'operazione era documentata da Dahmer tramite varie fotografie che illustravano il processo in ogni singolo passo[50] . Le parti asportate dai corpi venivano conservate in freezer come cibo[50] [33] , oppure disciolte nell'acido[50] oppure messe in formaldeide[1] [50] . Le teste erano invece bollite per rimuoverne la carne, lasciando il teschio nudo[33] , il quale veniva dipinto per farlo sembrare di plastica[50] . Dahmer sottopose inoltre alcune vittime ad esperimenti di lobotomia[1] iniettando, tramite fori trapanati nel cranio, acido muriatico o acqua bollente nel cervello delle vittime, con l'apparente scopo di creare zombie, ma provocando piuttosto la morte dei malcapitati[1] .

Le vittime
Nome Stephen Hicks Steven Tuomi Jamie Doxtator Richard Guerrero Anthony Sears Eddie Smith Ricky Beeks Ernest Miller David Thomas Curtis Straughter Errol Lindsey Tony Hughes Konerak Sinthasomphone Età [1] [32] 19 24 14 21 24 28 27 22 23 19 19 31 14 Data di morte 6 giugno 1978 15 settembre 1987 16 gennaio 1988 24 marzo 1988 25 marzo 1989 14 giugno 1990 27 luglio 1990 22 settembre 1990 24 settembre 1990 19 febbraio 1991 19 aprile 1991 24 maggio 1991 27 maggio 1991 [49] [53] [52] [51]

Jeffrey Dahmer

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Matt Turner Jeremiah Weinberger Oliver Lacy Joseph Bradehoft 20 23 23 25 30 giugno 1991 5 luglio 1991 12 luglio 1991 19 luglio 1991

Riferimenti culturali
A causa dell'efferatezza dei suoi delitti, la figura di Jeffrey Dahmer è stata più volte oggetto di riferimenti o citazioni in ambito musicale[54] [55] [56] [57] , cinematografico[58] [59] e letterario[60] [61] [62] [63] .

Bibliografia
• Lionel Dahmer, A father's story, W. Morrow & Co., 1994. ISBN 978-0-688-12156-3 • Donald Davis, The Jeffrey Dahmer Story: An American Nightmare, Macmillan, 1991. ISBN 978-0-312-92840-7 • Catherine Purcell, The psychology of lust murder: paraphilia, sexual killing, and serial homicide, Academic Press, 2006. • Jody Roy, Love to Hate, Columbia University Press, 2002.

Note
[1] Jeffrey Dahmer, the Milwaukee Cannibal (http:/ / web. archive. org/ web/ 20070216210321/ http:/ / www. bbc. co. uk/ crime/ caseclosed/ dahmer1. shtml) su bbc.co.uk (http:/ / www. bbc. co. uk/ ) (recuperato tramite Internet Archive) [2] A Father's Story, pag. 211 [3] Sidney Uhrquart, Guilty! (http:/ / www. time. com/ time/ magazine/ article/ 0,9171,975527,00. html), su time.com (http:/ / www. time. com/ ) [4] Jeffrey Dahmer - End of the Road (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 21. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com) [5] Jeffrey Dahmer - A Happy Little Boy (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 14. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [6] Jeffrey Dahmer - Isolated by Sexual Fantasy (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 16. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [7] Jeffrey Dahmer - Metamorphosis (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 15. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [8] A Father's Story, pag. 76-79 [9] A Father's Story, pag. 80 [10] A Father's Story, pag. 82 [11] A Father's Story, pag. 90 [12] Jeffrey Dahmer - First Blood (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 6. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [13] The psychology of lust murder, pag. 76 [14] The psychology of lust murder, pag. 77 [15] Love to Hate, pag. 102 [16] A Father's Story, pag. 103-104 [17] A Father's Story, pag. 105 [18] Jeffrey Dahmer - Isolated by Sexual Fantasy (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 16. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [19] A Father's Story, pag. 107 [20] A Father's Story, pag. 110-111 [21] Did Dahmer Have One More Victim? (http:/ / www. wisn. com/ news/ 10903529/ detail. html) su wisn.com (http:/ / www. wisn. com/ ) [22] A Father's Story, pag. 131 [23] Jeffrey Dahmer - Lust, Booze & Murder (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 7. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [24] A Father's Story, pag. 124-126 [25] A Father's Story, pag. 119-120 [26] Love to Hate, pag. 103

Jeffrey Dahmer
[27] Jeffrey Dahmer - More Murders, More Arrests (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 8. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [28] A Father's Story, pag. 133-135 [29] A Father's Story, pag. 138 [30] Jeffrey Dahmer - A true psychopath (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 9. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [31] A Father's Story, pag. 143-144 [32] Jeffrey Dahmer - The Killing Binge (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 10. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [33] Alex Prud'homme, The Little Flat of Horrors (http:/ / www. time. com/ time/ magazine/ article/ 0,9171,973550-1,00. html) su time.com (http:/ / www. time. com/ ) [34] Jeffrey Dahmer - A Victim Almost Escapes (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ index. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [35] The Jeffrey Dahmer Story: An American Nightmare, pag. 7 [36] The Jeffrey Dahmer Story: An American Nightmare, pag. 151 [37] The Jeffrey Dahmer Story: An American Nightmare, pag. 152 [38] Jeffrey Dahmer - Exposed! (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 4. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [39] A Father's Story, pag. 207 [40] Jeffrey Dahmer - Trial Begins with Heavy Security (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 18. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [41] Jeffrey Dahmer - The Insanity Defense (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 19. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [42] A Father's Story, pag. 209-210 [43] Jeffrey Dahmer - Evil or Sick? (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 20. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [44] Jeffrey Dahmer - Did Dahmer Find God? (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 22. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [45] WISCONSIN INMATE HELD IN SLAYING OF DAHMER (http:/ / www. deseretnews. com/ article/ 390410/ WISCONSIN-INMATE-HELD-IN-SLAYING-OF-DAHMER. html) su Deseret News (http:/ / www. deseretnews. com/ a) [46] DAHMER KILLER CHARGED (http:/ / www. time. com/ time/ nation/ article/ 0,8599,2606,00. html) su time.com (http:/ / www. time. com/ ) [47] Dahmer's brain kept for research (http:/ / findarticles. com/ p/ articles/ mi_qn4207/ is_19950317/ ai_n10189382/ ?tag=content;col1), The Milwaukee Journal, 17 marzo 1995 [48] Jeffrey Dahmer - The Killing Binge (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 10. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [49] David C. Thomas (http:/ / www. charleyproject. org/ cases/ t/ thomas_david. html), charleyproject.org (http:/ / www. charleyproject. org/ ) [50] Jeffrey Dahmer - Deadly Ritual (http:/ / www. trutv. com/ library/ crime/ serial_killers/ notorious/ dahmer/ 11. html) su trutv.com (http:/ / www. trutv. com/ ) [51] Steven W. Tuomi (http:/ / www. charleyproject. org/ cases/ t/ tuomi_steven. html), charleyproject.org (http:/ / www. charleyproject. org/ ) [52] Richard Guerrero (http:/ / www. charleyproject. org/ cases/ g/ guerrero_richard. html), charleyproject.org (http:/ / www. charleyproject. org/ ) [53] Edward W. Smith (http:/ / www. charleyproject. org/ cases/ s/ smith_edward. html), charleyproject.org (http:/ / www. charleyproject. org/ ) [54] Dahmer, concept album dei Macabre dedicato all'attività criminosa di Dahmer. [55] L'album Omen dei Soulfly contiene una traccia intitolata Jeffrey Dahmer. [56] Dahmer, gruppo grindcore canadese che, oltre a portare il nome del maniaco, ne tratta le azioni criminose nei testi dei brani. [57] Il testo del brano Trigger Inside incluso nell'album Troublegum dei Therapy? cita Dahmer. [58] Scheda su Jeffrey Dahmer (http:/ / www. imdb. it/ name/ nm0197213/ ) dell'Internet Movie Database [59] Dahmer - Il cannibale di Milwaukee, film di David Jacobson che tratta della vicenda. [60] L'amico di Jeffrey Dahmer è amico mio, racconto di Niccolò Ammaniti incluso nella compilation Italia Odia. [61] v. Bibliografia [62] Greg Johnson. Invisible Writer: A Biography of Joyce Carol Oates. New York: Dutton, 1998, p. 201 [63] Celeste Williams, Comic book on Dahmer sparks protests The Milwaukee Journal, 14 giugno 1992

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Jeffrey Dahmer

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Voci correlate
• • • • Serial killer Cannibalismo Necrofilia Christopher Scarver

Collegamenti esterni
• Una lista di biografie di alcuni serial killer indicati su Occhirossi.it (http://www.occhirossi.it/biografie.htm) • Scheda su Jeffrey Dahmer (http://www.imdb.it/name/nm0197213/) dell'Internet Movie Database
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John Wayne Gacy
John Wayne Gacy (Chicago, 17 marzo 1942 – Crest Hill, 10 maggio 1994) è stato un serial killer statunitense. Fu soprannominato Killer Clown per aver rapito, torturato, sodomizzato e ucciso 33 vittime, quasi tutti adolescenti e maschi adulti, 27 dei quali seppelliti sotto la sua abitazione o nascosti ammassati in cantina dal 1972 fino alla sua cattura avvenuta nel 1978, scattata per il fallito occultamento della sua ultima vittima. Il nome con cui è diventato noto deriva dall'aver intrattenuto i bambini ad alcune feste con costume e trucco da clown facendosi chiamare Pogo il Clown. Il movente degli omicidi era la sua omosessualità repressa; pochi sospettavano ciò, anche perché era sposato. Gacy era un tipo John Wayne Gacy con Rosalynn Carter socievole e apparentemente normale agli occhi dei concittadini, quindi era anche insospettabile. L'omicida dopo il processo venne condannato a morte e giustiziato con l'iniezione letale nel 1994, alla sua morte lasciò un discreto numero di disegni raffiguranti pagliacci ora parte di collezioni private. Le perizie psichiatriche effettuate su di lui dimostrarono (come per molti serial killer) una notevole intelligenza. La vicenda e gli omicidi di Gacy contribuirono ad alimentare la paura del "clown malvagio" nell'immaginario popolare. Dalla sua storia è stato tratto il film biografico "Gacy" (2003)[1] .

Curiosità
• Il cantante scum punk GG Allin fu uno dei pochi interlocutori di John Wayne Gacy durante la permanenza di quest'ultimo in carcere. • L'arresto del serial killer partì dall'intervento della polizia che fu particolarmente insospettita dal tanfo nauseabondo dei corpi in putrefazione delle vittime di Gacy, che giustificava il fatto con la scusa di avere problemi al sistema fognario. Lo scenario dei corpi all'interno della cantina fu particolarmente scioccante. • Nell'album "Come on feel the Illinoise" di Sufjan Stevens è presente una canzone intitolata proprio "John Wayne Gacy, jr.". • Nell'episodio n. 11 della decima stagione di South Park, intitolato "Inferno sulla terra 2006", compare Gacy sotto forma di cartone animato, insieme ad altri due serial killer statunitensi, Ted Bundy e Jeffrey Dahmer. I tre dovevano andare a recuperare una torta a forma di Ferrari per la festa di Satana, ma finiscono per combinare un

John Wayne Gacy guaio, facendo una vera e propria parodia dei Three Stooges. • È stato girato anche un film su J.W.Gacy dal titolo Gacy (2003) diretto da Clive Saunders, Gacy può contare su un ottimo team di attori, tra i quali spicca Chiarlie Weber (CSI, Buffy l’Ammazzavampiri), Mark Holton (NYPD) e Adam Baldwin (X-Files, NCIS) • Viene Citato da George Carlin nel suo famosissimo spettacolo "You are all diseased" con la frase "Anche John Wayne Gacy amava i suoi bambini!" • Joliet, la prigione dove J.W. Gacy è stato arrestato e giustiziato, è stata presa come scenografia per la prigione di Fox River della serie Prison Break. Alcuni dei membri del cast e della troupe hanno sostenuto di aver sentito durante le riprese la presenza del fantasma di John W. Gacy in una delle celle.

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Collegamenti esterni
• Biografia [2] • Biografia [3]

Note
[1] Scheda del film su IMDb (http:/ / italian. imdb. com/ title/ tt0330181/ ) [2] http:/ / www. occhirossi. it/ biografie/ JohnWayneGacyJr. htm [3] http:/ / digilander. libero. it/ JackLoSquartatore666/ gacy. htm

Voci correlate
• Serial killer
Portale Biografie Portale LGBT

Leonarda Cianciulli

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Leonarda Cianciulli
Leonarda Cianciulli (Montella, 14 novembre 1893 – Pozzuoli, 15 ottobre 1970) è stata una criminale e serial killer italiana, meglio nota come La saponificatrice di Correggio.

Biografia
Leonarda nasce a Montella, un piccolo paese dell'Irpinia, da Emilia Marano e da Mariano Cianciulli. La madre non ebbe mai un buon rapporto con la figlia, soprattutto dopo che, morto il primo marito, si risposò ed ebbe altri figli. Sembra che da bambina Leonarda avesse anche sofferto di epilessia. Leonarda trascorre dunque un'infanzia infelice, di cui racconta:

Leonarda Cianciulli

« Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l'altra si spezzò la fune. La mamma mi fece
capire che le dispiaceva di rivedermi viva. Una volta ingoiai due stecche del suo busto, sempre con l'intenzione di morire e mangiai dei cocci di vetro: non accadde nulla. »

Quasi tutto quello che si sa sulla Cianciulli è estratto dal suo memoriale, intitolato "Le confessioni di un'anima amareggiata", sulla cui autenticità sono stati sollevati numerosi dubbi. Molti sostengono infatti sia in realtà opera degli avvocati, che puntavano a alleggerire la posizione della Cianciulli (la quale aveva studiato fino alla terza elementare). Nel 1914, all'età di 21 anni, sposa Raffaele Pansardi, di Lauria, un impiegato del catasto, in aperto contrasto con i familiari, che avevano individuato per la sposa - fatto consueto all'epoca - un altro candidato. La Cianciulli, nel Memoriale, racconta di essere stata in quell'occasione maledetta dalla madre, alla vigilia delle nozze, e che troncò ogni rapporto con lei: un fatto questo che segnò profondamente la personalità della futura assassina. La giovane coppia va a vivere a Lauria, in provincia di Potenza, dove resterà per una quindicina di anni abitando al corso Cairoli. Ma nel 1930 il terremoto del Vulture è il pretesto che gli sposi adoperano per trasferirsi a Correggio in provincia di Reggio Emilia, dove vanno a vivere in via Cavour 11. Infatti già a Lauria la giovane Leonarda Pansardi, che si fa chiamare "Nardina", subisce alcuni processi, che nonostante il carcere, si risolvono in un nulla di fatto o in piccole condanne. Una volta trasferitasi in Emilia, la Cianciulli si organizza per cercare di risollevare le sorti economiche della famiglia: beneficiando anche dei risarcimenti devoluti alle vittime del sisma, avvia un piccolo ma fiorente commercio di abiti e mobili. Il marito continua a lavorare come impiegato all'Ufficio del Registro, col modesto stipendio di 850 lire al mese. Dall'inizio del matrimonio Leonarda ha ben 17 gravidanze che si risolvono in 3 parti prematuri, 10 figli morti in tenera età e 4 sopravvissuti: questi diventano per Leonarda un bene da difendere a qualsiasi prezzo. Nel 1939, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, l'unica figlia femmina, Norma, frequenta ancora l'asilo delle suore; i due figli maschi più giovani, Bernardo e Biagio, sono militare il primo e iscritto al ginnasio il secondo,

Leonarda Cianciulli mentre Giuseppe, il figlio più grande e più amato, è studente di lettere all'Università di Milano, dunque ha già l'età necessaria per essere chiamato al fronte. Al solo pensiero della sorte del primo figlio amatissimo, Leonarda cade preda dello sconforto e prende una drastica quanto folle decisione: fare sacrifici umani in cambio della vita del figlio. Così si legge nelle sue memorie:

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« Non potevo sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte sognavo le piccole bare bianche, inghiottite una dopo
l'altra dalla terra nera... per questo ho studiato magia, ho letto i libri che parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture, spiritismo: volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli.  »

In realtà, però, la Cianciulli non ucciderà per salvare i figli: quando compie il primo delitto l'Italia non è ancora in guerra. C'è da dire che, mentre a Lauria era stata tacciata di essere una poco di buono, invece a Correggio Leonarda è benvoluta e stimata da tutti, considerata una persona affidabile, una madre esemplare e - siamo negli anni del Ventennio - una fervente fascista. A Correggio frequenta molta gente (cui offre i deliziosi dolci che ama cucinare) e in particolare riceve spesso tre amiche, tutte donne sole e non più giovani, insoddisfatte della ridente Correggio e desiderose di rifarsi una vita altrove: approfittando di questo loro desiderio, Leonarda le attira nella sua trappola.

Gli omicidi
Quelli accertati sono tre, ossia quello della Setti, della Soavi e della Cacioppo.

Faustina Setti
La più anziana delle sue vittime, la prima a finire nel pentolone della Cianciulli, è Faustina Setti. Si tratta di una donna di settant'anni, semianalfabeta ma inguaribilmente romantica, che viene attirata da Leonarda con l'assicurazione di averle trovato un marito a Pola. Leonarda convince la donna a non parlare a nessuno della novità, per evitare invidie e maldicenze; e così il giorno della partenza Faustina si reca a casa dell'amica, per farsi dare le ultime istruzioni e per farsi dettare da Leonarda una lettera da spedire alle amiche appena giunta a Pola, nonché per firmare alla Leonarda una delega per gestire i suoi beni... Ma il viaggio è destinato a non cominciare mai: Leonarda infatti uccide la sua anziana amica a colpi di ascia, poi trascina il corpo in uno stanzino e lo seziona in nove parti, raccogliendo il sangue in un catino. Come ella stessa scriverà nel memoriale redatto in carcere (intitolato "Le confessioni di un'anima amareggiata"):

« Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e
rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi e che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastando il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io. »

Francesca Soavi
La seconda vittima, un'insegnante d'asilo di nome Francesca Soavi, a cui Leonarda aveva promesso un lavoro al collegio femminile di Piacenza, cade nella trappola il 5 settembre 1940: per stornare i sospetti più a lungo possibile, Leonarda la convince a scrivere delle cartoline ai familiari per scusarsi dell'assenza e a spedirle da Correggio per evitare di far conoscere la sua destinazione, almeno fino a quando non sarà sicura di aver ottenuto il posto. Il copione si ripete: dopo averla uccisa, Leonarda ruba i pochi soldi della vittima e, con il permesso che costei le aveva concesso prima di morire, si fa carico di vendere tutte le sue cose e si tiene la somma guadagnata. Il figlio Giuseppe va a Piacenza a spedire le lettere della vittima. Leonarda non può ancora saperlo, ma Francesca non ha mantenuto la promessa di tenere la bocca chiusa sul suo imminente trasferimento: una vicina di casa, infatti, è a conoscenza della destinazione della sua vecchia amica, ma non si fa avanti e la vicenda viene dimenticata.

Leonarda Cianciulli

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Virginia Cacioppo
La terza vittima è la cinquantanovenne Virginia Cacioppo (Reggio Emilia, 17 giugno 1881 – Correggio, 30 novembre 1940), un'ex soprano di buon successo (dopo aver studiato canto al Conservatorio di Milano ed esordito nella Carmen di Bizet nel luglio del 1904 al Teatro Valli di Reggio Emilia si costruì un cospicuo curriculum, ricevendo notorietà e recitando in opere di Verdi, Puccini e Mozart per lo più in Italia, in Libano e in Egitto anche al fianco di direttori d'orchestra importanti come Emilio Usiglio). Leonarda attira la sua curiosità offrendole un impiego a Firenze come segretaria di un misterioso impresario teatrale, e contemporaneamente la stuzzica ventilandole l'ipotesi di un possibile futuro ingaggio. Di nuovo, le avanza la preghiera di non dire niente a nessuno ma ancora una volta la promessa viene infranta: Virginia infatti si confida con un'amica la mattina stessa della sua "partenza". Quindi, la poveretta scompare. Infatti, il 30 novembre 1940 anche la Cacioppo è finita nel pentolone di Leonarda Cianciulli che, in proposito, scriverà più tardi nel suo memoriale:

« Finì nel pentolone, come le altre due (…); ma la sua carne era grassa e bianca: quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone
di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce. »

La vicenda giudiziaria
Non ricevendo più da tempo notizie della cognata scomparsa (la più nota delle tre, la Caccioppo, già famoso soprano d'opera) la signora Albertina Fanti si insospettisce e comincia a sollevare un gran polverone: denuncia ufficialmente dunque le sparizioni al questore di Reggio Emilia, il quale incarica delle indagini il commissario Serrao, che indagando ben presto giunge a conoscenza di grosse somme di denaro che sono finite, di recente, proprio sul conto di Leonarda Cianciulli, la quale oltretutto vanta già delle denunce per truffa e appropriazione indebita con condanne inflitte in Basilicata, dalla Pretura di Lauria e dal Tribunale di Lagonegro. Quindi, a seguito di una ispezione, vengono rinvenuti nella casa di un presunto complice i gioielli dell'ultima vittima. La Cianciulli-Pansardi viene così arrestata. La Procura ventila anche l'ipotesi di un coinvolgimento del figlio maggiore, Giuseppe Pansardi, parendo impossibile, anche agli avvocati, che una donna piccola e minuta come lei avesse potuto da sola uccidere, tranciare i cadaveri, sezionarli e saponificare i corpi delle sue vittime in così poco tempo: a questa insinuazione la Cianciulli s'infuria e, nel corso del processo che seguirà, in mezzo all'aula grida con forza che il figlio non sa nulla di tutta la vicenda e che la colpa è tutta sua ed è pronta a darne dimostrazione. Il Pansardi infatti viene indagato e finisce anche lui sotto processo. Ascoltata una sua confessione integrale, nel 1946 a Reggio Emilia si apre il processo, nel quale emerge un interessante punto di dibattito: mentre l'accusa sostiene infatti che la Saponificatrice ha agito per pura avidità nei confronti del denaro delle sue tre vittime, Leonarda si intestardisce a giustificare i suoi omicidi come un tributo di sangue dovuto alla memoria della madre morta, che le sarebbe comparsa in sogno promettendole di prendersi le vite dei suoi figli, se lei non avesse versato sangue fresco ed innocente, in cambio di quello delle sue creature. La leggenda narra anche che, durante il processo, ella sarebbe stata portata in un obitorio (di nascosto) per provare le sue parole e, con l'aiuto di seghe e coltelli, sarebbe riuscita a smembrare un cadavere in solo dodici minuti. Ma è solo una leggenda, mai provata in alcun modo. La perizia del professor Filippo Saporito, docente all'università di Roma e direttore del manicomio criminale di Aversa, riesce a convincere la giuria solo della seminfermità mentale dell'imputata, seguendo le teorie di Cesare Lombroso, allora molto in voga (mentre Saporito propendeva per la totale infermità). La Cianciulli viene quindi ritenuta colpevole dei tre omicidi, delle rapine ad essi seguite e del vilipendio dei cadaveri, e perciò condannata a trent'anni di reclusione e al ricovero per almeno tre anni in un manicomio criminale. Di questi anni, Leonarda ne sconta solo ventiquattro: il 15 ottobre 1970 muore infatti nel manicomio di Pozzuoli, all'età di 77 anni, per apoplessia cerebrale. Una suora del carcere la ricorda in questo modo:

Leonarda Cianciulli

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« Malgrado gli scarsi mezzi di cui disponevamo preparava dolci gustosissimi, che però nessuna detenuta mai si azzardava a mangiare. Credevano che contenessero qualche sostanza magica. »
Il martello, il seghetto, il coltello da cucina, le scuri, la mannaia e il treppiede, cioè gli strumenti di morte usati dalla Pansardi per compiere i tre omicidi, sono conservati dal 1949 a Roma nel Museo Criminologico [1].

Opere ispirate a Leonarda Cianciulli-Pansardi
• Il film Gran Bollito di Mauro Bolognini del 1977. Va rilevato che in questa pellicola le tre donne assassinate da Leonarda Cianciulli sono interpretate da altrettanti attori en travesti, ossia Renato Pozzetto, Alberto Lionello e Max von Sydow; si vedano a proposito due saggi di Andrea Jelardi Queer Tv e In scena en travesti, editi a Roma dalle edizioni Croce nel 2006 e nel 2007. Lo spettacolo teatrale Amore e Magia nella Cucina di Mamma di Lina Wertmüller. La canzone Cianciulli balla della band italiana Acid Folk Alleanza (AFA), contenuta nell'album "Acid Folk Alleanza" del 1993 [2]. Il racconto La Cianciulli e l'Ermellina, nella raccolta Fuori e dentro il Borgo (1997) di Luciano Ligabue. La canzone Soap opera del gruppo emiliano Offlaga Disco Pax. La canzone La saponatrice di Ferrara del gruppo noise OvO. La canzone A Bizarre Alchemical Practice del gruppo symphonic black metal italiano Dark End. Il documentario La Saponificatrice – Vita di Leonarda Cianciulli [3] di Alessandro Quadretti. Il libro Soda caustica, allume di rocca e pece greca. Il caso Cianciulli di Augusto Balloni, Roberta Bisi e Cecilia Monti.

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Bibliografia
• Carmela Maria Barbaro, La strega del sapone, Albatros, 2010, ISBN 978-88-567-2801-9 • Cinzia Tani, Assassine. Quattro secoli di delitti al femminile, Mondadori, 1998, ISBN 88-04-46876-9 • Pier Mario Fasanotti; Valeria Gandus, Cosa bolle in quella pentola? in Mambo italiano 1945-1960. Tre lustri di fatti e misfatti, Marco Tropea Editore, 2000, pp. 59-73. ISBN 8843801937 • Erika De Pieri, La saponificatrice, ed. Becco Giallo, 2005, ISBN 88-85832-12-1 • Massimo Polidoro, Cronaca Nera, pagg. 69-98, Piemme, 2005 • Fabio Sanvitale, Vincenzo M.Mastronardi, Leonarda Cianciulli. La Saponificatrice di Correggio, Armando Editore, 2010, ISBN 8860817218

Altri progetti
• Wikiquote contiene citazioni di o su Leonarda Cianciulli
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Note
[1] http:/ / www. museocriminologico. it/ index. htm [2] http:/ / www. fabriziotavernelli. com/ content/ ?cat=5& paged=2 [3] http:/ / www. imdb. com/ title/ tt1326961/

Ludwig (serial killer)

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Ludwig (serial killer)
Marco Furlan (Padova, 16 gennaio 1960) e Wolfgang Abel (Düsseldorf, 25 marzo 1959) sono due serial killer che commisero omicidi nel nord-est dell'Italia, in Germania e in Olanda tra il 25 agosto 1977 e il 7 gennaio 1984 rivendicando i propri crimini con volantini firmati con la sigla Ludwig.

Due persone al di sopra di ogni sospetto
L'aspetto che maggiormente colpì l'opinione pubblica al momento dell'arresto dei membri del gruppo "Ludwig" fu l'origine sociale di Furlan e Abel, figli dell'alta borghesia di Verona e provenienti dal quartiere di Borgo Trento, uno dei più prestigiosi del capoluogo scaligero. Marco Furlan era figlio del primario del centro ustionati dell'Ospedale Civile Maggiore di Verona - sintomatico il fatto che molte delle vittime di "Ludwig" furono arse vive - ed al momento dell'arresto risultava in procinto di laurearsi in fisica presso l'Università di Padova. Wolfgang Abel era figlio di un consigliere delegato di una compagnia assicurativa tedesca e viveva a Negrar, in provincia di Verona, pur avendo abitato a Monaco di Baviera. Aveva preso una laurea in matematica a pieni voti e lavorava col padre nella medesima compagnia assicurativa. I due erano parte di un gruppo di giovani che, all'epoca, erano soliti incontrarsi nella piazza Vittorio Veneto di Borgo Trento. Si trattava di un luogo percepito, a livello locale, come piazza Euclide nel quartiere Parioli a Roma o piazza San Babila a Milano. Condividevano l'idea di ripulire il mondo da barboni, omosessuali, tossicodipendenti, preti, con l'unica colpa di aver commesso peccati in gioventù, e da discoteche e cinema a luci rosse. Le loro idee neonaziste, xenofobe e omofobe li portarono a commettere 10 delitti tra Italia e Germania tra il 1977 e il 1984.

La lunga catena di omicidi di Ludwig
Il primo omicidio compiuto dai due risale al 25 agosto 1977 quando il barbone Guerrino Spinello venne bruciato nella sua Fiat 126 a Verona. Il 17 dicembre 1978, più di un anno dopo dal primo omicidio venne ucciso il cameriere Luciano Stefanato, omosessuale, ucciso con più di 30 coltellate e ritrovato con ancora le 2 lame conficcate nella schiena, a Padova. Quasi un anno dopo, il 12 dicembre 1979, a Venezia, venne ucciso con una trentina di coltellate il tossicodipendente ventiduenne Claudio Costa. La coppia di assassini seriali uccise poi nel 1980 l'ex prostituta Alice Maria Baretta a Vicenza a colpi di ascia e di martello. Il 25 novembre dello stesso anno i due rivendicarono per la prima volta questi delitti col nome di Ludwig, inviando una lettera a Il Gazzettino. Furono anche accusati di avere dato alle fiamme, il 25 maggio 1981, la torretta di Porta San Giorgio a Verona, una piccola struttura abbandonata facente parte delle vecchie fortificazioni austriache, divenuta ricovero per sbandati e senza casa . Nell'incendio morì il diciassettenne Luca Martinotti, che stava trascorrendo la notte lì con un altro amico, rimasto gravemente ferito. Per questo delitto furono assolti. Risulta la lettera di rivendicazione del rogo a La Repubblica:

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« LUDWIG
LA NOSTRA FEDE È NAZISMO LA NOSTRA GIUSTIZIA È MORTE LA NOSTRA DEMOCRAZIA È STERMINIO RENDIAMO NOTO CHE ABBIAMO PUNTUAL MENTE RIVENDICATO IL ROGO DI SAN G IORGIO A VERONA CON IL MESSAGGIO INVIATO A 'LA REPUBBLICA'. ALLEGHIAMO UN DISCHETTO METALLICO IDENTICO A QUELLO APPLICATO SULLA PIÙ GRANDE DELLE TRE TORCE USATE. GOTT MIT UNS »

Il 20 luglio 1982 uccisero a martellate Gabriele Pigato e Giuseppe Lovato, entrambi frati settantenni del Santuario della Madonna di Monte Berico a Vicenza. Il 26 febbraio 1983 uccisero a Trento il sacerdote don Armando Bison, che venne trovato con un punteruolo sormontato da un crocifisso. Il 14 maggio 1983 diedero fuoco al cinema a luci rosse Eros di Milano, dove morirono sei persone e trentadue rimasero ferite. I due colpirono ancora il 17 dicembre 1983, causando 13 morti nell'incendio del sexy club Casa rossa di Amsterdam. L'8 gennaio 1984 appiccarono un incendio alla discoteca Liverpool di Monaco; nel rogo morì una persona (una cameriera di origine italiana che lavorava nel locale) e altre sette rimasero ferite; nel volantino di rivendicazione è scritto «Al Liverpool non si scopa più!».

L'ultimo attacco e la cattura
Il 4 marzo 1984 i due si recarono alla discoteca Melamara di Volantino di rivendicazione di Ludwig. Castiglione delle Stiviere in provincia di Mantova, dove si trovavano quattrocento ragazzi, la maggior parte dei quali mascherati per la festa di carnevale. In un momento di confusione uno dei due (travestito da Pierrot) fece entrare l'altro in discoteca, aprendogli un'uscita di sicurezza. Si introdussero nel locale portando due borse contenenti due taniche di benzina. Seminascosti in un angolo buio, cominciarono a versare benzina sulla moquette e la incendiarono, senza tenere conto che i locali pubblici avevano dovuto dotarsi di rivestimenti in materiali ignifughi, dopo il rogo del cinema Statuto a Torino nel febbraio 1983. La moquette prese così fuoco in maniera estremamente lenta, dando il tempo ad un addetto alla sicurezza di intervenire. Vistisi scoperti, i due tentarono di aggredire il buttafuori per potersi dare alla fuga, ma finirono con l'avere la peggio e vennero consegnati alla Polizia. Ludwig così concluse la sua scia di morte lasciandosi dietro 28 morti e 39 feriti.

Lo strascico giudiziario
Abel venne sottoposto a perizia psichiatrica, richiesta anche dai difensori di Furlan, Piero Longo e Niccolò Ghedini. Furlan rifiutava di sottoporsi ai colloqui. Gli specialisti Balloni e Reggiani affermarono che Abel aveva una ridotta capacità di intendere e di volere durante gli omicidi, inoltre affermarono che Abel era cresciuto senza le attenzioni affettive che permettono di costruire una personalità sana. La perizia fu molto contestata. Il 10 febbraio 1987 vennero entrambi condannati a trent'anni di carcere, mentre il pubblico ministero aveva chiesto per entrambi l'ergastolo; a entrambi inoltre venne riconosciuto un vizio parziale di mente. Il 15 giugno 1988 la Corte d'Assise d'Appello di Venezia rimise in libertà entrambi per decorrenza dei tempi di carcerazione e ordinò a Furlan il

Ludwig (serial killer) soggiorno obbligato a Casale di Scodosia, un paese in provincia di Padova, da dove Furlan fuggì nel febbraio del 1991, poco prima della definitiva condanna in cassazione. Fu catturato nel maggio del 1995 a Creta, dove viveva sotto falso nome e venne riportato in Italia; intanto il 10 aprile del 1990 la Corte d'Appello di Venezia, presieduta da Nicola Lercario, lo aveva condannato in contumacia a 27 anni di carcere, condanna confermata l'11 febbraio 1991 dalla Corte di Cassazione; nella medesima occasione anche Abel fu condannato a 27 anni. Poco dopo l'arresto, avvenuto a Creta[1] , Marco Furlan tentò il suicidio in carcere, provando a impiccarsi alle sbarre con un lenzuolo.

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Scarcerazione
Il 24 aprile 2008 viene diffusa la notizia della decisione del Tribunale di sorveglianza di Milano di affidare Marco Furlan in prova ai servizi sociali[2] . Furlan, attraverso il suo legale, l'avvocato milanese Corrado Limentani, aveva chiesto di poter lasciare il carcere di giorno per tornarvi la notte e nei fine settimana. L'organismo giudiziario ha però deciso di non concedere la semilibertà, ma piuttosto di anticipare la scarcerazione del serial killer, prevista per l'inizio del 2009. Tale notizia non ha mancato di suscitare scalpore e disappunto nell'opinione pubblica, e numerose proteste al riguardo sono già pervenute a quotidiani e settimanali. È libero dal 9 gennaio 2009, ha rilasciato nel 2009 un'intervista a Enrico Lucci in una puntata delle Iene dove si è dichiarato pentito e ha detto che si riscatterà nel modo migliore[3] . Venerdì 12 novembre 2010 Furlan viene rimesso in libertà.

Vittime di Ludwig
• 25 agosto 1977, Guerrino Spinello, Verona, i due lanciarono delle molotov nella sua Fiat 126, morì una settimana dopo per le ustioni riportate • 17 dicembre 1978, Luciano Stefanato, Padova • 12 dicembre 1979, Claudio Costa, Venezia • 20 dicembre 1980, Alice Maria Baretta, Vicenza • 25 maggio 1981, Luca Martinotti, morto nel rogo di Torretta di Porta San Giorgio di Verona • 20 luglio 1982, Gabriele Pigato e Giuseppe Lovato (frati del Santuario della Madonna di Monte Berico), Vicenza • 26 febbraio 1983, Armando Bison, Trento • 14 maggio 1983, 6 morti e 32 feriti nell'incendio del cinema a luci rosse Eros di Milano • 17 dicembre 1983,13 morti nell'incendio del sexy club Casa rossa di Amsterdam • 8 gennaio 1984, 1 morto e 7 feriti nell'incendio della discoteca Liverpool di Monaco

Citazioni
Nel 2009 nel loro EP "Io vengo dalla polvere da sparo" il gruppo napoletano Onirica ha dedicato alla coppia di serial killer il brano "Ludwig"[4] .

Fonte
• Carlo Lucarelli, Massimo Picozzi. La Nera, Mondadori, 2006

Note
[1] Fonte:Il Corriere della Sera (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1995/ maggio/ 18/ Ludwig_arrende_Creta_co_0_9505185082. shtml) [2] Caso Ludwig: Marco Furlan, 15 omicidi fra il 1977 e il 1984, affidato ai servizi sociali (http:/ / www. ilmessaggero. it/ stampa_articolo. php?id=22997) su il Messaggero del 23 aprile 2008 [3] Intervista di Lucci a Furlan (http:/ / www. video. mediaset. it/ video/ iene/ puntata/ 157722/ lucci-ho-ucciso-10-persone. html) [4] Myspace degli Onirica (http:/ / www. myspace. com/ oniricaitalia)

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Voci correlate
• Anni di piombo • Organizzazioni armate di destra in Italia

Collegamenti esterni
• Pagina sul Gruppo Ludwig (http://www.occhirossi.it/biografie/Ludwig.htm) • Intervista di Enrico Lucci ad uno dei complici uscito da breve di prigione (http://www.video.mediaset.it/ video/iene/puntata/157722/lucci-ho-ucciso-10-persone.html)
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Mostro di Firenze
Mostro di Firenze è la denominazione sintetica utilizzata dai media italiani per riferirsi all'autore o agli autori di una serie di otto duplici omicidi avvenuti fra il 1968 e il 1985 nella provincia di Firenze. L'inchiesta avviata dalla Procura di Firenze ha portato alla condanna in via definitiva di due uomini identificati come autori materiali di 4 duplici omicidi, i cosiddetti compagni di merende: Mario Vanni e Giancarlo Lotti mentre un terzo, Pietro Pacciani, condannato in primo grado a più ergastoli per 7 degli 8 duplici omicidi e successivamente assolto in appello, è morto prima di essere sottoposto ad un nuovo processo di appello, da celebrarsi a seguito dell'annullamento della sentenza di assoluzione da parte della Cassazione. Le Procure di Firenze e Perugia sono tuttora impegnate in un'indagine volta a individuare i presunti mandanti dei duplici omicidi. La vicenda ebbe molto risalto anche dal punto di vista sociale, suscitando estrema paura per la tipologia di vittime (giovani fidanzati in atteggiamenti intimi) ed aprendo l'opinione pubblica italiana al dibattito sull'opportunità di concedere con maggiore disinvoltura la possibilità per i figli di trovare l'intimità a casa, evitando i luoghi pericolosi[1] [2] [3] [4] [5] .

Le modalità dei duplici delitti
I reati del mostro di Firenze si sono sviluppati nell'arco di quasi due decenni, e hanno riguardato giovani coppie appartatesi nella campagna fiorentina in cerca di intimità. Le costanti della vicenda attengono anche ai mezzi usati e al modus operandi dell'omicida: i delitti sono avvenuti nelle medesime circostanze di tempo e di luogo. Tranne nel duplice omicidio del 1985, in cui le vittime erano in una tenda da campeggio, tutte le altre coppie di vittime erano all'interno di autoveicoli. Luoghi appartati e notti di novilunio, o comunque molto buie, quasi sempre d'estate, nel fine settimana o in giorni prefestivi[2] . È sempre stata usata la stessa arma da fuoco, identificata in un modello di pistola Beretta appartenente alla serie 70 (viene ormai dato per certo che si tratti del modello 74 o 76 da dieci colpi), calibro .22 Long Rifle, in commercio dagli anni Cinquanta, probabilmente un modello con canna lunga, sviluppata come propedeutica alla disciplina sportiva del tiro a segno, caricata con munizioni Winchester marcate con la lettera "H" sul fondello del bossolo (provenienti da almeno due scatole da 50 cartucce ciascuna), con palla in piombo nudo e con palla in piombo ramato galvanicamente. In quattro degli otto duplici omicidi, l'assassino ha asportato il pube delle donne uccise, servendosi di un'arma bianca che, secondo gli inquirenti dovrebbe essere un coltello da sub o una Sa resolza sarda. Negli ultimi due casi anche il seno sinistro delle vittime. I luoghi dei delitti (Signa, Vicchio, Calenzano, Scopeti, ecc.) erano per lo più stradine sterrate nascoste, chiamate tratturi, o piazzole frequentate da coppie in cerca di intimità. Ciò ha portato a pensare che l'assassino fosse una persona che conosceva piuttosto bene i territori dei luoghi dei delitti, e che, in alcuni casi,

Mostro di Firenze pedinasse le vittime prima di ucciderle.[2] . Il profilo più comune del killer, che emerge dalle prime indagini, ipotizza il mostro come un uomo destrimane della zona, d'intelligenza media o superiore alla media, alto circa 1,80 m. Queste caratteristiche psicologiche si evincono dalla perizia De Fazio e dal profilo dell'Fbi di Quantico, anche se occorre ricordare che gli studi delle modalità dei delitti, al momento, non garantiscono certezze scientifiche sull'identità del killer, ma solo delle tracce di profiling che, come tali, sono più o meno condivisibili. L'altezza superiore alla media del mostro, almeno 180 cm, è stata ipotizzata in base all'altezza dei fori nel furgoncino delle vittime di Giogoli.[6] Il dato traerebbe conferma anche da una possibile impronta di un ginocchio, forse lasciata dal mostro nell'omicidio di Vicchio. Scientificamente però, questi rilievi sull'altezza del killer, non si sono concretizzati in prove processuali inoppugnabili, vista la condanna in primo grado inflitta a Pacciani come unico serial killer. Pietro Pacciani detto "Il Vampa" era alto solo 165 cm circa.

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La serie di delitti e i primi sospettati
21 agosto 1968 (mercoledì): L'omicidio di Antonio Lo Bianco e Barbara Locci, Signa
La notte del 21 agosto 1968, all'interno di una Alfa Romeo Giulietta bianca posteggiata presso una strada sterrata vicino al cimitero di Signa, vengono assassinati Antonio Lo Bianco, muratore siciliano di 29 anni, sposato e padre di tre figli, e Barbara Locci, casalinga di 32 anni, di origini sarde. I due erano amanti, la donna era sposata con Stefano Mele, un manovale sardo emigrato in Toscana alcuni anni prima. Al momento dell'aggressione, intorno alla mezzanotte, i due sono intenti in preliminari amorosi. Sul sedile posteriore dorme Natalino Mele, di 6 anni, figlio di Barbara Locci e Stefano Mele. L'assassino si avvicina all'auto ferma ed esplode complessivamente otto colpi da distanza ravvicinata, quattro colpiscono la donna e quattro l'uomo. Verranno repertati cinque bossoli di cartucce calibro.22 Long Rifle Winchester con la lettera "H" punzonata sul fondello. Intorno alle 2:00 del mattino del 22 agosto, il piccolo Natalino Mele suona alla porta di un casolare sito in via del Vingone 154, ad oltre 2 chilometri di distanza da dove è parcheggiata l'automobile del Lo Bianco. Il proprietario, sveglio per via del figlio malato che ha chiesto dell'acqua, si affaccia immediatamente alla finestra, e davanti alla porta vede il bambino che scorgendolo a sua volta gli dice: "Aprimi la porta perché ho sonno, ed ho il babbo ammalato a letto. Dopo mi accompagni a casa perché c'è la mi' mamma e lo zio che sono morti in macchina."[7] . Dopo averlo soccorso, l'uomo chiede a Natalino cosa sia successo, e questo stentatamente riferisce altri particolari sul suo arrivo fin lì: "Era buio, tutte le piante si muovevano, non c'era nessuno. Avevo tanta paura. Per farmi coraggio ho detto le preghiere, ho cominciato a cantare la tramontana... La mamma è morta, è morto anche lo zio. Il babbo è a casa malato."[7] I Carabinieri, chiamati mezz'ora dopo dal signor De Felice, il padrone di casa, si mettono alla ricerca dell'auto portandosi dietro il piccolo Mele. Intorno alle 3:00 del mattino l'auto viene ritrovata grazie anche all'indicatore di direzione lampeggiante, nella stradina che si trova su via di Castelletti, a 100 metri dal bivio per Comeana, in una zona abitualmente frequentata da coppie in cerca di intimità[8] . Le indagini conducono al marito della donna, Stefano Mele, 49enne manovale originario di Fordongianus all'epoca in provincia di Cagliari, ora di Oristano, che si sospetta possa aver commesso il delitto per gelosia. Questo elemento è tuttavia reso piuttosto implausibile dal fatto che lo stesso Stefano Mele aveva più volte in passato esternato un temperamento decisamente succube, giungendo persino ad ospitare in casa sua per diverso tempo tal Salvatore Vinci, suo amico ed amante della moglie, da taluni indicato come il vero padre del piccolo Natalino. I pettegolezzi del paese insinuavano persino che l'uomo, al mattino, portasse il caffè a letto agli amanti della donna e che accondiscendesse ad avere rapporti sessuali con alcuni di loro, incluso lo stesso Vinci.[9] . Il 23 agosto, dopo 12 ore di interrogatorio[10] , e dopo aver negato inizialmente un suo coinvolgimento ed aver gettato sospetti sui vari amanti della moglie, arriva a confessare il delitto. Durante il sopralluogo effettuato quello stesso giorno, l'uomo mostra di conoscere alcuni particolari che solo chi fosse stato presente all'omicidio poteva sapere, ma al contempo risulta totalmente incapace di maneggiare un'arma, e sbaglia il finestrino da cui furono portati i colpi[11] . Dopo poche ore Mele ritratta in parte la confessione, e coinvolge come complice Salvatore Vinci.

Mostro di Firenze Dice che è lui ad avergli fornito l'arma, ed è stato sempre il Vinci a portarlo fino alla stradina di Castelletti con la sua auto. La pistola, dopo aver sparato, il Mele l'avrebbe buttata nel canale che corre lungo il cimitero, ma l'arma malgrado le ricerche non viene mai trovata. Il pomeriggio del 24 agosto i due uomini vengono messi a confronto, nonostante il Vinci abbia portato un alibi confermato da due testimoni. Il confronto però dura molto poco, perché dopo le prime battute Stefano Mele ritratta ancora e scagiona Salvatore[12] . Non passa mezz'ora che Mele fornisce una nuova versione, e questa volta al posto di Salvatore Vinci c'è il fratello Francesco, anch'egli amante della Locci e, a detta di Mele, assai geloso della donna. Francesco Vinci per un certo periodo aveva addirittura convissuto con la Locci a casa di questa, venendo denunciato dalla propria moglie per abbandono del tetto coniugale e concubinato. Il giorno successivo, visto che quella nuova accusa non è sostenuta da riscontri, Stefano punta il dito contro un terzo amante della moglie, tal Carmelo Cutrona, asserendo che, il pomeriggio prima del delitto, si fosse recato a casa sua in cerca di Barbara e, vedendo lì presente il Lo Bianco (che Mele conosceva col nome di "Enrico"), se ne fosse andato via molto turbato. I magistrati intanto stanno nuovamente sentendo il piccolo Natalino Mele, che dopo aver sostenuto per giorni di non aver sentito, né visto nulla, adesso ammette di aver visto al suo risveglio il padre, e che questo lo avrebbe preso sulle spalle portandolo fino alla casa del Vingone dopo avergli fatto promettere di non dire nulla[13] . È a questo punto che Mele cede confermando la versione del figlio, e scagionando le altre persone accusate fino a quel momento. Nonostante le molte incongruenze, e l'assenza dell'arma, nel marzo del 1970 Stefano Mele viene condannato dal tribunale di Perugia in via definitiva alla pena di 14 anni di reclusione. La pena è piuttosto mite perché l'uomo viene riconosciuto parzialmente incapace di intendere e di volere. Gli vengono inoltre inflitti 2 anni di reclusione per calunnia contro i fratelli Vinci.[14] . Durante il processo a Stefano Mele, Giuseppe Barranca, cognato di Antonio Lo Bianco e collega di lavoro di Mele, raccontò che la Locci, pochissimi giorni prima del delitto, si era rifiutata di uscire con lui dichiarando che "potrebbero spararci mentre siamo in macchina" e, in un'altra occasione, gli aveva raccontato che c'era un tale che la seguiva in motorino. Una deposizione analoga fu resa da Francesco Vinci, che parlò di un uomo in motorino che avrebbe pedinato la Locci durante i suoi appuntamenti con gli amanti[15] .

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15 settembre 1974 (domenica): L'omicidio di Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini, Borgo San Lorenzo
Il 15 settembre 1974 ha luogo il primo duplice omicidio di apparente natura maniacale; Pasquale Gentilcore di 19 anni, impiegato alla Fondiaria Assicurazioni, e Stefania Pettini, 18 anni, segretaria d'azienda presso un magazzino di Firenze ed attivista del Partito Comunista Italiano, vengono uccisi in una strada sterrata nella frazione di Rabatta, vicino a Borgo San Lorenzo. I due si frequentavano da circa due anni anche se non avevano ancora ufficializzato la relazione[16] . Pasquale Gentilcore, dopo aver accompagnato la sorella Cristina alla discoteca Teen Club di Borgo, promettendole di tornare a prenderla al più tardi per la mezzanotte, raggiunge la fidanzata a Pesciola di Vicchio, presso l'abitazione di lei. Da lì, verso le 22:00, i due giovani ripartono per raggiungere gli amici che li aspettano in quello stesso locale per proseguire la serata. Durante il tragitto decidono però di appartarsi in un tratturo sulle sponde del Sieve, da loro già conosciuto, e normalmente frequentato dalle coppiette della zona.[17] Intorno alla 23:45 (verrà appurato sulla base di una testimonianza che ode dei colpi a quell'ora[18] ) qualcuno spunta forse dall'attiguo vitigno e comincia ad aprire il fuoco. Pasquale Gentilcore, seduto al posto di guida, viene raggiunto da cinque colpi esplosi da una Beretta calibro.22 Long Rifle, la stessa utilizzata nel delitto del 1968; i colpi mortali arrivano dal lato sinistro della 127. La ragazza viene raggiunta da tre colpi che tuttavia non la uccidono; viene trascinata fuori dall'auto ancora viva, e uccisa con tre coltellate profonde allo sterno.[19] Dopo averne disteso il corpo dietro l'auto, l'assassino continua a colpirla per altre 96 volte, colpendo anche il seno ed il pube[20] [21] . Successivamente l'omicida penetra la vagina della ragazza con un tralcio di vite; particolare questo che, anni dopo, farà pensare ad un possibile movente esoterico, ma che può anche essere interpretato come un segno di sfregio da parte dell'assassino. Considerato che il luogo del delitto era sito in prossimità di alcune piante di vite, è comunque

Mostro di Firenze possibile ipotizzare che il gesto non fosse premeditato. Le sevizie sul corpo della ragazza furono tanto violente da causare, in sede processuale, lo svenimento di un Carabiniere durante l'udienza in cui venivano mostrate le foto del corpo della ragazza[21] . Prima di lasciare il luogo l'omicida colpisce con il coltello anche il corpo esanime di Pasquale con 5 coltellate all'altezza del fegato [21] . In occasione di questo delitto, scoperto la mattina seguente da un contadino che abitava e lavorava da quelle parti, vengono ritrovati, sparsi sul terreno, gli oggetti contenuti nella borsetta della ragazza (particolare questo che si rivelerà costante in tutti gli omicidi). La borsa ed il reggiseno della Pettini verranno invece ritrovati sul far della sera in un luogo poco distante in seguito ad una telefonata anonima, mentre orologio e anelli della ragazza non verranno più trovati. Il pomeriggio prima di essere uccisa, la Pettini aveva confidato ad un'amica di aver fatto uno "strano incontro" con una persona poco piacevole che l'aveva turbata, ma non ebbe tempo per approfondire il fatto. In ogni caso la ragazza non fu la sola, tra le vittime femminili del maniaco, ad aver lamentato molestie da parte di ignoti poco prima dei delitti.[22] . Gli inquirenti esaminarono anche il diario della ragazza ma senza trovarvi alcuna annotazione insolita. Qualche anno dopo i quotidiani tornarono a parlare del caso dopo che la tomba di Stefania (sepolta assieme al fidanzato, nel cimitero di Borgo San Lorenzo) fu manomessa e danneggiata da ignoti.

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6 giugno 1981 (sabato): L'omicidio di Giovanni Foggi e Carmela De Nuccio, Scandicci
Il primo dei due duplici omicidi del 1981 viene commesso nella notte tra il 6 ed il 7 giugno nei pressi di Mosciano di Scandicci. Le vittime sono Giovanni Foggi, 30 anni, dipendente dell'Enel, e la sua ragazza, Carmela De Nuccio, pellettiera di 21 anni. I due si conoscevano da pochi mesi ma avevano già programmato di sposarsi. La sera del delitto, un sabato, cenano a casa dei genitori di Carmela, poi, verso le 22:00, escono per una passeggiata e si appartano con l'auto, una Fiat Ritmo color rame, in una stradina sterrata sulle colline di Roveta, non lontano dalla discoteca "Anastasia", e in una zona frequentata abitualmente da coppiette e guardoni. Giovanni viene raggiunto da tre colpi di pistola esplosi attraverso il finestrino anteriore sinistro, mentre altri cinque proiettili colpiscono Carmela.[23] In fase di sopralluogo verranno però rinvenuti solo cinque bossoli su otto[24] , un particolare, quello dei bossoli mancanti, che si ripresenterà ancora nel 1983, nel 1984, e che già si era verificato nel 1974 e nel 1968. La ragazza viene tirata fuori dalla macchina e trascinata in fondo al terrapieno rialzato su cui scorre la stradina, dove le verranno recisi i jeans e, per mezzo di tre precisi fendenti, le verrà asportato interamente il pube. Anche in quest'occasione l'omicida, presumibilmente prima di lasciare il luogo del delitto, colpisce con il coltello il corpo esanime del ragazzo. I corpi dei due giovani saranno rinvenuti il mattino dopo. L'uomo è ancora a bordo dell'auto, come nel delitto del 1974. Anche in questa occasione le armi usate sono la Beretta calibro.22 ed un coltello. Anche in questo caso si verifica l'accanimento sui cadaveri, soprattutto su quello della donna. Ma le analogie non sono finite, perché stranamente, proprio come a Borgo, la borsetta della ragazza viene rovistata, e il contenuto gettato a terra senza che però questa volta risulti mancare nulla. Per il delitto viene inizialmente sospettato l'ex fidanzato della De Nuccio, che in passato aveva avuto screzi con lei, ma il giovane risultò avere un alibi inattaccabile[25] .

Mostro di Firenze L'arresto di Vincenzo Spalletti Nelle fasi successive al delitto del giugno 1981 entra in scena Vincenzo Spalletti, trentenne, sposato e padre di tre figli. Spalletti era, ai tempi, un autista di autoambulanze presso la Misericordia di Montelupo Fiorentino. Tuttavia era conosciuto in famiglia e presso la "Taverna del Diavolo", un ristorante della zona, per essere anche un guardone. Il fenomeno del voyeurismo era peraltro in quei tempi marcatamente diffuso nella provincia fiorentina.[26] La domenica mattina seguente al duplice delitto, rientrato all'alba dopo aver trascorso la serata fuori con un amico guardone, racconterà alla moglie, e ad alcuni avventori di un bar da lui frequentato, di aver visto "due morti ammazzati"; racconterà inoltre particolari inerenti al delitto (in particolare la mutilazione inflitta alla ragazza) che non potevano essere già stati divulgati dagli organi di stampa e dai mass media. In seguito alle indagini alcune persone testimoniarono di aver visto la sua auto nei pressi del luogo del delitto nella notte del 6 giugno. Spalletti viene quindi arrestato; durante l'interrogatorio afferma di aver letto la notizia sui giornali, cosa impossibile in quanto i giornali che riportavano il fatto non erano stati pubblicati prima di lunedì e, inoltre, mente sull'orario di rientro a casa per la notte del delitto. Viene quindi accusato di falsa testimonianza e incarcerato, ma col sospetto che l'assassino possa essere proprio lui. Mentre Spalletti si trovava in carcere sua moglie e suo fratello ricevettero diverse telefonate anonime, in cui veniva loro assicurato che il loro congiunto sarebbe stato presto scagionato[26] , cosa che in effetti accadrà nell'ottobre dello stesso anno a seguito di un nuovo duplice delitto che scagionerà completamente Spalletti [27] [28] . Un conoscente dello Spalletti, anch'egli noto come guardone, sentito dagli inquirenti, asserì di essere stato fermato nei boschi, all'incirca all'epoca del delitto, da un tizio con una divisa che non aveva saputo identificare. L'uomo in divisa gli avrebbe rivolto velate minacce, rimbrottandolo aspramente e mostrandogli - a suo dire - una pistola [26] .

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22 ottobre 1981 (giovedì): L'omicidio di Stefano Baldi e Susanna Cambi, Le Bartoline
Il 23 ottobre 1981, a soli quattro mesi di distanza dal precedente omicidio, a Travalle di Calenzano vicino a Prato, in località "Le Bartoline", lungo una strada sterrata che attraversa un campo, a poca distanza da un casolare abbandonato, vengono uccisi Stefano Baldi, di 26 anni, operaio tessile di Calenzano e Susanna Cambi commessa di 24 anni. I due giovani, che avrebbero dovuto sposarsi entro pochi mesi, avevano cenato a casa di Stefano la sera prima quindi erano usciti a bordo dell'auto del giovane, una Golf nera, e non avevano più fatto ritorno. Alcuni amici del ragazzo riferirono che il Baldi inizialmente intendeva restare con loro, guardando una partita di calcio ma poi aveva cambiato idea e deciso di trascorrere la serata (vigilia di uno sciopero generale) con la fidanzata. La Cambi viene raggiunta e uccisa da cinque colpi, il ragazzo viene invece colpito quattro volte. Le cartucce sono di marca Winchester con la lettera "H" sul fondello, sparate dalla stessa Beretta calibro.22 LR, di cui solo 7 bossoli dei 9 complessivi che si sarebbero dovuti rinvenire saranno repertati. In questo caso l'omicida, per raggiungere la ragazza e compiere l'escissione del pube, è costretto ad estrarre dall'auto anche il corpo di Stefano. Il corpo della ragazza verrà trovato ad una decina di metri dall'auto, in un canaletto, con la maglia sollevata fino al collo. Il seno sinistro presenta gravi ferite inferte con arma bianca. Anche in questo caso verranno ritrovati gli oggetti contenuti nella borsetta della vittima femminile sparsi nelle zone circostanti il luogo del delitto. Il corpo di Susanna Cambi presenta ferite da arma da taglio, almeno quattro, di cui tre alla schiena. Il giorno successivo al delitto, prima del rinvenimento dei corpi, un uomo telefonò alla zia di Susanna chiedendo di parlare con la madre della giovane che, in effetti, in quel periodo era ospite con le due figlie presso la sorella. A causa di un guasto sulla linea tuttavia, la comunicazione venne interrotta subito. Si tratta di un particolare decisamente misterioso considerato che il numero di telefono, appartenente ad un indirizzo nuovo, era provvisorio e quindi nessuno avrebbe dovuto conoscerlo.[29] Secondo quanto sostenuto dall'avvocato Nino Filastò, inoltre, poco prima del delitto Susanna Cambi avrebbe fatto capire alla madre di essere pedinata da qualcuno. In una occasione, mentre guidava l'auto in compagnia della madre, aveva rischiato di provocare un incidente spiegandole che "un tale, il solito" la stava seguendo e che era sua intenzione evitare di incontrarlo.

Mostro di Firenze

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19 giugno 1982 (sabato): L'omicidio di Paolo Mainardi e Antonella Migliorini, Baccaiano
La notte del 19 giugno 1982, a Baccaiano di Montespertoli vengono uccisi Paolo Mainardi, meccanico di 22 anni, e Antonella Migliorini di 19, dipendente di una ditta di confezioni. I due giovani, soprannominati dagli amici "Vinavil" perché inseparabili, erano appartati a bordo di una piccola Fiat 147, in uno slargo presente sulla strada Virginio Nuova. L'assassino sopraggiunge favorito dall'oscurità ed esplode alcuni colpi verso la coppia; Paolo viene solo ferito e riesce a mettere in moto l'auto ed inserire la retromarcia. Probabilmente a causa della concitazione del momento, tuttavia, Paolo non è in grado di controllare l'auto che attraversa trasversalmente la strada e resta poi bloccata nella proda sul lato opposto. A questo punto l'assassino spara contro i fari anteriori dell'auto e colpisce a morte i due giovani. Secondo la versione tuttora condivisa dai più e ammessa al processo, l'assassino in seguito sfilerà le chiavi dal quadro d'accensione della vettura e le getterà lontano, presumibilmente in segno di spregio. Esiste in verità un'altra ipotesi che stando alla testimonianza del Sig. Allegranti (l'addetto del pronto soccorso della Misericordia che per primo estrasse il corpo dei ragazzi dall'auto) il ragazzo Paolo Mainardi si trovasse anch'egli, come la ragazza, posizionato nel sedile posteriore della Fiat 147. Da qui l'ipotesi che non fu il ragazzo a spostare l'auto ed a finire incastrato nel fossetto bensì l'aggressore, nel tentativo di allontanarsi quanto prima dal luogo dell'omicidio. Questo delitto si differenzia dai precedenti per almeno due motivi; innanzitutto il luogo in cui avviene l'aggressione non è appartato; a pochi chilometri di distanza, nel paese di Cerbaia è in corso la festa del Santo patrono, ed il traffico di auto lungo la strada provinciale è ridotto ma costante. In secondo luogo l'omicida, per la prima volta, non esegue le escissioni dei feticci e non ha il tempo materiale per infierire sui cadaveri, probabilmente a causa dei rischi che questa operazione avrebbe comportato, considerato che la macchina era visibilmente disposta in modo innaturale sulla strada. Il delitto sarà infatti scoperto pochissimo dopo da una vettura sopraggiunta nel frattempo. Antonella è morta, Paolo respira ancora e viene immediatamente trasportato al vicino ospedale di Empoli, dove muore il mattino seguente senza riprendere coscienza. Sul luogo del delitto verranno messi a reperto nove bossoli di calibro.22 Winchester sempre con la lettera "H" punzonata sul fondello. In quest'occasione il giudice Silvia Della Monica, sperando di indurre il mostro a scoprirsi, convocò in Procura i cronisti che si occupavano del caso e chiese loro di scrivere sui giornali che Paolo Mainardi, prima di morire, aveva rivelato importanti informazioni utili alla ricostruzione dell'identità dell'omicida. Sarà inoltre a seguito di questo delitto che il maresciallo Fiori, 15 anni prima in servizio a Signa, ricorderà del delitto avvenuto nell'estate del 1968, e permetterà la riapertura del fascicolo in cui verranno ritrovati i bossoli repertati quell'anno; sarà così possibile comparare i bossoli e stabilire che a sparare nel 1968 era stata la stessa arma utilizzata nel 1982. Anche questo evento non è privo di dettagli inconsueti in quanto, per legge, gli elementi raccolti nel corso di un processo devono essere distrutti a sentenza avvenuta. Va tuttavia rilevato che la pratica non è generalmente seguita nel caso in cui l'arma del delitto non sia stata ritrovata, per l'ovvia necessità di lasciare il campo a successive verifiche, cosa che si è in effetti verificata con i bossoli repertati a Signa nel 1968. Mario Spezi nel suo libro "Dolci colline di sangue" dà una versione un po' differente riguardo al collegamento dei delitti del mostro con quello del 1968 a Signa. In pratica Spezi dice che arrivò agli inquirenti una lettera anonima che conteneva un ritaglio di giornale relativo al delitto del'68 con un messaggio aggiunto a penna che recitava: "Perché non andate a rivedere il processo di Perugia contro Stefano Mele? (Il fascicolo processuale di S. Mele era effettivamente presso il tribunale di Perugia). Nel fascicolo si trovarono stranamente i famosi bossoli cal. 22 serie H in una busta spillata che permisero agli inquirenti di mettere in relazione i delitti del '68 con i successivi del 1974 - 1981 - 1982.

Mostro di Firenze Francesco Vinci Successivamente al delitto del giugno 1982, che aveva portato gli inquirenti a collegare alla serie di delitti maniacali anche quello avvenuto 14 anni prima a Signa, in maniera inequivocabile grazie ai bossoli sparati dalla medesima pistola, le indagini si rivolgeranno verso Francesco Vinci, pastore, pluripregiudicato, residente a Montelupo Fiorentino, già chiamato in causa anni prima da Stefano Mele nell'omicidio del 1968 per il quale lo stesso Mele stava in quegli anni scontando la pena a 13 anni [30] . Vinci era stato a suo tempo amante fisso della Locci (come il fratello Salvatore) e aveva addirittura abbandonato la famiglia per vivere con la donna, rimediando per questo una denuncia (da parte della moglie) per abbandono del tetto coniugale e concubinato (reato allora ancora punibile in Italia, così come del resto l'adulterio) [31] . Il Vinci viene pertanto posto in stato di fermo con l'imputazione di maltrattamenti al coniuge [32] , in modo da poter approfondire alcuni aspetti e raccogliere ulteriori prove per indiziarlo dei delitti del Mostro di Firenze. Tuttavia Francesco Vinci si trovava ancora in carcere al momento in cui si compie un nuovo duplice omicidio, quello del 1983. Scagionato da tale circostanza, e dalla successiva nuova testimonianza di Stefano Mele, Vinci resta in carcere per tre anni a causa di una condanna per furto di camion, ma viene completamente scagionato dalle accuse per gli omicidi
[33]

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Francesco Vinci fu trovato assassinato nell'agosto 1993 insieme ad un amico, tal Angelo Vargiu, in una pineta nei pressi di Chianni. I loro corpi, incaprettati, erano stati rinchiusi nel bagagliaio di una Volvo data alle fiamme. Si ipotizzò un collegamento con la vicenda del "mostro", quasi subito scartato [34] , ma più probabilmente, date anche le modalità del delitto, ad una vendetta nata in ambienti malavitosi sardi attorno ai quali pare che Vinci gravitasse. Il caso è rimasto sostanzialmente insoluto. [35]

9 settembre 1983 (venerdì): L'omicidio di Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rüsch, Giogoli
Il 9 settembre 1983 a Giogoli di Scandicci, in un furgone fermo per la notte in uno spiazzo, vengono assassinati due turisti tedeschi, Jens-Uwe Rüsch e Horst Wilhelm Meyer, entrambi di 24 anni, studenti presso l'università di Münster che al momento dell'aggressione si trovavano a bordo del loro furgone Volkswagen T1 con l'autoradio accesa. I ragazzi vengono raggiunti e uccisi da sette proiettili, sparati con una certa precisione attraverso la carrozzeria del furgone, di cui però saranno repertati solo 4 bossoli Winchester. Le indagini successive al delitto permetteranno di stabilire che i colpi sono stati sparati all'incirca da un'altezza di 1 metro e 30 centimetri da terra - il che fa supporre che l'assassino sia alto almeno 1 metro e 80 centimetri o anche di più. L'ipotesi dell' altezza del mostro superiore alla media non è però condivisa da tutti, in primis da Perugini e da altri inquirenti.[36] L'assassino fredda dapprima Meyer con tre colpi in rapidissima sequenza, mentre Rüsch tenta inutilmente la fuga ma viene colpito da quattro proiettili, di cui uno al cervello, e si accascia sul fondo dell'automezzo. Una volta uccisi i due giovani, l'assassino sale sul retro del furgone e, accortosi che le vittime sono entrambe di sesso maschile, si dilegua senza compiere escissioni né usare armi bianche. Denaro e macchine fotografiche appartenuti alle vittime non vengono toccati né sembra mancare alcunché di valore. In questo caso, l'assassino fu probabilmente tratto in errore dai capelli lunghi e dalla corporatura esile di Rüsch. Nelle vicinanze del camper furono rinvenute alcune riviste "a contenuto probabilmente omosessuale" stracciate, ma non è mai stato appurato se appartenessero ai giovani, né se i due fossero effettivamente amanti. La pista sarda Si pensava quindi che il mostro, non potendo essere Stefano Mele, che era detenuto nel periodo in cui il mostro aveva continuato a colpire, né Francesco Vinci, potesse invece essere un altro personaggio appartenente alla sua cerchia di frequentazioni e conoscenze. Furono pertanto indiziati ed inquisiti Giovanni Mele, fratello di Stefano, e Piero Mucciarini, cognato di Giovanni Mele[37] . Sulla base di nuove rivelazioni di Stefano Mele, che in alcune deposizioni accusò il fratello ed il cognato di aver partecipato all'omicidio della moglie [38] , e con l'aggravante di alcuni indizi materiali (tra cui un bisturi in possesso di Giovanni Mele), Piero Mucciarini e Giovanni Mele restano

Mostro di Firenze per otto mesi detenuti con l'accusa di essere gli autori dei duplici omicidi[38] . I due vengono scarcerati, ed escono dall'inchiesta [39] , non essendoci a loro carico indizi tanto gravi da giustificarne il rinvio a giudizio, ed essendo i due detenuti nel periodo in cui fu commesso l'omicidio di Claudio Stefanacci e Pia Rontini [40] [41] . Per un certo periodo venne indagato per gli omicidi anche Salvatore Vinci, fratello di Francesco[42] [43] . Stefano Mele morì nel 1995 per una crisi cardiaca a seguito di un intervento chirurgico, mentre risiedeva in uno ospizio per ex detenuti a Ronco all'Adige, presso Verona[44] .

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29 luglio 1984 (domenica): L'omicidio di Claudio Stefanacci e Pia Rontini, Vicchio
Le vittime del penultimo delitto del Mostro di Firenze sono Claudio Stefanacci, studente universitario di 21 anni e Pia Gilda Rontini di 18 anni, da poco tempo impiegata presso il bar della stazione di Vicchio nel Mugello. L'auto dei giovani, una Panda celeste, è parcheggiata in fondo ad una strada sterrata che si diparte dalla Strada Provinciale Sagginalese, contro il terrapieno di una collina. Quando vengono aggrediti, i due ragazzi sono seminudi sul sedile posteriore della Fiat Panda di proprietà del ragazzo. L'omicida spara attraverso il vetro della portiera destra colpendo il ragazzo quattro volte (di cui una alla testa), e due volte la ragazza (colpita al volto ed al braccio che aveva probabilmente steso di fronte alla faccia come estremo gesto di difesa)[45] . In seguito l'assassino infierisce con diverse coltellate sui corpi dei due ragazzi, colpendo due volte alla gola Pia e una decina di volte Claudio. Pia viene trascinata, ancora viva anche se ormai in agonia, fuori dalla vettura in un vicino campo di erba medica, dove le vengono asportati il pube e il seno sinistro. Verrà ritrovata con il proprio reggiseno ancora serrato tra le dita della mano destra [45] . La catenina che portava è stata strappata ed è stato rubato il pendente a forma di croce. In questo caso la borsetta non è stata frugata né manomessa, presumibilmente perché nascosta sotto il sedile del passeggero. I cadaveri vengono scoperti prima dell'alba da alcuni amici della coppia, ma l'allarme per la scomparsa dei due era stato dato già verso le 23 circa dalla madre della Rontini, preoccupata per l'insolito ritardo della figlia che, al momento di uscire di casa, poco dopo le 21, aveva promesso di rientrare entro un'ora essendo stanca dopo aver lavorato tutto il giorno.[46] . Anche in questo caso pare che la vittima femminile avesse subito molestie da parte di ignoti nei giorni precedenti al delitto. Un'amica di famiglia di Pia, conosciuta durante un soggiorno di studio in Danimarca e che in seguito aveva intrattenuto con lei relazioni di corrispondenza, riferì tempo dopo di aver ricevuto una telefonata dalla giovane, pochissimo tempo prima del delitto, in cui Pia le riferiva che nel bar dove lavorava "c'erano persone poco piacevoli assieme alle quali si sentiva molto insicura"[47] . Tale fatto sembra peraltro avvalorato da un riscontro raccolto in una fase successiva al delitto; il Sig. Bardazzi gestore di una tavola calda in località San Piero a Sieve aveva dichiarato di riconoscere nei due fidanzatini uccisi una coppia che nel pomeriggio del 29 luglio 1984, poche ore prima dell'omicidio, si era fermata presso il suo locale. Subito dopo di loro, secondo il teste, era arrivato un "signore distinto", alto, corpulento, sguardo intenso, in giacca e cravatta, dai capelli rossicci, che aveva ordinato una birra e si era seduto all'esterno del locale, senza staccare gli occhi dalla ragazza. Non appena i giovani avevano terminato di mangiare e si erano avvicinati alla cassa, l'uomo aveva bevuto d'un fiato la birra e si era accodato a loro. Invitato a partecipare ai funerali delle vittime, tuttavia, non riconobbe il "signore distinto" tra i presenti.[46] . Anche qui per correttezza va fatto notare che nel processo Pacciani il teste Bardazzi venne ascoltato dal PM Canessa che mise in luce alcune incongruenze nella sua testimonianza; dando per scontata la sincera volontà di collaborare da parte del Sig. Bardazzi non venne però considerata credibile la sua testimonianza in quanto non coincidevano innnanzitutto i tempi di spostamento della coppia dei ragazzi rispetto al tragitto casa-locale Bardazzi-luogo di lavoro P.Rontini e in più lo stesso Bardazzi non di dimostrò così certo al processo di riconoscere i ragazzi e la loro auto parcheggiata davanti al locale. Nel marzo del 1994 le croci piantate sul luogo del delitto dal padre di Pia Rontini in memoria dei due giovani assassinati sono state danneggiate da ignoti [48]

Mostro di Firenze

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8 settembre 1985 (domenica): L'omicidio di Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot, Scopeti
L'ultimo duplice delitto (e quello su cui si hanno più particolari e riscontri [49] ) avviene nella campagna di San Casciano Val di Pesa in frazione Scopeti, all'interno di una piazzola attorniata da cipressi in cui erano solite appartarsi le giovani coppie[50] Le vittime sono due giovani francesi, Jean-Michel Kraveichvili, musicista venticinquenne, e la trentaseienne Nadine Mauriot, commerciante, madre di due bambine piccole recentemente separata dal marito, entrambi provenienti da Audincourt. Le vittime sono accampate in una piccola tenda ad iglù a poca distanza dalla strada. L'omicidio è stato fatto risalire da taluni alla notte di domenica 8 settembre 1985, da altri a quella tra sabato 7 settembre e domenica 8 settembre 1985, considerazione motivata con la presenza sui cadaveri delle vittime di larve di mosca che necessitano di almeno 25 ore di tempo per svilupparsi [46] e col fatto che Nadine Mauriot aveva avvertito i parenti in Francia che sarebbe rientrata dalla vacanza al più tardi domenica sera per accompagnare a scuola le figlie il giorno successivo e riaprire il negozio di sua proprietà [51] . Una coppia che si era appartata nella piazzola del delitto nelle prime ore del pomeriggio di domenica 8 settembre 1985, inoltre, riferì di aver notato la tenda delle vittime all'interno della quale sembrava esservi una persona distesa, e parlò di "un nugolo di mosche" e di "cattivo odore" nella zona, tanto che i due ragazzi decisero di andarsene [46] . Le modalità dell'aggressione sono simili a quelle precedentemente messe in pratica dall'omicida, eccettuato il fatto che, in questo caso, le vittime non si trovavano in auto ma in una tenda piantata vicino alla propria Volkswagen: il mostro, dopo aver forse reciso con un coltello il telo esterno della tenda sulla parte posteriore, si sposta verso l'ingresso della tenda e spara. Nadine muore all'istante, il giovane Jean-Michel, ferito non mortalmente, riesce ad uscire dalla tenda e a fuggire di corsa in direzione del bosco, ma viene raggiunto dall'omicida che lo finisce a coltellate e poi ne occulta il corpo, cercando di nasconderlo in una pila di rifiuti poco distante dalla tenda [52] . Dopo averlo estratto dalla tenda per effettuare le mutilazioni sul pube e sul seno sinistro, anche il cadavere della donna viene in qualche modo occultato e risistemato all'interno della tenda in modo che non sia visibile. Il modus operandi particolare attuato dall'omicida in quest'ultimo delitto lascia presupporre che l'assassino avesse l'intento di ritardare il più possibile la scoperta dei corpi. Un brandello del seno della ragazza viene spedito alla Procura della Repubblica di Firenze in una busta anonima con l'indirizzo composto da lettere di giornali ritagliate, indirizzato alla dottoressa Silvia Della Monica, PM incaricato delle indagini sul mostro [53] . La scoperta dei corpi avverrà, per puro caso, due ore prima che la lettera giunga in Procura vanificando così il macabro piano dell'omicida.

I "compagni di merende"
Pietro Pacciani
Dopo l'omicidio degli Scopeti (l'ultimo della serie) le indagini proseguono intensamente, ma, fino al 1991, non ci sono sviluppi significativi. La Squadra Anti-Mostro, pool di forze dell'ordine che indagava solo ed esclusivamente sugli omicidi seriali delle colline fiorentine dal 1984, era capeggiata da Ruggero Perugini. Pacciani diventò il sospettato numero uno della Sam nel 1991, mentre si trovava in carcere per la condanna di stupro nei confronti delle figlie, nonostante una lettera anonima invitasse ad indagare su di lui fin dal 1985.[54] . Il pool di Perugini, oltre alla lettera anonima, aveva il nome di Pacciani schedato nel computer fra le molte persone aventi le caratteristiche per essere il mostro.[55] Solo a metà degli anni novanta, con l'arrivo a capo della Squadra Mobile di Firenze di Michele Giuttari le indagini si concentrarono, anche su alcuni amici di Pacciani coinvolti nella vicenda: Mario Vanni, Giancarlo Lotti, Fernando Pucci, e Giovanni Faggi [56] [57] [58] (quest'ultimo prosciolto nel 1996 da ogni accusa riguardante gli omicidi [59] [60] ). Il ruolo di Pacciani nell'inchiesta mutò con il passare del tempo: all'inizio fu accusato e condannato in primo grado come unico serial killer[61] , ma successivamente, dopo l'assoluzione in secondo grado[62] , gli inquirenti lo valutarono, nell'accusa dei successivi processi a Lotti e Vanni, come leader del gruppo assassino dei "compagni di merende" e non più come serial killer solitario.[63]

Mostro di Firenze Nato ad Ampinana il 7 gennaio 1925, ex partigiano [64] soprannominato "il Vampa" per una bravata che gli aveva ustionato il viso, Pacciani era un uomo collerico e violento indipendentemente dal giudizio per i delitti del mostro. A ventisei anni Pacciani sorprende la fidanzata, Miranda Bugli (appena quindicenne), in atteggiamenti intimi con un altro uomo, tal Severino Bonini di 41 anni e uccide a coltellate il rivale costringendo poi la ragazza ad avere un rapporto sessuale proprio accanto al cadavere; al processo per quel delitto l'imputato dichiarerà d'essere stato accecato dal furore avendo visto la fidanzata denudarsi il seno sinistro [65] (proprio quello che in due casi viene asportato alle vittime del pluriomicida). Per questo fatto Pietro Pacciani è condannato (e sconta) 13 anni di carcere. L'analogia di questo delitto con quelli del "mostro" sarà l'indizio-intuizione principe che porterà gli inquirenti ad indagare seriamente su Pacciani. "Il Vampa" era un agricoltore perverso e violento, un "lavoratore della terra agricola" (come lui stesso amava definirsi[66] ). L'opinione pubblica fu sostanzialmente spaccata in due sulla sua colpevolezza[67] . Ciò che è biograficamente certo, aldilà delle varie teorie sull'identità del mostro, è che Pietro Pacciani era un personaggio tanto primitivo quanto particolare: bugiardo cronico, poeta e pittore per hobby, autodidatta di mille mestieri[68] . Un fatto certo, aldilà della sua colpevolezza o innocenza, è che la sua indole violenta si riversò negli anni sulla moglie Angiolina Manni (bastonata e costretta a rapporti sessuali) e sulle due figlie Rosanna e Graziella[69] , nutrite con cibo per cani, picchiate, violentate con falli artificiali e zucchine, costrette a visionare foto del padre in pose pornografiche [65] . Pacciani viene arrestato con l'accusa di essere l'omicida delle otto coppie di giovani il 17 gennaio 1993. Il 1 novembre 1994 inizia il processo di primo grado, che rivela anche le atroci violenze familiari commesse dal contadino [2] , e che si conclude con la condanna dell'imputato all'ergastolo da parte del tribunale di Firenze con l'accusa di essere il responsabile di quattordici dei sedici omicidi per cui era imputato [70] . Il verdetto si ribalterà però due anni più tardi, nel secondo grado di giudizio[71] . Infatti, Il 13 febbraio 1996 Pacciani (in carcere da 1.100 giorni) è assolto dalla Corte d'appello per non aver commesso il fatto [72] [73] . Il magistrato presidente della corte d'Assise, Francesco Ferri, critica aspramente l'impianto accusatorio contro Pacciani (mettendo poi, nero su bianco, tutte le critiche all'indagine in un libro [74] ); l'assoluzione viene chiesta anche dal Pubblico Ministero Piero Tony [75] . Successivamente però, il 12 dicembre 1996, la Cassazione annulla l'assoluzione e dispone un nuovo processo[76] , che Pacciani non potrà subire a causa della sua morte avvenuta in data 22 febbraio 1998. Il processo d'appello a carico di Pacciani fu giudicato viziato da un errore tecnico, che non consentì di sentire e verbalizzare le testimonianze di quattro persone (i testi Alfa, Beta, Gamma e Delta[77] ), tra i quali c'era anche Lotti, che pochi mesi dopo si autoaccuserà di alcuni degli omicidi come complice di Vanni e Pacciani. Per la condanna di Pacciani in primo grado sono stati valutati vari elementi, perlopiù di valore indiziario. Intercettazioni ambientali di violenti rimproveri alla moglie Angiolina (che in sé non provavano niente, ma che indebolirono l'immagine del contadino), una cartuccia per pistola (in appello poi giudicata come "prova inquinata"[78] ) compatibile con i bossoli trovati sui luoghi degli omicidi e rinvenuta nell'orto di Pacciani [79] , alcuni oggetti che l'accusa ritenne appartenessero ad alcune delle vittime [2] [80] [81] oltre alle testimonianze di alcune persone che lo riconobbero nei luoghi degli omicidi perlopiù in veste di guardone [82] [83] . Un elemento non influente ai processi contro Pacciani fu l'insieme dei grossi movimenti di denaro sul conto bancario dell'agricoltore, cifre forse troppo cospicue per un contadino all'epoca dei fatti [84] . Infatti i soldi di Pacciani vennero presi in considerazione, come indizio del coinvolgimento del contadino nei delitti, solo nelle inchieste successive alle condanne ai compagni di merende, quando si ipotizzò che Pacciani e i suoi compari di bevute ricevessero denaro per eseguire gli omicidi su commissione da parte di mandanti mai identificati [2] [85] . Nel luglio del 1996, la moglie chiede la separazione da Pacciani [86] , e anche dopo l'assoluzione del marito decide di abbandonare la casa e chiudere ogni relazione con il coniuge fino alla morte, avvenuta ad 80 anni nel 2005 [87] . Nel dicembre del 1996, Pacciani viene rinviato a giudizio per sequestro e maltrattamenti ai danni della moglie [88] . In particolare gli inquirenti addebitavano a Pacciani di aver aggredito la moglie nel 1992, al ritorno della stessa da un interrogatorio durante il quale la signora avrebbe rilasciato dichiarazioni compromettenti per il marito a causa del

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Mostro di Firenze possesso di un fucile mai denunciato, anche se si trattava di un'arma che non era sicuramente quella usata per uccidere le coppiette.[88] . La reazione di Pacciani fu registrata e ascoltata in diretta dalla polizia che aveva apposto alcune microspie nella casa del contadino[2] . Il 22 febbraio 1998 viene trovato morto nella sua abitazione di Mercatale con i pantaloni abbassati e il maglione tirato in alto fino al collo. Un esame tossicologico rivela nel sangue tracce di un farmaco antiasmatico fortemente controindicato per lui (affetto da una malattia cardiaca). Le circostanze sospette della morte provocano ulteriori ombre sulla vicenda che sembrava essere giunta ad una conclusione [2] [89] . Pacciani infatti, dopo la sentenza di assoluzione di secondo grado, era tornato ad abitare nel suo casolare, dove la sera era solito "barricarsi in casa", sprangando la porta e tutte le serrande, quasi avesse timore di qualcosa (così le testimonianze dei vicini)[90] . La sera in cui i Carabinieri lo trovarono morto nella sua abitazione, la porta e le finestre erano completamente spalancate, e le luci spente. Le successive intercettazioni telefoniche, relative al "caso Narducci" (vedi apposito paragrafo sotto), fanno emergere la possibilità che Pacciani sia stato ucciso dagli appartenenti ad una setta satanica-esoterica perché colpevole di averli traditi, magari proprio da coloro che l'avrebbe ingaggiato per i delitti[90] . L'ipotesi che Pacciani non morì per una casualità (teoria che non ebbe poi alcun sviluppo investigativo significativo), fu criticata da coloro che ricordavano come "Il Vampa" fosse, nel 1998, anziano, pluriinfartuato e sicuramente poco attento alla propria salute per indole naturale.[91]

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Mario Vanni
Nato a San Casciano in Val di Pesa il 23 dicembre 1927, di professione portalettere, Vanni, detto "Torsolo", è rimasto particolarmente famoso come inventore involontario della locuzione "compagni di merende", che i media ricavarono dalla caricatura di una sua espressione. Sentito infatti come testimone al processo contro Pacciani, il postino, alla domanda «Signor Vanni, che lavoro fa lei?» rispose in modo inatteso e illogico «Io sono stato a fa' delle merende co' i' Pacciani no?», suscitando l'ilarità generale e facendo supporre al PM che fosse stato istruito alle risposte. Il suo continuo, goffo e reticente riferimento a tali "merende", oltre a determinarne l'incriminazione, produsse l'ironico modo di dire, usato per indicare persone legate da un rapporto losco. Vanni viene arrestato in concomitanza con l'assoluzione (poi annullata) di Pietro Pacciani, per concorso in duplice omicidio e villipendio di cadavere, messo in atto secondo l'accusa proprio assieme a Pacciani [72] [92] . Il Vanni ha dimostrato durante lo svolgimento del processo un atteggiamento ostile nei confronti dei giudici, dettato in maggior parte dall'ignoranza, dall'abuso di alcol, dalla paura e dalla sua età avanzata, che non gli permetteva forse di comprendere lucidamente lo svolgersi delle udienze. Viene spesso richiamato e allontanato dall'aula, fino ad essere espulso dopo aver lanciato una maledizione sul PM e aver dichiarato la sua fede per Mussolini [2] . Dei "compagni di merende", Vanni fu condannato al carcere a vita. La condanna, per soli quattro degli otto duplici omicidi, è stata resa definitiva nel 2000 dalla Corte di Cassazione. Nel 2004 la pena gli viene sospesa per motivi di salute, e Vanni trascorre i suoi ultimi cinque anni di vita in una casa di riposo per anziani non autosufficienti a Pelago, in provincia di Firenze. Ricoverato il 12 aprile 2009 all'ospedale toscano di Ponte a Niccheri è morto il giorno dopo [93] . Era l'ultimo compagno di merende ad essere rimasto in vita.

Giancarlo Lotti
Giancarlo Lotti, detto "Katanga", fu condannato a 30 anni di reclusione per i delitti del mostro. A differenza di Vanni e Pacciani, che protestarono sempre la loro innocenza, Lotti rese confessione[2] , e accusò in maniera precisa Pacciani e Vanni [52] fornendo particolari di alcuni omicidi cui aveva assistito [94] e autoaccusandosi [95] dell'omicidio dei due ragazzi tedeschi [96] . Le testimonianze di Lotti si rivelano decisive nel chiarire molti aspetti della vicenda, nonostante il legale dello stesso Lotti e alcuni periti indichino Lotti come poco attendibile [97] . Va detto per completezza d'informazione che nel corso del dibattimento processuale ai cosiddetti "compagni di merende" e nei controinterrogatori fatti al Lotti dalla difesa di Mario Vanni (Avv.Filastò) si evidenziarono numerose incongruenze in ciò che riportava lo stesso Lotti; in pratica riferì il Lotti alcuni fatti e particolari dei delitti che

Mostro di Firenze oggettivamente non potevano essere considerati attendibili. Giancarlo Lotti viene scarcerato nel marzo 2002 per gravi motivi di salute. Muore qualche settimana dopo a causa di tumore al fegato[98] . Fernando Pucci, amico dei tre compagni, pur non subendo condanne per i delitti, depose contro Pacciani e Vanni come testimone oculare di alcuni omicidi [94] rischiando l'incriminazione a causa delle dichiarazioni spesso reticenti e contraddittorie[99] .

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Il "secondo livello" e i presunti mandanti
Le indagini sui delitti del mostro e sui compagni di merende hanno successivamente condotto gli inquirenti ad ipotizzare l'esistenza di una sorta di sovrastruttura mandante dei delitti[100] . Tale ipotesi si basa su alcune dichiarazioni del teste e imputato Giancarlo Lotti, il quale ha dichiarato in sede processuale che i feticci escissi dai corpi femminili sarebbero stati comprati da un ignoto "dottore"[2] , e sul ritrovamento di un possibile simbolo esoterico, una piramide di granito colorato (una rara varietà di una pregevole pietra ornamentale, nota come breccia africana) di circa quindici centimetri, rinvenuta ad alcuni metri dai corpi esanimi dei ragazzi uccisi in occasione del delitto dell'ottobre 1981.[101] . Occorre però ricordare che tale oggetto viene spesso usato come fermaporte nelle campagne toscane. Altri presunti riscontri di un possibile movente magico-esoterico si sono avuti in occasione dell'ultimo delitto della serie, quello del 1985 a danno dei due turisti francesi; pochi giorni prima di essere assassinati i due si erano accampati in zona Calenzano ma erano stati invitati ad andarsene da un guardacaccia, in quanto il campeggio libero non era consentito in quella zona[2] . In seguito lo stesso guardacaccia aveva rinvenuto, poco distante dal luogo in cui Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili si erano accampati la prima volta, tre cerchi di pietre, di cui due aperti ed uno chiuso, contenenti bacche, pelli di animali bruciate e croci di legno. Secondo il parere di alcuni inquirenti tali cerchi di pietre potrebbero essere ricondotti a pratiche di tipo rituale, da collegarsi con le fasi di individuazione, condanna a morte ed esecuzione materiale della coppia[2] . Tuttavia l'episodio del guardiacaccia è stato recentemente smentito dall'avvocato dei familiari delle vittime francesi, che a tal proposito ha diffuso anche un documento Pdf liberamente consultabile.[102] Infatti non risulterebbe la presenza dei due a Calenzano dagli scontrini che la coppia era solita conservare durante i viaggi; inoltre tutti i possibili avvistamenti della coppia francese meritano una riflessione e il beneficio del dubbio. Questo è dovuto al fatto che la foto della vittima francese che finì sui giornali (cioè quella del passaporto della vittima), mostrava la donna più giovane e con i capelli cortissimi, mentre nel settembre '85 Nadine aveva i capelli lunghi e qualche anno in più. Ciò è stato documentato in un programma televisivo.[103] Le frequentazioni di Pacciani e Vanni durante gli anni degli omicidi alimentarono un filone d'inchiesta su possibili moventi esoterici e riti legati al satanismo alla base dei delitti [104] [105] . In particolare Pacciani e Vanni frequentavano un tale mago Salvatore Indovino presso una cascina situata nei dintorni di San Casciano, dove si consumavano orge e riti collegabili all'occultismo.[90] . Durante le perquisizioni eseguite dalla Polizia di Stato a casa di Pacciani sono stati trovati almeno tre libri ricollegabili alla magia nera e al satanismo.[90] La cosiddetta pista esoterica si riallaccia anche alle grosse somme di denaro delle quali entrò in possesso Pacciani negli anni dei delitti, da qui nasce l'idea che i Compagni di Merende agissero per conto di personalità rimaste nell'ombra[106] [107] , interessate a ricavare i feticci dai corpi mutilati [100] . Pacciani, modesto contadino, arrivò addirittura a disporre di 157 milioni di lire (dell'epoca) in contanti e buoni postali fruttiferi, oltre ad aver acquistato due case e ristrutturato la sua abitazione[90] . I controlli eseguiti dalla Polizia di Stato evidenziarono che Pacciani, prima dei delitti attribuibili al "Mostro di Firenze", versava in condizioni economicamente più modeste, e non ereditò beni che potessero giustificare le somme di denaro ritenute (ma non da tutti) troppo cospicue ed improvvise[90] . Chi non crede a Pacciani killer prezzolato, fa infatti notare che il contadino, oltre ad affittare un appartamento, svolgeva molti lavori "a nero" ed era noto per la sua spilorceria, come sottolinea Giuseppe Alessandri nel libro "La Leggenda del Vampa". Inoltre i presunti complici Lotti e Vanni erano tutt'altro che ricchi: "Katanga" negli anni '90 aveva da dormire solo grazie all'aiuto del prete del paese, essendo a tutti gli effetti un disoccupato indigente, mentre Vanni è

Mostro di Firenze deceduto in una modesta casa di riposo di provincia.[108] Le sentenze che condannano i compagni di merende si basano principalmente sulle tanto discusse testimonianze di Pucci e, soprattutto, Lotti. Ciò ha impedito l'individuazione di un movente certo, organico e globale, che fosse valido per tutti i delitti. Infatti Lotti, prima di accennare al "dottore", aveva cambiato più volte versione sul perché Pacciani e Vanni agissero. Inizialmente Lotti, nel 1996, dichiarava "che i delitti erano atti di rabbia per approcci sessuali che le vittime respingevano".[109] Invece un anno più tardi dava un'altra versione sul movente, affermando che la volontà di Pacciani era quella di uccidere per poi dare da mangiare i feticci alle figlie.[110] Il dibattito sull'attendibilità del Lotti rimane aperto nell'opinione pubblica, nonostante costui sia stato la chiave di volta per ottenere delle sentenze giudiziarie definitive sulla vicenda. Nel 2010 Pier Luigi Vigna, ex procuratore di Firenze occupatosi del caso, nonché ex procuratore nazionale antimafia, si è dichiarato scettico sull'esistenza di un possibile "secondo livello" di mandanti, a dimostrazione del fatto che le inchieste successive a quelle dei compagni di merende non hanno avuto "sviluppi clamorosi".[111]

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Possibili collegamenti con il caso Narducci
Ulteriore tesi è quella che vede nel responsabile dei delitti, o in uno dei capi della misteriosa setta che avrebbe commissionato gli omicidi seriali, il dottor Francesco Narducci, medico e professore universitario perugino morto nel Lago Trasimeno a trentasei anni nel 1985, a poche settimane dall'ultimo degli omicidi del mostro. La morte, all'epoca, fu archiviata come incidente e la salma fu tumulata senza procedere ad autopsia, apparendo abbastanza chiara la causa di morte (annegamento) . Il coinvolgimento di Narducci si fonda inizialmente sull'intercettazione telefonica di un gruppo di pregiudicati che avrebbero minacciato una tale "Dora"[90] di fargli fare la stessa fine del "medico ucciso sul Trasimeno", velato riferimento alla morte dello stesso Narducci, rinvenuto cadavere al largo dell'isola Polvese, e sulla base di alcune lettere anonime ricevute dagli investigatori nei mesi successivi, nelle quali veniva collegato il medico agli omicidi.[112] . In seguito furono intercettate altre telefonate minacciose rivolte a "Dora": in una di queste una voce femminile (molto alterata) faceva riferimento, oltre al presunto omicidio di Narducci, anche all' "omicidio di Pacciani". Secondo la voce al telefono, entrambi gli omicidi erano stati eseguiti dagli appartenenti ad una setta satanica, perché le vittime erano colpevoli di averli traditi[90] : la stessa fine, nella telefonata, era minacciata anche a "Dora".[113] . Il procedimento per le telefonate intercettate proseguì e portà ad una condanna patteggiata, mentre, per i restanti imputati, il processo è ormai prossimo alla discussione. Dichiarazioni di persone informate sui fatti e anomalie ngli accertamenti sul cadavere ripescato dalle acque del Lago Trasimeno portarono ad ipotizzare che il Narducci fosse stato assassinato. Nel 2002 venne riesumata la salma, sulla quale esame autoptici dimostrarono la presenza di lesioni compatibili, per il Consulente Prof. Giovanni Pierucci, dell'Università di Pavia, con lo strozzamento e con tracce di narcotizzanti nei tessuti [114] . Proprio il presunto omicidio del medico umbro, legato alla sostituzione del suo cadavere [114] [115] con quello di uno sconosciuto in maniera tale da insabbiare le indagini sulle effettive cause della morte nell'autunno del 1985, ha dato luogo all'avvio di una inchiesta giudiziaria da parte della Procura della Repubblica di Perugia, profilando il coinvolgimento di una loggia massonica, alla quale apparteneva il padre di Narducci[116] , sia nella copertura degli omicidi del mostro che nella sostituzione del cadavere[117] [118] . Secondo Ugo Narducci invece, il figlio Francesco si tolse volontariamente la vita a seguito di diagnosi mediche che gli attribuivano un grave problema di salute [116] . Nel giugno del 2009, una parte dell'inchiesta relativa alle modalità della fine del medico perugino è stata archiviata dal GIP del capoluogo umbro[119] . Per Mario Spezi e Francesco Calamandrei, indagati, insieme ad altri, nella vicenda, il GIP ha archiviato a norma dell'art. 125 disp. att. c.p.p..[120] Per quanto riguarda la morte per omicidio di Narducci, il gip, nel procedimento n. 1845/08/21, ha disposto l'archiviazione, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Dr. Mignini. Il GIP D.ssa Marina De Robertis accoglieva in toto i risultati delle indagini e confermava che il Narducci era stato ucciso, che il cadavere ripescato il 13 ottobre 1985 non poteva essere quello del medico, ma quello di uno sconosciuto, mentre il Narducci era morto in circostanze di tempo e di luogo completamente diverse e

Mostro di Firenze non era annegato. Sempre secondo il GIP, il Narducci era risultato coinvolto negli ambienti nei quali erano maturati i delitti. Per la gran parte dei reati "minori", tra i quali quelli di soppressione e occultamento di cadavere ed uso illegittimo di cadavere e di soppressione di svariatio documenti, il GIP ha riconosciuto l'ormai maturata prescrizione in relazione agli indagati principali. L'ordinanza è stata impugnata in Cassazione dal padre e dal fratello del morto ma la Corte stessa ha dichiarato inammissibile il ricorso. Un altro filone dell'inchiesta, relativo al procedimento n. 2782/95/21 e alla ipotizzata associazione per delinquere e a reati più recenti, tra i quali quelli di false dichiarazioni al PM e di concorso in calunnia, il tutto a fini di depistaggio, operati da vari soggetti istituzionali e dalla famiglia, oltre che da giornalisti, di Narducci, finalizzati a nasconderne l'omicidio e le sue cause e a sostituire il cadavere e comunque a depistare le indagini attraverso la riesumazione di piste ormai sconfessate a livello giudiziario, come quella della cosiddetta "pista sarda", è stato aperto dalla Procura della Repubblica di Perugia.[121] In particolare si contestava, come s'è detto, a membri della famiglia di Narducci, e a vari esponenti delle istituzioni, il reato di associazione per delinquere finalizzata all'occultamento di cadavere. I soggetti, secondo l'accusa, in concorso tra di loro, avrebbero occultato le reali modalità della morte di Narducci, sostituendo, a tal fine, il suo cadavere con quello di uno sconosciuto[121] . Inoltre avrebbero impedito la autopsia sul cadavere, assolutamente di prassi in casi simili di sospetto annegamento: la autopsia non fu eseguita all'epoca, ma soltanto dopo la riapertura delle indagini da parte della Procura di Perugia. Va sottolineato che all'epoca non furono neppure scattate foto del cadavere e le uniche utilizzate nelle indagini erano state scattate da un fotoreporter del quotidiano "La Nazione". Tutto sarebbe stato fatto, secondo la Procura, per evitare che emergesse il coinvolgimento del medico nella vicenda criminale fiorentina. Il 20 aprile 2010, all'esito dell'udienza preliminare davanti al Gip di Perugia, il GUP Dr. Micheli ha emesso sentenza di non luogo a procedere, con diverse e articolate formule, anche sotto il profilo dubitativo [122] [123] . Nonostante il termine per il deposito della motivazione da parte del GUP fosse scaduto alla data del 20 luglio 2010,ancora a oltre un anno di distanza dal 20 aprile 2010, il GUP non ha depositato la motivazione. La sentenza potrebbe essere impugnata in appello, per un giudizio abbreviato o in cassazione per tutte le altre ipotesi, dal Pubblico Ministero. Per altri procedimenti minori, sempre legati alla vicenda, è stato fissato il giudizio. Ancora altri filoni processuali della vicenda sono sospesi ex lege.

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Francesco Calamandrei, il farmacista
Nell'ambito delle indagini collegate tra le Procure di Firenze e di Perugia, nel 2004 viene perquisito (per la terza volta) l'appartamento di un farmacista di San Casciano in seguito alle indagini per gli ultimi quattro omicidi. Questa volta però gli viene notificato anche un avviso di garanzia[124] . L'uomo, secondo l'accusa, è il "mandante" degli omicidi, il cui scopo è quello di prelevare parti anatomiche dai cadaveri per usarle durante riti satanici. La principale ma non unica testimone dell'accusa è la moglie, affetta da una malattia mentale[125] . Il 21 maggio 2008, al termine di un processo con rito abbreviato iniziato nel settembre 2007, Calamandrei (che era indagato anche nell'inchiesta sulla morte di Narducci come possibile mandante dell'omicidio del medico perugino [126] [127] ) viene assolto con formula piena dalle accuse in quanto il fatto non sussiste[128] .

Ipotesi alternative alle sentenze giudiziarie
Ipotesi del serial killer solitario legato alla pista sarda
Una tesi seguita negli ultimi anni e profilata ad esempio da Mario Spezi nel libro Dolci colline di sangue del 2006, è quella secondo cui il mostro sarebbe un individuo legato al "clan dei sardi", già indagato marginalmente nelle vicende degli omicidi seriali. La tesi di Spezi muove dalla ricostruzione del primo omicidio del 1968 ritenendo che l'omicidio di Lastra a Signa venne effettivamente commesso per ragioni sentimentali e d'onore da parte di soggetti legati alle famiglie Mele e Vinci, con la Beretta e le cartucce utilizzati successivamente dal mostro.

Mostro di Firenze Tuttavia, il mostro sarebbe del tutto estraneo a tale vicenda essendosi appropriato solo successivamente della pistola e le munizioni per avviare, dal delitto del 1974, la catena seriale di omicidi[2] . Secondo Spezi solo un componente delle famiglie coinvolte nel primo delitto del 1968 avrebbe potuto appropriarsi di pistola e cartucce, essendo del tutto improbabile una casuale cessione, da parte del detentore, di un'arma e di una scatola di cartucce già utilizzati in un omicidio (quello del 1968, e quindi potenzialmente a rischio per lo stesso venditore). Sarebbe secondo Spezi soprattutto da escludere una cessione volontaria a soggetti estranei a quell'ambiente familiare, come pure un casuale e contemporaneo rinvenimento da parte di terzi di pistola e cartucce[2] . Secondo il giornalista gli omicidi sono da attribuire ad una sola persona, un serial killer che avrebbe sempre agito da solo. Va sottolineato che il "Carlo" che, secondo lo Spezi e il giallista Douglas Preston, sarebbe il Mostro di Firenze, è un uomo nato nel 1959 che, all'epoca del primo delitto, aveva circa nove anni e che, in occasione dell'ultimo delitto, quello del 1985, era detenuto nel Carcere di Pistoia per reati contro il patrimonio. Mario Spezi e Douglas Preston rispondono a tali affermazioni asserendo che non hanno mai ritenuto "Carlo" responsabile del delitto del 1968 e che lo stesso "Carlo" fu arrestato una prima volta nell' ottobre 1983, un mese dopo l' omicidio dei due ragazzi tedeschi, e assolto per detenzione di armi. Finì di nuovo in carcere solo nel 1988, tre anni dopo l' ultimo omicidio del Mostro. Mario Spezi è stato arrestato nel 2006 con l'accusa di calunnia a fini didepistaggio delle indagini, proprio in conseguenza della sua propensione per la Pista Sarda, cosa che lo avrebbe portato, secondo la tesi accusatoria a creare false prove al fine di portare gli investigatori sulla strada da lui voluta [129] [130] [131] . Il Tribunale per il Riesame di Perugia, su ricorso dello Spezi, ha annullato l'ordinanza di misura cautelare emessa dal GIP nei suoi confronti sotto il profilo dubitativo sui gravi indizi di colpevolezza sul dolo della calunnia e, sotto il profilo oggettivo, per altra ipotesi di calunnia. Per l'ipotesi della calunnia, il GUP Dr. Paolo Micheli, con sentenza 20 aprile 2010, ha dichiarato non luogo a procedere contro lo Spezi, con formula dubitativa sul dolo e non è stata ancora, al gennaio 2011, depositata la motivazione della sentenza.[132] al carcere di Perugia, nel giugno 2009 [133] .

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Ipotesi del serial killer in divisa
Un'altra ipotesi di rilievo, contrastante e critica con le sentenze giudiziarie, è quella espressa dell'avvocato fiorentino Nino Filastò nel suo libro Storia delle Merende Infami.[134] Il libro, pubblicato da Maschietto Editore nel 2004, è una sorta di controinchiesta sui delitti delle coppiette. Lo scrittore-avvocato, che investiga sul mostro dai primi anni '80, oltre ad essere stato il legale di Mario Vanni, tenta di dimostrare l'innocenza dei compagni di merende con un' analisi globale su tutta la vicenda. Si mettono in luce le incongruenze del pentito Giancarlo Lotti e si criticano le modalità d' indagine. L'avvocato paragona la figura del Lotti a quella di Stefano Mele: entrambi sono intellettualmente molto modesti e suggestionabili, ma diventano (secondo Filastò sbagliando scelta investigativa) teste di primo piano in due differenti periodi delle indagini. Filastò aveva già scritto, a metà anni '90, un saggio sull'argomento chiamato Pacciani Innocente. Nell'ipotesi di Filastò il mostro è un serial killer di tipo lust murder affetto da una grave patologia sessuale, attivo perlomeno dal 1968 al 1993 (omicidi Francesco Vinci - Milva Malatesta) e mai entrato nelle indagini.[135] Alcuni elementi, come per esempio il libretto di circolazione trovato fuori posto nella macchina di una coppietta uccisa, oppure la capacità del mostro di avvicinarsi agevolmente alle vetture, portano l'avvocato ad inquadrare il serial killer come un "uomo in divisa". Qualcuno che potrebbe essere capace di interagire con le indagini e, addirittura, conoscere alcune mosse degli inquirenti. Secondo il legale, la storia del mostro potrebbe somigliare molto a quella di Caryl Chessman, simbolo del movimento per l'abolizione della pena di morte, che prima di venire giustiziato dichiarò: "Non ero io che fingevo di essere un poliziotto, era un poliziotto vero, che abbagliava le future vittime, con il fanale rosso della polizia messo sulla sua auto."[136] Radicale è anche la critica di Filastò verso le teorie esoteriche e "di gruppo" sulla vicenda, ritenute antistoriche e criminologicamente incompatibili con delitti seriali di stampo maniacale. Infatti Filastò considera assurda e grottesca l'ipotesi di una setta che usava i compagni di merende come manovalanza, e in "Storia delle Merende Infami" viene

Mostro di Firenze fatta una comparazione storica tra la caccia alle streghe della Santa Inquisizione e alcune scelte investigative intraprese nel caso. [137]

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Ulteriori teorie
Sulla vicenda si riscontrano anche ulteriori ipotesi, più o meno discordanti con i verdetti dei processi. Il caso-mostro è un evento e un'indagine dalla durata pressoché quarantennale (dal 1968 ad oggi, con i primi quattro omicidi ancora ufficialmente insoluti); è inevitabile dunque una grande varietà di opinioni. Oltre alle più celebri ipotesi "non ufficiali" di Spezi o Filastò, si registrano altre teorie su chi ha commesso i cosiddetti delitti delle coppiette. Secondo il noto criminologo Francesco Bruno, il mostro sarebbe un uomo mai individuato. Un assassino seriale d'intelligenza superiore alla media, mosso da delirio religioso e suggestioni moralistiche, che ha agito sempre da solo sin dal 1968.[138] . Invece Francesco Ferri, giudice che assolse Pacciani nel processo d'appello ed autore del polemicissimo Il caso Pacciani. Storia di una colonna infame? [139] , si riallaccia all'idea originaria dell'ignoto serial killer lust murder, ipotizzato dal profilo dell'Fbi e dall'italiana perizia De Fazio. Una persona probabilmente affetta da impotenza o iposessuata. Sul caso sono presenti anche idee alternative più di stampo settario-cospirazionista, che vedono i delitti come fatti di sangue legati a strategie occulte o organizzazioni internazionali: teorie che si basano su libri romanzati e non hanno alcuna base investigativa o tecnico-scientifica.[140] Tornando a teorie che ipotizzano il mostro come legato alla "pista sarda", si segnala l'idea di un detective privato che riporta dubbi e retroscena su uno dei primi sospettati.[141] Sempre sulla possibilità che l'assassino fosse nell'ambiente sardo coinvolto nelle indagini degli anni '80, il libro "il mostro di Firenze" di Cecioni e Monastra dedica notevole rilievo alla possibilità che il mostro potesse essere Salvatore Vinci, pur mantenendo un profilo bilanciato che valuta tutte le teorie sul colpevole o i colpevoli.[142] Lo scontro fra "colpevolisti" (termine che intende coloro che credono nella colpevolezza, o comunque nel coinvolgimento, di Pacciani e i compagni di merende) ed "innocentisti" (termine che intende coloro che non condividono le sentenze e ritengono che il mostro non sia mai stato catturato) ha causato, agli inizi e alla metà degli anni '00, un clima "pesante" di scontro aspro, caratterizzato anche da duri litigi e reciproche querele.[143] .[144]

Filmografia
• Nel febbraio 1986 esce con poca risonanza e in pochissime città italiane L'assassino è ancora tra noi, film realizzato frettolosamente e con pochi mezzi che, pur cavalcando l'onda emotiva dell'ultimo duplice delitto del 1985, passerà del tutto inosservato. Tre mesi dopo, distribuito dalla Titanus di Goffredo Lombardo, arriva sugli schermi Il Mostro di Firenze, tratto dall'omonimo libro del 1983 del giornalista e scrittore Mario Spezi e diretto da Cesare Ferrario. Il film, che proponeva una globale ricostruzione degli avvenimenti e della personalità del mostro, ebbe un discreto successo, nonostante il fatto che verrà poi censurato.[145] . • Nel settembre 2008 l'americano Tom Cruise ha acquistato i diritti per portare prossimamente sul grande schermo un adattamento del libro Dolci colline di sangue (The monster of Florence) di Mario Spezi e Douglas Preston. Il film vedrà l'attore George Clooney nel ruolo del protagonista principale[146] . • Il regista Antonello Grimaldi realizza nella primavera 2009 la serie televisiva Il mostro di Firenze, una ricostruzione della vicenda dal 1981 al 2006 per il canale tv Fox Crime: 6 parti da 45 minuti ciascuna di durata, che vanno in onda dal 12 novembre al 10 dicembre 2009.[147] • Delle vicende del mostro si sono occupate varie trasmissioni tv: Un giorno in pretura, Blu Notte , Chi l'ha visto?, Telefono giallo, Enigma, Giallo Uno, Top Secret e Delitti-Speciale. • Un documentario chiamato "I delitti del mostro di Firenze" è andato in onda su Sky nel 2011. Il video, della durata di un'ora, raccoglie le opinioni di molti protagonisti della vicenda fornendo spazio a tutte le ipotesi.[148]

Mostro di Firenze

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Bibliografia
• Douglas Preston; Mario Spezi, Dolci colline di sangue, Milano, Sonzogno Editore, 2006. ISBN 978-88-454-1271-4 • Michele Giuttari. Il mostro , Rizzoli, 2006 ISBN 978-88-17-01628-5 • Nino Filastò, Storia delle merende infami, Firenze, Maschietto Editore, 2005. • Riccardo Catola. Identikit di un mostro. Anthropos, 1985. • David A. Yallop. Liberaci dal male. Pironti, 1987. • Carmelo Lavorino. Il mostro di Firenze e il caso Pacciani. Emmekappa edizioni, 1994. • Nino Filastò. Pacciani Innocente. Ponte alle Grazie, 1994. • Demetrio Piras. Chi ha ucciso Barbara Locci? Delitti firmati: il mostro. Bandecchi & Vivaldi, 2006. • David A. Yallop. Liberaci dal male. Pironti - 1987. • Mister Kappa. Il mostro di Firenze - La teoria finale. Emmekappa Edizioni, 1992. • Fabio Fox Gariani. Il mostro di Firenze. Ulysse Network Edizioni, 2003. • Eriberto Storti. La traslazione. Lalli Editore, 1990. • Giuseppe Alessandri. La leggenda del Vampa. Loggia De Lanzi, 1995. • Luca Cardinalini, Pietro Licciardi. La strana morte del dr. Narducci. Il rebus dei due cadaveri e il «mostro» di Firenze. DeriveApprodi, 2008. ISBN 978-88-89969-27-4. • Alessando Cecioni; Gianluca Monastra, Il mostro di Firenze, Roma, Nutrimenti. • Carlo Lucarelli. I mostri di Firenze in Nuovi misteri d'Italia. I casi di Blu Notte. Torino, Einaudi, 2004. pp. 94–133. ISBN 978-88-06-16740-0. • Michele Giuttari e Carlo Lucarelli, Compagni di sangue, Rizzoli 1999, ISBN 881725858X • Ruggero Perugini, Un uomo abbastanza normale, Mondadori 1994 • Francesco Ferri. Il caso Pacciani. Storia di una colonna infame?. Edizioni Pananti, Firenze, 1996. • Massimo Polidoro, Cronaca Nera, pagg. 219-312, Piemme, 2005 • Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro, Il Mostro di Firenze, LA CASE, 2010, ISBN 9788862773089 (Audiolibro) • Fabrizio Mignacca, Flanz Vinci, Imma Giuliani, "Il Mostro di Firenze. Uno Qualcuno Centomila ".Sangel Edizioni- Cortina, 2011Codice: 9788897040187

Note
[1] [| dataarchivio = Firenze, Volantini Anti-Mostro 'Non Fate L' Amore In Auto']. Reppublica. URL consultato il 2010-09-01. (archiviato dall'url originale) [2] (http:/ / www. rai. tv/ dl/ RaiTV/ programmi/ media/ ContentItem-a31f4347-116e-4e76-ae87-232c4660170e. html?p=0) Puntata del programma Blu Notte dedicata alle vicende del Mostro di Firenze [3] [| dataarchivio = 'IL MOSTRO TORNERA' AD UCCIDERE']. Reppublica. URL consultato il 2010-09-01. (archiviato dall'url originale) [4] [| dataarchivio = I Giudici Di Firenze 'Fidanzati, Attenti Il Mostro Può Colpire']. Reppublica. URL consultato il 2010-09-01. (archiviato dall'url originale) [5] Eleonora Capelli. [| dataarchivio = LETTERE]. Reppublica, 2009-06-30. URL consultato il 2010-09-01. (archiviato dall'url originale) [6] http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1997/ gennaio/ 04/ Lotti_qui_uccidemmo_tedeschi_co_0_9701043252. shtml [7] Rapporto dei Carabinieri del 21 settembre 1968: Storia delle merende infami, Nino Filastò, ed. Maschietto Pag.99 [8] Rapporto dei Carabinieri del 21 settembre 1968: Storia delle merende infami, Nino Filastò, ed. Maschietto Pag.98\99 [9] Dolci colline di sangue, Mario Spezi e Douglas Preston, ed Sonzogno Pag.234 [10] Storia delle merende infami, Nino Filastò, ed. Maschietto Pag.193 [11] Storia delle Merende Infami, Nino Filastò, pag.108 [12] La Nazione 25 agosto 1968 [13] La Nazione, 27 agosto 1968 [14] Storia delle Merende Infami, Nino Filastò, ed. Maschietto [15] Storia delle Merende Infami, Nino Filastò, ed. Maschietto Pag.150\151 [16] La Nazione, 17 settembre 1974 pag.5 [17] Compagni di sangue, Lucarelli-Giuttari, Pag.6 [18] La Nazione, 24 settembre 1974 [19] La Nazione, 19 settembre 1974

Mostro di Firenze
[20] Storia delle merende infami, Nino Filasto', Pag.114 [21] [| dataarchivio = Lastampa.It]. Archivio.lastampa.it, 1994-04-27. URL consultato il 2010-09-01. (archiviato dall'url originale) [22] Nino Filastò, Storia delle Merende Infami, Maschietto editore, Firenze [23] La leggenda del Vampa, G.Alessandri, pag. 151 [24] Il Mostro, M.Giuttari, pag.272 [25] Paese Sera - 7 giugno 1981 [26] Storia delle merende infami, Nino Filastò, ed. Maschietto [27] [| dataarchivio = ecco l' investigatore che l' ha braccato: decisivi i disegni]. Archiviostorico.corriere.it, 2009-12-24. URL consultato il 2010-09-01. (archiviato dall'url originale) [28] [| dataarchivio = Lastampa.It]. Archivio.lastampa.it. URL consultato il 2010-09-01. (archiviato dall'url originale) [29] Nino Filastò, Storia delle merende infami, Maschietto editore, Firenze [30] [| dataarchivio = E IL GIALLO RICOMINCIA DA QUELLA NOTTE DEL ' 68]. Reppublica. URL consultato il 2010-09-01. (archiviato dall'url originale) [31] Alessandro Cecioni e Gianluca Monastra, Il mostro di Firenze, ed. Nutrimenti [32] [| dataarchivio = VINCI E IL MANIACO, UNA STORIA INFINITA]. Reppublica, 2009-11-22. URL consultato il 2010-09-01. (archiviato dall'url originale) [33] [| dataarchivio = Torna Libero Francesco Vinci Neppure Lui Era Il 'Mostro']. Reppublica. URL consultato il 2010-09-01. (archiviato dall'url originale) [34] [| dataarchivio = e' Vinci uno dei due bruciati nella Volvo]. Archiviostorico.corriere.it, 2009-12-24. URL consultato il 2010-09-01. (archiviato dall'url originale) [35] dai nostri inviati CLAUDIA FUSANI e GIANLUCA MONASTRA. [| dataarchivio = UCCISO PER UNO SGARRO]. Reppublica. URL consultato il 2010-09-01. (archiviato dall'url originale) [36] http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 1994/ 05/ 01/ dagli-errori-abbiamo-capito-chi. html [37] Franca Selvatici. 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Mostro di Firenze
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Mostro di Firenze

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Voci correlate
• • • • • • • Compagni di merende Assassino seriale Michele Giuttari Mario Spezi Silvia Della Monica Il mostro di Firenze (serie televisiva) Dolci colline di sangue

Collegamenti esterni
• Il Mostro di Firenze: il profilo criminologico del F.B.I. e l'analisi delle perizie balistiche del processo Pacciani (http://mostro-di-firenze.blogspot.com/2009/12/i-dossier-del-blog-il-mostro-di-firenze.html) • Un archivio con tutti i protagonisti della vicenda del "mostro di Firenze" (http://insufficienzadiprove.blogspot. com/) • Google map dei delitti (http://calibro22.blogspot.com/2009/04/mappa-dei-delitti.html)
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Sonya Caleffi
Sonya Caleffi (Como, 21 luglio 1970) è una criminale e serial killer italiana.

Biografia
A quindici anni incomincia a soffrire di depressione e di anoressia, ma a scuola rimane una ragazza molto tranquilla, con buon profitto. Tra il 1990 e il 1993 frequenta corsi di infermiera professionale all'Ospedale Valduce di Como. Nel 1993 si sposa con un falegname di Cernobbio dopo 6 mesi di fidanzamento ma i continui litigi la portano a divorziare dopo appena un anno. Poi conosce un radiologo e va a convivere con lui a Tavernerio, dove finito il lavoro vive in uno stato di reclusione in casa. Dal 1993 al 2000 lavora all'Ospedale Valduce di Como nei reparti di chirurgia generale, endoscopia e pronto soccorso. Dal 2000 al 2001 lavora al pronto soccorso dell'ospedale Sant'Anna di Como. Nell'ottobre 2001 torna per un mese all'Ospedale Valduce di Como. Dal 2 al 13 novembre lavora alla casa di riposo e clinica Le Betulle di Appiano Gentile (CO). Nel 2002 lavora alla casa di riposo di Albese con Cassano (CO) per due periodi durante l'anno tra cui nel reparto di psichiatria. Il 4 agosto 2002 tenta di suicidarsi con la sua Lancia Ypsilon andando a scontrarsi contro un muro a Salita Capuccini a Como. Poi tenta il suicidio per altre tre volte tra il 2002 e il 2004 Tra il settembre e il novembre 2003 lavora al reparto di medicina generale dell'ospedale Sant'Anna dove si verificano per causa sua 8 decessi di malati terminali uccisi a causa dell'iniezione di aria e quindi di embolia. Da settembre all'8 novembre 2004 lavora all'Ospedale Manzoni di Lecco dove provoca la morte di 18 persone e viene scoperta dalla direttrice medica del presidio che informa la Procura.

Sonya Caleffi

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L'arresto
« Mi dispiace molto per quello che è successo, e chiedo perdono, se è possibile. Non volevo che finissero così, quei pazienti. Io praticavo quegli interventi perché mi piaceva che tutti accorressero in tempo a salvare i pazienti. »
Il 15 dicembre 2004 viene arrestata ma confessa solo 6 omicidi, 4 accertati e 2 sospetti[1] . La Polizia durante la perquisizione a casa sua trova libri che parlano di bulimia, anoressia, morte e i suoi romanzi più letti sono Donne Invisibili di Fabiola De Clercq, Sprecata di Marya Hornbacher, La Morte è amica di Marie de Hennezel e soprattutto Veronika decide di morire di Paulo Coelho. L'amministrazione ospedaliera di Lecco intanto apre le indagini. Il 17 dicembre 2004 lascia il carcere Bassone di Como e la procura le accerta solo un caso di morte.[2] Viene trasferita al settimo piano dell'ospedale Sant'Anna di Como nel reparto detenuti il 18 dicembre 2004[3] . L'11 febbraio 2005 viene trasferita all'Opg di Castiglione delle Stiviere (MN), il 10 marzo 2005 ritira la confessione fatta a dicembre e tre mesi dopo afferma di ricordare di non avere ucciso nessuno. Dal 2006 lavora come telefonista al carcere di San Vittore[4] . Il 14 dicembre 2007 viene condannata per 5 omicidi e 2 tentati omicidi[5] a scontare 20 anni di reclusione nel carcere di San Vittore suscitando rabbia da parte delle famiglie delle vittime[6] . Il 3 marzo 2008 la Corte d'assise d'appello di Milano le conferma la condanna di primo grado a 20 anni di reclusione, anche se il procuratore generale aveva chiesto l'ergastolo, ma il rito abbreviato ha ridotto la condanna[7] . Il 10 maggio 2008 compare per la prima volta davanti alle telecamere di Rai 3 sul programma Storie maledette intervistata dalla giornalista Franca Leosini al carcere di San Vittore[8] riflettendo sugli anni bui della sua vita[9] .

Note
[1] Infermiera uccide sei pazienti "Volevo attirare l'attenzione" (http:/ / www. repubblica. it/ 2004/ l/ sezioni/ cronaca/ infermiera/ infermiera/ infermiera. html) [2] Infermiera killer, «solo un caso accertato» (http:/ / www. corriere. it/ Primo_Piano/ Cronache/ 2004/ 12_Dicembre/ 17/ lecco. shtml) [3] Sonya Caleffi ricoverata al Sant’Anna serena e tranquilla, chiede libri e vestiti e di parlare con i genitori e il compagno (http:/ / www. merateonline. it/ Finestra_Stampa. asp?ID=21655) [4] Sonya Caleffi a 'Grazia': 'Non sono un'assassina' (http:/ / www. ildue. it/ Notizie/ SVittore/ Dettaglio. asp?ID=537) [5] L'infermiera killer (http:/ / news. centrodiascolto. it/ view/ 220514/ n=PAPA+ RENATO/ l_infermiera_killer) [6] Le famiglie delle vittime di Sonia Caleffi protestano (http:/ / news. centrodiascolto. it/ video/ id=220601/ d=2008-05-16) [7] Infermiera killer, i delitti erano programmati (http:/ / www. corriere. it/ cronache/ 08_marzo_03/ infermiera_killer_caleffi_88d3a982-e90a-11dc-9255-0003ba99c667. shtml) [8] Rai Tre, Sonia Caleffi per la prima volta davanti alle telecamere (http:/ / www. ciaocomo. it/ index. php?option=com_content& task=view& id=7698& Itemid=64) [9] "Non volevo uccidere nessuno. Però io non mi perdonerò mai..." (http:/ / www. ciaocomo. it/ index. php?option=com_content& task=view& id=7709& Itemid=64)

Voci correlate
• • • • • Anoressia Depressione Disturbo borderline di personalità Sindrome di Münchhausen per procura Angelo della morte (serial killer)
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Ted Bundy

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Ted Bundy
Theodore Robert Bundy (Burlington, 24 novembre 1946 – Starke, 24 gennaio 1989) è stato un serial killer statunitense, autore di omicidi di numerose giovani donne negli Stati Uniti tra il 1974 ed il 1978.

La vita
Nato a Burlington il 24 novembre 1946, Theodore Bundy non mostrò mai segni di instabilità o di squilibrio talmente gravi da indurlo agli omicidi efferati di ventotto persone (numero probabilmente inferiore alla realtà). Le persone che lo conobbero lo descrissero come un uomo dolce, tuttofare, generoso. Nacque all’Elizabeth Lund Home, una clinica del Vermont che ospitava giovani donne incinte. L'identità del padre biologico di Theodore Bundy è incognita, ma si pensa che si tratti di un militare dell'aeronautica, poi fuggito. Il neonato venne lasciato nella clinica dalla madre, ma tre mesi dopo fu portato via dalla madre stessa che si spacciò per sua sorella maggiore. I due si trasferirono a Filadelfia, città in cui l'uomo passò i primi 4 anni di vita, dopodiché si trasferirono dai loro parenti a Tacoma. Theodore assunse ufficialmente il cognome Bundy poiché la madre trovò un cuoco che prestava servizio militare, Johnny Culpepper Bundy. I due si sposarono nel 1951 e ebbero quattro figli. Theodore non legherà mai col patrigno e con gli anni della pubertà diventerà introverso finendo vittima di bullismo. L'adolescenza lo cambiò, iniziò a divenire un bullo egli stesso commettendo vari furti. Successivamente venne attratto dallo studio, dalla politica e dallo sci isolandosi dalla comunità. Bundy rimase disoccupato poiché non si impegnava a sufficienza nei suoi saltuari lavori. Nel 1964 l'uomo trovò una donna di buona famiglia, Stephanie Brooks, con cui provò invano a legarsi. La donna, dopo essersi laureata, troncò ogni rapporto con l'uomo, causandogli uno stato di shock dal quale non si riprenderà. In quel periodo egli scoprì le sue origini, e questo aggravò molto la situazione già precaria: infatti quella che riteneva sua sorella in realtà era sua madre, e questo provocò in Bundy uno shock che secondo molti fu la molla finale che lo spinse ad uccidere. Il periodo di depressione si sciolse quando nel 1969 l'uomo si iscrisse nuovamente all'Università, dove seguì corsi di psicologia e legge. Poco tempo dopo si iscrisse al partito repubblicano, diventando una giovane promessa. Cominciò una relazione con una giovane donna, Elizabeth Kendall. È in questo periodo che Ted incontra Ann Rule, una donna che segnerà la sua vita, diventando sua amica e confidente, totalmente all'oscuro della doppia vita dell'uomo. Un'esperienza che Ann racconterà nel libro Un estraneo al mio fianco. Incontra anche Meg Anders, una donna divorziata con la quale inizia una relazione e viene indicato come "eroe" per aver salvato una bambina che stava annegando in un parco.
Ted Bundy

Ted Bundy

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Gli Omicidi
Nel 1973 Bundy incontra Stephanie Brooks. La ragazza si innamora dell'uomo ma lei, dopo una breve relazione, sparisce e tronca ogni rapporto. Il primo tentato omicidio avviene il 4 gennaio 1974: la vittima si chiamava Joni Lenz, 18 anni, picchiata nel suo letto con una spranga di legno e con quest'ultima violentata. Riuscirà a salvarsi riportando gravi lesioni. Ma sarà solo una delle poche ragazze che si salveranno dalla furia violenta di Ted. Il 5 gennaio del 1974 i coinquilini della diciottenne Joni Lenz entrano nel suo appartamento, insospettiti dal fatto che la ragazza non si era fatta sentire per più di 24 ore. La trovano nella camera da letto, sanguinante e con profondi segni di violenza. La giovane ragazza era stata malmenata da Ted Bundy e violentata con una doga del suo letto che l'assassino le avrebbe infilato nella vagina. La vittima, portata in ospedale, uscirà dal coma. Un mese dopo scompare Lynda Ann Healy, rapita dalla sua casa, seguita da almeno altre 5 ragazze. Il 17 giugno 1974 viene ritrovato il corpo di Brenda Baker e due mesi dopo sono stati trovati i resti di due ragazze scomparse il 14 luglio dal lago Shammanish, Janice Ott e Denise Naslund. Spunta fuori un testimone, una ragazza di nome Janice Graham, che raccontò alla polizia di come fosse stata adescata da un giovane ragazzo di nome Ted, che andava in giro con un braccio ingessato e che le aveva chiesto aiuto per caricare una barca a vela sul tetto della sua auto. Arrivata all'auto la ragazza era stata invitata a salire a bordo del veicolo perché la barca non si trovava lì, ma in un luogo più appartato, ma Janice rifiutò l'offerta, e senza saperlo evitò una morte orribile. L'identikit di "Ted" appare su tutti i giornali e diverse persone fanno il nome di Bundy, tra queste vi sono Ann Rule e Meg Anders, ma prima che la polizia si possa muovere Bundy lascia Seattle e si trasferisce nello Utah. Il 18 ottobre 1974 scompare la diciottenne Melissa Smith, ritrovata il 27 vicino a Salt Lake City, mutilata e sodomizzata. Il 31 ottobre scompare Laura Aimee, ritrovata il giorno del Ringraziamento, picchiata, sodomizzata e strangolata. L'8 novembre Bundy compie il primo passo falso, tentando di rapire Carol Da Ronch spacciandosi per un poliziotto e riuscendo a farla salire sulla sua Volkswagen Maggiolino, ma all'interno la ragazza riesce a scappare dopo una violenta colluttazione. Poche ore dopo scompare Debbie Kent, che non viene più ritrovata. Spunta un altro testimone, un' insegnante di nome Raelynn Shepard, che racconta di come fosse stata avvicinata da un uomo che si era finto un poliziotto, ma lei non lo seguì. Bundy si sposta in Colorado, dove scompaiono almeno 4 donne tra gennaio e aprile 1975. La buona sorte aiuta gli investigatori il 16 agosto 1975, quando il poliziotto Bob Haywood ferma una Volkswagen Maggiolino che correva troppo, è l'auto di Bundy, dove vengono trovati una spranga, un passamontagna, un rompighiaccio e delle manette. Bundy viene arrestato e riconosciuto da Raelynn Shepard e viene messo sotto stretta sorveglianza in attesa di una prova definitiva. Sulla base di un quadro indiziario viene condannato per l'aggressione a Carol De Ronch, ma Bundy riuscì a scappare saltando da una finestra proprio mentre l'FBI stava per incolparlo dei delitti in Colorado. Ted viene ripreso 6 giorni più tardi, ma riesce ad evadere di nuovo il 30 dicembre 1977 e riesce a raggiungere la Florida. Il 14 gennaio 1978 entra nella sede del gruppo studentesco Chi-Omega, uccidendo due ragazze mentre dormivano, Lisa Levy e Margaret Bowman di 20 e 21 anni, e ne ferisce gravemente altre due, Kathy Kleiner DeShields e Karen Chandler che se la caveranno con qualche frattura al capo e con qualche dente rotto. Il 9 febbraio 1978 i genitori della dodicenne Kimberly Leach di Lake City ne denunciarono la scomparsa. Il suo corpo fu trovato, in uno stato pietoso, otto giorni dopo in un parco. Due testimoni erano però riusciti a prendere il numero di targa della macchina guidata dall’uomo, che si rivelò rubata. I ragazzi, successivamente, poterono identificare Ted Bundy dalle foto segnaletiche. Poco dopo viene fermato alla guida di un'auto rubata, e dopo una colluttazione con un poliziotto viene arrestato di nuovo. Tra il 1979 e il 1980 in Florida si tenne il processo che finirà con la condanna a morte di Bundy. Il processo fu seguito dai media di tutto il mondo, la corte ritenne Ted Bundy colpevole di 36 omicidi, ma lui affermò sino al giorno dell'esecuzione di averne compiuti 26. Theodore Bundy usò la sua abile astuzia per rimandare per due volte consecutive la pena capitale.

Ted Bundy Alle 7:06 del 24 gennaio 1989 Ted Bundy fu giustiziato sulla sedia elettrica; alle 7:16 ne fu dichiarato il decesso. Il corpo fu cremato e, nonostante l'ultima volontà di Ted fosse che le sue ceneri potessero essere disperse sulle Cascade Mountains, i suoi legali non riuscirono a vincere le violente proteste della gente. Ancora oggi non si sa che cosa ne sia stato in seguito al processo.

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I metodi per l'uccisione
La maggior parte delle sue vittime vennero adescate nelle vicinanze di college o residenze universitarie, con la "tecnica" del braccio ingessato (chiedendo aiuto alla vittima per trasportare oggetti vari in macchina) resa poi famosa dall'attore che impersonò il maniaco scuoiatore Buffalo Bill nel film Il silenzio degli innocenti. Una volta salita a bordo dell'auto di Bundy (un Maggiolino Volkswagen) la malcapitata ragazza si accorgeva, troppo tardi, che lo sportello dal lato del passeggero mancava della maniglia. Quasi tutte le vittime erano graziose studentesse universitarie, minute e dai lunghi capelli scuri con la scriminatura centrale. Alcuni (ma la teoria non è universalmente accettata) hanno sostenuto che Bundy cercasse ragazze simili alla sua ex fidanzata, in una sorta di "punizione simbolica" per la donna che l'aveva respinto. [1]

Il processo
Dopo più di dieci anni passati a cercare di negare tutte le accuse, Bundy confessò l'uccisione di ventotto persone, ma l'esatto numero delle sue vittime è tuttora sconosciuto.

Curiosità
• Jonathan Davis, cantante e leader della nu-metal band Korn è diventato il proprietario del Maggiolino Volkswagen di Ted Bundy. • Sono stati fatti uno sceneggiato e due film su Ted Bundy: Ted Bundy (2002), diretto da Matthew Bright e interpretato da Michael Reilly Burke. Segue Ted Bundy - Serial Killer, (2003) diretto da Paul Shapiro e interpretato da Billy Campbell. Lo sceneggiato televisivo, Il mostro, diretto da Marvin J. Chomsky e interpretato da Mark Harmon, risale invece al 1986, tre anni prima dell'esecuzione. • Nella puntata della decima stagione di South Park, Inferno sulla Terra 2006, compare Ted Bundy con altri due killer come lui: John Wayne Gacy e Jeffrey Dahmer. • Ted Bundy è il nome d'arte scelto da Marco Villa, rapper italiano e membro della Dogo Gang. • Ted Bundy viene anche menzionato nel recente libro di Stephenie Meyer, Eclipse. • Nel romanzo di Bret Easton Ellis, American Psycho, il protagonista Patrick Bateman, psicopatico omicida, legge sempre biografie di Ted Bundy. • Ted Bundy e la data del suo processo vengono anche menzionati nel film Number 23, in maniera però errata. Viene infatti detto detto dal protagonista che bundy fu giustiziato il giorno 23, quando in realtà l'esecuzione d Bundy avvenne il 24'. • L'Oscar Mondadori Serial Killer-Storie di ossessione omicida di Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi inizia proprio con la storia di Ted Bundy. • Nel serial televisivo Dollhouse, l'antagonista della serie Alpha viene paragonata a Ted Bundy. • Nella serie Criminal Minds viene menzionato Ted Bundy come uno dei più famosi serial killer statunitensi. • Citato nella serie OZ, episodio 1x06 di Jon Amiel. • Citato nel film 88 minuti. • Citato nel film Basta che funzioni. • Citato nella canzone Stay Wide Awake di Eminem. • Citato nel film Con Air. • Citato nel romanzo del 2004 di David Baldacci "Il gioco di Zodiac"

Ted Bundy • • • • • • • • Citato nella serie televisiva Happy Town nella sesta puntata della prima stagione dal sindaco di Haplin Citato nel film "Copycat- Omicidi in serie" Citato nel film " In linea con l'assassino" Citato in numerosi gialli di Patricia Cornwell nella serie "Kay Scarpetta" Citato nel undicesimo episodio della seconda stagione di Lie to Me. Citato nel quarto episodio della settima stagione di The Shield Citato da Joey Potter nella serie televisiva "Dawson's Creek" Debbie Harry, cantante dei Blondie, ha rivelato di aver accettato un passaggio dal killer Ted Bundy negli anni '70. E' riuscita fortunatamente a fuggire, dopo essersi resa conto che lo sportello della vettura mancava della maniglia. • Citato nel romanzo di Tess Gerritsen "Il Chirurgo".

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Note
[1] Ann Rule, Un estraneo al mio fianco

citato nel libro di Steve Alten "L'ULTIMA PROFEZIA 2012 il testamento dei Maya"

Altri progetti
• Wikimedia Commons contiene file multimediali su Ted Bundy

Collegamenti esterni
• Biografia Ted Bundy su LaTelaNera.com (http://www.latelanera.com/serialkiller/serialkillerdossier. asp?id=TedBundy) • Bundy su Occirossi.it.htm Biografia (http://www.occhirossi.it/biografie/Ted)

Voci correlate
• Serial killer
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Thug Behram

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Thug Behram
Thug Behram, o Buhram (circa 1765 – 1840), è stato un serial killer indiano. Appartenente al culto indiano Thuggee, è stato a lungo definito il serial killer più prolifico. Secondo numerose fonti, egli avrebbe ucciso 931 vittime attraverso lo strangolamento con il suo vestito cerimoniale (detto rumal) tra il 1790 e il 1830. L'attribuzione di molte uccisioni a questo killer sono però dovute alla confusione o ad errori dei giornalisti dell'epoca. L'originale manoscritto della confessione di Behram scritto da James Paton conclude che l'uomo ha ucciso tra i 25 o i 50 uomini. È probabile però che Thug non avesse confessato tutti i crimini commessi. Infatti in un manoscritto trovato più di recente Behram confessa l'uccisione per strangolamento di 125 persone e la partecipazione visiva all'uccisione di altre 150. Un numero enorme se si pensa che tra la prima e l'ultima vittima c'è un arco di tempo di 40 anni. Fu giustiziato nel 1840 mediante impiccagione.

Bibliografia
Manoscritti
Paton, James. Collections on Thuggee and Dacoitee. British Library Add.Mss. 41300 fol. 118, 202-03.

Libri
• Mike Dash (2005). Thug: The True Story of India's Murderous Cult. London: Granta pp.283-9. • The Top Ten of Everything 1996 (Page 65). ISBN 0-7894-0196-7.

Voci correlate
• Serial killer
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Fonti e autori delle voci

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Fonti e autori delle voci
Serial killer  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=40456905  Autori:: !Penz¡, Amarvudol, Amenga, AndreA, Andrea.zt, Andy80, AttoRenato, B3t, Belphagor, Blitiri, Bongalone, Bruno2, Claude, Creepy-Eyes, Deus1983, Dilettina, Dome, DoppioM, Erinaceus, Ermanon, Eynar, Fabior1984, Francesco Bollorino 2, Franz Liszt, GBG, Gacio, Gnumarcoo, Guidomac, Jack, Joana, Kal-El, Kasper2006, Kurumunzu, Lord Koria, Lucio Di Madaura, M7, Madaki, Manusha, MapiVanPelt, Maquesta, Marcok, Massimiliano Lincetto, Mess, Moongateclimber, Oskar '95, Osmio, Phantomas, Pierpaolo28, RanZag, Sicilgolem, Snowdog, Soprano71, StefanoRR, StrayToaster, Superchilum, Towerman, Triple 8, Un chien andalou, Vandergraaf, Veneziano, Von, Yerul, 121 Modifiche anonime Aileen Wuornos  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=40156355  Autori:: .anaconda, Alebufo, Alleborgo, AndreA, Annikarossi, AttoRenato, Blitiri, Boombaster, Daĉjo, Frigotoni, Herdakat, Jacopo, Malemar, Maquesta, Mikils, Moloch981, 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Trikke, Tursiops, Vikinger, 36 Modifiche anonime Leonarda Cianciulli  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=39580766  Autori:: AL PAÇIO, Alleborgo, Andre86, AndreA, AttoRenato, Bluedomo, Caulfield, Elbloggers, Elitre, Elleoerre, Fog76, Gacio, Gaullart, Golosello, IlPisano, Kal-El, Lenore, Lombardelli, Mago Merlino, Maquesta, Marco Plassio, Marcordb, Mitsuru, Moloch981, Mr buick, Mte90, Orric, Paola Severi Michelangeli, Paolo Sebastiano Valvo, Paolo da Reggio, Pequod76, Piero Montesacro, Plasm, Quandary, Sbisolo, Syrio, 100 Modifiche anonime Ludwig (serial killer)  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=40187205  Autori:: Andre86, AndreA, AnjaQantina, Arturo.c, Bizarria, Borgolibero, Cotton, Ghysmo, Gvf, Ichikawa kon, Ignlig, Kebab1974, Lebeg, Lopo, Marcok, Metralla, Neq00, Orric, Pifoyde, Riccardo009, Simone.lippi, Tia solzago, Tobia09, Tobias84, WalrusTR, Watcheach, Yoness, 69 Modifiche anonime Mostro di Firenze  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=40415833  Autori:: 7Ludovico, AgenteMulder, Agnellino, Alberto di Cristina, AlessandroSpadavecchia, Andre86, AndreA, Andrea Valente, Andrea morelli, Ariel12, Awd, Aytrus, Bala79, Bannato, Basilero, Biotekh, Bouncey2k, Buggia, Carlocuppini, Cloj, Codas, Cotton, CristianCantoro, Danyele, Demart81, Dexter High, Dr Zimbu, EL PAGUEY, Elbloggers, ElpJo84, Erio80, Euforbio, Eumolpo, Fabio.Morozzi, Ferdinand.bardamu, Flanz, Francesco bonvicini, Frot, G&NiO, Giacomo.brunoro, Gianfranco, Giovannigobbin, Giuliano Mignini, Guidomac, Hanyell29, Herdakat, IacBarlotti, Iakopo, Ignlig, IlPisano, Ilario, Imma giuliani, Ing.dox, Kaspo, Kelvin, Koji, Lie, Llayumri, Lohe, Luckyboy, M7, Malemar, Manusha, Marco Perticarini, Marcod, Miky87, Neq00, No2, Pablo X, Panairjdde, Paolo Cantarelli, Paskoda, Pequod76, PersOnLine, Phantomas, Pifoyde, Pracchia-78, Qbert88, Razzairpina, Remulazz, Ricce, Rp339, Sailko, Senpai, Senza Zucchero, Serpevelenoso, Simo82, SirLisko, Sirabder87, Smèagol, Snowdog, Stefanox1985, The White Duke, Ticket 2010081310004741, Tommaso Ferrara, Tr6637, Trikke, Trixt, Una giornata uggiosa '94, Vignaccia76, Vikivittoria, W1k1p3d14an, Whatnwas, 525 Modifiche anonime Sonya Caleffi  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=39682931  Autori:: Andre86, Beatrice, Belphagor, Blackcat, Bramfab, Cotton, No2, Soprano71, Tia solzago, Un chien andalou, 9 Modifiche anonime Ted Bundy  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=40318838  Autori:: .mau., Alleborgo, AndreA, Ashekiro7777, Barbaking, Blackcat, Brownout, Domyinik, Dreamaker, Eagle88, Ermanon, F l a n k e r, Figiu, Fra.rocca, Gataz, Gce, Generale Lee, Guybrush Threepwood, Hellis, Ilario, Imrahil, Jacopo, Jeikappaelle, Jok3r, Larry Yuma, Leoman3000, Limonadis, LupoAlbertoVB, Malemar, Manrico72, MapiVanPelt, Maquesta, Mast, Michele-sama, Mircko, MisterTux, No2, Paratomiro, Pomo 00, Senpai, Skoppio, SoloTitano, Tener, Ticket 2010081310004741, Tybirius, Viscontino, Wikimigi, 90 Modifiche anonime Thug Behram  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=39990049  Autori:: Alleborgo, AndreA, Caulfield, DerivatoParziale, HeavyMezza89, Helios, Lospagna, Mariolive, Phantomas, Sentruper, 2 Modifiche anonime

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