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PAVEL FLORENSKIJ/ 2.

Il Concerto Italiano di Bach, nell'esecuzione di Marija Judina Page 1 of 2

MUSICA E CONCERTI

PAVEL FLORENSKIJ/ 2. Il Concerto Italiano di Bach, nell'esecuzione di Marija Judina


Luca Belloni
venerd 18 giugno 2010 La figura di Pavel Florenskij (Evlach, 9 gennaio 1882 - Leningrado 8 dicembre 1937) di quelle che segnano unepoca. Scienziato, teologo, filosofo, sacerdote, amico di intellettuali davanguardia e fedele custode della grande tradizione dellIcona, inventore prezioso per lindustria sovietica e infine martire dei Gulag (fu internato per molti anni nellinferno delle isole Solovki) in tutto Florenskji seppe infondere lentusiasmo e la sete di verit che, fin dallinfanzia, fu una delle caratteristiche dominanti della sua personalit. La sua passione per le arti ampiamente testimoniata dai suoi scritti e dalla sua corrispondenza: la grande pianista Maria Yudina fu una cara amica e sostenne la famiglia di Florenskij dopo larresto e linternamento nel lager. Larticolo di Laura Cioni mi offre lo spunto per approfondire alcune interessanti considerazioni del pensatore russo in rapporto alla musica e al significato dellarte in generale. La provocazione certamente forte: Quando cerco una risposta definitiva circa la questione del valore di unopera, mi chiedo che cosa succederebbe se questopera non esistesse. Senza di essa il mondo perderebbe qualcosa? Si spegnerebbe uno dei raggi della vita?. A partire da un giudizio cos chiaro tenter un piccolissimo excursus a puntate da Bach a Shostakovich per mettere alla prova il criterio fornitoci da Florenski. CLICCA QUI PER LEGGERE: MARIJA JUDINA/ La pianista che commosse Stalin CLICCA IL PULSANTE QUI SOTTO PER CONTINUARE LA LETTURA DELL'ARTICOLO Iniziamo dunque da Bach e precisamente dal secondo movimento (Andante) del Concerto in stile italiano BWV 971. Nonostante la qualit audio non esaltante propongo lesecuzione della Yudina (un live del 1953) per la sua altissima qualit interpretativa. J.S. BACH - CONCERTO ITALIANO - ANDANTE Marija Judina, pianoforte

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Il brano ci introduce letteralmente in un mondo in cui rigore e libert non sono opposti ma, secondo un antico desiderio delluomo, si compenetrano in una sorta di fantasmagorico canto che raggiunge le vette di quello che Beethoven chiamer intimissimo sentimento proprio grazie alla compresenza di un accompagnamento segnato da una figura costante (i due rintocchi del basso e piccoli frammenti di scale ascendenti o discendenti) e di una soave, erratica melodia che sembra percorrere senza peso alcuno la tastiera, mossa da continue illuminazioni e repentini ripensamenti in un supremo gioco di libere associazioni che si inseguono fino al pensoso accordo finale, ancora una volta interamente mosso dalla presenza di un ritardo. Davvero il pensatore russo ha qui colto nel segno: dove, se non nella musica di Bach, potremmo trovare limpossibile connubio tra regola e rapsodia, tra finito e (come avrebbe detto Florenskij) transfinito, tra contingenza terrena e leggerezza celeste? Senza lo sguardo sul mondo che ci insegna Bach saremmo, senza dubbio alcuno, decisamente pi poveri e smarriti. (continua...) Riproduzione riservata.

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