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Il creatore di unet politicaLobina Giolitti Gabriele - Giovanni

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Il creatore di unet politica

Giovanni Giolitti

Il Governo ha due doveri, quello di mantenere l'ordine pubblico a qualunque costo ed in qualunque occasione, e quello di garantire nel modo pi assoluto la libert di lavoro. (Giovanni Giolitti)

Il creatore di unet politica - Giovanni Giolitti

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Le premesse dell Et Giolittiana


Lesito delle elezioni del 1900 sanc la sconfitta del fronte autoritario e la successiva elezione a capo del governo di Giuseppe Zanardelli (1901). Il neo-primo ministro prese le redini del paese durante un periodo di tensione, dovuto alla presa di coscienza del movimento dei lavoratori, e alla conseguente caduta del vecchio governo e all abbattimento di quella politica repressiva e autoritaria che nulla pi poteva contro linsorgere dei lavoratori. Zanardelli, per risolvere la tensione venutasi a creare, decise di risolvere i conflitti sociali attraverso una politica di riformismo sociale: decise quindi di introdurre i ceti subalterni nella vita politica della propria nazione. costituirono una svolta significativa nella storia della politica dellItalia unita. Queste premesse e questo tipo di politica riformista introdotta nel nuovo governo furono alla base dellascesa al comando del governo di Giovanni Giolitti, il quale, successore di Zanardelli nel 1903, diede inizio ad un quindicennio di politica italiana che lo vide protagonista nella carica di primo ministro: egli inizi, anzi cre, quindi, la cosiddetta Et giolittiana.

Indice La Politica di Giovanni Giolitti: LEt Giolittiana


Gli inizi della carriera politica ............................................................................. 1 Il Secondo Governo: una stagione di riformismo sociale ........................................ 2 Le convergenze politiche con il Psi -Il Compromesso Giolittiano .............................................................................. 2 -La scissione interna del partito socialista ............................................................ 3 Le dimissioni di Giolitti del 1905 -La parentesi Fortis ............................................................................................... 4 -Il Governo autoritario di Sidney Sonnino.....4 Il ritorno di Giolitti al Governo -Il Dualismo economico dellItalia......5 -Il fenomeno crescente dellemigrazione.....6 -La Politica colonialista e limpresa di Libia.....7 -Le ripercussioni politiche dellimpresa libica....7 Il Quarto Governo di Giolitti -La riforma elettorale: il suffragio universale...8 -Il Patto Gentiloni.9 La fine dellEt Giolittiana -Le elezioni del 1913 e le dimissioni di Giovanni Giolitti10 -Il Governo Salandra.11

Gabriele Lobina

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La Politica di Giovanni Giolitti: LEt Giolittiana


Gli inizi della carriera politica
Giovanni Giolitti nacque a Mondov nellottobre del 1842. Cresciuto in una famiglia della media borghesia, egli fu un portatore di idee liberali e fu privo di un passato impegnato nel Risorgimento. Giolitti inizi la sua carriera nel 1862, rivestendo il ruolo di funzionario al ministero di Grazia, Giustizia e culti, e nel 1869 pass al Ministero delle Finanze, lavorando al fianco di diversi ministri della Destra Storica, quali Quintino Sella e Marco Minghetti, al fine di raggiungere quel famoso pareggio di bilancio del 1875. Nel 1877 fu nominato alla Corte dei Conti e nel Giovanni Giolitti (Mondov, 27 ottobre 1882 al Consiglio di Stato, ma la sua carriera politica 1842 Cavour, 17 luglio 1928) inizi esattamente nel 1882 quando venne eletto come deputato per la Sinistra e, successivamente, nel 1889, nominato come Ministro del Tesoro nel secondo governo di Francesco Crispi. Egli si dimise dalla carica assegnatagli da Crispi nel 1890, in seguito ad un generale disaccordo con il capo del governo sulla questione coloniale: Giolitti successivamente abbandon il gruppo crispino e divenne capo della Sinistra Costituzionale. Cos, nel 1892, in seguito alla disfatta del Governo di Crispi, e alla successiva caduta del breve governo del Francesco Crispi (Ribera, 4 ottobre 1818 Napoli, 12 agosto 1901) marchese liberal-conservatore Antonio Di Rudin, appoggiato dallo stesso Giolitti, il re Umberto I nomin il politico di Mondov nuovo Primo Ministro (15 Maggio 1892). Egli poi, fu costretto a dare le sue prime dimissioni il 15 Dicembre 1893, dopo un anno circa dallinizio del suo mandato, perch: Travolto e messo in difficolt dal famoso Scandalo della Banca Romana , che lo vide protagonista;
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Il creatore di unet politica - Giovanni Giolitti Malvisto dai grandi industriali e dai latifondisti del Sud per il suo

atteggiamento tollerante e non reazionario nei confronti delle proteste popolari nel Paese (es. Fasci Siciliani); Sospettato di dover introdurre unimposta progressiva sul reddito.

Il Secondo Governo: una stagione di riformismo sociale


Alla base della politica giolittiana ci fu la tentata conciliazione degli interessi della borghesia industriale con quelli del proletariato urbano e agricolo, al fine di diminuire la tensione sociale creatasi e di dimostrare la neutralit del Governo nei confronti dei conflitti sindacali. Il primo ministro quindi, nel 1903 decise di associare al governo il socialista riformista Filippo Turati e di intraprendere un generale atteggiamento tollerante nei confronti degli scioperi dei lavoratori, esortando fin da subito i prefetti a tollerare gli scioperi dei lavoratori. Il riformismo sociale intrapreso da Giolitti fu evidenziato dai provvedimenti di legislazione sociale presi nel 1904: le leggi a tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli, quelle sugli infortuni, sullinvalidit, e sulla vecchiaia; inoltre, per acquistare consensi tra le file dei socialisti e dei cattolici, vennero creati dei comitati consultivi per lemigrazione e per il lavoro, e nelle gare dappalto bandite dallo Stato furono ammesse le cooperative di lavoratori cattolici e socialisti.

Le convergenze politiche con il Psi


-Il Compromesso Giolittiano
Giolitti intraprese una politica di apertura e di compromesso (il cosiddetto Compromesso Giolittiano) al fine di acquisire consensi da parte dei socialisti e dei cattolici, rappresentati dallaristocrazia operaia e contadina, quella classe sociale cio che, per via del suo reddito, riusciva ad accedere al voto. Laristocrazia operaia costituiva la base del movimento riformista socialista di Filippo Turati, e questa elit risult lobiettivo principale di Giolitti: conquistata la Filippo Turati (Canzo, 26 novembre sola aristocrazia operaia egli avrebbe avuto i consensi da 1857 Parigi, 29 marzo 1932 parte di tutto il movimento riformista. Questa strategia politica attuata da Giolitti fece s che si venne a creare una convergenza politica tra Giolitti e il Psi: di fatto
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Giolitti, tutelando lelit operaia e appoggiando i loro soli interessi, acquis il massimo risultato con il minimo impegno, tralasciando per limpegno preso verso la vera massa di lavoratori che costituivano il movimento e venivano rappresentati da quella stessa elit.

-La scissione interna del partito socialista


Questo comportamento di Giolitti port gli altri settori del proletariato a sentirsi esclusi dal compromesso ed emarginati dallinteresse politico del Governo: i lavoratori meno agiati, essendo privi del diritto di voto, non venivano tutelati e lo stesso Giolitti se ne disinteressava. Si venne cos a creare allinterno del partito una spaccatura tra due fronti: Da una parte i cosiddetti Minimalisti: quellelit di lavoratori privilegiati guidata da Filippo Turati che si accontentava di eseguire il programma minimo avanzato, quindi il raggiungimento di alcuni obiettivi parziali quali le riforme concordate con Giolitti; E dallaltra parte i Massimalisti: la vera base del partito riformista socialista, formata da quei lavoratori disagiati cappeggiati da Arturo Labriola ed Enrico Ferri, che, in seguito al minimalismo dei propri rappresentanti al Governo non videro i propri interessi tutelati e si sentirono inconsiderati. La loro accusa, mossa allelit operaia del partito, era quella di collaborare troppo col governo e di aver tutelato solo i propri Arturo Labriola (Napoli, 21 gennaio 1873 Napoli, 23 interessi, tanto da aver perso di vista il giugno 1959) vero obiettivo del partito: il raggiungimento del programma massimo, la Rivoluzione Sociale, labbattimento cio della propriet privata e della societ di classe. Nel 1904, al congresso di Bologna, ci fu lesito previsto della vittoria dei massimalisti, i quali ottennero la maggioranza nel partito e guidarono il Psi alle elezioni. Il partito per sub la sconfitta elettorale quello stesso anno Enrico Ferri (San Benedetto Po, 25 febbraio 1856 Roma, 12 ed il fronte massimalista perse inesorabilmente consensi, a aprile 1929) favore invece di quello riformista.

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Le dimissioni di Giolitti del 1905


-La parentesi Fortis
Le elezioni del 1904 videro sul piano politico unavanzata da parte delle tendenze nazionaliste e cattoliche (tendenze sfavorevoli a Giolitti) e questo esito fu un segnale dallarme per il primo ministro. In quello stesso periodo si venne a formare un opinione pubblica favorevole alla nazionalizzazione delle ferrovie, opinione peraltro condivisa dal capo di Governo. Quando nei primi mesi del 1905 si verificarono numerose agitazioni sindacali da parte dei ferrovieri, Giolitti, percependo la tensione che si Alessandro Fortis (Forl, 15 stava venendo a creare, ed in seguito a una malattia, settembre 1841 Roma, 4 decise di dimettersi dalla Presidenza del Consiglio: la dicembre 1909) sua fu una scelta politica strategica, visto che volendo evitare quel clima che si stava venendo a creare, decise di lasciare il governo a qualcuno di fidato che si occupasse della situazione critica al posto suo. Cos, dimessosi dalla carica di capo del governo, Giolitti esort lamico Alessandro Fortis a creare un governo che avrebbe avuto il suo appoggio: il governo Fortis rimase cos in carica fino allinizio del 1906, il tempo necessario cio per nazionalizzare le ferrovie (22 Aprile 1905), trovare la stabilit monetaria e lasciar sparire quella tensione pubblica che si era venuta a creare. Labilit di Giolitti ed il suo comportamento da stratega risultarono dunque vincenti, in quanto pot far nazionalizzare le ferrovie, come era suo volere, pur senza esporsi personalmente e senza perdere consensi.

-Il Governo autoritario di Sidney Sonnino


A Fortis succedette un governo, durato solo tre mesi, cappeggiato dal tradizionale avversario di Giolitti: Sidney Sonnino, capo dellala conservatrice del liberalismo italiano. In quello stesso periodo, in seguito al grande sviluppo industriale del Paese, si inizi a delineare una continua crescita del proletariato di fabbrica, la quale port successivamente ad un rafforzamento, sul piano politico, dellunico partito di massa del panorama del tempo, il Psi. Questo avvenimento fu il principale motivo che port Sonnino a scegliere la stessa linea di governo adoperata da
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Giolitti: abbandonato il pensiero reazionario, Sonnino adott una linea riformista durante il suo governo, proprio come fece il suo avversario politico, avvicinandosi quindi al popolo e non reprimendolo. La differenza nei confronti della politica di Giolitti fu il modo stesso di riformare: Sonnino infatti, a differenza dellex primo ministro monregalese, decise di adottare un modello simile a quello bismarckiano, secondo il quale le riforme sociali dovevano essere decise dallalto, direttamente dal governo, senza dunque concordarle prima con le stesse forze sociali interessate: volendo Sidney Costantino Sonnino dunque adottare una politica autoritaria. Il fine politico (Pisa, 11 marzo 1847 Roma, 24 novembre 1922) di Sonnino era un riformismo di stato in chiave per antisocialista, e basato su un sistema sociale di conservatorismo. Il governo di Sonnino cadde per mano di Giolitti, il quale, pur tenendosi fuori dal governo, oper per farlo cadere con lintento di succedergli, come effettivamente avvenne.

Il ritorno di Giolitti al Governo


-Il Dualismo economico dellItalia
Giolitti adott una politica riformista limitata, visto che egli con il suo riformismo non si rivolgeva a tutta la popolazione e non tutelava ogni classe sociale del Paese: il primo ministro decise di far decollare lindustria italiana concentrandosi soprattutto sul Nord dellItalia, industrialmente avanzato rispetto al Meridione, e tutel quella classe operaia e posteriore della Cattedrale contadina delle industrie e delle campagne Macerie della parte in seguito al terremoto del di Messina, crollata del Settentrione. Il Mezzogiorno, cos come 28 Dicembre 1908. negli anni passati, fu lasciato nella sua arretrata struttura agricola e priva di alcuna base industriale, senza alcuna speranza di sviluppo economico e senza alcuna considerazione dello Stato. Ad aggravare la difficile situazione del Sud Italia ci fu lintroduzione dei dazi doganali che, per difendere le industrie nascenti del Nord, penalizz lesportazione dei prodotti agricoli meridionali nei mercati esteri, e le
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calamit naturali che colpirono la Campania (eruzione del Vesuvio, 1906) ,la Sicilia e la Calabria (terremoto e maremoto di Messina e di Reggio Calabria, 1908). Proprio in seguito a questa terribile catastrofe Giolitti dimostr considerazione nei confronti del Meridione, attraverso operazioni di soccorso: Dopo alcune, inevitabili, carenze, tutto il Paese si prodig per aiutare la popolazione siciliana. Da molti storici questo episodio stato definito come il primo evento durante il quale l'Italia diede la dimostrazione di un vero spirito nazionale. (Giovanni Giolitti-Wikipedia). I provvedimenti presi dal capo del Governo nei confronti del Mezzogiorno furono davvero pochissimi: degno di nota solamente alcuna legge speciale per le regioni svantaggiate e lavvio della costruzione di un acquedotto in Puglia, ma certamente non avrebbe potuto rappresentare quel tipo di trasformazione cos profonda da poter cambiare leconomia e la societ meridionale, che in realt necessitava di svolte che abbattessero le oligarchie latifondiste. La politica Giolittiana accentu dunque il divario economico-sociale esistente tra Nord e Sud, divario, che divenne evidente anche sul piano politico, con la pratica del primo ministro piemontese della corruzione elettorale, fondata appunto su gruppi mafiosi e camorristi, al fine di assicurarsi consensi e lappellativo di Ministro della Malavita. Giolitti il precursore del cosiddetto Clientelismo: una pratica che, oramai radicata nella politica italiana, da quegli anni in poi si sempre pi sviluppata.

-Il fenomeno crescente dellemigrazione


In questa miseria generale si venne a sviluppare cos, in poco tempo, il fenomeno dellemigrazione: ingenti flussi migratori (addirittura milioni di persone) si spostavano dallItalia (specialmente dal Veneto e dalle regioni meridionali) in cerca di lavoro. Il fenomeno dellemigrazione fu lemblema della crisi economica che stava attraversando il Sud Italia: Emigranti italiani pronti per imbarcare sul transoceanico verso lAmerica, destinazione l80% degli emigranti erano provenienti dal ambita. Mezzogiorno, poveri, affamati, e analfabeti. Lemigrazione favor per, inaspettatamente, anche ad uno sviluppo economico in patria: in Italia si arriv ad unimportante stabilit monetaria, dovuta oltre che ad unoculata gestione del
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bilancio, anche dai flussi migratori e dalle rimesse che i migranti italiani inviavano ai propri parenti rimasti in Italia.

-La Politica colonialista e limpresa di Libia


Giovanni Giolitti, oltre ad aver cambiato la politica interna del Paese, si occup anche della politica estera, dando anche ad essa una svolta. Dopo la sconfitta di Adua del 1896 (Governo Crispi) Giolitti cap che lunico modo di operare nel territorio africano era quello di guadagnare lappoggio delle due potenze coloniali Francia, ed Inghilterra: vennero firmati dunque una serie di accordi diplomatici che consentirono allItalia di agire liberamente in Tripolitania e Cirenaica, terre libiche facenti parte dellimpero ottomano. Iniziata nellautunno 1911, lImpresa di Libia fu sostenuta da diverse componenti sociali: Mappa raffigurante la Tripolitania e la dallopposizione di destra, da unondata di Cirenaica, i territori libici occupati dallItalia. nazionalismo e ovviamente dalle pressioni provenienti da gruppi economici che erano gi penetrate in quelle terre attraverso investimenti finanziari. La battaglia risult pi dura del previsto a causa della resistenza esercitata dalle trib berbere e dallimpero ottomano: cos, il governo italiano decise di spostare lo scontro sul mar Egeo. Occupando Rodi e alcune isole, e cercando di raggiungere Istanbul forzando i Dardanelli. Limpero ottomano fu costretto a firmare la pace il 18 ottobre 1912, a Losanna, ed essa sanc: la cessione della Libia allItalia e la restituzione delle isole conquistate, Rodi e Dodecaneso (dettato non mantenuto per dallItalia). -Le ripercussioni politiche dellimpresa libica Giolitti grazie al successo dellimpresa di Libia acquis ampi consensi popolari, che andavano ad aggiungersi ai sostenitori di quei rami politici che, durante il periodo del suo mandato, sono passati dallopposizione al suo schieramento dalla sua parte: I radicali e i repubblicani, assorbiti nella maggioranza parlamentare;
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Il creatore di unet politica - Giovanni Giolitti I socialisti riformisti, che con la sua azione riusc anche a indebolire e a

dividere in due fazioni interne, i massimalisti (disposti a concordare riforme con il capo del Governo) e i minimalisti (restii verso una collaborazione democratica, e sostenitori del programma massimo) . La scissione interna del Psi fu definitiva durante il periodo della guerra di Libia: il leader Filippo Turati non riusc a mantenere una mediazione tra i due fronti del partito, e nel 1912, al congresso di Reggio Emilia, il gruppo riformista di destra, cappeggiato da Leonida Bissolati, Ivanoe Bonomi e Angelo Cabrini, e sostenitore dellimpresa di Libia, venne espulso dal Partito Socialista e cre un nuovo partito, ispirato agli ideali fondamentali del socialismo riformista. Lestrema sinistra massimalista e qualunquista invece, cappeggiata da Benito Mussolini, acquisita la maggioranza del partito, accus i sostenitori fedeli a Turati di collaborare con Giolitti, e orient il partito verso un ideale rivoluzionario ed antigiolittiano: da quel momento il capo del Benito Amilcare Governo perse la collaborazione con il partito Mussolini (Dovia Andrea di Predappio, 29 luglio riformista. di La crisi politica coinvolse anche la destra, divenuta 1883 Giulinoaprile Mezzegra, 28 di stampo nazionalista (e riunitasi attorno alla rivista 1945) Il Regno, fondata nel 1903 da Enrico Corradini), la quale, in seguito allimpresa libica, utilizz gli strumenti di propaganda a Enrico Corradini (San propria disposizione per dare nuovo slancio alle proprie Miniatello, 20 luglio aspirazioni espansionistiche, militaristiche e antiliberali, e fu 1865 Roma, 10 dicembre 1931) sostenuta dalla borghesia industriale che sfruttava le commesse militari, portate avanti dalla prosecuzione della politica coloniale.

Il Quarto Governo di Giolitti


-La riforma elettorale: il suffragio universale
Le elezioni del 1909 decretarono lulteriore vincita da parte della fazione guidata da Giolitti, il quale, con una sua tipica mossa strategica, lasci che fosse nominato Sidney Sonnino alla Presidenza del Consiglio: egli, basando il suo Governo su un movimento conservatore idealmente instabile, dovette dimettersi dopo soli 3 mesi, lasciando il Governo nelle mani del giolittiano Luigi Luzzatti. Nel
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frattempo, il dibattito politico italiano si incentr sul tema del suffragio universale: qui, Giovanni Giolitti mostr la sua abilit da stratega e si dichiar a favore di tale riforma, con lintento di far cadere il Ministero e di conquistare definitivamente la collaborazione da parte dello schieramento socialista massimalista. Giolitti, al suo quarto mandato, si apprest dunque a creare una linea di Governo che coinvolgesse il Partito Socialista, invece tipicamente restio alla collaborazione. Il Psi, nonostante la sua recente scissione interna, continuava ad acquisire sempre pi potere e sembrava Luigi Luzzatti (Venezia, 1 delinearsi come importante avversario sul piano marzo 1841 Roma, 29 marzo 1927) elettorale. Il Partito Socialista, inoltre, vide aumentare i propri consensi in seguito, proprio, alla riforma elettorale del 1912, che diede potere al partito di massa grazie allintroduzione del suffragio universale maschile: diritto di voto esteso a tutti i cittadini maschi 30+ (dai 30 anni di et in su) senza alcuna limitazione censitaria, e ai cittadini maschi 21+ che sapevano leggere e scrivere o che avessero prestato servizio militare. La riforma elettorale fu, assieme alla nazionalizzazione delle assicurazioni sulla vita, alla base del programma del Governo Giolitti, e rappresent un progetto di considerevole valenza sociale. Lelettorato nazionale pass cos da 3 a 8 milioni di cittadini, e questo fece pensare ad una probabile vittoria del fronte socialista, rappresentante di unampia fetta della popolazione italiana.

-Il Patto Gentiloni


A fronte di una probabile sconfitta, Giolitti decise di prendersi delle sicurezze chiamando in causa i cattolici: il fronte dei cattolici conservatori, era costituito da quei fedeli che, nonostante il non expedit del papa del 1871, si riunirono nellUnione elettorale cattolica. A capo di questo movimento cattolico cera Vincenzo Gentiloni, il quale, strinse insieme a Giolitti un patto che garantiva limpegno del suo fronte politico a sostenere il primo ministro piemontese e a votare i suoi

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Romolo Murri (Monte San Pietrangeli, 27 agosto 1870 Roma, 12 marzo 1944)

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candidati: chiamato Patto Gentiloni, esso decret lentrata dei cattolici nella scena politica. A dar spazio allazione cattolica, nel 1891 ci fu anche lenciclica papale Rerum Novarum, la quale risult significativa per attenuare il pensiero della chiesa rispetto alla partecipazione politica dei cattolici. Nel 1901 il sacerdote Romolo Murri fond il primo vero partito che riunisse i cattolici come forza politica nazionale, e questo Don Luigi Sturzo partito, di stampo democratico, fu chiamato Democrazia (Caltagirone, 26 Cristiana. novembre 1871 Roma, 8 agosto 1959) Lidea del partito cattolico venne poi sviluppata anche dal sacerdote siciliano Luigi Sturzo, il quale sognava un partito cattolico, laico, e apertamente democratico.

La fine dellEt Giolittiana


-Le elezioni del 1913 e le dimissioni di Giovanni Giolitti
Lesito delle elezioni del 26 ottobre 1913 vide delinearsi uno scenario inaspettato per il primo ministro: se da una parte la maggioranza governativa vide una drastica riduzione, dallaltra si vide protagonista lavanzata elettorale dei socialisti, dei radicali, e quella inaspettata dei candidati cattolici del Partito liberale. Si venne a creare per una situazione di stallo: dovuta allassenza di un disegno politico da parte delle forze popolari, e allimpossibilit di governare da parte dei liberali. Grazie al Patto Gentiloni il presidente del Consiglio pot disporre del sostegno di 300 parlamentari, grazie alla fila di rappresentanti cattolici appena entrati nella sua fazione: questo per, and a confluire in quella che era una crescente disunit interna del partito, data inoltre dalla crescita dello schieramento conservatore al suo interno. Lo schieramento giolittiano infatti, accrebbe di numero, grazie allentrata di uomini politici provenienti dal cattolicesimo conservatore e dalla destra del liberalismo, uomini cio sostenitori di quellideale nazionalistico e autoritario che si stava facendo largo in Europa. La fazione di Giolitti, al suo interno, non risult pi idealmente unita e fondata sul pensiero riformista, ma divenne un gruppo disunito e formato da diversi ideali politici: si venne a delineare uninvoluzione politica ed un ritorno allautoritarismo, e le stesse forze politiche con cui Giolitti si era alleato (i
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conservatori) per affrontare i socialisti, si ritorsero contro di lui. Giolitti, cos, decise nuovamente di allontanarsi dalla guida del Governo, quindi di dimettersi, e di aspettare che la tensione politica si abbassasse prima di poter tornare a governare.

-Il Governo Salandra


Cos, in seguito al 7 marzo, giorno in cui i radicali decisero di uscire dalla maggioranza, Giolitti decise di dimettersi e, il governo pass nelle mani del liberale conservatore Antonio Salandra, nominato dal sovrano dietro raccomandazione dello stesso Giolitti. Lex primo ministro monregalese pens di poter controllare a distanza il Governo, attraverso Salandra, il quale invece si volle mostrare indipendente dallinfluenza di Giolitti, e lo dimostr concretamente quando, in seguito, decise autonomamente di impegnare il Paese nella Prima Guerra Antonio Salandra (Troia, 13 agosto 1853 Roma, 9 Mondiale: egli infatti non consult n il Parlamento, n i dicembre 1931) membri del Governo e della maggioranza, e prese la decisione solamente insieme al Ministro degli Esteri Sonnino, con il Patto di Londra. Qualche mese dopo la nomina di Salandra, esattamente durante la cosiddetta settimana rossa (7-14 Giugno 1914), vennero fuori le tendenze pi reazionarie del nuovo Governo: questi giorni di tensione sociale, furono scatenati dalla manifestazione antimilitarista e anarchica, per il giorno dello statuto, ad Ancona, dove, in seguito a degli scontri, morirono 3 manifestanti. Il conseguente sciopero di 48 ore indetto dalla Confederazione generale del lavoro sfoci in violenti moti nelle piazze marchigiane e romagnole, moti che, sostenuti da anarchici, socialisti, sindacalisti e repubblicani, sapevano di pre-insurrezionali. In seguito a questi moti si mostr la linea reazionaria del Governo, il quale, decise di impiegare 100000 soldati e di reprimere duramente le sommosse popolari. Soltanto un mese dopo, lattentato di Sarajevo Il municipio di Alfonsine (Ravenna) dopo l'incendio appiccato dagli insorti. diede il via alla Prima Guerra Mondiale, e Giovanni Giolitti perse qualunque speranza di poter tornare a capo del Governo: la situazione politica e sociale, aggravata dalla guerra, fu talmente complicata da non permettere pi allex primo ministro di riprendere in mano le redini.
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