k ronstadt 69

© Massimo Ghimmy

Libero letto in libero stato

periodico mensile Numero 69 Dicembre 2012 ISSN 1972­9669

La feccia della società è donna, gay e grassa

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Non ti scordar di me
a cura di Saura

Viaggio a Marinaleda
a cura di Jacopo Custodi "Il socialismo non è nato per innalzare muri. Socialismo significa tendere la mano agli altri e insieme ad essi convivere pacificamente. Non è il sogno di un visionario ma un preciso progetto politico." -Good Bye Lenin! sta, dagli Ska-P ai rappresentanti del governo venezuelano. Questo piccolo comune di 2.800 abitanti potrebbe essere uno dei tanti comuni delle immense campagne andaluse, se non fosse che nel 1979, alle prime elezioni municipali libere, vinse un piccolo movimento di estrema sinistra, il CUT, creato appositamente dal Sindicato de Obreros del Campo (sindacato affiliato al movimento internazionale Via campesina) per partecipare alle elezioni.
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a donna, parte integrante e complementare dell'uomo, tassello insostituibile all'interno del nostro universo, ha tuttavia sempre vissuto in situazioni di enorme discriminazione, vessata dal potere dell'uomo, subordinata in ogni contesto. Creata da una costola di Adamo e a lui sottomessa fu Eva, secondo la Genesi, la prima tra tutte. Nelle società del periodo Paleolitico era ancora una volta la donna a doversi occupare dell'attività considerata socialmente inferiore : la raccolta. Se la donna non è mai stata tanto importante, lo era al contrario e soprattutto la sua verginità, all'interno delle prime civiltà classiche, considerata una potente moneta di scambio tra il padre della ragazza stessa e il futuro marito. Vendute al miglior offerente per salvarsi dalla morte per lapidazione, pena che spettava a coloro che non erano trovate vergini al matrimonio o che semplicemente si rifiutavano di obbedire a tali imposizioni. Nel medioevo leggi come la “Lex Salica” redatta attorno al 510 dal re dei Franchi Clodoveo, che appunto recitava “Nessuna terra (salica) può essere ereditata da una donna,

ma tutta la terra spetta ai figli maschi” chiariva perfettamente il ruolo della donna all'interno delle istituzioni dell'epoca così come lo“Ius Primae Noctis” che permetteva al feudatario di trascorrere la prima notte di nozze con la sposa di un suo servo della gleba. La caccia alle streghe aperta sempre nel periodo medioevale e perpetuata nei secoli successivi fu un vero e proprio olocausto femminile con cui notoriamente vennero sterminate migliaia di donne ( si contano 30.000 roghi solo in Germania ) accusate di essere in combutta con il maligno, di istigare l'uomo alla perdizione, di tentare santi membri della comunità con le loro eresie e il loro pensiero. Con il settecento, sull'onda della rivoluzione francese si videro comparire presso i parlamenti europei testi come “Cahier de Doléances des femmes”, primissime richieste formali di riconoscimento dei diritti delle donne.

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rrivo a Marinaleda dopo un viaggio di un'ora e mezza in macchina da Siviglia. Ho l’impressione di essere qui solo come “turista politico” e la cosa mi molesta un po’, ma sono solo l’ultimo di una lunga li-

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Il Lambretta paura non ne ha!
a cura di Vale

http://bit.ly/UkJQLF3

iamo al numero 69, cifra evocativa – già vi sento ridacchiare. In redazione abbiamo fantasticato settimane su come questo Kronstadt avrebbe dovuto essere – lascio immaginare quali fossero i primi argomenti proposti – e abbiamo trovato che il tema migliore, più di “sesso”, avrebbe potuto essere “sessualità”. Argomento piuttosto delicato: le sue molteplici sfaccettature, in buona parte, portano una certa dose di violenza, di abuso. Il rapporto uomo-donna, innanzitutto, travagliato e, ormai da secoli, infarcito di vessazioni. Basti pensare ai “femminicidi”, termine in voga nelle ultime settimane, spesso spacciati per delitti passionali ma, in realtà, chiaro segno di una cultura che lascia correre azioni di dominio del maschio sulla femmina. È evidente che l’emancipazione delle donne è tutt’altro che raggiunta, e questo è un primo nodo irrisolto della sessualità come l’abbiamo intesa in redazione. C’è poi un altro aspetto, quello che riguarda chi si innamora, o ha rapporti sessuali, con persone del suo stesso sesso. Qualcosa che, evidentemente, non reca danno a nessuno, eppure molti, metaforicamente, vogliono entrare nel letto degli omosessuali e sputare sentenze: a partire dalle istituzioni statali fino ai Mario Rossi qualunque, passando per la Chiesa. Eppure garantire a tutti di poter fare le stesse cose – nello specifico, decidere della propria sessualità – è qualcosa di talmente indolore per la società che non vi è motivo per cui bisognerebbe negare questa possibilità a qualcuno. Infine, una vessazione più ambigua, che colpisce nel profondo, in modo particolare, giovani donne: quella da parte di una società che ci vuole “perfetti” in ogni aspetto della nostra vita. Essere insicuri di sé è normale, a quindici anni, ma un adolescente sottoposto alle pressioni di famiglia, scuola, società può reagire con crolli psicologici da non sottovalutare. Per raggiungere determinati canoni estetici, e darsi una parvenza di maggiore sicurezza, si può arrivare a non mangiare, e di anoressia si muore. “Libero letto in libero stato” non è solo uno slogan indirizzato alle istituzioni: è un invito affinché ognuno si renda partecipe all’eliminazione di condizioni divenute “normali” ma che normali non sono.
Emme

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Ma... farci un bagno pubblico, no?

Short News Service

SNS

locale

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Privarsi degli ex bagni pubblici

1) Il primo ministro australiano ha annunciato che la fine del mondo sta arrivando (in realtà era per promuovere uno show chiamato "End of the World"). http://bit.ly/VWVEpW 2) Da quando il papa è ufficialmente su Twitter, molta gente si è iscritta per sbaglio a uno degli account fake, come @Bnd_XVI (romanesco), @BennySedicesimo (crucco) e molti altri... http://bit.ly/Txa1z6 3) Berlino è ogni giorno più Berlino: nella capitale tedesca hanno aperto quattro Umsonstladen, negozi dell'usato dove tutto è gratis (in tutta la Germania sono circa 60). http://bit.ly/TRN9K8 4) Due italiani hanno creano Come4.org, un sito di pornografia i cui proventi ottenuti tramite le pubblicità nelle pagine vengono interamente devoluti in beneficenza. Tutti a fare del bene allora! http://bit.ly/UZ1hUe 5) Un tizio danese ha da poco finito di costruire una replica in scala 1:1 dell'arca di Noè, un'impresa di proporzioni... bibliche. Perché? Leggetevi l'articolo. http://huff.to/SP3qBM 6) L’europarlamentare leghista Mario Borghezio ha denunciato a Strasburgo che “governi occidentali, Nato, Russia e Usa ci nascondono l’esistenza degli alieni”. Che vivono da sempre tra noi e temono l'uso che potremmo fare del nucleare. http://bit.ly/VKhSzp 7) Boom di visitatori per la Valle d'Itria: pare che la patria dei trulli sarà l'unica parte del pianeta che verrà risparmiata dal cataclisma previsto per il 21 dicembre e chi ci crede ha già iniziato prenotato una stanza in Puglia. http://bit.ly/WZWmBR 8) Ha quasi raggiunto il traguardo dei 25.000 firmatari la petizione USA che chiede al governo di costruire la Morte Nera. Se li raggiunge Obama dovrà prendere in considerazione la proposta. http://1.usa.gov/TNA4n0

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n edificio lasciato a sé stesso da dieci anni (come ce ne sono tanti a Pavia...) nel cuore pulsante della città, in un piacevole piazzale di fronte al castello, a cavallo tra il monumento e il centro storico. Oltre quattrocento metri quadrati con la possibilità di essere abbattuti, ristrutturati e farne ciò che più si vuole. Sono ormai due le aste andate deserte e il Comune è passato alla trattativa privata per la (s)vendita dello stabile. Insieme alle farmacie, costituivano la parte maggiore di un tentativo di rimpinguare le casse comunali e non diminuire i trasferimenti statali. Al di là della solita filippica che in casi simili mi capita di fare, ossia che se un'istituzione vende un bene pubblico è l'ammissione della propria incapacità di gestione (o che cerca un pollo da spennare), gli ex bagni pubblici, lo stabile di cui stiamo parlando, sono al centro dell'attenzione per via dell'interessamento da parte della Provincia di Pavia che in loco voleva creare una specie di hub dove i turisti potessero trovare in un unico luogo l'ufficio

informazioni, una “vetrina” per il paniere pavese e punto di arrivo di autobus e compagnia bella. Ognuno ha i propri sogni sull'edificio (anche io ho i miei)! Il progetto della provincia però è

mo e niente arrosto. Passando per gli uffici provinciali invece sono stato piacevolmente sorpreso dalla serietà di chi se ne occupa (potrei fare paragoni ma li eviterò accuratamente).

sull'edificio, anche se idealmente “carino e fattibile”, il suggerimento della Provincia su cosa fare degli ex bagni pubblici sia un “mettere il carro davanti ai buoi”: Pavia ha ancora molto da lavorare sull'essere una città appetibile per i turisti e trasformare l'edificio in un “hub” sia una mossa precoce. Aggiornamento: nel periodo tra la stesura dell'articolo e la stampa, l'immobile è stato venduto per 567.000 euro ad un compratore segreto (almeno per ora, prima o poi dovrà venire fuori!) per farci servizi bancari/assicurativi. Proprio ciò di cui la città con il maggior numero di sportelli bancari pro capite di Italia (cosa che ha fatto già scattare più volte i segnali dell'antimafia) ha bisogno!

molto vincolato allo sviluppo del paniere pavese stesso e quindi ne è limitato da esso. Mi ricordo che all'epoca delle elezioni nessuno dei miei conoscenti era particolarmente entusiasta dell'iniziativa proposta da Bosone: il tutto sembrava molto fu-

Un progetto meticoloso, devo ammettere che sulla carta è fatto davvero bene: il problema casomai è se la tipologia del progetto stesso sia adatta a Pavia e il pavese. Temo che, oltre al fatto che difficilmente le due giunte troveranno un accordo

Andrea Michielon

Storie di cittadini pavesi Intervista a Gaia (14 anni)

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li Educatori Professionali del III anno dell’Università di Pavia nell’ambito del progetto “Comprendiamoci-Choevasmi“ vogliono presentarvi: “Storie di Cittadini Pavesi“… Perché spesso non conosciamo chi ci abita accanto o pensiamo di conoscerlo pur non sapendo niente della sua vita.

ni, liberi, invece noi a 15 anni pensiamo più al futuro, al lavoro mentre loro pensano più a divertirsi. Non penso che ci troveremmo bene insieme. Maturano un po’ più tardi; alcune di noi a 17 anni sono sposate con figli, non pensano ad andare in giro e a scuola. A voi piacerebbe essere almeno in qualche modo come i vostri compagni gagi su queste cose oppure no? No, su queste cose no però per altro si, perché loro pensano alla loro strada e poi dopo alla famiglia. Invece noi pensiamo prima alla nostra famiglia, e farcela il più presto possibile, invece loro si divertono, fanno quello che gli piace fare. La maggior parte a 30 anni si sposano, noi a 30 anni siamo già sposati con 5 figli, invece è giusto aspettare così fai quello che vuoi. Quindi vi piacerebbe vivere questi anni diversamente, senza impegni ? Si, certe cose. Altre no. Diventano donne e uomini troppo tardi invece noi siamo abituati a 15-16 anni i ragazzi sono già uomini e pensano a mantenere la famiglia.

Hai vissuto dai tuoi nonni materni? Che vivono in un appartamento. Hai dei bei ricordi o preferisci vivere qui al campo? Si in un condominio. In una casa è diverso stare, sei più libero di girare camminare perché c’è più spazio, invece in una roulotte no. Noi …stiamo molto più fuori.

Durante il giorno cosa fate? Mi sveglio (stamattina alle 10 e 30) faccio colazione, faccio i mestieri a casa, mangio, lavo i piatti, faccio ancora un po’ di mestieri, vado un po’ in giro nel campo, mangio, faccio la doccia e vado ancora un po’ in giro e poi vado a dormire. La sera andate in all’interno del campo? giro

La sera si. Però certe volte andiamo anche in centro, però con i nostri fratelli o cugini più grandi. Avete avuto occasione di andare a un compleanno e uscire con un gagi? No. Sappiamo già che sono diversi i loro compleanni; già loro alla nostra età sono più ragazzi-

Gaia, 14 anni, ci parla della vita nel campo, che preferisce a quella in appartamento. Affermazione che stupisce, sulla base di un immaginario collettivo che vede il campo come luogo di degrado e sporcizia in cui nessuno vorrebbe vivere. Numerosi pregiudizi sono stati sfatati dall’incontro con i Sinti, primo fra tutti la concezione dell’abitare. Alla ragazza piace vivere nel campo perché c’è più libertà rispetto alla vita in appartamento. Anche se questa libertà, di cui lei parla, è una libertà circoscritta alla realtà del campo, in quanto le ragazze della sua età non possono uscire se non accompagnate da ragazzi più grandi. Ma è la possibilità di trascorrere la maggior parte del tempo all’aperto che fa la diffe-

renza, una concezione diversa di come vivere e gestire lo spazio. La vita delle ragazze sinte si svolge quasi interamente all’interno del campo. Dedicano la maggior parte della giornata alle pulizie, alla cura della casa e dei fratelli minori. Trascorrono il tempo libero in giro per il campo. E’ un universo molto chiuso e autoreferenziale. L’impressione che si ha è quella di ragazze molto mature in confronto alle coetanee pavesi e già indirizzate verso una vita dedita alla famiglia. Loro stesse ne vanno orgogliose, ma s’intuisce che dietro l’aspetto di una vita semplice si nasconde molte volte lo spettro della noia e di una libertà che paradossalmente tiene le nuove generazioni legate ad una realtà di esclusione e isolamento.

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In Spagna hanno la monarchia, per questo c'è il Socialismo Reale.

Viaggio a Marinaleda Un’enclave socialista nel capitalismo spagnolo in crisi
alle 600 persone, discute tutte le decisioni politiche e approva il bilancio comunale. Le Assemblee Locali, espressioni dei vari quartieri, affrontano i problemi locali più urgenti, mentre i Gruppi di Azione si occupano di tematiche specifiche come la cultura, lo sport o l’ecologia. Queste strutture permettono alla cittadinanza di essere realmente partecipe nella presa delle decisioni e sembrano mettere in pratica i concetti di “democrazia diretta” e “bilancio partecipativo”. Gordillo mi confessa che la democrazia assembleare non è facile, e se essa è possibile, è grazie al forte senso di comunità che è maturato negli anni tra la popolazione. Senso di comunità che si è sviluppato durante le numerose lotte di Marinaleda: espropri e occupazioni secondo quella che lui chiama “non-violenza attiva” e che spesso si è conclusa con arresti e repressione (lo stesso Gordillo è stato arrestato pochi mesi fa per aver distribuito generi alimentari agli indigenti rubandoli a un supermercato Carrefour). Ma che a volte ha portato a grandi vittorie, come nel 1991 quando i lavoratori di Marinaleda espropriarono con successo a un aristocratico 3.000 acri di terra, dove oggi si sono organizzati in cooperativa. Tutti i lavoratori ricevono lo stesso salario, 1.128 euro al mese per 35 ore lavorative settimanali. Inoltre vengono organizzate giornate di lavoro volontario dove la gente svolge progetti di utilità sociale come il miglioramento delle strade o delle case. È possibile avere una casa di 90 mq più cortile per 15 euro al mese, a patto che i futuri inquilini partecipino alla costruzione della casa. Il comune paga dei professionisti che promuovono laboratori rivolti all’insegnamento delle tecniche di muratura, idraulica ecc. e che svolgono i compiti più complicati durante la costruzione. La polizia locale non esiste, è stata abolita anni fa e i soldi risparmiati vengono utilizzati nel sociale. La città ha anche una radio e una televisione dove, oltre a programmi di musica e intrattenimento, si parla delle lotte che si sviluppano in tutto il mondo, dai movimenti europei alla Palestina, al Sahara occidentale, all’America Latina. Le vie della città portano nomi come Salvador Allende, Solidarietà

esteri

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governi progressisti dell’America Latina, come il Venezuela. Mi risponde che, nonostante i limiti e gli errori, essi rappresentano una speranza per tutti noi. Sul momento penso che anche Marinaleda rappresenta per noi una speranza ma, riflettendoci su, mi rendo conto che non è solo questo, è qualcosa di più. È un esempio, un riferimento, la dimostrazione concreta che anche in Europa, dove infuria

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a quell’anno il CUT e il suo carismatico portavoce, Juan Manuel Sánchez Gordillo, hanno vinto ogni successiva tornata elettorale. Gordillo mi racconta che prima del ’79 Marinaleda viveva di emigrazione, con alti tassi di semi-analfabetismo e disoccupazione. Oggi ha una disoccupazione tendente allo zero e ci sono un asilo, scuole moderne e attrezzate, un comprensorio sanitario che garantisce i trattamenti standard, un centro sportivo, servizi a domicilio per gli anziani, un centro per i pensionati, un ampio centro culturale, un campo sportivo da calcio, una piscina e un parco tenuto benissimo. Durante l’intervista ritorna più volte sul funzionamento radicalmente democratico del comune. L’Assemblea Generale, a cui partecipano dalle 400

La flotta che difende l'impero
prevaricazione dell’abissale vantaggio tecnologico militare nei confronti dei competitors economici. Nonostante questi obiettivi, nei prossimi anni i tagli al budget della difesa continueranno come durante il primo mandato del Presidente.

e Libertà. Parlando dei suoi rifermenti politici, mi dice di ispirarsi al pensiero marxista e a quello anarchico, e nomina Guevara e Gandhi. Interessato, domando cosa pensa dei

la crisi capitalista e il welfare scompare ogni giorno di più, un mondo diverso è davvero possibile.
Jacopo Custodi

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li Stati Uniti stanno spostando la flotta. Il fronte è il Pacifico, il nemico la Cina. Così, con le navi da guerra, gli Stati Uniti disegneranno la via d’uscita dall’impasse economica in cui si sono cacciati. Il piano di conquistare l’heartland mackinderiano eurasiatico, delineato da confini che vanno dall’Iraq all’Afghanistan, è stato accantonato dopo un decennio di guerre. I vantaggi derivanti dal controllo delle risorse energetiche non hanno minimamente colmato l’enorme sforzo bellico in termini di risorse economiche. L’operazione è fallita su tutti i fronti e per questo l’amministrazione Obama ha intrapreso un’opera di smobilitazione graduale che nel prossimo quadriennio verrà portata a compimento. In linea con il percorso che portò alla perdita dell’egemonia dell’Impero Britannico nella prima metà del secolo scorso, così gli Stati Uniti oggi rallentano la propria decadenza concentrandosi su scenari meno dispendiosi e più efficaci. In pratica, come fecero i britannici, gli americani cercano di ridurre l’impegno diretto per rafforzare l’influenza indiretta. Questo avviene riducendo le truppe terrestri a favore dello sviluppo delle tecnologie, spe-

cializzando i corpi d’elité a scapito di quelli regolari, attuando politiche militari di contenimento e di minaccia piuttosto che d’intervento e d’aggressione. Questo avviene riportando al centro delle spese la flotta. Contrandosi sulle politiche di

mare piuttosto che su quelle di terra. Dopo l’abbandono della dottrina Bush, che cresceva in seno considerevoli distorsioni ideologiche, l’amministrazione democratica statunitense ha fatto un passo ulteriore. Si ritorna alle teorie della Guerra Fredda di Kennan, alla dottrina Truman per cui vi è efficacia nell’aiutare direttamente i paesi strategici. Si ritorna alle politiche d’intelligence e all’opera di

Un esercito più economico e più efficace è possibile, se schierato meglio e utilizzato meno. Significa, nel mondo che diviene, concentrarsi sulla nuova minaccia. Il potere diretto che l’amministrazione cinese ha sull’economia americana è ben più tangibile dell’evanescente minaccia terroristica. Con buona pace dei media internazionali non è l’Iran oggi a minacciare la ricerca della felicità degli

americani. Padrona del debito USA, colei che con semplici politiche monetarie può destabilizzare la pace sociale dell’egemone globale in maniera devastante è la Cina. Migliaia di miliardi di dollari, una grossa fetta dell’economia globale, verrà gettata su quella scacchiera chiamata oceano Pacifico. I cinesi non sono militarmente in grado di rispondere a questa minaccia e perciò soccomberanno, accettando almeno parzialmente le condizioni del vincitore. Gli americani non vivranno alcun collasso catastrofico e improvviso dovuto all’insostenibilità dei propri consumi e stili di vita. Non vi sarà nessuna pretesa del creditore che dovrà pazientemente aspettare che gli USA riconquistino la sostenibilità e l’efficienza della propria economia. Quest’attesa avrà per la Cina dei costi che rallenteranno la sua economia e la spingeranno a colmare il gap militare; la corsa agli armamenti sarà una scelta inevitabile ma sbagliata per il colosso asiatico che non ha modo di recuperare, neanche sul lungo termine, il vantaggio dei nordamericani. Un vantaggio che, è il paradosso, si finanzia anche grazie agli acquisti di debito americano operati da Pechino. Rispetto ai tempi dell’URSS,

quando l’egemonia dei paesi liberal capitalisti era in ambito economico ma vi era equilibrio di potenza militare, oggi militarmente non vi è alcun equilibrio, e i cinesi non hanno modo di affermare la superiorità della propria economia. A ogni minaccia in tal senso, a ogni scelta delle banche centrali di non dilazionare la riscossione dei crediti corrisponderà un rafforzamento di Taiwan, o della Corea del Sud, o dei ribelli nel nord e nell’ovest del paese. Di più, a ogni rafforzamento o indebolimento della propria moneta (entrambe le politiche danneggiano, per ragioni opposte, gli USA) da parte dei cinesi assisteremo allo stringimento delle maglie sul quelle tratte commerciali che rendono grande Pechino ma che Washington si appresta a colonizzare in maniera monopolizzante. L’URSS, con un’economia in perenne crisi e un’imponente esercito, riuscì a resistere per pochi decenni. Quanto resisterà la produttiva Cina senza un esercito? In quella che è una nuova guerra fredda, gli statunitensi rimangono decisamente avvantaggiati.

Daniele De Chiara

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Attenzione! Gli oggetti nello specchio potrebbero essere distorti da false idee di "bellezza" imposte dalla società.

Rivolta il mondo
Chi sta protestando, dove e perché. Verso una rivolta globale.

donne

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Non sono solo ossa
periodo in cui le ragazze ottennero l’uguaglianza scolastica rispetto ai ragazzi. Da quel momento il rifesso della donna magra è diventato il simbolo del progresso femminile. Così, se da una parte troviamo gli irriducibili delle case di moda, sostenitori dello scheletro come L’anoressia e la bulimia non sono mezzi per apparire. Il corpo è solo la punta dell’iceberg del disagio psicologico, da cui parte il meccanismo che, come una reazione a catena, sfocia nella manifestazione della malattia. Scarsa considerazione di sé, perfezionismo, impulsività, ossessività, problemi in famiglia, periodo critico della pubertà, senso di incapacità di affrontare la vita adulta, sono tutte problematiche che investono la malata, la quale inizierà a martoriare il suo corpo privandolo dell’essenziale, facendosi del male, un male che tenderà a cronicizzarsi e a portare con sé danni irreparabili. Rabbia, ripeto. Rabbia è quello che provo quando vedo spopolare, negli ormai frequentatissimi social network, immagini o testi che parlano di modelle e ragazze malate, etichettate come burattini dell’apparire modaiolo o dell’egoistico piacere di essere magre, dove la loro forza viene misurata solo da un metro attorno alla loro vita o a fianchi inesistenti. Ci sarà sempre, purtroppo, questa sterile credenza, ma è giunto il momento che qualcuno apra i propri occhi ed inizi a rendersi finalmente conto che questi corpi non sono soltanto ossa. “La prossima volta che incrocerete per strada una ragazza troppo magra, regalatele un sorriso. Ne ha davvero bisogno.” -Isabelle Caro
Vale

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Slovenia Da circa un mese gli sloveni protestano contro le misure di austerità che hanno colpito il loro Paese: per ridurre il deficit il governo ha tagliato gli stipendi dei dipendenti pubblici. Manifestazioni di decine di migliaia di persone ma, in maggioranza, pacifiche, si stanno svolgendo a Lubiana e a Maribor: in quest’ultima città il malcontento è rivolto anche al sindaco Franc Kangler, accusato di abuso di potere, del quale si pretendono le dimissioni. Forti critiche non sono risparmiate nemmeno al neoeletto Presidente Borut Pahor: l’ex Primo Ministro sloveno, infatti, ha promesso ulteriori tagli al welfare e un aumento dell’età pensionabile. Egitto Scontri pressoché quotidiani scuotono il Cairo: l’opposizione all’Assemblea Costituente, guidata da Mohamed Morsi, è di nuovo scesa in piazza Tahrir per protestare contro la proposta di Costituzione, che dovrebbe passare al vaglio di un referendum il 15 dicembre; tale Carta limiterebbe i diritti delle donne, la libertà di espressione, permetterebbe ai tribunali militari di processare civili, non fornirebbe garanzie su diritti sociali (non si escludono, ad esempio, sgomberi forzati) e permetterebbe il lavoro minorile. Tutte le richieste della rivoluzione #Jan25 sono dunque tradite, tanto da aver spinto i movimenti scesi in piazza a lanciare appelli per il boicottaggio del referendum. Messico I messicani sono stati chiamati ad eleggere il nuovo Presidente, lo scorso luglio: Enrique Peña Nieto ha preso ufficialmente il potere a inizio dicembre, mentre fuori dalla Camera dei Deputati si verificavano violente manifestazioni. Le elezioni sono state segnate dal movimento #YoSoy132, ispirato allo statunitense Occupy e composto principalmente da studenti universitari; il movimento si batte per la libertà di espressione, il diritto allo studio e il dritto al lavoro, denunciando il dispotismo di Peña Nieto (manifestatosi in particolare nel 2006, epoca in cui questi era governatore dello Stato del Messico, quando due manifestanti vennero uccisi dalle forze dell’ordine).

’era una volta una ragazza che non voleva crescere…”. Questo è l’inizio di una storia senza lieto fine. La ragazza di cui stiamo parlando si chiamava Isabelle Caro. Nata in Francia nel 1982, la giovane cade presto vittima di uno dei più noti tra i disturbi del comportamento alimentare (DCA): l’anoressia. La patologia che si manifesterà in Isabelle sarà il risultato di una morbosa iper-protezione da parte della madre e del conseguente, inconscio desiderio di piacerle e farsi amare, desiderio che la porterà a smettere di mangiare. Iscritta al conservatorio, alla celebre scuola di teatro di Parigi (la Florent) e riconosciuta dai media come modella, la figura della Caro approda in Italia nel 2007, quando la ragazza decide di posare nuda per una marca d’abbigliamento, a favore di una campagna contro l’anoressia (No-l-ita, No Anorexia) realizzata dal fotografo italiano Oliviero Toscani. Ma non solo: Isabelle impiega un libro intero per spiegare l’alba della sua malattia, per parlare della sua vita e per raccontare la sua battaglia durata più di 15 anni. Nella sua biografia (“Isabelle Caro- la ragazza che non voleva crescere, la mia battaglia contro l’anoressia”) viene raccontato lo sviluppo di questa sindrome del dimagrimento illimitato che porterà la giovane a raggiungere il peso patologico di appena 25 Kg, trascinandola in quello che lei stessa definisce

un “vortice infernale”. Ma oggi Isabelle ha smesso di lottare: la giovane si è infatti spenta ,a causa di una polmonite, il 17 Novembre del 2010 in Francia,(la notizia è giunta in Italia solo il 29 Dicembre), dopo essere rientrata da un viaggio di lavoro a Tokyo. Aveva solo 28 anni. Pe-

sava appena 33 Kg. Oltre al dolore che la perdita di una persona può generare, c’è anche un’implacabile rabbia che va di pari passo con l’ignoranza. Sì, perché ora, più che mai, dovrebbe essere lampante la gravità di una simile patologia. Dovrebbe essere evidente il disagio e la paura, che può avere una ragazza, di affrontare la sua malattia. Invece no. Lo specchio sociale ci insegna che “magro è bello”, quindi essere modelle, magre, malate, morte è solo un capriccio, un voler apparire, un voler essere qualcuno per forza.Quest’aria, ormai viziata, che respiriamo oggi nasce negli anni 60 circa, quando una giovane, nota come Twiggy (“legnetto”, per via della sua esile figura), sfilò come modella in un

simbolo di “vittoria sul mondo”, dall’altra c’è chi, imperterrito, continua a lottare per abolire la taglia 38 dalle passerelle del mondo della moda, che svuota i vestiti anziché riempirli. Isabelle Caro era una di queste e, proprio nel suo libro, racconta le sue impressioni durante la terapia per tentare di chiudere per sempre il portone dell’anoressia: “Anche se non è ancora finita- e il mio corpo lo dimostra- acquisto sempre più fiducia. E guardo al futuro con più ottimismo. (…) La mia battaglia contro l’anoressia è il segno di un’evoluzione. Insieme al morale migliora anche il peso: 33 Kg. La strada è ancora lunga, lo so, ma la bambina che non voleva crescere ha ritrovato il piacere di vivere. Ed è già una vittoria.”

continua dalla prima

Non ti scordar di me
del 1900. In Italia il procedimento andò a rilento. Il 30 gennaio 1945 mentre l'Italia era ancora impegnata nella seconda guerra mondiale che il Consiglio dei Ministri dell'Italia Libera approvò il decreto legge De GasperiTogliatti che prevedeva il diritto di voto alle donne, che votarono per la prima volta il 2 giugno 1946 per il Referendum nella scelta tra monarchia e repubblica e per l'assemblea costituente. Il principio venne ripreso nella Carta Costutuzionale del 1948. Nonostante la situazione abbia subito diversi miglioramenti, bisogna ricordare che tali furono un barlume di speranza in una Italia dove si consumava ancora e comunque il cosiddetto “delitto d'onore”, un reato in cui l'onore stesso veniva utilizzato come scusante, a salvaguardare quello che per molte culture era ed è un valore fondamentale: la reputazione sociale dell'individuo. Se la reputazione veniva appunto intaccata e il delitto d'onore veniva consumato, il delitto stesso veniva considerato in qualche modo con più clemenza proprio per via del prestigio oramai compromesso. Il delitto d'onore ha sempre rappresentato un ostacolo alla parità sessuale specialmente nel caso dell'adulterio . L'adulterio, punibile nel caso in cui fosse stato commesso da una donna e non punibile se commesso da un uomo, generava spesso e volentieri delitti d'onore. L'articolo 559 del codice penale specificava infatti che : "La moglie adultera è punita con la reclusione fino a un anno. Con la stessa pena è punito il correo dell’adultera. La pena è della reclusione fino a due anni nel caso di relazione adulterina. Il delitto è punibile a querela del marito." Le disposizioni sul delitto d'onore vennero abrogate soltanto con la legge n. 442 del 5 agosto 1981. Il cosiddetto"matrimonio riparatore" era invece un'usanza grazie alla quale una donna che avesse subito violenza carnale e fosse di conseguenza disonorata, poteva tuttavia riparare, ossia tornare ad uno status sociale "neutro" attraverso un matrimonio riparatore, sposando il pro-

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opo un altro secolo, fu l'Inghilterra a lasciar fiorire i primi movimenti legati ai diritti delle donne. Grazie ai contributi di personaggi come Mary Wollstoncraft e John Stuart Mill si riuscì con la legge comunale “Corporations Act”, del 1835, a concedere il voto alle donne presso le elezioni comunali. Con il movimento nazionale delle “Suffragette”che domandavo appunto il suffragio universale femminile. Questo vedeva membri del neo-fondato “Women's Social and Political Union” di Emmeline Pankhurst e del “National Union of Women's Suffrage” fondato invece da Millicent Fawcett. Gli sforzi vennero premiati con la legge del 2 luglio 1928, con la quale il suffragio fu esteso a tutte le donne inglesi. Con la prima guerra mondiale e l'impiego di uomini al fronte, le donne assunsero molti dei compiti tradizionalmente maschili dimostrando le loro pari capacità e guadagnandosi un nuovo tipo di considerazione che andrò aumentando nell'arco

prio stupratore. L'unione sanciva l'estinzione del reato di violenza sessuale (il matrimonio riparatore veniva anche usato in caso di gravidanze inopportune tra coppie non sposate). Il caso di Franca Viola, rapita e stuprata nel 1965 all'età di 17 anni da Filippo Melodia, imparentato alla banda mafiosa dei Rimi, fu il primo caso in cui, una donna in Italia arrivò a rifiutare la "gentile"offerta del matrimonio riparatore, preferendo essere considerata "donna svergognata" anziché moglie del suo stesso violentatore. Sarà soltanto con l'articolo 544 del codice penale che verrà abrogato l'articolo 1 della legge 442, abrogando la facoltà di cancellare una violenza sessuale tramite un successivo matrimonio. Certo, di passi avanti nella liberazione delle donne dall'oppressione in cui hanno versato ce ne sono stati.
Saura continua sul sito: http://bit.ly/XWSyXk

periodico mensile Numero 69 Dicembre 2012

Come puoi fidarti di un essere umano che perde sangue per 5 giorni al mese e non muore?

Genderlect: una questione di lingue

parole

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a volte poco, altre volte molto diverse tra loro, non fa altro che alimentare determinati stereotipi legati al genere già molto comuni nella società. Queste discrepanze nel linguaggio alimenterebbero le diversità in ambito reale. Per qualcuno di voi forse si sarà trattato di ovvietà, di argomenti di cui aveva già letto qualcosa in merito, per alcuni avremo forse aperto le porte della linguistica e della comprensione tra sessi opposti. Certo è che in un mondo che poco a poco si apre all'omosessualità, sorgono nuove domande in merito al “genderlect”. Ma come mi ha detto oggi scherzando la mia amica Sylvia, che è gay per l'appunto : “L'uomo gay percepisce e nomina i colori come una donna" “E la donna gay?” “Come un uomo !” “E tu quindi ?” “Io come una donna, ma perché sono un'artista”. Le ricerche in ambito linguistico sono allora destinate a proseguire. Che poi forse l'importante non è parlare la stessa lingua, ma è cercare comunque di capirsi.

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l linguaggio umano è un potente strumento con il quale possiamo comunicare con altri individui pensieri, idee e con cui possiamo descrivere il mondo in cui viviamo. Attraverso il linguaggio è possibile veicolare una serie di informazioni circa se stessi ; a seconda di come ci esprimiamo permettiamo al nostro interlocutore di farsi un'idea rispetto la nostra identità, rispetto il nostro status sociale, rispetto la nostra educazione e il nostro carattere. Quello che forse non sapevate è che attraverso il linguaggio facciamo sapere anche a quale genere apparteniamo. “Tu... Tu non mi capisci proprio” oppure “Mi sembra di parlare un'altra lingua” sono sicuramente frasi che vi sarà capitato di pronunciare rivolgendovi al vostro partner. Se il partner in questione appartiene al genere opposto, dovete sapere che non potevate dire cosa più vera perchè a quanto pare, uomini e donne spesso parlano due lingue diverse, due dialetti di genere differenti, detti rispettivamente “Genderlect”. Studiosi di linguistica come Larkoff, Haas e Moely, a partire dagli anni settanta in avanti, si dedicarono alla verifica dell'esistenza di queste differenze nell'ambito del linguaggio. Lakoff in particolare stilò una lista degli ambiti linguistici in cui uomini e donne differivano maggiormente. Le differenze riscontrate ri-

guardano perlopiù scelte lessicali e scelte di strutture sintattiche. #1 I nomi dei colori : uomini e donne chiamano i colori in modo diverso : per le donne è impensabile non conoscere il color beige, o bourdeaux, l'ecru e l'acquamarina ; per gli uomini tali sfumature risultano essere irrilevanti e di conseguenza non vengono utilizzate. #2 Uso degli aggettivi : pare che le donne utilizzino, secondo vari e diffusi sondaggi che sono diventati il corpus di questa ricerca, aggettivi come “adorabile”, “divino”, “stupendo” molto più spesso degli uomini. #3 Espletivi : non sorprende che gli uomini dicano molte più parolacce delle donne. E' “merda” la più quotata. #4 Interiezioni : le donne usano molte più interiezioni degli uomini come le parole in lingua inglese “you know” , “well”, “. I wonder”, “I guess”, “kinda”. #5 Tag questions : una tag question in inglese è una affermazione a cui viene attaccata una domanda. Nella frase ad esempio “It's a nice day, isn't it ?” “isnt'it” è la tag question, traducibile come “non è vero ?” . Secondo gli studi affrontati pare che le donne ne facciamo un uso molto più abbondante rispetto agli uomini. Questo fenomeno pare sia dovuto all'inconscia ricerca della donna, che ha vissuto per secoli una condizione di inferiorità all'interno della propria cultura, di approvazione rispetto a

quanto detto. #6 Discorso iper-corretto : le donne parlano e scrivono in modo grammaticalmente più corretto rispetto agli uomini.

linguaggio iper-corretto, tramite una scelta lessicale più forbita, le lacune della propria posizione sociale nei confronti del sesso opposto.

Un'esempio fonetico ci perviene sempre dalla lingua inglese in cui le donne pronunciano la finale in -ing di certi verbi come “swimming” mentre gli uomini approssimano molto di più i suoni ottendendo “swimmin'”. Quest'altro fenomeno pare sia dovuto invece alla volontà più o meno consapevole della donna di compensare tramite un

Parole d'amore

Un'accurata espressione sarebbe il mezzo dimostrare cioè le proprie capacità intellettuali e rafforzare l'immagine di sé all'interno della società. Gli uomini al contrario, pare utilizzino maggiormente le forme imperative dei verbi, dimostrando l'assunto per cui sarebbero il gruppo di testa. Il linguaggio e l'utilizzo di forme

Saura

Amore: Affetto profondo, intenso e assiduo fortemente radicato per qualcuno. Il sentimento più antico, più forte, più esplorato, più intimo e più misterioso che un essere umano possa provare. Riferito ad attaccamento, bene, attrazione sessuale, passione. Omosessuale: persona che prova amore e attrazione sessuale per un individuo dello stesso sesso. Lesbica: donna che prova amore e attrazione sessuale nei confronti di persone dello stesso sesso. Il termine deriva dall'isola di Lesbo, dove visse nel VII secolo A.C. la poetessa Saffo, che nei suoi versi esaltò la bellezza della femminilità e dell'eros tra donne. Gay: uomo che prova amore e attrazione sessuale nei confronti di persone dello stesso sesso. Deriva dall'antico occitano gai: "allegro", "gaio", "che dà gioia" (come "lo gai saber”, "la gaia scienza", che per i trovatori è la scienza d'Amore) passò all'inglese come gay. Bisessuale: persona che prova amore e attrazione sessuale nei confronti di individui sia del

proprio sia dell'altro sesso. Transessuale: è la condizione di una persona la cui identità sessuale fisica non è corrispondente alla condizione psicologica dell'identità di genere maschile o femminile e che, sovente, persegue l'obiettivo di un cambiamento del proprio corpo, attraverso interventi medico-chirurgici. Travestito: è un individuo che indossa abiti tradizionalmente associati al sesso opposto. Queer: indica quelle persone il cui orientamento sessuale e/o identità di genere differisce da quello strettamente eterosessuale: un termine ampio che include persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e intersessuali. Intersessuale: è una persona i cui cromosomi sessuali, i genitali e/o i caratteri sessuali secondari non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili. Un individuo intersessuale può presentare caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili. Eterosessuale: persona che prova amore attrazione sessuale per un individuo del sesso

opposto. Comunità LGBTQI: termine collettivo per riferirsi a persone Lesiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Queer e Intersessuali. Gay Friendly: si riferisce a persone, luoghi, attività, associazioni amichevoli nei confronti della comunità LGBTQI, che rispettano, supportano e non giudicano le persone ad essa appartenenti. Gay Pride: è un senso di orgoglio verso la propria identità di genere che si manifesta in eventi, manifestazioni e parate con lo scopo di difendere i diritti della comunità gay, lesbica, bisessuale e transessuale e di celebrare le differenze sessuali e le varianti di genere. Sesso Biologico: è il carattere degli organismi che permette di distinguere gli individui appartenenti alla stessa specie in genere maschile o femminile. Identità di Genere: (come mi sento) descrive il genere in cui una persona si identifica (cioè, se si percepisce uomo, donna, o qualcosa di diverso da queste due polarità). L'identità di genere non deriva necessariamente

dalla biologia e non riguarda l'orientamento sessuale. Orientamento Sessuale: (cosa mi piace) indica l'attrazione emozionale, romantica e/o sessuale di una persona verso individui dello stesso sesso, di sesso opposto o entrambi. Il termine può inoltre fare riferimento ad un senso d'identità sociale che la persona si crea sulla base di queste attrazioni, dei comportamenti che ne derivano e dell'appartenenza ad una comunità di persone che condividono il suo stesso orientamento sessuale. Coming out: (lo dico io) indica la decisione di dichiarare apertamente la propria identità di genere e orientamento sessuale. Questa espressione deriva dalla frase inglese “coming out of the closet” ("uscire dal ripostiglio" o "uscire dal nascondiglio"). Outing: (lo dici tu) la pratica politica di rivelare pubblicamente l'orientamento sessuale di alcune persone segretamente omosessuali o credute tali. Spesso a portare alla pratica dell'outing sono le posizioni contrarie al movimento di esponenti politici segretamente gay. In Italia

viene impropriamente usato per indicare invece qualcuno che ha fatto questa rivelazione su sé stesso (v. coming out). Drag Queen: è un uomo che si veste e si atteggia a caricatura femminile con lo scopo di intrattenere; ciò non significa che questi sia omosessuale. Si tratta di un artista che si esibisce per varie ragioni e scopi. Drag King: è una donna che si veste e si atteggia a caricatura maschile con lo scopo di intrattenere; ciò non significa che questi sia omosessuale. Si tratta di un artista che si esibisce per varie ragioni e scopi. Se siete curiosi visitate: a) www.queerblog.it b) arcigaypavia.it c) www.giovanni-dallorto.com d) www.universigay.org e) Caffè Teatro, via Strada Nuova n°12, Pavia - tutti i martedì sera in compagnia di Arcigay Pavia.

Bear & Saura

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ualche tempo fa una legge di portata epocale, cioè il D.lgs.150/2011 (c.d. "taglia-riti"), veniva accolta con somma gioia dagli operatori del diritto; tale normativa infatti eliminava dal nostro ordinamento processualcivilistico numerosi procedimenti civili, con regole ad hoc, che disciplinavano le più disparate materie (ad es. le controversie in tema di liquidazione di diritti ed onorari degli avvocati). Dopo questa riforma tutti i procedimenti civili  contenziosi  dovevano per forza di cose essere ricompresi in una di queste tre tipologie: processo civile di cognizione ordinario ex art. 163 e ss. c.p.c, processo del lavoro ex art. 409 e ss. c.p.c. e processo "sommario" di cognizione ex art. 702-bis e ss. c.p.c. La Legge 92/2012 (di seguito Legge Fornero), tuttavia, è gia andata in controtendenza rispetto a questo nobile intento del (precedente) legislatore delegato, introducendo un nuovo rito speciale e collocando  peraltro  le relative regole operative al di fuori del corpus normativo del codice di procedura civile, ovvero all'art. 1 commi 48-68 della citata normativa. Tale nuovo rito - in spregio ai principi di concentrazione oralità e immediatezza

Legge Fornero Il procedimento civile speciale per il licenziamento
che (almeno in teoria) caratterizzano il processo civile - prevede addirittura (potenzialmente) 5 fasi: una fase "amministrativa" finalizzata alla conciliazione da svolgersi davanti alle Direzioni Provinciali del Lavoro (D.P.L.), una "duplice fase" in primo grado, ulteriormente suddivisa in cognizione sommaria e fase di merito vera e propria, il giudizio di appello (denominato dalla Legge Fornero "reclamo") e il giudizio di cassazione. Molti sono i punti critici di queste particolari novità   introdotte dalla Legge Fornero, novità che, invece, in teoria dovrebbero rendere più veloce la trattazione delle cause di lavoro, rendendo più snella, rapida e competitiva la giustizia civile italiana. In primo luogo la fase di conciliazione davanti alle d.p.l. è di utilità quanto meno dubbia: nonostante essa fosse in passato obbligatoriamente prevista nel rito, oramai "ordinario", del lavoro (cioè per le cause di lavoro non vertenti sui licenziamenti), il legislatore l'aveva recentemente soppressa dato che il tentativo di conciliazione non andava mai a buon esito, complici sia la tendenziale litigiosità delle parti sia la scarsa organizzazione delle strutture coinvolte. Ma il vero punto dolente del processo per licenziamento è rappresentato dalla cosiddetta fase "sommaria", disciplinata sulla falsariga del processo sommario di cognizione ex art. 709-ter c.p.c. e volta ad ottenere una pronuncia giurisdizionale (che tralaltro è un'ordinanza e non una sentenza) in tempi rapidi (40 giorni dalla presentazione del ricorso e dopo una sola udienza) e con un'attività istruttoria ridotta al minimo (ai sensi del comma 49 dell'art.1 Legge Fornero il giudice, sentite le parti e omesse le formalità non essenziali al contraddittorio, procede, nel modo che ritiene più opportuno, agli atti di istruzione indispensabili richiesti dalle parti o disposti d’ufficio  ex  art. 421 c.p.c.). Come si possa conciliare una simile disciplina con la tutela delle ragioni del lavoratore illegittimamente licenziato è difficile capirlo, visto che in un procedimento a cognizione sommaria per forza di cose lavoratore può addurre ben poche allegazioni probatorie (per lo più documenti) a sostegno delle proprie ragioni, rischiando che all'esito di tale fase sia pronunciata in suo sfavore un'ordinanza che dichiari legittimo il licenziamento, che avrà poi dovrà impugnare entro 30 giorni dalla notifica o dalla comunicazione della predetta, instaurando così la fase di merito vera e propria. A parte il fatto che la legge non dice se il giudice davanti al quale l'ordinanza sarà impugnata sarà lo stesso giudice-persona fisica che l'ha emessa (in realtà così non può mai essere, secondo quanto ha statuito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 387 del 1999 ma una precisazione in tal senso di sicuro non avrebbe guastato), per il resto, a parte qualche piccola differenza di dettaglio, la fase di merito è sostanzialmente analoga a quella del rito del lavoro ordinario, tranne per il fatto che mentre in quest'ultimo le decisione del giudice è pronunciata direttamente in udienza (con successivo deposito della sentenza "scritta" entro 15 giorni) nel rito "speciale" del licenziamento questa deve essere depositata in cancelleria entro dieci giorni dall'udienza di discussione. Per quanto riguarda gli altri due gradi di giudizio la riforma non dice molto, dovendo l'interprete fare affidamento sulle norme "standard" sulle impugnazioni nel processo del lavoro presenti nel codice di procedura civile, le quali, peraltro, in tema l'appello hanno subito una recente riforma la cui concreta portata applicativa è tutt'ora da comprendere. Ciò che personalmente mi pare si possa concludere dopo questo brevissimo discorso sulle novità che sono state apportate al processo del lavoro dalla Legge Fornero è che il governo tecnico, ancora una volta, sembra essere andato contro gli interessi dei lavoratori (e per certi versi anche dei datori di lavoro) italiani: le norme del nuovo processo speciale sul licenziamento introdotto dalla Legge Fornero sono di oscura interpretazione e di difficoltosa applicazione, necessitano di continui rimandi ed integrazioni tramite altre disposizioni, rendendo il sistema di tutela processuale delle ragioni del lavoratore illegittimamente licenziato alquanto ingarbugliato e di difficile comprensione non solo per il lavoratore (cosa che già di per sé sarebbe piuttosto grave) ma per gli stessi operatori del diritto.

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periodico mensile Numero 69 Dicembre 2012

Daniele Bianco

Sindrome pugliese

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indrome cinese”, film del 1979 con Michael Douglas e Jane Fonda, parla dei pericoli dell’energia nucleare e della difesa della salute pubblica in contrapposizione agli interessi economici predominanti. Nella pellicola, l’intera popolazione della California è minacciata da un guasto potenzialmente catastrofico a una centrale nucleare, rapidamente nascosto e minimizzato dalla proprietà per nulla intenzionata a fermare la produzione di energia e sostenere gli ingentissimi costi di riparazione. La verità emerge solamente grazie allo sforzo, e al sacrificio, di pochi coraggiosi giornalisti e tecnici dell’impianto. Nella vita reale, purtroppo, più spesso i “buoni” arrivano a disastro già avvenuto. E’ il caso di Taranto, avvelenata da una sindrome che porta un nome ben preciso: Ilva. I dati sugli effetti dell’inquinamento provocati dall’attività dello stabilimento siderurgico nel periodo 2003-2009 sono impietosi e drammatici: tumori di ogni specie, malattie respiratorie, mortalità infantile, malformazioni prenatali si elevano oltre la media della regione in maniera percentualmente elevatissima, dal 20% fino a oltre il 100%. Per

quantificare in cifre, e non in percentuali, si parla di un totale di 11 550 morti, con una media di 1650 morti all'anno. La vicenda dell’Ilva è il riassunto di decenni di imperizia, lassismo, giochi di potere e convenienza, avidità: un fulgido esempio di capitalismo tossico e cancerogeno. Lo stabilimento Ilva di Taranto entra in funzione nel 1964 come fiore all’occhiello del gruppo Italsider, gigante italico nella produzione dell’acciaio controllato dall’Iri fin dal 1934. Come Energia, Telecomunicazioni e Banche anche la siderurgia (vitale per il progresso dell’industria pesante) era considerata settore altamente strategico, da detenersi in mano pubblica (attraverso l’Iri appunto, ente preposto alla gestione delle partecipazioni statali nell’economia). Gli effetti della gestione statale, prevedibilmente, ricalcano i peggiori stereotipi in materia: i decenni passano tra ristrutturazioni, cambi di nome, accorpamenti e smembramenti, senza che la minima attenzione venga data né al rinnovamento degli impianti né al potenziale impatto sull’ambiente dell’attività produttiva. In epoca di scarsissima cultura ambientale

poco importa se la mortalità dell’area già desta sospetti negli anni ’70, o che l’area jonica venga identificata come “ad elevato rischio ambientale” già nel 1986; l’attività continua senza modifiche fino al 1995 quando, in tempo di privatizzazioni imperanti, lo Stato si libera dell’Ilva praticamente regalandola (a metà del valore effettivo) al gruppo Riva.

La privatizzazione dell’Ilva potrebbe tranquillamente fare concorrenza ai peggiori scandali della Russia post-sovietica: l’Iri inspiegabilmente, e contro ogni logica economico-finanziaria, sottovaluta drasticamente il valore degli impianti e stabilisce un prezzo di cessione di 1.460 miliardi di Lire, più una quota degli utili del ’95 (280 mld). Il prezzo è veramente irrisorio: la valutazione, condotta secondo assurdi criteri che privilegiano i

risultati degli anni precedenti (negativi) senza tenere in alcun conto la ciclicità del settore già evidente dagli ottimi risultati del ’95, porta a una sottovalutazione macroscopica del valore patrimoniale dell’impresa –un colosso da 13.000 miliardi di fatturato annuo- fino a un decimo del suo valore reale. Sarebbe il minimo aspettarsi che i Riva si siano mostrati quanto mai entusiasti e riconoscenti per un simile favore, eppure a questo punto la vicenda sfocia nel grottesco: i Riva non pagano, o meglio pagano puntuali la prima rata (circa 700 miliardi) per poi contestare le valutazioni adducendo enormi –e mai sostenuti- oneri di modernizzazione di impianti obsoleti a loro carico e bloccare il saldo del conguaglio. A fronte di questo, lo Stato si sobbarca ulteriori oneri pensionistici per il ricambio della forza lavoro, mentre la famiglia Riva inizia a incamerare utili cospicui e continui da un investimento che si auto-ripaga nel giro di tre anni. I successivi dodici anni sono contrassegnati da una storia di grandi successi: il Gruppo Riva diventa il primo produttore d’acciaio in Italia e il quarto in Europa, gli utili sono costanti e copiosi, gli investimenti per bonifiche, rinnova-

mento impianti e riqualificazione dell’area ridotti al minimo indispensabile, il flusso di denaro dalle casse della società alle holding personali della famiglia Riva altrettanto continuo e copioso e gli abitanti di Taranto –e in particolare quelli dell’adiacente quartiere Tamburi- continuano ad ammalarsi “un po’ troppo”. I “buoni”, finalmente, arrivano a modificare lo status quo solamente il 26 Luglio 2012, quando il gip di Taranto, Patrizia Todisco, emette un’ordinanza di sequestro per sei impianti dell’area a caldo dell’ Ilva, disponendo inoltre la misura degli arresti domiciliari per otto alti dirigenti del gruppo fra i quali il patron Emilio Riva e i suoi figli Nicola e Fabio (da allora latitante all’estero). Si indaga per disastro ambientale.

Riccardo Catenacci

continua sul prossimo numero

periodico mensile Numero 69 Dicembre 2012

È la donna l'ottava meraviglia del mondo? Nah, secondo me è Internet.

C

O Kamtchatka, o morte! 7 Wonders
(Grecia). Il faro di Alessandria d'Egitto (III secolo a.C.) costruito sul porto dell'omonima città, di cui rimangono rovine sottomarine. Quest'ultima è oggettiessere stati abilmente e sfacciatamente fregati. 7 Wonders è un gioco di carte poco più complesso dello scopone scientifico al quale hanno può benissimo giocare senza... Tuttavia si tratta di un buon gioco per partite tra giocatori non competitivi date le regole banali e la durata limitata che tra l'altro, vero pregio del gioco, non aumenta di molto all'aumentare dei giocatori grazie alla meccanica di gioco basata sulla scelta simultanea delle carte che noi nerd chiamiamo draft. In pratica si prende il mazzo corrispondente all'era (ve ne sono 3) e lo si divide in parti uguali fra i giocatori i quali scelgono una carta alla volta e passano il loro mazzetto al giocatore alla propria desta (o sinistra) e tutti insieme giocano contemporaneamente la carta scelta. Le carte si dividono in 7 tipologie: Edifici (che a fine partita danno punti vittoria),  scienza (utili per il punteggio finale), mercato (utile per acquisire materie dai giocatori adiacenti), militari (che forniscono punti militari), gilde(solo nella 3 era e forniscono punti vittoria in base ad alcune condizioni), materie prime e risorse lavorate queste ultime due forniscono una rendita in materie utili per costruire (non c'è nessuna differenza concreta se non il colore). Una volta terminata l’era corrente, si risolvono i conflitti militari in cui ogni giocatore confronta il totale dei simboli scudo presenti sui suoi edifici militari con il totale

cultura

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dei simboli presenti su ognuna delle due città vicine: se un giocatore dispone di un totale superiore a quello di una città vicina, prende una gettone vittoria che corrisponde all’era che si è appena conclusa (+1, +3 o +5), se un giocatore dispone di un totale inferiore a quello di una città vicina, prende un gettone disfatta (-1 punto vittoria) alla fine della partita varranno come punti vittoria. Il gioco può essere giocato da 2 a 7 giocatori anche se decisamente meglio essere in 5 o più in quanto la versione a due è una brutta forzatura e giocando in pochi risulta evidente che basta accaparrarsi più punti militari degli avversari. In definitiva non si tratta di un gioco che mi piacerebbe ricevere come regalo, specialmente perché me lo sono comprato e non mi ha molto esaltato benché possa essere utile nel caso si volesse fare una partita veloce in più persone. Ciao meraviglie e buon inverno!

iao giovani e coltissimi lettori, in questo numero parliamo delle 7 meraviglie del mondo antico. Iniziamo (proseguendo in ordine cronologico) con la piramide di Cheope a Giza in Egitto, la più antica essendo stata eretta durante il regno del faraone Cheope (2551-2520 a.C.) ma anche l'unica ancora esistente, è alta 146,6 metri e forse non è stata costruita dagli alieni. I giardini pensili di Babilonia (Iraq) fatti costruire da Semiramide, nel IX secolo a.C., erano palazzi sulle cui terrazze crescevano fiori, alberi ed erano presenti fontane funzionanti, purtroppo però di questa  meraviglia nulla è arrivato sino ai giorni nostri. L'Artemision di Efeso (Turchia), tempio dedicato alla dea Artemide (VI secolo a.C.) La statua di Zeus ad Olimpia (Grecia) (V secolo a.C.), era fatta d'oro e d'avorio e alta 12 metri, questa ovviamente è stata depredata. La tomba di Mausolo ad Alicarnasso (oggi Bodrum, in Turchia), fatta d'oro e marmo anch'esso è stato depredato anche se alcuni frammenti British Museum di Londra, da questa meraviglia nasce il termine mausoleo.Il colosso di Rodi, costruito da Carete e impersonificante il dio elios, era una statua di bronzo, alta 32 metri, posta all'ingresso del porto di Rodi

vamente la migliore poiché A) non è una tomba, B) è l'unica insieme alla tomba di Mausolo a dare il nome ad una cosa e C) è l’unica meraviglia che abbia avuto una reale utilità. Ad ogni modo, quando giocherete al gioco di Antoine Bauza non potrete che avvertire la sensazione di

aggiunto 7 plance raffiguranti i 7 edifici in modo da poter raccontare a qualcuno che il gioco è ambientato nelle 7 meraviglie. Le abilità associate a queste sono uguali a quelle che si potrebbero trovare nelle carte dei mazzi questo significa (se lo possedete provate pure) che si

JCO

Erika Lust Il porno è donna

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ono lontani i tempi in cui David Forster Wallace raccontava nel suo saggio di apertura del libro "Considera l'aragosta" la sua esperienza agli Avn Awards (Adult Video News Awards), gli Oscar del porno per dirla in breve. Il reportage è passato alla storia, ma narrava un mondo diverso da quello di oggi, un mondo in cui il web non aveva ancora preso il sopravvento sulle case di produzione e chi faceva porno era a tutti gli effetti "pornostar". Internet prima e i dispositivi portatili e mobili poi non solo hanno fornito il supporto per un cinema per adulti alla portata di tutti, ma hanno anche aperto il mondo del porno a idee nuove, ad un modo diverso di concepirlo: sono arrivate le donne. Ma come, le donne non erano già le protagoniste assolute del mondo a luci rosse? Sì, ma da protagoniste dei film, molto spesso con la dignità sotto i piedi e un aspetto a tutti i costi esagerato, quasi macchiettistico. Le donne, dopo anni di dominio

quasi esclusivamente maschile di questo mondo, si sono decise a mettersi dall'altra parte della macchina da presa, nel ruolo di registe. Una in particolare ha fatto parlare di sé: la svedese Erika Lust, trapiantata a Barcellona, classe 1977. Se vi aspettate che un porno girato dalle donne per le donne (non necessariamente il pubblico appartiene solo a questa categoria, ovvio) sia pudico e poco esplicito, vi state sbagliando. Forse non troverete primi piani sgranati sui genitali dei protagonisti, e se siete amanti del genere forse lo rimpiangerete, ma quello che vi aspetta è sorprendente. Nei film di Erika Lust, che potete trovare in parte gratis e in parte a pagamento sul sito www.erikalust.com (il web però offre infinite possibili-

tà... io ve l'ho detto), le donne sono belle, bellissime o normali, e sono ispirate a persone vere e al loro quotidiano o ancora meglio alle loro fantasie (rapporti a tre, bondage, un rapporto un po'

sadomaso tra due sconosciuti che si scopre essere marito e moglie e così via). La fotografia e la regia sono inoltre molto curate. Insomma, dimenticatevi uomini orrendi con i calzini e

donne malate di chirurgia plastica. Qui il sesso c'è eccome, ma nella sua accezione più sensuale ed erotica. È pornografia? Sì, se dobbiamo dare per forza un nome alle cose. È femminista, come l'hanno definita molti blog e giornali che hanno raccontato le storie di Erika Lust? Forse. Se il sesso esplicito non volgare con donne consapevoli può essere definito tale, lo è. Vivendo a ridosso del 2013, nel sopravvalutato e pluricitato "terzo millennio", direi piuttosto che si tratta di una ventata di realismo, poesia e arte nel mondo della pornografia e che finalmente anche chi era insoddisfatto di vecchi bavosi o scenette ai limiti

del ridicolo potrà avere la sua rivincita. Chi si aspetta coccole e carezze rimarra in ogni caso deluso. Vi ho convinti? Su lustcinema.com buttatevi su "Cabaret desire", "Room 33", "Life love lust" e "Handcuffs". Sullo stesso sito, per non deludere nessuno, troverete link correlati di film diretti da altre registe donne, tra cui il bellissimo progetto "X Femmes", serie 1 e 2: cortometraggi erotici diretti da attrici piu o meno famose (tra cui Melanie Laurent, vista in Bastardi senza gloria) che in Francia sono andati in onda in seconda serata su Canal +. Inutile dire che è stato un successo. A quando la messa in onda in Italia? Dovremo aspettare i Maya e la fine del mondo per darci una svegliata?

Miriam Goi

Reg. Trib. Pv n° 594 ­ ISSN 1972­9669 ­ Stampa: Industria Grafica Pavese SAS, Pavia ­ Chiuso in redazione 12­12­2012 ­ Tiratura 2000 copie ­ 2012, Alcuni diritti riservati (Rilasciato sotto licenza Creative Commons 3.0 Ita by­nc­sa)

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l 20 luglio 1969 io non ero ancora nato. Lo avrei fatto esattamente quindici anni dopo, alle otto e trenta del mattino, minuto più minuto meno. Quel 20 luglio del ‘69, invece, alle 20,17 tempo universale, col serbatoio dell’Apollo 11 quasi a secco, Neil Armstrong ultimava la manovra d’allunaggio, pronto a calcare per la prima volta nella storia dell’umanità il suolo lunare. “Ma vuoi capire, pezzo di cretino, che è stata tutta un’invenzione degli americani?”, mi ripete la mia ragazza incazzata nera, “Fu solo una messinscena, l’ennesima prova muscolare da guerra fredda!”. Certo, mio piccolo pezzettino rosso, antiamericano e complottista all’ennesima potenza da far sembrare Chomsky un neocon da quattro soldi. Ma oggi ci voglio credere! Anche perché, in qualche modo, è con Neil Armstrong e dalla sua bella escursione nello spazio che co-

Quel glorioso ’69!
Una di quelle città dove se aprono un piccolo centro commerciale sarà festa per i prossimi vent’anni, e sarà la cosa più spassosa della settimana andarci a bere coca-cola, mangiarci patatine fritte e guardarci le vetrine come al cinema senza mai comprare niente. “La vuoi una donna, eh, Jimmy, quanto la vuoi una donna, ehhh?”, si ripete il cugino lontano di Neil Armstrong sforzando di immaginarsela quella donna. Quando non ci riesce e sembra avere un calo di fantasia, si aggira per la stanza, fruga in un cassetto, tira fuori un giornaletto da quattro soldi, lo sfoglia nervosamente, sudato da far schifo, fino a che non sembra aver trovato qualcosa d’interessante. E allora la sua immaginazione, a briglie sciolte, finalmente riprende la sua corsa spasmodica. Ma è proprio in quel momento, è proprio quando Jimmy ha trovato rauca da vecchia strega gli graffia lo stomaco come una raspa, rimescolandogli gli acidi delle budella. Non l’ha mai vista la sua vicina, ma già la odia. “LA TELEVISIONE?!? PERDIO, NO!” “Stanno facendo vedere gli astronauti… la spedizione sulla Luna, insomma, ne ha sentito parlare? Il mio televisore non funziona più e non voglio perdermela…” A quelle parole Jimmy s’infuria come una belva. Ogni fantasia sta per svanire, ogni maledettissimo culo, ogni maledettissimo paio di tette, pensato, immaginato, nei minimi dettagli con così tanta fatica, sembra scivolare via dalla fronte bagnata. Ma a un tratto alla rabbia si sostituisce una profonda tristezza. La luna, le stelle, una sega… Chiude gli occhi per un attimo, fa un profondo respiro. Avrebbe voglia di fuggire lontano, avrebbe voglia di partire per terre sconosciute, avrebbe voglia di pericolo, avventura, di un brivido di a piccoli e timidi passi, è come la prima donna che calchi la superficie del Creato. E, quel che più importa, muove il culo che è una meraviglia: chiappe sode e giovani e forti e sensuali, “da farcisi inghiottire”, pensa Jimmy, il quale ormai è soltanto un pensiero, un umore, un’ossessione, che si condensa in quell’unico e pulsante desiderio d’amore. Un numero, una formula matematica, una trovata da Kamasutra. “Allora? Dov’è la televisione?”, chiede la piccola Agata impaziente, lasciando uscire quella domanda da una boccuccia di rosa appena sbocciata. E Jimmy non ci pensa su neanche un attimo. La afferra e si abbevera da quella bocca con tutto il suo desiderio. E lei all’inizio protesta, grida, scalcia, cerca disperatamente di divincolarsi. Poi alla fine cede. Volano i vestiti, volano le ore, vola l’Apollo 11 sulla Luna e su ogni altro dannato pianeta, con a bordo Neil e compagnia bella che gridano, esultano, si dimenano per la gioia. “Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”, proclama il cugino di Jimmy ormai in estasi. “Cari russi, succhiatecelo!”, pensa Nixon dalla sua caverna tinteggiata di bianco, e intanto guarda le cosce della sua segretaria, e in qualche casa d’America un bambino sogna di fare l’astronauta, un vecchio in poltrona si aggrappa al suo sogno americano e alla sua Winchester appesa alla parete, un giovane del Minnesota viene maciullato da una mitragliatrice in Vietnam, e Jimmy e la vicina ci danno dentro di brutto, dall’uno alla sessantanove. Mille volte, mille numeri, mille spari, mille stelle. Quando il cugino di Neil si arrende all’evidenza, è estenuato ed esterrefatto e non ha smesso un attimo di sudare. Chiude gli occhi, respira. Per un attimo, sogna pianeti e costellazioni e satelliti e galassie lontane milioni d’anni luce dal suo monolocale e dalla sua poltrona smollata. Quando si sveglia, la sua vicina è ancora lì che si tira su le calze grigie e claustrali, si sistema la gonna a pallini bianchi e neri, si abbottona la camicetta bianca piena di merletti, si aggiusta i capelli grigi che a poco a poco si diradano sui lati, si punta gli occhiali spessi sul naso arcigno. Sotto le lenti da culo di bottiglia, gli occhi grigi come la luna brillano di malinconico orgoglio. “Ma chi l’avrebbe mai detto che a sessantanove anni io fossi ancora desiderabile?!?” E senza fare il benché minimo rumore, come un sogno che svanisce, esce dal monolocale lercio, lasciandolo là, Jimmy, sconvolto da quella trasformazione, da quella realtà, nuda come un paesaggio lunare. Poi nuovamente si addormenta, ma questa volta ad occhi chiusi, e sogna. Sogna la sua vita nelle galassie, sogna il suo kamasutra astronomico, sogna la sua vagina spaziale, grande e terribile come un buco nero. Sogna la sua vicina, giovane bionda e focosa, roteante sopra di lui come un satellite attorno a Giove, in quel glorioso maledettissimo 20 luglio 1969.
Eugenio Leucc

racconto
Houston, we have a problem.

periodico mensile Numero 69 Dicembre 2012

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mincia questa storia. Neil e Buzz, il suo compagno sconosciuto, il secondo uomo sulla luna. Me li ci vedo quei due, passettini passettini, vestiti come due derattizzatori futuristici, a saltellare come molle al rallentatore, fra rocce e crateri, in quel glorioso 20 luglio 1969. E proprio in quel giorno, in quel preciso istante, in un lercio monolocale sprofondato in qualche sporco angolo d’America, il nipote del secondo cugino di uno zio della madre di Neil Armstrong, abbandonato su una poltrona sfondata, beatamente, si masturbava. Era giovane e sudato, perennemente sudato. Aveva un impiego banale in un’azienda banale in una città dannatamente banale. Una di quelle dove ci si arriva solo di passaggio, dove, se ti ci fermi, è solo per fare un pieno di benzina o al massimo per pisciare.

qualcosa di eccitante su cui ragionare, che sente un rumore alla porta, un sussurro, come qualcuno che sta lì dietro nascosto a origliare, a spiare. “EHI!!! Ma chi diavolo è?” Quanto già ha messo la mano sulla maniglia, pronto a sfondare la faccia al guardone di turno, qualcuno dall’altra parte della porta bussa. Toc-toc-toc! “Chi è?”, chiede Jimmy senza aprire. “Mi scusi se la disturbo, signor Armstrong, sono Agatha, la sua vicina. Sta guardando la televisione per caso?”. Quella voce

passione, di mille culi di luna da poter esplorare. E sia! Jimmy raccoglie tutte le sue forze, usa tutta la sua fantasia, e quando apre la porta non crede a ciò che ha di fronte. Non una vecchia, non una donna, ma la Donna. Sorride maliziosa, le gambe nude e flessuose sotto la minigonna, capello biondo, occhi verdi da affogarci dentro. E seni turgidi, grandi, enormi sotto la magliettina rosa da teenager con la scritta “COLLEGE” che si gonfia ad ogni respiro. “Mai vista una cosa così”, dice Jimmy tra sé. Quando lei entra

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periodico mensile Numero 69

Kronstadt

Credits in brevis: Speravate di non rivedere più Kappa almeno fino all'anno prossimo, vero? E invece eccoci di nuovo qua! D'altronde con 'sta storia dei Maya non potevamo rischiare di non usare tutti questi bellissimi articoli. Le immagini sparse qua e là vengono come al solito da internet, senza proprietari particolari. Solamente la foto della situation room è stata ritoccata da Saul. La pin-up su questa pagina (e insieme a lei altre) è stata davvero sulla Luna con l'Apollo 11, come scherzo agli astronauti da parte dei loro colleghi a terra. Chi lo ha detto che fare scienza è noioso? KRONSTADT: Iniziativa realizzata con il contributo concesso dalla Commissione Permanente Studenti dell’Università di Pavia nell'ambito del programma per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti.

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