PALEOGRAFIA LATINA

DI G. CENCETTI

GUIDE 1

JOUVENCE

PREMESSE

Questa edizione è una ristampa del Compendio di Paleografia latina di GIORGIOCENCETTI,redazione in più punti aggiornata, fino al 1966, della Paleografia e papirologia, apparsa per la prima volta nella Guida allo studio della civiltà romana antica, diretta da V. USSANI e F. ARNALDI,II, Napoli, 1954, pp. 557-629. Nel riproporre l'opera quale ausilio tuttora fondamentale per lo studio della scrittura latina, la si è corredata .u una nota bibliografica e di una nuova scelta di illustrazioni, ambedue curate da PAOLASUPINOMARTINI,cui si deve anche la supervisione della ristampa.

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Le opere superstiti degli scrittori latini ci sono pervenute ciascuna in una sua] tradizione--;-cioè_in_ ~~s o .di copie manoscritte (che possono talora ridursi anche a una sola) risalenti,attraverso una lung~ trafila di copie intermedie, la maggior parte delle qual! perdute, all'originale manoscritto dell'autore. Compito dell'editore di testi è studiarle accuratamente vag~i~rle e confrontarle per accertare il testo genuino: avvicinandosi per quanto è possibile a quello uscito dalla penna dell'autore medesimo: si tratta, cioè, di eliminare le numerose discordanze spesso presentate per un medesimo passo dai codici della tradizione in seguito ad errori di copia o alterazioni volontarie di amanuensi e correttori. Prima, tuttavia, di procedere a questa collazione, è necessario studiare ciascun codice singolarmente: occorre perciò che l'editore sia anzitutto un \ buon paleografo. Scopo della paleografia è, infatti, non solo interpretare esattamente gli antichi manoscritti, ma anche datarli,. 'localizza.rli:' in gen~rale,.. trarre dal ~oro aspetto esteriore tutti gli elementi utili allo studio del loro ( contenuto e, su un piano più ampio, alla storia della cultura in genere. Il suo studio comprende pertanto: quello dell~ materie scrittorie e degli arnesi usati per scrivere nel vari tempi e nei singoli luoghi; quello della
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Paleografia latina
I ,

Premessa

preparazione del codice per ricevere la scrittura e delle forme esteriori dei codici; quello della storia della scrittura alfabetica (paleografia in senso stretto); que o dei segni accessori della scrittura a fabetica (interpunzione, numera', segni ortografici e critici, ecc.); quello delle \ scritture tachigrafiche e brachigrafiche e delle crittografie dell'antichità e del medioevo. Ognuna di queste parti, in uno studio approfondito, andrebbe esaminata con attenzione perché ciascuna può assumere valore critico importantissimo: peraltro, sebbene sia del tutto erroneo distinguere una paleografia « dei codici» da una « delle carte» perché il fatto «scrittura» è unico e m lvi uo ne suo svolgimento storico anc e se ....PEg articolarsi in espressioni molteplici, alcuni di quei capitoli hanno per il filologo importanza minore c _e.JlQU per j1 dfplomatisfi e, considerato lo scopo specifico della presente opera, potranno o essere trascurati o essere trattati per semplici accenni. Non diversamente potranno essere trascurati altri argomenti (miniatura e paleografia musicale) che, sebbene possano ornire Ulteriori, assai importanti elementi di critica, pure sono in sé estranei alla paleografia vera e propria. Nota. - I necessari rinvii a facsimili, salvo casi speciali nei quali le citazioni sono fatte per intero, sono limitati alle seguenti opere o raccolte:
a) citate con sigle, seguite dal numero del facsimile o della tavola: C.L.A. - E.A. LoWE, Codices latini antiquiores, VoI. I [nn. 1-117], Tbe Vatican City, Oxford, 1934. VoI. II [118277], Great Britain and Ireland , ivi, 1935. VoI. III [278406], Italy: Ancona-Novara, ivi, 1938. VoI. IV [407516], Italy: Perugia-Verona, ivi, 1947. VoI. V [517-703], France: Paris, ivi, 1950. VoI. VI [704-841], France: 8

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Abbeville-Valenciennes, ivi, 1953. VoI. VII [842-1021], Stoitzerland, ivi, 1956. VoI. VIII [1022-1229], Germany: Altenburg-Leipzig, ivi, 1959, VoI. IX [1230-1442], Germany: Maria Laach-Wiirzburg, ivi, 1959. E.L. - L'écriture latine, de la capitale à la minuscule, par J. MALLON,R. MARICHAL, Ch. PERRAT,Parigi 1939. A.P.I. - Archivio Paleograjico Italiano, diretto da E. MoNACI, poi da V. FEDERICI,infine da F. BARTOLONI, G. CENCETTI,R. PIATTOLI,voll, 13 in 62 fascicoli (in continuazione), Roma 1882-1958. P.S. ~ The Palaeograpbical Society, Facsimiles 01 Manuscnpts and Inscriptions, ed. A. BOND,E.M. THOMPSON, G.F. WARNER,2 serie in 5 volumi, Londra, 1873-1894. N.P.S. - The New Palaeograpbical Society, Facsimiles 01 ancient Manuscripts, ed. E.M. THOMPSON, .F. WARNER, G J.R. GILSON,2 serie in 4 volumi, Londra, 190'3-1930.
b) citate col solo cognome dell'autore, seguito dal numero della tavola: BARTOLONI Esempi di scrittura latina dal I sec. a.c. al F., XV (Appendice agli Esempi del MONACI),Roma, 1934. CERLINI A., Atlante paleograjico; fascicoli 3, Roma, 1953. EHRLE F. e LIEBAERTP., Specimina codicum latinorum vaticanorum, Bonn, 1912. FEDERICIV., La scrittura delle cancellerie italiane dal sec. XII al XVIII, Roma, 1934. KIRCHNER S., Scriptura latina libraria a saeculo primo usque ad [inem Medii Aevi, LXX imaginibus illustrata, Monaco, 1955. MONACIE., Esempi di scrittura latina dal secolo I di Cristo al XVIII per servire all'insegnamento paleografico nelle scuole universitarie, Roma, 1898. Seconda ed.: Esempi di scrittura latina dal secolo I dell'era moderna al XVIII, ivi, s.d. [1906]. STEFFENSF., Schrifttafeln zur lateinischen Paldograpbie 2 ed., T:eviri, 19?9; ed. francese; Paléographie latine, ~ar F.S., ed. française par R. COULON,Treviri-Parigi, 1910.

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Bruxelles. opera vecchia ma ancor utile per l'abbondante esemplifioazione. documenti. studiati dalla papirologia.e. possono essere in parte colmate. Ma accadeva anche che. sotto forma di tavolette cera te. 489-517. anche per pubblicazioni anteriori al 1930. di dimensioni varie daque~iccole.. 1938. soprattutto per quel che riguarda gli studi italiani.a fino al 1918 in H. 1918. MALLON. 1954-56. per le iscrizioni mo~umentali· il legno. di regola. pp. pp.~che. Madrid. Bibliografi. 1947. 2a ed. 3a ed. ecc. CALDERlNI. AUDIN. Per una più larga informazione si potrà fruttuosamente ricorrere ad EM. Parigi.. Bologna. L'écriture et les scribes...De la capitale romaine à la minuscule. limpidezza d'esposizione e sicurezza d'informazione è quello di G. il papjro e. Paléographie romaine." modo. non trascura di ar conto deg i studi in a ora -pubblicati. ispirati a nuovi orientamenti. la pergamena 'per i libri e anc e per i documenti. lettere. NÉLIS. 63-111.. a quelle di grandezza enorme usate. invece. A. era poi d'uso regolare con le tavolette cerate. seguendo la traccia di un modello (ordinatio recedentemente disegnato o graffito: in quesi<. BerlinBielefeld-Monaco. 1935 (« Archiv fiir Bibliographie ».. o ai più recenti nostri Lineamenti di storia della scrittura latina. Milano. che si potevano stringere nel pugn (pu t ares . la scrittura assumeva aspetto di particolare precisione e tipicità.Manuale di papirologia. una trattazione più ampia in J. Queste materie continuarono ad essere usate anche ~l medioevo. Londra. THoMPsoN. P aleografia latina I Le citazioni dei papiri sorto fatte con le sigle consuete. per esempio. Ottimo manuale italiano per chiarezza d'impostazione. 1912. quando l'arte dell'incisione fu sufficientemente sviluppata. del quale sono esempi famosi i graffiti parietari di Pompei. Tali orientamenti sono. L'uso delle tavolette cerate per le 11 lv lO .. Summe typographique.· Linz. volutamente ignorati nel perspicuo e informato riassunto di B. ~ono soprattutto il marmo o la pietra e il bronzo. Una rapida sintesi della storia della scrittura secondo le idee della recente scuola francese è data da R. graffiando anziché incidendo la superficie: questo modo di scrivere. dava risultati assai meno calligrafici e del tutto diversi. BISCHOFF. MARlCHAL. dall'Indice delle opere citate nei citati nostri Lineamenti. (ma 1957). di regola incise con martello e scalpello. non certo per scopi monumentali. in Deutsche Philologie im Aufriss. Le lacune di quest'ultima opera. accettandone in parte alcune conclusio~i. SATTLER G. p. s. per appunti. VON SELLE. MATERIE E ISTRUMENTI SCRITTORII Le materie scrittorie dell'antichità classica. anche sulla Pietra o 'Sul metallo si scrivesse con arnesi appuntiti. lo stilo. Sulla Eietra e sul bronzo le le~ran2. Città del Vaticano. in M. poi in P. Uno speciale istrumento appuntito. 1952. ur seguendo l'indirizzo sico e :tradizionale dell'insegnamento paleografico. Beiheft 17).a. BATTELLI.Lezioni di paleografia. collo 379-452. conti. An Introduction to Greek and Latin Palaeograpby. il cui elenco si trova in tutti i manuali di papirologia. iù tardi. per i ruoli delle imposte e per i documenti degli archivi pubblici. a parte gli OCT'tpa:x:cx. e Bibliographie zur Geschichte der Schrift bis ins [abr 1930..Paldographie.

C. ma non cessò mai del tutto e ancora nel secolo XV inoltrato si conservava per registrazioni di conti e per esercizi scolastici. 6) o di noce d' galla e gomma RT. conciata e preparata in modo speciale per accogliere la scrittura.X) si spiega. oltre che con la maggior resistenza della pergamena (compensata di'Un maggior costo).H. poteva poi 'èS'S"er sottoposta ad ulteriori rifiniture. Sulle pareti e su tavole di legno < talora appositamente imbiancate) si scriveva anche con la vernice e il pennello o piuttosto con la pennellessa a spatola: il primo di questi usi è documentato a Pompei per la propaganda elettorale e la pubblicità dei negozi. con buoni argomenti. 301) SIa m stretta relaz~~ c~n Pergamo. nella sua forma aneddotica è probabilmente fantastica ma è assai verosimile che il nome stesso di charta pergamena (per 12 t \~. a iviana e la clau ta. La notizia. sebbene il Kenyon ne faccia risalire l'uso ai tempi omerici. iu lussuose denglata tera ca anche perché pru alte (tra i 24 e 29 centimetri invece 129. L'inchiostro '!atramentum più tardi encaustu da EYXa. <t 13 .x~ lavaggi e a battiture con martelli o con magli. forse.eriale erano la augustea.. Il do attraverso un particolare trattamento. facs.. alto circa 3 o 4 metri. il cui fusto. a. sottoponendo poi tutto. dové iniziarsi press'a poco all'epoca di Alessandro Magno. ove si dovrebbe ricon?scer~ il ~rimo centro di di!fusione dell uso di questa matena sCEttona:l.a. infine era mess in commercio o isolatamente o in rotoli di 20 fogli (sca . fibrosa e di color bruno. 24). IlI. larga invece (a mo' dei nostri pennini per il carattere rond) per gli usi librari. cioè alla fine del secolo I a. Ne esistevano varie ualità. CAP. 1:2) apprendi~o che era assai probabilmente limitato alle minute.. che il Mallon. preparato a oco.' quanto non documentato prima de~'E~ictum de preti!s rerum venalium di Diocleziano. 225) ma si usavano anche inclìiostri metallici a base di vetriolo: coi primi era facile callcellare o scritto servenaosl una spugna bagnata. L~ plagula osì ottenuta. dalla iù scadente (charta emporeUtica) alle mi&[ori. mentre la raduale sostituzione di essa al apiro nella conf~ione dei libri (secc. XXXV.\JCT'tOV. 207. nel IV secolo cominciò l'uso delle penne di volatile (non solo d'oca) che si alternò con quello del calamo per quasi tutto' medioevo.Ci) e Tolomeo V re di Egitto. :rgmren~mbrana) è invece pelle animale. che risale a Varrone. XVIII. La.n R~ma era_cer. del frammento De bellis macedonicis (P. Si racconta che Ia sua origine sia dovuta alla concorrenza culturale fra Eumene II re di Pergamo (196-158 a. che parla di 6L<p~EP(U (Att. è una pianta palustre. a partire dall'età repubblicana) con quello di fogli di pergamena. Tanto s apiro che sulla pergamena si scriveva con cannucce cal temperate a punta iù o meno aguzza per gli usi comuni. coltivata soprattutto in Egitto. soprattuto con la difficoltà dell'importazione del papiro dopo la conquista dell'Egitto da parte degli Arabi (640). II 3. purché la materia scrittoria lo consentisse.A. che all'epo~ imF. ma da Orazio (Sat. / to penetrato all'epoca di Cicerone.. e ciò spiega la diffusione della pergamena per le minute e per le scritture d'interesse transitorio nell'età romana.L. ad eccezione..Paleograjia latina I Materie e istrumenti scrittorii minute fu man mano sostituito. IlI-VIII) e nella scrittura dei documenti (secc. dava la striscia (scheda) su cui s'incollava un altro strato di liste combacianti. C. la cui diffusione come materia scrittoria nel mondo classico. il secondo letterariamente attestato per i progetti di legge esposti al popolo prima della votazione nei comizi.C. soprattutto ovina. VII. conservato g atramentaria (calamarium o theca calamaria era l'astuccio delle penne) era fatto di nero-furno e di omma (PLIN. attribuisce agli ultimi trenta anni del I). III risalgono i più antichi frammenti membranacei latini a noi pervenuti. da una lunga questione di Ulpiano 228) sappiamo che alla sua epoca erano divenuti abbastanza cc-: munì. 30. N. e appunto al sec. Il papiro. pnma notizia dell'esistenza di libri in pergamena è della fine del secolo I d. 1sponendolo in senso perpendicolare al primo. Oxy.

fu considerata. alla fine.e~c: cessiva. ma alla carta di stracci. ettere. sebbene l'invenzione fattane dai Cinesi si faccia risalire al sec. si conservò anche qu~ndo i rotoli furono sostituiti dai codices e. Le J>iù antiche fabbriche europee di carta a aiono verso la metà del secolo XIII a Fabriano nelle Marche.grammatica non abbreviazione ma voce verbale cornspondente ~H'incipit iniziale e le fu attribuito significato di «è finito ». appunto.e. e da essi gli Arabi l'abbiano appresa verso la metà dell'VIII.. Peraltro. un'altra riga~analoga avvertiva che il libro era stato interamente svolto: explicitus Aeneidos liber rimu La prima parola. versus). a dispetto della . i codici di maggior lusso ed eleganza continuarono ad essere scritti invariabilmente in pergamena. II d. Il testo cominciava di regola con una riga in caratteri più grandi. si parla di charta papyri.t:OEç. ossia di rotolo da svolgere orizzontalment con la sc~ittura or~inata in col?nne (CTEÀ. in libri. il cui uso era ormai completamente cessato. incipit Aeneidos liber rimus. era variabile ma n?n pot~va e. divenuta pnva di significato perché i codici non si svolgevano eiù ma si sfogliavano. paginae) composte CIascunadi un determ~~ numero di righe (CT"t"t:XOL . anche dopo l'introduzione ~ la grande diffusione della carta (il cui impiego per usi ufficiali e documentazioni fu limitato da varie disposizioni legislative. a partire dal secolo XIII. formati incollando di séguito più strisce di papiro. ma giànel secolo XII si usava carta di fabbricazione araba. continuato nel tempo. a lunghezza dei rotoli. abbreviata explicit. e di ciò tenevano conto gli autori dell antichità dividendo le proprie opere. spesso in inchiostro rosso. cioè 34::JJi. calcolata sulla misura dell'esametro eroico (18 sillabe.C.sser. corrispondenti editorialmente ciascuno a un oolumen. IL LIBRO NELL'ANTICHITÀ E NEL MEDIOEVO Finché i libri furono fatti esclusivamente di papiro. I libri di lusso avevano particolari rifiniture. dura an15 14 . ~almente le righe avevano una lunghezza fissa. Quest'uso. con la dizione: incipit e il titolo dell'opera (p.Paleografia latina La carta è materia scrittoria assai più recente. È da avvertire che quando nelle fonti del tardo medioevo. ebbero sempre forma di volumen. non si allude mai al vero papiro. in considerazione della sua fragilità e scarsa resistenza) e fino almeno a tutto il periodo umanistico.

rnidi due. cinque o sei fogli. il contrasto fra una pagina formata dal dorso. alla piegatura. all'apertu. anc e antichissimi. si ha il così detto titolo corrente.Ia crittura di Bibbie" di cronache monastiche. esaurendo il quaderno. sempre di colorazione più scura. si fabbricarono uaterni edi fogli membranacei piegati in due e cuciti nel mezzo. più quaderni cuciti insieme formarono libri che. se così si desiderava.~ 'b ra del codice. si passava poi alle metà destre degli altri fogli sino a tornare al primo. Tuttavia la consistenza e la resistenza della pergamena suggerirono ben presto l'imitazione dei codices lignei piuttosto che dei uolun ina "paeirace~ e. nel recto e nel verso. 17 . ne avrebbe formata la prima e l'ultima carta e se ne riempiva la metà sinistra.E!ù chiaro. più spesso.ubricator) e gli spazi destina 1 a contenere. ma una volta cominciato con quad.Paleografia latina Il libro nell' antichità e medioevo cara nella pratica odierna della catalogazione e della descrizione dei manoscritti. si ebbero certamente volumina raoaq:::j e il rotolo di pergamena restò per tutto il rnedioe o n~n 010 tipico per i documenti~ ma fu anche usato Der . di Exultet o canti liturgici con notazione musicale.. semplicemente. modo da 'iIS(. (ì Quando. Il numero dei fogli di cui era costituito un qpademo era arbitrario. nel margine superiore. le miniature e le ornamentazioni. lasciando bianca la destra. Anche il papiro si piegò alla forma del codice. Nel Medioevo per la formazione dei codici si seguivano regole costanti. 186-192) ma già al IV e al V secolo costituivano probabilmente la grande maggioranza della produzione libraria.1000 dine. Alla fine i quaderni completi passavano al rilegatore e. che era immediatamente formato piegando i fogli per metà. e una formata dall~ parte interna. dei sin oli ca itoli che dovevano essere scritti in rosso ru ricae da uno speci. alcune delle quali si erano già stabilite nell'età romana. tranne l'ultimo che era 16 di comodo. Nell'interno del quaderno si badava a disporre i fogli dorso contro dorso e recto contro reclo . si cominciava poi a scrivere dal foglio esterno del quaderno che. che preferisce la paginazione) ai giorni nostri nei codici che ne sono privi.. di colore . verso età dei Flavi la --pergamena cominciò ad essere adoperata anche per i. si continuava così fino all'ultimo foglio (quello più interno) che si riempiva integralmente. sull'esempio di polittici di tavolette. cioè l'indicazione abbreviata. libri oltre che per le minute. furono detti codices membranei o anche. e non a torto il Traube attribuisce a questa trasformazione della forma esteriore dei libri buona parte del merito o della colpa del gran numero di « recensioni» di opere classiche latine fatte dai grammatici appunto in questo tempo.. XIII comincia ad a parire la numerazione delle carte (doppie pagine) che ancora si appone allo stesso modo (contro l'uso della stampa. per analogia. tre. lasciando spesso in bianco i tit . col punteruolo guidato da un righello (ligniculus) premendo forte in modo da rigare più fogli alla volta.l evitare l'effetto antiestetico c e avrebbe prodotto. Si passava poi ai quaderni successivi nello stesso modo. quando si vuoI facilitarne la descrizione o la citazione. per evitare che egli ne turbasse l'or. ~ inferiore dell'ultima pagina di ciascun uaderno la rima o le pmne parole del successivo. rn molti manoscritti. codices. dell'autore e dell'opera e' anche della parte di essa contenuta nella pagina.~. a artire dal secolo XI si usò ri ortare nel mar ine Q.J:. guattro. La s uadratura~ rigatura dei fogli era fatta servendosi di com assi (circini o punctoriai per assicurare l'equidistanza delle ri he tracciate col piombino o. Essi erano una novità al tempo di Marziale che ne am___mirava la comodità e la maneggevolezza (XVI. ma vi era assolutamente inadatto e perse rapidissimamente terreno di fronte alla pergamena. dal sec. tutti i successivi erano coml'osti come il primo.ilist l.

sia infine perché.di BobbIO) r~correvano all'espediente di cancellare pazrentemente. a que18 . I più organizzati di questi veri e propri editori ~rano attrezzati per la produzione contemporanea di più copie della medesima opera. riparavano . la lettura della cui scriptio injerior. Anche queste. l sottolineavano: 7ieslTgiti scribunt totum cor us ue la orat dicevano. del resto. soprattutto. sempre più frequente divenne il ricorso alla produzione artigiana dei librai. imanga circoscritta a comunità organizzate cost epoca. come il De re publica di Cicerone o le Istituzioni di Gaio. Talora. necessari ad essi per procurarsi l'istruzione occorrente così alla predicazione come allo studio dei libri e delle discipline sacre: ma copiare un codice è divenuta ormai cosa molto complicata.aschiamen~o. soprattu~to nell'abbazia . o addirittura sbarazzina. non era di regola destinata al commercio) non erano assolutamente preparati a soddisfare il repentino. . e so rattutto con quella longobarda. scritta sotto dettatura da molti amanuensi (detti antiquarii. quasi sempre di monaci. que e ~onast1c e. Nacquero così molti ~ces rescripti o palinsesti. l'Argiletum. Gli scriptoria continuarono la loro opera a lungo. che la consideravano non meno pesante e meritoria di quella dei confratelli addetti a lavori manuali e. lia. per lunghi tempi si erano considerate perdute. per esempio. comprendere come la produzione di manoscritti. quindi.La produzione dei codici LA PRODUZIONE DEI CODICI NELL'ANTICRITA NEL MEDIOEVO E NEL RINASCIMENTO All'epoca romana i libri potevano essere prodotti nella casa medesima di chi voleva procurarseli. codici antichi) insieme. ~ 11· h me le scuole vescovili e. veramente. faticosamente eseguita con sussidi chimici o. la classe dirigente rom~on tutte le sue esigenze culturali scompare e solo gli ecclesiastici rimangono interessati alla produzione dei libri. sia per l'alto costo del materiale scrittorio. al posto dei caelica regna. anche con mezzi fisici (raggi ultravioletti opportunamente filtrati) ha permesso di riscoprire opere che. nelle sottoscrizioni che talvolta apponevano ai manoscritti da loro copj. nga per riga. anche a Rinascimento inoltrato: ma verso la metà del secolo XII essi (la cui produzione. la scrittura di libri era tornata fatica individuale. del resto. dunque. sia per la difficoltà di E. ridotto al minimo il commercio dei rodotti artigiani. 19 I . non trovavano facile procurarSI.rocurarsi i testi da trascrivere. smisurato aumento della richiesta di libri da parte anche del laicato. chiedeva una pulchra puella. a cominciare dalla concia della pergamena e dalla preparazione degli inchiostri: è facile. era necessario far tutto da sé. pagin~ di manoscritti p~antlchi incompleti e meno im or tanti per render1e atte a ricevere nuovamente la scrittura. Nell'alto medioevo. meno pia: explicit hic totum: de vino da mihi potum. che avevano bottega per lo più in una strada presso il Foro. Ma dalla tarda età repubblicana in poi. m~~ant~ l~v~tura o r. l a pergamena necessaria e in molti luoghi (in Ita. Con le invasioni barbariche. quando copiavano. chie en one spesso una pia ricompensa: dentur pro penna scriptori caelica regna.atj. con minor pericolo per la conservazione del testo. come quella di chi.ecc.

di Alfonso d'Aragona.. XVIII. dovevano essere restituite appena copiate. E anche in questo tornarono. difficile trovare in margine le indicazioni della fine delle singole peciae. 5). con le modificazioni imposte dalla diversità dei tempi.ul ]iano artigiano: appaiono numerosissimi scriptores di professione che mettono l'opera loro a servizio di chi li paga. Procuratosi. i quali non solo cercavano la correttezza del testo.I Paleografia latina La produzione dei codici corrispondente alla meravigliosa fioritura delle grandi Università che caratterizza il declinare del medioevo. per esempio. sicuramente belli. ut vulgari verbo utar. gli umanisti. fossero contemporaneamente in lavorazione 50 copie presso 50 scriptores diversi. per usar parole del Petrarca (Fam. alternativamente rosse e turchine. Periodo di splendore e di magnificenza. Nei numerosi testi scolastici di quell'epoca non è. Officine famose non mancarono. che impiegava sino a 45 copisti contemporaneamente: ma anche di queste officine era costante caratteristica la cura speciale riservata ad ogni singolo esemplare. 21 . a partire dal Petrarca e più ancora dal Niccoli e da Poggio. e mentre per lo più lo scriptor monastico compie da sé tutte le operazioni necessarie alla fabbricazione di un codice. ed esempio celebre ne è quella fiorentina di Vespasiano da Bisticci. ma prodotti a scopo di commercio e perciò talora tanto trasandati nella lezione quanto curati nella forma esterna. 20 l Codici di questo genere. I più lussuosi salivano a prezzi proibitivi.Eiature. lo trascrivevano essi stessi o lo facevano trascrivere da amanuensi da loro istruiti a roprio gusto. di 50 peciae. di Federico da Montefeltro. Gli artigiani si fecero artisti. in teoria.er i testi che erano oggetto d'insegnamento queste organizzarono anzi e fecero ri orosamente osservare un servizio di eciae ossia uaderm mo e o SCIO t che dovevano es~e tenuti in botte a dagli stazionari e dati in affitto. nemmeno in quell'epoca. al sistema romano più antico. quello del manoscritto umanistico: destinato peraltro a breve fioritura e a rapida estinzione di fronte al dif-! fondersi dell'invenzione del Gutenberg. sicché il libro. l'esemplare raffinato ed elegante divenne nuovamente prodotto non 'più d'officina . ma più spesso un libraio o stationarius autorizzato e sorvegliato da una Università. fornitore di Mattia Corvino.• ma individuale. non potevano soddisfare. di Cosimo e di Piero de' Medici. e calligrafi d'eccezione come il fiorentino Antonio di Mario o il napoletano Mennio non furono meno disputati di miniatori come Zanobi Strozzi o Attavante o i Giraldi. he potevano esser date in c affitto s~aratamentu. infatti. sono spesso decorati con mi.eciae. alii libros scribunt. dove ci sono scolii o losse questi incorniciano il testo. o uanto meno il bel libro umanistico. che di un determinato testo composto. Ogni xemp ar o testo ufficiale era composto di un determinato numer~ 1 l!. nelle officine scrittorie universitarie. ma esteticamente poco amavano il gusto gotico corrente. E. alii. alii ligant et superjiciem comunt. alii membranas radunt. più tardi.. L'aumento enorme di produzione porta di consegpenzg anche divisione del lavoro. certo. spesso~ molta fatica. il testo desiderato. I codici di quest'epoca hanno caratteristiche spiccate: sono in genere a due colonne e. l.. scritto in caratteri "più grandi a metà pagina. La produzione dei codici ritorna allora. per un prezzo determinato a chi intendeva trarne o farne trarre co ia. e chi li paga è spesso un privato. sicché era possibile. alii corrigunt. dunque. tuttavia. rapidamente. hanno rubriche e iniziali ornate. illuminant.

Beninteso. sicché le forme fondamentali delle singole lettere rimangono immutate. invece. peraltro. cioè il numero dei tratti di cui esse si compongono e l'ordine in cui sono tracciati. Altro elemento da tenersi in particolare considera22 zione nell'esame delle singole lettere è poi il tratteggio. tutte qualche cosa in comune. nei limiti del possibile.Nomenclatura e periodizzazione NOMENCLATIJRA E PARADIGMA DELL'EVOLUZIONE DELLA SCRITTURA PERIODIZZAZIONE DELLA STORIA DELLA SCRITTURA LATINA Secondo la forma dei segni alfabetici. nelle scritture antiche. senza aste che le oltrepassino né in alto né in basso. nell'antichità e nel medioevo era generalmente scritta in due: prima la metà inferiore con tracciato discendente. che si raccoglie sotto la denominazione complessiva di semicorsive. oppur minuscola e lo schema bilineare comprende solo il corpo delle lettere e occorE. Nella scrittura moderna si effettuano per mezzo di filetti iniziali e terminali. di minuscole diritte. nella immensa maggioranza dei casi. le « calligrafie » di ciascuno) 22ssono essere più. Invece secondo il ductus. In ciascuna epoca e in ciascun luogo gli atteggiamenti delle scritture ~ontanee dei singoli individui (le «mani ». ecc. lo schema. cui si sacrificano. o ni scrittura alfabetica può classificarsi I maiuscola se il suo alfabeto è compreso in un sistema ormato da due linee parallele. sLnon altro il modello ideale. per esempio. non degli svolazzi o delle varianti individuali dei singoli scriventi. da essa dipende la spiegazione così delle successive mutazioni di forma delle singole lettere nel tempo e nello spazio come delle altre mutazioni spesso profonde. per la classificazione si deve tener conto delle forme organiche dei segni.. per esempio le forme. i collegamenti avvenivano fra tratti organici dei segni alfabetici e le forme delle singole lettere ne risultavano talora profondamente modificate. di tratti di due lettere successive che in questo modo si immedesimano. pensate e volute prima della scrittura. mentre quelle sono collegamenti spontanei e naturali di due o più lettere fra loro. l'esattezza e la rispondenza al modello. quasi. poi la superiore con tracciato ascendente. di maiuscole corsive. la c che noi tracciamo in un sol tempo.. Le quali diffe~no dai nesE in quanto questi sono iusioni. per esempio. le scritture possono essere 'posate o diritte. Le due classificazioni possono combinarsi e aversi casi. fra i due estremi è tutta una serie di gradazioni intermedie.0noaltre due parallele. lo 23 .. corsioe invece quando preoccupazione fondamentale è la rapidità del tracciato. cioè il modo di tracciare le lettere. una sopra e una sotto. dei loro modelli. che avevano un numero limitato di filetti e un tratteggio diverso dall'attuale. una nell'altra (così. frequentissimi nelle scritture corsive. Questa considerazione è assai importante perché. ora in disuso. cioè nelle leg!lture. quando dei segni si cura in modo particolare l'esatta esecuzione e la precisa rispondenza al modello (sia pure individuale) senza preoccuparsi gran che della rapidità. per comprendere le aste o altri tratti.2 meno diversi: hanno. per i dittonghi latini le ed re). che le lettere possono subire nei colle amenti reciproci. cioe considerando le lettere già scritte (e non nell'atto di essere tracciate). Così. determinati da motivi puramente grafici..

~i~perta all'opera di tutte le tendenze grafiche. concreti. Tn. puntuali segni tracciati volta per volta da ciascun individuo scrivente: esse sono. caratterizzandola morfologicamente. il complesso delle regole insegnate nelle scuole è delle parole registrate nei lessici. ora rotondeggianti ora acuti. in verità. anche il modello ideale della lettera corrispondente. dal modello «capitale» della E il cui E Ee 1 2 a e- tracciato calligrafico è in tre tratti (1) si passa a un tracciato usuale in tre tratti con l'inferiore rotondo anziché angolare (2) da cui nasce il modello « onciale » (3). peraltro. ma pure ha caratteri suoi propri e uniformi. anche le abbreviazioni costanti di certe !larole uò chiamarsi scrittura normale di un determinato tem o e di un determinato luoao. il modo di tenere la cannuccia. si potrebbe dir quasi l'idea latonica dei se ni alfabetici. altre sono invece espressioni di motivi diffusi e comuni -a tutti gli scriventi: queste inducono nei vari segni alfabetici modificazioni ricorrenti <. sintatticamente e lessicalmente. porta al rno24 dello semionciale» (4) ancora in tre tratti. Così. finiscono via via per alterare. È facile comprendere come. perché risuardano non solo le forme alfabetiche ma anche il loro tratteggio e le e~ntuali legature e.alcuni eriodi.e. così la scrittura usuale come la normale sono astrazioni. astrazioni tanto legittime quanto quelle per cui si parla della « popolazione» di un luogo mentre la realtà consiste nei singoli e non aritmeticamente sommabili individui. tutt'altro che semplice. Questa comunità. in perpetuo. Molte di tali tendenze sono individuali e rimangono senza conseguenze nella storia della scrittura. dà origine a sua volta nella scrittura usuale' del secolo XVIII al tracciato odierno in un sol tratto. il quale può pertanto definirsi una continua mediazi2Ee tra le forme « usuali ». Da un punto di vista rigorosamente storico. ripreso dall'Umanesimo e cristallizzato dalla stampa nella forma « e ». ecc. sicché. la maggiore o minor scorrevolezza della ~rta. L'insieme di questi modelli (dinamici e non statici. questo a sua volta. l'uso dello stilo piuttosto che della penna. mentre nella realtà esiste solo la lingua del singolo parlante e del singolo scrittore o. tracciato usualmente con esagerazione del tratto superiore e del mediano. ora molto astati ora poco e via dicendo. che. talora imponderabili ma per lo più dovuti a motivi estetici o a ragioni materiali ( . assurto a modello nel corsivo inglese e nel corsivo «italìco » della stampa. che in certo modo le comprende tutte epperciò non può essere costretta e configurata in regole precise e inderogabili.) che portano a scrivere con caratteri ora diritti ora inclinati. tutt'al più. e lo stesso caso della e 25 . Il processo di svolgimento della scrittura è. cioè lo sv~ento storico della scrittura. costituisce la scrittura usuale di guel tempo e di uel luo o. cioè di quei fattori. nella mente di chi scrive. cangiante svolgimento e i modelli ai quali esse si riportano e dei quali possono considerarsi espressioni concrete ed occasionali. questa costanza delle scritture individuali. dato questo suo carattere.caratteristiche in tutte le scritture individuali.:oi1"uguaIl. essendo la realtà costituita dai singoli. divenute tipiche. Il ripetersi di casi analoghi per tutte le altre lettere costituisce il « rocesso grafico ». o si studia la lingua di un paese e di un'epoca.Paleografia latina Nomenclatura e periodizzazione stampo. per fare un esempio.

e chiare. Questo è . un canone esso stesso per l'interpretazione della storia della scrittura latina. essendo riuscite a soddisfare felicemente le esigenze da cui erano originate. specie se destinati al commercio. di inconfondibilità. anche se sarà perciò necessario rinunciare a precise corrispondenze cronologiche.. Distingueremo così: il periodo dell'unità scrittoria romana. 26 librarie trascendano le officine nelle quali sono state l borat~ e siano definitivamente e generalmente adote a In tal caso le forme a cui sono pervenute restano tate. stabilire qualche paradigma. ma tutte nell'ambito del medesimo ambiente culturale e perciò con tendenze affini.. prima di passare a un rapido esame concreto della storia della scrittura latina.3llora gli uffici incaricati della spedizione di questo saranno ~dotti a modificarle in maggiore o minor grado rendendole più tipiche. se alla fine si arriva. b' bili e le regole scrittorie elaborate non su iscono mus:nenti degni di rilievo né nel tempo né nello spazio. immutate o quasi perché ~tallizzazione dei loro canoni non permette innovazioni sostanziali: ma. il cui svolgimento sarà esaminato a grandissime linee nei prossimi paragrafi. nel quale in tutti i paesi di cultura latina si usano le medesime scritture. si tratta di scrivere libri.. regolarizzare abbellire. di au~nticità. più artificiose. eleganti: appaiano. . un paradigma o. e alla fine avranno creato una loro partico~are e specifica scrittura cancelleresca.:. male adatte a soddisfare il gusto estetico del pubblico.uno schema. essendo storia. l'e cancelleresche rimangano definitivamente e lungamente adottate nelle singole cancellerie. Quando. cslligrafizzare i modelli « normali» uniformandoli e scartando i doppioni omofoni. cercheranno di ripulire. alla fine. Se la scrittura usuale è adoperata per attestare ufficialmente e solennemente manife'"Stazioni di volontà di alte autorità tem orali o s irituali può darsi che k forme « normali» subiscano l'influenz~ dello scopo cui sono destinate e della necessità o quanto ~e~o dell'opportunità d'imprimere al documento speCl caratteri di solennità. Svolgimento che. Termina quando questa unità si rompe con il successivo staccarsi dei regni barbarici dal vecchio ceppo culturale dell'Impero romano: per la Francia e 27 . la scrittura «usuale» ha continuato la su~. invece. si sarà formata una scrittura libraria. ma spesso accade che. come tutte le storie occorre periodizzare: cosa che faremo secondo criteri strettamente paleografici. . Tali scritture si conservano generalmente a lungo. se si preferisce. Tuttavia è opportuno e possibile.si ripete . evoluzione e le forme canonizzate appaiono sempre plU anti uate e inadeguate alle ~uove tendenze_o Il rocesso allora ri~omincia: abbandonate le vecchie scritture canonizzate. -Le scritture così create possono avere vita effimera e dissolversi come sono nate. . che può riuscire utile. il processo non sarà breve e vi contribuirà più di un'officina ma. nei. tfj andosi e cristallizzandosi in canoni obbligatoriamente lSS . mutevoli e sempre 10 VIa di svolglme~to. ti Si hanno così scritture che diremo canomzzate · segu 1 . Allora le varie officine scrittorie. ciascuna per conto suo.P ateo grafia latina Nomenclatura e periodizzazione poc'anzi esemplificato è assai più complesso dello schema che abbiamo tracciato. dalla « normale» come si è via via svolta se ne elaborano delle nuove che prendono il posto delle precedenti. può darsi che le forme «normali» non sembrino sufficiente~~n. più caratterizzate. perspicue.!. per distinguerle da ~uelle usuali. nel frat: terpp<>. va~ luog~ e nel vari tempi. . cioè.

caratterizzato dalla formazione di scritture . espresso negli alfabeti etruschi e italici con un segno appunto molto simile a M. non corrispondendo ad alcun suono esistente nella lingua latina (fig. caratterizzato dalla ad opera degli urnasuccessiva adozione XVII) ad eccezione scrittura nazionale LA SCRITTURA LATINA NELL'ETÀ ROMANA L'alfabeto latino originario deriva. costituisce la base di una A ~ . ove la gotica rimane fin quasi ai giorni nostri.C.divers. passaggio del segno C dal suono velare sonoro y al velare sordo -x. l 28 29 . in Ispagna alla fme. nel quale l'unità scrittor~a dell'~ccidente si ricostituisce in seguito alla succesSIV~ adoz:one. 1). c~nonizzate e non canonizzate..' Paleografia latina la Spagna. in Germania e nell'Italia s~ttentri~nale avviene nel secolo IX. esso subisce modificazioni intenzionali. nelle Isole britanniche nel XII. ~ ~ ~ ra1 .ella Germania. per l'Italia con l'invasione longobarda. dunque. <]l. e successiva introduzione del segno G per esprimere il primo. dall'etrusco giù antico e si compone di 21 segni. rientrata solo molto più tardi per la translitterazione delle parole greche) o di assestarlo graficamente (abolizione dei tratti orizzontali superiore e inferiore di H. non più angolare e occhiellata in alto) e. scomparsa della Z. r~pr~s~ d~ll~ forme dell'età carolingia rusti italiani (sec. soppressione del quinto tratto della M. Il periodo umanistico-mode~no. X) usati in origine come numerali. larismo grafico. reso possibile dal fatto che la fonetica romana non conosceva il suono S. aventi lo scopo di adattarlo alla fonetica latina (passaggio del digamma F ad esprimere il suono spirante labiodentale i. nell'Italia meridionale fra il XII e il XIII· . Il che in Francia. il periodo carolino-gotico. Nel corso dei secoli VII-IV a. più tre (quelli per -lt. secondo quanto ormai par certo. XV) e della loro negli altri paesi europei (secc. XVI e d. aggiunta della coda alla P (= Q) per non confonderla con la P( = II). nelle varie nazioni di una nuova scrittura latina unica. alla fine del secolo V. . nei regni e nel paesi nel quali si è frantumato l'Impero d'Occidente. il periodo delle scritture nazionali o età del partico.e. ~ell XI. ~ \r rr» r~ rSl~Y (m~~) Fig. così modificato.

I) non tardano a farsi valere istanze estetiche. c. II a. 132 a. con allusione agli angoli retti (quadri) che sono alla base del suo canone. t1J?roducendo cosi e magari esagerando il chiaro scuro della sct1t~a monumentale. che fu detta capitale perché. Questo tipo scnttono formatosi dalla trasj?<>sizionedei modelli epi rafici nella scrittura col ca~-o colj?ennello:-apparve così felice che poi l'epigrafia lo riprese. e l'iscrizione di Polla. cessato il suo uso Eer interi manoscrit. Nella prima (tav. c. nella trasposizione dal martello e dallo scalpello al pennello e al calamo. e da un leggero allargamento a spatola all'inizio e al termine delle aste diritte... m grossi trattini complementari al termine delle aste so~tili e (nei modelli più calligrafici) in leggere curvature .P aleografia latina scrittura «usuale» destinata tanto all'epigrafia monumentale come all'uso corrente. . 31 non erano né epigrafiche né di semplice corrispondenza o di documentazione privata proposero l'esigenza di una scrittura calligrafica libraria. ottenuto soprattutto per mezzo dell'incisione del solco a sezione triangolare. la prima canonizzata latina. geometrizzando le forme (stadio della « normalizzazione » della scrittura~sempi gli elogi degli Scipioni. esagera:o il chlaro~ro con andamento decisamente obliquo. trasformati gli alla.~) t~acciavano ~ente tratti alternativamente grossi e sottili. La varietà epigrafica è detta « monumentale » 9. il ca~one ~i m~ica alquanto: abbandonati i caratten geometIlZzantI dell angolo retto e d:ll'arco di cerchio. appoggiati obliquamente sulla su~cie destinata a ricev<.a u~cmo al principio e al termine di quelle gro~se.ti nel medio evo le sue lettere Iurono adoperate al prmcipio dei singoli capita o capitoli. comunque . naturalmente irrigidendolo alquanto e sostituendo solchi triangolari ai tratti grossi e lo usò per molti testi (acta) i quali. Pertanto. non poteva esser riprodotta fIlenolmente in tutti i suoi particolari sul papiro o sul le~ calamo e pennello.re lo scritto (v:edi fig. è dunque schiettamente epigrafica: ma ben presto il rapido raggiungimento di un alto livello culturale medio. fine sec. non di due scritture diverse. X.1. ma di due varietà della medesima scrittura. le molte occasioni sopravvenienti di redigere scritture che La scrittura latina nell'età romana AA~I~ DD "g~lm 30 QueLla epigrafica. si accostavano un poco a quelli scritti sulle tabulae dealbatae o addirittura sul papiro.a e no? di. ad opera delle quali la scrittura prima si regolarizza. non avendo carattere di tituli (iscrizioni solenni celebrative o cornmemorative).5< . Si tratta .c. inserendosi in un sistema bilineare. 6950.1. caratterizzate. oltre che da una rigorosa geometrizzazione secondo gli angoli retti ed archi di ellisse assai vicini al cerchio. ma la loro scorrevolezza riduceva a curve gli angoli retti e la loro forma non permetteva il tracciato del caratteristico allargamento a spatola delle estremità delle aste. a. formata e perfezionata in vis~a unicate dell'incisione su pietra.. uniformando gli angoli. a partire dalla fine del sec. La scrittura così formata. una static~ sepore elegante incisione. poi si canonizza nelle forme perfette dell'età cesariana-augustea. C. I a. la scrittura acquista lLfisionomia di una vera scrittur.rgamenti a spatol~. anche da chiaroscuro. la formazione di una letteratura nazionale latina.ill!adrata »..).

potrebbe forse essere retrodatato al IV.arsi ~i facsimili non fotografici). 817. è usata soltanto per le rubriche e per i capita dei codici. ~alora anche m manoscritti calligrafi entrano forme alfabetiche estranee al canone. A. -~ <. 281. Rerc. A . Ra una breve rinascita. il così dett~ Medt. lat. A. Vat. ecc.. E. facs. infine Torquato). Vat. A. A. 99) e il Romano (C. compiuto dal Maricha1. Il Prudenzio ha già forme aìquanto irrigidite e manierate. dal punto di vista paleografico. al III a~eno d. A. in capitale c:molllca. ~tetlotl al 79 d. detto Bembino per essere appartenuto ai Bembo (prima Bernardo. 8084 (e. cui appartengono. sono soltanto sei: quatrro Virgil~.A.ce~ (C. II). Palo lat. Oxy. il Prudenzio è di poco anteriore al 527. 12). lat. Carlo il Calvo fra 1'842 e 1'869. di chiara derivazione corsiva come la D rotonda (onciale arcaica) del papiro 2 c di Aberdeen (e. gli altri tre Virgili devono attribuirsi anch'essi al secolo V. L. ambedue di Virgilio e ambedue del secolo IV (Virgilio Augusteo. L. Nat. San Gallo 1394. L. 39. I. Due codici frammentari. spesso pesanti e ricercatamente calligrafiche. L. IlI) e un frammentino di pergamena appartenente a un codice perduto. 385. il Palatino (e. Vat. VIII (Parigi. . è stato intrapreso ma non ancora. anch'esso della biblioteca Vaticana. Il Virgilio Mediceo è stato attribuito con sicurezza alla fine del secolo V dal Pratesi. BARTOLONI A. ad eccezione. tlat. come quelle dei frammenti dal Carmen de bello Actiaco (P. come scrittura d'ap.. 207.L. 3256. 1998. ~oi asta di destra) che avrà fortuna in seguito. e. del qu~e Cl sono pervenute parti di 15 fogli. fino ad. IV. 391). e. 30 (e. osservanza (lella regola dell'angolo retto e dell'arco di cerchio. E.e.- detta_dagli epigrafisti «actuaria» acta. 3225. L. il CUIstudio. L. Di tutta questa "'produzione non ci sono perv_e~u:I. C. III d. La capitale stica è la scrittura di tutti i libri di un certo pregio editi nel mondo romano dal secolo I o II a. Ry1.0 • . nel periodo carolingio. L. Virgilio Sangallese. 1475 (e. non fìd.er del termine generale con cui essi del canone originario di una scrital corsivo. 3226 (C. purtroppo coperta da una piccola. e. seppure non tut~i interi. L. oF . I manoscritti in capitale giunti fino a noi in stato 32 di veri codici. insieme col Terenzio. 53) e ancora la D rotonda e la Q corsiva del Fragmentum de bellis macedonicis P. E. 977 e nostra tav. si hanno forme pm trasa~dateJ tracciate quasi corsivamente. 571). L. sono i papiri di Ercolano. Accanto a forme rigi~amente canonizzate. attribuito dal Lowe al sec. L. forse. Oxy. 13. 42 (e. 387) da accostarsi ad altri. Herc.Paleografia latina La scrittura latina nell'età romana la varietà libraria è perché usata per gli adattamento ad essa designano la flessione tura in senso tendente . A. della Biblioteca Nazionale di Parigi. 120. lat. A. tranne rare eccezioni. ove si trova già una A tracciata m due tempi (asta di sinistra e traversa in un sol tratto. 1631. la Bibbia di S. del sec. IV.. con chiaroscuro verticale. L. l'Evangeliario di Fécamp. 54). e dal Mallo'n alI. Il piu sontuoso ed elegante dei codici di cui ci rimane qualche resto era il Lucano di Napoli (e.~.gi~dicare dai frammenti conservati sembra tuttavia che l test~ di cara:~ere letterario fossero. A. L. p. di regola.. del Vaticano che. lat. anch'esso di Virgilio (Virgilio di Oxyrhinchus P. 3867). A. che ha risolto le questioni nascenti da una sottoscrizione appostavi da un correttore con la data del 493. Dopo quest'epoca. A. dai f?aleografi «rustica» Q. ivi) appaiono scritti in una capi e assai simile a quella epigrafica. fo~se coevo s:~bene generalmente attribuito al sec. L. L. A. un Terenzio. brutta minuscol~ insulare del secolo VII. I. L. secolo XII... P.. 11). cod. come P. e. il Vattcano (e. sottili trat33 . palinsesri: la sua sc~lttura.. c~nservato nella biblioteca Laurenziana di Firenze.. come quelle del P. poi Pietro. 2~6).. non oltrepassa la fine del secolo V. Paolo fuori le Mura a Roma (facs. il che mostra che la vita della capitale come scrittura spontanea. lat. 223). è un vero miracolo di calligrafia. e. 23). un Prudenzio. L. questi ultimi tre tutti appartenenti alla biblioteca Vaticana (rispettivamente Vat. A. scritta probabilmente per 22. 19 e nostra tav. seppur canonizzata. tutta~la~ che miserrimi resti in ritrovamenti papirolowcl.parato per alcune pagine o 'parti di codici alle quali si vuol dare particolare risalto. A. 45).

2659. probabilmente. ecc.. scuo. L L. 4719) e nel citato bucchero romano C. forme di origine corsiva si trovano usate anche in iscrizioni vere e proprie: così la D aperta in basso del cippo di Albano (C. j:>en diverso dalla già menzionata assunzione delle forme librarie nell'epigrafia. e prolungano la loro vita quanto meno sino alla tavoletta di Oxford del 198 d. per influenza. Di questa. ue se?~ consecutivi. nella prima. E. perché soltanto con questa tecnica è possibile ottenere non solo e non tanto il chiaroscuro verticale quanto i sottili trattini orizzontali complementari delle aste. i movimenti ascendenti e quelli progredientt da sinistra a destra. che tuttavia non contrasta con quella.di regola ese ulta . che caratterizzano così nettamente questa moda scrittoria. C. le due della F un tratto minore. IV a. qualunque fosse il materiale scrittorio adoerato per gli usi correnti. infatti. della riceroatissima scrittura epigrafica delle iscrizioni di papa Damaso (366-384). quando è ese~idit~radl'ida~edntell" nlon. alla legatura o alla immedesimazione uando sia ossibile. potrebbero spiegarsi con la disarticolazione. la superficie cerata e del fatto che la tastrUS . in effetto. la F ha la forma a due aste verticali su cui torneremo fra poco. X. L L.> nei più antichi esempi pervenutici. sec. uno ardeatino e uno capeno (C. Ne risulterà una generale e naturale tendenza alla verticalizzazione dei se ni e) di conseguenza. IV). vera e sola capitale _libraria è la « rustica» e la « elegante» è un semplice episodio rafico. 476. 1. ma anche del graduale orientamento del gusto comune verso la preferenza per le forme arrotondate in confronto con le angolari.A. III).: esse. 35 . 476 479) attribuibili al sec. è certo che vi si scriveva sora l{raffiandone la superficie con qualche arnese acuminato.. 6301. ad opera di Furio Dionisio Filocalo. 34 Tenendo conto della necessità di stringere solidamente in lo stilo tenendo sollevato il olso er non astare ~dovi su. che nell'età imperiale si diffonde sempre di più e passa anche ad iscrizioni non più solamente attuarie. metà sec. d" grafi hanno battezzato questa scrittura « capitale elegante» e hanno voluto trame occasione per stabilire un certo parallelismo fra scrittura epigrafica e scrittura libraria: all'uso promi. L L. XI. Si è visto che nella scrittura latina del periodo arcaico oltre l'istanza calligrafica dalla quale nasce la capitale appariva anche una forte istanza corsiva. di queste tendenze sono le lettere E e F ridotte a due trattini verticali à!alleli (u ali nella E!irIla iù breve ! il secondo nell'altra). nei quali la O è aperta in basso la A ha la traversa dìsarticolata e disarticolate sono anche la N e la L. la M disarticolata del cippo pesarese (C. di vOletta era tenuta sull" gmoc a. 1 se non di brevi tratt! sce entr a a to m b a~s~. della quadrata e della attuaria corrisponderebbe nella seconda un uso promiscuo della rustica e della elegante: ma questo parallelismo è tutto esteriore e specioso. L L. L L.. verticalizzazione e fusione delle code delle due lettere oblique nella scrittura arcaica: le tre della E avrebbero dato un tratto verticale pari all'asta. alla disarticolazione delle lettere.. non solo della sempre crescente diffusione del libro e della sempre maggiore assuefazione dell'occhio alle forme della scrittura libraria. che sono tre graffiti vascolari uno romano.atterist_ico. partendo dalla constatazione che. occorre seguire gli svolgimenti. una sc~a __ q~esto e ~ere. C..&p-S-/' o.può conslsterde .-òp( a tecnica cl o sgrafflO: e appalono gla largamente svolte. infatti. a nostro credere. erche alla mano riescono molto dlfflCil~ s~ -. ]l prodotto iù car.\J' Paleografia latina La scrittura latina nell'età romana '(f-(::.2. C. e comunque di realizzazione impossibile prima dell'introduzione dell'uso di tenere il foglio obliquo.l'""tini complementari orizzontali al termine delle aste.a romana per tutto il peri?do nel q~ale è. che appaiono er la rima volta ris ettivamente nel secolo III "('éippo pesarese cit. ora. le tendenze carattensttche della corsl:. Sicché. I z. . iscrizione di lfrancolise. ma anche celebrative. limitato al tempo al quale appartiene anche la creazione. impossibili. poiché la scrittura del periodo arcaico è ancora inqualificata e di uso promiscuo. I paleo. ~eC ste sono. 12.... la « elegante» non è che un vezzo calligrafico artificioso. In realtà. altrettano naturale. ~ ualche uncino.

attraverso l'arrotondamento di quello angolare di sinistra e la soppressione (piuttosto che l'immedesimazione) della coda superiore. non accetta cristallizzazioni. magari canonizzate. IV.Paleografia latina La scrittura latina nell'età romana Il filone corsivo della scrittura latina deriva dalla scrittura arcaica ma. accanto ad essa svol e dal tracciato ca itale in tre tratti (12). Nella figura i segni capitali sono stati scomposti nei loro tratti. 4966 e 4971. pur ~rvando di ~ma la forma corsiva arcaica (11).L. Analo amente la E. con indicazione del senso e dell'ordine in cui erano tracciati 36 Il ~ \' f 1- t \ Fig. L.C. età sullana) e nelle dejixiones della John Fax University (età cesariana ). 10). pubblicate con numerosi facsimili nel voI. d 1\ '1 8 9 111 11 12 l3 circa tre secoli nelle forme aperte in basso che si trovano ancora nei più antichi graffiti pom eiani (p-:-e. 3. C. partite da un tracciato calligrafico in cui l'asta era indi endente da li ~chielli (5.lare di sinistra e a linea ondulata o (rispettiva~nte)~ena curva uella di destra (9. ma uando si diffuse il tracciato caratteristico della ca itale rustica 7 8) ad esso si rifecero riducendo a occhiello il tratto ang. IV). 3 37 . si mantennero per )\1\ ~ 13I) 5 G BD ò. IV (con supplemento) del c. (tav.I. il doppione omofono (13). quali appaiono nella ricchissima documentazione dei graffiti parietari e delle tavolette cerate pompeiane. 6). Un'idea di questa adattabilità può esser data dall'esempio della l e della D che. ove le forme alfabetiche della capitale rustica sono messe a confronto con uelle corsive del I secolo d. Il risultato complessivo di questo travaglio si può vedere nella fig. parte viva com'è della «usuale ».I. si evolve continuamente e applica la sua opera di riduzione anche a forme alfabetiche seriori.

verI-' nizzate. Questa nuova scrittura romana.r.c. C. (:> In essa. nella maggior parte dei casi. Delle poche tavolette cerate posteriori pervenuteci. VfJ non l'uno o l'altro dei rami (documentario e librario) nei quali è per Io più divisa da coloro che non ne riconoscono & la sostanziale unità e non la distinguono dalle scriture cano.. e sua sede è I'intera scrittura « usuale ». nelle tavolette cerate daciche (v. essendo~ene trovato l'~pulso fo~dam~ntale o~a lo nel filone corSIVOora solo In quello librano ora 1U s~mplici fatti tecnici (inclinazione del foglio rispetto alla pen~a) ai quali si è data. tecnico. e largamente sviluppate.Paleografia latina e un breve confronto sarà sufficiente. 1~ È qui impossibile esemplificare adeguatamente questo svolgimento. p. la coda della R. che. non più inscrivibili in un sistema bilineare e perciò non Eiù maiuscole fig. e 11 processo evolutivo consiste In una serre di mediazioni fra quei due parametri. importa~a maggi~re . infine. 16 (M. Così. a quanto pare. cioè nelle svariatissime scritture individuali nelle quali concretamente si esprime. Peraltro. Allora le forme alfabetiche «normali» dalle quali aveva reso le mosse la canonizzazione ella capitale e alle quali. Nel materiale pompeiana non appaiono vere legature: se ne trovano invece. scritte in questo tipo di corsiva. naturalmente. a spiegare la formazione dei corrispondenti tracciati corsivi. sono sostituite da nuove. non potendo svolgersi da sinistra verso destra. questa scrittura (detta nella terminologia tradizionale 'mai ola' o. men bene.rP: CL 15 U 16 ~a. la quale era altrettanto e forse anche più frequentemente adoperata sul papiro. il terzo l'analoga fusione dell'ultimo tratto di M e del primo di A. sono in pratica costituite quasi esclusivamente da tratti discendenti di inclinazione diversa tracciati senza sollevare lo stilo. estetico e culturale insieme. il cui iù antico e forse iù im ortante documento è un papiro 39 . per le quali il discorso è necessariamente diverso. il secondo è la fusione del secondo e terzo della medesima M. Ognuna di queste mterpretazìom e unilaterale: in realtà quel processo è un fatto complesso. l'ultimo. più o meno agevolmente. finiscono per combinarsi e la crisi scrittoria del mondo romano iun e a sua coml~aturazione. si sovr~ppongo~o. R) si legano. istanze corsive e istanze S~rafiche si in~recciano. condizionate dalle già segnalate caratteristiche della tecnica della scrittura a sgraffio e pertanto. 15. ~i alterna~o continuamente. altre a quello dacico con legature. ora adattandosi al tracciato cal1igrafico forme nate dalla spontaneità corsiva. A. i segni 14. ciascuno in vario modo presente per proprio conto nel travaglio del processo grafico. a costo anche di abbassare l'inizio del secondo. dove il primo tratto è il La scrittura latina nell' età romana r ~ M . per esempio.1L17 primo della M. 17. disarticolando fortemente i segni alfabetici. era possibile ricondurre quelle corsive delle tavolette cera te e dei papiri. e a scopo non solo documentario ma anche librario. il quarto la fusione dell'ultimo tratto di A e del primo di R. che è stato perciò variamente :erpretato.~ qu~nto non meritassero. ora tracciandosi rapidamente e corsivamente segni di formazione calligrafica. 4). alcune si riallacciano al tipo pompeiano senza legature. Esse sono. 59) appartenenti agli ·anni 131-167 d. (capitale' corsiva) non è che una delle molteplici espressioni della «usuale». Purtroppo le scarsissime testimonianze che ce ne rimangono non sono sufficienti ad illuminare compiutamente 38 tensc processo di evoluzione della scrittura romana nei pritre secoli dell'era cristiana. ebbe fine verso la metà del secolo III quando tutti gli elementi accennati. avanti.

Con la trasformazione da rn--aiuscola in minuscola71a Questo impulso fu raccolto da alcune scuole a partenenti. Bodl. fra i quali paleograficamente importantissimi quelli al Frontone palinsesto Vaticano 5750 (EHRLE-LlEBAERT). anzi.c cl e r~h1m Fig. 233 a). ai codici di lusso di alcuni classicI. C.. fu identificata dallo Schia arelli. e piuttosto un tentativo incompiuto della sua canonizzazione) è storicamente. governata da regole precise: significa solo adottare una denominazione di comodo. 668. secondo una accorta ipotesi del Traube. A. Ryl. quelli dell'Orosio laurenziano 65. dunque. m i n u s c o la a n t i c aJ perché la «semionciale» (che. dei qu . come per quelle stesse copie avvenne dopo che furono trascritte dagli umanisti nei secoli XV e XVI. in tutto il mondo latino tutte le scritture individuali dipendono dai nuovi modelli normali. co 'ci in scrittura canonizzata: 5 mpIO noto ne sono gli scolli al Terenzio Bembino (C. Ma simili scritture erano usate anche 6 r interi codici. ci sono pervenuti frammenti. Ryl. anzi. L. in pergamena e in scrittura canonizzata. A. E rimane bene inteso che attribuirle un nome non significa affatto considerarla come una scrittura tipica. che le diede il nome di «semionciale arcaica ». I. L. Oxy. Dal rinci io del secolo IV in i. infine. seguendo l'esempio dei paleografi francesi più recenti. 4 b). e. 224).A. L. rifiutiamo di «quarto d'onciale ». ~ecialmente poeti. sia. fluenti espressioni posate usuali delle nuove forme alfabetiche «normali ».l. sia all'essere scritti di regola su una materia poco resistente come il papiro. A. al fatto che le copie trattene nei secoli IX-XI indussero a trascurare i modelli. 4 N o r1f'r-r"l . rapidamente disperse. quelli del Lattanzio bolognese (C.L.Paleograjia latina La scrittura latina nell'età romana ). il testo liturgico P. L. come si vema. 41 . L. dei quali dovremo occuparci fra breve. L. sia all'avere appartenuto soprattutto a biblioteche private. sono raggruppati da alcuni paleografi sotto la denominazione. p. era divenuto trop o forte perché iiOrlsorgesse-l'impulso a una elaborazione calligrafica dOlle· nuove forme per adattarle anche alle esigenze dei libri di maggior pregio editoriale. ecc. 280) e molti altri. A. talora così legati e correnti da poter ~ssere de miti semicorsivi: questi ultimi. I (C. 286). 227). 12). Questi codici dovevano. 472 J{IRCHNER. ma è preferibile chiamarla. delle quali ci occuperemo subito. 298). come dimostra la percentuale rispettiva dei ritrovamenti papirologici e la loro perdita totale o quasi va attribuita sia al loro minor valore venale. unica scrittura canonizzata libraria in uso presso e officine scrittorie. L. il Cicerone P. per tradizione. utile per raccogliere tutte le numerosissime. varie. che non ne incoraggiava la conservazione. tav. della scrittura normale latina sua com leta rinnovazione nelle formeillabetiche. che ben presto entreranno anche nei manoscritti di maggiore impegno e le vecchie forme capitali rimarranno circoscritte. A parte gli importantissimi sviluppi corsivi. 478 (C. 20 (C. rispetto ad essa. T.' icerone ilingue P. che noi • . 61 (C. contenente alcune colonne di un'Epitome delle Storie di Tito Livio (P. V). on un tipo. Ryl. A. il Virgilio U. ma si possono ricordare quelli dell'Eusebio ~ Oxford. non un prius ma un posterius. A. a quell'Africa che. ma piuttosto un insieme di scritture individuali. essere più numerosi di quelli di lusso. e le calligrafizzazioni di scuola. S. il divario fra esse e la caitale. accomunate dalla sola caratteristica di poter essere tutte riportate a una sola matrice comune. 26 (C. 208 = tav. si trovano tipi individuali di minuscola antica talora influenzati da forme scolastiche. A. n. né una categoria. Si trovano facilmente elle not~ e nelle ~losse apposte dai rispettivi possessori ~ margini e fra re linee cl'.

facs. A. dettero nome di o n c i a e (tav.. tutte queste lettere assunsero un tracciato spiccatamente arrot~n to ch~ le ~lla~quanto in confronto delfe cornspondent1 capitali. o.. prendendo lo spunto da un passo. CC:. e che (una volta riconosciuta la origine «usua e » delle cosiddettWettere caratteristic e rimane una e la note individuatrici precipue di questa scrittura.to ricondurre tale s iccatissima tendenza al rotondegglamento dei tratti a cause esclusivamente tecniche (sostituzione della pergamena al papiro come materia scrittoria usuale): essa dipende piuttosto. del cui sia pur eccezionàle accoglimento in una scrittura libraria il Mallon vede giustamente un esempio nel papiro P. probabilmente non africane 24. 57). 207}.. 140) non a iano n 1':7 e abbiano preferito la 29 alla 28. di s. ~:ndendole più spaziose e pesanti. OXY. C. A. dalla atipica 'è fluttuante minuscola antica. la s conda scrittura canonizzata romana. ivenuto ormai tradiziona e.. facs... C. A. II. A. C. originaria della corsiva a sgraffio. frainteso. '""'Nasce in ue to modo..jjiica e canonizza com'è. invece. A.L. accompagnato da un pronunciatissimo gusto per le forme rotondeggianti. L. 1097. L. 'quella da cui è uscito il codex Bezae del Nuovo (come bbi if Testamento. 42 caratteristiche dell'onciale sogliono indicarsi ome 18 19 20 21 sebbene in effetto nell'alfabeto le l ettere .. quasi trettanto sv' uppata non solo in manoscritti librari papiracei in scrittura ~suale (valgano per tutti i frammenti ciceroniani di P. al massimo..L. abbiano finito er dar vita a una scrittura che ur accettando alcuni frar iù caratteristici dei nuovi segni alfabetici _altri ne rifiutava e comunque riduceva le aste in modo da contenersi ancora sostanzialmente in uno schema bilineare. Fra i più antichi e significativi manoscr~tti. VI): nome che. ~~ benissimo continuare ad essere usato per designarla C\ distinguerla.. con la sostituzione di b. r capitali alle minuscole e con l'adoaione di una forma di d già usata in Africa: noi riteniamo. A torto alcuni hanno volu... i padri Maurini. L. Oxy.I Paleografia latina La scrittura latina nell'età romana ( da Apuleio e da Minucio Felice in poi. da gusti estetici. oncial~ pervenutici si possono citare i frammenti del ~' C1Prl?~OtOrl?eseambrosiano-vaticano (C. sia delladIfficoltà di staccarsi da forme pur sem re considerate solenni e calli rafiche e ancora di uso costante nell'e i afia sia infine del rifiutO iniziale dell'inclinazione dell'asse del foglio. crediamo. 25 26 e alcune scuole. della nuova scrittura siano state accolte anche 22~ 23. E proprio a questo studio di. II. tutti del secolo IV. Il Mallon. . 210) ma anche nei papiri documentari coevi in corsiva. Girolamo. L. usuale di quell'epoca. da lui attribuito al secolo I d. 30 (frammento de bellis Macedonicis. Crediamo che i calli rafi africani siano artiti dalle nuove forme scrittorie ma a causa SIa eIT'ancor per urante gusto per il «monu~entalismo» del sistema bilineare. ritiene che tutta l'elaborazione sia consistita in un semplice ingrandimento delle lettere della nuova scrittura. 458) e quelli del LIVlOvaticano (C. alla guale. che il processo sia stato un poco meno semplice. alla metà del secolo XVIII. .!Q!l1pere il meno possibile il bilinearismo con un'asta verticale. il ben noto codice k degli Evangeli CC. 34-35). si era collocata alla testa della vita latina e latino-cristiana. Tuttavla tato l a 2 C òe m 21 c hl q u b 27 òd 28 28 entrando nel canone onciale. . C.. Infatti la si può ritrovare. che rifiuta la distinzione fra maiuscole e minuscole.L.A. d. robabilmente al rincl 10 del secolo IV. riteniamo deva attribuirsTI'a oziòne della d con asta obliqua. 465)e soprattutto il famoso palinsesto del D~ re publzca.A. del pnnci43 . ~ ( -.

termina leziosamente in basso la prima asta delle N con un leggero risvolto a pieno morente verso sinistra. ma termina con bottoni i tratti orizzontali delle F e L. forse specialmente in Italia. L'uso del fo lio inclinato rmette. o come nel così detto Missale Gotbicum della con un uncm . L. il lussuosissimo eodex purpureus trentino degli Evangeli (C. _ecc. A.. la giustificazione del titolo di «s~rittura cristiana» dato dal Traube all'onciale latina sul fondamento della ipotesi (dimostrata poi non esatta) della sua derivazione dall'onciale greca dei testi biblici. Nel secolo VI questa tecnica. . a . 295). 106). ingrossa a triangolo l'inizio della traversa delle T.. disinvolto. che non si contenta di apporre alle aste trattini complementari.~1U~CO e. . 117). I codici più antichi hanno di regola tracciato pesante. e ciò ha dato occasione ad alcuni (fra cui.. che negli scntcaratterlSuca --=' . L.P ateografia latina pio del V. difficilmente accettabile. L. VIII in. Reg.:. 1196). colJUllCl .... 317 (C. L. 484 e 485). con aste a te. m viduali piccole: sgraziate.. il Delitsch) di stabilire una distinzione. lasciando la capitale ai pagani.. come quello del celebre evangeliario di Vercelli. diviene generale. c e SI accostano se pre più alla mmuscola. adotta la tecnica del foglio inclinato sparsamente ripresa. La scrittura oneiale ebbe vita lunga non meno di cinque secoli (dal IV all'VIII do o ch~ se itò ad sere usata. della biblioteca Laurenziana di Firenze ma di origine anglo-irlandese (sec. e ugualmente inesatto è asserire che ess~ f?ss~ volutamente usata per la trascrizione dei testi cnstiaru. . nel secolo V. col uale l'onciale cessa dl essere usata per codici interi caratterizzerà nella maggior parte dei casi il suo uso per manoscritti con pretese di eleanza calli rafica: si veda.. A.. sulla base di schede lasciate no. e i loro scribi continuano a tenere er endicolare davanti a loro il foglio su cui scrivono. L. è piuttosto la scrittura nella quale sì esprime la civiltà di quel periodo di trapasso fra il mondo classico e il mondo me- ?i. p. L.L!'ltrimenti im ossibiU. L. A. A. talora quasi corsiveggiante. La gr. ne 1909 il Lehmann. numero che oggi può ancora. ano a tracci arIa rapidamente e non c 19r ìcamente. l h . essere elevato. Durante i ~oli VII-VIII s ~o l'oncìale si pje a ad ammette~ qualche 44 La scrittura la)ina nell' età romana . hi li . A. i due s.e. 437) e un gruppo di codici giuridici che fanno capo al Gaio veronese (C. estesa a tutte le terre che avevano fatto parte e Impero roma. arrotonda fortemente Ue aste esterne delle M.and~ maggioranza di quei codici contiene opere di au~orl C~Istiani ma non è giusto fondare su questa semplice antmetica come taluni fanno. er 1 titoli e le arole ~ dei ca itoli e larghissima diffus~one. Eusebio (C. ma rapido. L. la ben nota Bibbia Amiacina. il frammento vaticano-urbinate di Probo (C. 299). 10 corsive dando vita così ad onciali « rustiche» indilegature.'.es. detto di s. ne elencava come pervenuti sino a nOI manoscritti. i cui prodotti si riconoscono fàcilmente per il chiaroscuro verticale (e non obliquo) delle lettere. e già nel secolo VI cominciano ad approfittarne scribi come quello del Codex Vietor di Fulda (anno 546-47. se si tien conto dei frammenti che contmuamente vengono alla luce nei ritrovamenti papirologici . 488) e più tardi alle Pandette fiorentine (C. Ilari veronesi (C. In realtà l'onciale nata e diffusa nell' epoca del maggi~ fiorire del 'pensiero cristiano occidentale e della patristica latina. A . C. al quale si devono attribuire.. A. sicché i « pieni» calligrafici sono obliqui..-. tuttavia. . A. fra onciale « antica» e onciale « nuova ». 390 diifTraube. C.. !Ettavia ià d~Ete ~ secolo IV alcuni. 45 . fra gli altri. rifiniture di aste. A.mentre a tra bi 'à partire dal secolo VI molti scribi senza pretese arte gl a 'all' af p .-mlncogallici la traversa della T cominci con ~ occ e o torll . uoducendovi man man~ elementi ml. d' l o'blioteca Vaticana. dando cosl alla scrittura un a~etto ricercato e affettato che da allora in poi e fino al secolo VIII. fino all'XI eal XII. p..' locale' non è raro per esempio. li ddirittura . L. raffinatezze e lenocini calligrafici (trattini complementari. 467).

s e m i o n c i a l e. g (31) e r (32). non solo continuasse ma in molte scuole scrittorie s'intensificasse la tendenza a ricavare dalle forme normali della «usuale» -un>. es. finora considerata dai paleografl come un ~uo. culminante nei grandi nomi di Ambrogio. quanto meno per noi. Ilario della basilica di cor d a re . seguendo il Wattenbach. verso la fine del secolo V e il rinci io del VI. equivoco. . se non giungono al numero di 160 voluto dal Lowe (il quale comprende nel suo elenco anche manoscritti in minuscola antica usuale non calligrafizzata). di Girolamo. anche dopo la sua larga diffusione. sono tuttavia numerosi. ~assinese del.. a prescindere dal fatto che quel~ lettere appartengono. il S.! l Paleografia latina La scrittura latina nell'età romana dievale che. si suole ora chiamare tardo-antico. e fortunato ma sempre compromesso) fra il vecchio e il nuovo. Anche questa calligrafizzazione ebbe fortuna e i coClici superstiti nei quali la troviamo usata. ivi.o. la tendenza al rotondeggiamento dei segni e all'am12iezza delle lettere) e alcune tecniche scrittorie ormai comuni (posizione obliqua del foglio). Ilario papiraceo viennese del sef lo VI (facs. sull'esempio degli storici dell'arte. senz'altro. la seconda parte del~~< Ambrosiaster ». e che trova uno dei suoi elementi vivifica tori profondi in un potente soffio di realistica spiritualità cristiana. val. Si può. se si vuole. nel 517 (facs.ormai affermato e generalizzato.. se inteso nel senso genetico che vollero dargli i Maurini (i quali pensavano a una derivazione dall'onciale) è erroneo: tuttavia ha il consenso della tradizione. 474 a) il Sulpicio Severo scritto da Ursicino.s:colo (facs. medesimo . A 1a) . nel redigere l'elenco poc'anzi citato.~ealtà all'alfabeto «usuale ». dl O S pietro in Roma (tav. Nei manuali si sogliono indicare come sue caratteristiche le lettere a PO). più scorrevole e disinvolta dell'onciale e tuttavia altrettanto tipica e calligrafica. della cosa..ltt. .azione. I. della Chiesa veronese. il loro uso è tutt'altro che costante e coerente. n primo di questi nomi è in realtà.. terzo tipo di scrittura romanaL-che fu chian:ar:a da alcuni. secondo il gusto .:>. Essa e tata perciò. con traduzione un po' approssimativa del tedesco Spatantike. accettando alcuni elementi formali ~gusto dell'epoca (p. inteso nel senso di « scrittura più piccola dell'onciale e derivata dal medesimo cep o. IVl 49~). scritto poco prima e 51 · L (acs. sull'esempio dei Maurini. Ma l'accettazione del termine non significa anche accet/. nella quale.srafizzazione. tuttavia si ris ettano pienam:enté le forme alfabetiche dei modelli normali nella loro usuale espressione li raria. • • . tanto che il we. C . ed è perciò bene spiegabile che. lettore 1Vl . . il secondo. P ' . e. La scrittura onciale costituiva tuttavia. e molti di essi uanto a lusso ed ele anza oco o nulla hanno da invidiare a uelli in onciale: basterà ri46 er esempio il noto S. «minuscola pnmiriva » o «minuscola antica ». un com romesso (felice. Accade così che. che lo abbr~mo usato per indicare tutte le espressioni posate del nuovo alfabeto «normale» minuscolo romano. constatata la impossibilità di trovare nei manoscritti in minuscola antica 47 °S' 30 al 32 . e sotto questo ben più ampio e nutrito aspetto possiamo trovare acutamente giusta e far nostra la definizione del Traube. seriame~t~ in dubbio che la semionciale sia veramente un tipo. pur sempre. scrittura libraria che fosse minuscola. può essere abbastanza convenientemente accettato. VII). come si è visto. di Agostino. infatti. ma dai più. ma. dal secolo III in poi. una forma di scrittura con regole fisse e determinate. su quelle basi si svolge una nuova calli. pago 19).

In realtà. nervoso come quello dello stilo. ~olto. ghirigori quasi indecifrabili come quelli di P. al quale dobbiamo ora dedicare una certa attenzione. A. 729. La sua breve rinascita nel secolo IX resso la scuola di Tours.. avvicinandosi a queste) è rimasto interrotto a causa della frattura dell'unità cùlttitale e scrittori a ~tina provocata dall. A. Per uanto lar amente usata anche su pa iro. la corsiva maiuscola era ur sem re nata er essere scritta a sgraffio.ve la scrittura è relativamente accurata. facile alle curve come quello del calamo o della penna: ne uscivano infatti.amento del tracci~) con c iaroscuro verticale anzic é obliquo: tuttavia così la pesante spazioslta dèll'« occhio» dei caratteri come il oco svilu o delle aste in confronto del cor o della scrittu~ continuavano ad attribuirle un'im ronta generale non tr2Ppo lontana da uella delle maiuscole e in articolare _d~l'onciale. per ~lcune p. e in quest'epoca. ondulato. È generalmente molto pesante e tracciata con disinvoltura.ftanto bene si prestavano a un tracciato breve. C. per quanto è possibile giudicare intorno alle provenienze.. ove è usata in forme piccole. L. senza essere affatto trascurabile come alcuni vorreb49 . quanto male (anche se convenientemente rimaneggiate e adattate) a un tracciato continuo. scorrevole. finiva per appigliarsi al singolare criterio di definire semionciali quei manoscritti non capitali nei quali apparissero almeno quattro lettere non onciali. talora.es. 344. :eggere. e le sue forme alfabetiche fondamentaJ. Il carattere peculiare del canone in formazione era da una parte la comp eta accettazione dei modelli alfabetici minuscoli della 'scrittura usuale. l'uso di questa stilizzazione della minuscola antica è diffuso in tutti i paesi di cultura occidentale. dell età di Carlo il Calvo.. ecc. A. quella della Interpretatio 48 Gai di Autun 24. sommersa dalla marea islamica e. verticale.). facilmente scadevano di grado calligrafico. dall'altra il roton eg!Q. 724. 1271. tanto da autorizzare il Lowe a parlare di « semionciale visigotica ». Con la fine del secolo VII 'l usemionciale muore e i pochi codici dai quali ci è ancora a esentata nell III sembra appartengano a un ristrettissimo P~ero di scuole (fra cui si potranno ricordare in Francia ~uella di Lione e in Italia quella di Verona) e mostrano spessO forme cont~ate con legatura corsiva anche ~à do. la scriptio superior del palinsesto ambresiano G 82 sup. C. intermittente. definitivamente perduta alla latinità. raggiungendo talvolta notevolissimo livello calligrafico. STEFFENS 46 . e dell'Agostino. C. ---- L'esame della trasformazione della scrittura «usuale» romana da maiuscola in minuscola è stato da noi finora condotto sulle sue espressioni librarie. ma fra le rovenienze viene meno l'Africa. nella Bibbia « di Alcumo » di Zurigo. Codici in semionciale sono relativamente fre uenti nel secolo VI. In Francia e in Italia ca ita abbastanza facilmente che la scrittura sia trasandata e~ssolutamente 'priva _di calligraficità (es.invasioni barbariche. la « minuscola antica» è una scrittura il cui processo di canonizzazione (faticoso tanto per 'la concorrenza della già-canonizzata e largamente diffusa onciale quanto per il fatto che le sue forme. pure di A tun 107. callig:afiche. L. Perciò il suo contributo alla evoluzione della «usuale» da maiuscola a minuscola. elegan:i. ma non meno importante è l'esame di quella trasformazione nelle es ressioni corsive della scrittura -u7uale. OXY. e ne sono stati messi in evidenza tanto i riflessi mediati sulla formazione di una scrittura canonizzata (l'oneiale) quanto quelli immediati sull'interrotta canonizzazione della semioneiale. anche in Spagna i manoscritti non abbondano e vi assumono caratteri particolari..è artificiosa e 'priva di s~~to. al contrario di quanto accadrà alla Spagna. Nel secolo successivo il numero dei codici è ancora discreto.u:t! di codiCl (p. assai vicine alle usuali.Paleografia latina La scrittura latina nell' età romana forme alfabetiche ricorrenti con tale regolarità da poterle fermamente assumere come distintive di un tipo scrittorio. L.

come effetti spontanei della dinamica scrittoria. A. In. Lond. fino a P. un frammento di parafrasi dell'Eneide. I). cioè il ercorso che la mano deve compiere col calamo levato tra la fine di un segno e il principio di un altro. L. esame che sarà grandemente chiarito dalla consultazione della fig. II. la più frequente delle quali è I'apertura di occhielli normalmente ~hiusi.. agevole e scorrevole che fosse possibile. A. di cui diremo brevemente più avanti. 30) suno ancora in maiuscola. del 344 circa (P. del 310 è la sottoscrizione di Ulpio Alessandro. Argent. 32. E.attraverso e~ uella delle litterae caeleS!E. 31). Unico frutto diretto dell'uso della maiuscola corsiva su a iro fu la formazione di una scrittura canCeIl. 26. 1950. anche a costo di riunire insieme tratti di lettere diverse e separare tratti di una lettera unica. due lettere dell'archivio di un certo Abinneo. attribuibile alla prima metà del sec. preside della Fenicia (P. b) che la rapidità del tracciato comporta speciale evidenza del tratteggio e del ductus delle singole lettere. 447. Lips. 207) ecc. I.Paleografia latina La scrittura latina nell' età romana bero (molte forme minuscole si trovano già nei graffi ti dell'età sullana e altre presuppongono una base maiuscola cor. . I) degli anni fra il 317 ed il 324 (C. tav. L. C. pp. d) che le le ature.on solo si svolgono tenendo conto della facilità di collegamento dei segni. E. S..:. 33). Non si può tuttavia risalire molto indietro perché i papiri più antichi. Risulta chiara perciò la necessità di un sommario esame delle singole lettere con riferimento al tratteggio e alle possibili modificazioni in legatura. e le forme alfabetiche si sono spontaneamente foggia te in maniera da renderlo più breve. uasr ente ai seguenti fatti specifici. V a pago 58). scienze morali.. facs. del 393 (facs.eresca di-uso enerale ress~ uffici e li scribi del mondo romano (cf. avanti. 34 e 35). nel tracciato corsivo è facile che il ca amo ri a invece osato sulla cartui hanno . di interesse particolaris:mo: a) che ~ntre di regola le scritture librarie ~ tracciate con calam_o tem era~ a unta uadra o<i. L. n. naturali e numerose. c) che nel processo di formazione dei modelli alfabetici minuscoli della nuova scrittura usuale influenza non minore del tratte io viJ sibile ha avuto g tr~teggio invisibile delle letter . serie V. CENCETTI in Memorie dell'Accademia delle Scienze di Bologna. censitor dell'Eptanomide in P.nora l le atu che in questa scrittura risultano erciò del ntanee. cl.l. facs. ove sono stati indi51 Com'è naturale. la parafrasi latina delle favole 16 e 17 di Babrio. E. E. ma spesso forzano alquanto il modello fondamentale delle singole lettere costrin endolo a lievi (e talora anche men lievi) modificazioni. 45 e P. L. la copia di un rescritto di Diocleziano sui privilegi degli atleti. Grenf. trattandosi di due espressioni parallele di un medesimo sistema rafico usuale l'alfabeto ~ella minuscola corsiva romana corrisponde a quello della «minuscola rimitiva» libraria. Occorre tuttavia por 50 . rationalis del prefetto dell'Egitto. Ahm. divengono elemento essenziale della scrittura corsiva e -. I. 5. L'adattamento corsivo delle forme alfabetiche non fu peraltro meno rapido di quello Iibrario.a e non si ha quindi chiaroscuro. 44.obliqua la corsiva è tracciata con calamo temperato a Eu~a acu. 832). L. 61-63) e. Strassb.esso è effettivamente fatto col calamo levato. L. facs. siva) non è nemmeno determinante come vorrebbero altri (vi sono lettere minuscole che non possono in alcun modo riportarsi a basi maiuscole corsive): è semplicemente uno dei molti fattori che agirono nel complicato processo. vol.. tav. 42 (facs. IV (P. 142. Nell'uso librario . Gen. facs.S. Il più antico documento pervenutocene è degli anni 287-304 e forse anche 287-293 (P. su per giù della medesima epoca (P. degli anni 344 e 345 (P. 110. segue poi un gruppo di papiri più estesi come la commendatizia di Vitale. l. ad Achillio. ivi.

ma in legatura può esser tracciata anche destrorsa. R è più spesso in un sol tratto e lega a destra e a sinistra. a destra con la traversa o con la fine della c superiore.. con la sola differenza che il primo tratto non è curvo ma rettilineo e scende sotto il rigo. che serve per le legature a destra.~ 'v" t t. in un solo tratto. ha la forma così detta « onciale corsiva ». M lega solo a sinistra.J. B può avere l'occhiello a sinistra o a destra: nel primo caso s'inizia con l'occhiello. infine la traversa. nel secondo comincia con l'asta e l'occhiello può essere tracciato tutto di seguito o staccando la mano. tisvcst. O è di regola sinistrorsa.s. --'i ~--. D è in uno o due tratti cominciando con l'occhiello: lega a sinistra e non a destra. in due. sono state indicate accanto le forme che alcune lettere assumono nelle legature e sono stati dati alCUni saggi di legature meno facilmente interpretabili.(" .. E ha due forme: o a guisa di due c sovrapposte. r- ~J&~(~ pitro.. -~ _.. P è di regola in due tratti e lega a sinistra con l'inizio dell'asta. o maiuscola. 5 53 . La-4.Paleograjia latina LA scrittura latina nell'età romana fr ~ . poi la cresta slanciata in alto. cominciando dall'occhiello./(). e lega a sinistra col primo. I lega solo a sinistra e in legatura scende talora sotto il rigo.& Fig. e nel se52 . l~ tanto a destra come a sinistra e nel secondo caso l'ocCIllello si apre. talora in due (prima l'asta e poi la coda) e lega ugualmente. si distingue da R perché di regola non lega a destra. S. T è in due tratti. in un tratto. Lega a sinistra col primo tratto. in uno o due tratti.o. eccezionalmente è in un tratto. cominciando dall'occhiello. N può avere forma minuscola. . F è analoga alla E. talora è anche in due tratti e allora non lega.p~ r~ r J 4' .~ lU JJ . in ambo i casi lega solo a sinistra. non lega né a sinistra né a destra .. che si apre in legatura a sinistra. L lega solo a destra. delle quali la prima ad esser tracciata è l'inferiore. che in legatura a sinistra si apre e termina con I'asta. una breve curva e un'asta orizzontale. #. è di regola in due tratti: prima quello di base poi la cresta. H è in un tratto e comincia dall'asta.. Q è di norma in un tratto. cominciando dall'occhiello tracciato destrorso e allora non lega. prima la base curva. cati con linee tratteggiate i movimenti compiuti dalla mano a calamo levato.. o a tre tratti. lega a destra per mezzo dell'aggiunta di un filetto a festone.lb~1 v~ ··n .

nella seconda solo a sinistra. esauriente studio della minuscola corsiva romana dei papiri è stato recentemente fatto da J. « librarizzato ». Studien zur Paldograpbie. ivi. II) e con i papiri ravennati (facs. h. I.Die nichtliterarischen Papyri Italiens.e. XXVIII. Parigi 1952. facs. O. . spontanea. XIV. si ha la prova ocumentata e a estensione universa e. O. Le lettere che cominciano con un'asta (b.. della corris ondenza pe~ti coloro c e parlavano e scrivevano acino. innalzandosi spesso sopra il rigo nelle legature a destra. di tutti J. v. provenienti dall'officium del praeses dell'Arcadia) con le tavolette algerine del 439-496 (facs. più slanciata. pp. Lund. I: tutti. l) assumono un flletto iniziale che spesso s'intreccia coril'asta medesima e serve per le legature a sinistra. ivi e WESSELY. TJADER. 1879. facs. del 480 circa.Paleografia latina La scrittura latina nell'età romana colo IV si distingue da C perché lega tanto a sinistra COtne a destra. del 434. voI. più avanti). 1142). derivata dalla legatura della cresta ascendente con la traversa orizzontale. lat. più ancora che nel precedente. 26. pauperes habere schedulas. col. In questo secolo. litteris exaratos. OXY. Oxy. dei documenti. in questi casi. m tutto l' m ero-ae11a minusco il corsiva. Tablettes Albertini. con convessità in basso e tendenza a innalzarsi sul rigo. n è costantemente minuscola. ~uscola corsiva fu la scrittura d'o ni giorno la scrittura degli affari.. e una con asta discendente alla fine dell'asta: nella prima può legare tanto a destra quanto a sinistra. Taf. tav. 14 P. • 55 . facile. 1878. Un ampio. potendosi confrontare i papiri egiziani (p. Col secolo V la minuscola corsiva erde la rotondità caratteristica e la verticalità deI secolo rec ente: s'inclina verso destra si fa più serrata. tav. U è in un tratto. 86-143. prima escluse. tav. e fu anche la scrittura della cultura e de li studi sia er a co ia ersonale di libri da parte di molti che condividevano le idee di San Girolamo: «habeant qui volunt veteres libros vel in membranis purpureis auro argentoque descriptos. a anche isolata è costantemente a erta e rende forma di u. Tafeln. La minuscola corsiva servÌ di base anche a stilizzazioni cancelleresche di cancellerie rovinciaH e municipali per le quali si veda più avanti. è facile che la scrittura abbia un tracciato meno rapido e più calligrafico. ma contemporaneamente accresce la ten: denza alle le ature. XVI. voI. P. Migne. più re olare spesso più minuta. dummodo mihi meisque permittant. per così dire. vol. Wess. vol. sia per gli scolli che non di rado appaiono apposti nei margini di testi classici: solo che. pure del 434. c e s legano anche a destra e nelle legature la prima di queste lettere non si distingue da t. d. in 1ob. Patr. naturale. e comincia ad apparire in una terza forma occhiellata. 1954. e può avere due forme: una semplicemente semilunare. TJADER. II: P. facs. un poco. ivi. vel uncialibus. 54 Scorrevole. XVI. mentre la seconda si distingue da r perché le legature sono convesse in alto mentre quelle con r sono angolari. peraltro. ut aiunt. et non tam pulchros codices quam emendatos» (Prol.Die nichtliterarischen Papyri (vedi più avanti). presentandosi come minuscola sernicorsiva anziché corsiva.

documenti ma non mancano framIDenti di codici. (il più antico sembra essere il liber litterarum acceptarum di un certo Macedone. Milano 1935. 1895-1933. oltre i frammenti membranacei di varia provenienza. val. l'elenco pubblicato da R. per Papiri greci e latini pubblicati dalla Società Italiana per la ricerca dei papiri. volI. I.la conservazione di frammenti di libri o di documenti abbandonati dalle popolazioni che lasciavano terre rese inabitabili dalla mancata manutenzione delle opere di canalizzazione del Nilo.G. kgl. apiri latini. S.gli sca. P. II. Taf. che potrà poi assumere fisionomia più completa se. orpus Papyrorum C Zztinarum. la cui aridità. invece. Wess. non permettendo vita ai germi della decomposizione. al suo campo di studio saranno attribuiti. VII. 20. 1898-1947. Appunti delle P lezioni di papirologia. P. C. distinti con sigle speciali (p. per The Oxyrhynchus Papyri. Wiesbaden 1958.) e sono circa 400 fra letterari e documentari. I. cera te e non cerate. VII-XI). pp. se'tratta per lo più di . e non possono perciò considerarsi solo come documenti della latinità provinciale egiziana. P. CAVENAILE. 127-149. pp. CALDERINI. databile degli anni 17-14 a. che tuttavia delude alquanto per la completa . 1947. Oxy. Poiché la lin ua latina in Egitto era usata revalentemente dalle autorità civili e militari. Mich. B. Ann Arbor. in « Scriptoriwn ». MARICHAL. i pa iri latini possono essere divisi in quattro gruppi: a) Pa iri egizian]. i quali. cioè Michigan Papyri. ha permesso . ed è da osservare che.921 in poi sul luogo della città mesopotamica di Dura Euro~s. b) Papiri di Dura Europos.I papiri latini I PAPIRI LATINI Non è possibile passare dalla considerazione dell'età romana della scrittura latina a quella dell'età barbarica senza un cenno ai papiri. Firenze 1912-1935.mancanza di indic~ e per le l~cune r:ell~ bibliografia. Londra. come è ormai stabilito per la papirologia greca. Interamente latini sono i papiri pubblicati in P. che sono ormai oggetto di studio della diplomatica e appartengono interamente al edioevo. Fatta eccezione dei documenti eontifici e di uelli regi merovingi (secc. non per questo sono stati tutti scritti colà. per Aegyptische Urkunden aus d.). Sono pubblicati per lo più insieme con i greci nelle grandi edizioni di papiri. IV (1949). Si 'trovano occasionalmente in mezzo a quelli greci e a quelli demotici n. 115-142 e IX (1955). L'écriture latine du lreau VIle siècle: les sources. Il tentativo di dare autonomia alla papirologia latina è stato fatto da A. ecc. senza avere l'importanza determinante di quelli greci. Il vecchio progetto del Seymour de Ricci e del Bilabel per una raccolta di tutti i papiri latini ha trovato recente at- azione nel volume di R. Utilissimo e accuratissimo è.i condotti fra le sabbie desertiche dell'Egitto medio e superiore. così per qualità come per quantità. Griechische Urkunden. sebbene trovati in Egitto. Costituiscono il nucleo più numeroso.c. specie per quel che riguarda le riproduzioni. val. i papiri latini attualmente conosciuti non risa gono pIÙ addietro degli ultimissimi anni del secolo I a. Secondo la provenienza.U. Museen zu Berlin. 8. val. forniscono tuttavia alla conoscenza dell'antichità classica un contributo che non deve essere ignorato e tale da giustificare il tentativo di dar vita a una autonoma papirologia latina. L'elenco di tali sigle si trova in tutti i manuali di papirologia. le cui condizioni climatiche somigliano a quelle del deser57 56 . anche gli ostraka e le tavolette lignee. Paléographie précaroline et papyrologie. VII. e. Berlino. Negli scavi condotti dal !.

n. sono state tutte pubblicate in un supplemento al IV volume del C. c) Tavolette daciche. XVIII alla metà del XIX sono poi andate dis erse e di ochissime si conosce l'attu~ilo'ZaZione. XII. FINK. Finora sono stati recuperati alcuni frammenti (circa una settantina di esametri) di un oema e ico sulla batta lia di Azio. I volumina conservano ancora la forma originale. Appartengono agli anni 493-496. e contengono in prevalenza projessiones • liberorum.la naturale via di conservazione in un archivio. furono scoperte nel 1928 presso Tebessa. TJADER. non sono iù di una trentina e sono ISIctI\.C. Anche le tavolette lignee dell'età romana a noi ervenute. Esse sono ora allo studio presso l'Università di Napoli. ARANGIORUIZ e G.. me artengono agli anni dal 15 al 62 d. Lund 1955 [il secondo non è stato ancora pubblicato].rattutto economico-finanziario.Jvi. Sono li unici a noi erve~uti attraverso .Europos. si aggira sulla trentacinquina e il documento iù antico è del 445-46. U4 e) Tavolette algerine. Marini in unapubblicazione che. fu trovato l'archivio del presidio romano di guella cittàz con un'ottantina di papiri Iatini degli anni dal 208 al 256.. Come si è detto. part I.anni t-.-ompeiane.. b 59 . 1959.LL. uello della Chiesa ravennate. secondo la provenienza. sono in numero di 127. voI.r. PUGUESECARRATELLI « La parola del passato ». di opere di oratoria. 379-477 e da M. in pp. Ne abbiamo conoscenza di una ventina. by C. Papiri di Ravenna. New Haven. ma furono interamente ~arbon~zati dall'eruzione del 79. Sono tutti librari e roven ono dalla biblioteca latina trovata insieme con quella greca di Filodemo negli scavi eseguiti tra il 1752 e il 1754 sul luogo ~ e a villa ei Pisoni a reo ano.prende tI lette scritte ad inchiostro col calamo: taVO a) Tavolette. tutte di contenuto contrattuale. b) Tavolette ercolanensi. a partire almeno dall'età del Rinascimento. perfetta edizione di j..:-l1) mentre l'u. Cecilio Felice. 224~ 230.ndono tavolett~n ori58 I papiri latini ìne cera~~ dietr~. appartenenti agli anni dal 131 al 167 d. O. che era forse la sede di una scuola superiore aefi! osofia icurea. 1954. anche se. WELLES. I (1946).P aleografia latina to egiziano. per quanto invecchiata.O. GILLIAM..s:Li!1~001 calamo. Cominio Prisco e di un Venidio En!!ycho. I.ti~ com. editi in The Excavation 01 Dura . Sono state pubblicate da V. contenente anche.u. tentato col mezzo di speciali accorgimenti e di semplici ma ingegnose macchine.olgi. ivi. attribuito a Rabirio.:a edite in varie collezioni e riviste. sono in numero di 90' e provengono per Ia massima parte dall'archivio di un L. pubblicate nel III volume del c. sono andati disPersi e i più importanti si trovano ora nella Biblioteca Vaticana.L. CEs!ituiscono l' archivi d el IVIO chiere Lucio Cecilio Giocondo. c) Papiri di Ercolano. è pur sempre ammirevole anche se in gran parte ormai 'sostituita dalla nuova. e alcuni frammentini. in quella di Na oli in uella di Vienna e altrove. Scoperte dal 1930 al 1940. d) .-ro. Pinat Report. rimaste sott'acqua.o l'~ dal 62 al 242 d. e hanno carattere ap. B.ento. incontra difficoltà quasi insuperabili. q~~l'. tavole. Die nichtliterarischen lateinischen Papyri Italiens aus der Zeit 445-700. fino al sec. Il loro S. sUiI le no.C. F. queste sono _scrit~a. Scoperte in varie riprese dalla fine del sec. Scoperte in varie epoche e in vari luoghi dell'Egitto. d) Tavolette e iziane. R. ossono distinguersi in cinque gruppi) i rimi guattro dei uali compr.!. V. a differenza delle precedenti. nella Nazionale di Parigi. Recentemente è stato comunicato all Accademia del Lincei il ritrovamento di un'altra serie di tavolette che. The Parchments and Papyri. DELLACORTE. Il loro '. A arten ono a li . compongono 34 atti di vendita d'immobili e sono state pubblicate in un volume speciale a cura del Governo dell'Algeria nel 1952. assolutamente insignificanti. a differenza delle precedenti hanno conservato la superficie cerata. VI ~1951) p~. Conservate al Museo Na~~onale di Napoli. J. diretta da Filodemo di Gadara . Sono stati tutti editi nel 1805 da G..C. docu~i del padre L. frequentata da Lucrezio.

in due tratti o in 61 Q . l'uso fre~eritissimo di una e a forma ~asi di V di una m e di una n con la Erima asta sul rigo e le altre innalzate di una t con tracciato speciale a mo' di y. 1182. la regolarità. I frammenti iù im or tanti finora ritrovati sono quelli di due codici delle Istituzioni del giurista Gaio (P. dopo la constitutio Antonina e 212. 1251. costituiscono la fonte più ~ ti im ortante per lo studio della scrittura « usuale» e del. la diffusa tendenza calligrafica. Bat. a iri dei ~oli II e IlI. sembra documentino l'esistenza di una s eciale scrittura di ti cancelleresco notevolmente diversa dalla <~uale» ed ~. fra i quali si potranno citare -due editti forse di Aug-. del maggiore storico latino. ecc. e pertanto il loro contributo alla critica del testo degli autori rappresentati (fatta eccezione per un frammento dell'orazione ciceroniana Pro Caelio. 668. sec. i apiri latini sono im ortanti er lo studio del diritto çhe non teimpre il. Lips.Paleografia latina I papiri latini Gli ostraka (scritture a pennello o a sgraffio su frammenti di coccio) sono assai rari nella"papirolo ia latina e possono essere trascurati senza inconvenienti.. Z). in parte perduti. una oratio di Claudio (B. Oltre che per il contenuto di ciascuno. ruoli e matricole. sembra avviarsi. la com attezza. per lo studio della lin a.ar.!. S. diversa dalle Periocbae pervenuteci. 1. fondamente die. e uello di una Epitome di Tito Livio (P. del sec. si è detto. V. I a iri letterari che. 611). minuscola corsiva quelli dei secoli II e IlI. &~ esclusiva della cancelleria im eriale. come si è già accennato. legittimi e ille~tiroi (professiones o. Per quanto riguarda la pa1eografia. unadonazione di Odoacre (Marini 82-83) e poi ancora processi verbali di cause dibattute avanti a autorità provinciali. la maggior~nza _hanno notevole valore come documenti dell'estensione della cultura latina anche in territori pro. non cosnturscon-. rispettivamente. 628). S. III) che riempiono lacune del palinsesto veronese e forniscono apprezzabili notizie su alcune istituzioni dell'antico diritto familiare quiritario. attestazioni relative allo status delle persone. l'inclinazione verso destra. P.-in tutti gli uffici e da tutti gli scribi pubblici dell'Im ero: -. secolo III). in genere. documenti d'amministrazione) ma non mancano documenti pubblici. 1. pur potendo si considerare canonizzata. PurtrolPo nessuno di essi proviene da uei centri. p-er quello d~lla di lomatica dell'età im eriale. rarissime e ettere private. con legere modificazioni e in seguito a una ulteriore stilizzazione calligrafica accuratissima. P. !-a scrittura originaria dei. G. 44) e l. 2103.lliO dI Yeo osio. V) è assai modesto. Oxy. Fra i documenti privati si ha un certo nu60 ero di dichiarazioni di nascita di figli. corrispondenza fra magi~trati. che dà importanti notizie sui libri XXXVII-LV. Poi.. sec. che ne aumentò le dimensioni e ne accentuò alcuni contrasti grafici.arte fra i. Lug . forse con sottoscrizione autografa (P.sto-(B. U.~ntre i a iri osteriari al principio del secolo l'L.sa.' G. 111 e 112. II. Dei papiri documentari. ha tuttavia molti caratteri comuni: la sottigliezza del tratto.Più antichi è di carattere militare (<< pridiani » o ruolini di servizio. Oxy. tre rescritti di Diocleziano (P. testationes liferorum) e. Oxy.izzati e assai lontani dai centri di diffusione di quella cultura. particolarmente nelle sue espressioni «volgari ». più rara e di regola stesa da scribi pubblici la documentazione di contra5_t~ ~gozi giuridici. quasi alla trasformazione in diritto volgare. la maggior 2.omano puro e. P. U. quanto meno in Egitto.

il pa2iro di Leida e di Parigi el seco o V STEFFENS 16· ma vi si potrebbe anche accostare il finora non consfderato da alcuno P.~ v:. anche se meno calligrafico. 9i. fase. In questi due ultimi si può altresì notare una tendenza al contorcimento delle aste. proveniente dalla cancelleria del praefectus praetorio per Italiam). si ha una scrittura diritta. le leggere volute alle basi dei tratti discendenti che poggiano sul rigo. La canceller~a im eriale litterae caels: stes nella costituzione di Valentiniano e Valente del 367 Cod.L. artificiosa. facs.cit. t: Fig. attribuito all'anno 400 circa e proveniente dalla cancelleria del prefetto dell'Egitto. Cbartae latinae antiquiores. 37. qualche decennio o piuttosto un secolo prima. i protocolli -di-alcuni papiri ravennati della fine del V e del principio del VI secolo.TP . ivi) è invece canonizzata ed ha per caratteristiche la ricercata calli raficità del tratteggio. Lausanne. del 552 circa. 6 ~. Certamente ognuna fece per conto proprio. come.e. nel così detto «papiro Birtini » (MARINI 72. l'uso di una o con alta cresta e quello di moderate legature che non modificano la forma alfabetica delle singole lettere (fig.-une ai papiri pervenutici del secolo IV e non si trova più nel V: la differenza consisté nel fatto che mentre le litterae caelestes erano artite da una base formata dalla maiuscola dei a iri si arti ora ~ minuscola corsiva usuale. 6. Qualcosa di sirnile..C-c> JI~tf! 1- -('~ç>o- Ma o uanto meno fissò l'andamento verticale che è cc. cOmune fu dunque la base. si vede nelle formule rituali della editio gestorum dei papiri ravennati (p. TIADER4-5. l'uso di o e u molto piccoli e osti in alto J'accettazione della forma minuscola di b (con l'occhiello a sini-2tra). pur nella sua estrema frammentarietà. il ghirigoro.3:>~se.. di h l co!! aste occhiellate. che hanno sfidato per secoli l'abilità di tutti i paJeografi e solo nel 1952 il Tjader è riuscito a decifrare. aveva dato la sua impronta alle litterae caelestes: l'esa erazione dei contrasti di dimensione fra lettera e lettera o fratratti costitutivi di una medesima lettera. e vi aggiunse anche il radc!Iizzamento della serit62 63 .Paleografia latina I papiri latini un solo (fig. l ~r: 7~ r. esagerata. Theodos. I. per ese7npio. e TJADER. In un frammento di papiro (Ranieri 23.grandi dimensioni. Dura 7.loroatti. cui si fece ricorso in casi s eciali. con lettere allun ate e le ature innaturali occhielli delle e assai piccoli. 19. che ne roibiva l'uso ad altre can~ cellerie) a iudicare dall'Unico documento menutone. in alto. soprattutto delle lettere e e m. 30-34 e. 2). La costituzione del 367 fece sicuramente cessare la rimroverata imitatio caelestium liiterarum (della quale è chiaro esempio. parzialmente. 3. in grandezza naturale. fase. 1954. I). E. ivi. Dura 7) e le cancellerie provinciali provvidero altrimenti er i . 160. a e u. dà vita a un altro artificio.. ure assai iccole. IX. che avrà i suoi sviluppi altrove e in altri tempi e che. il citato P. E. tav. ridotto). ma probabilmente l'artificio cancelleresco fu analogo dappertutto e in arte sCis irò a uellOcne. 6. e analoghi dovevano essere i risultati. tavv.L. 36).

li trasformerà in nazioni.-rio I. privi di esigenze culturali ed ancor quasi selvaggi i barbari. peraltro. sia pure a un livello via via paurosamente decrescente.leflsse. icazione dell'1m ero tentata da Giustiniano. resso i uali la necessità dell'uso della scrittura si fece sentire non a pena. Continuano così la loro vita da una arte le ~r. o. I sudditi romani dei dominatori barbarici conservano ancora abbastanza a lungo. Tra i rimi possiamo com rendere.-~nizzate. ~n~rta di comunità grafica Jra i re ni nati dallo sm~mbramento dell'Impero si conserva almeno sino alla metà del se-. cessato il furore della con uista. Di questo grandioso processo noi dobbiamo cogliere solo l'aspetto culturale. in Is a na l'unificazione definitiva di uello vi· si oro operata da Leovigildo. nel campo paleografico come in quello più comprensivo della cultura. e in ciascuno di questi regni s'inizia allora il processo che in pochi secoli. la vita e la civiltà dei loro padri. Ma non dobbiamo dimenticare nem65 . Tuttavia uesta comunanza fondata sulla sola tradizione e non iù nutrita di scambi continui. usate er le ~renze uotidiane.ol-. fanno ri64 scontro in Italia l'invasione longobarda. fu necessaria una _or$anizzazione giuridica e amministrativa del paese occupato. ha in sé oramai i germi di una differenziazione. annullata ormai la classe dirigente romana.-V1. di uno svolgimento geograficamente ramificato: e questi germi si svolgono rapidamente allorché la irreparabilità della caduta del mondo romano è resa evidente a tutti dal fallimento della ri . e a scrivere impara solo chi sia me in crrado elementare deve studiare la !in ua letteraria erché il latino voI are non si scrive e le lin ue volgari in formazione dovranno 'attendere ~o~ secoli rima di assur ere alla di nità di lin ue scritte. Ad essa. centrale e locale. anche coloro che formavano le cancellerie dei re barbari . e di questo aspetto solo gli elementi che contribuiscono a spiegare la storia dello svolgimento della scrittura: la quale. sopravvive alla perdita del centro comune.Il particolarismo grafico IL PARTICOLARISMO GRAFICO MEDIEVALE Come è noto. Perciò la latinità. scomparsa l'utilità dello studio della retorica e dell'eloquenza come mezzo di partecipazione alla vita pubblica.. in Gallia la sia pur rovvisoria unificazione del re no franco sotto Clot. ---ciò significa che. ridotta la vita sociale a una elementarità che esclude qualsiasi raffinatezza. termine convenzionale per il principio del Medioevo. il disfacimento del mondo romano è un processo che s'iniziò assai prima e si concluse assai dopo il 476. li ecclesiastici. con le ior~ reg. forse meglio. in largo senso. in latino. che ha per conseguenza la definìtiva sottrazione dell' Mrica . due soli ordini di persone rimangono de ositari di ist~ alla cui soddisfazione è necessario l'uso della scrittura: li uomini di legge e . dall'altra la minuscola ~ntica e la minuscola corsiva.alla civiltà latina. divenuta anche ormai la civiltà della loro Chiesa. ancor prima di ricevere una sanzione politica. assume ora valore 'assai significativo perché scrivere significa ormai scrivere per grammaticam.

più in basso nella scala s~i~le i gi~dic~ e. e l'elaborazione della scrittura latina vi si frammenta e vi si differenzia. sono essi medesimi le scuole. talora. una corsiva ravennate una corsiva lucchese. nell'Euro a continentale ciascuna di uelle isole aveva ereditato da una arte la minuscola corsiva. che si suole distinguere per sod is are non tanto esigenze metodiche quanto esigenze pratiche. a Pavia per i Longobardi.e» che si usa distinguere col nome del paese in cui sono impiegate: così. ma scuole minori a og iate o no a uelle_ecclesiastiche e addirittura scolette ridotte al semplice inse~en. a partire dal secolo VI. non è ben chLa. ivi comyresa la semionciale. in certo senso. naturalmente. Le cancellerie ma ziori elaborarono ben resto una ro ria e s ecifica scrittura cancelleresca. composte di codici antichi di diverse provenienze e di codici nuovi via via trascritti dagli seriptores.ato dall'età recedente della minuscola corsiva. depositati di una istanza documentaria. non' s'intende dire che si formino veramente diver•• i 66 generi scrittorii: si tratta di sem lici varietà ocali di una scrittura unica. anzi le varie corsive nuove e la libraria. ai barbari. accanto a ~generica corsiva nuoy ~a dell'Italia settentrional~. le loro leggi furono redatte in iscritto e i loro giudizi e i loro negozi. Con ciò. le ne<. la minusco a corsiva. da un curiale. non però quella matrice comune dell'una e delle altre. da u~crib~ pubblico al suo sostituto e futuro successore dovevano esistere un o' da et tutto. eredg. La differenziazione locale della corsiva. si possono segnala~e una corsiva lombarda. uella corsiva rende atte giamenti e sviluppi diversi nelle varie regioni 7. per esempio. semplici scribi si limitarono all'uso. A arte la ca itale e l'onciale chiuse nella loro canonizzazione.Paleografia latina Il particolarismo grafico x meno.che. olt~e che linguistiche. dall'altra l'onciale insieme con le forme rafiche della minuscola antica. libri non si hanno se non si trascrivono. addirittura nelle varie località: sicché dall'originario ceppo unico si svolgono varie corsive «n u o v. una corsrva veronese. a intendere. e raccolgono presso di sé biblioteche. anzi. imitata dalle maggiori curie cittadine. a insegnare le Scritture e le opere dei Padri della Chiesa. fa si che ora la corsiva. nei secoli VI e VII. i notai o comunque gli scribi pubbliCI.o dato da u~aio. anzi le librarie non siano iù sentite come due articolazioni arallele di un unico complessg grafico ma 67 . nel mondo romano. Dove costoro im arassero insieme con la scrittura. a Soissons o a Quierzy per i Merovingi. A studiare occorrono libri e s arita l'antica editoria. Nascono 70sì li seri toria monastici e vescovili che hanno sede presso le scuole più importanti. Gli seri toria costituiscono uasi tante isole di cultura. relativi ormai a sistemazioni permanenti di questioni di proprietà terriera. era la scrittura « normale» del tempo. Dell'istanza letteraria riman ono invece de ositari li ecclesiastici. cessati o largamente ridotti gli scambi culturali a largo raggio. ebbero necessità di conservazione a tempo indefinito. che parte dalle forme stesse di quella scrittura e non più dai loro dimenticati archetipi un tempo esistiti nella « normale ». i. e a comporre essi medesimi sermoni ed omelie. quando. a spiegare. più o meno grandi e importanti. ecc.!:ssarie co nizioni ·uridic~e. insopprimibile fin dal principio per la popolazione romana e sùbito estesa. a leggere i libri liturgici.!?: le scuole nnci ali dovevano essere resso le corti re ie: a Compiègne. più o meno fittamente sparse entro vasti territori incolti. Senonché.

rompendo il loro canone e inserendovi lettere di altri a abeti. dola con mano posata e calIigrafizzando a nei suoi elementi. che a causa ella loro caratterizzatissima canonizzazione attrassero per lungo tempo in modo quasi esclusivo l'attenzione dei paleografi e furono credute segnare il momento culminante dell'evoluzione della scrittura latina nel Medioevo. della ro ria minuscola libral.:. di elaborazione disordinata dell'eredità rafica romana non è comune a tutto l'Occidente: esatto per l'Italia (anzi a artire dalla fine del secolo VIII. per la Fran68 da per la Rezia. Queste scritture. allorché il loro uso permane per qualche tempo o si estende fuori dello scrittorio nel quale sono state elaborate. _per la so a Italia settentrionale e centrale). uestl tentativi talora si fermano da una parte allo stadio di scritture sernlicemente s e m i c o r s i v e e dall'altra a quello di onciali e semionciali correnti e miste o r u s t i c h e .. ~ muove dalla corsiva. per le re ioni renane lo è molto meno per i paesi più eccentrici dell'antico Impero romano e Isole britanniche. invece.I. che si è convenuto chiamare p r e c a r o 1i n e e specificare col nome dello scrittorio in cui sono state elaborate o dello scrittore che le ha create o anche. variamente dedotte dalle romane. minuscole o mmuscoleggianti. va in cerca di una minuscola libraria. e un elemento di differenziazione. sogliono raccogliersi sotto la comune denominazione di n a z i o n a fi . articolato in varietà locali. anche l'Italia meriaronale) ove. non sempre facili a seguirsi e ancor più difficili a motivarsi storicamente. in definitiva. tutt'altro che inesatta e certamente da conservarsi. Come 69 .::. traccian. purché ad essa si dia un significato culturale. uesto anorama di articolarismo scrittorio esas erato. Ogni scrittorio. tati e con impostazione forzatamente particolaristica. per la Bor o na. codeste precaroline possono esaurirsi così rapidamente come sono nate e scomparire senza lasciar trae__ cia. e non un significato etnico. fors~ anch: ano titetiche: sicché il problema della canomzzazione di una scrittura libraria minuscola. o muove dalle librarie già esistenti (generalmente all'oriciale piuttosto che dalla semionciale) tracciano e con mano più corrente.iuttosto come forme diverse. ~ià implicitamente risolto nell'età romana si ria re nuovamente con termini mu. estese a tutto il territorio occupato dalle rispettive naz10nilità in formazione. riferito alle sole popolazioni dei barbari invasori.:u. il com lesso e vario . dando vita a minuscole librarie svariatissime.a:. più tardi. Tuttavia.. rappresentato _dalla permanenza dell'uso delle vecchie librarie canonizzate e dal ~ comWie della minusCOiiicorsiva.:dr:. riferendola a nazionalità in via di formazione e di evoluzione dal comune ceppo della cultura latina. anzi forse ogni scritto~od ogni generazione di scrittori del medesimo scrittorio. distinte e. In conclusione. A loro volta. gli scriptoria locali si accordano nella formazione e nell'uso di scritture librarie canonizzate.d: -. talvolta.. costituito dalla formazione di scritture cancelleresche o quasi cancelleresche e di precaroline. attraverso proce ì diversi.Paleografia latina Il particolarismo grafico E. con la indicazione di alcune lettere caratteristiche. la penisola iberica e. ma possono anche elevarsi a t i p i .. raggiunoono un e uilibrio e un risultato. per la Germania o ~1iOYer quella parte de a Germania che~ rimasta sotto l'influsso della cultura latina cioè.::o---:.lli: e ~er ra iung~.l svolgimento della scrittura latina nell'alto medioevo offre un elemento di continuità. espressioni varie di un trava Ho unico del filone della scrittura romana... talora.

VII e su confronti sti- -. benché forse scritto a Bobbio. La sua opinione si appoggia sulla mancanza di datazioni certe di codici insulari prima della fine del sec. non di penetrazione culturale. sicché quando.A. 271). ~71 70 . mentre è forse p~sibile spiegare iù ac' ente uesta mescolanza facendola risalire direttamente alla minuscola antica non canonizzata. i quali mostrano una precedenza di circa un secolo nell'introduzione del Cristianesimo. il pesante chlaroscuro verticale. era ormai già diffusa l'arte e la scrittura irlandese. ~convertl Cristianesimo.rascarsa: l'occupazione. e dopo poco da evangelizzata ~ fece evang~lizzatrice della rossima In hilterra. autorevolmente esposta dallo Schiaparelli. si è formata una scrittura canonizzata calligraficissima che nel Medioevo si indicava col nome di littera. del monachesimo e della cultura in Irlanda in confronto dell'Inghilterra. il minimo svilu o delle aste. ma occorre esaminare come possa conciliarsi coi sicuri dati storici. si aggruppò in monasteri illustri. maIU:ratlSSlmacalli raficità la s iccata rotondità. nel Wessex e nel Kent diffusero insieme libri sacri e cultura.ricalcata"":Sclla semionciale ma commista ~on elemen~àli.A.1 listici della loro ornamentazione: è brillante e seducente. ad eccezione della Scozia. ebbe fine il conflitto fra la Chiesa celtica e la romana in tutte le Isole britanniche. preferisce designarla come ma u o a 1 n sua r e perché lo sviluppo delle aste m co ronto e corpo delle lettere è minimo.. ~ invece trovato asilo nel corso del secolo V in Irlanda (che non aveva ~t~ oc~upazione roman~ove la popolazione _celtica accolse benevolmente i missionari che portavano il Verbo. nonché il Codex Usserianus primus dei Vangeli (C.sebbene sostanzialmente le sue forme corris ondano a u le de a mmusco a romana.. nel 715.Paleografia latina Il particolarismo grafico in concreto e in particolare questi elementi si combinino e si articolino può essere chiarito solo da un sia pur sommario e necessariamente generico esame su base geografica. Della quale sono documenti già avanzati il salterio della biblioteca di Dublino conosciuto col nome di «Cathach» (combattente) di s. che si data di solito al principio del secolo VII. Ad evoluzione compiuta. cominciata sotto Claudio. compiuta sotto Adriano e finita intorno al 400 con la «partenza dei Romani ». secondo una tradizione parsa accettabile a molti. . La cultura latina. Comunque. so ito si dic. Nel 1947 il Masai ha sostenuto che il processo fu invece esattamente inverso: culla dell'arte e della scrittura insulare sarebbe stato il Northumberland e di n l'arte libraria si sarebbe diffusa insieme nell'Irlanda e nell'Inghilterra meridionale. I monasteri successivamente fondati dagli Irlandesi prima nella Northumbria. Avuto riguardo alla sua origine. verso la fine del secolo VII. secondo l'opinione tradizionale. tanto rimpianta nel VI secolo da Gildas aveva avuto carattere militare e commercia!s. da lui stesso trascritto (C.L.L. Nelle I sol e b r i t a n n i ç h e l'influenza romana -. lo Schia arelli la chiama 5 e m i o n c i a 1e i n sul a r e mentre il Lowe. tunsae e che . 266). poi nella Mercia. C~a~teristicagenerale di questa scrittura è l'estrema. l'invasione degli Anglosassoni aveva poi ricacciato nel Galles e nella Cornovaglia i pochi residui di cristianesimo originario. Colomba (t 597) e. sta di fatto che i 'primi contatti delle popolazioni insulari con la civiltà latina furono librari e letterari: librari i primi modelli della scrittura e libraria anche l~elaborazione che essi ne fecero.

da sviluppo spontaneo ed esagerazione del tratteggiamento della maiuscola rustica più antica (p. Nel IX i manoscritti si fanno più rari. che si può confrontare con quelle di P.A. 7 sai. 472 (facs. 4 b).Riù raida mane evole economica: e fu la m i n u s c o l a i n sul a r e detta dagli inglesi pointed hand. VIII (C.L. nel X sono eccezionali. nel Liber pontificalis della Chiesa di Sherborne. Ryl. 7. data sicura dell'antifonario di Bangor. L'economia grafica imponeva peraltro. 2. accanto a questa scrittura di lusso se ne form~ una . 6. ecc.A. 187) e il codice dei Vangeli detto « Book of Kells» del sec. ~ture con i. 328). del sec. legature con s· 4.L.A. tio.L. a una connessione con modelli romani in minuscola primitiva diversa dalla semionciale potrebbe accennare la caratteristica ~ isa di n con la prima asta allungata in basso. la G. Il particolarismo grafico (C b V. della fine del sec. derivata.~ ~p s· 1p{Fig. 270). nesso di et tironiano (a forma di 7) con r nel com endio per et reli ua. si veda alla figura 8 (LE in cin ue forme. il «Book of Armagh» (C. . In realtà. Per quel che riguarda le singole lettere.Pateografia latina beto è. s. 227). della F. della fine del sec. la F. cioè ai secoli VIII e IX appartengono codici bellissimi fra i quali potranno essere ricordati lo «stowe issal ». 478 (C. la L.A.A. 7). 208). della R.L.L. secon o o Schiaparelli. 668 (C. della N. Carattere fondamentale della minuscola insulare (littera scottica) è il tratteggio manierato delle lettere con occhielli e archettf molto acuti. della prima metà del sec. il Vangelo di Mac Regol. la N. La maiuscola insulare_puÒ avere tratteggiamento «rustico ». rev' entemente maiuscole). 311).L. il 73 . della . 268 e 199).r. ivi e KIRCHNER. 61 (C. Ceaddae dei Vangeli. 3. VIIIIX (C.L.A. La minuscola insulare era ià formata ne li anni 680-691. quella del «Oathach »). e aste ascendenti hanno.A. ora alla biblioteca Ambrosiana di Milano (C. X (STEFFENSJ71a) e in altri codici: comunque.L. con aste discendenti molto rolun~te. l'Evangeliario di Canterbury. 8 9~ ~ç ti . per il quale la maiuscola è creazione inglese. come. VIID. di P. Le sin ole lettere iù caratteristiche sono la A la B la D in due forme. irlandese e il «Book of Nunnaminster ». in ambedue le varietà il suo periodo di massimo splendore è nel secolo VIII.L.A..L. le ature nit vit e dit con il'asta ta liata e valore di com~dio per dicit. e altreslla legatura et con il ta '0 della t orizzontale anziché ob' uo come nelle scritture continentali (vedi fig.. inglese (C. ora minuscola ora onciale. VIII (C. mentre il Ma- 1.L. . Ryl. e. Al periodo del suo maggior fiore. Oxy. 224). VIII-IX (C. 5. 159). con il chiaroscuro di regola uasi orizzontale con il caratteristico in rossamento a tri 010 rovescialto all'inizio delle aste su eriori con le ature s ecialiJ diverse da quelle delle scritture continentali. di P. per esempio. del principio del sec.-yJ" 7· Ot. le ature ma mu mo. ma non possono essere dimenticati il Codex s. semionciale (con l'eccezione della D. che. 231). Ryl.A.. nesso or).A. pensa piuttosto a una derivazione diretta dai modelli romani elaborata nei monasteri irlandesi. all'inizio a o iato a sinistra un caratteristico in rossamento a' forma di triangolo col vertice in basso. l 1=~ ~ 1Jt\: c e:r Fig. nell'Orosio ambrosiano del VII ~ (C. 214). Splendidi esempi di maiuscola insulare sono l'evangeliario di Lindisfarne o «Book of Durham» (tav.A. VIII (C. di P.L. 274).A. fondamentalmente.

9).P. di Sidonio Apollinare col suo circolo. (C. sotto pun o o della concorrenza della CarOlina. 85 sup. (STEFFENS. 23 sup. Gallo. che 24) è forse l'ultimo codice insulare di notevole importanza anteriore alla scomparsa di questa scrittura anche in Irlanda o nei centri strettamente collegati con !'Irlanda.I. XII-XIII (EHRLE-LIEBAERT. ma anche uso corrente e generale della minuscola corsiva uale scrittura er tutte le occo~e ~ondianeJ e robabilissimo uso negli officia del prefetto del pretorio. per reazione. ove fu ortata dai monaci irlandesi i quali. donde i peregrini scotti restituiscono al continente quella cultura classico-cristiana che dal continente avevano ricevuto due secoli prima. di Péronne. dove la latinità non solo aveva manifestazioni letterarie randiose --. e ancora tra il 1069 e il 1082. animati dal medesimo spirito missionario che li aveva spinti nel secolo VI ad evangelizzare la Nortumbria. scritto al principio del sec. la Scozia e !'Inghilterra. nel successivo varcano il mare e fondano. L influenza irlan2 dese fu notevole su certi tipi di precarolina ma s?prattutto ebbe importanza grandissima nella formazione del sistema abbreviativo medievale. dei sei consulares e degli undici praesides che vi avevano stanza di una scrittura cancelleresca diversa dall'imperiale. in Italia monasteri come quelli di Luxeuil. si irrigidiscono e si accentuano con esagerazione del canone.L. fra i quali si potranno ricordare I'Orosìo ambrosiano D. nel V e VI secolo in G a Il i a . del secolo XII (BARTOLONI. ma con l'invasione normanna la scrittura insulare scom are in In~hilterra. che si riassume nei nomi di Rutilio Namaziano. II 2 (C. 3). 577) scritto a Echternach nell'VIII. Nel corso del sec. rio di Salisbury (P. in Germania.. in grazia della quale poteva sembrare il difensore della Chiesa romana di -4 mrnr 75 . 441). ecc. tradotto in tergrafici. il Columella ambrosiano L. di S. a Magonza.~stituita dalla minuscola carolina. Si ha così un notevole gruppo di codici continentali in scrittura insulare. 189). Ciò. 54b). Alloro arrivo. di Venanzio Fortunato.A. che Clodoveo si era facilmente acquistati con la sua diretta conversione dal paganesimo al cattolicesimo. giungendosi a stilizzazioni estreme come quelle del Boezio laurenziano. Questi caratteri continuano ancora nel secolo seguente. ma dall'altra irrigidisce ancor iù la sua maniera e ne escono codici come 1'« Exeter Book» (N.L. la minuscola -insulare da una parte si arrotonda aluanto. il codice parigino 9382 dei Profeti (C. il salto.L.. 34) o del salterio di Coupar-Angus. La scrittura insulare (che in atria nella sua forma minuscola.S. Condizioni culturali diverse da quelle delle isole britanniche si avevano. specie ecclesiastici. bobbiesi del secolo VII.Paleografia latina Il particolarismo grafico ! Prisciano sangallese (STEFFENS 50a e nostra tav. iùcune pagine el Chronicon di Martino Scot? sono nell~ medesima scrittura (EHRLE-LIEBAERT. significava non solo ." ove la minuscola insulare era usata in quell'epoca anche per il cartulario del convento 74 ~TEFFENS 54a).A. invece. di Bobbio che divengono in breve centri culturali di grandissima importanza. X. IX). del sec. ma aveva ra iunto diffusione capillare nella vita sociale ed era a poggiata politicamente a una perfezionata organi~zione amministrativa.. Continua. VIII a Fulda.A. i Franchi non distrussero affatto l'impalcatura amministrativa romana come faranno più tardi i Longobardi in Italia: se ne imEadronirono essi esercitandone le funzioni o direttamente o per mezzo di collaboratori galloromani. ~ei cui caratteri possiamo Torse farci un'idea ricordando ciò che si è detto più addietro sulla scrittura delle cancellerie provinciali.. Agostino torinese A. fu usata ~heer i documenti) ebbe notevole diffusione anc e nel continente. ove erano state conservate le forme acute che ora.larga diffusione di codici in scritture canonizzate o in minuscola Iimitiv!. in Francia.me il so enne crepuscolo della poesia assica. 328) o il s.S. in Irlanda. di Corbie.

che del loro arianesimo facevano una religione nazionale opposta e contrastante al cattolicesimo dei Romani vinti ed oppressi.. la perfezionatissima burocrazia romana e la modesta amministrazione del regno franco: tuttavia sembra assai probabile che la cancelleria regia si sia inn~ ta sull'officium del refetto del retorio o comun ue modellata su esso. cercando di differenziarla dalle altre cancellerèsche provinciali forse an:. di m e r o v i n i c a (tav. 1866. sono parimenti nella medesima canonizzatissima scrittura. gra cnstiane da tempo ma ariane. alle quali non è fatto divieto di usarIa a loro volta~cos1 la merovin ica formatasi artificiosamente nell'àmbito del alatium. si diffonde ed è imitata negli uffici rovinciali. e si perché.Paleografia latina fronte alle altre popolazioni barbariche. per non essere ancora state sufficientemente elaborate non è qui il caso di esporre.essa deve aver ben presto lavorato. Si giunse così. l'esigenza della documentazione scritta era poco sentita. che tutti i di lomi a noi ervenuti dei re merovin i (sono 38. c~ Il particolarismo grafico attraverso uella via deve essersi com iuto il secondo assO: l'estensione dell'uso della scrittura cancelleresca regia at. Parigi. senza mutamenti né adattamenti degni di rilievo. Fatto certo è. ~oprattutto nelle curiae divenute ormai solo uffici di redazione e registrazione di documenti privati. L'esagerazione dell'altro artificio cancelleresco consueto che è il raddrizzamento della corsiva naturalmente inclinata porta a una 77 *' Su questa base quella di una minuscola corsiva già cancellerescamente atteggiata . E oiché robabilmente da esse uscivano o in esse si formavano e si educavano i rimi notai salici e cancellieri ripuari. sì perché questa scrittura era uscita dalla cancelleria già chiusa in un caratteristicissimo canone che era difficile rompere.rtti i documenti scritti nel re no dei Franchi. e tutti pubblicati in facsimile fototipico da LAUER e SAMARAN. Occorre dire subito che del processo descritto.Archives de l'Empire. E fu estensione meccanica. perché ben diversa cosa sono in realtà. 1848 e TARDIF. ---C. diverse e forse inverse ipotesi che. è impossibile oggi seguire il Fustel de Coulanges e il Pirenne nella ardita affermazione che il governo merovingico era per più di tre quarti la continuazione di quello dato alla Gallia dall'Impero romano. probabilmente assai presto. e quindi l'uso della scrittura a tale scopo relativamente poco intenso. cioè. di LETRoNNE. dall'anno 625 al 717-722. per quanto ci è dato sapere. Ess~ è usata anche per la corrispondenza con le oche autorità locali rimaste. 76 . e ne abbia altres1 assunta la scrittura s eciale. ivi. inventaires et documents facsimilés de chartes et de diplàrnes mérovingiens et carlovingiens.ora in uso nell'Impero con l'imprimerIe spiccati cara tten . X). e sono possibili altre.me caratteristica fondamentale della merovingica si suol segna are un aspetto generale «compressione laterale» il quale in realtà sembra rodotto necessario dell'artificio cancelleresco dell'allun amento delle lettere e conseguente restrin imento de li occhielli e dellecurve. e che anche le carte rivate er le uali si ossono vedere i facsimili non foto rafici. 1908) sono in uesta scrittura che vi a are canonizzata sempre ugua e e già formata fin dall'inizio. Naturalmente. non si hanno prove sicure. alla formazione di una nuova scrittura cancelleresca canonizzata alla uale molti secoli do o i a1eo rafidcti:er~ nome non ingiustificato. peraltro. Les diplàmes originaux des Mérovingiens.Diplomata et chartae merovingicae aetatis. Parigi. esagerandone l'artificio. divenuta la Francia per gran parte paese di droit coutumier. per quanto chiaro e convincente possa apparire.stintivi e con l'imporIe un canone specialissimo.

o il Gerolamo di Épinal 149. 1924. an. il privilegio per il medeSImO monastero.ac. Esse continuavano ad usare 1.rma di e e di u (posata e dritta). essa è usata. Lowa. ~ e a Lodovico il Germanico (v. tavv. la esigenza di u~rittura più economica e di lettura meno faticosa s'impone anche in Francia. al contrario della anglosassone. 28 e sgg. si potrà parlare di via via meno forti influenze merovingiche sulla minuscola diplomatica della cancelleria piuttosto che di persistenza della merovingica pura.e. V. .accennano. del 726 (FEDERICI. v.28 ~ co~plet?. ma dalle semicorsive o dalle minuscole pri79 78 . quelle di r acute.~. anche alla Bor ogna~ alI ~emagna. per un certo tempo an~e alla R~zla e all'Italia nordoccidentale) per la quale puo vedere Il documento di fondazione dell'abbazia della Novalesa. di u ?lrma ~on o crestata (fig. a partire quanto meno dalla metà o dalla fine del sec. dell'856.e qu~~e di s tonde (fig. C. ae. E. que Ile di e con J'occhiello staccato e rimpicciolito. ~ell so dI 1~?!~~~!I~carte pubbliche e private) la meroVl~gIC~sl~n~tto il territorio sotto influenza franca: quindi. VII. con un artificio sovrapposto a un alt:~ artificio. m~ s esso sono irre olari forzate e artificio~ Caratteri tutti ~h. v.L. sp) e quella. era stata respinta in alto mare dalla frattura dell'unità grafica latina e da allora in poi era stata oggetto della ricerca delle singole scuole scrittorie.tte e numerose. _lleresca. A guest'eeoca ha già subito forti influenze caroline. 2-4.Paleografia latina Il particolarismo grafico limiti cronologici..e SI noti a ~ppla fo. sia sostanziali (nella forma di alcune lettere) sia forI. da allora in poi. ri. re. Per quanto riguarda i :r si La scrittura nazionale franca è. ce. Codices Lugdunenses antiquissimi. STEFFENS 59). e. a una canonizzazione cancelleresca da una base gia cancellerescamente stilizzata Si giunse così a rappresentare . 1575. Denis del 6?5. Tours. Per quanto riguarda le singole lettere si veda la figura 9 1 . maiuscole canonizWe(basti citare i molti manoscrittionciaiiattribuibili ~scrittorio di Lione. 6-20. oltre . . 4. 9.A. a. . Ciò lasciava aperta la grossa. c~celle~ia merovingia (esempio tipico e noto il giu icato di Clùl erICO t.A.. STEFFENS.C!aPlpInO (cf. ro. come si dirà più avanti. .dice lo' Schiaparelli _ co~e elemento a sé la Jineetta unitiva fra due lettere: vale a dire c~e la le atur~ è talvolta impropria ed apparente. vecchia questione della scrittura libraria che. 3. essenzialmente documentaria.). Sfhanno tentativi di calligrafizzazione della scrittura corrente che in qualche luogo (p.che alla Francia propriamente detta.ali (nell'allineamento e nella regolarità). a? ). C. dunque.L.. Id' ' . il privilegio per prete Otullodi Pfohren. 14). ma. 10 STEFFENS.40) a Car1oma~no (v. oltre che nella. del 781. rrrpér l~ ature st:e. alla Baviera e. l'Eugippio par1gInO n. prossima alla soluzione nel mondo romano. Lione. 23-26. 9. per le legature SI osservmo quelle di a innalzata (fig 9 2 . non hanno sempre carattere di spontane~ta. 38) anche in uella del Caro Ingl. quod). 682. be. 11privilegio per' Fulda d:l 760 in STEFFENS. 762) partono non già dalla minuscola corsiva il cui uso in Francia doveva essere ormai sparito nel secolo VIII.

A Luxeuil. 10. Sembra eraltro che ad essa ossa connettersi un'altra stilizzazione della merovingica. indizione XIII. fra i quali potranno essere ricordati il s.Paleografia latina rmtive di codici di tradizione romana. il che corrisponde all'anno 669. e il Lowe ne segnala solo otto codici. E. Agostino di Parigi 12168 (C. 334. uesto processo in molti. 31035 (CoL. 174). che ha indotto molti a sospettare già in quell'epoca un avviato processo di canonizzazione della merovingica. non SIa del tutto sicura. per quanto pro à1)' e.A. Fu certo meno importante e diffusa della Luxoviensis.(" rG ) ~ero di Corbie. Gregorio di Londra. a quanto pare. la e strozzata con la base arrotondata che nelle frequentissime legature a destra assume fi ura uasi di un 8 le legature con t molto strette.A. e ). l O. VIII. Gregorio della capitolare di Verona XL (38). 1). Agostino appartenente alla collezione di Pierpont Morgan. Il Lowe. nella seconda metà del secolo VII. Nel corso del sec. appare una scrittura stilizzata.A. partono da tracciati cancellereschi già artefatti. caratterizzata dalla a a erta an olare a guisa di " e dalla z alta so ra e sotto jJ ri o in uattro tratti (fig. di cui quel manoscritto sarebbe un documento riflesso.L.L. tutti della metà o seconda metà del sec. ~er Desiderio.A. VII-VIII (C. dà luo scritture individuali. nella importantissima prefazione al VI volume dei suoi preziosissimi Codices Latini Antiquiores. filiazione di uello di Luxeuil. ma qualche volta anche alla formazione di tipi degni di essere particolarmente distinti. Gre80 Il particolarismo grafico orio della capitolare di Ivrea.A. altrove. 765). in grazia dei quali solo comincia a esser possibile uno studio sistematico delle precaroline. invece. del secolo VII-VIII (C. interi o frammentari. La localizzazione e la datazione di questa s c r i t tu r a d i Luxeui1 (scriptura Laxooiensis sono assicurate da un manoscritto delle Omelie di S. 300 e nostra tav.. scritto. legata.A. Nel corso del secolo VIII il posto d'avan ardia nella elaborazione della scrittura libraria in Francia assa al ma- -I I fD LCC ~~1? b -élfp ( f"Q-J •.M. e fra essi noteremo il s. 573). il Lecttonarzum Luxoviense di Parigi 9427. a uanto are uesta scrittura cade in com leto disuso. 65). 10 ~ ~ p. Mordramno (t 780) e Adalardo. l'Orosio di Laon 137 (C. indicata dai paleografi come scrittura a-z di Laon sebbene la sua localizzazione. XI). di evidente derivazione merovin ica con la a aperta le cui curve tendono a spezzarsi angolarmente.A. fine . nelle quali la t p'rende forma uasi di E (fig.del secolo VII (C. enumera 30 codici.~0 .p ffn ~ '<t ti v Fig. il s. vescovo di quella città alla. nell'anno XII di Clotario III. 630.L.L. il codice dei Moralia di s. callirafica. 479). pure del sec. e ne nascono codici come il famoso Avito papiraceo parigino del secolo VI (C.L. che reca la sottoscrizione «apud coenobium Lussovium ». di fondazione irlandese.L. ecc.L. anzi forse nel più dei casi (specie negli scrittorii della Francia centrale e meridionale). n. 6). particolare attenzione deve essere dedicata agli scrittorii. 81 . zio di Carlomagno. t fl c. 579). Sotto questo riguardo. salito a grande splendore nella seconda metà di quel secolo sotto il reggimento successivo degli abati Leutcario (vivente nel 765). di Luxeuil e di Corbie. VIII. scritti totalmente o parzialmente in questa scrittura. B.

il Passionario di Torino n. tipo h o di Borgogna. tav. 83 . comune a molte precaroline non solo francesi.[" che ~i primi due o tre decenni del secolo IX in tropp9t. Gregorio e s. l'Origene di Lione 402. fra i quali si potranno ricor I. Gregorio di S. non ebbe grande influenza sul successivo svolgimento della scrittura a Corbie. Oxford. 12. 0. 124). 446 e nostra tav. Essa è così vicina alla carolina che molti paleografi si rifiutano di farne un tipo autonomo. il s.~'" ineguale concorrenza con essa. c. 9. il s. facilmente conservate in codici evidenteUleilte pervenuti alla biblioteca del monastero. che gli fornisce la base e quasi tutte le lettere e che era sconosciuto a Luxeuìl. 7. lO. della .A. 3) alla quale è stato dato il nome di « tipo di Mordramno ». o:izzontale .L. es. Non è qui il caso di soffermarsi su altri «tipi» riconosciuti da alcuni paleografi (tipo l. Ambrogio di Leningrado F.!!la identificabile anche.3W-0ggiato all'~sta) le hanno fatto dar~ il nome di « ipo a-:rJ~. l'Ambrogio di Cambridge. nata forse quan. cario ». 3 (C.ap' ecc. I. io. e desi. per lo strano arricciamento della rima asta di questa ~ra in le ature come a . Maggior consistenza ha. LINDSAY. invece. fase.8i possono citare il Sacramentario geIasiano vaticano Regin. r p. facs. 5).più antica di esse (circa metà del secolo VIIIl è una semicorsiva. 11. 193 (C. dare il Venanzio Fortunato di Leningrado F. 105). In questo indirizzo. È chiaramente mdl endente dalla merovingica. non SI puo ricollegarla che alle seID1COrSlVe romane del IV-VI secolo.L. caratterizzata dalla doppia form~della N (maiuscola e minu~ola) e della A (minuscola aperta e onciale). sottile e ricercato. (fig. C.L.wata sul rigo: que.A. 316 (C. 924. XII).A. 6. Le scrl!ture di Leutcario e di Mordramno rappresentano un tentativo di trarre una scrittura nuova dalla rielaborazione della semionciale. Gallo 214. a quel1'epoca. I + Parigi ~! 13084 (C. che ripetono altrove la loro origine. Se ne conoscono 35 codici.\ N . C.L. 6. quello del ritorno alla elaborazione della minuscola antica anzi robabilmente della sua calli rafizzazione semionciale. fig. ha tratteggiamento elegante. Le sue lettere più caratteri~ stiche (una a simile a una i accostata da una c e una b con trattino. nel quale si riconoscono agevolmente influenze insulari.e. lO. ai cui tempi fu scritta la maggior parte di una rande Bibbia in 12 volumi (ne rimangono cinque nella biblioteca di Amiens. co~m io sviluppo della base arrotondata e tratto superiore spinto in 82 alto. ma è tuttavia importante perché documenta un nuovo indirizzo scrittorio. ma notevoli sono altresì le forme di c. sparsi un poco per tutte le biblioteche d'Europa. terminante ~on un in ro amento (fig. es. 3) sono in una minuscola rossa avente er caratteristica la N maiuscola con l'asta trasversa quasi oriz~ontale ~ uasi .~ gna1:acol nome dl_< tlQo e-n l.min~sc~la corsiva romana si e:a p:rduta ogni traccia. Non se ne COnosconomolti codici.L. un'altra stilizzazione della m~ingica conosciuta come « tipo b »per la caratteristica del trattino appoggiato all'asta di questa let~ra. caratterizzata dalla a aperta e d uso costante délla N maiuscola di una e non occhiellata. 1. designata in genere col nome di « tipo di Leur. lO 2). C._ do ormai era gla formata la minuscola carolina e usata. più che per l~ a a forma di o e c accostate.A.c. an. e porc énella Francia settentrionale. e. XIV. .L./j. Sta scrittura.L. ecc. (cf.in «Palaeographia Latina ».A.. 1922. 707) in una minuscola gJossa.A. 650). nel s. 770) che si sono rilevati poi classi artificiosamente formate in base a una caratteristica unica piuttosto incerta.c. dall'uso della y puntata insulare e soprattutto da grossi nodi al principio delle aste discendenti di f e di s (fig.Paleografia latina" Il particolarismo grafico Alcuni codici or4nati dal rimo di essi (p. Da una accurata e ricercata stilizzazione della merovingica nasce invece la scr~ttura ~~rbeiense più c?ratteristica.A. v. La. un ulteriore e lungo passo in avanti è compiuto sotto Mordramno successore di Leutcario. Ma accanto ad esse e assai più intensamente di esse erano in uso nel medesimo monastero altre due scritture diverse.. 4).v. e lo stesso Lowe ritiene si distingua dai più antichi esempi di carolina della scuola di Tours per il solo fatto che mette in evidenza soprattutto le aste dritte mentre gli scribi turonensi mettono in evidenza soprattutto i tratti curvi.

sebbene tutt'altro che buon calligrafo.Paleografia latina Il particolarismo grafico Agostino di Atun 20 (C.mente. di scrittura alamannica nel s.---Diver. quc:. Gallo 350 (C.tifino al XII e a XIII. Esempi della scrittura di Vinitario si possono vedere negli Excerpta biblici di S. oltre gli antichi centri romani di Colonia. quello di Lorsch. quello di Fulda. benemerito editore degli Scriptoria medii aeoi Heluetica (voll.<-r>nr-1Cin ogni altro luogo la cultura romana aveva permeato capillarmente tutta la vita sociale. sotto l'abate Gosberto. XIII) e che le ricerche successive. Ma le precaroline che vi si elaborano.più fini. ha la t con ampia ansa e la a simile a due c accostate e mostra parentela con . Gallo 11 (C. Ratisbona. ancor più di quanto si ~drà i~ti succedere in Italia. Magonza. 7) o nella Regola di s.saranno poi peculiari della minuscola carolina. usata neHa re ione di Coira. 583 (C. in genere. nella regione intorno aUago di Costanza. grazioso. saggi di scrittura retica nel Sacramenta36 rio di S. fra i quali.A. Al periodo di Vinitario il Bruckner fa seguire quello di Valdo (770-790) poi quello della perfezione. aggraziato. Gallo. qui o ni ceto della popolazione era in grado di leggere e di scrivere. qui la I~ minuscola corsiva.L. A artenenti a un medesimo ambiente culturale e olitico e uindi strettam~ collegati a uelli francesi e parimenti soggetti in larga misura a influenze insulari' sono gli scrittorii g~anici. Unica tendenza grossolanamente comu~ a tutti sembra.L. dedicati ai manoscritti conservati nelle biblioteche tedesche. quelli di Pfafers.A. fu capo dello scrittorio. per lo più dure e pesanti. invece. forse. è ancora latino. scrittura corrente per tutte le evenienze quotidiane.le scritture precaroline italiane dell'Italia settentrionale. Gallo 914 (STEFFENS52a). elegante. 719).llaverso lo svolgimento di forme analoghe a quelle che . sono da ricordare i monasteri di fondazione medievale. ~ Ancor più vario e comp esso c e in Francia è lo I svolgimento della scrittura in I t a l i a nei secoli VII e VIII e nei segueQ. soprattutto per merito del Bruckner. la r e t i c a c u r i e n2-e vera e propria. . attestato documentariamente negli anni 817-822. Freisingen.A. In questi scrittorii si lavorò molto e molti codici in essi prodotti sono giunti sino a noi: se ne possono vedere abbondanti saggi nei volumi VIII e IX dei C. 939) o nella Legge salica di Besançon 731 (E. il tipo alamannico ebbe la sua culla nel monastero di S. come quello di Reichenau.L.A. i Vangeli di Montpellier 3 (C. cioè in quella che ai tempi romani era detta Rhaetia prima. 74).L. e la scrittura a l a m a n n i c a I usata ~allo. 8.) hanno successivamente con84 t dotto a distinguere in due varietà. Anche dopo le molte accertate o assai probabili localizzazioni di quei manoscritti fatte dal Lowe e da altri non è stato possibile riconoscere un tipo grafico specifico dell'uno o dell'altro scrittorio.L. più eleganti. Augusta.-. Gregorio Vat. Ginevra 1935 sgg.A. contin~ :id~~ere usata re olarmente.L. a Reichenau e. accade nella Svizzera ove già dal Traube era stato identificato un particolare tipo di scrittura che egli chiamò «~tica» (tav. ma anche quanl' -t 85 . fino al1'820 circa: uno degli scribi più notevoli di questo periodo è Wolfcor. ~che quando (com~uccede nella massima parte dei casi) si liberano da molte legature corsive. ove intorno al 760 operò lo scriba Vinitario che. Stavelot. Murbach. non solo durante il periodo del regno ostrogoto che. 791). rimangono semplici scritture individuali. Qui più che . ecc. 896. culturalmente parlando. KIRCHNER b). Benedetto di S. Il tipo retico.L. più leggere .A.

autonomi. si hanno anche. e sua espressione grafica è. In ambedue i territori l'esigenza documentaria rimane fortemente sentita presso la popolazione romana e si estende ben presto anche a quella longobarda. so~tituendosi alla corsiY3.. manierata. artificiosa. sempre più dura. l'Italia rimane divisa in due distinti territori giuridici e diplomatistici: uello l. comprendente all'ingrosso l'Italia settentrionale (tranne l'Esarcato). e er i loro atti continuano ad usare la corsiva nuova. a motivo dell'isolamento. un altro iiiOtIvo si viene poi ad affiancare a quello della localizzazione nello svolgimento della corsiva nuova italiana: quello della s~CaZlO e. nei luoghi ove invasione lon obarda non v'era stata oppure la lunga durata-della via via sempre più nomidominazione bizantina e la brevità di quella longobarda avevano permesso per un tempo apprezzabile una qualche conservazione delle curie cittadine coi loro curiales ed exceptores o quanto meno una organizzazione dei tabelliones (nuova o derivata dalle antiche scbolae che potesse essere). dalla quale pertanto muove qui l'evoluzione della scrittura. portano a risultati comuni in tutte le parti d'Italia e anche fuori d'Italia.Lb la nel senso più ristretto: diviene insomma notarile o. naturalmente. ma. e divengono via via più numerosi o addirittura prevalenti. A Ravenna la corsiva nuova. più esattamente. tranne il ducato di Benevento. aprire un nuovo capitolo nella stona dello svolgimento delle forme grafiche latine: ma questa sostituzione non è tuttavia egualmente sollecita ed egualmente completa in tutte le parti d'Italia. brutta si Conserva a lungo durante il secolo XII. ]n questo stadio di svolgimento che) . cioè da quando tutti gli scrittori i dell'Italia settentrionale e centrale adot86 87 . gli scribi dei documenti reagiscono.n obardo.:-'n. Come si vedrà più avanti. e pur dando la debita parte alle notevoli influenze minuscole cui soggiace naIe li partire dalla metà circa del secolo IX. pelle scuole let~~:.Paleografia latina Il particolarismo grafico do. se non forse altrettanto vistosi. e quello ro~.Qer con tra orlo a quello precedente. sia pur relativo.'1~ sionale di un ristretto numero di ersone. destinata alla attestazione di atti rivestiti comunque di una certa solennità. motivo fondamentale di questa evoluzione è la perdita del senso di una onte comune del sistema grafico corsivo-librario: col che da una parte si riapre su altre basi il problema della formazione di una libraria minuscola e dall'altra divengono oggetto di sviluppo le forme corsive in sé. implicite nelle forme romane. essendo esplicazioni di tendenze . . ha caratteri tali da trasform~i ben presto in ~<usu e» e.:. artificiosa. intuire sUffICIentemente per Ravenna esaminando le carte riprodotte nel III e neI VII volume dell'Archivio Paleografico Italiano: ma studi. finora mancanti o mal sufficienti. barda.. E come scrittura rofesJ. la quale. chiameremo della c or s i v a n u o va. d'altra parte. tanO per i libri la_minuscola rotonda o carolina. il ducato romano e l'Italia meridionale.!"ume atteggiamenti decisamente c~llereschi o quanto meno diviene sempre più convenzionale. la minuscola corsiva.on s'insegna j>iù se non la scrittura dei libri. processi locali. che portano man mano a una diversificazione geo ·ca della scrittura tale da permettere agli esperti ocauzzaztoni re ativamente agevoli di carte non datate. stilizzata. la quale da allora rimane unicamente e solamente documentaria. intendendosi questa paro. nel quale vengono a trovarsi scuole e scolette documentarie. curiale o tabellionale.. sulla corsiva nuova delle altre regioni italiane darebbero senza dubbio risultati analoghi. Come si è accennato più addietro. esauritosi il grande impulso della conquista longo. se non seguire. la Tuscia e il ducato di Spoleto. comprendente l'Esarcato.C. si hanno processi che. A parte quanto dovrà esser detto più avanti circa le scritture del Mezzogiorno e quella cancelleresca della Curia romana. unitario e comune a tutto l'Impero. senza relazione con altre. Questo processo si può..

finché. 11. 850.). Ma così mutata. non si verifica nuovamente un . q.. invece. a.9uanto. e. a. il prolungamento delle aste~ e sono e ementi e tutto estranei alla minuscola corsiva coeva e che sono comuni. pp. Potrebbe tuttavia essere suggestivo il confronto con un papiro della collezione Rylands (n. stilizzazioni di e.J di R omano m 01. 1914. altra forma di e). potessero considerarsi artifici cancellereschi. 6: ta. una cancefleresca canonizzata la u r 1 a' e r o m a n a usata senza variazioni in Mti i documenti pontifici sino al pontificato di Romano com"" preso (897). acutissimo (fig. a .iJ. 3. se la Eronunciata rotondità e il raddrizzamento della scrittura. VII) mostra. S. che si trova ancora in documenti romani dei primi anni del secolo XIII. quelle con la t che diviene una specie di d (fig. Per le singo e ettere Sl ve a a fig. ma continua ad imporle alcuni suoi elementi caratteristici come la a aperta. et). 11.e. pnva. 2 e 4 e nostra tav. nel 947. ti). 11. XIV). Dal ontifica\.Paleografia latina Il particolarismo grafico nella seconda parte di quel secolo. 89 . a.stacco. e se la più antica carta romana pervenutaci (dopo il papiro Tjader 18-19. 876. lo è invece una del 972 (facs.gei documenti ~vati--romani. notevoli quelle di e con la base quasi orizzontale e I'occhiello alto. entrando nelle bolle a minuscola diplomatìca e conservando invece i notai anzi irrigidendo. ignoriamo completamente. tanto a quel papiro come alla curiale pontificia e come anche. Il cezionale anche per gli' scriniari.conservand? sostan: zialmente immutate le caratteristiche peculiari del mo~elli dei secoli VII e VIII. La mancanza di docu~enti ori inali (lapiù antica bolla pontificia conservata è un frammento del 788) non permette di seguire dalle sue origini ~ello svolgimento. Vienna. ma in senso inverso. questa cede . quelle con i. al secolo VII se non prima. alla cancelleresca degli imperatori bizantini. dopo qualche tem o.della cor orazione dei tabelllOill cittadini ~tto l autorità ontificia e della conseguente l?ro confuSione con gli scriniari. Fra le legature. pa~e. I. 2. 5: fi. che ne 78E appare già definiti~mente con luso con la formazione . quando ormai era di uso ec- Fig. la scrittura delle bolle influ~nzata ~a corsiva nuova del ta e ioni si impiccolisce e diventa iù corsiva s ecie nelle le ature pur . tu). Mariae in Via Lata tabularium.. Se poi questa elaborazione sia originale o abbia avuto presenti altri modelli. ri.58. Le caratteristiche generali di questa artificiosa. ma una acuta indagine dello Schiaparelli ha pere. Solo nella seconda metà del secolo XII. messo di accertare che la sua formazione risale quanto meno ". Giovanni VIII per Tournous. 1895. Particolare svolgimento ha avuto la corsiva nuova a Roma O-diciamo meglio. in parte. 11 (1. campo alla ~ minuscola. er ~f : 1 f rto del assa io . t. 4. 88 \ I ~~ . a questo punto è ormai com letamente annullata la diversità fin allora esistente tra scrittura curiale delle bolle e corsiva nuova . 269 sgg. STEFFENS. si può dire che nei documenti si passi direttamente da essa alla gotica. nella curia pontificia. nella perfetta rotondità degli occhielli e degli archetti. la loro scrittura curiale. influenze curiali ma non è in curiale. a sua volta. calligrafica scrittura di tutte le bolle pontificie Sino alla fine del secolo IX si colgono bene anche nei facsimili più accessibili (p.te. 609) dell'anno 505. STEFFENS. nel fortissimo rolun amento delle aste. ora piccolissima e ora proporzionalmente allungata (fig. ~1 sostituisce man mano alla co~iva nuova delle carte. HARTMANN. pubblicato (con facsimile) dal Brandi nell'Archiv fur Urkundenforschung (V. tavv. Leone IV per Ravenna.62) e consistono nell'andamento verticale. del sec.

quello di Pasquale II per S.vero.orattutto. del 1102. sia pur forse più nebulosamente che altrove. del quale possiamo tracciare la storia attraverso 1 codici di una biblioteca che. Amalfi. STEF_ FENS. che era di mano del con datario (cioè non di uno scriba di cancelleria) comincia ad . ecc. e semionciali sebne talora non esenti da ualche elemento corsivo.essioni formulari addirittura a segni convenzionali.. assai probabilmente. 90 Il particolarismo grafico to rendendo imE. e impo-. usata in un documento del 1008. nel datum... 76) e rimanere }'U0 unica e incontrastata nei primi anni del Xlr. anzi .!. anche negli scrittorii italiani. forse. STEFFENS. aveva predilezione er le antiche maiuSCoe e alcuni suoi manoscritti oncia . unica al mondo. con le sue gerarchie e i suoi ordinamenti: scrittura con caratteri s ecialissimi e particolarissime stilizzazioni. Primo. La scuola scrittoria veronese dei secoli VII e VIII del tutto esente da ìiifluenze insulari. Vietri.. sono aleograficamente e calligrafic~nte -. che ~~ man mano in forme cancelleresche la scrittura dei documenti. Pietro in CieU d'Oro "> di Pavia. Ma la varia articolazione della corsiva nuova non forma che una parte del complesso e complicato panorama della scrittura libraria. che appare eccezionalmente anche nel testo durante la prima metà del secolo XI e vi si afferma con Uariforma della cancelleria operata da Leone IX per afternarsi con la curiale durante tutta la seconda metà del secolo (esempi di bolle in curiale il privilegio di Alessandro II per S. anzi. essendo andati completamente distrutti quasi tutti i documenti nei quali era usata quella scrittura in una cieca e bruta vicenda bellica del 1943. e si ebbero così una curiale gaetana una amalfitana. il contributo veronese allo svolgimento 91 .L. i. Ma sarebbe inutile aggiungere alcunché di più sostanziale perché purtroppo il suo studio ha ormai interesse puramente archeologico. 73. 4687.EParire la minuscola carolina.. J. forse. con altre denominazioni. più antico e illustre di essi è quello della cattedrale di erona. Sorrento.S. sia pur orse meno distintamente.L. Particolare importanza ebbe la s~rittura_dei notai na oletani. J. negli scrittorii italiani rimangono in vita le antiche scritture librarie: ma ciò non significa che il probl~m. tanche Federico II ne proibì l'uso con una costituzione del 1220: inutilmente. Taranto) avevano ciascuna la pro ria curia notarile..i n~voli.Paleografia latina In guesta forma ~iù minuta e corsiva. Pietro e Paolo di Cremona. nel medioevo.. nel 967. Giovanni XIII. perché solo con la decadenza e la dissoluzione dell'ordo curialium nel secolo XIV cessò di essere usata. cominciato con la conquista di Napoli da parte dei Normanni (1137) riducessero ~te esp!.. ma distinta anche. una sorrentina. anch'essa più ricca di articolazioni e più complessa che in altri paesi. come quella di littera langobardisca.tato.ossibllela lettura a chi non fosse iniziato. e occorre ricordare come le estreme stilizzazioni del secondo e più artificioso periodo del suo svolgimento.•. che può esser chiamata c uri a l e ~ u o v ~quando si voglia contrapporla alla recedente c u r i a l e a n t i c a.. per dare il quadro completo della complicatissima articolazione della storia della scrittura in Italia durante l'alto Medioevo. sono 'scritte tutte le ~ bolle del secolo X e quelle della prima metà dell'XI : -ma ià .nuo~ rispondente alle nuove esi enze non fosse sentito. anche negli scrittorii italiani. 5891. conosciuta col nome di c uri a l i s c a . riuniti in corporazione cittadina.~ a~ticolaE9 e differenziato J?e~hé le città piu rmportann e lU ricche (Gaeta. Non manca. Nel Mezzogiorno il processo di svolgimento della corsiva n~o~a fu anc~ra pi. nel corso della quale furono incendiate le più preziose carte dell'Archivio di Stato di Napoli. risale con ininterrotta tradizione sino al principio del secolo VI e. detta ardo curialium. che in tutti gli altri paesi. che ad essa fu dato ufficialmente nella cance erra angù5ifia.. di crearne una. Naturalmente. anche al V. Di essa è necessario far menzione.

92 il quale passa da una semicorsiva curata a una precaro[jna alquanto trasandata. piuttosto l'impressione della diversità che dell'unità di indirizzo scrittorio. e. uando non si usavano le maiuscole o l'insulare ci si contentava s esso di semicorsive abbastanza calli rafiche e regolari come p.A. la Nazionale di Vien. 105 inf. rimpiccolita e spesso in forme « rustiche ». e. rappresentato da pochi codici interi (p. dello scriba dell'Egesippo ambrosiano C. 125 è senza dubbio un altro e usa una precarolina assai più posata. IV. per esempio.. quasi senza chiaroscuro. percorrono il cammino inverso e dall semicorsive salgono. Il codice 490 della Biblioteca Capitolare di Lucca. VII. nella quale gli elementi corsivi e quelli onciali si sono armoniosamente fusi e compenetrati (facs. 490) magistralmente illustrato dallo Schiaparelli. tracciate con mano più posata. lat. i facs. che differisce dalla prima solo per il tratteggio alquanto più posato (cf. Il punto d'incontro è. 6 e 7. 153-160 (SCHIAPARELLI. si assa non di rado alla minuscola e si ha un'evidente documentazione grafica del r~esso di formazione di molte recaroline . come. e una vera recarolina bobbiese non esiste. tavv. quello di Bobbio. e il codice è certamente del sec. la Vaticana e altre ancora. dalla carta 310 alla carta 323 del codice (facs. precarolina e la carolina a Bobbio. 507 e 508) in cui sono usate precaroline che. da 77 a 80). a parte alcune generalissime caratteristiche comuni ad esse e a molte altre precaroline italiane. pure di Napoli.. (C. nei grammaticalia di Napoli. o da parti di codici (p. non del 700 circa come vorrebbe il Collura). 516 e 521. per esempio. E nemmeno esiste un tipo speciale diLucca il cui scrittorio vescovile nel secolo VII-IX è ampiamente documentato da un prezioso codice miscellaneo (Bibl. invece (sebben meno numerosi). che nel secolo seguente divengono meno inclinate e più sottili e slanciate. cit. tavv. La 1942.. 388) o nel Liber pontificalis. 334). la cui biblioteca è andata dispersa fra l'Ambrosiana. quella dell'Ambrogio ambrosiano D. 63) a tipi assai meno calligrafici. come data il Lowe. scriptio superior del palinsesto LV (53).L.A. la Nazionale di Torino. Minor usto (sebbene il Lowe annoveri 24 codici in onciale o in semionciale) aveva er le scritture maiuscole un altro rande scrittorio italiano. C. alle precaroline. 1924. Milano. cito Meriti minori per quel che riguarda la cultura ma 93 . tav. 68-69). SCHIAPARELLI.. A. scriptio superior del palinsesto LV (53). 268 inf. facs.. la Nazionale di Napoli. fa lo scriba X. quello dello scriba M alle cc.L. Molti di essi usano l'onciale. C. alla cui redazione collaborarono non meno di 37 scribi. Altre volte.A. Non si può dire però nemmeno qui che agli altissimi meriti verso la cultura ne corrispondano di altrettanto alti verso la scrittura. VIII. queste semicorsive. SCHIAPARELLI. e.A. avverti peraltro che lo scriba della c. degli anni 687-701 (C. danno. CXLVIII (150) o il Cresconio. 232. del sec..e dalle maiuscole: così.A. la miscellanea poetica del cod.L.P aleo grafia latina Il particolarismo grafico della minuscola.degradazi. Capitolare. Isidoro. 8. tuttavia. ma da 'onciale attraverso un tracciato rapido e corsivo.L.. tav. si trasformano in precaroline: a questo proposito può essere istruttivo anche "Se"llon poi del tutto convincente. come giudica il Lowe. per via di calligrafizzazione. 403). Roma. Nei rimi tem i a Bobbio. già Vienna 17 (C. peraltro. come. 1. vario e dispersivo e va dalla minuscola di X alla c. il caso segnal~to dal COLLURA. più irregolari. Tuttavia anche a queste precaroline manca un indirizzo comune. Altri scribi. ivi. per esempio. più legati.-.L.

Paleografia latina

Il particolarismo grafico

(~()b5tl'9
maggiori nei rigua di dell'elaborazione grafica ha, invece, lo scriptorium di n altro grande monastero beneden], no uello di Nona tola ove s~bbe probabilmente sùbito dopo la sua jondazione nel 751, una 'vera org~niz_ zazione della scuola scrittoria, con un capo che ne indirizzava univocamente la ricerca. Non meno di una dozzina di codici di origine nonantolana, oggi conservati nel fondo Sessoriano della Biblioteca Nazionale di Roma, e in più un'altra dozzina di pari origine sparsi in varie biblioteche italiane e straniere appartengono alla fine del secolo VIII e al principio del IX (la collezione canonica dell'Archivio Capitolare di Modena 0.1. Il, C.L.A. 368, è dell'801; il Sessoriano 38, contenente opere di Agostino e di Gerolamo, degli anni 825-837): essi mostrano una scrittura. che va sempre più calligrafi.zzandosi_col tempoL larga, rotonda ricca di legature, con la a aperta a mo' di cc o chiusa a mo' ·di oc, la Q maiuscola s esso in forma derivata d~ capitale, con la curva di destra prolungata sotto la riga e terminata da un ampio svolazzo sinuoso in direzione orizzontale; la r ha spesso l'asta lunga~ la coda talora svilu ata in alto e ripiegata con angolo molto acuto, come nella beneventana, ma spesso anche bassa e breve come nelle scritture corbeiensi di tipo b e ab. La~ è ~esso crestata, la e alta e strozzata a mo' di 8' li scribi che usano la d onciale la tracciano con asta molto lunga e marcata. Non si tratta di una scrittura stretta in regole inderogabili, ma questa costanza di forme strettamente apparentate in un gran numero di scribi operanti nel medesimo scrittorio (per i facsimili dei codd. più antichi si vedano, oltre alla tav. XV, i C.L.A., II, 161; IlI, 368; IV, 420, 425, 427, 428 e per quelli del secolo IX le tavole I-VI in appendice al nostro studio Scriptoria e scritture nel
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Tltonachesimo benedettino, nel volume Il monacbesimo nell' alto medioevo e la formazione della civiltà occidentale, Spoleto, 1957, pp. 187-219) mostra l'esistenza a

Nonantola di una vera scuola, che rappresenta probabilmente, nel Nord, l'unica eccezione alla dispersività graica italiana e che merita studio più ap.Q!ofondito. Tuttavia le forme rime ed originarie di uesta scrittura non sono "probabilmente creazione autonoma nonantolana. Nonantolano sembra iuttosto essere il centro in cui ebbe cosciente el~borazione uno svolgimento che, movendo da un centro comune, costituito dalle tendenze esistenti in potenza nella corsiva nuova dell'Italia settentrionale prima che le differenziazioni locali acquistassero vera consistenza, portò in molti casi a svolgimenti a un dipresso analoghi. Se ai codici nonantolani accostiamo l'Isidoro della Biblioteca capitolare di Vercelli (EHRLE-LIEBAERT lO), la raccolta canonica novarese 2 (C.L.A. 406), la raccolta teologica londinese Cotton Nero A II (C.L.A. 186), la miscellanea giuridica di Parigi 4568 (C.L.A. 557), e altri simili, troviamo fra essi, nonostante le diverse provenienze, una vera e pro.llunciata rassomiglianza, non solo nei caratteri generali, ma anche nella sostanziale forma di molte 'singole e caratteristiche lettere. E potrebbe allora pensarsi che, se non forse in tutta l'ampia area dell'Italia settentrionale, quanto meno in quel nucleo del regno longobardo che era costituito dall'Austria e dalla Neustria occidentale (per la Tuscia mancano documenti) fosse in via di formazione una minuscola nazionale, avente molti punti di contatto con la retica e I'alamannica, e che il processo sia stato bruscamente interrotto dall'avvento della minuscola carolina. Si potrebbe esser tentati di estendere queste considerazioni anche ad altri territori, compresa 95

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Paleografia latina

Il particolarismo grafico

la parte meridionale del ducato di Spoleto, fondandosi sulla scrittura, assai analoga, della collezione canonica vaticana Reginense 1997 (C.L.A. 113), sicuramente originaria di Chieti, ma è piuttosto arrischiato fondarsi su questo unico documento, per importante che sia. Ciò che non accadde nell'Italia settentrionale avvenne, peraltro, nella meridionale, ove l'illustre monastero di Montecassino risorto negli anni dal 717 al 741 sulle rovine della distruzione lon obarda del 581, si stava avviando ad alto grado di splendore. All;;:-sua scuola illustrata dal nome di Paolo Diacono suo ca o riconosciuto convenivano da tutt;Italia st-udiosi e codici ragguarde: volissimi, e coloro che vi convennero tr~on.QJlello scrittorio, oltre un comune interesse culturale come a Verona, a Bobbio e a Lucca, anche (come a Nonantola) un comune interesse capijQ"afico e forse un coordinatore, che indirizzò univocamente i tentativi degli scribi, come avevano fatto Vinitario e Valda a San Gallo e come poco più tardi farà l'arcidiacono Pacifico a Verona, ma mentre Pacifico viveva in un'epoca e in un territorio nel quale era impossibile s~ttrarsi all'influenza della minuscola carolina, il benemerito e ignoto capo dello scrittorio cassinese poté, come Vinitario e Valdo, per tempo e per luogo essere immune da quella influenza.
È o inione comune autorevolmente formulata dal 10we in una monografia fondamentale (The Beneventan Script, Oxford, 1914) che la scrittura formatasi a Montecassino trovi la sua base nella corsiva nuova locale. È tuttavia stata formulata recentemente l'ipotesi che nell'illustre cenobio benedettino si sia, in realtà, raccolta l'eredità di quella precarolina dell'Italia settentrionale che si è visto poco sopra essere in via di formazione e aver trovato specificazione particolare a Nonantola, e questa ipotesi, fondata su suggestive

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corrispondenze grafiche, potrebbe trovare appoggio nel fatto che, probabilmente, nel monastero (in strettissimi rapporti con quell'Arechi. di Benevento che, dopo la caduta del regno longobardo, dismettendo il titolo di duca per assumere quello di principe, si era messo a capo della resistenza contro i Franchi) insieme con Paolo Diacono si erano raccolti molti dei maggiori rappresentanti della cultura e del nazionalismo longobardo dell'Italia settentrionale, e costoro avevano certamente portato con sé i loro libri, scritti in quel tipo di precarolina. E una conferma se ne potrebbe cercare anche nel fatto che mentre i codici di questo genere e di questa provenienza sono relativamente numerosi, solo tre sono quelli cassinesi sicuramente attribuibili al secolo VIII: l'Isidoro di Montecassino 753 (C.L.A. 381), la raccolta grammaticale parigina 7530 (C.L.A. 569) e l'Isidoro di Cava dei Tirreni (C.L.A. 284), tutti degli anni fra il 779 e il 797. L'elaborazione della nuova scrittura rocede lentamente, anche se sicuramente, nel corso del secolo IX e può essere seguita in tutti i suoi particolari nelle splendide riproduzioni di E. A. LoWE, Scriptura beneuentana, Oxford, 1929, tavole da 7 a 25. Né lo arresta la seconda distruzione del cenobio benedettino consumata dai Saraceni nell'883 perché i monaci, anche nel periodo in cui ripararono sotto l'interessata protezione dei principi capuani, ne continuarono do svolgimento, rendendo la scrittura più calligrafica, introducendo una regola per l'uso della doppia forma della legatura ti e per quello della I alta, regolarizzando il tratteggio con attenta distribuzione del chiaroscuro (LoWE, cit., tavv. 26-58). Ma è il secolo XI, quello degli abati Teobaldo e Desiderio-;-del risorgimento del dictamen con Alberico e coi suoi discepoli, della poesia di Alfano, dell'egemonia culturale deLl'abbazia su tutta l'Italia meridionale, il grande secolo di Montecassino, insomma, c e Issa definitivamente i canoni della scrittura, la quale ha i suoi centri principali nel principato di Benevento e non a torto, quindi, è ormai concordemente chiamata ben even t an a nome usato f!E dal. sec. XIV, scartando altre denominazioni, come quella di «scrittura longobar97

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Il particolarismo grafico

da» tutt'altro che inesatta, soprattutto se è da accettare la ipotesi più sopra formulata circa la sua origine, ma tuttavia equivoca perché essa è 1u~t~ posteriore alla cadut~ del r~gno dei Longobardi. _Caratteristica generale de~a ~crlttura. e la estrema calli raficità e il tratteggio coi tratti orizzontali verticali e obli ui verso sinistra molto rossi,_ quelli obliqui verso destra ridotti a sottili tiletti (tav, XVI). Alcune aste verticali'brevi sono spezzate e composte quasi da due rombi sovrapposti (fi . 12 2. e lettere caratteristiche sono a, e, r t fig. 12, 1); l'uso 'delle le ature con i è obbligatorio e quella con t ha questa letter~ a orma 8 se il suon? è assibilato normale se è sordo (fig. 12, 3); le lettere con J occhiello a' destra entrano facilmente in nesso con le seguenti se occhiellate a sinistra (fig. 12, 4: do, pa, bot). È questo il periodo al quale. ap~arten~ono ~ più, ~elli e più importanti codici beneventaru e m CUImas.sImo.e il fervore per la trascrizione di classici. Al sec. XI,. infatt~, ap~artengono, oltre il famoso codex unicus la~r~nziano di Taclt~, il Varrone e il Cicerone della stessa biblioteca, LI, lO; il Cicerone leidense 118' il Virgilio parigino 10308, il Seneca ambrosiano C. 90 inf. '(saggi in CHATELAIN, Paléographie des classiques latins, Parigi, 1884-1900, tavv. 146, 12, 17, 49,

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38, 74, 167) ecc., mentre ad epoca più tarda (sec. XII-XIII) va attribuito il Cesare pure Laurenziano 58, 6 (CHATELAlN: cito 49). Nel seguente comincia la decadenza: le ùetter~ ~l im 'iccolisCOOo la scrittura si irrigidisce e erde spontaneita: erde terreno' di fronte alla- carolina che comincia a penetrare anche nell'Italia meridionale; nel XIII cede alla gotica. Rarissimo ne è l'uso dopo quell'epoca e dovuto proba98

bilmente a mera imitazione, come quelle Vite di santi alle cc. 193-213 del codice cassinese 466, di cui è stata dimostrata recentemente l'appartenenza al sec. XV o come in alcune capricciose annotazioni del 23 novembre 1400 nell' I nventarium bonorum eccl. S. Martini de Platea Nidi dell'archivio abbaziale. Il Lowe elenca oltre 600 codici in questa scrittura (una ventina sono di classici latini) dei quali oltre due quinti conservati nella biblioteca di Montecassino. La scrittura beneventana fu usata anche a Bari ove il canone (secondo una recentissima ipotesi del Petrucci p~ influenza della scrittura cancelleresca bizantina) venne legermente modificato, arrotondando alquanto le lettere e diminuendo il contrasto fra tratti grossi e tratti sottili (« tipo di Bari », es. EHRLE-LIEBAERT 15), e in Da1mazi~, ove fu introdotta e diffusa probabilmente ai oene ettini che, alla fine del secolo IX, s'insediarono in S. Crisogono di Zara e di là si estesero coi loro monasteri a tutta da costa e le isole. Si deve notare che la beneventana non fu solamente scritrora libraria: le numerose sottoscrizioni che si trovano in varie carte attestano che era di uso comune. Secondo il Gallo, che si è occupato -in modo particolare delle scritture ocumentarie dell'Italia meridionaìe, essa non assò mai nei documenti in alcuna parte del Mezzogiorno, tranne forse che ne e ug ie, e m formalibrana,senza frattura del canone: le scritture che talvolta si trovano designate come «corsiva beneventana », «corsiva longobarda », ecc., sono in realtà o curiali napoletane, gaetane, amalfitane, sorrentine, oppure scritture notarili derivate in modo autonomo dalla corsiva nuova, aggruppabili in tipi salernitani o in tipi beneventanocapuani. Certo, l'uso che si suoI dire ne sia stato fatto in Dalmazia per documenti da parte di monaci che fungevano da notai, è contestabilissimo, da che il Praga e il Nagy hanno dimostrato la falsità, per lo meno diplomatica, di quelle carte, ma l'affermazione del Gallo sembra deva essere ripresa in attento esame. Molti documenti dell'archivio capitolare e dell'archivio di Stato di Benevento, dell'archivio abbaziale di Montevergine e di altri ancora mostrano, infatti, 99

Sicché il documento più antico. rovamenti risalgano al 1889. la quale da allora assunse caratteri rori e può essere considerata una scrittura a par~ "Strettamente legata alla minuscola corsiva romana dalla quale deriva. vi si erano stabiliti i lSlgOti che l-. secondo facs. l I I I I I· 101 . di Recesvindo (~5.Paleografia latina Il particolarismo grafico forme che difficilmente potrebbero attribuirsi a svolgimenti diretti e autonomi della corsiva nuova (della quale non ci sono pervenuti saggi meridionali) piuttosto che a tracciato rapido. attribuibili secondo il Potter Robinson al 650 circa. continuò il suo svol imento verso forme di corsiva nuova Jocalizzata.). Isidoro conservato nel cod. Dopo le invasioni degli Svevi. la quale. anteriore al 732. È questa l'e oca di Isidoro di Sivi lia la cui opera principale.L. 728.. 16. sebbene I . che i paleografi ~ indicano col nome di c o r s i v a v i s i g o t i c a.tà della riproduzione. A quanto pare. La scrittura vi era raticata a tutti er tutte le evenienze eciò significò. la Sana. ulla .L. 727'. lo Schiaparelli crede abbia esercitato sensis bile influenza la scrittura merovingica che. scritte intorno al 731. la Spagna era stata completamente romanizzata e la latinità vi aveva im resso orme profonde in ogni forma di ~ciale. di~tra che in Siviglia a quel)'ep~ca. nel tracciato corrente. Ma pochissime sono pubblicate e ancor meno (non più di due o tre) quelle di cui si ha 11facsimile: di più la dif~icol. al quale possiamo ricorrere è del 775. secondo notizie gtornalistiche conterrebbe il testamento di Wamba (680). ma in realtà può darsi si tratti di coincidenze di svolgimento da una base sostanzialmente comune. Durante il corso del secolo VI si andò man mano attenua~ con~p trasto fra li invasori ariani e ~ opolazione romana cattoli~. 26. . con data certa. di Salamanca . finché.... ma diversa da essa: quella. I<InCIPIO del sec. 728). forse . Nella .. primo facs.o ~ scrittura s agnola.r!ri l VIII. Cl"" alla fine del secolo V con il re Eurico staccarono efinitivamente la penisola dal centro dell'Impero. sono più di un centinaio. della romanità che egli cercava di rinnovare. rese n da omez . di Chindasvindo (642-652). corrente e trascurato di modelli beneventani. le Origi'3!.. 16 e 26-27 del codice 27 l del seminario di Autun.). anche la fami lia reale si converti al cattolicesimo. VIII e le note marginali al s.riuscl il tentativo giustinianeo di ricondurla-nell'orbira. qui come in Italia che alla base dell'evoluzione rafica spagnola sebbene si continuasse certo a scrivere libri in caratteri maiuscoli.ua formazione. lo Schiaparelli è riuscito a stabilire che nel corso del secolo VII si o erò una trasformazione nel. fu la minuscola antica. 27 della biblioteca di Autun (C. Fondandosi su questo e per mezzo di confronti con la forma delle lettere usate nelle carte e nei codici italiani in corsiva e in semicorsiva. di Ervige (680-687): una di esse. mentre alcuni saggi di corsiva spagnola certamente anteriori sono nelle aggiunte alle cc. I più antichi esempi di corsiva visigotica devono rintracciarsi in alcune addizioni (cc. e in pochissimo altro materiale che solo criteri paleografici ci permettono di attribuire al secolo VII e 6CO. come si è visto..ora na ricchissima biblio-= teca.medesi del d· esirno codi ice (C. alquanto più tarde quelle alla c l63 ~. doveva esistere Iàlli.~o. datate con gli anni di Recaredo (586100 601).. 26' e 27) al s. Agostino utun 197 (C. delle quali sono documento importantissimo le ardesie graffi te del tipo « di Diego Alvaro» (prov.A.A. nella semicorsiva delle prime due carte dell'Orationale mozarabicum di Verona LXXXIX (87). fra le « nazionali» è la più antica.oreno. che per dare risultati soddisfac~ntl esigerebbe l'impiego di tecniche raffinatissime (fotografIa con lampada ai vapori di sodio) rende anche quei facsimili pressoché inutilizzabili per lo studio paleografico. dal punto di vista paleografico il panorama è più semplice. come l'Italia e la Francia. Nella parte più estrema dell'antico Impero Romano.L. dopo complicate e pietose vicende familiari. 8 l I l Ma.A... anzi.2-6~2).s come è stato più volte giustamente osservato. insomma. degli Alani e dei Vandali.

in FEDERICI. Le conclusioni a cui giunge lo Schia arelli nel cita. Anch~ qcinon è facile tra. siva visigotica si diversifica: pella parte settentrionale della penisola. folto di legature.L. anche ipotetiche. che la so ianta alla meta CIrca e II. Sarà comunque difficile g~un~ere a co~clusioni. subisce forti iniil~enze arabiche.L. un secolo circa dopo la formazione della visigotica. peraltro. se il termine di « precarolina » è preso nell'accezione ormai corrente. delle quali ha i caratteri generali comuni: sul che. la minuscola non sentì.t con ar~sso oc~ello JfI& J3 1 oltre la u talvolta piccola e soprascritta. e forse anche la affermata derivazione non dalle corsive o semicorsive romane direttamente ma dalla corsiva visigotica ormai già formata può essere soggetta a revisione. come il Vat. è alquanto anteriore al 732 ma la scrittura vi è completamente e compiutamente formata) sembra deva supporre una forte influenza di qualche centro scrittorio particolarmente importante. La scrittura Eiù caratteristica e nota della enisola iberica.to studio sull'origine della scrittura visigotica sono che Ia mmuscola si svolge dalla corsiva sotto l'influenza dell'~ncial~ e della semionciale e che il periodo della sua formazione e ~ue~o fra il VII e l'VIII secolo perché. come quello del noto frammento bilingue paolino di Sigiienza 150 (EHRLE-LIEBAERT5). C. per essere relativamente antica (il più antico codice datato finora conosciuto. Reg. Il. Lo Schiaparelli aggiunge anche che essa non è soltanto una corsiva tratteggiata calligraficamente.ciale e la. analoga a quella di Montecassino sull'Italia meridionale. ma ap~tiene altresl al ~o delle recaroline. la corsiva odItinaria continua la sua strada e ra l a sua sta l a ne secolo IX costituendo un tipo che si può chiamare <~rsiva leonese » e si trova usato nelle carte. tendente a inclinarsi a sinistra e a svolgersi verso ['alto. con aste alte e pesanti. non tanto nella forma delle singole lettere (sebbene lo Schiaparelli noti. il diploma di Ordofio I dell'860 ripr. o. STEFFENS 35). talora quasi stilizzato. sebbene nessun codice m qualche modo databile con sicurezza ci sia pervenuto di quel tempo. sia regie che private (es. 103 . la corsiva usata dai mozarabi cioè dai cristiani che vivevano fra ali Arabi fruendo della loro tolleranza religiosa. o senti molto rueno l'influenza araba. 111). non offrono elementi di localizzazione. Nell'emirato (poi califfato) mussulmano di Cordova. mentre potrebbe sembrare che la minuscola rappresenti la canonizzazione nazionale spagnola di un tipo di minuscola antica romana piuttosto corsiveggiante. portò a 102 quella beneventana. sembra difficile essere d'accordo. non reluttante a tracciati retrogradi e sinistrorsi (es. uella per cui fu coniato l'improprio nome di v i s i Ot i c anon è eraltro la corsiva ma la minuscola libraria nazionale cmonizzata (tav. che aveva accettato la g caratteristica dell'onciale. una certa somiglianza fra la a dritta e i segni arabi di 'ain. L'ultimo esempio di questa « corsiva rnozarabica » è datato del 1070. Inoltre.Za~atla Villada e dal Millares Carlo. gain) quanto nel tratteggio generale duro serrato.5) finché nel corso del sec. in tutta la nazione.A. 515. e nell'uso di 2 alcuni compendi fondati sul sistema dell soppressione delle a secondo la regola scrittoria delle lingue senutiche. ove abbastanza presto la riconquista cristiana POrta alla formazione del regno di Leon. la s. 1024 (C. in quanto le innegabili coincidenze tra forma corsiva e forma minuscola di alcune lettere potrebbero spiegarsi come sviluppo parallelo. che comprendeva tutta la parte meridionale della penisola.ciare la storia e i modi della canonizzazione che. il già citato Orationale mozarabicum veronese LXXXIX (87). nza delliiffiinuscola visigotica poi a quella della caroli a. pure lo speciale nesso rit di quelia scrittura si trova in codici semionciali dell'epoca.. che. si sogliono indicare come cara~teristic. forse giustamente.A. 18. XVII).he la a aperta. perché i più anti~hi del poco p~u che 220 codici visigotici conosciuti. ripr. elencati dal p'.Paleografia latina Il particolarismo grafico Con l'invasione araba (711-714) lo svolgimento della cor. che si rivela qualche volta in certe durezze di tratteggio. alcune pagine corsive del Codex Ovetensis Escorial A. anto alle singole lettere. XI so iace rima a . specialmente quando lo scriba è probabilmente arabo.

L. Acad. 23 che il suo medesimo ccpista dichiara.e. toletana e leonese è necessario ricorrere a raccolte speciali. 4.A. Exempla scripturae visigothicae. quale SI era formata all a fme d el secolo. p. contenenti anche essi un Isidoro. 105 . inizi della perfezione (fine IX-fine X). quelle di t con e. a tratti sottili. a. del secolo X e di scuola castigliana. Isidoro dell'Escuriale T. facs. 92 (3). * t. C. alla tav.. IX si ha un saggio della Bibbia Hispalensis (Madrid. oltre i codici e i frammenti inclusi nei C. il codice escurialense. decadenza (sec. visigotica . m. arcaizzante. con tratteggio pesante.distinzioni di scuole. addirittura una modificazione del canone. LOEWE. 1883: alla cui tav. XII). di scuola andalusa. nella leonese. coscienti del loro valore ed usi perciò a sottoscrivere e a datare spesso le loro opere. Molto più diffusi sono gli esempi di codici di scuola castigliana: p. X. 13 Generalmente i manuali accettano una periodizzazione analoga a quella accolta anche per Ja beneventana e stabilita anch'essa dal Lowe in un suo studio del 1910: formazione (secoli VIII e IX). nelle quali oltrepassa in altezza le altre lettere. Il s. & L 3). e infine nella castigliana..A.. 1) del sec. a partire dalla metà circa del secolo X. 705). secondo il Millares. di e con t. il frammento di glossario di Berna A. alla quale appartengono i grandi calligrafi della visigotica. con lettere più alte che larghe.u~ trattmo complementare o da un piccolo uncino. C. leggero np1egamento in fuori dell'ultima asta di h.Paleografia latina ma anche la e eneralmente rt assume atteggiamento particolare nelle Iegature. nella sottoscrizione. fondati soprattutto sull'ornamentazione e la miniatura. con corpo alto e sottile e as~etto più saldo e squadrato. de la Historia. Secondo studi del G6mez Moreno. ' rN + f. ma i criteri sui quali essa è fondata non sono parsi troppo sicuri né al Lehrnann né al Millares. nella toletana. Vitr. potremo ricordare Ia Lex Wisigothorum di Parigi 4667 (STEFFENS 49b). senza variazioni. è usa: ta solo per il suono sordo. Aemil. 13 2) e altre. larga. STEFFENS36) è attribuito al 743 sulla base di una annotazione in cui appare appunto questa data: ma tale annotazione va invece riferita ~'esemplare da cui è stato copiato. Il particolarismo grafico a <r é a. Sono appunto le caratteristiche che i manuali sogliono invece attribuire al così detto terzo periodo dello svolgimento della scrittura visigotica e in base ai quali il Villada ha malamente retrodatato al secolo IX l'Elipando toletano 14.+" --l. Heidelberg. rendendolo assai più calligrafico: tracciato piuttosto rigido ma leggero. 24.e.. perfezione (secoli X-XI). Come esempi della minuscola visigotica più antica. e la loro applicazione ha talora portato a ingiustificate modificazioni di date chiaramente autentiche apposte dagli scribi medesimi ai loro codici. Si sogliono notare anche alcune le ature come uelle di t 50n i in due forme la prima delle quali' con la i breve. È possibile che essi devano piuttosto riferirsi a .. riservando l'altra per il suono assibilato. 27 (già O. la cui scrittura è più fine ed elegante. 2.II. VIII ma mtrodusse .A. n. con archi bassi. 20). 856 o il miscellaneo di Albi 29. tuttavia. in KIRCHNER22b è una colonna del calligrafico Isidoro scritto da Domenico prete nel 1O~7 (Escuriale. cretarono nella andalusa (in cui si può forse riconoscere un resto della cultura isidoriana) caratterizzata.L. in EHRLE-LIEBAERT6 una pagina 2 del quattro non calligraficissimi fogli del codice vaticano R~ é:ense 708. caratterizzata da una scrittura svelta.I1. aver scritto nel 1070. e nel X si con.. queste si cominciarono a delineare già nel corso del secolo IX. come quella di P. e€ &. da una scrittura piccola. aste alte concluse da . ecc. EWALDe G. lettere ben separate una dall'altra. di scuola leonese. per esemplificare le scuole andalusa. non si limitò a specificarsi con 104· piccole varianti entro il complesso della minuscola. Fig. di a con t e i (fig. Quest'ultima scuola.•. perché appartenenti al secolo VIII o all'VIII-IX (ai già citati possono aggiungersi. già Toletanus 2.L. Q1. :i. XIX un saggio della Bibbia Aemiliana (Madrid.

si potrà dire che. come del resto tutte le «nazionali ». ~ssa consisteva in una scrittura libraria canonizzata. Alcobaça 38.pera di. perdutosi il senso non solo della comunità geografica.Paleografia latina Il particolansmo grafico Una notizia cronistica vorrebbe che un concilio tenuto a .>ave~se proibito l'uso della scrittura visigo.ttura che conser~ sem re carattere 'brario anche guando è usat~ er documenti e che è senza dubbio « nazionale »in uanto elaborata nel ter~io occupato da quelle stir i ad o. riducibili tutte a modificazioni spontanee o volontarie di forme «normali ». e in una scrittura normale minuscola. all'antico centro . o piuttosto in quel periodo.Ellico. l'Urbe.Q. complesso e dispersivo panorama dello svolgimento della scrittura latina nell'alto Medioevo. solo che. venzione di quella scrittura.ele~sa. abbiamo dato al vario. degli anni 1110-1129.!:!. si sostituirono tanti centri quante erano le randi unità nelle quali si era frazionato l'immenso cor o dell'Irn'pero d'Occidente. gimento della scrittura romana~ così co~e ~on SI. ma ne continuò uno solo o qualcuno degli svariati atteggiamenti...Spag~a. in sé è verisimile.rafica. tica per l codici sacri e per i libri Iirurgici. attuata da Alfonso VI di Castiglia. non 51 arresto perCIO . anzi. . vivace raffinata. l'antica scrittura ~ana. dai limiti eronologici indefiniti.. 'per i quali era ~ava diversamente secon d o 1 iversr U~l .c.. . Riassumendone le fila principali.riva di ogni validità che non fosse quella della pura imitazione. (l 'Cl' ale \ che nmase avviata a una canomzzaztone a semion . non prosegui la elaborazione nella sua totalità come quando esisteva il centro unico. tica» iù o meno callig. canonizzandola nelle due varietà della maiuscola e della minuscola ins~ una scri. così anche per la scrittura. dodici e più secoli dopo l'inizio di una lunga evoluzione. il s. ma anche dell'unità grafica delle varie espressioni della scrittura. che abbiamo chiamato del particolarismo grafico.. La Spagna riprende. insieme..' . Gregorio di Lisbona.10 svo~.Le6n intorno al 1090 (poco dopo la chiusura. e del resto si concilia perfettamente con la sostituzione del rito mozarabico con que1lo romano. degli anni 1160-1175 e il Liber testamentorum coenobii Laurbanenesis. Con gli accenni ora fatti alla scrittura visigotica si chiude la scorsa che. Caduta Roma. pure di Lisbona. a~resto lo svolgimento della lingua latina: continuo. del 1175. :J . Torre do Tombo 374. il mondo romano estenuato con se nava a quello che lo distruggeva e. ma. invece. E ciascuno di questi centri. comunque. . troppo più sommariamente di quanto sarebbe stato necessario per uno studio non superficiale. ma è pur sem re in sostanza.. lo continuava e lo rinnovava una eredità scrittori a com.omini ad esse appartenenti. e1 s: . t N' libri nrendeva forma di «01l1luscola anlffip1ega a. che si atteg106 'd' . anche se non abbiamo notizia da altra fonte di questo concilio. I'onciale. come ha dimostrato il Millares... 10 un territorio geograficamente più esteso per quella che per questa. La notizia contiene gravi inesattezze. partita dalle rozze forme dell'alfabeto arcaico dei secoli VII e VI a. . che la visigotica nel secolo XII perde rapidamente terreno: gli ultimi codici datati sono il Becerro g6tico o Liber testamentorum di Oviedo. Nelle Isole britanniche li Irlandesi e li An losassoni accolsero le forme librarie più calligrafiche delle due varietà della minuscola antica e da esse svolseJ. del primo atto della riconquista cristia_ ~a della . le forme più usuali s 107 . con la presa di Toledo nel 1085. varia di espresslO~ ma . A parte la ca itale . come l'attribuzione a Wulfila dell'in. . interrotta alla fine dell'unità grafica i negli uffICI locali e_provinciali assumeva forme ca~cellere~che ~~ o meno artificiose. esattamente come per la lingua.Q. E certo è. voluta da Gregorio VII e dai cluniacensi. .

nciale. ancor ogg1 nel quadro dell'unità continentale euro~~ .ibuto_etnico di quelle o olazioni e dalla s iritualità del CristiElesimo.ma una solI!.... probabilmente in buona parte d'importazione francese. la latina.... In Italia per i libri continua a servire l'onciale e. er lo iù tentativi di calligrafizzazi~e delle espressioni corsive e semicorsive della minuscola antica o addirit~ della merovingica. la minuscola carolina desti~ a soppiantarle tutte e a dichiarare anche con l'unità delle forme grafiche che la cultura occidentale non era e non è la somma di tante culture .uco aristica della minuscola antica romana in tutt e e sue be .E. ravvivata dal cont!.1leresche nella corte pontificia. .. 108 109 . canonizza la merovin ica.Paleo grafia latina Il particolarismo grafico della medesima minuscola antica e ne ricava da una parte una corsiva che. italica . " cultura. la greca e la cuillica. '.!:. sicché da una parte continua l'uso dell'~ciale e. per i documenti .! . ove nel monastero di J . dall'altra canonizza la sua « nazionale» libraria nella littera toletana o scrittura visigotica una delle cui scuole modifica leg ermente callisrafizzandolo il canone. capo alla consacrazione nei secoli di una SCtlttura specifica per ciascuna delle nazioni dell'Occidente.. anglosassone. del resto. . dando luo o a canonizzazioni canc. il processo è troncato dall'adozione della minuscola carolina. .si usano tre scritture diverse la latina.difficile Te del resto inutile) 1mmagmare come S1 sarebbe concluso se non fosse stato arrestato. ove si forma la curialisca mentre il roblema della for. ove si elabora la curiale (antica e nuova) e nell'orda curialium napoletano. in alcuni luoghi~emi. nel Mezzogiorno. invece. non ancora sistematicamente studiate.astellana:La Francia ri rende le forme cancelleresche e.. visigotica. forme e lD tutte le sue espresslOm. alcuni dei quali raggiungono particolari tipizzazioni.9ascuna delle « nazionali» fra il secolo IX e il XII finì per cedere di -Il fronte a un'altra scrittura.E.'-azione di una scrittura libraria minuscola non assume indirizzi unitari nclie v. franca. Ma . a Nonantola. q~esto largo e dispersi~o processo di elaborazione pa. caratterizzata da forme e atteg_ iamenti locali abbastanza ronunciati. Esso continua. raggiunge una certa stabilità morfolo ica nelle due varietà leonese e mozaraba. -~È . forse. com: ciascuna ha una sua lingua e come.ri~micorsive ~recaroline del Settentrione e quando sembra sia per assumerne uno con una elaborazione della corsiva nuova compiuta soprattutto. retica.irlandese. ma non risolve il roblem. in assai mi~r misura della semionciale dall'altra nasce la confusa e dis ersiva fioritura delle recaroline. forse avreb messo . sovrapponendo artificio ad artificio. per la conservazione di una unità di base della civiltà moderna . per la circolazione delle idee.-della scrittura libraria. la beneventana scrittura naMontecasslllo S1canoruzza zz:» • zionale dell'Italia ~idionale e dell~ Da~az1a.e fu ventura per ia diffusione internazionale d~l libr~. e forma la litter.la minuscola corsiva si localizza e si specifica in wietà particolari di «corsiva nuova >.

d processo meno semplice e '. di Mordramn~. a mmu.s . attraverso un plU SCIO trato teggiamento della semionciale. tteri della S!SJnRB. e concluse P:~I <>. l entI icare. La quale ebbe anche il nome di romana.aal ni fra il secolo VIII e il IX. . .•.~lf~enne. m~odecenni più tardi.. confronto due codici famosi. e l pru ora parlano di «minuscole precaroline» al plurale) accettata dunque questa idea. più ancora che canonizzata.. ravvi-va d una i~irazione mistica sconosciuta all'Imnero di Augusto e di Traiano. cristallizzata nei nostri 110 . . Accettata da tutti l'idea della esistenza di una minuscola recaro-lina (e non poteva essere altrim~nti. il VatIcan? e. compiuta nella scuola. della sancta romana respublica. d eIla e sistenza di tipi di minuscola gia. effettuata nella scuola palatina del Carolingi. . ma non del tutto ingiustificato se lo si intende come espressione culturale di un impero universale.. che aveva materialmente sede fuori di Roma ma si intitolava pur sempre romano.•. di S.••. d 1 Liber diurnus. Al sorgere del secolo IX."UUI vaticano del Liber diurnus e tenendo• conto . La questione dell'origine di questa minuscola che imitata poi dagli umanisti in sostanza si è er etuata nel tempo e si è. Il Traube.la Bib?ia. .formati anterIOrm:n. la corona dell'Impero romano e cristiano. al singol~re. Martino t a cavallo -. non ritenendo provata l'origine rocodice mana d el l. . Roma 1'1centro di una elaborazione ~olast!Ea scola.m cui vi fu abate Alcuino. non molto di111 ~=.t·"·one 010 XIX è m ~erto I? del la carolina nulez10nata e . sui quali i precedenti t1ce~atot1 ~on av:vano sufficientemente fermato la loro atte~~n~nde. o. la di cussione si apriva sui r~porti fra . giacch~ i codici c erano) varia e molteplice di espressioni (tanto vana e ta~to molteplice che mentre alcuni rimanevano fedeli all'espressione «minuscola precarolina ». Ilario basilkano in semionciale. usat~ ~~l Traube. Federi " il q.non . XVIII). un semplice parallelo in una scrittura che era nuova ma era anche ualche cosa di vecchio. era ormai maturo.. . Ressel (1923) suppone che Ia car?lina envasse dalla sintesi dei caratteri della « classe precarolina » e del tipo di scrittura usata per . che allora si riteneva scntto a. lo riportò in Francia. è stat~ a ungo odo riassunta e per~LI!"'o~in. l'unità spirituale del mondo occidentale. te alla carolina. A. I il s . conmise a . CIOè app~ o .osizionej!i uesta unità spirituale anche nella tecnica della scrittura.. se si vuole.'. 10 d Il e .. La ricostituzione politica dell'Impero con una nuova determinazione che lo faceva identico al vecchio eppure nuovo e diverso trovò una espressione. peraltro.. caduto in certo senso giustamente in disuso allorché si riconobbe che Roma non era stata né la sua culla né il suo centro di diffusione. la così detta minuscola carolina o rotonda (tav. ove dall~ CO~SlV~ erovingica m da modelli librari in onciale e in semicorsrva ltall~a avreb' be avuto formaiione una minuscola recarolina dalla quale poi si sarebbe svolta la carolina. da V.. umata finezza tecmca. orse.uale.recarolina e carolina. che vide. Questa opinione ~ ripresa. altri parlavano di una « classe precarolina ».. e l'O-. rinnovare idealmente.s eJ se~ondo ~ la romani sel'altro è se non una rIeIaborazlO~e di.. ma con piu ~on. Roma m mmusco a. il roblema della trasl?. re originalità.rlrme t mana della minuscola diritta. ours 111mionciali. .Paleografia latina LA RINNOVATA UNITÀ GRAFICA OCCIDENTALE l dibattuta e discussa.. in una notte di Natale memorabile per la storia del mondo e della civiltà. otendo lU.

che erciò oté sor ere nel ~e~esimo teID~ e in iù luo bi. creò un canone gra§. verso la carolina. È eraltro ossibile un ri ensamento del roblema allia luce dei nuovi orientamenti degli studi aleografici. contribuirono anche elementi extra aleo rafici. continui le sue oscìllazioni man mano meno ampie. mentre le altre rima_ sero limitate a centri scrittori minori. ordinata da Pipino e condotta a termine da Carlomagno. e ne nacque una scrittura che soddisfece le necessità di comunicazione. gli estremi delle successive oscillazioni.fJfico / sreIl La rinnovata unità grafica versamente da lui H. C. attribuendo la sua successiva rapida diffusione al fatto che essa fu adottata dalla Cotte.Il particolarismo gt. Com letamente diversa è invece l'im ostazione data al roblema dal Gieysztor (1955). infine. per esempio la scrittura del codice dei Pro eti di s. dunquel. e poi con altri tipi. man mano più ravvicinati. secondo lui.a scrit~ra di tipo prettamente carolino sfuggita a Magmano.co verso la metà ~el regno di Carlomagno. soprattutto I'intensa attività libraria connessa cÒl rmascimento letterario carolingio. ne ricalcano le orme e giungono a conclusioni analoghe. la carolina. su tutto il processo avrebbe avuto poi notevole influèiiza la revisione del testo dei libri sacri. allontanando il clero franco dal fon o o olare. cancelliere del re Carlomanno. l. in alcune parole della sua sottoscrizione a un diploma del 769. !Lcomplesso ~elle rearoline si avviava. 10 studio dello Scbiaparelli rappresenta il punto d'arrivo deJ!lericerche condotte col metodo che ha per suo massimo rappresentante il Traube intorno al problema dell'origine della carolina. ove le precaroline più antiche. Al trionfo della nuova scrittura. Gallo. Scritti posteriori. sino a fermarsi del tutto: ai due estremi delUa prima oscillazione sarebbero la semionciale e la corsiva. Né. che la carolina si andava elaborando in iù luo hi. De Boiiard (1925) nell'immagine di un pendolo che. avvenne in tutti gli scnttoru dell Occidente europeo. rappresenterebbero le varie precaroline di origine rispettivamente semionciale o corsiva. e la revisione dei n n sacri e ogni altro elemento esterno ai fattori graficr possono aver contribuito alla diffusione della nuova scrittura non averla determinata e indirizzata. Lauer (1924) pensa che l'elaborazione dei vari elementi ch~ co~~luiro~o n~lla minuscola carolin~. sorte sul terreno della merovingica. ch~ hanno sottolineato l'importanza della trasformazione della seratura da maiuscola in minuscola al In e al IV secolo d. Il distacco dalle recarolme e c01ae initivo abbandono delle forme maiuscole e nelle corsive. che è in minuscola non meno 112 rfezionata di quella della Bibbia di Mordramn?. invece. 10 (Schia arellil (1926) attribuisce quello svolgimento all'azione di tendenze generali. ecc. è p~rimenti giustificato indicare l'uno o l'altro scrittorio come culla di essa: molteplici indizi dimostrano. fatto eseguire da Giovanni n vescovo di Costanza (760-781). caroline. che a quell'orientamento apparve centrale nella storia della scrittura. arieggiato. così Come alle stesse necessità era dovuto il ritorno all'uso comune del latino. della classe feudale in tutto il territorio fra l'Ebro e l'Elba. la scriptura luxoviensis e la corbeiensis fondendosi tra loro. anche scritta. Questa complessa elaborazione è stata schematizzata da A. 113 . soprattutto monastici. alla quale si giungerebbe attraverso nuove fusioni delle scritture così elaborate con altri tipi precarolini in più diretto contatto con la semionciale.. che avrebbe dato occasione alla scrittura di moltissimi codici nuovi. ma pru particolarmente in Francia. Ph. il punto d'arresto. fine della carolina. co raddrizzamento delile aste con la rotondità e !'isolamento delle lettere con l'armoniosa r0l'0rZIone fra aste superiori e inferiori e corpo dell~~ittura a cui deriva il caratteristico as erto tondo. Steinacker (1924) la itiene prodotto di evoluzione della semionciale influenzata dalla corsiva e la mette originariamente in concorrenza con tUtte le altre pre. come quello del Pagnin sulla precarolina italiana. si sarebbero man mano accostate ailla carolina. già 'poco do o la meta del se~o-VIII. il quale considera la scrittura come un fatto sociale e attribuisce la formazione della carolina alla regolamentazione della vita monastica che. avendo avuto un impulso.

il codice veronese dei Sermoni del vescovo Egino (C.e van~ Bibbie «di Alcuino » (di una. ecc. generali anche le conseguenze grafiche: cièÌ spiegherebbe agevolmente anche la «poligenesi» della scrittura carolina. La oli enesi' sia ure limitata. iù squaduto~ iù diritto que o . origine turonense. S1 ha un saggio di STEFFENS47): più calligrafico. più ra i o nel ~racoato. facs. dei più che 6000 codici del secolo IX a noi pervenuti) non sarà possibile orientarci attribuendo caratteri peculiari a ciascuna scuola: è tuttavia possibile' che i due filoni rinci ali siano rappresentati ~ La rinnovata unità grafica «di Corte» o pala tino rappresentato dall'evanye- arto purpureo scritto dall'amanuense Gotesadco per Ca~ o~ magno nel 781. più tendente ad inclinare e aste e l'asse delle scr:ttu: iù incline a tollerar ature ed elementi rovenìentt da .L. dopo lo studio dello Schiaparelli. come mostra l'aspetto fine. ma piuttosto un !ipo generale o un~ classe» carolina. 136~) e dal « tipo di Tours ». corredata di saggi fotografici.A.!incipio del X i vari ti i si f~ono e si armonizzano e si EUÒ veramente arlare di un canone oarolino. rappresentato fra l'altro. sebbene. • Solo alla fine del secolo IX o fors'anche al. Palo 1448.A. secondo i canoni dello storicismo marxista). già nell'8IO. 1203 (C. oggi si suole insistere.~rio genio e i ropri modi: si veda. ' dQ Ma ià al rinci io del secolo IX i ti o generale della scrittura carolina comincia a &Hòni:Ìers1 nei territori che facevano arte del Sacro Romano Impero ~prima accettando com romessi con le minuscole gtà in uso nei singoli centri scrittori e quasi agendo all'interno di esse nel senso . avrebbero avuto origine codici come il forse nonantolano Liber diurnus vaticano.L. già citato. anche se abbastanza articoato in varietà locali. oi ~m re iù fo iandosi secondo il e. 840). in scrittura canonizzata. Generale il movimento di 6 cultura. abbia riproposto allo studio i codici che da due secoli gia~e~no. alla fine del secolo VIII (c.a. sulla quale.L. È cioè pensabile che il « rinascimeato » dell'età di Pipino e di Carlomagno. ora a Berlino. STEFFENS 5P scritto a S.. Finché il Bischoff non avrà assolta la colossale impresa cui si è accinto (descrizione. C. la collezione di scritti di cronologia ora Vat. 1057). ma non del tutto estranei nemmeno al mondo romano. dall. arieggiato ed elegante degli scolii al Frontone palinsesto vat.L.P aleografia latma e hanno fatto ra ionevolmente supporre un uso della «minuscoh antica» assai più diffuso di quanto non sia documentato dalla conservazione dei codici di lusso. e delle semicorsive. forse sorella di Carlomagno. Floriano.. 681) e. quali che siano i suoi motivi più intimi (non esolusa la «necessità di comunicazione» del Gieysztor. regolarizzare calligraficamente secondo i propri schemi le lettere di forma sostanzialmente comune e rispettare invece le peculiarità più caratteristiche (l'esemplificazione sarebbe lunga: basterà citare qui il codice delle Vitae patrum di Bruxelles 8216-18. tanto l'aspetto è di minuscola carolina ormai compiutamente formata. ~l codici che sogliono raggrupparsi intorno all'altro evangeliano <1i 'treviri 22 scritto per una religiosa di nome Ada.Q.A. presso Linz. 5750 riprodotti in EHRLE-LIEBAERTc. in effetto. per esempio.2!!e scuole francesi o sotto influsso francese s ie a altresì come in ori ine non si I abbia ancora una seri tura carolina unica. n. Phillipps 1676. minuscole non caroline quello di origine p. secondo il Pagnin. la massima parte degli scrittorii in cui ùa nuova scrittura appare alla fine del secolo VIII siano in realtà francesi. ora a Parigi. ove la a è ancora a erta. sia pure spogliata della qualificazione classista che egli vi annette. il ravennate Omiliario di Alano (Troyes 854. scritta forse intorno all820. rimanendo piuttosto problematico lo sviluppo locale dal quale.Jl~lverosi e dimenticati nelle vecchie biblioteche e ciò abbia indotto anche alla ripresa delile loro forme grafiche riprendendone lo sviluppo interrotto secondo nuovi indirizzi. copiata a Treviri (EHRLE-LIEBAERT.la n è ancora maiuscola e sono ammesse ancora-1egature come uella di e e t nell'interno delle arole e soprattutto quelle acute di r con lettera seguente).tàì:iel secolo IX 115 re f f 114 . Così entro la primL mJ:.A. 9) nella quale 2 ·a prima vista non ci si accorge del permanere di alcune a aperte.

il raddrizzamento e I'Ingrandimento della scrittura.a toletan!!... del sec. neventana. Ma~or resistenza 0QP. al solito sotto influenza dei monaci di Cluny: si veda.•. Lione.Pateo grafia latina La rinnovata unità grafica in tutti gli scrittorii della Francia~ della Renania e dell'Italia settentrionale non si usa più che la nuova minuscola: alquanto maggiore è la resistenza degli scrittorii della Rezia. il salterio di S. la persistenza dì a1cuni elementi corsivi. perfectae aetatis homines scribant cum omni diiligentia ».e. era completamente caduta m dis~o. Più resisté l'Irlanda ma cedé anch'essa nel corso del secolo XII. per il XII il Battelli segnala diversificazioni locali... fra la scrittura nazionale e la carolina . in quanto durante il secolo IX le scuole francesi avevano veramente assunto posizione scientifica e letteraria capitale e le opere da esse uscite esercitavano la loro influenza dappertutto. in quanto effettivamente le forme minuscole della scrittura carolina chiare.) ma non altrettanto o 117 . « et SI opus est evangelium..k. n.!.. XI. ben caratterizzate. esteticamente ben proporzionate erano intrinsecamente superiori a quelle delle altre scritture librarie. oltre che da un certo irrigidimento del tracciato e dall'accentuazione del contrasto fra tratti grossi e tratti sottili dall'uso della s maiuscola in fine di parola e del segno diacritico sulla doppia i o sulla i seguita o preceduta da u. Fleury.si continueranno nella gotica. Ves ansione nell'interno dell'estensione eo rafica del Sacro Romano Impero . il tratteggiamento accurato e àIquanto ricercato per il secolo XI. nelle Isole' britanniche fu la dominazione normanna a decidere la lotta.34) scritto a Winchester nel 1019 o 1020 . la diffusione nelle terre che ormai sfu ivano -all'Impero e nelle quali le minuscole librarie che vi si erano formate erano canonizzate e avevano assunto valore veramente nazionale.ttori. e per quest'epoca alcuni paleografi preferiscono addirittura non parlare più di minuscola carolina e identificano una minuscola « di transizione »... Reims. m. e non potranno avere base scientifica finché non saranno stati compiuti tudi sui singoli principali centri . I manuali danno un certo numero di regole empiriche per la datazione dei codici: notano per lo più la semp1icita e la ~golarità del tratteggiamento. psalterium vel missale scribere... la forma cIavata delle aste superiori.leggersi.f~ facilita~da dìs osizioni legislative come il ca itolare del 23 marzo 789 col uale s'imponeva la correzione e l'emendazione dei testi scolastici. e la scrittura nazionale vi resisté casi a lung? e si può dire. ove la minuscola ivi formata aveva tali qualità callIgrafiche da affrontare la competizione e resistere sino al1a seconda metà del secolo stesso. invece. 12 (EHRLELIEBAERT. circa.e dalla seconda metà. Magonza. Anche della S'pagna si è detto. per esempio. fa progressiva scomparsa dei residui corsivi (soprattutto la a aperta) e della forma clavata delle aste nel secolo X. Reg. Come si è già detto. Vat.O I l'ltàIia meridionale nel uale certamente SI SCrIsse. m. quando final~ente questa concluse il suo ciclo dette il suo luogo a una scrittura che non era più carolina ma già gotica. in Inghilterra non si scrissero uasi iù i libri se non in carolina. arieggiate. dei quali conosciamo bene o sufficientemente alcuni (in Francia. ecc. Ma questi criteri sono assai ~ci.. fu. p. limpide. Edmondo. Tours. Costanza. Reichenau. invece il re o Normanno el... caratterizzata. ma in proporzione assai minore che no. in Italia Verona e Bobbio.del resto già ingaggiata. che . Meno agevole fu. è fatto certo che !lI principio e alla~à ?el ~ecolo XII la li!.!!. comode a . e si affidò non più -aèI-elementi politici ma ad elementi culturali. oltre che politica.!!. non riuscì mai a dominarvi e. e ad elementi grafici. Lorsch. u per il secolo IX. e se pure non si considera veritiera la notizia del concilio di Le6n tramandataci da Rodngo di 116 Toledo.anche iii carolina.. in Germania Colonia.0se. ma soprattutto ebbe agevole svolgimento perché quei territori erano 'tornati a formare una unità anche culturale. la mancanza di trattini complementari al'inizio e a a fine delle aste di i.

quando scrivono usano la carolina e in carolina si sottoscrivono: anzi.53).. nei luoghi dove non esisteva un ceto distmto di notai. non poteva introdursi sic et simpliciter in documenu dì così grande autorità e solennità. atti notarili erano scritti in una merovingica già aperta ad mfluenze librarie. regolarizzare. gli. Questa sostituzione riesce più facile e rapida. cancellieri o tabellioni associati: p. come nella prestaria dell'abate Cozberto. Parigi. di Berengario I del 912 in STEFFENS 59 64 67) poi aggredendo risolutamente anche a sostanza celle forme scrittorie e sostituendo le lettere merovingiche con le caroline. mentre nell'età romana la « normale » rimane in realtà un modello ideale astratto e non una concretezza grafica. nata libraria e divenuta usuale. e. sciogliere dalle legature le forme merovingiche (cf. Naturalmente la minuscola carolina.subscriptio dell'imperatore e della reco nitio del cancellie e. Perfino ne!11acancelleria imperiale e nelle regie. p. i cui codici più autorevoli sono infatti per la massima parte in scrittura carolina. a San ~allo. e con la Renovatio degli imperatori sassoni le ultime tracce della vecchia scrittura sono Qm. nat. e. del quale il così detto rinascimento carolingio fu il primo episodio: qui e ora SI trascrissero e ritrascrissero attivis. 41) l'influenza della carol~a si fa valere. piuttosto di un adattamento .Paleografia latina La rinnovata unità grafica nulla affatto molti altri che pure ebbero grande importanza: e questa ricerca rivestirebbe speciale interesse per gli studiosi di filologia classica in quanto proprio questi secoli e questo territorio di rinnovata unità grafica sono sede di un vivace rifiorimento degli studi letterari. e. finisce per sostituirsi ad esse. non sono tenuti ad usare la scrittura specifica e artificiale di quegli uffici e di quelle corporazioni. dapprima solo formalmenteJ in ucendo a calligrafizzare. si riduçQpo 119 . non' appartenendo ad uffici o a corporazioni chiuse eli scrittori professionali di documenti. già ~ troviamo usata una min~scala carolina uasi urissima. la carolina tIlUOVe all'assalto anche di quelle scrit118 ! l ture s~ali stesse e. e verso la fine di quel secolo in minuscola alamannica. i diplomi di Lodovico il Germanico dell'856. nell'epoca e nei luoghi nei quali fu diffusa la Ca Qr ~ . in canceneria fu trasformata in m i n u s c o l a d i P 10m a t i . Anzi.ai scomparse o confinate nella artificiosissima scrittura allungata stretta e altissima.c a o c a n c e I 1e r e s c a' In verità non si trattò di una Il'''''''':'tr'''a''''sf"ormazione. Ma un'altra constatazione interessante è necessario faccia il paleografo a proposito della minuscola carolina: ed è che cdl suo stabilirsi torna ad a. ove verso la metà del secolo VIII. CHATELAIN. . il già citato diploma di Carlomagno per Fulda el dicembre 781. STEFFENS. scomparsi oggi definitivamente e irrimediabilmente perduti gli antichi arche tipi allora ancor conservati. di Lodovico III dell'882. in sostanza.. p'iuttoma sto che di minuscola di 10matica o cancelleresca SI dovrebparlare di artifici cancel1ereschi a plicati alla IIW1uscola carolina allo sco o di dare alla scrittura uluale un aspetto caratteristico e solenne: artifici che. un qualche cosa eli cui possiamo sorprendere solo manifestazioni fenomeniche filtrate attraverso esperienze librarie o rilasciate nel tratteggio corsivo. dove prima dove dopo. della prima riga dei ~'plomi e delle formule della . Tutti coloro che. infatti.Qei classici e a questo fervore dobbiamo quasi per intero se. ove alla fine del secolo VIII si usava 'la merovingica nelle sue forme canoniche (cf. Paléograpbie des classiques latins. simamente i testi-. 1884-1900. allineare. rogata da Huozo presbiter il 7 giugno (STEFFENS.I!Earire il concetto di scrittura « normale ». come si è visto. isce er assumere essa nelle sue medesime forme canonizzate la funzione di «scrittura usuale ». possediamo tuttavia la gran maggioranza delle opere capitali della letteratura latina. come può mostrare una semplice occhiata alla utile esemplificazione datane nelle 210 tavole raccolte da E.uralmente.

caratterizzata da cura calligrafica. 81. mdlti lica li occhielli della coda della g uno sotto l'altro fino a farla sembrare una specie di festone pendente. e. s azi bianchi}. 72). per esempio.« a ponte» molto distanziate (si veda p.~~o XII.. tuttavia anche er i iù solenni. dall'uso regdlare o per lo meno frequen120 . orzionato àllungamento delle aste so-":~r~a-u·t~to~-su=e~r~lo:'.JefI mente sotto il rigo: cf. come i rivile i. ora alla coda della e caudata. ora a uno dei tratti della Q maiuscola. g usa due forme diverse di intreccio dell'occhielli e a s e intreccia anche le a&te non occhiellate della b e della d. che ogni scriba concreta poi in forme e artifici propri entro un quadro consuetudinario: così. come le lettere bolTate" (e soprattutto le litterae cum ilo canapis) usa la semlice minuscola delle scuole notarili di migliore tradizione. traccia s esso ondulate aste discendenti sotto il ri o . da aste superiori molto alte e inferiori corte. imo della d onciale con lunga asta obliqua forte~e~t~ uss ata e leggermente ondulata e. il privilegio di Onorlo II del 1127 riprodotto in STEFFENS. Anche la ancelleria pontificia.=. variano. mentre er i meno solenni. le lettere bo ate l nn~cenzo 1138) e di Eugenio III (1145) riprodotte m STEF- f:~ FENS. piuttosto che sull'intreccio e sul contorcimento delle ~te. nella seconda meta e :. perché anche quegli artifici. r e la stessa s) e la medesima ondulazione applica alquanto a capriccio. si mantiene più sobria e insiste. 80). e quel Che rimane fermo è piuttosto il generico atteggiamento cancelleresco. ora alla legatura st . quello del di loma di Corrado III del 1139 ri rodotto in STEFFENS. anche della s maiuscola fina!le c~e ~.. graduandolo secondo la maggiore o miliore so ennità dei docutnenti.tr:':l~fin=confrontocor o relativamente iccolo della scrittura sicché le ri he risultano se arate da lar . e . Del resto.5. nel diploma di Enrico III • del 1053 riprodotto in STEFFENS. sull'uso di legarure . p. da intrecci studiatamente raddoppiati degli occhielli della s e della I.I Paleografia latina La rinnovata unità grafica anziché di una dineola come se o ab. dall'uso delle le ature st e ct a forma dì« onte »" con le duelettere distanziate e unite da un tratto m a to: così. quando l(t)Oan ona a tI ----adotta er la sua minuscola diplomatica artifici analog i e ne-regola l'uso. quando si parla di « minuscola diplomatica» non si allude a qualche cosa di preciso e di specifico. 121 . nella medesima cancelleria imperiale. ecc.

..lifigJ:iro. sebbene la tecnica dell'una sia diversa da quella dell'altra (fig.• Bologna e Pari i. Considerata in ra orto alla storia-della el:illura.2n un nome speciale (« minuscola di transizione» 2 oltre l'affermarsi di certe forme grafiche maggiormente diverse dalle antiche. a regolaritàl.. si era ma- UU Fig. o t i c a.D-eriodo..tl. intensissima vita --rruuale ual è uello del basso Medioevo dal :MiJle al Mille uattrocento.!lali _contraEEonendola alla loro littera ant~qua ~cavata. di Rabano Mauro. questa ~crittura si ri orta invece a un . anche là dove. si è completamente svolta (il che avviene fuori d'Italia.al ritmo dei segni.come si dirà più.iài. ispirato soprattutto all'elaborazione della filosofia aristote ica e alla rinnovazione dello itudio. naturalmente. che può richiamare alla memoria quella della beneventana. . A questa SI deve 1a riduzione dell'altezza delle aste superiori e la quasi sop.. comune a tutta l'Euro a occidentale. intorno ai primi del secolo XII) si è formata una nuova seritt derivata dalla carolina attraverso una maruerosa modificazione deI suo trattèg io che è universalmente chiamata y. Quando questa tendenza.Q. così la nuova scrittura divien eresto comune a tutta l'Europa.. come nell'Italia mer. E come 1a.U. sostituendo il metodo del sic et non alla semplice riunione delle sententiae dei Santi Padri o alle enciclopedie di Isidoro di Siviglia. segnatamente nella Francia nordorientale.9. e le dettero il nome di . I caratteri generali più importanti della minuscola dca sono la s ezzatura delle curve e l'anzolosità del tratto insieme con una forte tendenza all'uniformità.&nale.. fe' 123 .del diritto romanQSome unum ius dell'unum imperium.un~ deipopoli nei quali essi vedevano i fattori principali della caduta della civiltà antica. svolgendosi e manierando la scrittura. quello che e stato distinto anche <. SVILUPPO E FORldE DELLA STILIZZAZIONE GOTICA ~el]'ultim? . e strettamente legato al so!:gere delle randi niversità. di cui le aste delle lettere erano andate adornandosi nel corso dello svolgimento della carolina. eriodo della scrittuE carolina... alla esagerazione d~i contrasti fra pieni e filetti all'acutizzazione delle forme rotonde: questa. avan~i. come nelle Isole britanniche.entodi studi. 14).sti i . ultura rende rapidamente il posto dell'antica. caratterizzato da un generale .La stilizzazione gotica LA SCRITTURA LATINA ALL'EPOCA DELLA SCOLASTICA E DELLE GRANDI UNIVERSITÀ ORIGINI. 14 nifestata una certa tendenza all'irrigidimento del ductus.'" ressione delle inferiori l'immedesimazione dei trattini complementari. non ha alcun rapporto con i Goti ormai scomparsi da un pezzo ma è un riflesso del disprezzo con cui fu guardata d~gli urna122 . da?li esemplan . Questo nome. di Beda. che servirono di modello a tutte le altre istituite in gran numero nei secoli dal XII al XV in tutta l'Europa occidentale.In ura carolina delle opere del claSSICI VIdamente studiaa la c:onside avano barbara.non era penetrata affatto. dava luogo a una caratteristica ~ezzatura del tratto.di. la carolina aveva stentato ad entrare o dove.

~ ezzatur. di fatto. e tutta [a lettera torna a una forma SImIle alla 125 5 Q o •. offrendo così Ia base al tratteggio esageratamente manierato che si risolverà nella s ezzatura delle curve e infine l'uguale trattamento di tutte le aste che poggian~ sulla riga (comprese quelle di s e I.od . tuttavia a no~ sembra c~e. alla raffinata eleganza del testo dell'Aristotele Vat. a solo nella prima metà del XIII e appunt .. comunque. un'elaborazione 5Luasi geometrica.Paleografia latina nel corpo delle aste stesse fino a costituirne parte integrante. Ma a loro volta gli scribi della gotica hanno un finissimo senso del ritmo grafico e alla base delle forme c e essi danno alle singole lettere si può riconoscere. _ tura dei secoli XIV e XV. e di 11 queste forme « ~egotlche >~ . senza cl dere il concorso sia pure determinante. O ..• è uniforme e serrata e a loro vo ta le righe non sono iù obblì. }m'armoniosa corrispondenza di curve e di an oli. ove S1 trovano nel terzo venticinquennio del secolo XII. stonca~ensU~~e abile con le relazioni fra i monasteri di Montecasslllo ~ ~ lorfie ma lo Schiaparelli osservò giustamente che altra e la s a~eneventana.. ate a distanziarsi sicché la agina. Da ciò dipende ' etto enerale dei codici in questa scrittura.Q. che i .eassar~ nel resto della Francia e in Germania.lvamente una ra osa.dal cambiamento n~11'· ~co istrumen to scnt ..u !:~ora.russa. . p. aen. e. sotto lll~uen. specie rancesi del secolo XI e anche del X. gmngendo. portante al Bischoff da indurlo ad erigerla a criterio per la definizione di una scrittura come gotica. negli esemplari più accurati. in alcuni scrittorii del Nord-Est della Francia. aste e etica. . la gotica risulta una delle scritture calli raficamente e potrebbe dirsi pittoricamente iù studiate e perfette. p. Urb.no da codici della Francia nordorientale e dell Inghilte~ra norm (il Bischof cita una carta per S. t della .a dei tratti s'incontrava anche. 1 .i~he di-stinte col medesimo nome. degli anni lQ6'5-J gz'5l. che l'accosta alle forme -ar~hitettoll.e-questa coin. pella scrittu~entana..f o secondo uno schema mhescato che l'avvicina anche al calli rafis ella. 206 (EHRLE-LIEBAERT 40). Sta. la a ben resto si chiude dando luo o a due forme: una in cui il tratto superiore scompare a vanta ~o . 15). Recente~ente il Bo~s=~'""'s~o':~tt-olineando alcune analogie fra la gotica e la ~cr1t:a' insulare.n Francia e in Inghilterra la otica assume [a sua struttura recisa. lllducendola a . nei quali la ri a erdutosi lo slancio delle aste . che ha r= 2ggetto le. Dobias Rozdestvenskaija. 124 La stilizzazione gotica Idr. a .d rata conseguenza di un maniensmo ne traccia o . rim. l spezzatura delle curve possa continuare ad esser contono. un calcolo attento di ieni e di vuoti di tratti grossi e di tratti sottili. E oltre alla tendenza allo slancio verticale. dell elemento es u rappresentato . 51 elin 0a' avvertibile nel tracciato di alcune lettere (prima caro a~_" 1· dici . che nguar a le curve. f asta della u e seconda della n) di mo ti co Cl.. mentre ciascuna riga è concepita come elemento costitutivo dell'intera agina: trattata in questo modo. S rre un rapporto genetico fra essa e la g~t1ca.I docu ent de~a trasformazione della carolina in gotica Cl ~en o~o rO. spezzandosi o incurvandosi con un filetto: quest'ultima caratteristica è apparsa così im. che non scendono più al di sotto) e si uniformano al tratto inferiore di l o alla prima asta della u. studiata accortamente in funzione della comnosizione di tutta la riga. sulare dell'uso della penna a punta mozza e obllq~a. attribuì Ia formazione della pr~a al!1'a~ozlOne. possono farsi le seguenti osservazioni (fig. Stefano di . perduta l'ariosità caratteristica dei codici in carolin~ diviene com atta e pesante senza sazi bianchi che l'alle eriscano.cidenza col?l ".dell'occhiello.: l'argomento menta di essere approfondito. può coglier si in essa un che di dise n. Quanto alla forma delle singole lettere e alle [egature. / ~e U::ra co:Oune nelle Isole n:anniChe.

l'an~ic~ le atura di ori ine corsiva er et scompare. eg' anni fra il 1225 e il 1152. 15. 15 2)· la r è in dOE ia forma: diritta come regola gene. le lettere ~iuscole.!li. 1).. e c.! di rigonfiamenti. scritto in 4 Francia nel 1258. con esage. prima ancora. 7 che già si è visto usato nella scrittura insulare e che può essere tagliato nel mezzo da un trattino orizzontale' nell'incontro_di due lettere di curva opposta (b ed ?.!azlOne di curve..ale' 70tonda a uncino. o . acuta (v) in princi io di parola. Se'Chfuso trian olare. di rego a.:::::.LIEBAERT. le aste di I. rotonda come regola enerale. II. Urb. ove è tratteggiata. derivate dall'onciale. . e in essa l asta inclinata ha generalmente sviluppo modesto (fig.Paleografia latina La stilizzaxione gotica semionciale. 206 (EHR.. e un'altra in cui a ' invece la parte superiore ~he abbassa la sua estrercità di s~ !Éstra fino a toccare l'occhiello.j7 alla rancia el corso del secolo XIII e soprattutto .. mentre soffrono eccezioni negli altri... ma ben presto il nesw non è Qiù sentito come tale e l'occhiello e la coda della R assumono carattere autonomo (fig. b ed e~ P. immedesimandosi l ~nell altra (fig.. o è chiusa a dOI>pia ancia. ecc) le due curve si sovrappongono.raddoppiam<. 126 Fig. s terminano in ~n un uncino come uelle di i e di l e forma analoga assumono rosi l'asta verticale di t come la curva inferiore di c. nel già citato Aristotele Vat. Si trattava in ori ine di un nesso nel uai. 15.. . 15 ••• . in forme iù an o os c e ne a t e x t u r a del secolo XV eliminando completamente qualsiasi curva trasfor_ 127 .-= .:::. . o e c. negli insulari) do o una lettera curva con convessità verso destra. e e ante calli rafica con lettere alte e strette. . 4). 15. r. di questo tipo di gotica possono trovarsi nella m:b~ ~ Canterbu~ ora a Londra. a guisa . che in talune scritture tende a chiudersi. dai tratti piuttosto arrotondati :l o ~ che in altre varietà nazionali. o ica ~ rafica che trova applicazione nei codici iù ele anti e J s e dura in vita sino al secolo 'XV.-l'asta della R capitale è sostituita da 0. e. di tipo carolino. 113. ma con curve E. 2412 (EHRLE-LIEBAERT.iù acute e s iccatam~te tendenti all'o . la d se onciale ha l'asta assai inclinata e l'occhiello termina in basso con o~iva molto ronunciata. la regola del Meyer sulla fusione delle curve contrarie è assai spesso non applicata.-la gotica l'assa in ermama. scri-tto in Inghilterra nel 1253. in ranci ra scrittura gotica è molto serrata. ha l'occhiello inferiore a erto o chiuso_e. smistra e da un ' asta spezzata a destra. e? e sostrtuita da un segno di origine tachigrafioa. francesi e spagnoli. risultando formata da una curva convessa . 15~3). in modo che la lettera se~_ bra quasi strozzata o tagliata nel suo interno da un filett generalmente indinato (fig. riducendo Ta lettera a una specie di b con I'asta inclinata a sinistra (fig. . _. 5). la barra di t s esso le a con la lettera seguente. Egerton 2569 (P.!lti di tratti formano un alfabeto proprio. neli'Avicenna Vat. e in questa forma l'~~ di sinistra ha svilu o ma iore dell'altra. se pur non tutti calzantissimi. la d è indifferente~e onciale e minuscola: la forma ~nClal~ s~mbra prevalere con l'andar del tempo.LE. disUnto dal minuscolo.:~-=ieno sviluppo nei secoli XIII e XIV. con forma derivata dalla maiusrola:già ~ uso. di tratti complementari e . tla s in fi~ di parola è maiuscol~ e in fine di ri a uò rolun arsi er riem irta fino al mar ine.La a o è a erta. È la l i t t e r a a e o r m a. -la u ha anch'essa due forme. come quella dell'uso della r a uncino (ambedue formulate dal Meyer) sono generalmente osservate nei manoscritti italiani.S. Esempi. 40). nei più tardi codici carolini. Questa regola. 1). con notevole sviluppo della parte superiore.

o meglio fra le cattedrali gotiche d'oltralpe e i pa~azzipubblici padani e appenninici: più convincente. ecc. e appunto d a letta 1i /lrw: e. lll:... 69) mostrano caratteri specifici. fede' alla ferma plasticità di que a romllJlica.Paleografia latina La stilizzazione gotica !!Landa cchielli in esa ani allun ati ed osservando stret_ tamente oJa Me er sulla fusione delle curve Contrarie. FEDERICI.4 so~o imitazioni i modelli francesi e quelli che.. (MILLARES. dall'altra il ço po delle lettere rimane la! o e squadrato otre la spezzatura delle curve è assai meno ronunciata Taluno ha voluto proporre un paragone (c ante so o m linea molto generale) 128 con le differenze fra l'architettura gotica francese e quella 'taliana. il rafismo fan. XIX). sintetico quadro dello svolgimento della gotica tedesca. von W.di uella riduzion. nelle quali è stata riportata pari pari la sottO~rtz10ne dell'exemplar. 268 inf.osseduto Ptrarca (STEFFENS101. nel documenti. il Breviario di Norwich.. del Museo Civico di Alessandria. 2a ed. tav. È correntemente aaottata . potrebbe essere l'osservazione che il segno. ma finisce per essere adoperata solo nei libri di scuola e di chiesa. 10 svol imento avviene. Questa generica otica . a ed. tavv. catasto della fraternita del S.S. locale spontaneo di formazione di una minuscola otica. in sostanza.~guente. come il RatmonOol. tav. tav. accenna a una Perlschrift. Monumenta Palaeographica Sacra. Salvatore a Sancta Sanctorum di Roma.U!ro volgarizzato di Milano. che nell'articolo Paliiographie della Deutsche PhilOlogie im Aufriss. al modello della l che appare così importante al Bischoff. forse. co-inglese accetta francamente il raffinato lin decora1fvo caratteristico dell'arte figurlttiv otica. scritto nel sec. ID. ma mentre a una arte non c e racda.. soprattutto er 1 cora nel ua SI conserva Sìno a' e ael secolo XVI (gflfduale di Pio V. Il Bischoff. lli cu si dirà fra pO'eO. con aste aEpena s or enti. e oca cui appartiene certamente il famoso Virgilio p. I codici in questa scrittura datati o databili del secolo XIII I i. usata per gli esemplari di piccolo formato della Vulgata e del Nuovo Testamento nel secolo XIII e fa le sue riserve per il tipo speciale che il Kirchner aveva creduto di poter identificare nei codici usciti dai monasteri Cistercensi: a quel quadro siamo costretti a rinviare coloro i quali desiderassero maggiori informazioni su questo argomento. del 1456.. intesa secondo la definizione del Bischoff. 49. er l libri di devozione e di religione. Ambros.. Berlino [1955] traccia un nitidissimo. e nostra tav. invece. Quanto alI'Italia.<Colonia. forse anch'essa del Gutenberg. Questa ~extura di: strettìssim osservanza che si trova anche in Francia e in Inghilterra nel Trecento per i libri litur ici (es. mentre gli seri1 1 aliani rimangono. e caratterizzata. oltre che dall'es sione della a a doppia l'anda e del trattino che taglia a metà il simbolo di ori ine tironiana della congiunzione et a forma di 7 anche da pronunciat ~ curo verticale si stabilizza aIla fine di quel secolo o al rincipio del seguente. la altrettanto famosa Bibbia a 36 righe. di modulo ridotto. XIV.rtt. hgg. A. STAMMLER. della 129 . formata da i he serrate.a) già formata alla metà circa del secolo XIII. II. 197). all'infuori della monografia del Pagnin per Padova) e cominciata verso la metà o !:ultimo quarto del secolo XII. e per questo è adottata anche ~nelle o ere dei primi ti grafi tedeschi come la famosa Bib. pur 2 essendo datati di quel secolo. onomensts. Londra Stowe 12 (P. rIn Spagna sembra non si ossa parlare di un processo -.e delle stremità inferiori delle asje po ianti s rigo. 119-120) e addirittura al XVII ma non è raro vederla usata anche per testi statutari (Capitolare del Cattaneo di Venezia..gios.M~a de utenllerg. 1462-1538.l. Anche qui il risultato finale di una evoluzione poco studiata (non sapremmo dare indicazioni bibliografiche di un qualche rilievo. terminando le aste nei così detti quadran 01' adornati talvolta da sottili trattini complementan.taliana detta dai aleografi. non è sempre agevolmente distinguibile dalla specifica litte. ancelleC rie.}!2J$o r o t u n d. 92).1455). in Germania si stilizza ancor più. è forse lecito domandarsi se vi si possa veramente parlare di scrittura « gotica ». sono in realtà copie del secolo . è la a ina atta.

Sotica itiifÙw. Estremamente caratteristico è anche ['uso esclusivo delle d onciali con lunga asta pesante e di z simil~n . ecc.( O~ . secondo il Destrez. caratterizzata non solo da!1la-pronuncia. molto interessanti ed importanti sono le casi dette «lettere s lastiche ». da d e l i b r o s... nascerà iù tardi (secolo XIV). ta largheZZa' e rotorrdità delle lettere. t. seppure di circa un secolo più tardi. MILLARES.•. Iat. ...Paleografia espa.. insieme con la parisiensis. rimanendo così sottili solo li o li ui ascendenti pa sinistra a destra. 1456 (STEFFENS. b come infine gli orizzontali.4 ~ -') I<. come Pari&.f.' nell'elenco dei libri donati dal . .. iun e c alla perfezione nella seconda metà del sec o XIII.:::::. facs. r" DAl b~ L-l (?QO S. Continua ad essere usata per tutto il secolo XIV finché non è sostituita da forme preumanl'stiche: è a scrittura degli aman~n~ lavotano a Bolo ~otto 7 .~ Paleograjia latina La stilizza~ione gotica s:».a. Come mo elli sono citati dal agnin i codici scritti dagli amanuensi Cardinale e Rogerio da Forlì. una "" :\.La li t t e r a b o n o n i e n s i s J secondo ilPagnin che ne na fatto oggetto di un accurato studio.cit. ardinale Gual~ Bi~chi~ri alla biblioteca di Vercelli. -~perché accanto ad essi 'se' ne trovan-::"usati~~nche altri.delle varietà nazionali. e li scri i dei randi centri universitari.tÙl~i9ni tutte in cui quelle università si trovano e divengono i tipi più caratteristici.fon . Al di fuo. rispettiv~mel!l:e della . 130 131 . accenna a formarsi nel codice 1473 della biblioteca Universitaria di Bologna. ~ X.. -xi7 s e c.. tavv.Ssempi in VILLADA. robabilmente sotto l'influenza della.k.. cioè le scritture er casi dire uifi. 22.. lat. noi potremmo citare il codice della Novella di Giovanni d'Andrea Vat. per esempio la Bibbia della Nazionale di Parigi ms. databile d l 1189~ nel 1219 appare già distinta.: quale si dirà fra poco. e non gli esclusivi. fiola. la r e cl o n . un ti a nazionale s a no o di scrittura gotica libraria..lrançese e inglese: i.' . ma da li!!. ratte gia che ermette di tracciare esanti casi i tratti verticali carne li obli ui discendeUti da sinistra ~ destra. 84-87. anche Na oli donde si qif. come quelli non universitari dei qua!1i ci siamo occupati finora. diciamo.:So o na Oxford e.-} o rv ~ ~ SfA~)JOL-A Lt-~-~- L!2 r I( . 96-101.ti. 106). come esempio tipico. più caratteristici. rotunda italiana.

e. Sulla li t t e r a o x o n i e n s i s non abbiamo alcuno studio e in moltI manua . ') f. XXI). si da esser talvdlta simile a b. 1935 (ad eccezione del Rosarium della tav.forme roton~lantt e a minuscola di transizione: [e lettere hanno 133 . I manoscritti universitari inglesi riprodotti da DESTREZ.. La seconda ipotesi sembra molto meno probabile. tenuto conto della spaziatura fra riga e riga. È meno accurata ed ele ante meno [e ata meno rotonda di questa. la a si trova anche nello stesso manoscritto in :tri lice forma: a rta.elle. il se o di et è uasi costantemente ta liato alla metà da un trattino orizzontale. Parigi. con caratteri assai simili In tutte e 'varletà loca:li. della mancata riduzione delle aste poggianti sul rigo al modello di l. Come esempio si può vedere il s. come su per giù contemporaneo è lo svolgimento delle due grandi università. ila regola del Meyer più osservata.a SI efinisce in un modo e la si esemplifica in un altro. Si ha cosi una enerica scrittura documéntltria' ttanan-a. . se non un aecuratissimo tipo di minuscola ClUlcelleresca italiana. la u iniziale ha uaIche volta forma di v arrotondata con iil" rimaasta inclinata e iù alta della seconda. Ma oiché con questo nome si intende ormai comunemente uJla varierà francese dì questa scrittura. I tipi possono differire geograficamente. Le lettere sono meno alte che nel ti di gotica f~ncOin lese di cui si è già detto. Le aste sono molto breyi guella della di re ola scende a ena sotto il rigo. riva di s aziositlà e' di re olarità. dal Federici nel commento alle tavole della sua Scrittura delle cancellerie italiane non tiene nto della instabilità delle cancellerie dei Comuni.. 31. è difficile dire se la . scritto nel 1284.Paleografia latina La stilizzazione gotica francese che si svilu a contem oraneamente alla bologne_ se. Ciò contribuì a un livellamento generale degli usi cancellereschi anche per quanto riguarda la scrittura e alla identificaz1op. Per quel che riguarda i documenti. che . che in buona parte dei secoli XIII e XIV non è oi. la a è talora simile al tipo italiano. aste conservato in genere nei documenti non solo italiani er tutto il secolo XIII della arlOsia enerale della scrittura della conservazione delle as e di s e or f sotto la riga. ' preferibile conservare a questa la denominazione di m i n u s c o l a a n c e 11e r e s c a i t a l i a ~. che poco o nulla risente della tendenza a spezzare le curve o a farIe ogivali. 8 e nostra 9 tav. partendo dal medesimo punto (la minuscola «di transiZione») oppure dal :tracciato corrente di forme librarie già gotiche. costituite spesso dai notai del podestà o del capitano del popolo. chiusa all'italiana e chiusa alla francese: tutto ['aspetto della scrittura. spesso triangolare e chiuso con un leggero filetto. talaltra a doppia pancia come generalmente nella gotica francese. iù s ezzata lU esante. pur somigliando a quello della parisiensis. la g ha l'occhiello inferiore schiacciato. accettata anche a31-Batte. assai tardo e forse posteriore anche al 1400) presentano una scrittura «ana:loga alla parigina ». riprodotto in STEFFENS. 934. per l'Italia. ma con lettere iù serrate e tratti meno s zzati ».al Crous e da altri è stata compresa in una categoria più generale (avente come caratteristiche le aste inferiori di s e f :terminanti al di sotto del ~ e le forme rotonde di s finale) cui essi da o il nome di b a s t a r da. 132 loro scrittura risulti da un'evoluzione paralleIa. la v iniziale s esso in forma acuta molto somigliante a una b a motivo del:1a modica inclinazione della prima asta. .La pecia dans les manuscrits universitaires. è più regolare e calJ1gl:afico. Tommaso di Bruxelles II.della scrittura cancelleresca con quella notarile.n Il ~ merita la scrittura dei documenti on?I1C1. corrispondente cioè alla efinizione e non alla esemplificazione di quei manuali. che venivano di fuori e cambiavano ogni sei mesi. della generale scorrevolezza del tratto. a1quanto dissimile dall'italiana. 1D sostanza.a. Vi si conservano a lun o le .. la s finale uò essere minuscola o maiuscola e in quest'ultimo caso non è rara una forma che scende a punta alquanto al di sotto del rigo. . ma non è stato ancora compiuto uno sttfdio esauriente sull'argomento: anche l'avviamento dato.quella dei libri. del notevole svilu d.

a ase e a cancelleria coeva sta iuttosto la minuscola di transizione che !!. perdendo talvolta l'incliriazione verso destra esa era artificiosamente il chiaro scuro di alcune aste e del tratto obliquo della d e acquista una s eciale f. h. il titulus di Innocenzo III del 1208 in STEFFENS 88. usata anche ora come allora) ma traccia" discendente l'asta obli ua. anche gli occhielli superiori di b.on la gotica. che sarà la base della successiva evoluzione della scrittura delle bolle papali. all'Inghilterra . alla S agna. Dappertutto rimane in vita a lungo. Non è esatta l'opinione del Baumgarten. Terminato lo scisma. una forma di s final~ che.Paleografia latina La stilizzazione gotica aspetto elegante. Dalla Francia la bastarda si estende alla Germania ove il tratteggi. ove si modifica nelle forme della così detta bastardilla e a tutto il resto d'Europa. in questa sede. sono unite corsivamente a tratti sottili.E uesta -la scrittura nota sotto il nome di b a s t. hanno aste sviluppate che terminano a punta e si ori ie ano con svolazzi (cfr. quando in Italia sono ormai da tempo usate aitre scritture.. pur rimanendo nel tipo~celleresco italiano nel corso del secolo XIV esse continuarono ad acquistare caratteri go ici più evidenti. talvolta schiacciata. ove.~l secolo XIII da strani rigonfiamenti dei tratti obliqui dIscendenti di d.• ove -y!ene più acuta e stretta. penale.. i. dersi anch'essa.. che si forma in Francia nel secolo XIV sotto influssi otici molto iù attivi che in Italia.-.a t d a (lettre Mtarde) le cui caratteristiche tinci ali sono a s minusc ch -otto la riga. in "STEFFENS. condivisa anche dalla Burger. con aste inferiori upo bastardo.mento è più grosso e duro.9rma di r cO!Jllessa con l'antica nazionale insulare. anziché con una curva si collegano alla lettera con un angolo sempre più pronunciato. somiglia a una maiuscola della stampa con le ance acute la r diritta tracciata in modo da sembrare uasi !. La a nella cancelleria' ontificia si conserva carolina fino ai tempi di Innocenzo IV. E questo avvicin. ad evoluzione compiuta. dando ""luogo a una forll2acaratteristica in cui la mano do o aver tracciato l'occhiello inferiore. il titulus di Bonifacio VIII riprodotto in STEFFENS. Sede abbia avuto influenza sulle forme grafiche dei documenti pontifici: vero è Invece' che. il privilegio di Gregorio IX del 1234. più tardi anrora -la su eriore tende oiie arsI in entro" e a c . s e anche l'ultiiiiOtriitto di m e n. Non ci è possibile. gli svolazzi inclinati verso sinistra che terminano in basso le aste di p. formando così una specie di trian 010 rovesciato. non Siilediritta pe~ chiudere l'occhiello superiore da sinistra a destra verSO il basso (forma tipicamente corsiva.. s capitali finali a guisa di B appuntita. Fuori d'Italia si deve notare un altro ti di cancelleresca. 94). q. 9J). sotto i quali i docUffieiiti sono scrittiID una corsiva angolosa. S. che l'esilio avignonese della S. Questa forma si trova poi generalmente usata anc e iniziale in fuzione di maiuscola. . accostandosi un poco nelle aste appuntire alla bastarda francese. 10 svolazzo a banderuola della d onciale si svilu a anch'esso e nel corso del secolo XIII SICiiliide a destra. ferrnarci a discorrere della scrittura cancelleresca inglese. e poi dalla adozione di una cu135 134 . re olare e ro orzionato.:-simile quasi a una B che si trova nella bastarda francese e nelle corsive gotiche tedesche (cf. senza però dar luogo alla caratteristica form-. p~man mano si riduce alla forma gotica italiana. ornata di trattini complementari e svolazzi sottili. e ove rimane correntemente usata negli atti della ~etia .~ si è detto.amento a modelli non italiani si fa più accentuato proprio parte nei papi dell'obbedienza romana e pisana ai temjli del grande scisma d'Occidente. l appaiono più angolosi (cf. uesta scrittura è immediatamente abban onata: hèlla cance erra (1j' Mattino V troviamo in uso una bellissima minuscola gotica di tipo prettamente italiano.lUa v e soprattutto una . maiuscole ornate di tipo nettamente gotico. ecc. si chiudono in una forma rotonda il guisa di 6. Nel corso del secolo XIII le s ca itali finali in seguito a tratteggiamento corsivo in un sol tempo. v. distinta fin dal principio d. poi risale per com letare questa~n un-Iungo filetto che scende a chiudersi a destra sull'occhiello.earticolare forma delle aste discendenti mol6sse lìf principio e assai sottili e acute alla fine) noné 1~ttJata inclinazione verso destra.

Si cominciò a uanto sembra. una scriptura notularis. Laurenziana 90. spendere qualche parola per osservare che la distinzione fra scritture librarie e documentarie .Paleografialatina riosa e in un sol tratto. che accolsero se ni speciali per la ra resentazione dei suoni w e thJ estranei all'originario abeto latino. STEFFENS. Trivulziana. rimane pur sempre limltata a codici e scritture dell'Europa centro-settentrionale. al quale dobbiamo la conservazione della gran maggioranza delle rime 136 La stilizzazione gotica della scuola siciliana e di molte toscane del Duecento. come quelle ben note dei Memoria i bolognesi. della seconda metà del secolo XIII. una cursiva bastarda. 4086. non solo con trascrizioni occasionali. vol.. in casi estremi.5) o alla scr"t e. piuttosto. alila disartico1azione-<ieHa asi. fra I'altro. generalizzando ~a esperienza che. tra~critti da Fr~ncesco di ser Nardo da Barberino. da una parte si cal. illeggibile corsiva degli autografi di s. una littera cursiua currens. ove 11ceto notarile. e nemmeno dello svolgimento della scrittura documentaria in Spagna che. XXII) e del 1347 (Firenze. ed ove la scrittura dei documenti ebbe trattamento raffinatamente calligrafico negli altrettanto famosi «Danti del cento Il. e soltanto di volo potremo accennare alla così detta s c r i t _ t u r a d e i d o t t i italiani consistente in sostanza in un tracciato rapido e trascurato e a minuscola Iibrarìn otica. fototipica Hoepli. Barb. une le. mvece di solito i codici volgari sono scritti in forme correnti e non 7alllgraIlclie e a otica libraria. 1080. che scompare alla fine del secolo XIII. . non lontana dalla minuscola insegnata a Bologna nella scuola dei Dettatori. STEFFENS. ma in l!I> ositi codich come il famoso Vat. ç ~~ facs. riprodotto integralmente a cura dello Schneider nei Codices e Vaticanis selecti. Ancor maggiore successo ebbe in Francia l'uso della bastarda. dipende certo dalla pratica continua delle scritture librarie _ dalla completa esclusione e delle documentarie. Vaticano 1932. né è da tacere che anche la scrittura mercantesca fu usata per codici volgari. per quanto larga.•. Da pertutto. la 9ll insita calli r icità sL restava adessere elaborata m orme che ra iunsero rara s uisitezza e furono sesso accompagnate da ineguagliata eleganza dell'ornato e della miniatura. oi er codici di minore im~no si hanno !ipi intermedi fra la scrittUra libraria e la documentaria la cui classificazione costituisce un rebus rimasto insoluto nonostante il tentativo del Lieftinck che distinguendo una littera textualis. 137 . movendo dalle forme della minuscola documentaria e diplomatica comuni su per giù a tutta l'Europa nel secolo XII. 1 dei qual! sono datati del 1337 (Milano. recentemente studiata dall'Orlandelli. come il Vat. ligrafizza nella l e t r a d e p r i v i I e g i o s. il Convivio dantesco. ~a littera cursiua textualis.molteplice e sfuggente. Tommaso d'A uino (es. 3793. in Italia. derivate probabilmente da diversa educazIone grafIca miziale in scuole diverse da quelle da cui uscivano poi i notai e i cancellieri: la prima. arrotondata le at"ssima con forme articolari di lettere: sono varietà indipendenti della coeva notarile o cancelleresca. una bastarda currens ha cercato di etichettare una realtà storica . particolarmente interessato alla nascente letteratura volgare. In Germarua e m Inghilterra. a.te allo stile « otico » le altre assai più indi endenti ermane certamente uanto alla essenza ma col tempo si attenua fino addirittura a scom arìre per quel che riguarda l'uso pratico.103 e magnifica ediz. ~ontenente. 2.ls. due . Dovremo. una littera cursiua formata.. XXII. vedi nostra tav. Milano 1921. ne raccolse i primi saggi. la seconda è forse da collegarsi con l'insegnamento presso i maestri d'abaco. che ne esa era la s ezzatura sino a giungere. dall' altra si corsivizza nella l e t r a d e a l b a ·1 e s a distinte l'una e l'altra dalla grossezza dei tratti orizzontali e particolarmente degli sviluppatissimi segni abbreviativi. 125). una littera textualis 'formata.

esse si rendano interpreti di una tendenza diffusa. ur cogliendo i caratteri generali della gotica.. ecc. alla paleografia. Più ancora: abbiamo visto che. hi ' nuscola recedente' e ancor piu c aro e apparso questo fatto nella minuscola e nella corsiva cancelleresca che. ilo svolgimento era determinato da tendenze grafiche interne.mente abbandonate e sostituite da altre.) da taluni considerati decisivi. revisione testuale dei libri sacri. il quale con quella fatica si procurò la somma necessaria a costituir la dote alle figliole: ma quando udiamo il Petrarca desiderare una littera castigata et clara seque ultro oculis ingerens. c e avviene poro rima 9~1a' meta ì que seco o con i famosi cento codici di Dànte che una gentile leggenda vuole esemplati da Francesco' di ser Nardo da Barberino.nche in grado di precisare i nomi dei due . anche se espressioni grafiche di fatti culturali: i singoli avvenimenti esterni (invasioni barbariche. compiuto volontariamente per impulso di un ristretto numero di persone. e tu Si è notato come in' Italia la scrittura libraria.e. a arentemente sconcertante. 1989) del quale loda la vetustioris litterae maiestas. per lo meno nella varietà usata nei documenti pontifici. d'imbatterei in un ritorno puro e semplice a forme antiche. tre che possono considerarsi i padri della nuova scrito ra cioè dI' ritorno all"antica. che molcendo gli occhi li affaticava e sembrava ad aliud quam ad legendum inventa. ma sop!.rarca certamente dall'amore per i bei codici antichi. è stata già ricollegata dal Federici alla « minuscola di transizione ».a contemporaneamente appaiono anche sensi di stanchezza per quelle forme e aspirazioni a maggiore semplicità. Bibl. nella massima parte dei casi.. per dir così. dìversa dalla vaga et luxurians littera degli scriptores o piuttosto pictores dei suoi tempi. ci troviamo già in presenza del_va~ heggiamento di una riforma scrittoria e anche dell'indicazione dell'indirizzo da darle. Agostino in minuscola carolina ancor oggi conservato (Parigi. e trovare appagamento del suo desiderio in un s. però. ma ha anche ra139 138 . er impul~lontario di ersone estranee all'esercizio professionale o revalente dell'arte scrittoria animate da tendenze in arte afiche. ~~ corso del secolo XIV i caratteri. eculiari della otica si accentuano e fanno sentire la loro influenza anche sull~scrittura dei doc~i:-E!. di un ritorno verso forme che erano state lent. in definitiva.r LA «LITTERA ANTIQUA» E LE SCRITTURE MODERNE L'« antiqua » e le scritture moderne Nel nostro esame dello svolgimento della scrittura latina abbiamo sempre trovato alla base di ogni mutamento tendenze gra Iche spontanee o artificiose.attutto _ enericament~ culturali: e siamo . anche se. Questo vagheggiamento deriva ~ Pet. Naz. si sono rivelati tutt'al più tali da facilitare non da determinare lo sviluppo di tendenze p~ra~ente grafiçb. avesse manacnuto alla base della s uadratura la rotondità d~lla mite . elaborazioni di forme antiche compiute più o meno consapevolmente in centri scrittorii librari o documentari: non ci è ancora accaduto. Ora invece assistiamo al fenomeno. Forse ha importanza relativa l'ingresso della cance!leresca italiana nel campo librario.

38' a 49 e da 62 a 72') appare fondamentalmente gotica. acenaosi egli stesso calligrafo e maestro . il Festo magliabechiano I. alcuni di essi commettendo un errore dimostrato dai più recenti studi pa· leografici n n poi inescusabile.eraanti ua: ed è da credere che appunto alla scuola "sua o a uella del Nicroli si siano formati i l'timi amanuensi di rofessione che adoperarono quella scri~ra. del 1402·1403. seppur forse solo inconsapevolmente avvertito. sembra sia stato il l'rimo a tentare una imitazione.sunt oculis meis gratlores ». 3195. i ro. rimasto famoso ha il suo onorevole posto nella storia della cultura e in quello della letteratura. che cercava le sue leggi altrove che nell'espressività grafica e nel quale restavano sommersi i tratti distintivi dei singoli segni alfabetici è abbrevia. i uali nelle loro affannose ricerche di testi classici si trovarono di fronte assai spesso a codici scritti in caratteri che noi oggi sappiamo essere dei secoli dal IX all'XI ma che allora. non essendo scntto di lettera antica ». il codice Laurenziano Strozzi ano 96.. cost~in eva l'occhio del lettore a una fatitosa icerca er individuare le forme alfabetiche. pensatamente e volutamente. Firenze fu dun ue il centro di elaborazione della mi- ° I 0JL0\A ~o Il - lo O o 141 . l'er la sua biblioteca e li sti endiò tre copisti ai quali insegnò per~nalmente a scrivere in !!. gli piace . fra i quali è necessario ricordare Antonio di Mario (o Mari).e. Questo contra. che lavorò fin verso il 1450 e che usa una scrittura da considerarsi come il tipo più rappresentativo della scuola fiorentina (v. facs. ottimo . lidità estetica anche prescindendo dalla decorazione. con tracciato classicamente nitido. attribuivano all'età ro- RO ----- mana. quanto meno. Leonardo Bruni e Tommaso Parentui. il Niccoli del quale un contemporaneo scriveva che « n~. ché anzi ~ni umanista a Firenze ambiva e~ser considerato. Certo questa opera svolse ozBracciolini. nociva confusione fra estetica pittorica ed estetica scrittoria. nella uale man mano 1 valori décorativi avevano preso il so ravvento su uelli sem licemente es ressivi sIcché una pagina in ettre de forme poteva avere una sua va. e uno di essi. modificando la propria scrittura. ma con quel suo ritmo. II).egli scriveva . a tutti coloro che consideravano il libro non soltanto una ioia d~li occhi. Essi destavano l'entusiasmo loro come avevan~ de~tato quello ae1 Petrarca: Coluccio si raccomanda~a di trovargli manoscritti in littera antiqua: «nullae ~U1dem litterae . 82. contenente l'originale del Canzoniere. Ma la vera riforma della scrittura nac ue. alla cui mano appartiene. non furono i soli..e. che era venuta a trovarsi Ha ine dellà via del mànierismo calligrafico induceva l'as irazione a un rinnovamento. Egli ha coscienza di una crisi della scrittura gotica. questa illegittima o. tivi. autografo da c. nel iccolo cerchio dei rimi umanisti fiorentini. calligrafia. Amanuensi e librai erano i loro collaboratori graditi e intelligenti.ti. FEDERICI. il famoso Vat. sto fra decorazione ed espressione. Cancellerie.calllgrafo. Ma se il Niccoli e il Poggio furono gli inizia tori della riforma scrittoria. per buono che sia. di littera antiqua e tali furono effettlvamen· t0ra gli altri. certo connesse con la grafia. come l'esigenza della chiara leggibilità. e questa aspirazione il Petrarca cercò di realizzare personalmente. ma priva di svolazzi. secondo le recentissime ricerche dell'Ullman. che era comune ormai. contenente il De verecundia di Coluccio. che nei codici da lui stesso trascritti (p.Paleografia latina L'« antiqua » e le scritture moderne -. 140 dici se non materialmente grafiche. 8. p. Vespasiano da Bisticci. Come sappiamo dal suo epistolario.

che.ra antiqua. lavorava Mattia Contughi da Volterra.a ben mù che artigian~leJ accentrato soprattutto nella bottega di Vewasìqno da Bisticci. p~r gli umanisti indicava la carolina) e.ta. XXIII) e Antonio Sinibaldi (30 codici sottoscritti. sùbito dopo i primi saggi. e alla bottega di Vespasiano ricorse F~enco ~a ~ontefeltro per una Bibbia famosa. piena di finezza e di grazIa di 'una leggerezza quasi aerea. al quale si attribuisce un codice delle favole di Fedro e di Aviano. 2°) gemello del Tacito leidense (Perizonianus Q.1417 al 1456. il parmense Giovanni Marco Cinico e il sorrentino Giovan Rinaldo Mennio. ncca di valori estetici ma faticosa a Ieggersi. at. In sCa'laassai mag iore Ferdinando d'Aragona ordinò una fiorente scuo a dI scrml' ai ltlJ!. Ipmta' Eiù che sC!lt. Alle forme fiorentine rimangono stretti i maggiori copisti di Ferdinando. infatti. scrittore di non meno di sette codici conservati nel fondo Urbinate della Biblioteca Vaticana (p. rappresentanti di CIascuna delle quali potrebbero essere Antonio di Mario del quale l'Ullman conosce non meno di 42 codici sottoscritti. 21). e vi si suss~~rono almeno tre generazione di scribi. il Vangelo. in effetti trovava ragion d'essere proprio nella contra osizione già sot~oline~ta da. Firenze. pur mostrando notevoli influenze fiorentine. 1-2) e anche a Firenze. Centro im oxtantissimo di roduzione di codici umanistici fu Ferrara sotto il dominio est. 365). nervosa. nella quale lavorò anche. vedi tav. cui giungevano commes~o!! solo da ogni parte d'h "a. Q}~a ant~ua. sia perché rifletteva. eseguite probabilmente da qualche umanista della sua accademia..d'Este. dlffienslone piuttosto piccola. orgariizzata rimamente (pare) da Piero Strozzi.!ica . fO.arlos~ cli. l'uno da'l 1463 l'altro dal 1472 al 1494 scrissero rispettivamente 71 e 25 codici appartenuti alla biblioteca degli Aragonesi. dal 1471 al 1477. ma molti codici si trascrivevano anche ad Urbino medesima sotto ìa direzione eI giudice umanista urbinate Federico Veterano che compilò un accurato catalogo dei 606 codici latini e dei 93 greci compresi nella biblioteca del suo signore. dal 1447 al 1472. . Calligrafo abilissimo e. fra a etica. La ~cri. Gherardo del Ceriagio (34 codici sottoscntti. anche n~scrittura l'entusiasmo de li umanisti ~r la classicità ma sia anche perché.ttura de li amanuensi fiorentini di littera antiqua (espressione c e. . dal 1461 al 1499)' a Firenze il libro umanistico in littera antigua m:eziosamen~eminiato fu oggetto di organizzata produzione e di largo commercio' su ~cal. e a anttqua. per lo stesso Federico. ma questi manoscritti sono poi stati riconosciuti copie di codici a lui appartenuti. non spontanea e naturale. ma comunque tutt'altro che priva di rispondenza con tendenze generali diffuse nel mondo lettera):'J. ma anche dall'estero. d~l . irenze rimase abbastanza a ITungoil centro di questa nuova scrittura se?be~e.l Petrarca.. A. il suo inventore (o me: g~lOrinnovatore) lasciasse quella città per assumere l'ufficio di s~gretario dei brevi nella curia pontificia. elaborazione riflessa e voluta.. De Marinis a quella biblioteca.Paleografia latina L'« antiqua » e le scritture moderne ~cola umanis. che fu scritta ({allam~ueììse Ugo Comminelli un francese di Mézières) e miniata da sei artisti sotto l direzione dell'AttaJ "ante (Vat. pare. Altro virtuoso dell'antiqua fu Niccolò Perotto vescovo di Siponto. rimane sostanzialmente fedele al tipo della semi- suo 142 143 . saggi dei quali si possono vedere nelle tavole della magnifica opera dedicata da T. elegante ma al tempo stesso ultra se oculis ingerens.. costituiti dalla e più alta delle altre lettere e dall'asta della r che scende sotto il rigo. lat. il celebre umanista: a Iui era stata attribuita la scrittura di un Tibullo guelferbitano (82. fuori dell'influsso fiorentino. che usava una scrittura interessante per lontani ricordi beneventani. il Sinibaldo.. lat. opera degli amanuensi Pier Paolo Maroni e Bernardo d'Alemagna. 6 Aug. e il Dante. fu Giovanni Pontano.e. come ha dimostrato il Casamassima in un ~uo recente ~tudio. certo.~. capolavoro artistico fu la famosa BibbiadCBor. Urb. che peraltto nella scrittura.

scorrevole. so piantò rapida'mente nel manoscritti .dimensi0ne. A Milano si ha una scrittura analoga a quella della Bibbia d(Borso cl' ~teJ se ure arguanto piu evoluta verso l'umanistica. Nella curia pontificia fu ado erata senza modificazioni anche ~uso cancelleresco. come a Firenze. calmo. simo Raimondi Cremonese. ebbe rapidissima fortuna e. trascrittore di almeno 34 codici. l'uso della scrittura umanistica fu tutt'altro "I che esclusivo per la confezione del codici del Quattrocento. ma largo. 12012). ue essere in uso in quella città fin dal primo venticinquennio del secolo XV.Paleografia latina L'« antiqua» e le scritture moderne gotica. come il suo quasi omonimo Antonio Mario lo era stato della prima. solenne. quella d~lla Sinoria fiorentina ecc. Enorldissimilmente a Verona. capi dell'ufficio che li redigeva. quella degli Sforza. Del resto. 16 144 145 . a ~a in orno al 1490 due calli rafi di rofessione. e lunga tradizione di scrittura umanistica attesta infatti il Calpurnio scritto nel 1463 da Pietro Oddo. se non ~e bolle e nelle lettere bollate ove la tradizione non "poteva essere infranta uanto meno nei brevi. - Secondo un benemerito studioso inglese. Peraltro. il francese Giovanni di Epinal. la cui tradizione libraria si era iniziata coi Danti «dei cento ». fra l'elzeviro e il bodoJ1jano: È possibile che un ulteriore am liamento della ricerca mostri il Sallando e il Pa liarolo non già iniziatori ma soltanto codificatori di uesto ti o di anttqua. ove j suo uso ci è attestato dal manoscritto di Giustino oggi a Londra (add. come il famoso salterio di Paolo IlI. e che i paleografi b m bm Fig. cui si deve la precisa identificazione del più fecondo fra i suoi copisti.Uel Cicerone di mano di Co. introdusser~ tracciato dell'antiqua un poco diverso da uello de li~i fiorentini' non più. sia pure per brev_e_tempo. di maggiore. 16): una differenza grossolanamente analoga a quella che corre. studiata dal Campana e dal Domeniconi. in calce dei quali appare la sottoscrizione di umanisti quali il Biondo e il Dati. Hamilton 164). GIà nel primo venticinquennio ae seco o -xvr non SI scriveva più che secondo i nuovi canoni. rapido. nervosa. di piccole dimensioni. A arte. fiorentino conservatosi . mentre le glosse delle miniatUreSOno in pura aiiiiqua: questa scrittura doveva dun. per ùalche tem:Qo sopravvisse anche la cancellere ca italiana. sottile. uno dei più rappresentativi scribi di lettera antica dell'ultima generazione. comunque.. Interessante è anche la iccola scuola fiorita a Cesena Intorno ~Malatesta Novello. scritto da Federico Mario.arolo. infatti. trascritto di mano di un Alessio tedesco da un esemplare di proprietà del Guarino. ma soprattutto si conservò e si svolse er tutti i libri di carattere non letterario che formavano. nel Cicerone trascritto nel 1422 da Francesco Bossi vescovo di Como:-. le o ere liturgiche "per le uali la gotica rimase di rigore. leggero. corrispondente a tendenze forse abbastanza dIffuse. poi. attualmente conservati nella biblioteca Malatestiana di quella città. con aste molto marcate e curve raddolcite (fig. nei caratteri a stampa. specie nell'Italia settentrionale: esso. se n~n la maggioranza certo una uona percentuale della produzione) il ti 0_ otico sem lificato di cui erano stati offerti i primi esempi dagli ~!trl!!i del Petrarca. Pierautonio Sallando e Gerolamo Pa . la littera antiqua entrò un poco in tutte le cancellerie italiane di una uaIc e im ortanza come quella degli Ara ~esi. ~ enacemente nei caratteri a stampa. A Roma l'anti ua a are usata almeno dal 1429 in un Cicerone trascritto dal tedesco Giovanni di Schwabenheim (Berlino. ricavandone ta:lora dei capolavori. lettore nello Studium Urbis. adottato da tutti e argamente esemp reato ai trattatisti cinquecenteschi di calligrafia. il Wardrop.

ma si accosta all'umanistica per la semplicità -ela chiarezza el tratto. il suggerimento di una evoluzione storicamente non vera. com'è dimostrato dal più volte citato Cicerone Ottob. con aste lun147 146 . togliendo questo vocabolo dall'uso librario.uò darsi che alla gran~cuola scrittoria umanistica fiorentina. qualunque sia il processo che ha dato luogo alla sua formazione e comunque su esso abbia influito la littera antiqua borum. corsiva chiusa.! rispondesse nel settentrione una scuola milanese o genericamente lombarda che. e Flavia Biondo forlivese. naturalmente. • Ferrara e alla Romagna.aio corsivo <!Lguesta. cerche ~ si tratta di un semplice tratteg. continuasse e perfezionasse prevalentemente la semigotica. come nella famosa copia del De Oratore fatta dal v~covo Francesco Bossi nel 1422 (Vat. XXIV). sottile'. Zpe. La distinzione ha fondamento reale: ma si tratta pur sempre. nel desiderio di evitare l con una denominazione significativa. non potrà. merita di essere approfondita: quanto meno per ora. STEFFENS 109 b). questo termine ci lascia alquanto perl'lessi perché.: a n i s ti c a quando si tratta veramente di u~a gotica sem ·ficata. ed esercitasse la sua influenza su tutta la bassa valle padana. noi preferiamo chiamare questa scrittura i t a Il è a. sia pure ridotta a modesti confini terminologici. ~pare anche usat~ Turnanistica intorno alla metà del secolo. in sostanza. cui si deve la creazione e la diffusione della littera antiqua. In mancanza di studi speciali non ancora compiuti non è possibile fare alcuna affermazione: ma 2. sino a Verona. ripetiamo.scrittura. Anche nei documenti privati di questo secolo la cancelIeresca italiana del secolo recedente appare man mano s0stituita dalla semigotica che. Tutto ciò peraltro. Ad essa si collega buona Qarte della tradizione scrittoria lombarda quattrocentesca. e g o t i c o-u m a n is t ~ a quando si tratta invece di una . per lui evidentemente meno artificiosa e faticosa. Accanto alla semi otica in sempre più rapido deo e alI anHqua in sempre ma~ ior p o. In verità. inclinata. 2057. prendendo anche questa volta a ptestlto il terrillne dall'uso bibliografico (v. Vi si accostarono anche l'umani sta veronese Guarino che accanto all'antiqua usa una semigotica mista. di un rammodernamento della gotica. Ottob. come nel caso dclPetra~ e dei suoi seguaci. 2057. elegante. La questione. ~i~urezza finché non ~iano.. sta~~ eseguItI accurati studi specificì sui più importanti scnttorn italiani del Quattrocento. È caratterizzata per lo più dalla q. in ftalia e nel seco o _ ~ trova usato un altro tiEo scrittura cui iJ Battelli (che per l'antiqua accetta la enommazione comune di «umanistic » !mistica rotonda») conserva il nome di « umanistica corsiva ». che per incarico del Guarino trascrisse anche lui a Lodi nel 1422 il Brutus di Cicerone allora scoperto nella biblioteca vescovile di quella città. per quest'uso si molto 'più corsiva e non sempre chiaramente leggibile. dalla s finale chiusa.89tica che abbia addolcito le sue caratteristiche sotto l'influsso diretto della antiqua. :ssere a~ermat? con. temporum degli umanisti fiorentini. tav. col quale è generalmente designata nei manuali e ne uso. 4i Fino a pochi anni or sono si ammetteva concordemente che qtJeSta. dalla~ onciale. m_essa eSIge tr~a iù cura per e~ tracciaE di quanta soHtamente non possano o non vogliano porre i notal.Paleograjia latina L'« anttqua » e le scritture moderne indicano con nomi disparati: il Battelli propone una distinzione fra g o t i c a p r e un. sicché presto o è abbandonata o degenera verso forme corsive miste. continueremo a raccogliere l'uno e l'altro ti sotto la comune desi nazione semi otica. pur accettando spesso la nuova scrittura. dall'uso della r otica e da qualche legatum: il suo fondamento è gotico. amore di sem licità.

Pll negli anni da. dall'altra avevano il ~io. intercancelleresca. talora lo supera in eleganza. è certo che la scrittura lì ca e e arg issima applicazione. riprendendo una intuizione del Morison (1943).t 142·0 . anzi. nitida.della chiarissima le 149 . con elaborazione contemporanea e influenze reciproche (ovvie a supporsi. a Bologna e. chiara. umanisti di gran nome.ar1432 . sulla base dell'esame di molte centinaia di brevi pontifici originali del Quattrocento. oltre che graduale. nella medesima epoca e anche prima. elegante: fra coelie la trattarono con particò1are '1'affIn~Za va ricordato Pomponio Leto.-Qv uando tale elaborazione fosse avvenuta. al Dati.ig. e tutti mostrano ques a scnttu a la quasr comIlletam~nte svolta nef forme cne avra urante il .. Nei primi e leggera. n. Alcuni scribi. Successivamente. on ciò anche all'umanistica corsiva si verreBbe a ~re. dedotte spesso dai codici o dalle epigrafi greche. considerati gli intensissimi rapporti epistolari fra gli Stati italiani nel Quattrocento) e con ciò sembrava spiegato il suo contertiporaneo apparire in più luoghi senza che fosse possibile stabilire una reale precedenza eronologica. appunto in ta la. uando cioè nelle cancell. né p~tra essere risolto se non con accurati studi da condurre sui documenti e su codici sicuramente datati. con s e f discendenti sotto il rigo. al Biondo. ma i modelli alfabetici e lo stile grafico rimangono fermi e costanti. quali che s'anQ le sue origini. e.Q altrocento. spesso molto difficile.Paleografia latina L'« antiqua » e le scritture moderne ghe così in a:lto come in basso. un identificatissimo padre e una pre148 cisa datl\ di nascita. T. ~he nulla ha da invidiare a quello dei maggiori codici e. abbozzato in una cancellerra come càlligafizzazione o stilizzazione della semigotica documentaria. avrebbe potuto essere stato ripreso da altre.tt. a Ferrara. Il Federici citava come primo esempio una lettera (non specificata) di Galeotto Manfredi. ha potuto identificare con certezza pove manoscritti. come l'umanista anconetano Ciriaco Pizzicolli. al quale il Miizzioli ha recentemente (1959) attribuito con certezza 18 codici o parti di codici. naturalmente. ma la pratica degli archivi aveva mostrato scritture simili. a Firenze. altre volte la fretta e I'inrenzione di trascrivere codrc1 per uso soltanto personale induce a tracciati rapidi e trascurati. Senonché in questi ultimissimi anni (1960) l'Ullman. per esempio a. a Roma. si ha per le carte di minor valore o per quelle non destinate alla diffusione. come aIl'antiqiìa. Ma esse dà una parte' esprimevano le opere e le idee dei maggiori animatori di quell'Umanesimo che andava ra id mente conquistando tutti gli spiriti colti dell'Occidente e poneva le aSI della grande fioritura del Rinasciinehto in Europa. :tcritti sicuramente da N~QlQ .intrinseco . Nei documenti. al Bruni. signore di Faenza (1468·1487). v'introducono forme capricciose. accanto al tracciato calligrafico di quelli maggiormente curati dalle cancellerie. sotto certi aspetti. ne seco o . nando ogni residuo di quella contorsione del tratto che in essa era l'equivalente della spezzatura gotica: il problema era la ricerca del Ji. Il problema è dunque riaJ?er~o e proposto in termini assolutamente capovolti. come le minute notarili.te si assimilano uto le une alle altre che non empre si riesce a distinguere aci 1 a confondersi sono. nel senso che il tipo. c6n a corsiva chiusa. a Milano. donde quei brevi uscivano e alla quale furono addetti. come è ben noto. avvenuta sotto l'influenza de la anti ua elim].erie l'evoluzione vers~ l'itaÌi~~ era ~ppena accennata. si era pensato di dover attribuire una parte di primo piano in questa elaborazione non tanto alla Cancelleria pontificia quanto alla Segreteria. Comunque. un tracciato corsivo nel qu e s esso le let. fosse il prodotto di una elaborazione e a minuscola notarile o CiDcelleresca italiana del secolo XIV. dal Poggio medesimo al Traversari. Durante il secolo XV l'antiqua e l'italica sono scritture ~mente it lian~.cos per i codici come per l OCUmenti. Si era perciò pensato a una origine. a Urbino. e che ama sostituire la g onciale alla minuscola e talora fa uso del {} greco.) e la lettura riesce talvolta faticosa: negli esemplari peggiori e più trascurati è.

per adottarne altri. verso -la metà dell'Ottocento. e se da una parte neI'la sua pratica esecuztone acquistavano sempre maggior peso le ~r~je individuali. Nella seconda metà del secolo ai l'Italia diventa la maggior rodut..te curve. nel confronto con la gotica. perde sempre più terreno e~rittura usuale è la cancelleresca. . con la met~ de1 Cin ueéento il còmpito della paleografia dei codici può àirsi esaurito. Questi caratteri. rima p volta 1'« italico » inciso. comincia a farsi sentire e diviene man mano preponderante l'influenza dell'insegnamento scolastico della corsiva it. confinata a chi esem lari. invece. sicché leggere un manoscritto del secolo XVI e dei seguenti è spesso più un fatto d'intuizione che di conoscenza. - - L'invenzion~del. scientifici."verso sinistra le inferiori) e terminate in alto con caratteristici ri onfiamenti a mo' di in basso con ri onfiamenti simili _o. l'abito di cui si veste. Essa è. Ald? Manuzio usò per la . trice~ diffonditrice di libri stampati. anzi rispondendo in pieno al mutamento dei gusti estetici generali. Al1'oPera di scuola dell'amanuense si s~stituisce quella del cal11grafo. dell'arte calligrafica. il Vicentino (1522-23) il Ta liente (1524). più spesso. Il carattere «romano tondo» fu. essenziale proprio di quel secolo si riduce a forme sempre più nitide e meno cancelleresche. dall'altra essa ricevé regole precise e modelli sicuri da imitate nelle a posite opere didattiche dei maestri professionisti quali. il Patatino (1540). Con la seconda metà del secolo XV si comincia a tar-sentire il nascente gusto barocco. e i teClesclù che vi avevano introdotto l'arte tipografica avevano rinunciato fin dal principio ai caratteri di Gutenberg e di Schoffer. nel termine di un secolo. stanchi ormai del linearismo e della decorazione e indirizzati piuttosto verso la plasticità e la linearità. facile uso di legature per mezzo di filetti. infatti. ca-'tI1~matlr da rotonda scorrevolezza del tratto. da graduali e In genere da libri liturgici.la stampa segnò praticamente. . n~no bellissimi esempi molti brevi~ntifici.!periori.. nel ~dro dello spirito razionalistico. nel~ de~eco-lo XV l'anti~ua (ormai tracciata solo nelle forme «bolognesi» del alllffido e del Pagliarolo).!g!ese. sceverando quanto in essi vi è di individuale e di capriccioso e quanto. che nel corso del seguente porta a formazione della scrittura chiamata dai trattatisti dell'e a b a s t a r da) sebbene no bbia alcuna relazione n omonima francese del secoli precedenti: è. Ma la scrittura a mano rimaneva insostituibile er le carte e per i ocumenti. ecc. dobbiamo guardare a quei modelli con una certa cautela. noi che facciamo storia della scrittura in genéf Qb. la fine del libro . lo Schreiber è rimpiazzato dallo Schreibkunstler e ò Schreibmeister: tuttavia. aste lunghe forte~ incurvate verso estra e s!. quanto a bellezza ed elegahia. nel 1499. con un lungo trattino complementare intrecciato. 150 in Italia. il Cresci (1560). pTeciso. disegnati secondo il modello dell'antiqua e riservarono la semigotica a libri giuridici. a (per quanto possa sembrare un paradosso) l'importanza dello studio della scrittura italiana del Cinque e del Seinto non è nell'esame delle sue applicazioni pratiche in Wk. schematico.tnaIlOSCtittue.. alve rare eccezioni rappresentate soprattutto da messali. poco do o ortato a perfezione insuperabile a Venezia dal J enson' e pure a Venezia. ispirati alla textura germanica. inventato a Lione nel 1559 sul modello della bastarda francese) si diffusero rapidamente in tutta Europa.Paleografia latina L'« antiqua » e le scritture moderne gibilità senza nulla scapitare. 151 .dal bolognese Francesco Griffo sul modello dell'umanistica corsiva del Niccoli. cioè l'italica lievemente modificata nel ~rado calligrafico e nell'acutezza di 2. infatti. di consacrazione scolastica della pratica comune. infine. liturgici. dal secolo XV -era. l'Amfiarao (1548). vincitori in breve di quelli ideati fuori d'Italia ad imitazione delle scritture locali (si potrà ricordare il civilité. Nel Settecento de le sue esuberanze subisce l'influenza francese e.!? Italia.

ormai completamente scomparse dalla scrittura comune. adottata da tutti per la corrispondenza fin dalla prima metà del secolo XVI. nella quale si riassume tutta la storia della scrittura a mano dell'età moderna: ricorderemo soltanto. per le scritture ufficiali. la redondilla. la cultura umanistica che. la bastarda tracciata in forme strane e bizzarre dalla cancelleria. come la borghesia forense e curiale. senza orl~malIt~. che in Ispagna.Paleografia latina in poi. ove pure i ceti sociali più elevati adottano le forme umanistiche fin dalla prima metà del secolo XVI. Chi a quella cultura si ispira aaotta que a scrittura. ormai poco diversa dalle rie- L'« antiqua» e le scritture moderne laborazioni francesi delle scritture italiane. per i documenti si continuò ad usare la bastarda. caso di esporre gli episodi di quetimga àttaglia fra due tradizioni. la scrittura umanistica secondo i modelli italiani. poi finiscono per ìngentilirli nella attuale corsiva inglese. Sotto la loro influenza. la Fraktur. di qui andava riversandosi su tutta l'Europa. on e qur . a~lI esempi della scuola francese. sebbene i calligrafi elaborassero. contorta. In Inghilterra. e nella Court Hand ~~l documenti meno importanti e di quelli giudiziari. accolte verso la fine del Quattrocento e il principio del Cinquecento (Melantone usava la cancelleresca italica) sono presto repinte perché la nazione tedesca. non esclusa l'Italia medesima. il c?nqu~s~atopredo: rninio politico e culturale della Francia di Luigi XIV e 1 reali pregi intrinseci finiscono per assicurare fortissima influenza in tutta Europa. In Francia. con l'aggiunta di volute or- 152 153 . Ma tutto questo rimane limitato al ceto curiale: la scrittura comune è quella modellata dai calligrafi dei seco!o. sIccne seguirne la progressiva diffusione significa sostanzialmerrt e e es andersi dell'eddCazIone umanistica. nata in Italia. nemmeno Satanasso in persona sarebbe stato capace di decifrare. ricca di deformazioni corsive di lettere di origine gotica. La adottano anzitutto i dotti e I mae•. secondo don Chisciotte. Sul presupposto. ohe ignora del tutto le tendenze umanistiche dei letterati e della Corte. . italianizzanti e meno inclini ad accogliere nuovi ~ a e nuovi orientamenti dello spirito. essa accetta come propria una scrittura che si era andata da l'oco formando nella canCelleria imperiale.. si stilizza nella stravagante Chancery Hand. ~ quali dapprima si attengoI?o. diviene sempre più frequente sotto Filippo II e nel secolo XVII è di uso esclusivo. caratterizzata d~a trasformazione in « quadrangoli» delle spezzature gotiche e la Zerstreuung dei tratti delle lettere. penetra nella cancelleria regia sotto Carlo V. una tradizione.da loro 1'apprendono in ciascuna nazrone I ceti supe--r-I""'or"'I-. più affettivamente immaginato che storicamente reale. ma ciò che le disposizioni di legge erano impotenti ad ottenere fu abbastanza facilmente conseguito dai grandi maestri di calligrafia. e. ~~I e ~III. conidera Yantiqua e l'italica come espressioni di una cultura. ove la letra de albalaes si era arrotondata nella cortesana e poi era degenerata nella procesada che. In Germania le influenze grafiche italiane. tenacemente attaccata alle sue abituèIìni e aIfe sue fortne aftc e nazion . Un decreto del Parlamento di Parigi nel 1633 proibl addirittura l'insegnamento di questa lettre [inancière: naturalmente non ebbe alcuna applicazione pratica. che finisce per rivaleggiare con essa in bizzarria. di una confessione religiosa non solo tranee alla propria stirpe (e il mito del sangue ha avuto sempre profonda risonanza nell'animo di tutte le popolazioni nordiche) ma addirittura nemiche. che presso gli scribi curiali ed amministrativi diviene più scorrevole e corrente. cui. di volo.tutte più o meno aerivate dalla gotica. di una tradizione grafica nazionale gotica. rimasta in uso per i documenti reg~ piu importanti fino al secolo XIX. la lettre [inancière si chiarifica nella lettre [rançoise. tipo unico di scrittura. sicché in breve si giunge a ~. mentre nei documenti forensi non cancellereschi ed extragiudiziari alla stitizzazione angolosa si sostituisce il tracciato rotondeggiante e tendente al verticale della Secretary Hand. mentre è forse da legare alla Secretary Hand il carattere rond che ancora s'insegna nelle nostre scuole. in fase di formazione di a cultura nazionale unitaria e di aspra lotta religiosa. ma insieme assai più legata. che adottano e insegnano la cancelleresca e la bastarda italiana.

nei suoi documenti più solenni. alla quale essa portò il contributo inestimabile della sua arte. ove. con l'adozione generale delle scritture umanistiche. dal giornalismo alle lettere e alle scienze. che da alcune repubbliche dell'U. mentre er l'uso corrente si continua ad usare la bastarda. che rimase tradizionalmente in uso fino alla sua abolizione sancita da Leone XIII. caduti quasi completamente gli ultimi residui gotici. fece cadere man mano in disuso queste forme «gotiche» nazionali. Uno svolgimento interessante è anche quello della scrittura della cancelleria pontificia che. anche dalla Turchia in sostituzione dell'araba e dal Giappone in sostituzione o quanto meno in accompagnamento dei complicati. della sua filosofia. rentschrift. E quei caratteri stanno penetrando .Paleografia latina L'« antiqua» e le scritture moderne namentali. ormai sono dunque adottatl mOde 1ì risalenti tutti alla corsiva inglese o francese e. cioè in sostanza nella littera antiqua: acan o aa esso I'italico e rUnasto solo con funzioni ausiliarie per quelle parti degli scritti che si vogliono metre in risalto comunque distaccare dal resto. è divenuta strumento normale di lavoro. Nel corso del secolo XIX. in qualsiasi campo. cominciò un processo di stììizzazione che all'antica spezzatura gotica sostituì la disarticolazione dei tratti delle lettere.S. nel Quattro e nel Cinquecento conservò. artificiosissima e di lettura assai difficile. ° 155 . senza distinzione di nazione o di fede. mentre tutti gli altri uffici della Curia adottano le scritture italiane del tempo. scrittura di cancelleria. D'altra parte la scrittura latina è in 154 ~e via di sempre maggior diffusione ed è stata accolta. numerosissimi segni ideo grafici nazionali. scrittura corsiva. Nel campo della scrittura a mano. che aveva aperto a tutti gli studiosi. divenne completamente artificiale. fanno professione di sctittore. della sua capacità economica. attraverso esse. le forme umanistiche sono rimaste incontrastate domitriei e l'unità grafica si è ricostituita nel carattere romano tondo. conservando quelli forti e sopprimendo i sottili: ebbe così origine una speciale sctittur ncelleresca. la sernigotica. i caratteri a stampa dei libri tedeschi. rimasta nell'uso fino a tempi recenti. il papa culturalmente novatore. in tracciato nazionalmente modificato. il sempre più intimo inserimento della Germania nella cultura europea. Alla Fraktur si ispirano. dopo aver conquistato tutti gli uffici. Il processo di svolgimento iniziatosi col « ritorno all'antico» di Poggio Bracciolini e con la formazione della cancelleresca italica è in via di conclusione soprattutto nel campo tipografico. in sostituzione della cirillica. la Biblioteca e l'Archivio segreto vaticano. la littera sancti Petri. risuscitate volutamente in un breve momento di follia razziale e nazionalistica.sempre pìu anche nell'uso privato attraverso la macchina da scrivere che.R. ma ora nuovamente abbandonate del tutto o provincialmente conservate in alcune piccole zone ove una minoranza etnica combatte un temuto assorbimento da parte della maggioranza. per tutti coloro che. sino alla fine del secolo XIX. Quando questa. che. sostituendo la penna e il calamaio. verso la metà del secolo XVII si specifica in Kanzleiscbrijt. alla cancelleresca italiana del Rinascimento.S. e in Ku«.

i segni per n-il valevano nescit. Talora questo t r o n c a m e n s i Il a b i c o è irregolare (sp.) o della si g l a cioè dell'indicazione della sola prima lettera (C.p.). Ne~'età romana si.a. segni convenzionali o nessi letterali (sempre in alfabeto tironiano) rappresentanti la desinenza. 157 156 . in via generale. per suprascriptus nelle tavolette algerine) e talune irregolarità (del genere di fli per fl(am)i(nis). = Clustumina (tribus). con un proprio alfabeto. ve la ne~essItà di usare caratteri di grandi dimenSIOnI a problemi di spazio: esse. con valore sostitutivo. in sostanza. D. per perpetuo e dixerunt. come i prenomi personali le indicazioni di cariche e di uffici. Vipsanio Filargio e Aquila. ecc.D. se non un sistema stenografico. invece. s'introduce una particolare estensione della pratica del troncamento effettuata con lo scrivere. Nelle carte su ~I problemi di spazio non esistevano. del resto. Seneca) furono tratti ad aggiungere alla lettera o al nesso di lettere rappresentanti il principio di ciascun vocabolo.ne degli anni 493-96). ecc.P. soprattutto nei libri e continuò a lungo nelle prime stampe e nei manoscritri documentari dell'età moderna. però (come anche. per suprascriptum. H. Familiam pecuniamque testamenti faciendi causa emit fiduciarius). sempre nelle tavolette algerine) possono formare un abbastanza agevole ponte di passaggio verso altre forme e altri tipi di compendi.S. Gaius.ot. anche della nasale n. ecc. in fine di riga.d. Da ciò i successivi inventori di stenogrammi (ne sappiamo anche alcuni nomi: Tirone.m. nelle ta- = = = = volette algeri. per cui delle parole si scrivevano la prima o le prime lettere. in alcuni testi. e infatti le abbreviaziorii sono meno numerose e intense: in esse. ab hoe testamento dolus malus abesto.M. = imperator. A parte queste ultime. fa largo uso di abbreviazioni per le 0Ig~afI. sppdd.t. legatus pro praetore. anche la prima della sillaba o delle sillabe successive: pp. ad esempio. ispirati a principi diversi. tralasciando le altre. dopo la prima lettera della parola.f. peraltro. che d'altra parte potrebbero considerarsi forme di scrittura convenzionale piuttosto che compendiaria.D. la necessità di attribuire a ciascun vocabolo declinabile o coniugabile la propria funzione nel discorso rendeva impossibile l'uso del troncamento. liberto di Cicerone. Così. per spopondiderunt. PR. non conoscevano quasi alcuna abbreviazione: vi ricorrevano talvolta le sigle più in uso nell'epigrafia. LEG. una lineetta in alto sostituiva la m. liberto di Mecenate. o di verso. Nella speciale scrittura tachigrafica che va sotto il nome di note tironiane e che poi null'altro è. I odici letterari.Sistema abbreuiatiuo SISTEMA ABBREVIATIVO Lo studio dello svolgimento della scrittura latina rimarrebbe tuttavia incompleto se non si desse qualche cenno sulle abbreviazioni delle parole. tutte le altre abbreviazioni erano effettuate secondo il principio del troncamento.e. e. Questa lineetta passò anche nell'interno delle righe e delle parole.c.f. de sua pecunia posuit decurionum decreto.f. ss.S. e sono formate col sistema del t r o n c a m e n t o cioè dell'indicazione delle sole prime lettere dei vocaboli (IMP. oltre che di m.HN. trattandosi di documentare negozi giuridici. il cui uso fu larghissimo in tutto il medioevo. . e dx. CLV. alcune formule di uso 'comune.PR. = hoc monumentum heredem non sequetur.q. sono limitate a parole di facile intelligibilità. salvo che per le parole invariabili (quando non vi fosse ambiguità) e per le formule rituali.P. come quelle per i prenomi. Analoghi problemi di spazio si presentavano nella scrittura su avoIéh quando. SI aceva riferimento a formule rituali (ab h.

magistralmente illustrato. In questi test" tecnici giuridici. STEFFENS. se in numerosi libri tecnici di giurisprudenza (valga come esempio il manoscritto di un'opera. Traube. supponibile che alcune cruces dei nostri testi siano dovute proprio a non intelligenza di qualche nota da parte di copisti se iori. in minuscola antica del sec.1. sia pure per usi diversi dai normali e applicato a segni alfabetici diversi dagli usuali. anzi. La conoscenza degli stenogrammi era. di uso costante nella scrittura libraria non calligrafica e che solo la perdita dei manoscritti antichi di tal genere ci nasconda la continuità di tale uso. da 1. un altro principio abbreviativò: quello della cont azione. sostituendo i segni alfabetici ordinari a quelli tachigrafici. ove gli exceptores erano di regola notarii. C. Nacque in tal modo. matrimonio. ai tempi imperiali. alcuni frammenti ciceroni ani (P. le cui abbreviazioni vengono chiamate 110tae turis. quelli per exs-at si leggevano exsuperat. ma lasciando immutati gli elementi costitutivi dell'abbreviatura. d'altra parte.14 e E. Più che in forza di questi divieti. iniziale e finale di 8EOC. si trovano riprodotte. Tuttavia. Oxy. ecc. 48) appaiono compendi come ee. anche non antichi. 477. 226) e alcuni manoscritti.1. qa. quindi. per esempio. IV. mmonio o addirittura mmo. nei quali. probabilmente molto intenso nei libri tecnici e scientifici e assai meno nei testi letterari. P.. che molti fra i più semplici di essi usavano spesso tali e quali nei loro scritti. C. L'insegnamento delle notae. più o meno fedelmente. in caratteri comuni. ma anche e soprattutto nei tribunali. ove non era tuttavia ignoto. quia. 20. faceva parte dell'insegnamento scolastico impartito ai fanciulli romani e. secondo l'abitudine. È. 1. 210.A. sormontate da una lineetta. per cui delle parole si scrivevano il principio e la fine. a quanto pare. ne è . per riguardo della tradizione e dell'effettiva origine) dive158 Dissero. il loro uso era diffusissimo non solo nell'amministrazione. e.Paleograjia latina Sistema abbreoiatiuo quelli per ins-er o des-er significavano rispettivamente insuper e desuper. altri ne traslitteravano. crio o semplicemente co. o quanto meno delle principali. per riflesso della fonte. di Giulio Paolo. l'uso delle notae iuris dové decadere nei secoli VII e VIII per forza di cose. i quali valevano solo per i testi di legge. centenario. diffusa fra gli uomini di legge. (tutti sormontati da una lineetta avente la funzione di segnalare il carattere di abbreviatura da attribuire a quei gruppi di lettere) per le parole esse. Nel frattempo si era compiuto un altro processo. il i . come mostrano. secolo IV. ove i processi verbali delle sedute erano ripresi stenograficamente e non di rado gli avvocati assoldavano stenografi professionisti per raccogliere le loro arringhe. Nella stessa 159 . come già aveva intuito il Lindsay fin dal 1913. e così via. ecc. facs. non per i commenti e le opere scientifiche. l'Agostino De Musica di Tours 287. Ed è assai probabile che (forse per effetto dell'educazione fondamentalmente giuridica e forense impartita alle dassi più colte e più elevate ancora durante tutto il periodo imperiale) tali notae iuris (come seguiteremo a chiamarle. quindi.S. e una seconda e una terza volta nel 530 e nel 533 Giustiniano vietò severamente che il suo Codice e il Digesto fossero trascritti per siglorum captiones et compendiosa aenigmata e per siglorum obscuritates. del secolo IX). del quale si conservano alcuni frammenti a Vienna e a Berlino. il nome di Jahvé espresso dal tetragramma: essi riprodussero alla meglio questa forma sacrale di espressione del nome di Dio per mezzo delle consonanti 8 e C. numerose notae iuris (p. seppure sopravvalutato nelle sue conseguenze. per dir così. in quanto la produzione di opere giuridiche fu allora minima e le scuole di diritto ebbero carattere assolutamente elementare mentre gli studi scientifici e tecnici si ridussero a ben misera cosa. Le prime traduzioni greche dell'Antico Testamento dall'ebraico trovarono. 1097 + 1251 + P.I. Ryl. il sistema delle abbreviazioni giuridiche era alquanto arbitrario e talora i compendi si prestavano ad ambiguità e a false interpretazioni.A. sicohé una prima volta all'atto dell'emanazione del Codice Teodosiano fu proibito il loro uso per le copie di quel testo legislativo. Non può far meraviglia.

oms. Spiritus nelle forme DS. un'altra. frem. canonizzandosi. omi per omnis. ed il sue160 cessivo sviluppo del principio della contrazione è dovuto ad altre influenze. vano abbreviazioni per troncamento e per tronc~en~o s : labico nelle carte notae iuris e nomina sacra nel Iìbrì. q con lineetta soprascritta per que.. se ancora nel secolo IX un monaco di Corbie. entrarono i simboli per Deus. in quanto anch'essi nomi di Dio.' di regola. il sistema abbreviativo della scrittura visigotica è caratterizzato soprattutto dalla larga adozione del troncamento sillabico.Paleograjia latina Sistema abbreviativo epoca e probabilmente nella medesima regione si portava 8 compimento la traduzione dei Vangeli. Il segno che indica la presenza di un'abbreviazione è. Cristiano di Stavelot. quei gruppi letterali. che è il più autorevole della classe I. le parole 8EOC. nei quali Dio non ha un solo nome. lo stesso procedimento si applicò a I1ATHP e I1NEYMA. quia nomen Dei non potest litteris explicari ». I nomina sacra entrarono nella paleografia latina come tali. Questi sono indubbiamente simboli sacrali e come tali furono sentiti a lungo. lo svolgimento è compiuto. nei codici una lineetta orizzontale soprascritta. invece. ee per esse. a parte alcuni sviluppi speciali che portarono. la più antica. jris. scrive: «Scribitur autem Iesus per iota et eta et sigma et apice desuper apud nos. secondo il Traube. SPS. in scritture nazionali librarie. PBR per presbiter e successivamente (sec. entrano anche in codici profani con significato profano. DIACS per diaconus. V). XPICTOC appaiono espresse con segni 8C. ma è anche il Signore. [ratrem. IHCOYC. è il Cristo: e nel codice D dei Vangeli. per esempio. press'a poco nella medesima epoca. al pari delle altre scritture semitiche.. è consonantica e manca dei segni delle vocali) fece poi svolgere un particolarissimo tipo di abbreviazione. dr per dicitur. dunque. Particolari. scritti I1AP e I1NA. Iesus. NR per noster. Ma già fra il secolo V e il VI questa giustificazione dell'uso di quei simboli doveva andarsi man mano attenuando se. Alcuni compendi sembrano caratteristici di determinate scuole scrittorie: così. e se. In latino. uscendo dai codici tecnici e dalle scritture individuali. omni. alla fine dell'età romana S1 tr. . è Gesù. ma come tali anche vi restarono. [ratris. In Ispagna. Cbristus. et sicut alia nomina Dei comprehensive debet scribi. A questo punto. che si suole classificare come «contrazione» per la costante 161 . ome. interamente latine la prima e l'ultima. e limitat~ ~i troncamenti ai nomina sacra e a quelle poche notae turts o translitterazioni di notae iuris che. IHS. probabilmente nel corso del secolo 111. mezzo greca e mezzo latina le altre due (sec. fratrum. ecc. Nel paesi in cui il s~ccessivo svolgimento della scrittur~ parti da forme cancelleresche (Francia) o da forme correnti e corsive della minuscola antica (Italia) le abbreviazioni sono piuttosto rare e capricciose anche nei codici. e il principio della contrazione è entrato nel sistema delle abbreviazioni: la sua estensione nel Medioevo non è che una sua meccanica applicazione. REVS per reverendus. ma per misericordia (in luogo dell'usitato mia) e mb (con l'asta della b tagliata da un tratto orizzontale) indicano probabile origine veronese dei codici nei quali si trovano usati. come p con l'asta tagliata o con l'occhiello caudato per per e pro. EPS per episcopus. Riassumendo. omne. XPS. IV). KYPIOC. poi sul loro esempio si foggiarono DMS o DNS per Dominus e SCS per sanctus (sec. considerati evidentemente semplici compendi. per esempio. l'influenza della scrittura araba (che. erano riuscite ad entrare nell'uso comune. Xc. nelle carte un 'trattino ondulato obliquo o verticale. sempre con le prime traduzioni della Bibbia. Più tardi. [rs. sullo stampo medesimo dei precedenti si creano CLRS per clericus. KC. VI). La realtà è. dei manoscritti evangelici. frm per [ratres. IC. alla formazione di compendi per qui e per in forme similissime a quelle usate nel resto d'Europa per quod e pro e all'uso della contrazione aum per autem. più specifici caratteri ebbero le abbreviazioni nei paesi nei quali il ceppo originario della scrittura latina si articolò.

dominus. Ancora dalle note giuridiche è tratta l'abbreviazione per letterina soprascritta usata in alcuni compendi come quelli di qua. p. la beneventana. lO (et). ecc. Qui. 18 pro pri us proprius). espressioni librarie. erano largamente penetrate abbreviazioni tratte senz'altro dalle notae iuris o formate sul loro modello. particolarmente e attentamente studiate dal Lowe nel suo classico libro su quella scrittura. scientifici. qui (20-22). 2 (con). ecc. il sistema abbreviativo insulare si diffuse nel continente. 4 (e~us). di codici religiosi e liturgici in edizioni di lusso. 17 di speciali derivati dalle note giuridiche sono quelli costituiti dalle abbreviazioni della p e della q con-segnL derivanti a loro volta dalla tachigrafia (fig. ove il diritto romano era del tutto sconosciuto. episcopus. ma piuttosto. post (25). in parte. Importanza tutta speciale ha lo studio delle abbreviazioni della scrittura insulare. ché a poco essi potevano servire nella nuova patria dei missionari. quo. . + + = + = q q q 20 cr o . musicali (è noto l'altissimo posto occupato dalla musica. modo (23). 18 1.. 17 (quod). dmns. il sistema di abbreviazione per contrazione. ecc. come si è detto or ora. 3 (contra).4 e 1: (quae). che era passato dalle note tachigrafiche alle giuridi162 che. pha o pia. ove anche i centri di fondazione scottica 163 . prphta. Si trattava probabilmente. la peregrinatio Scottorum. Sotto il primo aspetto sono da notare (fig.) ma da una parte ripresero pari pari o imitarono assai da vicino alcune notae iuris e alcuni compendi crudamente tachigrafici. nella cultura tardo-antica e alto-medievale): e in questi. misericordia. quanto piuttosto grammaticali. come teoria e come pratica. omps o ompts. omnptns accanto ad eps o epos. estendendolo. igitur (24). si scrivevano ppls. s' per sunt. mentre compen- 1T???7~+-'++t 2 1 6 8 9 10 s Fig.~verso. msrcrdia.Paleografia latina Sistema abbreviativo presenza delle lettere finali dei vocaboli abbreviati. omnipotens. talora con l'applicaZIOnedi due o p1l1 segO! sulla medesjma base alfabetka. 21 22 23 25 Fig. come è stato altre volte notato. 19 Attr. 9 (vel). 13 (pro). Fig. d' per dicit. tratti direttamente dalla tachigrafla. 18): 11 e 12 (per). dms o dns. Meno tipiche e caratterizzate sono le abbreviazioni dell'altra scrittura libraria del bacino mediterraneo. 5-8 (est). 17) i segni 1 (autem). ma in realtà consiste nella rappresentazione di tutte o quasi tutte le consonanti di tali vocaboli e nella omissione delle vocali ad eccezione delle iniziali e finali: così populus. nb per nobis ecc. Le scuole scrittorie formatesi nei grandi monasteri inglesi e irlandesi raccolsero questa tradizione e non solo conservarono un certo numero di antiche abbreviazioni lasciate cadere nel continente (a' per autem. dall'altra svilupparono. epscps. propbeta.}6 (q~e). e. msda o mscda. della quale si è detto piu addietro. ma per lo più anche di codici tecnici e scientifici: non tanto giuridici. h' per boe. sebbene occorra resistere alla tentazione di pensarle senz'altro già calligrafizzate in forme sernìonciali. alla base del processo di svolgimento grafico non stanno espressioni corsive e documentarie della scrittura « normale» romana successiva al IV secolo. 19 (pro per propter).

come pure abbiamo visto. ivi 1929 e riproduzioni ana4 = = = 165 . -lum. 20. -que. In quei codici. mentre se la l è in mezzo di parola supplisce le vocali e. che è generalmente la lineetta sovrapposta (nelle carte può essere obliqua e arricciata o sostituita da una specie di nodulo) ed ha ufficio di segnalare la presenza di un compendio. che indica una nasale (m o n. quem. 1: per. la piccola vocale sovrapposta (la a talora in forma aperta. ridotta a una lineetta ondulata) che su c. che sottintende una r o una vocale preceduta o seguita da r. quod. ecc. determinato cioè dalla lettera alla quale sono apposti e dalla loro ~sizion'e. giuridici. teologici. che simboleggia la desinenza rum. idest. CAPPELLI. di centra. e quasi inint~lligi~ili per chi non abbia quanto meno un'infarinatura di filosofia scolastica. pro. del noto e già citato Aristotele Vat. su q supplisce la u (q"s quos). che. 2: qui. quia. sia giuridiche sia tironiane. Al momento della perfezione (secoli XII-XIII) esso può considerarsi articolato come segue: a) abbreviazioni per segni speciali.). così nel testo come. pra. Milano 1899 (3a ed. di -us (ivi. Un qualche aiuto per la l~ttura possono dare i lessici alfabetici redatti sullo schema ?i quello ~el Walther (1745). Urb. il più ricco e diffuso dei quali 7 q~ello di A. attestato dal buon numero di laterculi e di commentarii copiati nei secoli dall'VIII al X e pubblicati dal Mommsen e dallo Schmitz. giuridici. si fa via via più intenso e raggiunge la sua pienezza quando.Paleografia latina Sistema abbreviativo che abbandonarono rapidamente l'uso della scrittura dei loro fondatori ne conservarono invece le abbreviazioni. medici. ivi. pre. la lineetta ondulata. ha avuto importanza basilare nella formazione della minuscola carolina. il ritorno allo studio dei codici in minuscola antica. U. che. di origine tachigrafica o giuridica. poterono sostenere l'origine continentale anziché insulare di quel sistema. 4). la lineetta obliqua che taglia la coda della r rotonda gotica.. come lo Steffens. 3. come in dns per dominus). alla fine del secolo VIII. esempi: conversus. donde esse. nel commentario di s. di est. c) abbreviazioni per segno generale. ecc. ecc. s. secondo J casi) e sovrapposta a una consonante indica una vocale nasalizzata.) i cui termini speciali sono molto familiari ai cultori delle rispettive discipline: si vedano. lento da principio. dopo il Mille. di et e di etiam (ivi. medici. la lineetta obliqua (spesso arricciata in alto e in basso) che taglia l'asta di f. Il quale può essere allora per troncamento (caso estremo la sigla) o per contrazione (che si dice «impura» quando oltre la prima e l'ultima lettera del vocabolo abbreviato si scrivono anche una o più lettere mediane. erano rifluite in buon numero le notae iuris o meglio le abbreviazioni di origine giuridica e ciò spiega il vivace risveglio d'interesse per le note. Fra essi andranno notati i compendi di p e q (fig. Potremo citare la lineetta orizzontale sovrapposta a una vocale.? J 164 -. esset. e. 3. tanto da indurre in errore alcuni paleografi i quali. quelle filosofiche. v acuta gotica e significa -ero. Alla influenza esercitata da questo perfezionato e abbastanza organico sistema si aggiunge poi. soprattutto. que. teologici. -le. quam). Le abbreviazioni spesseggiano nei codici tecnici (filosofici. Tommaso. 5). 206 (EHRLE-LIEBAERT 40). di cono." 17 :. 20 b) abbreviazioni per segni di significato relati~o. p. la lineetta che taglia l finale e va risolta -lis. Da queste basi parte lo svolgimento del sistema abbreviativo dei codici medievali. p.:> ?O. (ivi. su g sottintende una r o una n (gat' gratus. ecc. Fig. contractus). secondo la nostra opinione. qua. Dizionario di abbreviature latine e italiane. ')ùf. numerosissime. ig>rat ignorat). t indica mancanza di una r (9 ct' = contractus. il risveglio culturale della Scolastica e delle grandi Università dà fortissimo impulso alla produzione di codici filosofici.

nei secoli successivi. Il ritorno ai testi letterari dell'età carolina e postcarolina. stico recipe. ecc. Partita dall'adattamento dell'alfabeto etrusco alla lingua latina.librariamente nella minuscola antica.. ma in un libro liturgico è responsorium. in un atto notarile renuntiando o renuntians. del quale si fecero antesignani gli umanisti italiani e soprattutto i fiorentini. mostrando tuttavia negli ultimi tempi segni di decadenza e applicazioni irregolari. ma anche nelle stampe di opere tecniche durante tutto il secolo XVI e anche nella prima parte del XVII. la cui radice si trova negli ultimi ma culturalmente ancor splendidi secoli della civiltà romana. essi scomparvero dappertutto. segnò anche un ritorno alla sobrietà abbreviativa di essi e nei codici letterari in littera antiqua i compendi scomparvero quasi del tutto. usua}e e si esprime corsivamente nella minuscola corSfva. . CONCLUSIONE In conclusione.Paleografia latina statiche successive) ma occorre cautela nel loro uso perché il medesimo compendio può avere significato vario secondo le epoche. ma è tuttavia sintetizzabile in linee generalissime abbastanza chiare. elabora le sue forme in una scrittura «usuale» con espressioni corsive ed espressioni librarie. Nel secolo II si canonizza in capitale (epigrafica e libraria) e la sua espressione corsiva è la maiuscola dei graffiti e delle tavolette cerate.' poi le litterae caelestes. mentre continuarono ad essere usati non solo nei manoscritti. Il sistema abbreviativo così formato rimane in uso anco. e. ra nei secoli XIV e XV. e dall'altra a trasformarsi In mmuscola. f De~'eredità romana. in un manoscritto giuridico rescriptum o respondeo e derivati. una R maiuscola con la coda tagliata da una lineetta obliqua in un codice onciale del secolo VI va letto res o ratio e nel secolo III genericamente rubrica. lo svolgimento della scrittura latina nei ventisette secoli della sua esistenza è forse meno lineare di quanto ora non si tenda a sostenere da alcuni. in un protocollo amministrativo retulit o registrum. la cui ca~o~z~lOne semionciale è arrestata dal rompersi delunita culturale e grafica dell'Impero. Con l'introduzione del papiro e la diffusione dell'uso dello scrivere tende da una parte ad assumere forme cancelleresche che danno prima la scrittura ufficiale degli scribi e degli ~ffici. fino al II. avvenuto intorno al secolo VII a. ma la minuscola si afferma sempre più come scrittura. i luoghi e il tipo di manoscritto in cui è usato: p.c. Una successiva canonizzazione libraria dell'epoca dioclezianea cristallizza l'onciale in forme maiuscole. e le scarse abbreviazioni ancora usate ai nostri tempi non sono più che un povero residuo di una pratica una volta diffusissima e governata da regole organiche e precise. Col trionfo definitivo del carattere romano nella stampa e delle scritture umanistiche nel manoscritto. le isole britanniche rilevano le orme ibrarie della minuscola antica e da esse formano 167 166 . in uno medico o alchimì.

ma non risolve il problema della scrittura libraria e ne nasce la confusa e dispersiva fioritura delle precaroline. si diffonde all'Italia prima. sotto impulsi di carattere 168 . 1 e fra il secolo XII insieme grafico ed estetico. mentre il problema della formazione di una scrittura libraria non assume indirizzo unitario nelle varie semicorsive e precaroline dell'Italia settentrionale. ove si elabora la curiale (antica e nuova) e nell'ordo curialium napoletano. poi nella penisola iberica e nelle isole britanniche torna a ricostituire anche una unità grafica nel mondo di cultura latina. scrittura nazionale libraria di quella parte d'Italia e della Dalmazia. soprattutto francesi. a . 169 . che SI artico ~ . La sua rapida diffusione prima in Francia. . mentre nel documenti lo svolgimento d eIla caro lin'·' e plU spontaneo. e si cristallizza nel carattere romano tondo della stampa. pOI solo m Italia fino al secolo XV. ove nel monastero di Montecassino si canonizza la beneventana. . alcune delle quali raggiungono particolari tipizzazioni. Da questa minuscola. La ricostituzione dell'unità politica e culturale dell'Impero con un nuovo carattere di sacralità si esprime graficamente nella minuscola carolina. invece. in Inghilterra e in Germania dal secolo XIV al ~I.' 1 e XIII una scrittura libraria. l'altra in uso in Francia. artificiosamente creata nei circoli umanistici fiorentini. che tuttavia conservano sempre carattere librario anche quando sono usate per documenti. in Germania e in Italia. la Spagna rileva invece le forme più correnti e da esse deduce la corsiva visigotica da una parte. scrittura nazionale libraria. e rinasce altresì l'idea della scrittura « normale ». La Francia riprende le forme cancelleresche e dà vita alla merovingica.Paleograjia latina Conclusione la loro scrittura nazionale insulare. dando luogo a canonizzazioni cancelleresche nella corte pontificia. alla bastarda: l'una in uso dappertutto. . Nelle cancellerie e nei documenti. Al ritorno integrale alle fonti letterarie classiche che sta alla base dell'Umanesimo nel secolo XV corrisponde una riforma scrittoria consistente nel ritorno al~ le forme grafiche caroline dei codici in cui quelle fonti erano conservate: questa riforma. ove si forma la curialisca. m varietà nazion ali"e m scntture scolastiche. . la minuscola visigotica. dall'altra. all'Europa poi. nelle varietà di maiuscola e di minuscola. la gotica. nell'Italia meridionale. e lineare e dà luogo pnma alla caneelleresca i aliana pOi eresca lt. SI svo g . in Italia la corsiva nuova si localizza e si specifica. lo svolgimento della gotica in semigotica e poi in italica pone i fondamenti della scrittura corsiva oggi di uso comune in tutti i paesi di civiltà occidentale. rielaborazione della minuscola antica eseguita sotto influenze corsive di diverse scuole scrittorie. . e quando è per assumerlo il processo è troncato dall'adozione della minuscola carolina d'importazione francese: esso continua.

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lO) UI f l ... IV.. Quinta facciata di trittico pompeiano del 23 dicembre 5~.----------------- ... . ti v '" Tav.Corsiva delle tavolette cerate....... (Federici.... . •.

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-"\r' " . IX) 19 ottobre 988 da S...Q. 4. ..~ q.~ ~ ·1 ". ••. 'v \.[.• •...~ l.-l''''''\:-'''~ 1~\-" l c •••. ' ".-4~'Ic. ~ .....t.' ".. •••.. "" : .( l"~" t"" l L.}...~. I l I ... t1 -o ~~ "'<><> 0..~I"'..~."''. ".' ...s ? iiiì••· .'. •• ~ _ v . . ~" :1' .- r> ~.. -' ". .-" .•. 'al ... ~.\. n. ~ !r :J 1: ~ ~ ~i ~ 1... .'...." ..r. w I .' ( .."'l~·"".::!.\.>'" '. ' ..1·.:lo t 1'-.. U."'~" t..-.' _0 C/l •.~ .~ .'f"" ...•• ~. ..•• ...... ~w ".•. .• A " ...t4-.'"y . II-v ..>M ~ w ....l.. ti'"\ i' oni--y..\ "~' l'·y·l't'l. . U•~. . .1X w . ..'" n." .. .qj.'t... Tav. ~~1f..•.\. l LI" \'. DLata (Hartmann. '\.f'''''' . 1-'"'1\'. . j -r' .w· ~". ".l~""'f'••. ~. -o • -: " ) I •••. .. \l"'" '''''''f(...--....."'" ~· 1:""".. \~i:".·fJ. •. "~4~''''''''..~ ::l o 0_ -1:>..f .. XIV _ C ."..l.-+~. .. 't"i"'\'<''f' ••".~ .. "':"....L)..~.y ...b..\--:fI~J" " .-..l_tett".""O· .s t n L=~f/!-1'4~~ ~:.-'" \\ ••'. .•...' ••.Llf ~.".• • U • l' . I g. .•••·••••'" -çr.-f J ~ Ils f! ~ ~ .'\"."." .. N ~. f I..r.:.\ t lo'~ \...."".\:f~>.' ~..' T~ ... ·.~ ..~. . -: j a ~j~tt· :! '1\" ~ g io.\...lk"n. " ... ~>-'l o'rO' 2o JD e: 1('Z ~g O> ~ O> §.. j ~.1.:~ "lu...> t i...J~.:! ~J. 0 2 . :><0 •..~.rll c:ì .••• I un e nuova rom ana. .i.. '0 "' 0 .·---·m~u..t J. .-t_u~ll·'··... i t rl. ..! ) -.( ~.:.('i "".. ..1\...~n ~ ~U~~1-) ~1 ~ri.0 : J' 8 1 nl~ J".•." . Maria in ocumento privato del __ VIa 'y ~ ~~ Z.~i:~I c-~ 2 i. •••• \. ('t.{C4I l' \ •.•••.• <:C1Q "' o _._ " 1 .lt'~..... 1 ~. \ ..~ ..~~i:-fi~~d~ ~1 ri t 1i~i~ rl yi $~~'11~J~ ~~:f ti t i -? .••.

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l Uroru. lO..taublr Un'1cn>1'W'l .1ni: -'.t • ~ 1Uf!crn""'\l11t1 blrrl.CII ~P..1mcq:~fliln '''br.1rcrn.m.14Ut'ttI1mfTac.1la..'f}UQl9 In ofln-: ri-n" Tav.. Ù UlObiUc..: ..paka'JJUlh>lIimcOl-m~rOlmll mjCUloro.\au J'oIlnu.iooliu è.C. tlUl10Imamf\'tirbi tt n13nnou:. ~')*"....mni.. ' I. XVIII."n m~tUQncfar bttfYmlItl.1\>flllmi.l.1nnUtic.P. inizi del Trecento (Stelfens.1G C" oUé hurno.Minuscola carolina. p . '\"iXIl\Uant1nOI'1f •• . t:trdtA' In~ ubt Iknbt crr.tDUm.. lat.ml1ll"rrpIll1t.." l 1 • _qtmrn~.ulctol". 1448. . Codice di computi scritto a Treviri nell'8l0: Bibl. lIiu OCUllJA)mOflmuICc.il1a"".lhlbullmcr:. f.1trt".\nrn"'W'mp. ~l'ciiq''.n:i In' 01'1-:. Ap. 27.mu(.a:gnlln~JU(<U. -:'. f.. .--1tr.lUHu.albo: ab..umi -. 35r.Gotica rotunda. Ambrosiana.w: c tu no mi& bi1\..ltt"mroljn:. .-. ~m~".w.l mro: " 1:1Ùuu~qtl.hm'.tthm ma:ìi lnèl'tQfuvtir .Tt' 1IUIU&.' t'''.t~r.IIC&. 20r Tav..1r.hll\ntml'FI"JYiligrnct'"o cXrcq&:'cipt.lmnnn'. Pal.nFl0 il'mc4lom m.wniuc .qu..iV"flilO..l"-pucr.tK-pol. Vat.annrt'tiibah"IIIDIl lllfOI1l . XIX.1SJIl •.l UCTIIa..japu.I_. S.tipbi". Virgilio posseduto dal Petrarca: lano..Tt'ro.B ne . ". =l'l'lIar . 101) Mi- . . ) I . Vat.!io ItdtQl tnlUam l r ~ .t<un:' mue idunQ& mmm t.l~Iu."'mtcr. .m.

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-Tav. XX. - Littera Bononiensis. Libro universitario di diritto del sec. XIV: Bibl. Ap. Vat., Vat. Urb. lat. 161, f. 147r Tav. XXI. - Littera Parisiensis. S. Tommaso, Commentario al IV libro delle Sentenze di Pietro Lombardo: Bruxelles, Bibl. Royale II. 934, f. 35r; anno 1284 (Steffens, 98)

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Tav. XXII. - Minuscola cancelleresca italiana. Uno dei «Danti del cento »: Milano, Trivulziana, 1080, f. 70r; anno 1337

pofbjtlCoicyutn uldu-ckauantsa. ..\CCUfM"t1ftl3tUm :c:yuodin eo.l.U
Tnlferu(fu.fmol'ffm remtdwm
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Tav. XXIII. - Littera antiqua, Sallustio scritto da Gherardo del Ceriago nel 1466: London, British Museum, Add. 16422, f. 16r (Wardrop, 6)

SA.TJRA

INDICE

DELLE TAVOLE

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('"(meno" .(~tr.mui; I aVo II avo III Tav. IV Tav. V Tav. VI Tav. VII Tav. Tav. VIII IX Tav. X Tav. XI Tav. XII Tav. XIII 'avo XIV avo XV 'Iv. XVI v. v. XVII 'l. XVIII XIX l. XX XXI XXII XXIII XXIV Capitale epigrafica. Capitale libraria. Capitale « elegante ». Corsiva delle tavolette cerate. Minuscola antica. Onciale. Semionciale. Maiuscola insulare. Minuscola insulare. Merovingica. Tipo di LuxeuiL Tipo di Corbie. Retica. Curiale nuova romana. Tipo di Nonantola. Beneventana. Minuscola visi gotica. Minuscola carolina. Gotica rotunda.

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Littera Bononiensis. Littera Parisiensis.
Minuscola cancelleresca italiana.

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Littera antiqua.
Italica.

Tav. XXIV .. Italica. Giovenale scritto da Bartolomeo Leeds, Brotherton Collection (W ardrop; 38)

Sanvin, 193

nel medioevo e nel Rinascimento Nomenclatura e paradigma della scrittura. periodizzazione della storia della scrittura latina La scrittura latina nell'età romana I papiri latini Il particolarismo grafico medievale La rinnovata unità grafica La 'Scrittura latina all'epoca della Scolastica e delle grandi Università: origini.INDICE GENERALE Premesse o pago » » 7 11 15 18 Materie e istrumenti scrittorii Il libro nell'antichità e nel medioevo La produzione dei codici nell'antichità. sviluppo e forme della stilizzazione gotica La « littera antiqua » e le scritture moderne Sistema abbreviativo o o o o » » » » » » 22 29 56 64 110 » » » » » » 122 138 156 167 170 193 Conclusione Nota bibliografica a cura di PAOLASUPINO MARTINI o Indice delle tavole 195 .

Un panorama della storia della scrittura latina dalla sua e . Per gli studi pale grafici è tuttora basilare il saggio metodologico Vecchi e nUO'1 orientamenti nello studio della paleografia. del 1948. e tempo e un certo spazio. storico-giuridici. . fondato sull et~ ~tru. di storia delle Università. « mzzazione ».ri nascenza carolingia (Postilla nuova a un problema paleograii: vecchio: l'origine della minuscola carolina. ' certo Giorgio Cencetti (Roma..C. che h informato la sua visione della storia della scrittura latina.fino al XVI d. per dispie garsi nella visione globale e limpidissima dei Lineamenti ti storia della scrittura latina (1954-56). . di' scritture sta bili' ne 11 l oro forme per un cano. sco alla lingua latina . dall espressioni più antiche a quelle dell'alto medioevo e della . h lasciato una produzione scientifica notevole anche in campi di versi da quelli specifici del suo magistero universitario: stu archivistici. ordinario di Paleografla e Diplomatica nell'Università di Roma dal 1959 al 1970..con l'adattamento dell'alfab g nesl.C. a di un continuo e motIvato processo di trasformazion VISIone d scrittura «usuale ». Per 1 diplomatica restano fondamentali i contributi relativi all'evolu zione della capacità certificante del documento privato e l pregevoli edizioni di fonti documentarie. intorno al VII secolo a. 1954). 1908-1970).. scandito da ricorrenti fenomeni di e ella .

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